TICKET E SANITA' IL GOVERNO PRODI SCARICA LE INEFFICIENZE SUI CITTADINI

I lombardi pagano per tutti

 

Nel 2005 la spesa sanitaria per ogni lombardo è stata di 1.372 euro, in cambio  da Roma riceviamo meno della media nazionale, solo 1.426 euro. Sicuramente molto meno di un toscano (1.520 euro) o di un emiliano (1.505 euro); per inciso le regioni in cui i cittadini pagano i ticket più salati. Inoltre, in Italia la spesa sanitaria è cresciuta del 19,5 per cento mentre nella nostra Regione solo del 10 per cento. Quindi, in base ai dati ufficiali, la Lombardia fornisce i migliori servizi al minor costo per la collettività.

Una qualità suffragata dai fatti: un paziente su tre, curato nelle cardiochirurgie lombarde, viene da altre regioni; per le prestazioni specialistiche possiamo vantare i minori tempi d'attesa; nel 2004 la Lombardia ha effettuato il maggior numero di trapianti in termini assoluti e percentuali (con 116 trapianti di cuore su 353 in Italia, 201 di fegato su 922 e 315 di rene su 1.745) e, nonostante la penalizzazione del finanziamento statale, chiude i bilanci senza disavanzi.

Oltretutto, ogni anno la Lombardia versa al Fondo di solidarietà nazionale 3 miliardi di euro che vengono ripartiti fra tutte le Regioni italiane.

In questo quadro si inserisce la finanziaria per il 2007 che prevede per il Sistema Sanitario Nazionale 96 miliardi di euro. Una cifra ben distante dal reale fabbisogno sanitario stimato dal Ministero dell'Economia in 103,736 miliardi di euro come riportato nella relazione tecnica del governo. Mancano all'appello 7,736 miliardi di euro che il Ministro dell'economia ha previsto di recuperare per 3,7 miliardi dalle Regioni a statuto speciale e per 1 miliardo di euro dal Fondo transitorio per la copertura dei disavanzi pregressi. I mancanti 3 miliardi di euro necessari per garantire l’integrale copertura del fabbisogno il governo prevede di reperirli con i nuovi ticket e col il ripiano del disavanzo farmaceutico.

Per la copertura di questo disavanzo la legge finanziaria 2007 introduce due nuovi ticket: uno sulle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale (pari a 10 euro per ricetta), l’altro sugli accessi cosiddetti impropri al pronto soccorso pari 25 euro per i codici bianco e verde. Ricapitolando: 1) negli ultimi undici anni Roma ci ha penalizzati trasferendo per la sanità lombarda 5,5 miliardi di euro in meno del necessario; 2) ciononostante la nostra sanità è tra quelle che pesa meno sui cittadini (in Toscana ed Emilia Romagna lo Stato trasferisce più risorse e ciononostante i ticket sono più alti); 3) c'è un buco nel bilancio sanitario statale di 7,736 miliardi di euro e Roma impone alle regioni di ripianarlo obbligandole ad introdurre nuovi ticket.

Quindi i soldi che verseremo per i ticket voluti da Prodi non serviranno a pagare la sanità lombarda ma a ripianare i buchi delle altre regioni. Abbiamo visto che Formigoni non può compensare l'ennesimo salasso romano diminuendo la quota regionale per tre ragioni: 1) il ticket prodiano andrà direttamente nelle casse dello Stato e non per il funzionamento della sanità lombarda; 2) non riuscirebbe a coprire la quota dei mancati trasferimenti da Roma e, conseguentemente, 3) il servizio ai cittadini peggiorerebbe.

Oggi più di ieri è imprescindibile il federalismo fiscale con l’attribuzione integrale delle responsabilità alle Regioni, compreso l’intero finanziamento del Fondo sanitario attraverso una partecipazione al gettito dell’Iva o qualsiasi altra imposta oggi versata allo Stato e la contestuale eliminazione dell’antistorico Fondo sanitario nazionale che abbiamo visto esser ripartito con criteri discrezionali e discriminanti.

Al di là di dati e cifre francamente indiscutibili resta la triste realtà di un consigliere regionale lombardo, nella fattispece di rifondazione comunista, che per logiche di maggioranza tenta, invano, di giustificare l'ennesimo saccheggio ai danni della sua gente, dei suoi elettori. A coloro che dimenticano il mandato ricevuto, che invece di battersi per i diritti dei lombardi si avventurano in puerili quanto strampalate argomentazioni, ricordo l'appello ai lombardi che 25 anni fa pubblicavamo sulle pagine di Lombardia autonomista: "Non importa che età avete, che lavoro fate, di che tendenza politica siete: quello che importa è che siete - e  che siamo -  tutti Lombardi. Questo è il fatto realmente importante che è giunto il momento di ricordare dandogli una concretezza politica. È come Lombardi, infatti, che abbiamo tutti un fondamentale interesse comune di fronte al quale devono cadere in sottordine i motivi della nostra divisione in partiti di ogni colore: partiti italiani che ci strumentalizzano e distolgono il nostro impegno dalla difesa dei nostri interessi per servire interessi altrui (e il loro, prima di tutto!). Questo nostro fondamentale interesse comune è la liberazione della Lombardia dalla vorace e soffocante egemonia del governo centralista di Roma, attraverso l’autonomia lombarda nel più vasto contesto dell'autonomia padano-alpina".