DAZI E QUOTE L'EUROPA NON VUOLE INTRODURRE MISURE DI PROTEZIONE DELLE NOSTRE IMPRESE

In dieci anni la Cina conquisterà il mondo

 

 

(Lettera al Giornale di Brescia - 27 aprile 2004)
Brescia - Questa mia lettera al giornale vuole essere una risposta alle domande e alle perplessità esposte dal lettore Carlo De Luca in merito al "pericolo cinese" e una riflessione per quanti hanno, come me e il partito che rappresento, delle serie preoccupazioni per il futuro della nostra economia. Alla Cina saranno sufficienti dieci anni per conquistare il mondo. Se l'Unione Europea non adotterà misure per frenare la concorrenza sleale di quel Paese, la nostra economia è destinata a pagare un prezzo altissimo in termini di chiusura delle aziende e di perdita di troppi posti di lavoro. Un percorso già drammaticamente iniziato e che le Lega Nord denuncia da ormai troppo tempo. Da mesi proponiamo di introdurre dazi doganali per alcune tipologie di prodotti, una misura certamente non risolutiva, ma che ci darebbe il tempo di attrezzare le nostre aziende per le nuove sfide. Le altre forze politiche, destra e sinistra, rossi, azzurri, bianchi o neri, frenano facendoci perdere tempo prezioso mentre le nostre aziende continuano a morire. Purtroppo le conseguenze dell'invasione del 'made in china' stanno sortendo i loro devastanti effetti dovuti anche alla colpevole sottovalutazione: anche se le nostre imprese riducono drasticamente i costi di produzione non sono più in grado di contrastare questo fenomeno. I motivi sono facilmente individuabili: la Cina è un regime comunista dove non esistono diritti sociali, dove non c'è alcun interesse a investire per migliorare le condizioni interne, dove la manodopera costa pochissimo (lo stipendio si aggira sui 60 centesimi di euro all'ora e i cinesi lavorano circa 10 ore al giorno). Quindi basa la sua produzione su due fattori: la contraffazione e il mancato rispetto dei diritti civili. E i dati sulle importazioni nell'Europa degli ultimi dodici anni parlano chiaro: mentre le aziende italiane, quelle che producono mobili, casalinghi, ferramenta e altri oggetti lavorati, hanno perso progressivamente quote di mercato, quelle cinesi hanno accresciuto la loro percentuale di esportazioni. Vi invito a guardarvi intorno in questo momento, controllate la provenienza di un qualsiasi oggetto vicino a voi, dalla radio al telefonino, dagli oggetti di plastica a quelli di metallo; la maggior parte avrà l'indicazione "china export" perché gli scaltri cinesi giocano anche sull'ambiguità e ci fregano: noi siamo convinti di acquistare prodotti realizzati in Europa mentre così non è. Abbiamo individuato due interventi immediati per difendere le nostre aziende. Il primo è la lotta alla contraffazione. Infatti, il 70% dei prodotti contraffatti proviene dai mercati del Sud Est asiatico. La contraffazione dei nostri prodotti ha già fatto perdere all'Europa 200mila posti di lavoro, un problema enorme che muove un giro d'affari di 100 miliardi di euro. L'altra proposta della Lega riguarda l'introduzione dei dazi doganali: esiste un trattato negli accordi sottoscritti dalla Cina nel WTO, l'organismo del commercio mondiale, che prevede l'introduzione di dazi per 30 prodotti europei. La sanzione scatta quando c'è un giustificato allarme per un settore industriale della comunità, ed è applicabile anche su richiesta di un singolo paese. Tra le altre misure proponiamo l'obbligatorietà dell'indicazione di provenienza dei prodotti e la certificazione obbligatoria dei criteri di qualità, soprattutto per quei beni che hanno a che fare con la salute e la sicurezza dei consumatori. Quelle che proponiamo non sono le uniche misure possibili, ma servono a sollecitare un discorso serio su questo vitale argomento. Certamente la Lega non ha una posizione di retroguardia rispetto alla globalizzazione, non siamo contro il liberismo, ma siamo convinti che la base di partenza della libera concorrenza deve fondarsi su regole comuni, nel rispetto dei diritti dell'uomo e della donna. Di certo c'è che in questo momento così difficile e problematico per la nostra economia l'unica cosa da evitare è non fare niente. Questa grave situazione riguarda problemi che per l'alta finanza e i poteri economici romani sembrano non esistere.
lettera di Davide Caparini