Incisioni, ferma in Parlamento la proposta di legge del deputato camuno per istituire il Parco Nazionale delle incisioni rupestri
Necessario un piano globale di gestione che coinvolga Soprintendenza ed Enti locali
Edolo (Brescia) - 3 dicembre 2004. “La vicenda delle incisioni rupestri che nelle scorse settimane ha seminato il panico tra le istituzioni coinvolte purtroppo dimostra come i diversi soggetti interessati ragionino e lavorino per compartimenti stagni”. Così l’On. Davide Caparini (Lega Nord) che aggiunge: “Non possiamo perdere di vista l’obiettivo, che è quello di potenziare il nostro immenso patrimonio storico. Senza l’unione di tutte le esperienze delle diverse realtà presenti in Valle non si va da nessuna parte: enti locali e stato devono essere portati, con pari dignità, in un unico soggetto. Solo così il territorio potrà riappropriarsi del suo tesoro”.
Queste le convinzioni alla base della proposta di legge del deputato leghista, ferma in Parlamento, che istituisce il Parco Nazionale delle incisioni rupestri, in luogo dell’attuale Parco delle incisioni rupestri della Valcamonica, affidandone la gestione ad un consorzio costituito dalla Regione Lombardia, dai comuni di Capo di Ponte, Ceto, Cimbergo, Sellero e Paspardo e dalla soprintendenza competente per i beni archeologici della regione Lombardia.
“L’idea - spiega il parlamentare del Carroccio - è quella di riconoscere la valenza nazionale dell’immensa ricchezza della Valcamonica valorizzandola, anche a livello internazionale”.
L’articolo 2 della proposta prevede infatti, accanto alle attività di conservazione, catalogazione, restauro, raccolta ed esposizione delle opere e delle superfici rocciose incise, lo svolgimento di attività informative, di studio, didattiche e promozionali in Italia e all’estero e la creazione, presso la sede del consorzio, di un polo europeo di documentazione, ricerca, informazione e studio dell’arte preistorica.
“Quanto alla diffusione della notizia della possibile esclusione delle incisioni rupestri dall’elenco Patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO - afferma l’On. Caparini – mi sono prontamente attivato presso il Ministero dei Beni Culturali per effettuare delle verifiche, a seguito delle quali è possibile ricostruire la vicenda, facendo finalmente un po’ di chiarezza su un incidente che non è stato proprio un'iniezione di fiducia e che richiederà tempo e molto lavoro per rimediare. Al di là del problema contingente però rimane quello di fondo, e cioè che è necessario che la Sovrintendenza concordi con gli Enti locali un piano globale di gestione delle rocce incise della Valcamonica.”
“Questa – conclude l’On. Caparini - la ricostruzione della vicenda sulla base della verifica che ho effettuato presso il Ministero dei beni Culturali: Prima dell'estate un gruppo di ‘cittadini camuni’ non meglio identificati ha inviato un esposto al World Heritage Centre dell'UNESCO a Parigi. Considerati gli argomenti denunciati, tutti legati alla Riserva Regionale delle incisioni di Ceto Cimbergo e Paspardo, l'iniziativa pare più rivolta contro quell'ente che non contro la Soprintendenza. Il World Heritage Centre ha comunque deciso di compiere un'ispezione, dandone notizia all'ambasciatore Caruso che, ad agosto, ne informa il Ministero dei Beni Culturali. Il Ministero in settembre ha organizzato l'ispezione del World Heritage Centre, che si è svolta in due riprese: prima il 10 a Milano, poi il 13 Valcamonica. Accompagnati dal personale della Soprintendenza, gli ispettori hanno ricevuto tutto il materiale richiesto e la massima collaborazione possibile.
Il 30 settembre, 17 giorni dopo l'ispezione, la Commissione Nazionale Italiana UNESCO, organo consultivo dell'UNESCO in Italia, che non ha nessun ruolo nella vicenda, tanto che non sapeva neppure che l'ispezione era già stata fatta, ha mandato al governatore Formigoni, all'assessore Albertoni, e ad un certo numero di comuni parte dei quali - come Iseo o Tirano - identificati a casaccio, una lettera a cui viene allegato l'estratto di un documento di luglio, in cui un competente comitato UNESCO chiedeva allo stato membro (cioè l'Italia) di pagare le spese della missione e di fornire i documenti richiesti agli ispettori entro il 1 febbraio 2005.
Dalla lettera e dagli allegati della Commissione Nazionale Italiana UNESCO non si evince in alcun modo che il World Heritage Centre voglia iniziare contro l'Italia una ‘procedura di infrazione’: questa affermazione, sulla quale si pronuncerà la Procura della Repubblica di Brescia, è la conseguenza dell'allarmismo che la lettera della Commissione Nazionale Italiana UNESCO ha provocato arrivando a pioggia in tanti piccoli comuni, che non sono tenuti ad avere dimestichezza con la burocrazia internazionale.
Il presidente della Commissione Nazionale Italiana UNESCO è Giovanni Puglisi, rettore dello IULM di Milano e assessore al comune di Palermo. È sicuramente persona che sa che se si manda una lettera che informa di un'ispezione senza contestualmente comunicare che essa è già avvenuta si commette un'azione, se non scorretta, quanto meno stravagante. Ma un errore materiale può anche capitare. In realtà tale organismo non aveva alcun obbligo di inviare una circolare, oltre tutto ad enti scelti a casaccio e con vistosi errori di merito tecnico (ad es. nell'espressione "pitture rupestri"), fornendo, indipendentemente dalle intenzioni, un'immagine di ruolo attivo nella vicenda che i fatti hanno clamorosamente smentito e che ha prodotto l'effetto di creare il panico”.