ESERCITO I NUOVI CRITERI DI RECLUTAMENTO DELLE STANNO DISTRUGGENDO IL CORPO DEGLI ALPINI
211 Medaglie d'oro esigono rispetto
A tre anni dalla definitiva approvazione da parte del Parlamento della soppressione della coscrizione obbligatoria in tempo di pace l’identità del Corpo degli Alpini è sempre più minacciata dagli effetti della professionalizzazione delle Forze Armate. Nell’intento di incentivare le domande di ammissione al servizio militare volontario in ferma prefissata la Legge 23 agosto 2004, n. 226 predispose un complesso sistema di riserve di posti in favore dei militari volontari in ferma prefissata congedati senza demerito. Sostanzialmente, la prestazione del servizio militare volontario con questa norma venne trasformata in un prerequisito per ambire al reclutamento nelle forze di polizia ad ordinamento civile e militare e nel Corpo militare della Croce Rossa.
A dispetto delle intenzioni del legislatore, il regime di incentivi previsto dalla Legge 23 agosto 2004, n. 226, pur garantendo un flusso di arruolamenti soddisfacente, sul piano della composizione organica non è riuscito ad assicurare alle Forze Armate un carattere effettivamente nazionale. Le regioni del centro-sud ed insulari continuano a costituire la stragrande maggioranza delle truppe di Esercito, Marina ed Aeronautica Militare. Neppure il sistema di agevolazioni fortemente voluto dall’allora Ministro delle Riforme on. Umberto Bossi al fine di generare un flusso di reclute dalle Regioni di tradizionale arruolamento del Comando Truppe Alpine non ha dato i risultati sperati.
In queste condizioni, stante il regime di quote riservate messe a disposizione dei militari volontari in ferma prefissata, è reale la prospettiva della perdita della rappresentatività nazionale anche nelle forze di polizia ad ordinamento civile e militare. E’ da registrare che alcuni operatori della sicurezza hanno eccepito sulla costituzionalità e sull’incompatibilità col diritto del lavoro delle limitazioni nella selezione del loro personale introdotte dalla citata Legge sull’anticipo della sospensione della coscrizione obbligatoria in tempo di pace.
Stante l’estrema delicatezza della funzione che assolvono, è necessario scongiurare la prospettiva che le Forze dell’Ordine siano espressione esclusiva di alcune Regioni del Paese, che sono poi quelle a più basso reddito e più elevata disoccupazione giovanile. La causa del fenomeno è prettamente socio-economica: le condizioni obiettivamente diverse del mercato del lavoro nelle Regioni settentrionali e meridionali del Paese certamente non incoraggiano i giovani del Nord a scegliere volontariamente il reclutamento nelle Forze Armate, che è invece un’opzione interessante per quelli del Sud.
Come conseguenza, le Brigate alpine stanno sperimentando una drastica contrazione dei militari provenienti dalle tradizionali zone di reclutamento, che vengono sempre più frequentemente rimpiazzati da soldati provenienti dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Campania. Il fenomeno - a parte gli intuibili contraccolpi negativi sull’efficacia operativa di una truppa che fa della preparazione al combattimento in montagna il suo punto di forza - ha anche delle ripecussioni di natura sociale.
Allo stato attuale, infatti, quella costituita dagli alpini in servizio ed in congedo è una vera e propria comunità territoriale, che ha nell’ANA, Associazione Nazionale Alpini, la propria espressione più significativa. E’ degno di nota il fatto che all’occorrenza l’ANA assicuri anche funzioni di concorso alle attività della protezione civile ovunque sia presente.
Tutto ciò premesso, a tutela dell’identità e delle peculiari caratteristiche delle truppe alpine la Lega Nord ha assunto nella XIV Legislatura che l’ha vista al Governo del paese tre iniziative rilevanti:
1) ha presentato una propria Proposta di legge che mira ad incentivare il reclutamento dei giovani provenienti dalle Regioni dell’Arco Alpino predisponendo tutta una serie di benefici addizionali a loro favore, tanto di carattere economico, quanto non monetario;
b) 2) ha presentato, il 28 luglio 2003, primo firmatario l’onorevole Davide Caparini, un’interpellanza urgente al Ministro della Difesa, peraltro non ancora discussa, per chiedere l’apertura in Lombardia di una nuova caserma e la sua contestuale destinazione a sede di un reggimento alpino;
3) in occasione della discussione della Legge 23 agosto 2004, n. 226, sull’anticipazione al 1° gennaio 2005 della sospensione della leva in tempo di pace, ha presentato emendamenti con l’obiettivo di incentivare l’arruolamento di giovani provenienti dalle zone tipiche di reclutamento alpino attualmente sono raccolte nell’articolo 9 della Legge 23 agosto 2004, n. 226. Particolarmente interessante tra queste appare la norma che figura nel secondo comma del citato articolo, che così recita: “A decorrere dal 1° gennaio 2005, ai volontari in ferma prefissata di un anno ed in rafferma che prestano servizio nei reparti alpini è attribuito, in aggiunta al trattamento economico di cui all'articolo 8, un assegno mensile di cinquanta euro”. Significativa è l’approvazione di un ordine del giorno che impegnava il governo ad assicurare il mantenimento di almeno un presidio degli Alpini in Lombardia.
Sfortunatamente la risposta dei giovani dell’Arco Alpino è stata deludente. Di conseguenza, il carattere regionale ed il radicamento territoriale delle unità dipendenti dal Comando Truppe Alpine stanno progressivamente venendo meno. Il cappello con la penna viene certamente indossato con dignità da giovani uomini e donne di molte zone del nostro Paese che hanno onorato con la vita la missione di peace keeping in Afghanistan, ma sono sempre meno quelli tra loro che provengono dalle regioni che alimentarono un tempo le Brigate Julia, Cadore, Taurinense e Tridentina. E’ quindi facile prevedere a medio-lungo termine l’esaurimento degli Alpini come comunità territoriale, con conseguente impoverimento culturale delle regioni ove più forte è stato storicamente il loro radicamento.
Per questo motivo sottopongo alla signoria Vostra la presente Proposta di Legge presentata nella XV legislatura che nasce dalla volontà di compiere un salto di qualità nell’opera di salvaguardia e ripristino del legame tra Alpi ed Alpini, introducendo un regime rafforzato e mirato di incentivi. L’elemento più forte è rappresentato dall’integrazione di paga, che tiene conto dei dislivelli di reddito esistenti tra le regioni dell’Arco Alpino ed il resto d’Italia e viene pertanto portata dai cinquanta euro mensili attualmente previsti a cinquecento e comunque non inferiore al 30% in più dei livelli previsti dalla legislazione vigente. Viene altresì previsto di garantire, nei limiti del possibile, lo svolgimento del servizio in siti prossimi al Comune di residenza dei volontari in ferma prefissata, fatte salve naturalmente le circostanze che implichino l’impiego operativo. L’intervento sulla composizione delle Commissioni chiamate a giudicare dei requisiti psico-attitudinali dei giovani aspiranti è invece suggerito dalla necessità di ovviare alle sempre più frequenti segnalazioni di abusi e discriminazioni compiuti proprio ai danni degli aspiranti volontari provenienti dalle regioni dell’Arco Alpino. A fronte di questi privilegi, e a tutela del rapporto esistente tra gli alpini ed il loro retroterra sociale, nella Proposta di Legge è previsto l’inserimento dei giovani congedati in un’apposita riserva fino al compimento del quarantesimo anno di età. Tale riserva è mobilitabile in caso di calamità naturale, ed è messa a disposizione delle autorità regionali, provinciali e comunali delle regioni dell’arco alpino interessate dall’eventuale evento calamitoso.
La presentazione di una Proposta di legge è tutt’altro che un atto risolutivo. Rischia di rimanere una mera enunciazione se non è sostenuta da un largo consenso politico e sociale.
In tale ambito la richiesta di trasferimento di un reggimento nelle province di Brescia e Bergamo è l’ultimo, disperato, tentativo di non cancellare l’identità del corpo alpino le cui gesta, sia in pace che in guerra, fanno parte della nostra storia. Come potrete leggere dalla risposta del Ministero della Difesa, giunta a 3 anni dalla presentazione della mia interpellanza, la realizzazione delle adeguate infrastrutture necessarie ad attuare questo provvedimento sarà totalmente a carico delle amministrazioni locali di Brescia e Bergamo che, proprio per questo motivo, hanno avanzato qualche riserva. Il Ministro della Difesa conferma le perplessità dei sindaci di Brescia e Bergamo a causa dei costi e dell’identificazione delle aree: è evidente la situazione di stallo.
Come avrete ben inteso non è una questione della ricerca di un facile consenso e nemmeno di scelta di uno schieramento in quanto, sia il centrosinistra che il centrodestra hanno, in modi diversi, disatteso le aspettative. I partiti e i politici vengono e vanno, il mio auspicio è che il corpo degli Alpini resti. Si tratta di una questione di sopravvivenza della gloriosa tradizione del corpo degli alpini il cui sacrificio e spirito di abnegazione è universalmente riconosciuto e attestato dal Labaro Nazionale sul quale sono appuntate 211 Medaglie d'Oro.
Non possiamo assistere inermi alla distruzione di questo immenso patrimonio.
Clicca qui per vedere gli atti parlamentari più significati:
1) gli ordini del giorno alla Legge 23 agosto 2004, n. 226
2) gli emendamenti della Lega Nord più significativi alla Legge 23 agosto 2004, n. 226
3) l’interpellanza in merito al trasferimento del 2° reggimento Artiglieri Vicenza oggi di stanza a Trento (poi trasformato in interrogazione a risposta immediata)
4) risposta dell’attuale Ministro della Difesa