CARO TARIFFE PER I PICCOLI COMUNI PREVISTI AUMENTI FINO A CINQUE VOLTE
La nostra acqua non si tocca!
Dal 1933 la giurisprudenza definisce come pubbliche tutte le acque, sorgenti, fluenti e lacuali, anche se artificialmente estratte dal sottosuolo ad uso di pubblico e generale interesse: per questo il "bene acqua" ha natura pubblica. Purtroppo il sistema tariffario non tiene conto del risparmio, della possibilità di riutilizzo e di restituzione dell’acqua non inquinata. Questa lacuna normativa ha consentito che in alcune parti del nostro Paese, soprattutto nel Meridione, non venissero migliorate e manutenute le infrastrutture di adduzione, distribuzione e smaltimento. Questa incuria ha portato al malfunzionamento degli acquedotti con perdite dell’acqua addotta su scala nazionale del 27% prima di giungere all’utenza, a cui aggiungere un’altro 5% causato dall’inadeguatezza degli impianti domestici.
Nel 1994 è la Legge Galli che getta le basi per al gestione integrata dell’intero ciclo idrico. Il ciclo integrato (captazione, trattamento, distribuzione, fognature e depurazione) viene affidato ad un unico soggetto con lo scopo di assicurare una gestione razionale dell’acqua riducendo gli sprechi e favorendo il risparmio e il riuso. Stabilisce anche il principio che l’onere della gestione ricada sulla tariffa, elemento regolatore del sistema, trasferendo il costo della gestione della risorsa dalla collettività all’utenza. Questo è il punto fondamentale della legge che si scontra con la nostra realtà di piccoli comuni di montagna. Al centro del sistema di governo pubblico della risorsa acqua ci sono le Regioni che hanno istituito gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) che hanno il compito di scegliere la migliore forma di gestione del servizio idrico integrato (concessione a terzi o affidamento diretto a società miste a maggioranza pubblica). Quindi, la legge Galli segna un’importante evoluzione normativa nella definizione del concetto di gestione di una risorsa che deve essere accessibile a tutti: "le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà". A complicare il quadro normativo arrivano le direttive europee che impongono la realizzazione di gare internazionali per l’assegnazione della gestione delle reti e l’erogazione dei servizi pubblici locali. Gare che avrebbero fatalmente visto soccombere le nostre aziende a favore delle multinazionali con l’apertura ai privati senza le sufficienti garanzie per la qualità e i costi dei servizi (energia elettrica e metano insegnano). Per correre ai ripari con la finanziaria del 2002 il legislatore stabilisce l’affidamento diretto, senza gara, dei servizi pubblici locali a rilevanza industriale: tra questi i servizi pubblici di captazione, adduzione, distribuzione della risorsa, di fognatura e di depurazione delle acque. Il provvedimento indica un modello preferenziale di gestione del servizio integrato tramite la trasformazione delle aziende speciali e dei consorzi pubblici in società di capitali controllate da enti pubblici locali e partecipate da aziende private. Un espediente per dare la possibilità ai nostri comuni e alle società municipalizzate di organizzarsi e non farsi divorare dalle potentissime multinazionali francesi o tedesche. Infatti, l’alternativa sarebbe stata la messa in gara internazionale dei servizi pubblici locali. Questo ci ha consentito di impedire la cessione agli stranieri della gestione dei servizima non risolve il problema della tariffa unica. Per questo motivo che ho presentato una proposta di legge per dare la possibilità ai comuni di montagna sotto i 1.000 abitanti di scegliere se aderire o meno alla gestione del servizio idrico integrato. L’intento è di far valere il principio che ai piccoli comuni di montagna che riescano a garantire l’efficienza, l’efficacia nonché l’economicità del servizio, grazie al sacrificio dei propri cittadini e amministratori, non deve essere fatta pagare la stessa tariffa applicata in città. L’autorità di bacino potrà continuare a svolgere funzioni di controllo e vigilanza sulla gestione del sistema idrico integrato consentendo ai piccoli comuni di poter gestire in modo autonomo il loro acquedotto come han sempre fatto. Nella stessa proposta, per i comuni montani più grandi, chiediamo una tariffa molto più bassa di quella applicata nel resto della Provincia. In passato, molti partiti sia della maggioranza che della minoranza hanno votato contro la proposta Lega. In Parlamento insisteremo per consentire ai nostri comuni di ben gestire la risorsa acqua come hanno fatto sino ad ora, senza far ricadere i costi sulle famiglie.
Dieci motivi per difendere l'oro blu!
1)
La nostra valle è ricca di una risorsa destinata a diventare fra le più preziose e ambite: l’acqua.2)
Nei nostri comuni la gestione dell’acqua è una tradizione completamente diversa da quella delle città: noi siamo garanti e guardiani delle nostre acque. Dovremmo essere premiati, perché la nostra corretta gestione garantisce questa risorsa così straordinaria.3)
L’acqua è un diritto di tutti, non deve essere messa sul mercato.4)
L’Europa affidando ai privati la gestione dei servizi ci espropria della nostra grande ricchezza.5)
L’Europa vuol trasformare un bene pubblico in un affare per pochi.6)
La legge equipara la gestione dell’acquedotto a Brescia ed a Vione: tratta nello stesso modo due situazioni profondamente diverse tra loro. In questa visione privatistica i costi di gestione dell’acquedotto nei piccoli comuni sarebbero altissimi e antieconomici se affidati ad altri.7)
La stessa legge consente gestioni separate del sistema idrico integrato. Abbiamo perso un’occasione d’oro per avere almeno una tariffa differente tra la Valle e il resto della Provincia. L’ennesimo treno perso dai padroni della Valle Bonomelli e Mensi.8)
La Lega Nord chiede di dare la possibilità ai comuni di montagna sotto i 1.000 abitanti di scegliere se aderire o meno alla gestione del servizio idrico integrato. Facciamo valere il principio che ai piccoli comuni di montagna che riescono a garantire l’efficienza, l’efficacia nonché l’economicità del servizio, grazie al sacrificio dei propri cittadini e amministratori, non deve essere fatta pagare la stessa tariffa applicata in città.9)
La Lega Nord per i comuni montani più grandi (fino ai 5.000 abitanti) chiede tariffe ben più basse di quelle del resto della Provincia.10)
La Valle ha dato e continua a dare tanto: non possiamo diventare terra di conquista delle multinazionali francesi o tedesche. Difendi con noi l’oro blu!