Dieci anni per la libertà
Vezza d'Oglio, 8/1/2007 - Un quarto di secolo. Sono trascorsi venticinque anni dall’uscita del primo numero di “Lombardia Autonomista”, l’originario nome della testata che oggi stiamo celebrando, distribuito come supplemento a “Rinascita Piemontese”. Oltre un anno dopo, il 19 maggio del 1983, a Varese nasce formalmente il mensile “Lombardia Autonomista” con direttore responsabile Umberto Bossi. La sede è nell’abitazione di Manuela Marrone. Dopo un’intera giornata di lavoro i testi scolastici fanno spazio alla macchina da scrivere, una Olivetti “lettera 32”, e a plichi di carta copiativa. La prima redazione è tutta lì, un direttore e una redattrice che funge anche da correttrice di bozze, da tipografa e che si occupa anche della distribuzione. Eh si, perché dopo aver scritto ed assemblato con un artigianale taglia e incolla gli articoli, dopo aver portato le bozze in tipografia è necessario preparare migliaia di etichette estrapolandole dagli elenchi telefonici. Un lavoro lungo e metodico fatto negli scampoli di tempo libero: scrivere a macchia migliaia di etichette, ritagliarle, incollarle, fascettarle, consegnare i pacchi di giornali all’ufficio postale per poi sorvegliane la spedizione. Il tutto a proprie spese, con i pochi soldi a disposizione.
Un
vero e proprio atto di fede il cui risultato fu dirompente. Un terremoto si
abbatté sulla scena politico asfittica e incancrenita. Chi prendeva in mano
quel giornale veniva colto da un sussulto. Scorrendo quegli articoli leggeva
cose mai lette, vedeva davanti ai propri occhi un nuovo mondo, nuove idee che
con prepotenza uscivano da quelle pagine e prendevano forma.
Un vero e proprio spartiacque col passato, dopo quella lettura niente era più uguale a prima. Non è un caso che il primo appello ai Lombardi (con la L maiuscola come usavamo scrivere) sia antecedente alla nascita del partito e idealmente la preannunci. Infatti, la Lega Autonomista Lombarda, poi Lega Lombarda, nasce ufficialmente oltre un anno dopo, il 12 Aprile 1984 e l’attenzione della polizia politica e della magistratura si concentrano su quella redazione artigianale arrivando a disporne il sequestro “passato, presente e futuro”.
Per capire la forza, la potenza di quegli articoli rileggete uno stralcio del primo articolo pubblicato da “Lombardia Autonomista” che invitava i Lombardi a ribellarsi all’egemonia centralista: “Non importa che età avete, che lavoro fate, di che tendenza politica siete: quello che importa è che siete - e che siamo - tutti Lombardi. Questo è il fatto realmente importante che è giunto il momento di ricordare dandogli una concretezza politica. È come Lombardi, infatti, che abbiamo tutti un fondamentale interesse comune di fronte al quale devono cadere in sottordine i motivi della nostra divisione in partiti di ogni colore: partiti italiani che ci strumentalizzano e distolgono il nostro impegno dalla difesa dei nostri interessi per servire interessi altrui (e il loro, prima di tutto!). Questo nostro fondamentale interesse comune è la liberazione della Lombardia dalla vorace e soffocante egemonia del governo centralista di Roma, attraverso l’autonomia lombarda nel più vasto contesto dell'autonomia padano-alpina. […] È una questione di sopravvivenza lombarda - etnica, culturale, economica - che investe il senso di responsabilità morale, civile, politico, di tutti i Lombardi, senza distinzioni di sorta. È un’esigenza che il regime accentratore romano ha sempre cercato di farci dimenticare temendone una nostra responsabile presa di coscienza, ma che ora di fonte ad una situazione nazionale di irrimediabile deterioramento - si propone come problema concreto che dobbiamo portare al più preso alla ribalta della vita politica. […] E, infatti, oggi come oggi, la Lombardia non è più dei Lombardi, la Padania non è più della gente Padana. È soltanto un'espressione geografica senza alcun valore politico, è soltanto un territorio senza diritti di fronte all'invadenza altrui. Il suo popolo è una massa priva di identità politica, incorporata anonimamente in uno Stato nazionale in fallimento che la trascina nella sua crisi senza sbocco e senza speranza. […] Nasce per questo la Lega Autonomista Lombarda, nel sostegno della libertà e della socialità federalista, per l’autonomia Lombarda nel quadro dell'ideale dell'unità federale dell'Europa. Valdostani, Trentini, Tirolesi, Friulani, Triestini, Sardi, con la coscienza della loro identità di popoli concretatasi in forze politiche autonomiste per la difesa dei loro diritti, hanno già dimostrato come si devono tutelare i propri interessi e la propria dignità governandosi senza la sottomissione ad apparati di forestieri, al di sopra di divisioni in partiti che soltanto servendo il centralismo nazionale possono continuare a servire lautamente se stessi. Noi siamo forse da meno? Il Piemonte, la Val d’Ossola, il Veneto vanno anch’essi dimostrando con movimenti autonomisti in via di organizzazione, il risveglio di un’aspirazione autonomista che si accinge ad affiancarsi ai movimenti fratelli per la costruzione dell'alternativa Federalista Europea. Lombardi aderite alla Lega Autonomista Lombarda! Fate che non manchi la presenza Lombarda in questo fermento di riscossa e di risveglio!”.
I mezzi di propaganda a disposizione della Lega sono da sempre pochi ed economici ma estremamente efficaci: scritte murali, passaparola dei simpatizzanti o dei parenti, manifesti e volantini stampati artigianalmente. In questo panorama “Lombardia Autonomista” è stato un eccezionale strumento di proselitismo, per anni il principale mezzo di divulgazione e di collegamento con gli attivisti ed i simpatizzanti della Lega. Una sorta di “bibbia” del pensiero leghista, un manifesto di libertà che dieci anni fa ha ceduto il testimone a “la Padania”. Un’eredità che diventa una sfida impegnativa. Questo non è un foglio qualsiasi, da queste pagine la gente del Nord ha riscoperto le sue origini, ha preso coscienza dei suoi mezzi. Come migliaia di altri fratelli leggendo “Lombardia autonomista” per la prima volta mi sono sentito parte di qualcosa di più grande e più importante, mi sono sentito orgoglioso di essere Lombardo. Il migliore augurio che posso fare a “la Padania” di oggi è quello di riuscire a far provare lo stesso fremito di libertà a chi la leggerà domani.