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in arrivo un aumento del canone?
Rai, 15 euro in più per non vederci mai
Il ministro Gentiloni sostiene che alla tv pubblica mancano 221 milioni. E li vuole dai cittadini
Toni Mirabile
L’aumento del canone Rai potrebbe arrivare addirittura a 15 euro. Il semplice calcolo matematico emerge valutando il dato fornito dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni nel corso dell’audizione del 24 ottobre in Commissione di vigilanza Rai. Gentiloni ha spiegato che per avviare la transizione verso il digitale terrestre da qui al 2012, occorrerà «un contributo straordinario da parte dello Stato». Il ministro ha preso spunto dal fatto che il Consiglio di amministrazione della Rai nell’approvare la contabilità separata ha evidenziato che per coprire i costi dell’attività di “servizio pubblico” ha dovuto ricorrere agli introiti derivanti dalla pubblicità, «girando» ben 221 milioni di euro. Se questi sono i dati, è sufficiente dividere quella cifra, 221 milioni di euro, per i 15 milioni di abbonati alla televisione pubblica per ottenere la cifra di 15 euro in più procapite. Un aumento che rappresenterebbe più del 15 per cento rispetto al canone finora versato dagli italiani. Un’enormità, soprattutto considerando che durante il Governo del centrodestra la “tassa” non era mai stata ritoccata. In effetti, la questione determinante per un aumento del canone è la qualità del prodotto che si offre agli abbonati. La qualità dei programmi, lo dicono tutti i giorni, anche dagli schermi della televisione pubblica, molti analisti e osservatori del media per eccellenza degli italiani, non è adeguata e anzi, spesso è sotto il livello medio dei canali televisivi degli altri Paese europei. Ma il ministro, a quanto pare non ha alcuna intenzione di fare una valutazione sulla qualità del prodotto, ma intende semplicemente far cassa aumentando il canone. Poco sembra importargli se sugli schermi si continuano a riversare volgarità gratuite e risse vergognose. Il tutto condito da un proliferare di dialetto romanesco da parte dei conduttori, probabilmente per ingraziarsi i vertici di Viale Mazzini. Altra questione fondamentale è quella della dizione di “servizio pubblico”. Su questo argomento è intervenuto ieri il parlamentare della Lega Nord Davide Caparini: «Abbiamo presentato in Finanziaria gli emendamenti per abolire il canone Rai, come ormai da dieci anni facciamo, nella speranza che quest’imposta, concepita quando ancora non esisteva la tv, venga finalmente abrogata a favore di un meccanismo di finanziamento del servizio pubblico più giusto e più equo», ha detto l’esponente del Carroccio.
«Sono ormai decine i dossier sulla mala gestione del cosiddetto servizio pubblico televisivo. Degli sprechi in Rai - ha aggiunto il deputato bresciano - oltre che alcuni parlamentari volenterosi, se ne sono occupate la Corte dei conti e le procure, purtroppo senza alcun effetto. A proposito - ha ricordato - cito a esempio i casi Venier e Baudo che, dopo aver patteggiato nel processo svoltosi a Milano (pubblico ministero, Giovanna Ichino) ammettendo i reati patrimoniali contro la Rai da loro commessi (tanto che hanno dovuto rifondere i relativi danni), sono tornati in video come se nulla fosse. È necessario quindi un nuovo sistema che imponga alla Rai il rispetto del Contratto di servizio e un taglio netto col passato. Perché ciò accada - ha concluso Caparini - gli emendamenti che abbiamo presentato costituiscono una buona occasione per tutti».
Tra i pochissimi parlamentari che hanno lanciato l’allarme sul tentativo del Governo di aumentare il canone, c’è anche il capogruppo dei Verdi in Commissione Cultura alla Camera Roberto Poletti. «L’aumento di 15 euro del canone Rai paventato dal ministro Gentiloni è assolutamente inaccettabile», ha detto Poletti. Che ha annunciato l’accio di «una ricerca informale sugli sprechi, i benefit e i privilegi esistenti in Rai da tagliare energicamente, per dimostrare, numeri alla mano, che l’aumento del canone non è affatto necessario. Anzi - ha aggiunto il parlamentare dei Verdi - un rincaro di oltre il 10 per cento non solo è ingiustificato, ma penalizzerebbe solo le categorie più in difficoltà. Piuttosto, la Rai pensi a offrire un servizio pubblico serio, puntando sulla cultura e cancellando tutti i programmi trash e volgari». Chissà dove approderà la crociata di Poletti, quando il suo partito lo richiamerà al rispetto degli ordini di scuderia.
[La Padania 31/10/2006]