Edolo (Brescia) - 2 dicembre 2004. “Il dato che emerge dal rapporto del Comitato di vigilanza sull’uso delle risorse idriche è drammatico: non possiamo permettere che il costo dell’acqua diventi per le nostre famiglie insostenibile al punto da costringerle ad autolimitare il consumo o ad indebitarsi”. Questi i motivi che hanno indotto l’On. Davide Caparini (Lega Nord) a scrivere una lettera ai Sindaci della Valle per chiedere il loro impegno nella sensibilizzazione di tutte le forze politiche in vista della riproposizione degli emendamenti alla legge Galli, già proposti e bocciati nel corso dei lavori per la finanziaria.
“Nonostante il primo no raccolto – spiega il parlamentare camuno - la Lega non intende fermarsi: l’aiuto ai piccoli comuni di montagna sarà oggetto di trattativa con il Governo in sede di maxi - emendamento. Presenteremo un nuovo emendamento che raccoglie le indicazioni di quello che non è stato ammesso in una prima fase, lo modificheremo e lo elaboreremo cercando di raccogliere poi il consenso dell’aula. Siamo di fronte ad una legge del 1994 che ancora oggi non è stata attuata per la resistenza fortissima del territorio. Non si possono applicare leggi contro il territorio”.
Le soluzioni proposte dal Carroccio sono due: la prima, a firma Caparini, prevede l’esonero dei comuni montani sotto i 3000 abitanti dalla gestione degli acquedotti. “Pensiamo ai nostri piccoli comuni – dichiara il deputato - magari con 100 o 200 abitanti, con frazioni sparse sul territorio, dove l'acquedotto comunale e i fontanili vengono gestiti in economia dall'assessore comunale o dal messo comunale, che sanno dove si trovano e ne conoscono le caratteristiche. E’ impensabile affidare queste realtà a società che fanno del profitto lo scopo principale della propria attività, e trascurare, per l’interesse di pochi, le aspettative dei territori marginali di montagna”.
La seconda proposta della Lega mira ad abbattere le tariffe sul servizio idrico per i comuni facenti parte di comunità montane. “Il Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche – spiega l’On. Caparini - indica in modo ineccepibile il fatto che, essendo metà delle tariffe al 20 per cento, cosa che non era mai accaduta con la conduzione in proprio da parte di piccoli comuni non soltanto di montagna, si è determinato un ulteriore onere a carico delle fasce più deboli della popolazione. Leggo testualmente: «Quando si guarda alle famiglie, le cose si fanno più preoccupanti; le famiglie al di sotto della povertà relativa e della povertà assoluta, che rappresentano rispettivamente il 13,9 e il 5,1 della popolazione, vedono la sostenibilità peggiorare in proporzione alla propria composizione fino a valori allarmanti e tali da far supporre fenomeni di disagio, quali l'autolimitazione del consumo e l'indebitamento». Lo ripeto: è un dato drammatico! Abbiamo preso atto che il Governo non ha alcuna intenzione di mettere in discussione tale problema, perlomeno non in sessione finanziaria. Ma quando mai si potrà ripresentare seriamente, in un'altra sede, una riformulazione della legge Galli con gli interessi che oggi sono in ballo? Su questo tema il Parlamento deve fornire delle risposte ed io sono convinto che la legge finanziaria sia lo strumento idoneo per farlo. Con tale operazione contempereremmo il principio di salvare una gestione economica e utile delle risorse dell'acqua con quello di non fare morire questi piccoli comuni”.