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GRAFFITI DICEMBRE 1988.
Di super ci sono solo i ritardi
GRAFFITI MARZO 1992.
Il mio traforo è meglio del tuo.
GRAFFITI DICEMBRE 1992.
Io do una superstrada a te...
GRAFFITI DICEMBRE 1992.
Oltre a non avere la strada, c’è chi rischia il lavoro.
BRESCIAOGGI 19 MAGGIO 1993.
Edili in campo.
IL GIORNO 10 GIUGNO 1993.
Via libera ai cantieri stradali
BRESCIAOGGI 10 GIUGNO 1993.
Strade, arrivano i miliardi
CORRIERE DELLA SERA 10 GIUGNO 1993.
Roma sblocca gli appalti
GIORNALE DI BRESCIA 10 GIUGNO 1993.
Superstrada, riaprono i cantieri
GIORNALE DI BRESCIA 11 GIUGNO 1993.
«E adesso riassumete i licenziati».
IL GIORNO 18 SETTEMBRE 1994.
Costa Volpino-Darfo finita entro il ‘94
BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE 1994.
Strade senza una via d’uscita
BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE 1994
L’Enas assicura: «Lo svincolo di Costa Volpino si farà presto»
GRAFFITI OTTOBRE 1994
Viabilità: da tangentopoli a cretinopoli?
GIORNALE DELLE TRE VALLI 31 DICEMBRE 1994
Superstrada, altri 68 posti “a rischio”
IL GIORNO 15 GENNAIO 1995
Ss 42, si prepara la rivolta
BRESCIAOGGI [...] GENNAIO 1995
Licenziati i 68 operai del cantiere sulla 42
GIORNALE DELLE TRE VALLI 9 FEBBRAIO 1995
Viabilità, sabato il blocco
GIORNALE DELLE TRE VALLI 5 MARZO 1995
La statale della rivolta
IL GIORNO 5 MARZO 1995
Da Sulzano la marcia per la 510
GIORNALE DI BRESCIA 5 MARZO 1995
Grandi assenti, i sindaci
IL GIORNO 5 MARZO 1995
La Lovere-Toline non può attendere
GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 1995
Sebina, l’ora della protesta
IL GIORNO 6 MARZO 1995
Protesta sì, ma niente blocchi
IL GIORNO 6 MARZO 1995
Sorpresa, il paese è diventato bergamasco
BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995
Sebina, un blocco per il lavoro
BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995 I cantieri chiudono per i politici corrotti
GIORNALE DI BRESCIA 15 GIUGNO 1996 Sebina, la protesta torna nei palazzi
GIORNALE DELLE VALLI 15 GIUGNO 1996
Viabilità al collasso
GIORNALE DI BRESCIA 16 GIUGNO 1996
Statale 510: «Adesso basta».
GIORNALE DI BRESCIA 18 GIUGNO 1996.
Superstrada, torna un po’ d’ottimismo.
BRESCIAOGGI 20 GIUGNO 1996.
Strada 42 del Tonale, un mare di problemi
BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 1996.
Viabilità camuna, un sì e un no.
IL GIORNO 1 FEBBRAIO 1997. Viabilità, che desolazione!
L’ECO DI BERGAMO 1 FEBBRAIO 1997.
Galleria, conto alla rovescia
GIORNALE DI BRESCIA 4 FEBBRAIO 1997.
Il risveglio della superstrada.
GIORNALE DI BRESCIA 6 FEBBRAIO 1997.
Un altro “boccone” di strada.
IL GIORNO 7 FEBBRAIO 1997.
Statale 42: i lavori ripresi al più presto.
IL GIORNO [...] FEBBRAIO 1997.
Basta con le varianti, molto meglio un traforo.
CORRIERE DELLA SERA 12 APRILE 1997.
Duemila miliardi dall’Anas per le strade lombarde.
BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 1997.
L’Anas toglie lo smarino.
BRESCIAOGGI 6 OTTOBRE 1997.
Darfo e Costa Volpino si avvicinano.
BRESCIAOGGI 12 OTTOBRE 1997.
«Sotto il Mortirolo con il treno».
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997.
Gli imprenditori: «Si rischia la recessione».
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997.
A Brescia cantieri per 1000 miliardi
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997.
Semaforo verde per la Valtrompia.
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997.
Tutte le urgenze del Broletto.
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997.
PAGEREF _Toc95731423 \h63
Amministratori stanchi di ritardi, promesse e illusioni
PAGEREF _Toc95731424 \h63
GIORNALE DI BRESCIA 23 MARZO 1998.
PAGEREF _Toc95731425 \h65
Strade in dirittura d’arrivo.
PAGEREF _Toc95731426 \h65
L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998.
PAGEREF _Toc95731427 \h66
Costa Volpino-Darfo: si arriva in un lampo.
PAGEREF _Toc95731428 \h66
L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998.
PAGEREF _Toc95731429 \h67
Cinque anni per tredici chilometri
PAGEREF _Toc95731430 \h67
BRESCIAOGGI 25 MARZO 1998.
PAGEREF _Toc95731431 \h68
Viabilità, semaforo verde.
PAGEREF _Toc95731432 \h68
IL GIORNO 25 MARZO 1998.
PAGEREF _Toc95731433 \h68
Viabilità: qualche sì, parecchi no.
PAGEREF _Toc95731434 \h68
GRAFFITI DICEMBRE 1998.
PAGEREF _Toc95731435 \h70
Passaggio a Nord-Est
PAGEREF _Toc95731436 \h70
GRAFFITI GENNAIO 1999.
PAGEREF _Toc95731437 \h71
Sotto il Mortirolo, ma con il treno.
PAGEREF _Toc95731438 \h71
GIORNALE DI BRESCIA 9 APRILE 1999.
PAGEREF _Toc95731439 \h73
Strade, il Ministero fa il punto.
PAGEREF _Toc95731440 \h73
GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999.
PAGEREF _Toc95731441 \h74
Sebina, stop allo svincolo di Sale.
PAGEREF _Toc95731442 \h74
GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999.
PAGEREF _Toc95731443 \h75
Ed il quinto lotto rallenta ancora.
PAGEREF _Toc95731444 \h75
GIORNALE DI BRESCIA 26 LUGLIO 1999.
PAGEREF _Toc95731445 \h76
Sale, tutti a vedere lo svincolo.
PAGEREF _Toc95731446 \h76
BRESCIAOGGI 4 AGOSTO 1999.
PAGEREF _Toc95731447 \h77
«Svincoli? Neanche a parlarne»..
PAGEREF _Toc95731448 \h77
GIORNALE DI BRESCIA 11 AGOSTO 1999.
PAGEREF _Toc95731449 \h78
Strade: tanti cantieri, troppi ritardi
PAGEREF _Toc95731450 \h78
IL GIORNO 26 SETTEMBRE 1999.
PAGEREF _Toc95731451 \h81
Le strade subito, non alle calende greche.
PAGEREF _Toc95731452 \h81
BRESCIAOGGI [SENZA DATA, MA SI PARLA DI “PRIMAVERA”, 1999 O 2000?]
PAGEREF _Toc95731453 \h81
Le strade subito, non alle calende greche.
PAGEREF _Toc95731454 \h81
GIORNALE DI BRESCIA 5 NOVEMBRE 1999.
PAGEREF _Toc95731455 \h83
Cavalli: «l’Anas rispetti gli impegni»..
PAGEREF _Toc95731456 \h83
GIORNALE DI BRESCIA 3 DICEMBRE 1999.
PAGEREF _Toc95731457 \h83
Svincoli di Sale Marasino: le polemiche, i confronti
PAGEREF _Toc95731458 \h83
BRESCIAOGGI 29 GENNAIO 2000.
PAGEREF _Toc95731459 \h85
Strade di Valle: Roma si “raccomanda” ma i cantieri sono a rischio.
PAGEREF _Toc95731460 \h85
BRESCIAOGGI 17 FEBBRAIO 2000.
PAGEREF _Toc95731461 \h86
Viabilità, più croce che delizia.
PAGEREF _Toc95731462 \h86
IL GIORNO 17 FEBBRAIO 2000.
PAGEREF _Toc95731463 \h86
L’Anas annaspa, la coperta è troppo corta.
PAGEREF _Toc95731464 \h87
GIORNALE DI BRESCIA 17 FEBBRAIO 2000.
PAGEREF _Toc95731465 \h88
Nuove strade Anas, avanti piano.
PAGEREF _Toc95731466 \h88
BRESCIAOGGI 27 MARZO 2000.
PAGEREF _Toc95731467 \h89
Strade camune, Formigoni promette soldi
PAGEREF _Toc95731468 \h89
GIORNALE DI BRESCIA 27 MARZO 2000.
PAGEREF _Toc95731469 \h90
Formigoni da buone notizie sulle strade di Valcamonica.
PAGEREF _Toc95731470 \h90
BRESCIAOGGI 28 MARZO 2000.
PAGEREF _Toc95731471 \h91
Brutto svincolo. Ora il Broletto ascolta Spavetti
PAGEREF _Toc95731472 \h91
BRESCIAOGGI 30 MARZO 2000.
PAGEREF _Toc95731473 \h92
Ghirardi (Cgil): quelle promesse non convincono.
PAGEREF _Toc95731474 \h92
GIORNALE DI BRESCIA 4 APRILE 2000.
PAGEREF _Toc95731475 \h93
Strade, arrivano 313 miliardi
PAGEREF _Toc95731476 \h93
GIORNALE DI BRESCIA 10 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731477 \h94
Badetto di Ceto, ci sono i soldi per la galleria.
PAGEREF _Toc95731478 \h94
BRESCIAOGGI 13 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731479 \h94
«Servono nuovi finanziamenti per completare le opere»..
PAGEREF _Toc95731480 \h94
IL GIORNO 17 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731481 \h95
Viabilità, 313 miliardi per una rivoluzione.
PAGEREF _Toc95731482 \h95
GIORNALE DI BRESCIA 24 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731483 \h96
Nuova tegola sulla viabilità camuna.
PAGEREF _Toc95731484 \h96
BRESCIAOGGI 24 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731485 \h96
Cantiere Ss 42, tutti licenziati
PAGEREF _Toc95731486 \h96
BRESCIAOGGI 25 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731487 \h98
Ss 42, i sindaci protestano.
PAGEREF _Toc95731488 \h98
BRESCIAOGGI 27 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731489 \h99
Cantieri fermi, aria pesante.
PAGEREF _Toc95731490 \h99
IL GIORNO 27 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731491 \h100
A 52 operai libretto di lavoro, e lettere di licenziamento.
PAGEREF _Toc95731492 \h100
GIORNALE DI BRESCIA 27 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731493 \h101
Ecco i licenziamenti
PAGEREF _Toc95731494 \h101
GIORNALE DI BRESCIA 27 MAGGIO 2000.
PAGEREF _Toc95731495 \h102
Tra Sulzano e Sale mancano all’appello più di 24 miliardi
PAGEREF _Toc95731496 \h102
BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2000.
PAGEREF _Toc95731497 \h103
Statale 42, i chiodi della discordia.
PAGEREF _Toc95731498 \h103
GIORNALE DI BRESCIA 1 GIUGNO 2000.
PAGEREF _Toc95731499 \h103
I sindacati: «A Capodiponte chiodi fuori norma in galleria»..
PAGEREF _Toc95731500 \h103
BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2000.
PAGEREF _Toc95731501 \h104
Strade camune, la Regione lancia l’allarme.
PAGEREF _Toc95731502 \h104
BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2000.
PAGEREF _Toc95731503 \h105
Viabilità camuna: «Ancora troppi nodi. Ora vogliamo fatti»..
PAGEREF _Toc95731504 \h105
IL GIORNO 18 SETTEMBRE 2000.
PAGEREF _Toc95731505 \h106
Completare i cantieri aperti
PAGEREF _Toc95731506 \h106
IL GIORNO 18 SETTEMBRE 2000.
PAGEREF _Toc95731507 \h106
Sindacati contro l’Anas: ritardi inammissibili
PAGEREF _Toc95731508 \h106
BRESCIAOGGI 5 OTTOBRE 2000.
PAGEREF _Toc95731509 \h107
Badetto, ufficiale il sì alla galleria.
PAGEREF _Toc95731510 \h107
BRESCIAOGGI 5 OTTOBRE 2000.
PAGEREF _Toc95731511 \h108
Galleria di Ceto, presto il progetto.
PAGEREF _Toc95731512 \h108
BRESCIAOGGI 26 GENNAIO 2001.
PAGEREF _Toc95731513 \h109
La “Sebina” pronta nel 2002.
PAGEREF _Toc95731514 \h109
GIORNALE DI BRESCIA 28 MARZO 2001.
PAGEREF _Toc95731515 \h110
Rovina-Toline: dovremmo esserci
PAGEREF _Toc95731516 \h110
GIORNALE DI BRESCIA 28 MARZO 2001.
PAGEREF _Toc95731517 \h111
Un vertice. Sperando che serva.
PAGEREF _Toc95731518 \h111
BRESCIAOGGI [...] MARZO 2001.
PAGEREF _Toc95731519 \h112
La statale bloccata dai “pitoti”: summit sulle soluzioni a Milano.
PAGEREF _Toc95731520 \h112
BRESCIAOGGI 30 MARZO 2001.
PAGEREF _Toc95731521 \h113
«La viabilità attuale frena le possibilità di sviluppo»..
PAGEREF _Toc95731522 \h113
BRESCIAOGGI 6 GIUGNO 2001.
PAGEREF _Toc95731523 \h114
Superstrada: l’Anas risarcisce i proprietari espropriati 27 anni fa.
PAGEREF _Toc95731524 \h114
BRESCIAOGGI 9 GIUGNO 2001.
PAGEREF _Toc95731525 \h115
«Il metrò? Fino a Pisogne»..
PAGEREF _Toc95731526 \h115
BRESCIAOGGI 19 GIUGNO 2001.
PAGEREF _Toc95731527 \h116
Sì di Cavalli al metrò camuno.
PAGEREF _Toc95731528 \h116
BRESCIAOGGI 01 LUGLIO 2001.
PAGEREF _Toc95731529 \h117
Le strade del turismo minore.
PAGEREF _Toc95731530 \h117
GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001.
PAGEREF _Toc95731531 \h118
Nuova Sebina, l’attesa infinita.
PAGEREF _Toc95731532 \h118
GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001.
PAGEREF _Toc95731533 \h119
«Verrà aperta solo se completa»..
PAGEREF _Toc95731534 \h119
GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001.
PAGEREF _Toc95731535 \h119
I nodi ancora da sciogliere.
PAGEREF _Toc95731536 \h119
GIORNALE DI BRESCIA 19 AGOSTO 2001.
PAGEREF _Toc95731537 \h120
Due miliardi e mezzo per la viabilità.
PAGEREF _Toc95731538 \h120
GIORNALE DI BRESCIA 13 FEBBRAIO 2002.
PAGEREF _Toc95731539 \h121
Slitta l’apertura della nuova Sebina.
PAGEREF _Toc95731540 \h121
BRESCIAOGGI 13 FEBBRAIO 2002.
PAGEREF _Toc95731541 \h122
“Sebina”, il calvario continua.
PAGEREF _Toc95731542 \h122
L’ECO DI BERGAMO 13 FEBBRAIO 2002.
PAGEREF _Toc95731543 \h123
La più pericolosa della provincia.
PAGEREF _Toc95731544 \h123
GIORNALE DI BRESCIA 2 MARZO 2002.
PAGEREF _Toc95731545 \h124
Nuova Sebina, 12 anni di guai
PAGEREF _Toc95731546 \h124
BRESCIAOGGI 18 APRILE 2002.
PAGEREF _Toc95731547 \h124
Il Gabibbo arriva in alta valle.
PAGEREF _Toc95731548 \h124
BRESCIAOGGI 15 MAGGIO 2002.
PAGEREF _Toc95731549 \h126
Presso, lo svincolo della discordia.
PAGEREF _Toc95731550 \h126
GIORNALE DI BRESCIA 18 MAGGIO 2002.
PAGEREF _Toc95731551 \h127
Statale 42, croce della Valcamonica.
PAGEREF _Toc95731552 \h127
BRESCIAOGGI 30 MAGGIO 2002.
PAGEREF _Toc95731553 \h128
De Toni chiede certezze.
PAGEREF _Toc95731554 \h128
BRESCIAOGGI 31 MAGGIO 2002.
PAGEREF _Toc95731555 \h129
«Senza strade la Valcamonica muore»..
PAGEREF _Toc95731556 \h129
BRESCIAOGGI 31 MAGGIO 2002.
PAGEREF _Toc95731557 \h130
Un summit anche a Breno.
PAGEREF _Toc95731558 \h130
BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2002.
PAGEREF _Toc95731559 \h131
Strade, un cantiere di promesse.
PAGEREF _Toc95731560 \h131
BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2002.
PAGEREF _Toc95731561 \h132
Traforo del Mortirolo: ora c’è un coro di “sì”.
PAGEREF _Toc95731562 \h132
BRESCIAOGGI 2 GIUGNO 2002.
PAGEREF _Toc95731563 \h133
«Sebina pronta ad aprile 2003»..
PAGEREF _Toc95731564 \h133
BRESCIAOGGI 2 GIUGNO 2002.
PAGEREF _Toc95731565 \h134
Il ministro ai camuni: «il traforo del Mortirolo è indispensabile»..
PAGEREF _Toc95731566 \h134
BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002.
PAGEREF _Toc95731567 \h135
Nuova Sebina, lavori a rilento.
PAGEREF _Toc95731568 \h135
BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002.
PAGEREF _Toc95731569 \h135
Sindaci ottimisti a metà dopo la visita di Lunardi
PAGEREF _Toc95731570 \h135
BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002.
PAGEREF _Toc95731571 \h137
«Apriremo l’asta principale»..
PAGEREF _Toc95731572 \h137
BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 2002.
PAGEREF _Toc95731573 \h138
Strade: l’Anas fa il punto.
PAGEREF _Toc95731574 \h138
BRESCIAOGGI 18 GIUGNO 2002.
PAGEREF _Toc95731575 \h139
Per il 2003 la Provincia investe 3 milioni di euro.
PAGEREF _Toc95731576 \h139
BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2002.
PAGEREF _Toc95731577 \h140
«Ormai non abbiamo più parole»..
PAGEREF _Toc95731578 \h140
BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2002.
PAGEREF _Toc95731579 \h141
La Fnm: «per le barriere gara d’appalto in corso». Il 25 si aprono le buste
PAGEREF _Toc95731580 \h141
BRESCIAOGGI 13 LUGLIO 2002.
PAGEREF _Toc95731581 \h142
Quei cinque passaggi a rischio.
PAGEREF _Toc95731582 \h142
BRESCIAOGGI 21 LUGLIO 2002.
PAGEREF _Toc95731583 \h143
Breno, una stazione a metà.
PAGEREF _Toc95731584 \h143
IL GIORNO 6 AGOSTO 2002.
PAGEREF _Toc95731585 \h144
Riaprono i cantieri sulla 510.
PAGEREF _Toc95731586 \h144
BRESCIAOGGI 10 AGOSTO 2002.
PAGEREF _Toc95731587 \h145
Strade, il 2003 sarà l’anno decisivo.
PAGEREF _Toc95731588 \h145
GIORNALE DI BRESCIA 10 AGOSTO 2002.
PAGEREF _Toc95731589 \h147
L’Anas promette: «Tempi brevi per i cantieri»..
PAGEREF _Toc95731590 \h147
BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731591 \h148
Fondi per le strade.
PAGEREF _Toc95731592 \h148
BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731593 \h149
La Provincia elimina i punti pericolosi
PAGEREF _Toc95731594 \h149
BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731595 \h150
Berzo, una ferrovia più sicura.
PAGEREF _Toc95731596 \h150
GIORNALE DI BRESCIA 29 SETTEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731597 \h151
Code esasperanti, disagi e proteste.
PAGEREF _Toc95731598 \h151
BRESCIAOGGI 29 SETTEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731599 \h152
Sicurezza all’incrocio.
PAGEREF _Toc95731600 \h152
GIORNALE DI BRESCIA 1 OTTOBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731601 \h153
Fino all’ultimo euro per le strade.
PAGEREF _Toc95731602 \h153
BRESCIAOGGI 1 OTTOBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731603 \h154
Broletto, opere pubbliche per 73 milioni di euro.
PAGEREF _Toc95731604 \h154
BRESCIAOGGI 2 OTTOBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731605 \h155
Valcamonica e Garda gli investimenti maggiori per i cantieri dell’Anas.
PAGEREF _Toc95731606 \h155
BRESCIAOGGI 23 OTTOBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731607 \h156
Sebina, la variante si farà. Paratico resta inascoltata.
PAGEREF _Toc95731608 \h156
BRESCIAOGGI 23 OTTOBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731609 \h157
Scatterà a novembre la chiusura di due strade provinciali
PAGEREF _Toc95731610 \h157
BRESCIAOGGI 16 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731611 \h157
Stop ai treni, Breno-Edolo in bus.
PAGEREF _Toc95731612 \h157
BRESCIAOGGI 18 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731613 \h158
Una tragedia sfiorata sulla Brescia-Edolo: il treno centra un’auto con quattro
persone.
PAGEREF _Toc95731614 \h158
BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731615 \h159
Ferrovia, la sicurezza accelera.
PAGEREF _Toc95731616 \h159
BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731617 \h160
Il presidente Achille: «Ci auguriamo di vincere l’appalto della Regione»..
PAGEREF _Toc95731618 \h160
BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731619 \h160
Dai ristoranti ai club, scatta la corsa ai caselli dismessi
PAGEREF _Toc95731620 \h160
BRESCIAOGGI 26 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731621 \h161
Treno e bus con un solo gestore.
PAGEREF _Toc95731622 \h161
BRESCIAOGGI 26 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731623 \h162
La Provincia tira la cinghia sulle spese.
PAGEREF _Toc95731624 \h162
BRESCIAOGGI 27 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731625 \h162
Il treno arriva fino a Cedegolo.
PAGEREF _Toc95731626 \h162
BRESCIAOGGI 27 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731627 \h163
Il treno ha chiuso con il brindisi
PAGEREF _Toc95731628 \h163
GIORNALE DI BRESCIA 27 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731629 \h164
«Troppi fumi in quelle gallerie»..
PAGEREF _Toc95731630 \h164
BRESCIAOGGI 30 NOVEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731631 \h165
Treni, parte la gara per la Brescia-Edolo.
PAGEREF _Toc95731632 \h165
GIORNALE DI BRESCIA 1 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731633 \h165
Ferrovia moderna?.
PAGEREF _Toc95731634 \h165
BRESCIAOGGI 5 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731635 \h166
“Servizio trasporti da rivedere”.
PAGEREF _Toc95731636 \h166
BRESCIAOGGI 6 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731637 \h166
Montisola si interroga sul futuro dei trasporti
PAGEREF _Toc95731638 \h166
BRESCIAOGGI 6 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731639 \h167
«Fermi per tre ore senza spiegazioni»..
PAGEREF _Toc95731640 \h167
BRESCIAOGGI 8 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731641 \h168
Montisola, quanto mi costi
PAGEREF _Toc95731642 \h168
BRESCIAOGGI 12 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731643 \h169
Il pericolo corre in galleria.
PAGEREF _Toc95731644 \h169
BRESCIAOGGI 13 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731645 \h170
Valeriana, grande futuro.
PAGEREF _Toc95731646 \h170
GIORNALE DI BRESCIA 14 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731647 \h171
Trasporto collettivo, alleanze per vincere le gare.
PAGEREF _Toc95731648 \h171
GIORNALE DI BRESCIA 15 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731649 \h171
Alpini e volontari riaprono le stazioni
PAGEREF _Toc95731650 \h172
GIORNALE DI BRESCIA 15 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731651 \h173
Una piccola chiesa nella stazione di Forno d’Allione.
PAGEREF _Toc95731652 \h173
BRESCIAOGGI 17 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731653 \h174
Società tutta sebina, con autonomia giuridica.
PAGEREF _Toc95731654 \h174
BRESCIAOGGI 18 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731655 \h175
Due strade tornano sicure.
PAGEREF _Toc95731656 \h175
BRESCIAOGGI 18 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731657 \h176
Brescia-Iseo-Edolo: «è fondamentale il servizio integrato ferro-gomma»..
PAGEREF _Toc95731658 \h176
GIORNALE DI BRESCIA 28 DICEMBRE 2002.
PAGEREF _Toc95731659 \h177
Nuova società per la navigazione.
PAGEREF _Toc95731660 \h177
BRESCIAOGGI 3 GENNAIO 2003.
PAGEREF _Toc95731661 \h178
Metrò, ecco i soldi dalla Regione.
PAGEREF _Toc95731662 \h178
GIORNALE DI BRESCIA 4 GENNAIO 2003.
PAGEREF _Toc95731663 \h179
Chiude per tre mesi la strada Toline-Govine.
PAGEREF _Toc95731664 \h179
BRESCIAOGGI 4 GENNAIO 2003.
PAGEREF _Toc95731665 \h180
Sul Sebino come sul Mississipi
PAGEREF _Toc95731666 \h180
GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 2003.
PAGEREF _Toc95731667 \h181
Le gallerie pericolose del Sebino.
PAGEREF _Toc95731668 \h181
GIORNALE DI BRESCIA 8 MARZO 2003.
PAGEREF _Toc95731669 \h182
Le pene della Valle per una strada che non avanza.
PAGEREF _Toc95731670 \h182
GIORNALE DI BRESCIA 15 MARZO 2003.
PAGEREF _Toc95731671 \h183
«Aprirà entro l’anno il tratto Iseo-Pisogne della nuova 510»..
PAGEREF _Toc95731672 \h183
BRESCIAOGGI 15 MARZO 2003.
PAGEREF _Toc95731673 \h184
Sebina pronta a fine anno.
PAGEREF _Toc95731674 \h184
BRESCIAOGGI 27 MARZO 2003.
PAGEREF _Toc95731675 \h185
«Superstrada? Dal 2004»..
PAGEREF _Toc95731676 \h185
BRESCIAOGGI 18 APRILE 2003.
PAGEREF _Toc95731677 \h186
Strade camune, l’Anas conferma: tutto pronto entro l’estate del 2004.
PAGEREF _Toc95731678 \h186
GIORNALE DI BRESCIA 18 APRILE 2003.
PAGEREF _Toc95731679 \h187
Si lavora alla galleria di Badetto.
PAGEREF _Toc95731680 \h187
GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003.
PAGEREF _Toc95731681 \h188
Il piano della viabilità sotto la lente dei sindaci
PAGEREF _Toc95731682 \h188
GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003.
PAGEREF _Toc95731683 \h188
Il Broletto assicura: illuminate tutte le gallerie.
PAGEREF _Toc95731684 \h188
GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003.
PAGEREF _Toc95731685 \h189
Finanziate varianti agli abitati di Capriolo, Paratico, Clusane, Adro e Chiari
PAGEREF _Toc95731686 \h189
BRESCIAOGGI 13 MAGGIO 2003.
PAGEREF _Toc95731687 \h189
Parolini annuncia: l’Anas stanzia i soldi per finire la nuova 42.
PAGEREF _Toc95731688 \h189
BRESCIAOGGI 16 MAGGIO 2003.
PAGEREF _Toc95731689 \h190
Il comitato di Badetto: «L’Anas sta pagando i terreni espropriati»..
PAGEREF _Toc95731690 \h190
GIORNALE DI BRESCIA 20 MAGGIO 2003.
PAGEREF _Toc95731691 \h191
Anas, 220 milioni per la superstrada camuna.
PAGEREF _Toc95731692 \h191
BRESCIAOGGI 5 GIUGNO 2003.
PAGEREF _Toc95731693 \h192
“Tre Valli” a metà giugno.
PAGEREF _Toc95731694 \h192
BRESCIAOGGI 6 GIUGNO 2003.
PAGEREF _Toc95731695 \h193
Il Gavia apre in anticipo.
PAGEREF _Toc95731696 \h193
BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 2003.
PAGEREF _Toc95731697 \h194
Il Gavia diventa più “sicuro”.
PAGEREF _Toc95731698 \h194
BRESCIAOGGI 27 GIUGNO 2003.
PAGEREF _Toc95731699 \h195
Viabilità, scatta la protesta.
PAGEREF _Toc95731700 \h195
BRESCIAOGGI 27 GIUGNO 2003.
PAGEREF _Toc95731701 \h196
Statali 510 e 42: due nodi da anni ancora irrisolti
PAGEREF _Toc95731702 \h196
BRESCIAOGGI 4 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731703 \h197
Mortirolo, il traforo si farà.
PAGEREF _Toc95731704 \h197
GIORNALE DI BRESCIA 4 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731705 \h198
«Ferrovia che colleghi le tre valli»..
PAGEREF _Toc95731706 \h198
BRESCIAOGGI 10 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731707 \h199
«La Sebina aperta per Natale»..
PAGEREF _Toc95731708 \h199
GIORNALE DI BRESCIA 10 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731709 \h200
Viabilità, avanti con trepidazione.
PAGEREF _Toc95731710 \h200
BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731711 \h201
«Viabilità, comitato inutile»..
PAGEREF _Toc95731712 \h201
GIORNALE DI BRESCIA 13 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731713 \h202
Comitato, la Cgil frena.
PAGEREF _Toc95731714 \h202
BRESCIAOGGI 15 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731715 \h203
Brescia-Edolo, sì alla gara.
PAGEREF _Toc95731716 \h203
BRESCIAOGGI 15 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731717 \h203
Il Comitato viabilità nel mirino della Lega Nord.
PAGEREF _Toc95731718 \h203
BRESCIAOGGI 16 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731719 \h204
Ancora polemiche sul Comitato viabilità.
PAGEREF _Toc95731720 \h204
BRESCIAOGGI 17 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731721 \h205
Caparini è ottimista: «In tema di viabilità qualcosa è cambiato»..
PAGEREF _Toc95731722 \h205
GIORNALE DI BRESCIA 18 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731723 \h206
Ferrovia delle valli: un progetto nato cento anni fa.
PAGEREF _Toc95731724 \h206
BRESCIAOGGI 19 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731725 \h207
«Viabilità: promesse da rispettare»..
PAGEREF _Toc95731726 \h207
GIORNALE DI BRESCIA 20 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731727 \h208
Viabilità: lettera al ministro.
PAGEREF _Toc95731728 \h208
BRESCIAOGGI 21 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731729 \h208
La viabilità camuna.
PAGEREF _Toc95731730 \h208
BRESCIAOGGI 22 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731731 \h209
Strade di valle, ecco le cure.
PAGEREF _Toc95731732 \h209
BRESCIAOGGI 23 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731733 \h210
«Tutti per la strada», subito polemica.
PAGEREF _Toc95731734 \h210
BRESCIAOGGI 25 LUGLIO 2003.
PAGEREF _Toc95731735 \h211
La Lega all’attacco: «Comitato fittizio»..
PAGEREF _Toc95731736 \h211
GIORNALE DI BRESCIA 2 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731737 \h212
“Tutti per la strada”: chiesti tempi certi per il completamento della 510 e
della 42
PAGEREF _Toc95731738 \h212
BRESCIAOGGI 2 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731739 \h213
Viabilità, il comitato è legittimato. Confermata la marcia di settembre.
PAGEREF _Toc95731740 \h213
BRESCIAOGGI 3 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731741 \h214
Sebina, un serpentone lungo otto chilometri
PAGEREF _Toc95731742 \h214
BRESCIAOGGI 6 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731743 \h215
Viabilità: «La Provincia ha fatto il suo dovere»..
PAGEREF _Toc95731744 \h215
BRESCIAOGGI 6 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731745 \h216
Viabilità: la Lega accusa il Comitato “Tutti per la strada”: «Solo propaganda»
PAGEREF _Toc95731746 \h216
GIORNALE DI BRESCIA 15 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731747 \h217
Si allarga la strettoia di Cedegolo.
PAGEREF _Toc95731748 \h217
BRESCIAOGGI 23 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731749 \h218
Traffico, il sindaco si allea al comitato.
PAGEREF _Toc95731750 \h218
BRESCIAOGGI 24 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731751 \h219
Viabilità: ecco la mappa dei lavori in corso.
PAGEREF _Toc95731752 \h219
GIORNALE DI BRESCIA 24 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731753 \h220
Una “stradina” allevierà i disagi per la chiusura della Iseo-Polaveno.
PAGEREF _Toc95731754 \h220
BRESCIAOGGI 26 AGOSTO 2003.
PAGEREF _Toc95731755 \h221
Pioggia di firme per le strade.
PAGEREF _Toc95731756 \h221
BRESCIAOGGI 5 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731757 \h222
Le strade infinite: «abbiamo bisogno di tutti i cittadini e dei nostri sindaci»
PAGEREF _Toc95731758 \h222
GIORNALE DI BRESCIA 6 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731759 \h223
Viabilità camuna: l’impegno dell’Anas.
PAGEREF _Toc95731760 \h223
GIORNALE DI BRESCIA 9 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731761 \h224
Viabilità: «Tutti per la strada» a protestare.
PAGEREF _Toc95731762 \h224
BRESCIAOGGI 11 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731763 \h225
Nuova Sebina, l’apertura entro fine anno?.
PAGEREF _Toc95731764 \h225
BRESCIAOGGI 12 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731765 \h226
Strade, parte la “lunga marcia”.
PAGEREF _Toc95731766 \h226
BRESCIAOGGI 12 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731767 \h227
L’assessore Parolini sicuro: tempi certi per la Sebina.
PAGEREF _Toc95731768 \h227
GIORNALE DI BRESCIA 13 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731769 \h228
Viabilità, parte la grande marcia.
PAGEREF _Toc95731770 \h228
BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731771 \h229
Tutti in marcia per aprire le strade.
PAGEREF _Toc95731772 \h229
BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731773 \h230
Darfo Boario: viabilità e Prg sotto i riflettori
PAGEREF _Toc95731774 \h230
BRESCIAOGGI 15 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731775 \h231
Viabilità, la protesta è in marcia.
PAGEREF _Toc95731776 \h231
GIORNALE DI BRESCIA 15 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731777 \h232
Una marcia per la strada.
PAGEREF _Toc95731778 \h232
GIORNALE DI BRESCIA 16 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731779 \h232
Sebino: tutti in strada “per la strada”.
PAGEREF _Toc95731780 \h232
GIORNALE DI BRESCIA 16 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731781 \h233
Chiusa la Iseo-Polaveno.
PAGEREF _Toc95731782 \h233
BRESCIAOGGI 17 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731783 \h234
Strade, Pisogne in marcia.
PAGEREF _Toc95731784 \h234
BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731785 \h235
Darfo benedice la marcia.
PAGEREF _Toc95731786 \h235
BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731787 \h236
I temi della “Marcia per la viabilità”.
PAGEREF _Toc95731788 \h236
BRESCIAOGGI 19 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731789 \h237
Marcia per la strada, la benedizione dei parroci
PAGEREF _Toc95731790 \h237
BRESCIAOGGI 20 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731791 \h237
“Tutti per la strada”, oggi la marcia finisce.
PAGEREF _Toc95731792 \h237
GIORNALE DI BRESCIA 20 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731793 \h238
Badetto di Ceto: e ora l’altra metà del tunnel
PAGEREF _Toc95731794 \h238
GIORNALE DI BRESCIA 20 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731795 \h238
Raccolte 12mila firme.
PAGEREF _Toc95731796 \h238
GIORNALE DI BRESCIA 20 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731797 \h239
Raccolte 12mila firme.
PAGEREF _Toc95731798 \h239
BRESCIAOGGI 21 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731799 \h239
I marciatori per la viabilità: «Adesso è l’ora dei sindaci»..
PAGEREF _Toc95731800 \h239
BRESCIAOGGI 21 SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731801 \h240
Abondio al corteo. Polemica a Darfo.
PAGEREF _Toc95731802 \h240
GRAFFITI SETTEMBRE 2003.
PAGEREF _Toc95731803 \h241
Un Comitato piuttosto scomodo.
PAGEREF _Toc95731804 \h241
BRESCIAOGGI 24 SETTEMBRE 2003.
Viabilità: «Ai comuni servono date certe».
BRESCIAOGGI 31 OTTOBRE 2003 Ventimila firme sulle strade.
BRESCIAOGGI 31 OTTOBRE 2003.
Parolini: «La Sebina pronta a fine anno».
GIORNALE DI BRESCIA 31 OTTOBRE 2003 “Tutti per la strada”: 20.257 firme.
GRAFFITI DICEMBRE 2003.
Se trent’anni vi sembran pochi.
BRESCIAOGGI 4 FEBBRAIO 2004 «Inaugurazione? No, grazie».
BRESCIAOGGI 4 FEBBRAIO 2004.
Un tronco lungo 15 chilometri, più della metà in galleria.
GIORNALE DI BRESCIA 4 FEBBRAIO 2004.
Sabato 7 febbraio l’apertura della strada.
BRESCIAOGGI 5 FEBBRAIO 2004.
Strade sicure: pronti 2,3 milioni
BRESCIAOGGI 5 FEBBRAIO 2004.
La nuova Sebina avvicina Zone.
GIORNALE DI BRESCIA 5 FEBBRAIO 2004.
I limiti di velocità sulla nuova Statale 510.
L’ECO DI BERGAMO 7 FEBBRAIO 2004.
Variante pronta, Alto Sebino più vicino a Brescia.
GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004.
Una porta panoramica sul Sebino.
GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004.
Un percorso con undici gallerie
GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004
Tredici anni per i tre lotti
GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004
Un monumento verrà eretto nei prossimi mesi
GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004
Viaggio nel cuore delle colline moreniche del lago
GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004
Cittadini pronti a scendere in strada
BRESCIAOGGI 7 FEBBRAIO 2004
La nuova “Sebina” è al taglio del nastro
BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004
Sebina, una strada per l’Europa
BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004
«Il traforo del Mortirolo si realizzerà»
BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004
Trent’anni fatti di speranze, dubbi, problemi e ritardi costati 162 milioni di
euro
BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004
Al taglio del nastro proteste per la passerella dei politici
GIORNALE DI BRESCIA 8 FEBBRAIO 2004.
«La nuova Sebina, una porta aperta verso l’Europa»
GIORNALE DI BRESCIA 8 FEBBRAIO 2004
Politici ed amministratori soddisfatti: caduta una barriera per lo sviluppo
BRESCIAOGGI 10 FEBBRAIO 2004
Nuova Sebina, distanze accorciate
BRESCIAOGGI 11 FEBBRAIO 2004
La Statale Sebina
GIORNALE DI BRESCIA 12 FEBBRAIO 2004.
Battello, ferrovia, strada: l’ardua risalita del Sebino.
BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2004.
Nuova statale, un altro tassello.
BRESCIAOGGI 23 GENNAIO 2005.
Nuova Statale 42, l’Anas aggiudica altri cantieri
GIORNALE DI BRESCIA 23 GENNAIO 2005.
Capodiponte-Berzo Demo: aggiudicati gli appalti
GIORNALE DI BRESCIA 9 FEBBRAIO 2005.
Bretella di 8 chilometri per liberare dal traffico l’area del Basso Sebino.
GRAFFITI DICEMBRE 1988
Superstrada: partiti all’inizio dell’87 con la revisione
del progetto Capodiponte-Cedegolo, alla fine dell’88 manca ancora l’elaborato
tecnico
di Bruno Bonafini
Non c’è convegno in cui la pessima viabilità camuna non sia
messa sotto accusa. E giustamente, sia chiaro. Quanta parte infatti delle nostre
difficoltà economiche è conseguenza di collegamenti viari (le strade statali
verso Brescia e Bergamo) rimasti agli standards degli anni Cinquanta, così da
caricare di costi impropri l’industria e da penalizzare il turismo, che non può
convivere con il caos e le lunghe code? Insomma, lo stato delle strade è insieme
causa e simbolo della nostra marginalità economica e, di riflesso, anche della
inadeguatezza politica di chi ci ha governato negli ultimi decenni: la Dc prima
di tutto, il Psi in secondo luogo; partito quest’ultimo che, se pur ci ricorda
con il suo senatore come la Valle abbia già perso troppe partite, dimentica
facilmente che nella “squadra battuta” non pochi giocatori portavano la maglia
del garofano.
Ma torniamo alle strade, problema dei problemi. Che novità ci
portano gli ultimi anni? Le notizie di stampa e Tv sono spesso state
infondatamente buone, talora trionfanti: dopo i mitici dodici chilometri della
Darfo-Breno, vera opera ciclopica del regime, molti lotti hanno avuto il
progetto aggiornato (il primo era degli anni Settanta) e sono stati annunciati
come ormai in dirittura... di finanziamenti e di appalto. Troppo rispetto a
quanto i camuni continuano a vedere (meglio a non vedere). Poco davvero se si
considera che la congiuntura nazionale è stata per molti aspetti favorevole,
visto che i piani nazionali di spesa per la viabilità lasciavano spesso residui
attivi e quindi disponibilità per chi avesse progetti immediatamente
realizzabili.
Nel poco realizzato non mancano irrazionalità e disfunzioni: si
va dai quasi due anni di ritardo nell’aprire i cantieri della Lovere-Pianico
(poi presto interrotta), alla lunga attesa di collaudo della Camignone-Iseo, da
mesi pronta ma non utilizzabile, o ancora agli incredibili 20 miliardi
dell’estate ’87 per la strada del Gavia, statale di impareggiabile panorama e
dai tanti bisogni, ma non certamente prioritaria rispetto a quella del
fondovalle, strada di nostra quotidiana tribolazione.
Per giungere infine alla vicenda ultima del tratto di
superstrada (il 6º lotto) per il superamento della strozzatura di Cedegolo. Per
usufruire di un quasi certo finanziamento statale si decide per un rapido
aggiornamento del vecchio progetto: 100 milioni se ne vanno così tra una perizia
geologica ed un nuovo elaborato tecnico del tratto Sellero-Cedegolo. A studio
concluso ci si rende conto che il tratto verso Sellero risulta troppo elevato
rispetto al piano stradale (una decina di metri): l’opera risulterebbe
inutilizzabile senza il precedente 5º lotto, a meno di costruire un difficile e
costoso raccordo.
Il tutto trova finalmente soluzione con l’ipotesi di unificare
5º e 6º lotto in una galleria di ben 5 chilometri che parte da Capodiponte ed
esce a nord di Cedegolo. Progetto accettabile, anche se tardivo rispetto ai
costi già sostenuti.
La decisione formale di procedere in tale direzione viene
assunta in Comunità montana nel marzo ’88, presenti anche i sindaci della media
e alta Valle. Ma nonostante l’urgenza proclamata tutto si blocca di fronte alla
scelta dello studio tecnico a cui commissionare il nuovo appetitoso progetto. La
crisi progressiva che sta maturando da mesi in Comunità montana coinvolge anche
questo problema: trascorrono così i mesi senza una scelta.
Partiti all’inizio dell’97 con la revisione del vecchio
progetto, ci troviamo a novembre ’88 ancora privi dell’indispensabile elaborato
tecnico.
Rimarranno ancora disponibili i finanziamenti nazionali? Nel
frattempo non mancheranno i convegni e le accorate perorazioni dei nostri
notabili Dc sulla necessità per la Valle di una viabilità all’altezza dei tempi.
GRAFFITI MARZO 1992
Miracolo di tempi elettorali
Il traforo del Mortirolo torna al centro del dibattito
politico-amministrativo camuno
di Bruno Bonafini
Non è la programmazione a decidere in Italia ciò che si
realizza o non si realizza. Anzi, se preceduti da una cert’aria di
improbabilità, certi “cadeaux” elettorali fanno ancora più effetto.
E così, a novembre ’91 (periodo elettorale per Brescia città),
il consiglio d’amministrazione dell’Anas, presieduto dal ministro Prandini,
decide per la zona un sostanzioso pacchetto di interventi, tra questi il
progetto di massima del traforo del Mortirolo e l’impegno allo stanziamento di
75 miliardi per il preforo. Il comune di Edolo, gennaio ’92, approva il
documento di massima: altre realtà (gli enti locali del versante valtellinese)
compiono o si preparano a compiere scelte analoghe.
Contemporaneamente alcuni pongono il problema della viabilità
ferroviaria, chi sostenendo il doppio tunnel, per gomma e ferro, chi proponendo
la priorità per il secondo. Quest’ultima ipotesi presenta a suo favore alcuni
dati non trascurabili. Il collegamento ferroviario tra le valli alpine del Nord
è già stato oggetto di valutazioni positive da varie parti “pubbliche”: ne parla
il Piano regionale per il riassetto e lo sviluppo della Valtellina; trova
gradimento tra gli enti pubblici del Trentino (collegamento con la Malè-Trento);
e sembra che nella vicina Svizzera venga apprezzata la possibilità di collegare
l’Engadina con la rete italiana (Bellinzona-Colico). Per la Valle Camonica si
aprirebbe la possibilità, tramite la Valtellina, di collegarsi ad un sistema che
raccorda tutte le valli alpine e di snellire comunicazione e raccordo verso la
rete nazionale della Lombardia. Tutto ciò implicherebbe l’elettrificazione di
tutto il tratto Brescia-Edolo della Snft, con i vantaggi che ne conseguono.
La stessa Regione Lombardia ha prodotto in un recente studio
un’analisi del complessivo sistema di collegamento ferroviario della zona
alpina. Non altrettanto “istruito” è il problema per quanto riguarda il
collegamento stradale. Un traforo solo stradale non sembra attualmente di
particolare interesse.
Se l’intervento è visto solo nella funzione di collegamento
intervallivo, i benefici sull’economia delle due valli sono tutti da dimostrare,
e d’altronde ancora nessuno ha calcolato i flussi attuali, le conseguenze future
ed i benefici eventuali (e con quale ricaduta rispetto alle due zone). Se
l’intervento invece si presenta come prima fase di un piano di grande viabilità
internazionale, allora non si possono trascurare alcuni gravi interrogativi.
Interrogativi che nascono dai seguenti dati di fatto:
la programmazione nazionale e internazionale ha mostrato in varie
occasioni di non ritenere opportuna la scelta, la cui utilità è ormai venuta
meno per il realizzarsi di altri collegamenti;
la Regione Trentino-Alto Adige e la Provincia di Bolzano hanno in
più occasioni respinto l’ipotesi di traforo dello Stelvio e di massicci
interventi in Val Venosta per la viabilità internazionale;
la viabilità della Valle Camonica è del tutto inadeguata a
sopportare un traffico internazionale (che sarebbe costituito anche da un
notevole numero di mezzi pesanti), anche ammettendo un rapido completamento
della superstrada (che nei tratti realizzati si mostra speso insufficiente già
ora).
Per chi vive in Valle e misura la qualità della vita con altri
parametri piuttosto che con i metri quadrati di asfalto, l’ultimo punto è
particolarmente importante. I facili entusiasmi dovrebbero infatti misurarsi con
quanto si verifica periodicamente, ad esempio, prima e dopo il Brennero, dove
l’intensità del traffico di mezzi pesanti esaspera chi vive e chi amministra
quei luoghi. Trasformare la valle in un budello invivibile di fumi, di rumori e
di automezzi non sembra una scelta lungimirante, né per la gente né per gli
operatori economici e turistici. Per questi ultimi la valle ha altri valori su
cui puntare.
D’altronde, i costi finanziari di un tale progetto di grande
viabilità rendono poco credibile una politica del “fatto compiuto”, quella di
chi dice: «Facciamo il primo passo, e così costringeremo gli altri a fare il
resto». Ci sono di mezzo decisioni internazionali, stanziamenti di migliaia di
miliardi e probabilmente questioni ecologiche-naturalistiche non piccole (Parco
dello Stelvio).
Insomma, che dire della questione nel suo complesso? Noi
continuiamo a credere che i problemi della viabilità in Valle nell’immediato e
nel medio periodo non presentino una “priorità Mortirolo”.
Nonostante le importanti decisioni su molti tratti della
superstrada, molto resta e rimarrà ancora per una decente viabilità di
fondovalle (nei tratti dismessi o di futura dismissione; la viabilità di mezza
costa; quella verso i passi...).
Così come molto resta da fare per una rete ferroviaria moderna,
e proprio per questo ha una innegabile razionalità l’indicazione di un traforo
ferroviario del Mortirolo, scelta che aprirebbe prospettive e funzioni nuove per
la nostra rete e che comporterebbe una sua reale modernizzazione.
É un’ipotesi, quest’ultima, certamente di minor fascino, per
questo il suo destino in un momento elettorale è quello di apparire piccola
piccola. Ma se le elezioni mostrassero che la gente è stanca di “sparate”
elettoralistiche, e desse il segno che razionalità e rigore sono ancora graditi?
GRAFFITI DICEMBRE 1992
di Guido Cenini
I giornali locali ripetono ormai con sistematica periodicità i
soliti titoli: «I lavori della nuova 510, Sebina orientale, sono fermi»; «I
cantieri smobilitano»; «I piloni restano pinnacoli nel deserto»; «Mancano i
soldi per le perizie suppletive»; «Le varianti in corso d’opera non sono state
finanziate»...
Purtroppo la stampa bresciana, di qualunque area essa sia, si
ferma qui, cercando le conseguenze, gli effetti e i piagnistei di sindaci ed
assessori. Manca ovunque l’analisi fredda e lucida delle cause, del perché siamo
arrivati alla paralisi dei cantieri senza aver portato a termine la
realizzazione della superstrada sebino-camuna. Sono cause politiche, non
tecniche! In Valle Camonica è avvenuto esattamente quello che in certe regioni
accadeva quando diventava ministro il potente boss locale, e tutti i
concittadini finivano in Posta, oppure i soldi dell’Anas finivano in tante
strade e stradine (oggi li chiamano “voti di scambio”).
Noi bresciani, in questi ultimi anni, abbiamo avuto un ministro
“assistenzialista” che in campagna elettorale ha distribuito strade a tutti,
soprattutto laddove c’erano i fedeli servitori, senza tener conto delle priorità
oggettive, delle emergenze, delle aspettative. Solo che la Valle non ha bisogno
di “meridionalizzarsi”, di clientelismo, di assistenzialismo, né di elemosine
elettorali. Come cittadini dello stato italiano rivendichiamo dei diritti
sacrosanti. La superstrada deve essere costruita al di là del ministro di turno,
deve essere realizzata per la marginalità territoriale del comprensorio camuno
rispetto ai grandi traffici nazionali ed europei e rispetto alle località
centrali. Chi ci nega questo diritto lo fa perché ci vuole elargire favori. La
nuova statale è ferma perché un ministro ci ha compiacevolmente elargito un
favore. Noi rivendichiamo uno stato di diritto.
GRAFFITI DICEMBRE 1992
di Franco Regazzoli
«A Edolo a cento all’ora entro due anni», tuonava l’allora
ministro dei Lavori pubblici, Giovanni Prandini, all’apertura dei cantieri della
nuova Sebina. Personalmente credo non ci abbia creduto nessuno, e aggiungo che
ne passeranno ancora più di due per rendere percorribile la nuova superstrada. A
tutt’oggi, infatti, la situazione dei cantieri è allarmante: il 4º lotto
(cantiere di Iseo) è parzialmente fermo in seguito a disposizioni Anas, con la
conseguente messa in Cassa integrazione di 40 operai. Il 5º lotto (cantiere di
Sulzano), affidato al consorzio di imprese Sicalf-Follioley, è addirittura fermo
e molto probabilmente si dovrà rifare la gara d’appalto (personalmente mi sono
sempre chiesto se un appalto di tale portata poteva essere affidato ad una
impresa che era praticamente in stato prefallimentare).
La situazione non cambia sugli altri lotti: 30 operai in Cassa
integrazione sul 6º lotto, e le avvisaglie di crisi già si intravedono sul 7º e
8º lotto. Per quanto riguarda il 5º e 6º lotto (Capodiponte-Berzo Demo),
nonostante le assicurazioni fatte dal capo del compartimento Anas di Milano,
ing. Michele Minenna, registriamo un ritardo di sei mesi rispetto alla data di
affidamento dei lavori, e nonostante questo l’impresa non sembra avere alcuna
fretta di iniziare. La situazione non è molto diversa nel cantiere di Lovere,
dove l’impresa Secol lavora da oltre sei anni: dei 110 operai in forza ne sono
rimasti una quarantina.
Concludendo, per i 550 operai occupati il futuro non è per
niente roseo, ed Edolo è ancora lontano.
BRESCIAOGGI 19 MAGGIO 1993
Sale Marasino. Seicento posti a rischio sulla Sebina
Corteo per far riaprire i cantieri. La manifestazione
fissata per il 31, mentre scattano 73 licenziamenti alla Iseo Scarl
di Giuseppe Zani
Alla fine il dado è stato tratto: il blocco della vecchia
Sebina orientale, per premere su Roma affinché vengano rifinanziati i lavori
sull’intera asta della nuova 510, si farà il 31 maggio prossimo. Si tratterà,
tuttavia, non di un’occupazione della sede stradale in punti prefissati, bensì
di un corteo di lavoratori, sindaci e cittadini del comprensorio che si snoderà
in mattinata da Sulzano a Sale Marasino e rallenterà il traffico quel tanto che
serve a distribuire volantini e a informare i passanti sui motivi della
singolare forma di protesta.
Lo ha annunciato ieri, nella sede della Comunità montana del
Sebino bresciano, a Sale Marasino, la Federazione lavoratori delle costruzioni,
affiancata dai massimi esponenti delle confederazioni sindacali a livello
provinciale. In sala, a rappresentare le istituzioni, il presidente della
Comunità montana, Zaccaria Almici. Fuori, una specie di presidio, con bandiere
rosse e striscioni, improvvisato dai 73 operai della Iseo Scarl che hanno
ricevuto in questi giorni il preavviso di licenziamento: scatterà venerdì 21. E
sono stati proprio questi operai a trasformare l’incontro dei sindacati con la
stampa in una sorta di assemblea al calor bianco.
Di là del tavolo Tullio Clementi della Fillea-Cgil, Roberto
Ravelli della Cisl confederale, Lorenzo Corradini della Feneal-Uil, Angelo
Zanelli della Uil confederale, a battersi per una strategia che mobiliti attorno
ai posti di lavoro cancellati nei cantieri della 510 anche le forze sociali e
istituzionali che nella realizzazione della superstrada hanno sempre indicato
uno strumento per il rilancio dell’economia dell’intera zona. Di qua i
licenziati dalla Iseo Scarl a chiedere iniziative incisive subito, telegrammi al
prefetto e al ministro Merloni e blocco ad oltranza della litoranea. «Abbiamo
fretta, non possiamo aspettare il 31 maggio», incalzano.
Clementi dura non poca fatica a dimostrare che «la partita vera
è molto più alta». In gioco, a suo dire, c’è il posto di lavoro per 600 edili
lungo i sei lotti delle statali 510 e 42. Occorre perciò, insiste Clementi, non
solo «coniugare il problema drammatico di chi rischia oggi la disoccupazione coi
temi di respiro più generale», ma anche «non rischiare l’isolamento, costruendo
attorno alla categoria un largo fronte di solidarietà».
Analoghe considerazioni svolgono Ravelli e Zanelli. Alla stanza
del ministro Merloni, secondo loro, non si arriva contrapponendo gli interessi
degli edili della 510 agli interessi dei lavoratori della Valcamonica, già
provati da un’emergenza occupazionale drammatica.
In apertura, Corradini aveva dato notizia che anche i cantieri
della Irces 55 e Secol, sul IV lotto Iseo-Sulzano, alzeranno bandiera bianca a
fine mese. «Almeno si imponesse l’avvio dei lotti V e VI della 42,
Capodiponte-Berzo Demo, già assegnati all’impresa romana Cosiac e finanziati –
aveva caldeggiato Franco Regazzoli della Fillea-Cgil –. Servirebbe ad allentare
la morsa della recessione».
Alla fine, Clementi ha cercato forse trovato un terreno
d’intesa coi licenziati della Iseo Scarl: stamane si terrà un’assemblea al
cantiere di Vello, telegrammi di protesta saranno spediti in varie direzioni e
diventerà permanente il presidio davanti alla sede della Comunità montana.
IL GIORNO 10 GIUGNO
1993
Erano rimasti bloccati per mancanza di finanziamenti
Una settantina di miliardi consentiranno la ripresa.
Affrontato anche il problema della cassa integrazione
di Salvatore Spatola
Via libera per i cantieri edili sulle statali bresciane e
bergamasche rimasti bloccati per mancanza di finanziamenti e per il caos creato
da Tangentopoli.
Ieri, presso gli uffici Anas di Roma – alla presenza dei
rappresentanti sindacali del comprensorio camuno-sebino, Domenico Ghirardi e
Franco Regazzoli della Fillea-Cgil e Graziano Formentelli della Filca-Cisl e del
segretario provinciale ella Feneal, Corradini – l’ing. Costantini, capo
compartimento Anas di Milano, ha comunicato che una settantina di miliardi
consentiranno di riprendere le opere interrotte sulle statali 5 10 Sebina
orientale, 42 del Tonale e della Mendola, 39 Edolo-Aprica e 469 Urago
d’Oglio-Sarnico, meglio conosciuta come 45 bis.
L’Anas capitolina ha assicurato che il decreto legge che
consente il riavvio dei lavori attualmente bloccati è stato approvato dal
Consiglio dei ministri, e che nei prossimi giorni sarà pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale.
I finanziamenti messi in moto sono circa 70 miliardi, metà di
quanto occorre per ultimare tutti i lavori e risolvere uno dei problemi più
gravi, quello della viabilità, per lo sviluppo soprattutto del Sebino e della
Valcamonica.
Lotto per lotto, i miliardi che rivitalizzeranno i vari
cantieri sono così distribuiti: Ss 510, lotto IV, Iseo-Sulzano, imprese Irces 55
e Secol, 22 miliardi; VI lotto, Marone-Toline, impresa De Lieto-Donati, 8
miliardi 57 milioni; VII lotto, Toline-Pisogne, impresa Cogefar, 3 miliardi 947
milioni; VIII lotto, Pisogne-Darfo, impresa Carena, 2 miliardi 700 milioni.
Per questa strada resta sospesa ogni iniziativa sul V lotto,
Sulzano-Marone, perché l’azienda è in amministrazione controllata.
Per la Ss 42, variante di Costa Volpino, impresa Secol, il
finanziamento è di 4 miliardi 271.850 lire.
Per la Edolo-Aprica, impresa Bregoli, è stato deliberato un
appalto di 8 miliardi 123 milioni. Su questa statale, per la variante di Corteno
Golgi, dal Km 15 al Km 28, sono previsti pure 2 miliardi 125 milioni. Sulla 45
bis, per il lotto III del primo stralcio, sono stati deliberati 18 miliardi 895
milioni.
Durante l’incontro è stato affrontato il problema della casa
integrazione che, per questo settore, non può superare i 300 giorni.
Sono diverse centinaia i lavoratori che sono stati licenziati o
posti in casa integrazione, rischiando così, se non si trova un sollecito
stratagemma, di perdere il posto di lavoro.
Di questo e dei problemi legati ai lavori sul tratto della Ss
42 Capodiponte-Berzo Demo, fermo per l’esistenza di un palo Enel che blocca
l’inizio delle opere in galleria e per le difficoltà che si prospettano per i
cinque chilometri di galleria in progetto, si discuterà il prossimo 17 giugno in
un nuovo incontro che le parti avranno presso l’Anas di Milano.
BRESCIAOGGI 10 GIUGNO 1993
Il consiglio dei ministri ha stanziato 87mila milioni per
il completamento delle arterie bresciane. Garantita la Cig per gli operai “fuori
organico”
Il sindacato esulta: «La grande marcia degli edili ha
sbloccato la situazione»
di Giuseppe Zani
Torna a fluire il denaro pubblico sulle arterie a scorrimento
veloce lasciate a mezzo nel Bresciano.
La notizia è di fonte sindacale giunge direttamente da Roma.
Sono in arrivo – sulle aste delle varianti alle statali 510 (Sebina orientale),
42 (Tonale e Mendola), 45 bis (Virle Tre Ponti-Tormini), 469 (Urago
d’Oglio-Sarnico) e 39 (Edolo-Aprica) – circa 87 miliardi e 350 milioni,
stanziati con decreto approvato dal Consiglio dei ministri giusto in questi
giorni e in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Si tratta di soldi che con ogni probabilità non basteranno ad
ultimare le opere avviate o già a buon punto; ma che in ogni caso porteranno una
boccata d’ossigeno nei cantieri, temporaneamente chiusi o agonizzanti,
disseminati lungo le statali in ammodernamento sopra citate.
«Le pressioni del sindacato e la marcia di protesta degli
edili, attuata il 31 maggio scorso tra Sulzano e Sale Marasino, hanno prodotto
questo primo risultato: gli impegni assunti oggi dicono che c’è la volontà di
sbloccare i lavori», fa sapere dalla capitale Domenico Ghirardi, segretario
della Fillea-Cgil per il comprensorio Sebino-Camuno.
A Roma Ghirardi – affiancato dai colleghi Franco Regazzoli
della Fillea-Cgil, Graziano Formentelli della Filca-Cisl e Lorenzo Corradini
della Feneal-Uil, oltre che da alcuni esponenti delle tre sigle di categoria a
livello regionale e nazionale – ha ieri incontrato, nella sede dell’Anas, il
direttore generale della sede centrale dell’Anas, il direttore generale
dell’azienda di Stato, dottoressa Cercello, e il capo compartimentale di Milano,
ingegner Costantini.
«Se da un lato ci è stato assicurato che la machina delle
procedure burocratiche si rimetterà prontamente in moto – racconta Ghirardi –
dall’altro ci è stata fornita tutta una serie di dettagli circa la nuova
copertura finanziaria decisa dal Consiglio dei ministri».
Ecco i soldi che sono stati stanziati –in aggiunta all’importo
dell’appalto – per il completamento della nuova 510 da Iseo a Darfo: IV lotto
Iseo-Sulzano, assegnatarie le imprese Irces55 e Secol, 22 miliardi; VI lotto
Marone-Toline, imprese De Lieto e Donati, 8 miliardi e 507 milioni; VII lotto
Toline-Pisogne, dite Cogefar-Impresit, 3 miliardi e 947 milioni; VIII lotto
Pisogne-Darfo, ditta Carena, 2 miliardi e 710 milioni.
Per la cosiddetta “variante di Costa Volpino”, sulla statale
42, invece, altri 4 miliardi e 271 milioni.
Il lettore attento avrà forse notato che non s’è fatta menzione
del V lotto della 510, Sulzano-Sale Marasino, e dei lotti V e VI della 42,
Capodiponte Berzo Demo. Il primo è fermo dall’ottobre scorso – in seguito alla
messa in amministrazione controllata dell’impresa mandataria, la Sicaf di Roma,
e al successivo lancio della spugna da parte della Follioley di Pisogne – e
andrà riappaltato. I secondi, già assegnati all’impresa romana Cosiac e
interamente finanziati, non sono praticamente mai partiti.
«Due questioni che abbiamo sottoposto alla dottoressa Cercello
chiedendo, da una parte, che l’avvocatura dello Stato sciolga in fretta i nodi
giuridici inerenti il tratto Sulzano-Sale Marasino e, dall’altra, che l’Anas non
tolleri che altre scuse pretestuose rinviino l’inizio effettivo dei lavori tra
Capodiponte e Berzo Demo», continua Ghirardi.
Del resto, assicura il segretario comprensoriale della
Fillea-Cgil, il sindacato non abbasserà la guardia nei prossimi giorni;
vigilerà, anzi, affinché l’Anas alle promesse faccia seguire i fatti. Un
incontro, a questo proposito, è già stato fissato a Milano per il prossimo 17
giugno.
Soldi aggiuntivi, si diceva, sono stati pure stanziati per il
primo stralcio del III loto della 45 bis, Virle Tre Ponti-Tormini: 18 miliardi e
805 milioni; per la 469, Urago d’Oglio-Sarnico: 16 miliardi e 800 milioni; per
la 39, Edolo-Aprica: 8 miliardi per l’intero tracciato e 2 miliardi e 225
milioni per la variante di Corteno Golgi.
«Non possiamo che esprimere un giudizio parzialmente positivo –
sintetizza in conclusione Ghirardi – Abbiamo infatti ottenuto non solo che la
maggior parte dei cantieri torni a girare a regime, ma anche che sia estesa agli
edili in forza sulle arterie bresciane la cassa integrazione nella misura già
prevista per chi è impegnato nella realizzazione delle cosiddette “grandi
opere”.
CORRIERE DELLA SERA
10 GIUGNO 1993
L’Anas rifinanzia le varianti di Brescia e Bergamo
Ma in Valtellina fermi i cantieri
di Enzo Iacono
BRESCIA – Via libera da Roma alle varianti delle statali
bresciane e bergamasche bloccate dagli scandali: ieri, mentre i lavoratori della
Valtellina invadevano per protesta la statale 38, l’Anas ha annunciato la
riapertura di molti cantieri. E per centinaia di operai si allontana l’incubo
del licenziamento.
Il decreto legge che rifinanzia i lavori sarà pubblicato nei
prossimi giorni sulla Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento è stato messo a punto
nella capitale in un incontro con i sindacati di categoria. Per l’area del
Sebino e della Valcamonica erano presenti i dirigenti di Fillea-Cgil, Filca-Cisl
e Feneal. Per l’Anas di Milano c’erano il capo compartimento, ingegner
Costantini.
Sulla statale 510, per il quarto lotto Iseo-Sulzano sono stati
assegnati 22 miliardi alle imprese Secol e Irces55; per il sesto Marone-Toline
l’azienda De Lieto-Donati ha ricevuto 8 miliardi e 57 milioni; per il settimo
Toline-Pisogne la Cogefar ha ottenuto 3 miliardi e 947 milioni; per l’ottavo
Pisogne-Darfo la Carena incasserà 2 miliardi e 710 milioni. Rimane in sospeso il
quinto lotto Sulzano-Marone, perché la ditta Follioley è in amministrazione
controllata, ma c’è già l’impegno a riappaltare i lavori.
Fermo anche il tratto Capodiponte-Berzo Demo della statale 2
bergamasca, dove sono già sicuri i 4 miliardi alla Secol per la variante di
Costa Volpino.
Per la 39 Edolo-Aprica è stato deliberato un appalto di 8
miliardi e 123 milioni. E per il primo lotto della variante di Corteno Golgi (13
chilometri) sono in arrivo altri 2 miliardi e 825 milioni. Mentre sulla 469, per
il terzo tronco del primo stralcio da Urago d’Oglio a Sarnico, sono pronti quasi
19 miliardi.
«A conti fatti – dice Domenico Ghirardi (Cgil) – nel bresciano
sono stati sbloccati lavori per circa 70 miliardi, rispetto ai 150 necessari per
ultimare tutte le opere. Ora chiediamo di garantire la riassunzione a chi è
rimasto senza cassa integrazione». Nell’edilizia, questo “ammortizzatore” non
può superare i tre mesi. Il 17 giugno nuovo vertice tra sindacati e Anas a
Milano.
Più complesso il problema dei lavori affidati a trattativa
privata, soprattutto in Valtellina: si attende un decreto del ministero dei
Lavori pubblici per riappaltare le opere con gare “trasparenti” e aperte a tutte
le imprese.
GIORNALE DI BRESCIA
10 GIUGNO 1993
I sindacalisti son tornati da Roma con una promessa
dell’Anas: finanziamenti per 87 miliardi
68 miliardi per l’area sebina e camuna, 19 per la “45 bis”
di Giuseppe Antonioli
VALCAMONICA – La lunga notte potrebbe essere vicina all’alba.
Ieri a Roma i sindacalisti bresciani (soprattutto camuni) hanno avuto la buona
notizia. A discutere con la direttrice generale facente funzione dell’Anas,
dottoressa Cercello e con un dirigente dell’Anas di Milano, Costini,
erano scesi Domenico Ghirardi e Franco Regazzoli della Cgil, Formentelli della
Cisl e Corradini della Uil. Alla fine, come ci spiega Ghirardi, la loro
soddisfazione era notevole, anche se «come San Tommaso siamo sospettosi:
vogliamo vedere attuate queste premesse prima di abbassare la guardia».
Sessantotto miliardi, si diceva, solo per l’area sebino-camuna,
per riaprire i cantieri chiusi e far riprendere il lavoro alle centinaia di
operai licenziati o in cassa integrazione. Risaliamo la valle, lotto per lotto,
ancora una volta. Ma finalmente il nostro viaggio non è solo un pellegrinaggio
fra le sciagure.
Per il quarto lotto (svincolo di Iseo, appaltato a Secol,
Irces55 e Chini & Tedeschi) arriveranno 22 miliardi. Il sesto lotto,
Marone-Toline (vi lavoravano la De Lieto-Donati e la S.Co.Ge. Sud) avrà 8
miliardi e 157 milioni. Il settimo, sempre sulla “510”, il Toline-Pisogne
(Pisogne Scarl e alcune imprese consorziate), avrà circa quattro miliardi,
mentre 2.710 milioni andranno all’ottavo, Pisogne-Darfo (impresa Carena). Un
solo cantiere interessato, per ora, per quanto riguarda la “42”. Il cantiere
della Secol nel tratto di Costa Volpino riceverà 4.271 milioni.
Ma detto del bene, veniamo ai problemi ancora aperti: quelli
eterni del quinto lotto della 510, Sulzano-Sale, e della Capodiponte-Berzo Demo,
sulla “42”. Nel primo caso si dovrà procedere ad un riappalto dei lavori, ma
anche qui si potrebbero accelerare i tempi: il 17 giugno è in programma su
questo argomento un incontro a Milano fra i sindacalisti e i dirigenti Anas
lombardi. Nell’altro caso, pure, ci sono state a Roma assicurazioni che i lavori
verranno avviati. Staremo a vedere come e quando.
Per restare in tema camuno dobbiamo dire poi che oltre dieci
miliardi sono in arrivo per la statale 39 dell’Aprica: 8 miliardi al cantiere
della ditta Bregoli, tra Corteno ed Edolo, e 2.825 milioni per la realizzazione
della variante di Corteno, in galleria. Chiudiamo con i 18.800 milioni per il
primo lotto della Urago-Sarnico (statale Sebina occidentale, la “469”), mentre,
in area gardesana, segnaliamo i quasi 19 miliardi per il terzo lotto, primo
stralcio, della “45 bis”. Per portare a compimento tutti i lavori tra Sebino e
Valcamonica servirebbero 150 miliardi. Quasi 70 sono in arrivo: non è un passo
da poco.
GIORNALE DI BRESCIA 11 GIUGNO 1993
Ottimismo con qualche cautela dopo la promessa dell’Anas di
sostanziosi stanziamenti per i cantieri della superstrada
Il 17 nuovo incontro a Milano: ci sono ancora due lotti
bloccati
di Paolo Piccoli
LAGO D’ISEO – Si fa più sostenuta la speranza di una rapida
riapertura dei cantieri della nuova Sebina 510 e della 42 che sale in
Valcamonica. Dopo l’avviso di uno stanziamento di una buona scorta di miliardi
(87: 64 per la Sebina camuna e 19 per la 45 bis) dall’ufficio centrale dell’Anas
romana, i sindaci si preparano a una serie di incontri con le diverse imprese
appaltatrici dei lavori perché “tengano duro”, rimandino insomma, dove è ancora
possibile, il licenziamento dei lavoratori (quei pochi) che sono rimasti in
cantiere nonostante le tempeste. Non possiamo sapere se è stata la
manifestazione di protesta sulla Sebina orientale di una decina di giorni fa,
quando un centinaio di operai che vedevano come un miraggio il posto di lavoro
hanno rallentato per circa un’ora il traffico, o gli insistenti incontri dei
rappresentanti di categoria con il prefetto perché facesse da tramite con il
palazzo dei dicasteri, ma, di fatto, i responsabili dell’Anas hanno dato, almeno
sulla carta ma in maniera ufficiale, una disponibilità al rifinanziamento delle
opere realizzate per più del 60% sull’opera totale. Una boccata di ossigeno che
rianima non solo i lavoratori, ma l’intera popolazione di questa fetta di
provincia che negli ultimi mesi assisteva impotente alle opere rimaste a
mezz’aria.
Il “Grande progetto” sembra essersi svegliato e, come dicevamo
nell’edizione di ieri, i miliardi promessi non dovrebbero farsi attendere. Così,
per il quarto lotto (svincolo di Iseo, appaltato a Secol, Irces e Chini &
Tedeschi) si attendono 22 miliardi; per il sesto lotto, Marone-Toline (vi
lavoravano la De Lieto-Donati e la S.Co.Ge. Sud) poco meno della metà, 8
miliardi e 157 milioni. Quattro miliardi è invece la cifra promessa al settimo
lotto Toline-Pisogne (Pisogne Scarl e alcune imprese consorziate) e 2.710
milioni quella assegnata all’ottavo, Pisogne-Darfo (impresa Carena). Sulla “42”
è invece solo uno il cantiere coinvolto nella tornata di rifinanziamento: quello
in cui è all’opera la Secolo, nel tratto di Costa Volpino, che dovrebbe
rianimarsi con 4.271 milioni. Restano ancora tragiche le condizioni del quinto
lotto, Sulzano-Sale, dove entro una quindicina di giorni l’Anas dovrebbe
provvedere al riappalto dei lavori. «In questo caso la situazione è pesante
perché oltre alla mancanza di fondi siamo di fronte a problemi di ordine
giudiziario – spiega Domenico Ghirardi della categoria edili della Cgil di Valle
Camonica –. La Follioley (impresa impegnata nei lavori sul tratto) versa infatti
in amministrazione controllata, una situazione particolarmente delicata che non
agevola certo la ripresa dell’opera». E i dubbi su come si risolverà l’inceppo
giudiziario della impresa appaltatrice sono al centro del commento di Zaccaria
Almici, presidente della Comunità montana del Sebino bresciano: «Sono stato tra
i primi a rilevare il pericolo di un blocco dei lavori, quindi preferisco vedere
gli operai che riprendono a pieno ritmo prima di esultare per i finanziamenti.
La novità non può che farci piacere, resta però il fatto che il lotto centrale
della nuova 510 è in condizioni pessime, anche per via dell’impasse giudiziario
dell’amministrazione controllata. Dobbiamo quindi sperare che anche sul tratto
Sulzano-Sale si affacci una prossima via d’uscita».
I nuovi miliardi scavalcheranno infatti il V lotto e si
fermeranno un po’ prima della tappa finale della superstrada 42. Anche il lotto
Capodiponte-Berzo Demo non vedrà neppure una lira della nuova linfa a causa di
una situazione che più volte abbiamo definito “tragicomica”. Qui le imprese
incaricate, la Cosiac, Ghella e Ferrari, non hanno mai aperto il cantiere per un
traliccio dell’Enel che impedisce il via libera ai lavori in galleria. Niente
lavori iniziati, quindi, niente soldi, bloccando un impegno per almeno 150
operai che potrebbero presto trovare lavoro.
Vi sono invece buone nuove per la statale 345 del passo “Croce
Domini” che dovrebbe entrare in possesso di un finanziamento per 3 miliardi e
340 milioni per «eliminazione di sopravvenuti pericoli», una delle tante
varianti quasi improvvisamente riaffiorate (e soprattutto prese in
considerazione) negli uffici dell’Anas. Nell’attesa che le cifre si tramutino in
denari sonanti come si comporta il sindacato? «Abbiamo impostato una serie di
incontri con le imprese impegnate nei lavori di ammodernamento delle nuove
superstrade interessate nel finanziamento – continua Ghirardi – il primo è con
la Secol. A questa come ad altre che hanno già drasticamente ridotto il numero
dei lavoratori chiederemo la riassunzione. La stessa Anas ha invitato
esplicitamente queste società a non peggiorare la situazione proprio adesso che
si fa più nitida una via d’uscita».
Un invito a “tenere duro” insomma, almeno là dove è ancora
possibile. Negli altri casi (e purtroppo sono i più numerosi) si deve in qualche
modo ripartire da dove ci si era fermati, sperando di non trovare “sorprese”
sotto forma di deperimenti. Un’altra tappa è per il 17 giugno in un incontro tra
i sindacalisti e i dirigenti Anas lombardi: «In questo colloquio – conclude
Ghirardi – le risposte dovrebbero essere ancora più esaustive». Speriamo bene.
IL GIORNO 18 SETTEMBRE 1994
LOVERE – Assicurazioni della Regione sul completamento
della variante alla statale 42
Scetticismo alla Comunità montana – Il problema della
viabilità per il Tonale
di Salvatore Spatola
LOVERE – Sulla tormentata strada di variante alla strada
statale 42, nel tratto Lovere-Darfo-Toline, ci sono delle novità, positivamente
accolte dai Comuni interessati. É stato assicurato, in Regione, che entro l’anno
partiranno i lavori per l’ultimazione del tratto Costa Volpino-Darfo.
Sono queste, in sintesi, le ultime notizie emerse, nei giorni
scorsi, da un incontro avvenuto al Pirellone, organizzato dal vicepresidente,
Riccardo Marchioro, con la partecipazione dello stato maggiore dell’Enas, dei
rappresentanti dei Comuni di Lovere e di Costa Volpino e dell’assessore
provinciale ai Trasporti, Giuliano Capetti. «Durante l’incontro – assicura il
vicesindaco di Lovere Vasco Vasconi – è stata data assicurazione che l’Enas ha
ricevuto consenso a proseguire i lavori del secondo lotto nella galleria di
Costa Volpino».
La notizia è importantissima, anche perché in quella sede l’ex
Anas, oggi Enas, ha espresso la volontà di terminare in tempi rapidi lo svincolo
del Bersaglio, croce e delizia della mobilità e per Bergamo.
Il Comune di Lovere ha sollecitato l’apertura provvisoria dello
svincolo di Costa Volpino. Il Comune interessato preferisce, però, una soluzione
definitiva.
«Il problema nostro – ribadisce Vasconi – è quello della
viabilità che è un po’ il tormentone di tutta la statale 42 del Tonale. É
importantissimo, visto che le difficoltà non si possono risolvere tutte in un
colpo, che si lavori per tappe. E, dunque, indispensabile che si apra lo
svincolo del Bersaglio per consentire un alleggerimento del traffico sulla
strada che attraversa Lovere».
Dopo l’incontro regionale, in Comunità montana, a Lovere, si è
riunito l’apposito comitato che vigila sulla 42. Anche in quella sede tutti si
sono dimostrati felici della notizia, anche se qualcuno di dice scettico. Si
attende ora la lettera dell’Enas che ufficializzi la novità.
Intanto, Cgil e Cisl comprensoriali, nella lettera inviata al
ministro dei Lavori pubblici, senatore Roberto Radice, riservano una nota a
questo tratto di statale. Si ricorda che sono stati spesi oltre 500 milioni per
abbattere una casa che ostacolava la costruzione dello svincolo che, fino a poco
tempo fa, mancava di un progetto definitivo e che la farsa, progetto provvisorio
o definitivo, continua ancora oggi.
BRESCIAOGGI 23
SETTEMBRE 1994
Lettera di denuncia del sindacato al ministro dei Lavori
pubblici
di Gino Tomasini
Per riuscire a riannodare le fila del lungo discorso bisogna
fermare l’attenzione su due passaggi “andati in onda” tra l’inverno del ’93 e la
primavera scorsa. Con gli imprenditori in galera, vittime di Tangentopoli i
cantieri chiusi e le finanze ridotte all’osso (nel ’91 la disponibilità di cassa
del ministero era di 98mila miliardi, oggi è di 7.500), l’allora titolare del
dicastero, il democristiano Merloni e le parti sociali si trovarono a dover
gestire quella che fu definita “l’emergenza nell’emergenza”.
Era chiaro che con le casse vuote sarebbe stato impossibile
pensare di risolvere tutti i problemi. Fu obbligatorio quindi sedersi a un
tavolo e cercare un compromesso. Praticamente ogni Regione venne invitata a
presentare al ministro “l’elenco delle priorità”: una lista cioè dei lavori
urgenti da portare a termine in attesa di momenti migliori. Il sindacato
camuno-sebino, forse scottato da anni di promesse disattese, andò oltre:
malgrado tutti i lotti della 42 e della 510 fossero entrati di diritto
nell’elenco, i rappresentanti degli edili indicarono “la priorità nella
priorità”.
Le proposte del sindacato
In sostanza il loro ragionamento fu questo: pur di vedere
qualcosa di finito, al momento ci accontentiamo del completamento dei tratti
Lovere/Costa Volpino/Darfo, Darfo/Pisogne/Toline e il ripristino del tratto di
statale 469 a Tavernola franato a lago oltre un anno fa.
Scriveva allora il sindacato: «Con meno di 40 miliardi queste
opere possono in breve tempo essere terminate, rendendo transitabili arterie
dove oggi si registrano grosse difficoltà allo smaltimento regolare del
traffico. Traffico che costringe i cittadini del posto, gli autotrasportatori e
i turisti a code estenuanti». Ragionamento messo nero su bianco il 17 marzo
scorso in un protocollo d’intesa firmato dall’assessore regionale ai trasporti
dell’epoca, Fiorello Cortiana, dai presidenti delle tre comunità montane
interessate e dai segretari di Cgil e Cisl.
Dieci giorni dopo ci sono state le elezioni politiche che hanno
ribaltato gli assetti nel Palazzo. Ministro dei lavori pubblici è stato nominato
il senatore Roberto Radice (Forza Italia). Il 12 maggio le forze sindacali di
categoria gli hanno inviato una prima lettera, senza peraltro ottenere risposta,
per informarlo della situazione.
Cos’è successo nel frattempo? É successo – sottolineano
Domenico Ghirardi della Cgil e Gianni Foresti della Cisl – che il flusso di
denaro pubblico è sì tornato a scorrere, che sulle strade camune sono
effettivamente piovuti 36 miliardi, ma che le indicazioni di priorità del
sindacato sono rimaste lettera morta. E in uno dei primi passaggi della missiva,
i due segretari non nascondono le loro perplessità al riguardo, arrivando a
parlare di vero e proprio sperpero. Vediamo perché.
Ignorate le indicazioni
Due settimane fa sono ripresi i lavori sul 4º lotto della
statale 510 Iseo/Sulzano (2 miliardi e 500 milioni). Idem sul 6º lotto
Marone/Toline (11 miliardi e 500 milioni). «Ma – fanno notare i due segretari –
gli stessi non potranno venire utilizzati perché il 5º lotto [Sulzano/Sale
Marasino, al momento bloccato a metà] dovrà essere riappaltato». Ergo: si
spendono 33 miliardi per finire strade lungo le quali comunque non passerà
un’auto per anni, quando se la stessa cifra fosse stata convogliata come da
richiesta avrebbe dato subito una risposta concreta.
Ma c’è dell’altro. Parlando del 7º lotto in località
Gratacasolo di Pisogne, sempre sulla 510, i rappresentanti degli edili ricordano
che i lavori sono bloccati perché l’Anas, o Enas che dir si voglia, non ha
ancora approvato la «perizia di variante che contempla l’ultimazione dei 130
metri di galleria e il completamento dello svincolo». Di conseguenza «il
cantiere è stato messo in sicurezza e all’interno della galleria sono stati
costruiti due muraglioni di cemento armato (che dovranno successivamente essere
abbattuti per poter procedere nella perforazione), con una spesa di un centinaio
di milioni».
Un’ulteriore chicca, evidenziata nella lettera, riguarda i
lotti 7 (Toline/Pisogne) e 8 (Pisogne/Darfo). In quest’ultimo lo stato di
avanzamento dei lavori è al 90%, tanto che è già iniziata l’asfaltatura della
carreggiata. Solo che, dicono Ghirardi e Foresti, «se non si completerà il 7º
lotto, tale tratto non potrà essere aperto, in quanto lo svincolo di Gratacasolo
aspetta l’approvazione della perizia di variante». E l’asfalto, la cui posa alla
fine costerà diverse decine di milioni, rischia dunque di rimanere mesi sotto le
intemperie con le conseguenze immaginabili.
Non è finita. Il tratto Lovere/Costa Volpino/Darfo, sulla
statale 42, è stato aperto al transito un paio d’anni fa in un unico senso di
marcia. Motivo: la presenza di una vecchia casa nei pressi dello svincolo a
Costa Volpino (un edificio di tre piani lì da oltre trent’anni: i progettisti
però sembra che non se ne siano accorti) che rendeva pericoloso il flusso dei
veicoli in entrambe le direzioni di marcia. L’Anas sosteneva che la sua
demolizione avrebbe risolto tutti i problemi. «Ora la casa è stata demolita, con
una spesa di oltre mezzo miliardo, ma si è scoperto che lo svincolo non può
essere allargato perché manca il progetto definitivo». E a Tavernola, malgrado
l’annuncio dell’imminente apertura del cantiere, si continua a circolare su un
ponte provvisorio di barche.
Una galleria senza
finestre
L’ultima “perla” riguarda il lotto 5 e 6, Capodiponte/Berzo
Demo, «dove – denuncia sempre il sindacato comprensoriale – sono stati
progettati cinque chilometri di galleria senza prevede neppure una finestra. Non
osiamo pensare – concludono quindi Domenico Ghirardi e Gianni Foresti – cosa
potrebbe succedere se lì sotto dovesse verificarsi un incidente».
BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE 1994
di Salvatore Spatola
Sulle pessime condizioni delle strade statali bresciane sono
ritornati l’on. Aldo Rebecchi (Pds) ed il sen. Aldo Gregorelli (Ppi). Il primo,
sulla scorta di quanto riferiamo nel pezzo accanto, ha inoltrato
un’interrogazione urgente al ministro dei Lavori pubblici Radice. Gregorelli,
non avendo invece avuto risposta all’interrogazione presentata mesi fa, la
settimana scorsa ha scritto all’Ufficio legislativo del Senato per sapere quando
il ministro Radice intende dargli le notizie richieste.
«Se perdurerà questo silenzio – ha assicurato Gregorelli –
interverrò in aula e solleciterò la risposta. Il 14 settembre ho inoltre
presentato un’ulteriore interrogazione, nella quale chiedo anche di sapere
quando finiscono le responsabilità della prima repubblica e cominciano quelle
della seconda. Vorrei sapere quando risponderanno dei “peccati” di omissione,
perché questo governo sta omettendo, anche sul fronte delle strade, di fare il
suo dovere».
Intanto al Pirellone si è svolto su iniziativa del
vicepresidente della Regione, Riccardo Marchioro, un incontro con i
rappresentanti dell’Enas (ex Anas), dei comuni di Lovere e Costa Volpino,
l’assessore provinciale alla Viabilità e ai Trasporti di Bergamo, Giuliano
Capetti. L’Enas ha annunciato di aver ricevuto il consenso a proseguire i lavori
del secondo lotto della statale 42 dalla galleria di Costa Volpino a Pisogne. In
quella sede l’ex Anas ha espresso la volontà di terminare, in tempi rapidi, lo
svincolo del Bersaglio.
«Il Comune di Lovere – commenta il vicesindaco Vasco Vasconi –
è felice di questa notizia. Possiamo considerare perciò in partenza i lavori
verso la fine dell’anno che dovranno concludersi al massimo in 18 mesi».
Il Comune di Lovere ha sollecitato l’apertura dello svincolo
provvisorio di Costa Volpino. L’amministrazione comunale di quel paese
preferisce, però, una soluzione definitiva. «Il problema nostro – ribadisce
Vasconi – è quello che la viabilità diventi efficiente e più razionale. Visto
che le difficoltà non si possono risolvere tutte d’un colpo, è importantissimo
che si lavori per tappe. E, dunque, che si apra lo svincolo del Bersaglio per
consentire un alleggerimento del traffico sulla strada che attraversa Lovere».
Dopo l’incontro regionale, in Comunità montana, a Lovere, si è
riunito l’apposito comitato che vigila sulla statale 42. Anche in quella sede
tutti si sono dimostrati felici della notizia. Alla soluzione del problema del
tratto Costa Volpino-Pisogne è legato il futuro della frazione di Volpino,
gravemente danneggiata dallo sparo delle mine per la realizzazione del
sottosante tunnel. Il parroco della frazione, don Giacomo Bassini, ha in
proposito ricevuto assicurazioni sia dall’Enas che dal vicepresidente della
Regione.
GRAFFITI OTTOBRE 1994
di Bruno Bonafini
Tangentopoli prima, la presa di coscienza della gravità della
crisi delle finanze pubbliche poi, si sono abbattute sui cantieri della
costruenda grande (?) viabilità camuno-sebina come un flagello.
Primo, hanno fatto chiudere alcuni cantieri per le vicende
giudiziarie delle ditte appaltatrici; hanno impedito, secondariamente, il
ricorso a quelle che un tempo erano le tanto comode varianti in corso d’opera,
quelle che consentivano alle ditte di rifarsi, a suon di miliardi, sia dei costi
aggiuntivi costituiti dalle mazzette quanto dei ribassi d’asta, talora clamorosi
ma necessari a dribblare qualche concorrente non allineato in gara d’appalto.
Così i sette lotti di superstrada previsti tra la fine degli
anni ’80 ed i primi ’90, da >Iseo in su per la SS 510, da Sovere a Darfo per la
SS 42 fino al tratto Capodiponte-Cedegolo, ad inizio ’94 sono tutti “in panne”,
in modo più o meno grave (dovevano essere pronti nel ’92!).
I fondi necessari per le varianti e per concluderli ammontano
complessivamente a 190/200 miliardi. Una cifra enorme, che realisticamente
nessuno ha pensato essere immediatamente spendibile per le ormai povere casse
dell’Anas, alleggerite da una crisi finanziaria del bilancio statale che tutti
conosciamo (le disponibilità annunciate dell’Ente sono ridotte ad un decimo dei
tradizionali budget).
Bene ha fatto quindi, a suo tempo, la Giunta regionale
Ghilardotti a chiedere agli interessati indicazioni di precise priorità per i
limitati nuovi stanziamenti. Altrettanto bene hanno operato i Sindacati
comprensoriali e le Istituzioni locali nell’indicare rigorosamente che priorità
delle priorità non poteva che essere il completamente del tratto “più maturo”,
quello Sovere-Lovere-Costa Volpino-Darfo (oltre alla ricostruzione della strada,
crollata a lago, di Tavernola). Segnalazione fatta alla Regione, all’Anas, al
ministero dei Lavori pubblici prima delle elezioni, ripetuta dopo il 27 marzo.
Ed è il nuovo ministro, il berlusconiano Radice, a dar corso
allo stanziamento ’94 di 40 miliardi: intervento che è il primo schiaffo del
“nuovo corso” alle aspettative della Valle, e non per l’insufficienza rispetto
ai bisogni che si poteva supporre.
La doccia fredda è nell’indicazione degli interventi: la scelta
dell’Anas cade sul completamento dei tratti Iseo-Sulzano (4º lotto, 22,5
miliardi) e Marone-Toline (6º lotto, 11,5 miliardi). Interventi che non
produrranno alcun miglioramento per le comunicazioni valligiane fino a quando
non verrà completato anche il 5º lotto, Sulzano-Sale Marasino, rimasto a metà e
per il quale occorrono ben 90 miliardi ulteriori, cifra che per ora, e forse per
molto, è ben lontana dall’essere disponibile.
La vicenda è l’ennesimo sberleffo ad una popolazione da decenni
penalizzata nel suo sviluppo e nei suoi servizi da una rete viaria d’altra
epoca.
La richiesta di rendere utilizzabile immediatamente quanto era
realisticamente possibile non ha goduto di molta considerazione. Con quale
logica si sia deciso, è difficile capire: forse i riciclati hanno buttato alle
ortiche le vecchie bandiere, ma non hanno tagliato i fili di vecchie clientele.
E quanto alla trasparenza...
Il buon governo della cosiddetta seconda repubblica provvede
paternalisticamente, con quella saggezza che i sudditi e i figli possono anche
non capire! Si degnerà di spiegarcela, questa logica, qualcuno dei nuovi astri
nascenti o dovremo accontentarci delle periodiche giaculatorie sul liberismo e
sul federalismo?
GIORNALE DELLE TRE VALLI 31 DICEMBRE 1994
L’impresa che deve eseguire il quinto e sesto lotto
Capodiponte-Berzo Demo ha aperto la procedura di licenziamento. Sindacati
all’attacco
di s.sp.
Disoccupazione, piove sul bagnato. In Valcamonica il fardello è
già pesante – 6mila gli iscritti nelle liste di collocamento – ma è destinato a
divenire ancor più gravoso dopo che l’impresa Edolo Scarl del gruppo
Cosiac-Spal, che sta eseguendo i lavori del quinto e sesto lotto della
superstrada 42, nel tratto Capodiponte-Berzo Demo, ha aperto la procedura di
licenziamento per tutti i 68 dipendenti occupati nel cantiere.
Questa procedura, per i lavoratori edili, non è di mobilità.
Permette soltanto di avere tempi di 75 giorni per risolvere i problemi sorti.
Se, malauguratamente, la vicenda non dovesse risolversi positivamente, dunque, i
lavoratori rimarrebbero a spasso, col diritto della sola disoccupazione
ordinaria.
Per discutere su quanto sta succedendo nel cantiere della
Capodiponte-Berzo Demo, il Collegio costruttori di Brescia ha convocato, nei
giorni scorsi, le organizzazioni sindacali. Attorno al tavolo, dunque, si sono
trovati giovedì sera il geometra Zanframundo per i costruttori; l’ingegner Lillo
per l’impresa; i sindacalisti Ghirardi, Regazzoli, Formentelli e Bontempi per le
organizzazioni confederali Cgil-Cisl-Uil.
L’azienda ha chiuso il cantiere, dopo aver realizzato il 15%
delle opere. Ora chiede [...] miliardi di oneri aggiuntivi per i ritardi
accumulati, non dipendenti dalla sua volontà.
«Le cause delle difficoltà per la prosecuzione dei lavori –
scrivono Ghirardi (Fillea-Cgil), Foresti (Filca-Cisl) e Bontempi (Feneal-Uil) al
presidente della Comunità montana di Valcamonica – sono da ricondurre ad una
progettazione eseguita con i “piedi” e funzionale alla vecchia logica degli
appalti».
Il sindacato non ha dubbi e chiama a rispondere per quanto di
loro competenza gli enti locali, i comuni di Capodiponte, Sellero, Cedegolo e
Berzo Demo e la Comunità montana: «Comuni e Comunità montana – ricorda Ghirardi
anche per i colleghi – hanno approvato nel 1992 il progetto. I lavori sono stati
consegnati nel giugno dello stesso anno,con un ribasso d’asta del 32% su un
importo di 98 miliardi per essere ultimati il 24 giugno 1994. A quella data era
stato eseguito il 15% di tutta l’opera, spendendo 10 miliardi».
Tra le procedure criticate dai sindacati c’è quella della
consegna dei lavori mentre i beni ambientali bocciavano il progetto per via
dello svincolo di Berzo Demo. All’inizio dell’opera erano sorte inoltre anche
lungo il tracciato nuove gravi situazioni.
Ora c’è una perizia di variante che prevede una finestra in
galleria, lo svincolo di Berzo Demo a chiocciola nel tunnel, e il sottopaso
ferroviario per imbocco e sbocco sulla statale 42, nei pressi del Graffiti.
«Essendo stati eseguiti già dei lavori per circa 10 miliardi – scrivono le
organizzazioni sindacali anche ai sindaci interessati – e non avendo ancora
definito le scelte progettuali relative alle varianti di progetto, onde evitare
che delle risorse pubbliche siano state spese inutilmente e ci lascino sul
terreno un’altra “opera incompiuta”, diventa quanto mai indispensabile
promuovere quelle azioni che permettano di arrivare a completare l’opera e,
nello steso tempo, creino una prospettiva occupazionale per i lavoratori.
Ricordiamo che il tormentato progetto della superstrada
sebino-camuna comprende sette lotti, per un investimento complessivo a base
d’asta di ben 416 miliardi. I lavori sono a buon punto nei tratti
Sovere-Lovere-Costa Volpino (80%), Pisogne-Darfo (93%), Toline-Pisogne (80%),
Iseo-Sulzano (85%) e Marone-Toline (75%). Il lotto Sulzano-Sale Marasino è
invece fatto al 50%.
IL GIORNO 15 GENNAIO 1995
CAPODIPONTE – Il presidente della Comunità montana sul
cantiere
Il sindaco di Piamborno pensa a iniziative “pesanti”
di Salvatore Spatola
Ha messo in movimento le autorità competenti a tutti i livelli
e i parlamentari bresciani, i senatori Luciano Garatti (Forza Italia) e Aldo
Gregorelli (Ppi), i deputati Francesco Ghiroldi (Lega Nord) e Aldo Rebecchi
(Pds), il presidente della Comunità montana di Valle Camonica, Alessandro
Bonomelli, per coinvolgerli nella nuova grave situazione in cui si trova il
cantiere della Edolo Scarl, nel tratto di variante della SS 42,
Capodiponte-Berzo Demo.
Come abbiamo avuto modo di informare i nostri lettori,
l’azienda ha aperto la procedura di licenziamento per tutti i 68 lavoratori
stante l’impossibilità di continuare i lavori per la mancanza di indicazioni
tecniche e progettuali.
«In difetto di immediate scelte adeguate – scrive il presidente
dell’ente comunitario – si dovrà assistere al blocco definitivo dei lavori, dopo
che si sono spesi ben 9 miliardi in opere e in presenza della richiesta di oneri
e danni (32 miliardi) da parte dell’impresa appaltatrice; richiesta che supera
di gran lunga l’importo delle opere fin qui eseguite».
Bonomelli richiama il sottosegretario ai Lavori pubblici
Stefano Aimone Prina, il quale, in un recente incontro a Breno, organizzato
dalla Lega Nord, si è impegnato a rimuovere gli ostacoli che impediscono la
prosecuzione e il completamento dell’opera.
Il presidente della Comunità montana ritiene indispensabile un
incontro nella sede che verrà ritenuta più propria, alla presenza di idonee
rappresentanze del compartimento Anas di Milano, della Regione Lombardia e della
Direzione lavori. Intanto, con le organizzazioni sindacali e i sindaci dei
Comuni interessati di Capodiponte, Sellero, Cedegolo e Berzo Demo, Bonomelli
andrà in cantiere, domani, per avere il quadro completo della situazione.
Ma cosa pensa di questa svolta, presa dal V e VI lotto di
lavori sulla SS 42, l’onorevole Francesco Ghiroldi? L’abbiamo incontrato a
Piamborno ove il parlamentare leghista è sindaco. «É un problema che si accumula
a una serie di altre situazioni che si vivono in Valcamonica – risponde –.
Sembrava, nel convegno da noi organizzato nel mese scorso, con la partecipazione
del sottosegretario Aimone Prina, che ci fossero tutti i buoni propositi per
dare sbocco, finalmente, a questa situazione della viabilità camuna, invece, il
castello mostra delle crepe. Per quanto mi riguarda, assicuro il massimo impegno
perché la vicenda imbocchi i binari della correttezza. Domani prenderò contatti
col Ministero, per verificare quali siano le difficoltà e come sia possibile
superarle. Io, tra l’altro, avevo dato delle indicazioni ai cittadini del mio
collegio invitandoli a una dimostrazione di forza, se le cose non si
sbloccheranno entro tempi ragionevoli».
Ghiroldi pensa a iniziative “pesanti” che dovrebbero
coinvolgere anche gli amministratori camuni, le organizzazioni sindacali e gli
abitanti di questa zona fortemente penalizzata.
BRESCIAOGGI [...] GENNAIO 1995
Capodiponte – Il collegamento,
che porta verso Berzo Demo, prevede la costruzione di un tunnel
L’impresa Cosiac afferma di non
poter proseguire a causa dell’incertezza progettuale
di Salvatore Spatola
Un anno proprio da dimenticare il 1994. Le disavventure legate
ai cantieri di variante della SS 42, del Tonale e della Mendola, e della SS 510,
Sebina Orientale, non sono finite. Proprio in questi giorni, il Collegio
costruttori di Brescia, tramite la loro associata Cosiac-Edolo Scarl, che ha in
appalto il V e il VI lotto della SS 42, Capodiponte-Berzo Demo, ha convocato le
organizzazioni sindacali del comprensorio camuno-sebino e ha comunicato
l’apertura della procedura di licenziamento per i 68 dipendenti occupati nel
cantiere in questione.
«Le ragioni sono da ricondurre a una progettazione di scarsa
qualità – ha detto Domenico Ghirardi a nome di Cgil-Cisl-Uil –. Una
progettazione fatta a suo tempo, nell’era di Tangentopoli, con grande
superficialità. I quattro Comuni interessati (Capodiponte, Sellero, Cedegolo e
Berzo Demo) allora approvarono, assieme alla Comunità di Valle Camonica, il
progetto che, fra l’altro, ostruiva l’attuale statale 42. Ci sarà perciò
necessità, dando corso all’attuazione dello svincolo di Capodiponte, di deviare
l’attuale strada costruendo un’apposita bretella».
Ma dove stanno gli errori che hanno portato alla chiusura del
cantiere? «Si è predisposto il progetto, si erano ottenute le cosiddette
parziali approvazioni – rispondono le organizzazioni sindacali – e l’Anas ha
dato in appalto l’opera alla Cosiac col ribasso d’asta del 32% per un importo
d’asta di 68 miliardi».
L’opera riguarda il collegamento tra Capodiponte e Berzo Demo
con il superamento in galleria dell’abitato di Cedegolo. Il tunnel è lungo oltre
5 chilometri. Sono previsti, inoltre, uno svincolo a nord, a Berzo Demo, e un
sottopasso ferroviario per imbocco e sbocco sull’attuale SS 42, in località
albergo “Graffiti”. Nel primo tratto di galleria, lungo circa 750 metri, è
venuta alla luce la sorgente di San Carlo che serviva parte del Comune di
Sellero, la Scianica e Capodiponte. Il prosciugamento della sorgente ha creato
gravi disagi a Sellero, quantificati in 1,5 miliardi.
«Nonostante tanti punti interrogativi – continuano
Cgil-Cisl-Uil – i Beni ambientali hanno bocciato il progetto nel momento in cui
veniva appaltato. L’azienda, perciò, ha iniziato i lavori con un progetto che
formalmente occorreva definire. Il problema è ancora questo. La Cosiac ha
eseguito lavori per circa 10 miliardi di lire. Una serie di difficoltà hanno
creato ritardi nell’esecuzione delle opere, tanto è vero che la consegna è stata
fatta il 25 giugno del 1992 e l’ultimazione era prevista per il 14 giugno 1994.
Cioè l’opera dovrebbe essere già a disposizione dei cittadini».
Per effetto delle difficoltà incontrate, oltre a quelle di
progettazione, l’azienda ha eseguito i lavori per 10 miliardi di lire e ha
chiesto oneri aggiuntivi, per effetto di situazioni non dipendenti dalla sua
volontà, per oltre 23 miliardi.
L’azienda afferma che, avendo eseguito lavori per il 15%,
trovandosi in una situazione di incertezza progettuale, non è in condizione di
poter eseguire l’opera.
GIORNALE DELLE TRE VALLI 9 FEBBRAIO 1995
L’annunciata protesta dei
camionisti fermerà anche il treno
di Salvatore Spatola
Se non ci saranno ripensamenti dell’ultima ora, gli
autotrasportatori dell’Alto Sebino e della Valcamonica, appartenenti al
sindacato Fai e Unatras, dalle ore sei di sabato occuperanno le statali 42 del
Tonale e della Mendola, a Lovere, dove si riuniranno in permanenza a Villa
Milesi, e 510 Sebina Orientale, a Pisogne. Sarà occupata pure la sede
ferroviaria Iseo-Edolo. Il Sebino, bresciano e bergamasco, e la Camunia
rischiano di rimanere isolati ad oltranza, finché gli autotrasportatori non
avranno in mano un impegno scritto, serio, che metta fin a una situazione
pesante che dura ormai da troppo tempo.
I motivi di questa decisione “forte” sono due, soprattutto: la
chiusura al traffico pesante del lungolago di Lovere; l’inagibilità della
galleria di Costa Volpino, nei due sensi di marcia. Gli autisti dei Tir diretti
in Valcamonica viceversa sono costretti, dunque, a fare il giro del Sebino,
seguendo la direzione Castro-Sarnico-Iseo-Pisogne, con perdita di tempo e
denaro.
A nulla sono valsi gli incontri in Provincia a Bergamo, in
Prefettura, in regione e persino a Roma, nella sede del ministero dei Lavori
pubblici. Lo “scaricabarile” dura da anni: i Comuni sulla Provincia, questa
sulla Prefettura, che ha chiamato in causa l’Anas e l’assessorato regionale che,
a loro volta, hanno rinviato tutto il faldone a Roma.
In un primo tempo si attribuivano le colpe della mancata
entrata in funzione dello svincolo provvisorio di Costa Volpino a un edificio
proprio nella zona di incontro fra la variante e la statale 42. É stato speso
oltre mezzo miliardo per acquisire la casa che è stata, finalmente, eliminata.
Ma ci si è accorti subito che quello della costruzione ingombrante era un falso
problema. I due Comuni (Lovere e Costa Volpino) non sono esenti da
responsabilità. Quello di Lovere, dopo l’intervento di consolidamento del
lungolago, franato in acqua, ha messo mano al rifacimento di parte di via
Tadini, aumentando così il disagio di una insufficiente circolazione. La base
degli autotrasportatori non lesina strali anche agli amministratori di Costa
Volpino, accusati di aver intralciato, con una serie di richieste, l’apertura
dello svincolo del Bersaglio.
Il sindaco di Lovere, Vasco Vasconi, è preoccupato: «Posso
capire gli autotrasportatori – afferma – ma mi auguro che la manifestazione
possa essere bloccata prima di sabato prossimo. Se il blocco verrà messo in
atto, mi auguro che possa servire, almeno, a risolvere il problema». L’indice è
puntato sull’Anas che, già lo scorso anno, aveva assicurato che in poco tempo
avrebbe aperto, provvisoriamente, lo svincolo del Bersaglio, considerato che i
problemi della mancanza di spazio erano stati superati. I mesi sono volati via e
la situazione è sempre quella per i camionisti. L’Anas, dunque, per il primo
cittadino di Lovere, si è confermato un interlocutore che non merita fiducia.
«Con i rappresentanti dei camionisti e dell’Unatras abbiamo
discusso molto sulla questione del tratto Lovere-Costa Volpino – afferma
Domenico Ghirardi, responsabile della Fillea-Cgil comprensoriale –. Capisco lo
stato d’animo degli autotrasportatori, ma non condivido la loro iniziativa nel
senso che su un problema come quello della viabilità, non solo i camionisti ma
tutti i cittadini sono interessati. Insieme abbiamo lottato e portato avanti
delle iniziative. Lo scopo della manifestazione è quello di creare un consenso
attorno all’argomento. Non so se il blocco programmato, che va a colpire altri
cittadini, creando loro altri problemi, sia la strada più giusta».
Ghirardi ricorda il fallimento della burocrazia e degli
incontri che da anni si rinnovano su questo settore: «Noi, probabilmente, il 18
e 19 febbraio – annuncia – saremo impegnati sul problema della viabilità in una
iniziativa che coinvolgerà Capodiponte (statale 2) e Sulzano (statale 510).
Avremmo preferito che questo problema fosse affrontato tutti insieme. É vero che
le iniziative eclatanti richiamano. Non vorrei, però, che creassero reazioni
opposte. Dobbiamo cercare il consenso della gente, non l’opposizione».
GIORNALE DELLE TRE VALLI 5 MARZO 1995
Camionisti solidali, grandi
assenti sono state le imprese
di Salvatore Spatola
Sulzano, primo atto delle proteste legate alla viabilità
sebino-camuna che non riesce a risolvere alcuni annosi problemi. Ieri ha avuto
luogo il rallentamento del traffico, in programma pure per oggi a Capodiponte, a
partire dalle ore 15.
É una strada, la statale 510, la Sebina orientale, che si
chiama “speranza”. Solo questo è il sentimento che alberga ormai negli
amministratori e negli abitanti dei comuni lacuali. I cantieri, aperti nel 1990,
dovevano essere chiusi, con i lavori ultimati, dopo 720 giorni dalla consegna
dei progetti, cioè entro il 1992. E invece sono ancora in alto mare. Siamo nel
’95 e solo la speranza non ha abbandonato il sindacato e le amministrazioni
locali. I cittadini non credono più nello Stato, nell’Anas, in chi doveva
difendere i loro diritti e ha fallito nell’intento. Ci sono persone che hanno
ceduto i terreni sui quali si stanno eseguendo i lavori e ancora non hanno
percepito una lira.
Tangentopoli ha creato situazioni che rischiano di non
risolversi. Il 5º lotto della 510, Sulzano-Sale Marasino, deve essere
riappaltato, comprendendo parte del 4º e del 6º lotto. Ieri, così, le
organizzazioni sindacali camuno-sebine, le istituzioni e gli amministratori dei
comuni rivieraschi hanno effettuato, davanti al palazzo municipale di Sulzano,
un rallentamento del traffico da e per la Valcamonica,con volantinaggio. La
protesta si è svolta dalle 9 alle 11, sotto l’occhio vigile dei carabinieri e
della polizia.
Alla manifestazione hanno partecipato anche i lavoratori della
Ols di Pisogne, che dal primo maggio sono in cassa integrazione per crisi
aziendale. L’attuale situazione scade il 30 aprile, senza che a tutt’oggi sia
stata approvata dal ministero competente.
Da maggio i dipendenti non prendono lo stipendio. Chi si è
dimesso non ha ancora percepito la propria liquidazione. Inoltre, se non
avverranno fatti nuovi e positivi, quali la vendita ad altri imprenditori del
settore siderurgico,tutti i lavoratori, alla scadenza del periodo di copertura
della cassa integrazione guadagni speciale, saranno licenziati e messi in
mobilità, in quanto la proprietà ha deciso lo smantellamento della fabbrica.
Molto apprezzato è stato il comportamento degli automobilisti,
che hanno dato segni di condivisione della protesta. I camionisti di passaggio
hanno suonato i clacson, qualcuno ha gridato: «Siamo con voi».
«Il significato di questa manifestazione è quello di
sensibilizzare all’unità su questi problemi – ha commentato Domenico Ghirardi
della Cgil comprensoriale –. Vogliamo verificare se, con questo rallentamento e
con quello di domani [oggi per chi legge], le autorità competenti sapranno dare
risposte giuste ai problemi che da decenni attraversa il nostro comprensorio. É
un atto di fiducia che chiediamo alle istituzioni. In mancanza di risposta,
credo che tutti, a partire dai camionisti, che abbiamo tenuto a freno questa
mattina, e dalle imprese (che invece sono assenti ingiustificate a questi
appuntamenti), dovremo mobilitarci.
Sulla stessa onda è sintonizzato il segretario generale della
Cisl comprensoriale, Roberto Ravelli Damioli. «Nella logica di creare la
maggiore unità possibile, abbiamo invitato tutte le imprese del territorio. Mi
riesce difficile pensare che non siano interessate a quanto stiamo facendo. Noi
siamo interessati alle strade anche per loro».
Oggi l’appuntamento è alle ore 15, presso il cantiere della
Edolo Scarl a Capodiponte.
IL GIORNO 5 MARZO 1995
Una serie di manifestazioni di
protesta per sollecitare Anas e ministero
La Mandolossa-Pisogne doveva
essere ultimata entro il ’92
di Salvatore Spatola
«L’ammodernamento della statale 510, Sebino Orientale, tra la
Mandolossa, Pisogne e la statale 42, nei pressi di Darfo Boario Terme e Pisogne,
s’inquadra nel disegno di riqualifica della viabilità statale nel territorio
della provincia di Brescia, a nord della città, fino al confine con la provincia
di Bergamo. La finalità del nuovo asse attrezzato è quella di convogliare i
traffici di transito aventi provenienza o destinazione la Valle Camonica,
decongestionando, in tal modo, l’esistente strada statale costiera 510, che
risulta ora estremamente trafficata e compromette, quasi paralizzandolo, il
traffico locale dei vari centri abitati esistenti lungo la costa orientale del
lago d’Iseo».
Così, nel 1990, l’ingegner Natale Mina motivava l’apertura dei
cinque cantieri di variante alla statale 510, assicurando che il tempo
d’esecuzione per tutti i lotti era previsto in 720 giorni e che, pertanto, i
lavori dovevano essere ultimati entro il 1992. Da allora di vetture sulla
vecchia strada ne sono transitate e ne continuano a passare. Tangentopoli ha
creato situazioni di caos preoccupanti, alcune delle quali rischiano di non
risolversi. Il V lotto della 510, Sulzano-Sale Marasino, deve essere
riappaltato, comprendendo parte del IV e del VI.
Proprio per smuovere il ministero dei Lavori pubblici e l’Anas,
ieri, le organizzazioni sindacali camuno-sebine, le istituzioni e gli
amministratori dei comuni lacuali hanno iniziato le manifestazioni di protesta
da Sulzano. Davanti al palazzo municipale, è stato effettuato un rallentamento
del traffico da e per la Valcamonica con volantinaggio. Tutto si è svolto, dalle
9 alle 11, nella maniera più corretta, alla presenza del capitano dei
carabinieri della compagnia di Chiari, Alberto Galasso, dei carabinieri delle
stazioni di Marone, Capriolo e Iseo e del commissario della squadra mobile di
Brescia. Hanno partecipato alla manifestazione anche i lavoratori della Ols di
Pisogne che, dal primo maggio, sono in cassa integrazione per crisi aziendale.
L’attuale situazione scade il 30 aprile, senza che a tutt’oggi, sia stata
approvata dal ministero competente.
Da maggio, i dipendenti non percepiscono lo stipendio. Chi si è
dimesso non ha percepito la propria liquidazione e, inoltre, se non avverranno
fatti nuovi e positivi, quali la vendita ad altri imprenditori del settore
siderurgico, tutti i lavoratori alla scadenza del periodo di copertura della
Cigs verranno licenziati e messi in mobilità, in quanto la proprietà ha deciso
lo smantellamento della fabbrica.
Sulzano, dunque, è stata la prima tappa di una serie di
iniziative tendenti a coinvolgere le autorità locali, provinciali, regionali e
nazionali, su una situazione insostenibile.
«Il significato di questa manifestazione – ha commentato
Domenico Ghirardi della Cgil comprensoriale – è quello di sensibilizzare
all’unità su questi problemi. Vogliamo verificare se, con questo rallentamento e
quello di domani [oggi per chi legge] le autorità competenti sapranno dare
risposte giuste ai problemi che da decenni gravano sul nostro territorio. É un
atto di fiducia che rivolgiamo alle istituzioni. In mancanza di risposta, credo
che tutti, a partire dai camionisti che abbiamo tenuto a freno questa mattina e
dalle imprese che invece sono assenti ingiustificate a questi appuntamenti,
dobbiamo mobilitarci».
A Ghirardi fa eco il segretario della Cisl comprensoriale,
Roberto Ravelli Damioli. «Nella logica di creare la maggiore unità possibile
abbiamo invitato tutte le imprese del territorio. mi diventa difficile pensare
che queste non siano interessate a quanto stiamo facendo. Noi siamo interessati
alle strade anche per loro che non possono essere competitive se perdura
l’attuale caos».
Oggi l’appuntamento è alle ore 15, presso il cantiere della
Edolo Scarl, a Capodiponte. Anche qui si effettuerà il rallentamento del
traffico. Anche qui, si attendono i sindaci e gli amministratori della
Valcamonica.
GIORNALE DI BRESCIA 5 MARZO 1995
Manifestazione per pochi ieri a
Sulzano sui problemi della viabilità sebina
Ed oggi pomeriggio si replica a
Capodiponte
di Paolo Piccoli
«Come al solito, siamo in pochi», commenta amareggiato Luigi
Bontempi, responsabile degli edili della Uil del comprensorio sebino-camuno, tra
gli organizzatori con i colleghi delle altre confederazioni della manifestazione
di sensibilizzazione che si è tenuta ieri mattina davanti al municipio di
Sulzano. A distribuire volantini e a manifestare contro i ritardi dei lavori
sulle nuove strade statali 510 (che costeggia il lago) e 42 (che sale in valle)
c’erano infatti circa 150 persone, quasi tute del sindacato, quasi tutte col
problema “blocco dei lavori” saldamente attaccato a quello quotidiano del posto
di lavoro.
Gli amministratori pubblici, che avevano partecipato alla
riunione sabato scorso in Comunità montana, si contano sulle dita di una mano,
ma avranno occasione di “rifarsi” domani nell’incontro in programma a Breno.
Sulla strada, a ricordare che il dramma delle opere a mezz’aria
è di tutti, abbiamo visto solo Roberto Bona, primo cittadino di Sulzano, Gian
Pietro Bressanelli di Sellero, Bruno Baraldi, assessore alle attività produttive
di Provaglio d’Iseo e Zaccaria Almici che, oltre ad essere sindaco di Zone,
presiede la Comunità montana del Sebino. Dei loro colleghi dei paesi sebini,
dell’hinterland e della Valle, neanche l’ombra. «L’importante è che partecipino
alla riunione di lunedì pomeriggio con i prefetti», taglia corto Almici,
ricordando che sarebbe più grave se i sindaci dei paesi interessati disertassero
l’assemblea di autoconvocazione (con il sottotitolo di disponibilità
all’autosospensione) in programma per il pomeriggio di domani, 6 marzo, alle ore
14, nella Comunità montana di Valle Camonica a Breno dove dovrebbero essere
presenti i prefetti di Brescia e Bergamo.
A “sensibilizzare” in mezzo alla strada (rallentando il
traffico per poco meno di una decina di minuti nel tratto che costeggia il
municipio del paese sebino) c’erano dunque solo lavoratori, degli edili e degli
operai della Ols, l’acciaieria di Pisogne, attualmente in Cassa integrazione,
che lamentano un disinteresse dei rappresentanti politici ai loro problemi.
Anche nella manifestazione di ieri i “politici” non erano
molti, e quei pochi solo della Lega Nord, scesa in strada con una piccola
rappresentanza della sezione iseana.
Una seconda manifestazione è in programma per il pomeriggio di
oggi – domenica 5 marzo – dalle 15, davanti al cantiere Edolo Scarl di
Capodiponte. «Al termine delle manifestazioni, dell’autoconvocazione dei
sindaci, della richiesta di incontro con il ministro dei Lavori pubblici –
scrivono gli organizzatori della manifestazione – vi sarà la convocazione
congiuntiva entro fine marzo dei tre comitati (presieduti dai presidenti delle
Comunità montane del Sebino bresciano, bergamasco e della Valle Camonica) per
analizzare i risultati e le risposte avute nei vari appuntamenti e decidere, se
ve ne fosse bisogno, iniziative che facciano sentire le nostre proteste al di là
dei confini del Sebino e della Valle».
IL GIORNO 5 MARZO 1995
I sindaci dell’area
sebino-camuna mobilitati perché venga risolto il problema della statale 42
di S.Spa.
Da Iseo alla Valcamonica. Questa la zona d’intervento per la
realizzazione del nuovo tronco della statale 510. Un’area che, unita a sud al
tratto già costruito tra Mandolossa e Bersaglio, dovrà congiungersi a nord alla
statale 42 che porta in alta valle.
La nuova Sebina Orientale si inserisce nel contesto di un
sistematico ammodernamento dell’asse viario Brescia-Iseo-Darfo-Edolo: un’opera
pensata fin dagli inizi degli anni ’70 dall’Amministrazione provinciale di
Brescia per migliorare la viabilità del territorio.
La mancata ultimazione di questa variante, che scorrerà tra la
costa orientale del Sebino e la Valtrompia, sta bloccando la valorizzazione di
un’area di alto interesse turistico in pieno sviluppo commerciale e industriale.
Lo stesso pesante fardello di caos per cantieri rimasti incompiuti, pesa sulla
statale 42. Le organizzazioni sindacali si battono perché almeno sia ultimata la
cosiddetta “priorità delle priorità”, Lovere-Costa Volpino-Darfo-Pisogne-Toline.
Altri nuovi problemi si aggiungono a quelli esistenti. Sono
legati al V e VI lotto, Capodiponte-Berzo Demo. Quasi certamente con i 62
miliardi a disposizione non si potrà ultimare l’opera. Si eseguiranno i lavori
nella zona sud del lotto e si realizzerà un preforo per avere tutte le notizie
relative alla montagna che si dovrà bucare per una lunghezza di circa sei
chilometri.
«É una situazione molto preoccupante – afferma il sindaco di
Sellero, Giampiero Bressanelli –. Queste manifestazioni non produrranno i
risultati sperati. I problemi si giocano su altri tavoli. Il nostro lotto è
partito male. Bisogna unirci e mostrare i denti se vogliamo essere rispettati.
Se perdiamo questo treno, la nostra valle non si risolleverà facilmente. Lunedì,
sarò fra i primi ad autosospendermi dall’incarico amministrativo. Mi auguro che
all’incontro che si terrà in Comunità montana, a Breno (ore 14), ci siano i
prefetti di Brescia e di Bergamo».
Gli occhi della gente sono puntati sul comportamento dei
sindaci. Si teme che le vecchie guardie facciano finta di non aver sentito le
lamentele che avanzano dal popolo stufo di dover sopportare strade
antidiluviane.
«Riconosco al sindacato – afferma il sindaco di Capodiponte
Martino Squaratti – il merito di aver sollecitato le istituzioni. Non so fino a
che punto queste asseconderanno le iniziative».
Vasco Vasconi, sindaco di Lovere, riportando il discorso sullo
svincolo di Costa Volpino, auspica che i lavori siano ultimati nel tempo
stabilito. «Ho qualche paure che i tempi si allunghino –. ci ha detto – Prima si
parlava di una ventina di giorni, ora siamo già arrivati a 45. Non vorrei che
spuntassero altri problemi che allungherebbero di qualche mese i tempi di
agibilità nei due sensi della galleria di Lovere».
GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 1995
Strada bloccata per più di
un’ora, ieri dai lavoratori dei cantieri che dovrebbero costruire la
superstrada, chiusi o in via di chiusura
Ma tra i sindaci si vede solo
quello di Sulzano
di Paolo Piccoli
Hanno sfilato tranquilli, senza violenze “verbali” o peggio,
gli operai edili che con la chiusura dei cantieri della nuova superstrada si
giocano il posto di lavoro. All’appuntamento, alle 10 nel piazzale del Comune di
Sulzano, si sono ritrovati in un centinaio, poco meno di quanto avevano
pronosticato i promotori della manifestazione, la Cgil, la Cisl e la Uil. Che
sono naturalmente presenti con i loro “capi zona” della categoria in questa
manifestazione di protesta dove si vuole difendere non solo il posto di lavoro,
ma lo sviluppo del territorio.
Per poco più di un’ora, dalle 10 alle 11.15, nel tratto
Sulzano-Sale di quella che resta l’unica via di collegamento tra il lago d’Iseo
e la Vallecamonica, si è ribadito, con la prima mossa “movimentista”, il dramma
delle strade a mezz’aria che non portano da nessuna parte. Dietro la ruspa che
apre la fila, “scortati” dai carabinieri della stazione di Iseo, Marone e Chiari
e dagli agenti della Polstrada di Iseo e Brescia, ci sono i muratori e i
minatori delle imprese appaltatrici dell’Anas, rimaste al verde dopo che si è
messo un nodo al rubinetto dei finanziamenti romani.
Giovani operai e padri di famiglia che sfilano quasi
silenziosi, senza slogan o ritornelli preconfezionati. Per loro parla un
ciclostilato, firmato dalle tre confederazioni, che passano dal finestrino agli
automobilisti in colonna. «Con questa iniziativa vogliamo richiamare
l’attenzione degli Enti di Governo, delle Amministrazioni locali, della pubblica
opinione e dei cittadini utenti in merito ai problemi aperti dal blocco delle
opere pubbliche». Si rilancia l’unità tra sindacati, politici e istituzioni
intorno alla resa dell’opera pubblica più importante del comprensorio. Ma
l’appello è disertato dai più e tra i manifestanti si vede solo un sindaco,
Roberto Bona di Sulzano con tanto di striscia tricolore. «Dovevano essere con
noi anche i rappresentanti dei Comuni interessati nei diversi lotti, ma a quanto
pare il problema non li tocca abbastanza», ha ricordato Domenico Ghirardi della
Cgil, che sottolinea la necessità di una viabilità adeguata allo sviluppo del
territorio.
«Dopo vent’anni di attese abbiamo visto l’inizio e
l’avanzamento dei lavori sino al 60% dell’opera totale. Stiamo però attenti a
ricondurre in termini strumentali il rallentamento dei lavori con Tangentopoli.
Da queste interpretazioni il sindacato prende nettamente le distanze, la
giustizia deve fare il suo corso». La questione morale, quindi, come primo
gradino nel confronto con l’Anas, la Regione e il Ministero del lavoro.
«Attendiamo un risultato positivo rispetto ai seguenti punti –
schematizza Lorenzo Corradini della Uil – 1) sblocco degli appalti per la
sollecita ripresa dei lavori; 2) rapida e concreta soluzione dei problemi della
viabilità nelle zone interessate ai lavori stradali; 3) garanzia e tutela del
diritto al lavoro per i lavoratori delle costruzioni e 4) accesso a tutte le
forme disponibili di strumenti di tutela del reddito dei lavoratori in caso di
ferma del cantiere. Non vogliamo assistenzialismo, vogliamo lavorare e una
viabilità efficiente per lo sviluppo del territorio». Ragioni sacrosante che i
sindacalisti hanno ribadito dopo la manifestazione al prefetto di Brescia. «Il
rappresentante del governo deve fare il possibile per sollecitare
l’interessamento del Ministero: servono finanziamenti in tempi brevi prima che
la situazione collassi definitivamente», conclude Gianni Foresti della Cisl.
Con frasi quasi stantie si tengono accese le speranze di una
prossima ripresa. «Se non ci sarà continueremo la protesta: alla manifestazione
di oggi ne faremo seguire altre. Arriveremo, se necessario, anche allo sciopero
generale», chiude secco Ghirardi a nome degli edili della Cgil, mentre gli
operai arrotolano le bandiere rosse che sventolano in corteo.
Si smontano gli altoparlanti e i furgoncini dei cottimisti si
rimettono in moto: almeno per oggi qualcuno ritorna in cantiere. Poi si vedrà.
IL GIORNO 6 MARZO 1995
CAPODIPONTE – Per attirare
l’attenzione sulla viabilità camuno-sebina
Operai in strada e un sindaco ha
annunciato le sue dimissioni
di Salvatore Spatola
Affollata assemblea quella svoltasi, l’altra sera, nel salone
dell’hotel Graffiti di Capodiponte, sui problemi della viabilità camuno-sebina,
intralciata da alcune situazioni annose che penalizzano non solo quanti vivono
nel vasto comprensorio, ma anche le azienda che vi operano. Citare le autorità
intervenute ci porterebbe via spazio. Ci limiteremo, perciò, a segnalare gli
assenti ingiustificati poiché sono quelli che devono dare un grosso apporto per
smuovere l’Anas e il ministero dei Lavori pubblici. Ci riferiamo a parecchi
sindaci che hanno snobbato la riunione e alle aziende che, invitate in 84, hanno
disertato l’appuntamento.
Apprezzata è stata la presenza degli operatori turistici di
Montecampione e Pontedilegno-Tonale che hanno condiviso in larga parte il
programma di proteste preparato dalle organizzazioni sindacali, ad eccezione dei
rallentamenti dei mezzi stabiliti, sabato prossimo, a Sulzano, vicino al
semaforo lungo la SS 510 e, l’indomani, a Capodiponte, al cantiere della Edolo
Scarl.
Non ci sarà nessuna forma di blocco. Saranno distribuiti dei
volantini agli automobilisti di passaggio, e saranno illustrate le “pene” di una
viabilità che castiga la Valcamonica e il Sebino bresciano e bergamasco.
L’assemblea, coordinata dall’assessore ai lavori pubblici della
Comunità montana di Valle Camonica, Bersani, si è qualificata per la concretezza
degli interventi. I presenti si sono dimostrati d’accordo sulla necessità di
sensibilizzare il prefetto di Brescia, Antonio Di Giovine, e quello di Bergamo,
Domenico Di Gioia. Soprattutto il primo deve subito risolvere la vertenza che
esiste, sul cantiere della SS 42, Capodiponte-Berzo Demo. Qui, il giorno 10,
scade la procedura di licenziamento per i 68 dipendenti della Edolo Scarl.
«Se non si fanno correre le carte – ha ribadito il sindaco di
Sellero, Giampiero Bressanelli – si rischia di perdere altri posti di lavoro». I
sindaci si devono autoconvocare per lunedì prossimo, dopo le due manifestazioni,
per consegnare al prefetto la loro autosospensione dall’incarico amministrativo.
Il primo cittadino di Sulzano, Roberto Bona, ha annunciato le sue dimissioni.
Vedremo quante ne seguiranno. Le successive manifestazioni di protesta saranno
decise dai comitati nati per la difesa delle due statali, la 510, Sebina
Orientale, e la 42, del Tonale.
Gli operatori turistici dicono no ai rallentamenti e ai blocchi
stradali che penalizzano altre centinaia di lavoratori. Propongono di occupare
la sede dell’Anas e della Regione. Ma c’è, pure, fra gli amministratori, chi
pensa di occupare la ferrovia Milano-Venezia o l’autostrada.
L’assessore all’Ecologia della Provincia di Brescia, Walter
Sala, dopo aver ribadito l’impotenza della politica e la forza acquisita dai
funzionari, ha proposto, almeno per alcune strade, la regionalizzazione
dell’Anas. Tutti gli interventi dei sindacalisti presenti, aperti dal segretario
generale della Cisl Roberto Ravelli Damioli, continuati con Foresti, Panigada,
Bonomelli e conclusi da Domenico Ghirardi della Cgil , hanno chiesto un incontro
col ministro Paolo Baratta e con la presidenza nazionale dell’Anas.
L’onorevole Francesco Ghiroldi della Lega Nord si è fatto
portavoce e già ieri ha inoltrato la richiesta ufficiale esprimendo pure, in
caso di mancate risposte, preoccupazione per iniziative che potrebbero avere
risvolti anche di ordine pubblico.
IL GIORNO 6 MARZO 1995
SULZANO – Una delibera
regionale dice che i lavori sulla 510 sono in aree «comprese nel Parco delle
Orobie»
Cadrebbe sotto la giurisdizione
della Comunità montana di Scalve «competente per territorio»
di S.Spa.
Dove si trova Sulzano? Non è una domanda da 100 milioni. Tutti
i lombardi, che almeno una volta hanno visitato Montisola, sanno dov’è questo
ridente paese. Da qui si prendono i traghetti per raggiungere l’isola più grande
d’Europa. Non ci sono dubbi. Queste notizie si apprendono alle elementari.
Qualche dubbio, invece, hanno certi funzionari regionali.
É un lotto veramente sfortunato il V della SS 510, con stralci
degli adiacenti, da Pilzone a Marone. Non solo si è registrato il fallimento
della mandataria Sicalf e l’abbandono dell’impresa Follioley per avere esaurito
l’importo di propria competenza. Non basta che si attende, ormai da anni, il
riappalto dei lavori comprendendo parte del IV e del VI lotto, per un importo di
oltre 100 miliardi. C’è da combattere anche contro l’ignoranza di chi si occupa
di territorio senza conoscerlo.
Se non lo sapevate, il comune di Sulzano, in balconata sul
Sebino bresciano, fa parte del Parco delle Orobie bergamasche. Sì, è proprio
così. Sul progetto di completamento dei lavori di ammodernamento della SS 510,
Sebina Orientale, nel lotto in questione, il dirigente del servizio, riportando
gli estremi della delibera di giunta regionale n. 52261 del 18 maggio 1994,
scrive, fra l’altro, che «i lavori di cui al progetto in esame risultano
interessare aree comprese nell’ambito del Parco delle Orobie bergamasche e che
la Comunità montana di Scalve, competente per territorio a formulare il parere
favorevole previsto dalla legge istitutiva del Parco, ha espresso parere
favorevole all’intervento in questione.
Il documento è stato inviato al Compartimento Anas regionale di
Milano, alla Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici di Brescia e,
per conoscenza, al sindaco di Sulzano, al ministero dei Lavori pubblici,
direzione generale del coordinamento territoriale di Roma, e al settore Lavori
pubblici, servizio opere di viabilità. Robe da non credere.
Per dare una mano a quanti hanno preso la grossa “topica”,
ricordiamo che il parco in questione, istituito con legge regionale 15 settembre
1989, n.56, modificata il 12 maggio 1990, si trova nella provincia di Bergamo e
comprende le Comunità montane di Valle Brembana, Valle Seriana >Superiore e
Valle di Scalve che assieme alla Provincia formano un consorzio che gestisce il
Parco. Ha una superficie di 84.000 ha e conta 44 comuni, tutti in terra
bergamasca.
BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995
Gli operai dei cantieri chiusi
lungo la statale 510 hanno marciato da Sulzano a Sale Marasino
Protesta contro la crisi del
settore. Traffico a senso unico alternato
di Giuseppe Zani
Nessun momento di vera tensione, solo qualche battibecco fra
operai e polizia e con gli automobilisti di passaggio. La rabbia degli oltre
cento fra licenziati e cassaintegrati presenti, anzi, s’è da subito tramutata in
voglia di scherzare, ma senza dimenticare il malessere di fondo.
É scivolata via così, sostanzialmente corretta, la
manifestazione di protesta indetta nella tarda mattinata di ieri dalla
Federazione Lavoratori delle Costruzioni Valcamonica-Sebino per sollecitare la
riapertura dei cantieri lungo il tracciato delle nuove 510 e 42: in ballo, il
posto di lavoro per circa 600 edili e l’ultimazione di un’infrastruttura viaria
giudicata di vitale importanza per il rilancio della Valcamonica.
Non s’è trattato, ieri, del classico blocco stradale, ma di una
passeggiata con rallentamento a singhiozzo del traffico tra Sulzano e Sale
Marasino: giusto il tempo per distribuire volantini ai passanti e chiedere la
loro solidarietà.
Del resto poliziotti, carabinieri e agenti della strada,
intervenuti in forze hanno – loro sì – bloccato l’esuberanza del corteo,
pilotandolo ora sulla corsia di destra ora su quella di sinistra, in modo da
consentire il transito dei veicoli a senso unico alternato.
Una mano, invero, l’hanno data pure i sindacalisti delle tre
sigle comprensoriali di categoria, sempre attenti a ché non si tirasse troppo la
corda né da una parte né dall’altra. Sicché, alla fine, i disagi per camionisti
ed automobilisti sono stati assai contenuti: ritardi nell’ordine dei 15-20
minuti.
Il “blocco” scatta inopinatamente – i manifestanti non stavano
più nella pelle – alle 9.50, prima dell’ora prefissata, davanti al municipio di
Sulzano. Un’enorme ruspa della ditta Giudici, subito presa d’assalto da un
subisso di bandiere rosse, si mette alla testa del corteo. Poco più avanti, e in
coda, gli altoparlanti del sindacato diffondono il solito repertorio di musica
folk...
Sfilano gli striscioni della Flc e del Consiglio di fabbrica
della Dolomite Franchi di Marone. Sfilano i delegati interni della Vela di
Cortefranca e dell’Adriasebina di Tavernola bergamasca. Frammezzo, quasi tutti i
dipendenti a rischio della Irces55, della Secol, della Cogefar, della Carena,
della De Lieto, della Chini & Tedeschi, della Iseo Scarl, le imprese
assegnatarie o in subappalto lungo i lotti da Iseo a Pisogne.
Nella lunga teoria di persone, solo una fascia tricolore a
tracolla: è quella del sindaco di Sulzano, Roberto Bona. «Oggi [ieri per chi
legge] vedo realizzato, sia pure tardivamente, un mio sogno: quello di farci
sentire, a Milano, a Roma – dice –. E la manifestazione di oggi, se non ci
saranno risposte adeguate, non è che l’inizio. La gente, da queste parti, è
troppo incazzata. Non è venuta in corteo? C’è anche se non è qui fisicamente».
Ora si costeggia la riva del lago. Un gruppo di signore, ai
bordi della litoranea, applaude. Al largo, un motoscafo dei carabinieri di
Marone sembra non voler perdere contato coi colleghi a terra. Adesso alcuni
giovani della Chini & Tedeschi hanno deciso che si vogliono divertire: ogni
camion, per avere strada sgombra, dovrà pagare il pedaggio, davanti al loro
striscione, di una lunga strombazzata in segno di solidarietà. Alt, aria alle
trombe, e poi via. Il bello è che ogni volta sono gli stessi poliziotti a
prodigarsi affinché la richiesta venga presto esaudita. «Siamo in pochi – si
rammarica un operaio napoletano, ancora in forza alla Iseo Scarl –. Fosse stata
indetta mesi fa, questa azione di protesta, vi avrebbero partecipato pure 60
nostri amici, ora licenziati, che son tornati in Calabria».
Sono le 11.30 e il corteo sfocia sulla piazzetta della Comunità
montana, a Sale Marasino. Tocca a Lorenzo Corradini, della Feneal Uil,
riepilogare i motivi per cui si è scesi per strada: tronchi lasciati a mezzo,
occupazione a rischio, il territorio deturpato e nessuna prospettiva di una
ripresa dei lavori a breve. Gianni Foresti, della Filca-Cisl, da notizia di un
incontro a Roma, fissato per il 9 giugno, tra organizzazioni sindacali e Anas.
Prima di loro, Domenico Ghirardi, della Fillea-Cgil, dopo avere stigmatizzato
l’assenza degli amministratori pubblici della zona, eccezion fatta per il
sindaco Bona, aveva proposto di coinvolgere, se il governo non dovesse sbloccare
rapidamente i cantieri delle 510 e 42, in uno sciopero generale tutte le altre
categorie di lavoratori.
Ghirardi, alla fine, proprio non ce l’ha fatta a non tirare una
stoccata all’indirizzo delle forze dell’ordine: «Sempre troppo numerose per noi
– ha ironizzato –, sempre troppo poche per perseguire chi, poi, è finito nel
cono di luce di Tangentopoli».
BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995
In cento chiedono la solidarietà
della gente
di Gino Tomasini
Tornano in piazza le bandiere rosse. Tornano a diffondersi
sulle strade le note dell’Internazionale socialista, quelle gloriose note che
sanno tanto di lotte antiche, di grandi drammi e altrettante grandi conquiste
sociali. Erano in tanti ieri mattina gli operai edili che hanno manifestato in
difesa del posto di lavoro. In tanti, oltre cento, le mani grandi e callose, i
volti bruciati dal sole, a gridare il loro sdegno contro gli artefici, gli
squali di una politica «corrotta e tangentizia» che sta portando alla chiusura
di tutti i cantieri aperti sulle statali 510 e 42.
Il lungo corteo è partito da Sulzano pochi minuti prima della
10 e si è concluso un’ora e mezza più tardi a Sale Marasino, di fronte alla sede
della Comunità montana.
Davanti, a fare strada, una grossa benna, simbolo della
categoria e, metaforicamente, della sua grande rabbia. Una rabbia vera,
autentica, la rabbia di gente che si trova improvvisamente sull’orlo del
baratro, a poche ore dal licenziamento e dalla disoccupazione. Una
preoccupazione questa che traspare dai discorsi di tutti, di vecchi e giovani,
di chi ha già una famiglia da mantenere e di chi vorrebbe metter su casa ma deve
fare i conti con un futuro carico di incognite.
Pietro Bonetti, di Molinetto di Mazzano, da 42 anni nel
mestiere, oggi è uno di quelli senza un avvenire sicuro. «Non mi ero mai trovato
in una situazione del genere – dice cercando di coprire con la voce il rumore
assordante dei fischietti e dei clacson –. Adesso possiamo solo sperare di
riuscire a smuovere qualcosa, altrimenti tra pochi giorni saremo tutti a casa. E
la colpa sarà solo di quei politici che hanno rubato e che hanno rovinato tutto
con le tangenti».
Di tangenti e dei miliardi messi in tasca da chi ha gestito il
sistema parla anche Walter, un giovane muratore di Piancamuno: «Sono tutti ladri
– dice –. Vorrei mandare loro in mezzo al fango delle gallerie a vedere come si
vive con poco più di un milione al mese». Frasi forti, urlate con forza, che
suscitano subito il consenso e la solidarietà dei compagni vicini unendoli
nell’urlo: «ladri, ladri».
«É una vergogna – camionista sulla cinquantina di Darfo –. I
politici vogliono farci pagare i loro errori. Noi non chiediamo la luna,
chiediamo solo di poter lavorare. Invece dalla sera alla mattina ci lasciano a
casa, chiudono i cantieri senza nessun preavviso. Cosa spero? Che la situazione
si sblocchi, che gli appalti vengano rifinanziati anche se forse adesso è troppo
tardi: forse bisognava muoversi prima anche con queste manifestazioni». La
stessa paura esce dalle parole di Amedeo, edile di Pompiano. «Se non arrivano i
finanziamenti questi ci chiudono i cantieri – gridano dalla loro postazione a
cavallo della benna –. Tutti i giorni vedo amici con in mano la lettera di
licenziamento. Altri sono in cassa integrazione da mesi. Questa situazione deve
finire».
In mezzo agli operai anche i segretari delle tre confederazioni
sindacali di categoria. Domenico Ghirardi, della Fillea-Cgil: «Da anni la gente
di questo territorio chiedeva una viabilità decente, ha aspettato tanto che
venissero appaltati i lavori, pagando anche un prezzo sotto il profilo
ambientale e l’assurdo sarebbe ora di vedere le opere lasciate a metà ed i soldi
andare altrove. Tutto ciò – dice ancora Ghirardi – viene ricondotto in termini
strumentali al fenomeno tangentopoli. Noi da questo tipo di interpretazioni
prendiamo nettamente le distanze, perché siamo con i magistrati, vogliamo che
sia fata piena giustizia, ma vogliamo anche che i lavori vadano avanti».
«Uno degli obiettivi prioritari dell’ultimo sciopero generale –
interviene infine Mino Bonomelli, segretario generale della Cgil del
comprensorio sebino-camuno – era appunto il completamento della strada e noi,
come sindacato, siamo pronti, qualora non riuscissimo ad ottenere niente negli
incontri già programmati con l’Anas ed il ministro dei Lavori pubblici, a
chiedere ai lavoratori di scendere ancora in piazza».
GIORNALE DI BRESCIA 15 GIUGNO 1996
Dopo la manifestazione di venerdì, i
sindacati si riuniranno domani per varare nuove iniziative
Pressioni sulla Regione perché
inserisca questa strada tra le priorità
di Adriano Baffelli
Sulzano come l’ombelico della viabilità sebino-camuna: dopo la
pubblica assemblea, organizzata dall’autocostituito Comitato locale e tenutasi
l’altra sera, domani lunedì 17 giugno alle ore 20, il Comitato istituzionale di
coordinamento sulla viabilità camuno-sebina ha indetto una riunione nella Sala
consiliare sulzanese. Dell’organismo fanno parte, fra gli altri, le Comunità
montane di Vallecamonica, dell’Alto Sebino bergamasco, del Sebino bresciano,
Comuni, forze sociali.
La manifestazione di venerdì sera è stata un piccolo ma
significativo successo: centinaia di persone in piazza mentre l’Italia faticava
con la Repubblica Ceca agli Europei non è fatto da passare sotto silenzio. E
sull’onda di quel risultato i sindaci si ritrovano domani. L’invito – ordine del
giorno – inviato agli amministratori comunali indica tre argomenti: fare il
punto sui singoli cantieri di 510 e 42; verificare il programma regionale sulla
viabilità; valutare eventuali proteste.
S’intrecciano le iniziative, «speriamo non si ostacolino a
vicenda invece di collaborare – commentava un gruppo di cittadini –, il problema
riguarda tutti, insieme, cittadini ed istituzioni, si può risolvere».
Da un lato si concretizza l’idea di dare vita ad una serie di
manifestazioni, di pubbliche assemblee in piazza, la prossima delle quali si
terrà a Pisogne, secondo calendario e modalità allo studio da parte del sindaco
Lanzini. Dall’altro i vari amministratori locali da noi sentiti garantiscono
risultati in tempi brevi. Il ché non vuole assolutamente dire una ripresa entro
pochi giorni dei cantieri: magari così fosse, ma non è tecnicamente possibile.
Una cosa è certa: la realizzazione del quinto lotto della
Sebina deve essere inserita dalla Regione nelle priorità. Se non addirittura tra
la priorità delle priorità, alla luce dei cantieri pubblici fermi sul territorio
lombardo per un importo di 2.800 miliardi.
Stupisce constatare che dopo l’incontro della scorsa settimana
alla Malpensa tra il presidente della Regione Formigoni e il ministro Di Pietro,
l’agenzia di stampa regionale abbia diramato un comunicato circa i temi del
colloquio in cui si parla di raddoppio della Brescia-Milano, della Pedemontana,
della Valtrompia, ma non v’è cenno alcuno alla viabilità camuno-sebina. E mentre
circa un centinaio di cittadini sulzanesi ha sottoscritto l’adesione al
programma dell’autocostituito Comitato, sempre più forti si levano le voci di
quanti chiedono dove siano i parlamentari eletti in zona. Il malcontento cresce,
insomma, e le varie iniziative messe in cantiere lo potranno attenuare solo se
saranno coronate da successo.
Un fatto sicuramente inconcepibile è l’intricata situazione del
quinto lotto, la cui incompleta realizzazione blocca anche la prospettiva di
collegamento al quarto ed al sesto. Sulzano davvero ombelico della 510. Ma è una
situazione di centralità tutt’altro che positiva.
GIORNALE DELLE VALLI 15 GIUGNO 1996
Si preannunciano nuove manifestazioni di
protesta se la soluzione non sarà imminente. Interviste ai sindaci di Costa
Volpino e Sulzano. In funzione a Endine l’autovelox
di Augusto Reitano
Statale 42, solo dolori e poche gioie. É risaputo che
automobilisti e residenti della Valle Cavallina dovranno ancora attendere chissà
quanto per vedere realizzato il progetto di variante dell’attuale tracciato che
attraversa in due la zona.
Nel frattempo (che dura da trent’anni) sulla statale 42 si
continua a morire e la situazione della viabilità peggiora. Soltanto nel tratto
di strada tra Spinone a Casazza nelle ultime settimane ci contano due incidenti
mortali, un pedone investito (per fortuna senza gravi conseguenze) ed altri
micro incidenti.
Il sindaco di Spinone, Giulio Zinetti, mostra preoccupazione
per l’escalation dei fatti e annuncia inasprimenti nei controlli della
viabilità: l’autovelox è già attivato e sarà intensificato. Se a Spinone, dove è
presente uno dei rari rettilinei che invogliano gli automobilisti a schiacciare
l’acceleratore per sbarazzarsi di qualche autoarticolato, la situazione non è
rosea, negli altri comuni non va meglio.
A Endine, è notizia dell’ultima ora, entrerà in azione il
controllo elettronico della velocità venerdì prossimo. Anche in questo caso il
primo cittadino, geom.Ernestino Gua [non ha] peli sulla lingua: «Nel rettilineo
che attraversa il paese sono quotidiani gli incidenti per l’alta velocità degli
automobilisti che mette a r[epent]aglio la sicurezza dei pedoni. Speriamo che si
capisca di rispettare i limiti di velocità».
Code a Casazza durante il rientro dai weekend con relativo
inquinamento, rallentamenti ovunque tempi di percorrenza estenuanti (circa
un’ora per raggiungere Bergamo dai comuni dell’alta Valle Cavallina).
Naturalmente il controllo della statale è affidato a pochi vigili urbani e ai
Carabinieri, i quali sono costantemente impegnati anche in tante altre funzioni
e non sempre possono dedicare il tempo necessario al traffico veicolare
quotidiano.
C’è anche da aggiungere che il tratto dell’arteria che solca la
valle è destinato a divenire un vero e proprio imbuto non appena ai due estremi
del percorso verranno aperte le gallerie di Costa Volpino e la tangenziale
Albano-Seriate. Ma quali soluzioni tampone si possono attuare per rendere la
statale 42 più sicura? Provvedimenti preventivi e punitivi sembrano andare di
pari passo a sentire gli amministratori e gli operatori che da anni seguono le
vicende di questa strada.
La panoramica di questa storia infinita prosegue con i lotti
che riguardano la parte del Sebino. Qui la galleria fino a Costa Volpino è stata
aperta dopo varie pressioni. Ora resta da realizzare il tratto fino a Piancamuno
(che ha avuto i finanziamenti ma ritarderà rispetto ai tempi previsti) dove la
statale dovrebbe collegarsi a quella 510 della sponda bresciana del lago d’Iseo.
E anche qui ci sono problemi: i lavori per la nuova strada sono stati interrotti
e la protesta sta montando tra i cittadini di quelle zone.
La situazione: un comitato
per la variante alla statale in Valle Cavallina ma le tesi dei tecnici
potrebbero essere altre.
Di sicuro c’è, come anticipato in apertura, l’intensificazione
dei controlli della velocità a Spinone. Ne ha dato notizia il sindaco del paese
Giulio Zinetti: «Interverremo sull’unico aspetto possibile e cioè la velocità:
sappiamo che per quanto riguarda la variante alla SS 42 tutto è ancora
indefinito, ma anche che sul tratto di strada del comune si rischia quasi
quotidianamente l’incidente. Non si può sempre pensare che tutto vada bene:
intensificheremo i controlli con l’autovelox. Il comune di Spinone è il secondo
dopo Borgo di Terzo ad avere installato la famigerata “macchinetta” da circa un
anno e l’unico ad aver realizzato dei passaggi pedonali protetti. Il rettilineo
della statale nella località lacustre resta ad alto rischio per la velocità
sostenuta da molti automobilisti». Inoltre c’è da ricordare che nel paese di
Spinone ci sono circa 5 incroci con strade comunali e uno con la strada
provinciale che porta a Ranzanico e poi in Valle Seriana, oltre ai numerosi
innesti di stradine private.
Per iniziativa della Comunità montana Valle Cavallina si sta
per costituire un Comitato per la statale 42. Secondo le ultime notizie rese
note dall’assessore ai Lavori Pubblici rag. Italo Ghilardi si aspetta la nomina
dell’ultimo rappresentante del Comitato (quello della Camera di Commercio) che
completerà la struttura del Comitato stesso composto dai due presidenti delle
Comunità montane della Valle Cavallina e dell’Alto Sebino e dai rappresentanti
delle associazioni di categoria degli autotrasportatori, della Provincia, della
Prefettura e di altri organismi coinvolti.
Lo scopo del Comitato, al quale aderisce anche la Comunità
montana dell’Alto Sebino, è quello di sollecitare una soluzione definitiva
all’attuale tracciato della statale in valle, dando attuazione al progetto
esistente elaborato qualche anno fa. Ma dalla Provincia di Bergamo arrivano
notizie poco confortanti: il progetto di cui sopra giace agli atti, ma sembra
essere stato giudicato troppo costoso dagli organismi competenti e comunque
potrà essere inserito soltanto nel prossimo piano triennale della viabilità (e
forse non basterebbe neanche quello). Nello stesso tempo sembra farsi avanti
un’altra ipotesi che pare stia riscuotendo un certo consenso da parte dei
tecnici: «Lo studio in atto – dice Silvia Garbelli, funzionario degli uffici
Programmazione e Viabilità della Provincia – prevede un collegamento che da
Ranzanico congiunga la statale alla Val Seriana passando sotto la Valle Rossa.
Questo consentirebbe alla parte nord della Valle Cavallina di essere collegata
alla Vallecamonica e Seriana (per la quale è stata approvata la fattibilità del
secondo e terzo lotto della strada fino a Gazzaniga) con relativo smistamento
del traffico pesante, mentre per la parte sud della statale 42 della Valle
Cavallina, il tracciato rimarrebbe invariato, conservando la vocazione turistica
del percorso».
Quindi sembra che la variante alla statale 42 per l’intera
Valle Cavallina sia al tramonto. La nuova soluzione, naturalmente soltanto in
embrione, taglierebbe la situazione viaria in due: parte nord e sud della zona.
Invece sembra fatta per il
lotto Costa Volpino-Piancamuno
Il sindaco di Costa Volpino Diomira Cretti dice: «Dalle notizie
in mio possesso il lotto in questione dovrebbe essere realizzato insieme. Le
procedure di appalto delle opere secondarie sono state avviate: il lotto
presenta due svincoli, quello della fermata Castello e l’altro per Piancamuno,
con il collegamento alla statale 510.
Ma per la 510 monta la
protesta
«Vogliamo convogliare la protesta della gente in forma civili –
spiega il sindaco di Sulzano Mario Baroli – in quanto la situazione della
viabilità nel nostro paese e in generale nella zona è davvero ai limiti della
tollerabilità. Innanzitutto c’è la strozzatura al centro di Sulzano con un
passaggio di 5 metri e sessanta, un vero e proprio collo di bottiglia.
Nell’ambito delle opere viarie su tutto il percorso della statale c’è da dire
che il nostro territorio ha subito un disastro ecologico a causa di tutti quei
lavori iniziati e mai finiti. Inoltre – continua il sindaco Baroli – esiste
anche un problema sicurezza per tutto il materiale che giace all’aperto e che
potrebbe franare a causa di temporali. Per non parlare dei viadotti e gallerie
non ultimate ma aperte che costituiscono un pericolo per i cittadini
(soprattutto bambini). Infine coloro che hanno avuto espropriati i terreni non
hanno avuto pagati gli espropri». Situazione esplosiva anche sulla sponda
bresciana e a questo proposito venerdì scorso si è svolta una manifestazione di
protesta.
GIORNALE DI BRESCIA 16 GIUGNO 1996
Duecento persone in piazza a Sulzano per
manifestare contro i ritardi della Sebina Orientale
No ai colpi di testa, sì alla
sveglia delle istituzioni
di Adriano Baffelli
La strettoia del paese incarna simbolicamente le strozzature
che da decenni frenano la realizzazione della nuova Sebina. Lo stretto e
tortuoso nastro d’asfalto ferisce Sulzano, il Sebino, nonché gran parte della
Valcamonica. Una ferita resa più velenosa da lunghi serpenti d’acciaio: migliaia
di auto in coda, gas, rumore. Paesi tagliati in due. E la gente scende in piazza
per dire: «Adesso basta!».
Sulzano - «Se la riprogettazione promessa slitterà, installerò
delle centraline per rilevare i tassi di inquinamento chimico, acustico e
fisico. Qualora scattasse l’allarme mi vedrei costretto a chiudere la strada».
Dice anche questo Alessandro Borioli, sindaco di Sulzano, nel suo accorato
intervento durante la pubblica assemblea, ieri sera in piazza, promossa
dall’autocostituito Comitato per la Sebina. Sono presenti 200 persone,
potrebbero e dovrebbero essere molte di più, ma «sono tante – afferma Bersini
del Comitato – considerato il clima di sfiducia e la concomitanza della partita
calcistica con gli azzurri in campo agli Europei».
E considerando la tradizionale riservatezza della nostra gente,
aggiungiamo noi. Borioli parla di «governanti che non hanno a cuore il denaro
pubblico, altrimenti non si lascerebbero opere incompiute a deperire. Un tecnico
mi dice che un pilone del quinto lotto, fermo dal 1992, è inclinato di un grado
e mezzo, vuol dire che dovrà essere rifatto». Il primo cittadino chiama a
raccolta la popolazione del paese, del Sebino e della Valcamonica: «Dobbiamo
risolvere tutti insieme il problema, il futuro del nostro paese è nelle nostre
mani».
Il clima di sfiducia nelle istituzioni aleggia palpabile. Non
mancano intemperanze verbali, richiami a forme di lotta dura, a proteste
clamorose. Ghirardi, della Cgil camuno-sebina, invita ad evitare
strumentalizzazioni, difende l’impegno profuso dal Comitato istituzionale attivo
da alcuni anni, richiama Tangentopoli ed i perversi sistemi del passato che «ci
hanno consegnato queste assurde situazioni, queste vitali opere, incompiute».
Ricorda, poi, la necessità di imprescindibili passaggi istituzionali, auspicando
che «finalmente l’assessore regionale Pozzi ci ascolti e indichi la priorità per
quest’opera, altrimenti è inutile rivolgersi al Ministero».
Il consigliere regionale Romele dice che i soldi per la 510
c’erano, quindi parla di blocco dell’Autostrada A4 e della ferrovia
Milano-Venezia. L’assessore Bona della locale Comunità montana ricorda a Romele:
«Lei si era preso un impegno pubblico per farci incontrare l’assessore Pozzi
dopo una settimana. Sono passati quattro mesi, stiamo ancora aspettando. Forse
qualcuno è venuto qui per ricevere delle medagliette...».
Il sindaco di Pisogne Lanzini ricorda il «felice momento per i
lotti che interessano il mio paese, ma il problema riguarda l’opera dell’intero
comprensorio. Sono quindi al vostro fianco e a Pisogne si terrà la prossima
assemblea pubblica».
Interviene un giovane 21nenne: «La cosa che mi fa male è vedere
i nostri politici divisi». Sapranno trovare la necessaria concordia?
GIORNALE DI BRESCIA 18 GIUGNO 1996
Amministratori e sindaci hanno incontrato
l’altro giorno l’ing. Bartoli, capo compartimento Anas
Qualcosa si muove in
Valcamonica, resta il nodo della Sebina
di Gian Mario Martinazzoli
C’è un certo ottimismo tra gli amministratori e i sindacalisti
della Valcamonica e del Sebino dopo l’incontro avvenuto l’altro ieri con
l’ingegner Bartoli, capo del Compartimento Anas di Milano.
All’appuntamento erano presenti il presidente della Comunità
montana di Valcamonica, Pierluigi Mottinelli, l’assessore alla viabilità Gerardo
Milani, il vicepresidente della Comunità del Sebino bresciano, Roberto Bona e il
rappresentante della Comunità dell’Alto Sebino, Dino Paris.
Le organizzazione sindacali erano invece rappresentate da
Domenico Ghirardi, Gianni Foresti e Roberto Ravelli Damioli.
Valcamonica – Durante l’importante summit è stato fatto il
punto della situazione dei cantieri delle statali 4 e 510, vere spine nel fianco
della viabilità camuno-sebina.
Stando a quanto assicura l’assessore Milani, che si fa
portavoce anche degli altri partecipanti all’incontro, stavolta sarebbero
arrivate indicazioni ed assicurazioni molto più precise e circostanziate
rispetto al passato recente o remoto.
Anzitutto, il cantiere dei lotti quinto e sesto della 42, vale
a dire il tratto prevalentemente in galleria che si snoda tra Capodiponte e
Berzo Demo. Sono stati portati a termine tutti gli adempimenti burocratici per
riavviare il cantiere e i fondi ci sono, per cui «si può prevedere – dice Milani
– che i lavori possano riprendere entro un paio di mesi».
Questo è sicuramente il cantiere più impegnativo di tutta la
viabilità camuna, visto che si tratta di scavare altri quattro chilometri di una
galleria lunga cinque. Tutto è fermo da un anno.
Per quanto riguarda il tratto Lovere-Darfo, c’è da parte
dell’Anas la promessa che i lavori edili verranno completati nel 1996 e che
entro il ’97 saranno ultimati anche gli impianti di illuminazione e di
ventilazione.
Più complessa la situazione del quinto lotto di Sulzano della
statale Sebina Orientale. I tempi di completamento del cantiere sono legati ad
un’alternativa: o affidare il proseguimento dei lavori all’impresa che ha
operato anche in passato oppure procedere ad un nuovo appalto. Inoltre, si rende
necessario un adeguamento non sostanziale del progetto, senza toccare il
tracciato.
Per questo adempimento la Comunità montana del Sebino bresciano
ha già provveduto. Stando così le cose, non è certo possibile prevedere un avvio
dei lavori prima del ’97.
Nel corso dell’incontro milanese si è parlato anche del quarto
lotto Breno-Capodiponte della 42. Il progetto è a posto, occorre soltanto che
l’Anas si decida a dare il via. Per i più ottimisti questo potrebbe avvenire già
antro quest’anno, ma forse è più probabile che si comincia a parlarne nel
contesto del piano triennale dell’Anas del 1997/1999.
Su questo punto, comunque, dovrebbe esserci in tempi brevi un
incontro con la Regione. «Nonostante questi risultati certamente confortanti –
si legge in un comunicato firmato dall’assessore Milani – invitiamo tutte le
Amministrazioni comunali e le organizzazioni di categoria a proseguire nella
fase di approvazione dell’ordine del giorno trasmesso nei giorni scorsi,
relativo al complesso della viabilità camuno-sebina».
Insomma, su questi argomenti non è mai consigliabile abbassare
la guardia. L’esperienza del passato lo dimostra ampiamente.
BRESCIAOGGI 20 GIUGNO 1996
Per la Sebina orientale previsto un onere di
30 miliardi in più
Il sindacato prevede difficoltà
per le aree da acquisire e per smaltire tutto il materiale dello scavo
di Salvatore Spatola
La telenovela dei cantieri aperti ormai da anni sulle due
statali del comprensorio camuno-sebino, la 42 del Tonale e la 510 Sebina
orientale, non accenna a concludersi. I problemi si aggiungono ai problemi ed i
tempi si allungano a dismisura. Ora è nato un cosiddetto “Comitato popolare” che
si aggiunge a quello istituzionale, costituito lo scorso anno.
Ma qual’è la soluzione? L’abbiamo ricostruita con le
organizzazioni sindacali, dopo l’incontro che si è svolto nei giorni scorsi a
Sulzano.
Nel tratto Capodiponte-Berzo Demo la ripresa dei lavori è già
avvenuta; il cantiere è stato consegnato; si è raggiunto, finalmente, l’accordo
tra l’Anas e la società. Per il momento sono stati assunti quattro-cinque
lavoratori. La Federazione lavoratori delle costruzioni ha, unitariamente,
avanzato una richiesta di incontro a tu per tu con l’azienda, per capire come si
intende assumere le persone.
Il sindacato porrà certamente il problema della riassunzione
dei lavoratori a suo tempo licenziati. In particolare sarà chiesto alla Edolo
Scarl come intende proseguire il lavoro e cosa intende fare in materia di
subappalto.
«Di problemi – afferma Domenico Ghirardi, degli edili della
Cgil – ne sorgeranno ancora molti. In questi giorni si sta procedendo
all’acquisizione delle aree per la realizzazione delle opere. Si prevedono degli
accordi, in modo da evitare contrasti con i proprietari. Ma un problema
particolare è legato alla realizzazione della bretella, per superare lo svincolo
vicino al passaggio a livello, con un pilone che dovrà sorgere nel bel mezzo
della statale 42».
Nel frattempo, il proprietario dell’area su cui dovrà sorgere
la bretella, ha presentato un progetto che prevede la realizzazione di un
capannone. Non sarà una trattativa semplice.
L’altro problema, del quale già abbiamo avuto modo di informare
i nostri lettori, è quello dello smaltimento dello “smarino”. Dalla galleria di
cinque chilometri, infatti, usciranno 600mila metri cubi di materiale, in parte
collocati vicino alla proprietà dell’acciaieria Bellicini. Lo smaltimento di
questo materiale non può avvenire soltanto con la realizzazione del quarto
lotto, Breno-Capodiponte, ove al massimo saranno riutilizzati centomila metri
cubi di “smarino”.
Alla fine dei lavori, ciliegina su una torta già indigesta,
questo tratto non sarà utilizzabile, in quanto alcune opere sono state
stralciate, e quindi verranno realizzate solo allungando ulteriormente i tempi.
L’altro problema grossissimo è legato al lotto Sulzano-Sale
Marasino (quinto lotto della Ss 510).
«Siamo sempre alle prese con la commissione ex articolo 6 –
dice Ghirardi – che di fatto ha chiesto di poter rivisitare il progetto per
trovare una soluzione definitiva. Noi puntiamo all’affidamento del completamento
dei lavori alle imprese che sono già sul posto. L’onere aggiuntivo previsto è di
oltre 30 miliardi, che si aggiungeranno ai 56 miliardi a suo tempo stanziati».
Gli altri cantieri, sulla 42 come nella 510, hanno ripreso i
lavori. Le organizzazioni sindacali invocano unità nella lotta. Per il prossimo
27 giugno è programmato un incontro fra Provincia di Brescia e Regione
Lombardia.
BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 1996
Mentre ieri si è aperto lo svincolo sulla
statale 42 c’è polemica per quello sulla 510
L’Anas frena sulla bretella
verso Montecampione
di Salvatore Spatola
Mentre ieri sulla ss. 42, nel tratto Costa Volpino-Darfo Boario
Terme, è avvenuta l’apertura del pezzo di variante, sul comune di Piancamuno
l’Anas ha lasciato cadere una grossa tegola che nessuno fino ad ora si
aspettava.
La novità sta nel fatto che l’Anas si lavi le mani per quanto
riguarda l’attivazione dello svincolo in direzione Montecampione. Svincolo che è
stato sollecitato più volte proprio perché ritenuto necessario per alleggerire
il traffico.
Sul tratto di variante della statale 42 e su quello della 510
sono stati realizzati due svincoli, rispettivamente quello che porta in
direzione Brescia-Pisogne, attraverso una bretella di variante alla ss 510,
della quale sono in fase di appalto i lavori complementari e quello che invece
va verso Piancamuno-Montecampione.
Quest’ultimo consente l’immissione del traffico da e per la
variante attraverso una strada comunale che attualmente s’immette sul tracciato
della ss 510 attraverso un innesto a raso dopo aver attraversato la linea
ferroviaria Brescia-Edolo. É proprio questo attraversamento che sta creando
confusione.
C’è una proposta di uno svincolo definitivo a livelli
differenziati, ce n’è un’altra che si riferisce a una soluzione “provvisoria”
con svincolo a raso. Ci sono le Ferrovie Nord Milano che, in mancanza di accordi
precisi, provvederanno entro un anno alla realizzazione di un passaggio a
livello autorizzato in corrispondenza dell’attuale strada comunale, del tutto
insufficiente ad assorbire il futuro traffico proveniente dalla variante.
«Stante la situazione in atto – ha comunicato l’Anas giovedì
scorso al sindaco di Piancamuno Giuseppe Garatti – questo compartimento si vede
costretto a non poter aprire lo svincolo benché già completato. Quando sarà
aperto al traffico il collegamento con Pisogne nella nuova 510 – sostiene il
capo compartimento, Carlo Bartoli – sarà aperto anche lo svincolo di Piancamuno
per quanto riguarda le opere realizzate direttamente, lasciando a codesto Comune
e a codesta Provincia ogni decisione in merito alla viabilità».
Il sindaco Garatti si ribella a questa comunicazione dell’Anas
e precisa: «Sono amministratore di questo Comune solo da quattro mesi e il
problema dello svincolo di Montecampione credo che abbia una data di almeno nove
anni. Nonostante questi tempi, siamo alla vigilia della stagione invernale e
ancora si discute di questo svincolo che l’Anas ha realizzato e che non può
essere aperto perché non è risolto il problema del collegamento sulla ss 42 e
sulla strada per la stazione invernale. Il 9 ottobre scorso ho ricevuto un fax
dall’Anas ove, in parole semplici, questo ente si lava le mani lasciando la
patata bollente alla Provincia e al nostro Comune. Probabilmente, lo
verificheremo in questi giorni, è stato pure cancellato il finanziamento che era
stato assicurato tempo fa. É un problema di non facile soluzione che va risolto
in brevissimi tempi, anche in modo provvisorio».
IL GIORNO 1 FEBBRAIO 1997
Alto Sebino – La provinciale 49 è
interrotta, idem la Sebina Occidentale
Unica notizia OK: la galleria di
Costa Volpino aprirà a marzo
di Salvatore Spatola
La carenza delle infrastrutture rappresenta uno dei limiti
maggiori dello sviluppo del territorio bergamasco. In particolare, la situazione
legata alla viabilità è desolante: l’autostrada è una delle più trafficate e
“incidentate” d’Italia, le strade statali e provinciali non hanno retto il passo
con l’aumento della mobilità e i progetti per nuove arterie sono fermi da anni.
Nelle ultime settimane, poi, sono nate vere e proprie emergenze, in varie zone
della provincia. Due i casi più difficili: ad Ardesio, in alta Valle Seriana, la
provinciale 49 è interrotta per permettere la bonifica e la messa in sicurezza
della strada per la caduta masi; nell’Alto Sebino è stato chiuso invece il
tratto Castro-Riva di Solto della strada Sebina Occidentale, minacciato dalle
rocce sovrastanti, mentre si attende da tempo l’apertura al traffico della
galleria di Costa Volpino e della variante alla statale 42, una delle opere più
attese per la viabilità bergamasca.
L’attraversamento dell’abitato di Costa Volpino rappresenta
infatti la vera spina nel fianco della viabilità dell’Alto Sebino bergamasco. «É
facile intuire – afferma il sindaco Diomira Cretti – come il giorno
dell’apertura al transito della galleria rappresenterà una data storica». A quel
giorno non sembra più mancare molto tempo: i lavori principali, infatti, sono
stati ultimati e sono attualmente in corso i lavori supplementari, per un
importo di circa 4 miliardi. In particolare stanno per essere ultimate le
barriere di massima sicurezza sul fiume Oglio e su tutti i cavalcavia;
l’impianto di ventilazione, dotato di un moderno rilevatore di fumi a raggi
infrarossi e di tipo ottico, in grado di garantire in tempi ridotti la rimozione
dei gas di combustione delle automobili; l’impianto di illuminazione con lampade
al sodio ad alta pressione. Ulteriori lavori, per un importo di circa 2 miliardi
e 700 milioni di lire, sono previsti per il prossimo anno, in particolare, la
sistemazione a verde delle aree interessate dai lavori; la formazione del
tappeto di usura della pavimentazione stradale; il posizionamento di barriere
fonoassorbenti ed altre opere accessorie.
Ma quando si potrà viaggiare su questo tratto di strada,
variante alla strada statale 42? «L’Anas ha previsto l’apertura della nuova
variante – dice il sindaco di Costa Volpino – in tre fasi successive: per il
mese di marzo sarà aperta al transito la galleria di Costa Volpino e lo svincolo
alla Fermata Castello; in tal modo il traffico diretto e proveniente da nord
potrà evitare il centro abitato. Entro la prossima primavera verrà poi aperta al
transito la parte restante della variante e il collegamento con la strada
statale 510, in direzione Darfo, per evitare l’attraversamento di Rogno. Quindi,
entro la fine dell’anno, è prevista l’apertura del collegamento con la strada
statale 510 in direzione di Pisogne».
Se nell’arco di un mese si potrebbe dunque risolvere l’annoso
problema di Costa Volpino, per quanto riguarda invece la strada di Castro,
interrotta la scorsa settimana, i tempi di chiusura potrebbero essere di almeno
tre mesi. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato: «Sino ad oggi – dice
Gianni Foresti, segretario della Cisl edili – non sappiamo quale sia l’effettiva
gravità del problema. Perciò chiederemo delucidazioni al sindaco e all’Anas».
Per quanto riguarda la provinciale dell’alta Valle Seriana,
interrotta ad Ardesio, rimarrà chiusa sino a venerdì. Poi, nella fine settimana,
si potrà circolare a senso unico alternato.
L’ECO DI BERGAMO 1 FEBBRAIO 1997
Costa Volpino – La variante sarà
percorribile a marzo, si posano i segnali
Ultimi lavori dentro il tunnel
lungo quasi tre chilometri che collegherà il “Bersaglio” con il viadotto di
Rogno, per poi scavalcare il fiume Oglio – L’appalto nel 1990, poi una serie
interminabile di interruzioni e problemi – Il costo dell’opera ha ormai
raggiunto i 37 miliardi
di Elia Mutti
L’Anas la scorsa settimana ha “consegnato” i lavori ad una
ditta di Forlì che dovrà provvedere alla installazione della segnaletica
verticale ed orizzontale sul tratto di variante della statale del Tonale che
congiunge le località Bersaglio, Fermata Castello di Costa Volpino e lo svincolo
di Montecampione. Con questo incarico si è così concluso l’ultimo atto formale
necessario per rendere possibile l’ultimazione della galleria che passa sotto
l’abitato di Costa Volpino e dello svincolo alla periferia di Rogno.
In quest’ultimo periodo, all’interno del tunnel e nel tratto di
strada che la segue, c’è un continuo via vai di operai indaffarati a montare le
barriere per la sicurezza, ad installare gli impianti di ventilazione, di
illuminazione e di captazione e di trasporto dell’acqua intercettata in
galleria. Alle squadre già impegnate si aggiungeranno prestissimo anche gli
addetti alla segnaletica.
Tutti questi lavori, cosiddetti complementari, hanno un costo
globale di quattro miliardi. Altri due miliardi e settecento milioni verranno
spesi l’anno prossimo per la sistemazione a verde delle aree interessate dai
lavori, per la formazione del tappeto finale di asfalto della pavimentazione
stradale, per il posizionamento delle barriere fonoassorbenti e per il
completamento degli impianti di illuminazione esterni, oltre che per altre
piccolo opere accessorie.
«Tutto sta finalmente andando per il verso giusto – ha
confermato il sindaco di Costa Volpino Diomira Cretti, riferendo di un recente
colloquio avuto con i responsabili dell’Anas –: vedendo come stanno procedendo i
lavori, la nuova galleria sarà percorribile regolarmente fino a Fermata Castello
entro marzo, proprio come era stato stabilito un anno fa dall’ing. Bartoli,
responsabile della sede Anas di Milano. É facile immaginare che il giorno
dell’apertura al transito della galleria rappresenterà una data storica: per
Costa Volpino sarà un evento memorabile».
A giudicare dai lunghi tempi d’attesa c’è effettivamente da
credere al sindaco di Costa Volpino. Il progetto dei lavori di costruzione di
questo tratto di variante risale al settembre del lontano 1989. Le opere
principali consistevano in una galleria lunga due chilometri e 378 metri, in un
viadotto di 213 metri per scavalcare il fiume Oglio e negli svincoli della
località Bersaglio, di Fermata Castello, e di interconnessione con la bretella
della statale Sebina orientale che proviene da Pisogne.
Si riteneva allora che per poter eseguire tutti i lavori,
consegnati all’impresa “Secol spa-Bartoletti srl” nel luglio 1990, bastassero
720 giorni. Le note difficoltà sopraggiunte nei mesi e negli anni successivi
hanno invece allontanato sempre più la scadenza inizialmente ipotizzata per il
mese di luglio 1992, e fatto aumentare i costi. In seguito alla necessità di far
fronte ad opere impreviste, ma necessarie per alcuni consolidamenti, e per poter
finanziare un apposito progetto di completamento per i lavori che non trovavano
più copertura economica nell’appalto iniziale, il costo ha raggiunto i 37
miliardi di lire.
L’apertura del nuovo tratto di variante comporterà
presumibilmente alcuni disagi. I tecnici prevedono un giorno di chiusura della
galleria di Lovere per consentire la realizzazione delle opere di congiungimento
con la successiva galleria di Costa Volpino.
Subito dopo l’apertura dello svincolo di Fermata Castello,
verrà chiuso parzialmente lo svincolo Bersaglio per 15 giorni: in due settimane
verrà riorganizzata la segnaletica e si sistemeranno i dettagli relativi alla
variazione di alcuni sensi unici sinora adottati nelle varie bretelle.
GIORNALE DI BRESCIA 4 FEBBRAIO 1997
L’Anas ha emesso la gara d’appalto per il
lotto Breno-Capodiponte, uno dei nodi più difficili
57 miliardi e 620 milioni: soldi
che la valle aspettava da anni
di Gian Mario Martinazzoli
Ieri l’apertura di una galleria, oggi l’annuncio di un nuovo (e
da tempo sospirato) appalto. Sembra insomma che quest’anno si sia aperto sotto
auspici meno nefasti per quanto riguarda la viabilità sebina e camuna.
Restano, è vero, aperti i problemi maggiori, come il quinto
lotto della “510”; ma in compenso se ne risolvono altri, come appunto il
Breno-Capodiponte, per il quale l’Anas ha indetto l’appalto.
VALCAMONICA – Arriva una buona notizia sul fronte della
viabilità camuna. L’Anas ha emesso nei giorni scorsi la gara d’appalto per il
quarto lotto della cosiddetta superstrada, nel tratto compreso tra Breno e
Capodiponte. L’importo è pari a 57 miliardi e 620 milioni. Le ditte interessate
a questo nuovo lavoro dovranno presentare le loro offerte entro il prossimo 23
aprile.
Fa dunque un altro significativo passo in avanti il processo di
ammodernamento della statale 42 di fondovalle, dopo anni nei quali agli
entusiasmi per qualche cantiere che si apriva ha fatto seguito la doccia fredda
delle interruzioni e dei ritardi spesso inspiegabili. Erano anni che il tratto
Breno-Capodiponte, noto agli addetti ai lavori come quarto lotto, era in attesa
di finanziamento. Solo nell’ultimo periodo l’Anas aveva cominciato a mettere
nero su bianco e a pretendere impegni precisi di fronte alle richieste e alle
insistenze degli amministratori, dei politici e degli imprenditori locali. La
notizia di questi giorni consente un po’ a tutti di tirare un sospiro di
sollievo.
Nel linguaggio burocratico delle gare d’appalto si parla di
variante degli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro. I paesi interessati sono
appunto questi. Forse qualcuno ricorderà che al momento della progettazione sono
state molte le difficoltà incontrate, soprattutto per l’opposizione del Comune
di Niardo, e in parte di quello di Braone, che mal tolleravano il tragitto
previsto. L’Anas, alla fine, si dimostrò però inflessibile per cui il progetto
fu definitivamente approvato.
Il tratto in questione collegherà lo svincolo nord di Breno con
l’inizio del lotto Capodiponte-Berzo Demo già in fase di esecuzione. Sono circa
dieci chilometri di strada che consentiranno di evitare l’attraversamento delle
località Crist di Niardo, del Badetto di Ceto e della zona abitata di Niardo che
si estende a sud del nucleo più antico. Negli ultimi trent’anni lungo l’asse
della statale 42 è sorto un gran numero di abitazioni che, di fatto, hanno
affiancato la strada stringendola in una sorta di budello che rallenta la
velocità e rende pericoloso lo scorrere dei veicoli. Il quarto lotto ora in fase
di appalto dovrebbe eliminare tutti questi problemi.
Ma occorre subito aggiungere che l’appalto del lotto
Breno-Capodiponte dovrebbe rendere molto più agevole il proseguimento dei
successivi quinto e sesto. Infatti una delle maggiori difficoltà che stanno
incontrando questi tratti è dovuto proprio al deposito dello smarino della
galleria. Non si sa più dove portarlo, tanto è vero che da qualche settimana la
decina di minatori impegnata nello scavo è stata messa in cassa integrazione. Il
probabile avvio del quarto lotto dovrebbe consentire di usare il materiale
proveniente dalla galleria per il rilevato della nuova variante. In altre
parole, ciò che si toglie da una parte servirà per riempire dall’altra,
ottenendo così due piccioni con una fava. Era proprio quello che tutti
speravano. C’è solo da sperare che non si mettano di mezzo altri ostacoli. Per
la Valcamonica sarebbe un’altra delusione profonda.
GIORNALE DI BRESCIA 6 FEBBRAIO 1997
Aprirà a marzo la variante di Costa Volpino:
la nuova Statale 42 vede completare la parte bergamasca
Via al doppio senso nel tunnel
di Lovere, Bergamo più vicina alla valle
di g. s.
A “pezzi e bocconi” nasce la nuova strada statale 42, “del
Tonale e della Mendola”. L’ultimo arrivato è il tratto che collega la località
“Bersaglio” di Costa Volpino alla parte già esistente di superstrada camuna.
Dopo svariate traversie, fra cui la battaglia legale per i danni causati dalle
mine alla frazione Volpino, ecco che apre i battenti la galleria che aggirerà il
paese al confine tra Brescia e Bergamo.
SEBINO – Sarà interamente percorribile entro la fine di marzo
(i tempi previsti sono stati rispettati) il tratto di variante della statale
n.42 del Tonale che congiungerà le località “Bersaglio” e “Fermata Castello” di
Costa Volpino con lo svincolo di Montecampione.
L’altra settimana l’Anas, per rendere possibile l’ultimazione
della galleria che passa sotto l’abitato di Costa Volpino e dello svincolo alla
periferia di Rogno, ha affidato ad una ditta di Forlì l’incarico per
l’installazione della segnaletica verticale ed orizzontale.
In questo ultimo periodo, all’interno del tunnel e nel tratto
di strada successivo, è stato un fervore di lavori: montaggio delle barriere di
sicurezza; installazione degli impianti di ventilazione, illuminazione,
captazione e trasporto dell’acqua intercettata in galleria. Tutti questi
interventi “complementari” hanno un costo globale di circa 4 miliardi. Altri 2
miliardi e 700 milioni saranno spesi l’anno prossimo per la sistemazione a verde
delle aree interessate dai lavori, per la formazione del tappetino finale di
asfalto della pavimentazione stradale, per il posizionamento delle barriere
fonoassorbenti e per il completamento degli impianti di illuminazione esterni e
per opere accessorie.
L’apertura al transito della galleria di Costa Volpino
rappresenterà una data storica per il paese. L’apertura della nuova variante
comporterà però necessariamente alcuni disagi.
I tecnici prevedono un giorno di chiusura della galleria di
Lovere, per consentire la realizzazione delle opere di congiungimento con la
successiva galleria di Costa Volpino. Subito dopo l’apertura dello svincolo di
“Fermata Castello” verrà chiuso parzialmente lo svincolo del “Bersaglio” per 15
giorni, il tempo necessario per riorganizzare la segnaletica e la sistemazione
dei dettagli relativi alla variazione di alcuni sensi unici sinora adottati
sulle varie bretelle. I tempi per la realizzazione dell’importante opera sono
stati decisamente lunghi: il progetto, infatti, risale al 1989.
Le opere principali consistevano nella costruzione di: una
galleria lunga 2 chilometri e 378 metri; un viadotto di 213 metri per scavalcare
il fiume Oglio; svincoli nelle località Bersaglio, Fermata Castello e
interconnessione con la bretella della stradale Sebina che proviene da Pisogne.
Quando vennero affidati i lavori all’impresa Secol-Bartoletti,
nel luglio del 1990, si pensava bastassero 720 giorni. Le note difficoltà
sopraggiunte nei mesi ed anni successivi allontanarono sempre più la scadenza
inizialmente ipotizzata per il mese di luglio 1992 e fatto aumentare i costi.
Per far fronte ad opere impreviste e finanziare il progetto di completamento dei
lavori, che non trovarono più copertura economica nell’appalto iniziale, il
costo ha raggiunto i 37 miliardi di lire.
IL GIORNO 7 FEBBRAIO 1997
Lo sostiene il sottosegretario ai Lavori
pubblici rispondendo alle interrogazioni
Da ultimare il raccordo con la
Sebina
di Salvatore Spatola
Il sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Borgone, ha
risposto in questi giorni alle interrogazioni presentate, nel mese di ottobre,
dall’onorevole leghista camuno, Davide Caparini e firmate pure dagli onorevoli
bresciani, sempre della Lega Nord, Faustinelli, Molgora, Cè, Roscia e dai
bergamaschi Alborghetti e Martinelli. Il dato di maggiore rilevanza è relativo
alla situazione del IV lotto della statale 42, del Tonale e della Mendola,
Breno-Capodiponte, per un importo di 90 miliardi, per il quale è previsto il
completamento dell’istruttoria da parte dell’Anas entro il prossimo mese di
marzo.
L’esecuzione dei lavori, giudicati “prioritari” dalla Provincia
di Brescia, è prevista in due anni. Per il completamento è necessario un
ulteriore lotto (6-bis) da approvare e finanziare per circa cento milioni.
Identica sorte seguirà il VI lotto da Cedegolo a Malonno.
«Ho inoltrato richiesta ufficiale al dipartimento dell’Anas per
poter effettuare un sopralluogo sui cantieri delle statali 510 e 42 – ha
dichiarato l’on Caparini – al fine di verificare che le indicazioni date dal
sottosegretario, riguardo l’apertura entro la primavera di quest’anno dei lotti
8-bis della 510 e della variante di Costa Volpino vengano rispettate. Per quanto
riguarda i lavori in fase istruttoria, controlleremo l’attendibilità delle
dichiarazioni del ministro». Il sottosegretario Borgone assicura che la variante
di Costa Volpino sulla ss 42 è in fase avanzata di costruzione. «Attualmente –
dice la risposta agli onorevoli leghisti – si stanno installando gli impianti di
illuminazione e ventilazione dell’omonima galleria e sono in fase di appalto i
lavori di realizzazione della segnaletica».
Per l’apertura al transito, Borgone sostiene che, nella
prossima primavera, sarà scavalcato il paese di Costa Volpino fino a Rogno,
mentre si prevede il collegamento con la 510 entro l’estate.
Per il IV lotto della 42, Breno-Capodiponte, il progetto del
dicembre 1991, dell’importo complessivo di 86 miliardi 552 milioni, è stato
aggiornato il 25 settembre scorso, secondo le nuove disposizioni di legge. Ora
si attende il parere tecnico-amministrativo dell’Anas. Anche per questa variante
sono previsti due anni. I lavori di ammodernamento del V e VI lotto,
Capodiponte-Cedegolo, ripresi nel maggio dello scorso anno, dovranno essere
ultimati entro il 24 luglio del 1998. Per il secondo stralcio, tratto
Cedegolo-Malonno, il piano regionale contempla il finanziamento di cento
miliardi nel piano stralcio triennale 1997/99. Il progetto, attualmente, è in
fase istruttoria che dovrà concludersi entro il prossimo mese di marzo.
In merito al lotto 8, di collegamento tra la strada statale 42
e la 510, Sebina Orientale, per un importo aggiornato a cinquanta miliardi, il
lavoro è ultimato ma non funzionale. L’Anas, infatti, è ricorsa a lavori di
completamento per un lotto 8-bis, dell’importo di 8 miliardi.
«L’ultimazione dei lavori principali – scrive il
sottosegretario all’on. Caparini – è prevista per la primavera del 1997, fatti
salvi ulteriori ritardi paventati dall’impresa appaltatrice per il montaggio
delle travature metalliche, dovuto alla mancata consegna delle stesse da parte
della fabbrica costruttrice entro i tempi stabiliti. I tempi tecnici per la
realizzazione dei lavori sussidiari a quelli principali (pavimentazioni,
impianti, segnaletica, ecc.) non consentono di poter anticipare l’apertura al
transito del lotto in questione».
L’onorevole Caparini ribadisce che nelle province di Brescia e
di Bergamo numerosi cantieri sono aperti lungo le più importanti vie di
comunicazione. «Il completamento delle opere viarie in questione – ripete con
vigore – è di fondamentale importanza per l’intero sviluppo economico della
Vallecamonica-Sebino, in quanto l’incidenza dei costi di trasporto risulta
estremamente maggiore rispetto alla media nazionale».
IL GIORNO [...] FEBBRAIO 1997
Dopo i due nuovi lotti di viabilità, il
parere di Domenico Ghirardi, segretario Cgil
Risparmiando spese stradali
inutili o superate, si potrebbe ripensare lo sbocco ferroviario veramente a nord
di Salvatore Spatola
VALCAMONICA – Dopo l’inaugurazione dei due lotti per la
viabilità camuno-sebina, avvenuta nei giorni scorsi, Piancamuno-Gratacasolo e lo
svincolo di Iseo, abbiamo chiesto al segretario della Cgil, Domenico Ghirardi,
se è soddisfatto di come stanno marciando le cose sul fronte del miglioramento
stradale nel comprensorio Valcamonica-Sebino.
«Se da un lato occorre non banalizzare i risultati che si sono
ottenuti grazie al Comitato per la viabilità – ci risponde il nostro
interlocutore – dall’altro pensiamo che sia giusto tenere i piedi per terra. La
viabilità, sicuramente, è un’infrastruttura indispensabile per favorire lo
sviluppo del nostro comprensorio. Da sola, però, non servirà ad appagare questa
necessità. Pertanto non diamo l’impressione che basti risolvere il problema
dell’infrastruttura viaria per dire che domani saranno risolti tutti i problemi
di fondo dello sviluppo sociale, economico e occupazionale del nostro
territorio. Così non sarà».
Ghirardi invita a una seria riflessione sul modo come si fa
politica, su chi rappresenta la politica, su come riusciamo a unire le energie,
le risorse umane e rappresentative per metterle, davvero questa volta, al
servizio del territorio.
«Abbiamo bisogno di rappresentanti che sappiano spendersi per i
reali obiettivi che siano funzionali allo sviluppo del comprensorio. Ma,
ritornando alla viabilità, ricordiamo che, dopo Tangentopoli, siamo riusciti a
individuare le cosiddette “priorità delle priorità”, nel triangolo
Lovere-Darfo-Toline. Con l’inaugurazione dell’ultimo tratto abbiamo raggiunto
l’obiettivo. Ma, a questo punto, con realismo, dobbiamo ammettere che pur
completando i cantieri delle due statali, 42 del Tonale, e 510 del Sebino
Orientale, ci troveremo di fronte a un’infrastruttura superata nel tempo».
Ghirardi, perciò, si chiede se ha un senso rispettare la
progettazione sul tratto che va da Malonno a Edolo, in Alta Valcamonica e oltre.
Per il nostro interlocutore non ha senso realizzare una variante in questa zona
perché quella che già c’è sta bene.
«I soldi risparmiati – suggerisce – potrebbero essere
impiegati, da una parte per adattare l’attuale statale, realizzare la strada che
supera il sottopaso in prossimità di Sonico che oggi impedisce il passaggio di
pullman a due piani e dall’altra ripensare lo sbocco ferroviario, veramente a
nord, col traforo del Mortirolo, riadattando la ferrovia anche nell’altezza
delle gallerie per consentirne, in prospettiva, l’elettrificazione».
CORRIERE DELLA SERA 12 APRILE 1997
L’assessore Pozzi: subito i cantieri
Resta il nodo della Paullese
di Paolo Maestri
VARESE – Nuovo ossigeno per la rete stradale della Lombardia.
La Regione riceverà 2mila 195 miliardi dall’Anas: oltre mille sono per
interventi pregressi, mentre 1.119 sono previsti dal Piano triennale Anas
’97-’99 definito dal ministero dei Lavori pubblici. Lo hanno reso noto ieri il
presidente della Regione, Roberto Formigoni, e l’assessore ai Trasporti, Giorgio
Pozzi. Fra gli interventi previsti a breve scadenza quello sulla statale 316 per
il collegamento con Malpensa 2000 (117 miliardi cofinanziati dall’Ue), opera per
la quale la giunta ha annunciato l’intenzione di chiedere l’inserimento del
“decreto Treu”.
Molti i cantieri che ora potranno essere aperti, ma molte
ancora le opere che la Lombardia reputa necessarie e urgenti e che, invece, nel
piano non sono prese in considerazione. Fra gli altri, resta aperto il nodo
Paullese, e la giunta Formigoni attende ancora una risposta per le nuove
autostrade (Brescia-Lumezzane, Pedegronda, Milano-Brescia). Pozzi ha annunciato
la costituzione di un osservatorio fra Regione, enti locali, Anas e Comitati
cittadini «per controllare che dopo i finanziamenti vengano anche aperti i
cantieri».
«É un primo passo avanti, un segnale di buona volontà – ha
commentato Formigoni –, ma ancora insufficiente a risolvere tutti i problemi
della viabilità lombarda. Un atto di buona volontà perché i 2mila 195 miliardi
assegnati alla Lombardia rappresentano certamente una svolta rispetto al
passato. Tuttavia, il piano Anas risulta ancora insufficiente a rispondere
interamente ai bisogni lombardi, soprattutto per i progetti delle tre nuove
autostrade che erano state oggetto di impegni precisi da parte dell’ex ministro
Di Pietro». Per la Paullese, l’assessore Pozzi ha spiegato che «va inserita
negli “interventi dell’area nazionale”, non essendovi alternative interregionali
e provinciali».
Tra gli interventi ’97-’99, da segnalare: nel bergamasco, il
completamento dell’asse Ponte S.Pietro-Seriate, le varianti Zogno e da Albano
Trescore Balneario; a Pavia, la sistemazione del bivio Vela-Tangenziale Nord; a
Sondrio, la variante di Livigno; a Mantova, la Grazie-Pietole della Tangenziale
Sud e la riqualificazione di Ponte San Benedetto Po; a Varese, il completamento
del nodo “5 ponti”. Inoltre, il completamento delle tangenziali di Bergamo,
Cremona e Como, l’attraversamento Bergamo-Valassina, la variante di Menaggio, il
nuovo svincolo a Sant’Anna di Salò. Con i finanziamenti pregressi, nuovo ponte
sull’Adda a Montodine, completamento Iseo-Boario e tangenziale Sud di Brescia.
BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 1997
Il materiale proviene dallo
scavo della galleria
di Salvatore Spatola
La notizia viene dal capo compartimento dell’Anas per la
Lombardia, l’ing. Carlo Bartoli, e riguarda il tratto della statale 42,
Capodiponte-Berzo Demo, quinto e sesto lotto. Il materiale che viene estratto
dalla realizzazione della galleria, di circa 5 km, che attraversa questo tratto
di variante. Fino ad oggi il materiale è ammucchiato in due posti diversi del
territorio di Capodiponte.
Si è parlato a lungo di come smaltire lo smarino, ritenuto di
scarsa qualità, tanto è vero che il valore totale di circa 800mila mc è di 35
milioni.
L’Anas avrebbe voluto che a sistemare il materiale fossero la
Comunità e l’impresa Edolo Scarl che sta eseguendo i lavori. Invece, soprattutto
per l’intervento del sindacato comprensoriale, è stato raggiunto l’accordo che a
occuparsi di tutto sia l’Anas. «A seguito della riunione tenutasi l’8 maggio –
comunica l’ing. Bartoli – con la Provincia, Amministrazioni comunali e
sindacato, si è deciso di stoccare in via definitiva il materiale di scavo nei
siti individuati dai Comuni; non si potrà procedere all’asta pubblica».
Bartoli l’ha comunicato al Ministero delle Finanze di Brescia,
e per conoscenza alla Prefettura, all’Amministrazione provinciale, alla Comunità
montana di Valcamonica, ai Comuni che si sono dichiarati disponibili a ricevere
il materiale: Capodiponte, Berzo Demo, Sellero.
«Nel contempo è allo studio dell’ufficio legale di questo ente
– aggiunge Bartoli – la risoluzione generale delle problematiche insorte nella
definizione della proprietà, dello smaltimento e dell’impiego dei materiali di
risulta degli scavi. Questo compartimento non può consentire un blocco dei
lavori di tale importanza, a fronte di un modesto importo legato allo smarino
stesso; pertanto si dichiara disponibile fin d’ora ad accollarsi l’onere
finanziario del pagamento del suddetto materiale, ove non si pervenga ad una
diversa soluzione».
BRESCIAOGGI 6 OTTOBRE 1997
Lunedì 13 sulla statale 42 è in programma il
taglio del nastro per il nuovo tratto
Ma la Lega contesta: «Ritardi
esagerati». Polemica anche la Cgil: in Broletto preferiscono la bassa bresciana
di Salvatore Spatola
Lunedì 13 ottobre si taglierà il nastro sulla strada statale
42, nel tratto che collega Darfo e Costa Volpino. La cerimonia si svolgerà in
territorio bergamasco, alla presenza dei responsabili dell’Anas e
dell’Amministrazione comunale di Costa Volpino.
Il collegamento, richiesto a gran voce dal sindacato
comprensoriale e dal comitato per la viabilità, è ritenuto una delle opere
prioritarie rispetto a tutte quelle che sono in cantiere lungo le statali 42 e
510. Nonostante l’importanza di questa realizzazione, sono stati accumulati
ritardi enormi, tanto che – a inaugurazione già programmata – proprio nelle
ultime ore sono arrivate le critiche della Lega Nord.
«L’apertura del lotto tra Costa Volpino e Darfo della Ss 42
avviene con un anno di ritardo rispetto agli impegni assunti dal ministero dei
Trasporti e sulla spinta della 10.736 firme raccolte tra luglio e agosto in
calce alla petizione per il completamento dei lavori», sostiene l’onorevole
Davide Caparini.
Il deputato lumbard sottolinea che il ministro dei Lavori
pubblici aveva previsto l’apertura congiunta del lotto Costa Volpino-Darfo e del
raccordo con la Ss 510 del lotto Toline-Darfo nell’autunno scorso.
L’appuntamento è stato invece posticipato alla primavera del 1997, mentre si
attendono ancora gli appalti per l’asfaltatura dello svincolo di Gratacasolo, la
segnaletica e l’impianto di aerazione della galleria.
«É assolutamente intollerabile il comportamento di certi
funzionari e burocrati, ostaggi di leggi assurde. Prove evidenti sono le vicende
legate al lotto 5º della Ss 510, ancora invischiato nel fallimento della
Follioley, o i problemi sorti sui lotti 5º e 6º della Ss 42 tra Anas e Edolo,
che lasciano presagire un futuro tutt’altro che roseo», sostiene la lega della
Valcamonica.
Sul fronte della statale 42, relativamente al 5º e 6º lotto,
tra Capodiponte e Berzo Demo, si segnalano forti preoccupazioni anche da parte
della Cgil comprensoriale. «É vero che il cantiere è stato riaperto, ma è
altrettanto vero che l’appalto procede a rilento, con forti segnali di
preoccupazione dovuti al braccio di ferro tra Anas e impresa, relativo
all’ultima sospensione dei lavori registrata nei mesi scorsi – afferma Domenico
Ghirardi –. L’impresa vorrebbe un rimborso di circa sette miliardi per la
fermata del cantiere».
E venendo alla statale 510, fa discutere ancora il 5º lotto di
Sulzano. I lavori, fermi da oltre sei anni per il fallimento della mandataria
Sicaf, sono stati affidati alle imprese che hanno eseguito le opere del 4º e del
6º lotto, la Irces55-Secol e la Cogefar. Rimangono da definire alcuni
particolari con il curatore fallimentare dell’impresa Follioley, per non farla
partecipare all’appalto.
Questo sarà uno dei problemi più urgenti fra quelli che saranno
affrontati in Provincia lunedì 13 ottobre, alla presenza del ministro dei Lavori
pubblici, Paolo Costa.
«Ho la strana impressione che al di là di quanto è stato
scritto nei piani provinciali, accordi trasversali effettuati in Amministrazione
provinciale spingano per appalti da realizzare nella Bassa bresciana,
trascurando gli impegni assunti», aggiunge Ghirardi, responsabile degli Edili
della Cgil.
Su questi problemi, il comitato per la viabilità camuno-sebina
è invitato dal sindacato a rimettersi in moto con lo stesso vigore di altri
tempi.
BRESCIAOGGI 12 OTTOBRE 1997
Valcamonica. Il segretario della Cgil
interviene dopo l’apertura dei nuovi tratti stradali
Ghirardi rilancia l’idea del
collegamento a nord con la Valtellina. Il timore è che le statali in costruzione
siano inadeguate ai bisogni
di Salvatore Spatola
«Se da un lato occorre non banalizzare i risultati che si sono
ottenuti grazie all’opera del comitato per la viabilità camuno-sebina,
dall’altro pensiamo che sia giusto tenere i piedi per terra. La viabilità è una
infrastruttura indispensabile per favorire lo sviluppo del nostro comprensorio.
Da sola, però, non servirà ad appagare queste necessità. Pertanto, non diamo
l’impressione che basti risolvere il problema dell’infrastruttura viaria per
dire che domani saranno risolti tutti i problemi che stanno alla base dello
sviluppo sociale, economico e occupazionale del nostro territorio. Così non
sarà».
É questa la riflessione fatta da Domenico Ghirardi, segretario
della Cgil comprensoriale Valcamonica-Sebino, dopo l’inaugurazione dei due
tratti stradali sulla Ss 510, Piancamuno-Gratacasolo e svincolo d’Iseo. Ghirardi
coglie l’occasione per lanciare alcuni messaggi ai politici e alle istituzioni
valligiane per far sì che si passi, in tempi brevi, dai sogni alla realtà. egli
invita a una seria riflessione sul modo di fare politica, su chi rappresenta la
politica, su come si riesce a unire le energie, le risorse umane e
rappresentative per metterle veramente al servizio del territorio.
«Abbiamo bisogno di rappresentanti che sappiano spendersi per i
reali obiettivi funzionali allo sviluppo del comprensorio – dice con ammirevole
chiarezza il nostro interlocutore –. Ma ritornando alla viabilità, ricordiamo
che dopo Tangentopoli siamo riusciti a individuare le cosiddette priorità delle
priorità nel triangolo Lovere-Darfo-Toline. Con l’inaugurazione della
Piancamuno-Gratacasolo abbiamo aggiunto questo obiettivo. Ma, a questo punto,
con realismo, dobbiamo ammettere che pur completando, non si sa fra quanto
tempo, i cantieri delle due statali 42 e 510, ci troveremo di fronte ad una
infrastruttura superata nel tempo». Come dire che i problemi che oggi si vivono
sulla pelle di quanti percorrono la statale del Tonale e quella del Sebino
orientale, non saranno cancellati facilmente. Ghirardi tocca alcuni problemi che
sono nuovi e vecchi nello steso tempo. Egli sostiene che rifare la strada da
Malonno verso Edolo è una spesa superflua in quanto in questa piana già la
statale è in funzione e in buone condizioni. Semmai, occorrerà adattare questa
arteria per le necessità dei centri dell’alta valle e per eliminare quel
sottopasso che sa di strozzatura in territorio di Sonico e che oggi impedisce il
passaggio di pullman a due piani e di Tir molto alti.
Domenico Ghirardi mentre sostiene l’importanza della strada,
anche per i miliardi che lungo questi 103 chilometri che corrono da Brescia a
Edolo sono stati spesi, parla di ferrovia, di necessità di adeguamento alle
esigenze di un traffico moderno e rispolvera la necessità di uno sbocco a nord
della Valcamonica e quindi in Valtellina, con il traforo del Mortirolo. «Sarebbe
una sciagura – afferma – dare retta a chi dice puntiamo al traforo della
Valtrompia e abbandoniamo la ferrovia dopo che sono stati spesi decine e decine
di miliardi e dopo che in questi giorni su questa tratta si sono decisi
ulteriori investimenti per 35 miliardi. In conclusione, suggeriamo ai politici
camuni e bresciani di rivisitare il progetto della strada a nord di Berzo Demo
per una sistemazione razionale, cercando di non abbandonare l’idea di migliorare
la ferrovia.». Quando si parla di miglioramento del servizio ferroviario si
tiene presente anche un problema che oggi potrebbe sembrare un sogno, ma che nei
prossimi anni si rivelerà come una necessità: l’elettrificazione. É un non senso
che nella patria delle centrali elettriche si abbia una ferrovia come quella che
congiunge l’alta Valcamonica con Brescia.
«O siamo capaci di farci valere riunendo le energie – conclude
Ghirardi – o all’interno di questo territorio non ci sarà strada ferrata né
infrastruttura viaria che possa risolvere i problemi annosi che i camuni vivono
sulla loro pelle. Prima di ogni cosa occorre essere capaci di superare al nostro
interno ogni difficoltà per poterla comunicare e imporla nella stanza dei
bottoni».
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997
Brescia in prima fila nel
concorso per creare il prodotto interno lordo e Cenerentola della viabilità
di ...
Il mondo produttivo ha pazientato, ed anche a lungo, ma non può
sopportare oltre ritardi che potrebbero avere conseguenze dirette sul futuro
produttivo dell’intera provincia.
Ieri nella sala consiliare del Broletto una buona parte degli
interventi è stata riservata proprio ai responsabili locali dell’associazionismo
imprenditoriale.
E per primo il dottor Saverio Gaboardi, vicepresidente
dell’Associazione Industriali Bresciani: «Non incentivare la creazione di
infrastrutture significherà essere costretti a registrare una crisi negli
investimenti produttivi – ha detto Gaboardi – ma non si deve neppure trascurare
lo specifico settore dei trasporti che, con un fatturato che sfiora i 300mila
miliardi annui, garantisce occupazione e risente di tutti i ritardi sinora
accumulati». Ma non solo: «Secondo studi approfonditi le risorse spese per
investimenti sulla rete stradale danno luogo ad un altro coefficiente di ritorno
per l’erario, alimentando infatti lavoro e la nascita di nuove unità
produttive». La situazione bresciana però è tutt’altro che rosea, «seppure – ha
evidenziato lo stesso vicepresidente Aib – la nostra provincia sia al 4º posto
nazionale nella partecipazione al Prodotto interno lordo, la si può collocare
solo all’ottantesimo posto della graduatoria nazionale evidenziata dall’indice
dei trasporti (indice che misura, in base a parametri predefiniti, la qualità
delle infrastrutture viarie)».
Gaboardi ha definito «fondamentali» le opere stradali per il
lancio economico della Valcamonica, ma non ha trascurato altri elementi
infrastrutturali importanti come il Centro Fiera di Brescia e lo scalo
aeroportuale di Montichiari.
L’Arch. Enrico Paterlini ha parlato in rappresentanza del
Collegio Costruttori di Brescia. A proposito dei ritardi è stato lapidario: «La
situazione non è molto migliorata negli ultimi due anni e nemmeno nel recente
periodo nel quale lei (rivolto al ministro) ha assunto la responsabilità del
dicastero dei Lavori Pubblici». Alla critica, Paterlini ha poi fatto seguire la
proposta, articolata e per tanti versi coraggiosa: «La vera modernizzazione del
comparto delle opere pubbliche passa necessariamente attraverso una
progettazione definita, esecutiva e qualificata. Ed affinché un tale obiettivo
non resti privo di concreta attuazione, la progettazione deve essere certificata
ed assicurata. La certificazione e l’assicurazione hanno un costo, oggi forse
anche elevato, ma sono il paso necessario per adeguarci a quanto avviene in
altre realtà europee, per premiare i progettisti aggiornati, per spingere le
imprese verso il miglioramento tecnico ed organizzativo, rinunciando a varianti
o rettifiche in corso di esecuzione. Al contrario sino ad oggi – ha proseguito
Paterlini – si sta procedendo con oneri in costante aggiornamento e con tempi
che non si possono nemmeno definire approssimativi. Per quanto riguarda la
nostra provincia – ha concluso – lamentiamo da anni una cronica carenza di
investimenti in infrastrutture. Il blocco degli impegni di spesa penalizza aree,
come la nostra, già penalizzate da decenni. Entreremo in Europa, almeno me lo
auguro, ma con carenze viarie tali da renderne problematica la permanenza».
Molti interventi, fra quelli ascoltati ieri, hanno ricordato al
ministro Costa la protesta crescente della gente bresciana. Lo ha fato anche
l’on. Andrea Bonetti, presidente dell’Unione provinciale dell’artigianato: «La
situazione è drammatica e siamo sull’orlo della paralisi – ha sottolineato – e
temo che il malcontento, già espresso e conosciuto, possa degenerare in forme di
protesta violente. Non è possibile trascurare l’importanza dei collegamenti
interni alla provincia, ma un altro tema importante è rappresentato dal
collegamento con Milano».
Massimiliano Bontempi, presidente della piccola industria
dell’Aib, ha lanciato quindi un’idea estremamente interessante: «Chiedo – ha
detto – che v4enga costituito un Comitato di monitoraggio, in grado di informare
bimestralmente sui progressi e sulle lentezze delle opere viarie». Bontempi ha
anche espresso preoccupazione per le attività connesse ai trasporti: «Il settore
è in crisi profonda – ha detto – basti pensare che alcuni trasportatori
rifiutano commesse per la Valcamonica: con i tempi di percorrenza l’introito
spesso non compensa i costi».
Il ministro Costa è stato ieri ospite anche dei vertici
dell’Aib. Durante il pranzo di lavoro sono stati approfonditi i temi già
discussi.
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997
di ...
Cantieri per 1000 miliardi, 400 dei quali già praticamente
ultimati e più d’uno conclusi dall’inaugurazione. Nonostante appaia comunque in
grave ritardo sulle emergenze che dalle valli alla basa vengono segnalate ogni
giorno, la viabilità bresciana fa la parte del leone negli investimenti in corso
dell’Anas in Lombardia. La disamina delle diverse situazioni è stata offerta
ieri mattina ad un pubblico attento e preparato di amministratori ed
imprenditori, dall’amministratore dell’Anas dott. Giuseppe D’Angiolino e dal
direttore del Compartimento di Milano ing. Bartoli.
Vediamoli succintamente.
Tangenziale Sud – É di
questi giorni la notizia dell’autorizzazione formale alla collaborazione ormai
in corso tra Provincia, Comune ed Anas. Si è ricominciato praticamente tutto
dall’inizio e la Provincia di Brescia sta ultimando il progetto d’intesa con il
Comune capoluogo, mentre l’Anas cura l’impatto ambientale. A fine anno il
complesso lavoro progettuale sarà terminato e si potrà parlare di appalto.
Statali Sebina e Camuna
– L’Anas ricorda che molto è già stato fatto sul versante camuno per quel che
riguarda il tratto Darfo-Costa Volpino, mentre in primavera sarà aperto il
collegamento Pisogne-Darfo. Più lunghi i tempi del quinto lotto della Sebina,
interrotto per il fallimento della società che si era aggiudicata l’appalto.
Questa settimana, ha detto Bartoli, saranno riaffidati i lavori e da quel
momento scatteranno i 900 giorni per la conclusione dell’opera, che significa in
pratica il completamento della nuova 510. Per quel che riguarda il quarto lotto
della statale 42, la variante degli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro, i
lavori dovrebbero essere riaffidati entro la fine di questo mese.
Statale 11 – Due le
direzioni, ad Ovest ed a Est della città. Ad Ovest il problema è concentrato
soprattutto nel primo lotto, mentre per il secondo ed il terzo i lavori
procedono seppur non speditamente. La notizia nuova è legata alla conclusione
della procedura fallimentare per l’azienda che aveva vinto l’appalto e dunque
l’inizio di quelle relative al riaffidamento dei lavori. Ma su questo punto non
sono arrivate date certe.
Ad Est invece entro un anno sarà agibile la circonvallazione di
Ponte S.Marco, rendendo così interamente transitabile in superstrada il tratto
Ospitaletto-Sirmione. Per il prolungamento fino al confine con Verona si attende
invece il prossimo piano triennale.
Statale 45 bis – Si
lavora dovunque. La bonifica del Covolo dovrebbe essere ultimata nell’autunno
del ’98, mentre già in primavera sarà agibile la variante di Roe Volciano. Per
il tratto che scende nella Bassa, grande importanza avrà invece l’intervento
delle Autostrade Centropadane sulla sp. 19.
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997
In Broletto il ministro dei Lavori pubblici Paolo Costa ha
assicurato la realizzazione del tanto atteso collegamento da Ospitaletto a
Lumezzane e Gardone
Buone notizie anche per la Sebina: 900 giorni per ultimare
il V lotto
di Gianfranco Bertoli e Claudio
Venturelli
Via libera per l’autostrada di Valtrompia e tempi certi sia per
la realizzazione di quanto ancora manca alla statale Sebina (il martoriato
quinto lotto, Sulzano-Marone), sia per la terza corsia della Tangenziale Sud di
Brescia. Queste in estrema sintesi le buone nuove emerse dagli “stati generali”
della viabilità bresciana convocati in Broletto per incontrare il ministro dei
Lavori pubblici Paolo Costa, accompagnato dai vertici Anas. Alle sollecitazioni
di amministratori ed imprese, il ministro ha risposto con precisazioni sugli
interventi in corso e scelte di fondo del Governo in materia.
Discorsi tecnici e di buon senso che non hanno subito più di
tanto il peso della precarietà dell’attuale situazione politica.
BRESCIA – C’è chi ha liquidato l’intero incontro come la
«solita passerella pre-elettorale di un ministro, anzi di un ex ministro». Ed in
effetti sul capo di Paolo Costa, ministro dei Lavori pubblici subentrato a Di
Pietro, è facile intravedere la spada sospesa della crisi del Governo Prodi. Ma,
al di là degli impegni politici e delle indicazioni di programma, il discorso
del ministro è parso ieri fare il punto su una serie di fati e di scelte già
attuate, che neppure la fine del Governo Prodi dovrebbe rimettere in
discussione. Così, se sul “faremo” di Costa si stente inevitabilmente l’alea
della situazione politica, va detto che su una serie di opere gli “stati
generali” della viabilità bresciana, riuniti ieri in Broletto, hanno ottenuto
più di una risposta. Forse non nuove, ma aggiornate.
Vediamole.
Autostrada di Valtrompia
– Innanzitutto la cosiddetta autostrada di Valtrompia, ovvero il prolungamento
del collegamento tra Ospitaletto e Gussago, fino a Concesio, Lumezzane e
Gardone, con la realizzazione da parte della Serenissima di un tratto a
pedaggio. Il ministro ha chiarito che «non servirà un’apposita legge» come più
d’uno temeva; che il finanziamento è previsto nel piano triennale presentato
dalla Serenissima per l’approvazione e che sarà realizzato anche nell’ipotesi di
bocciatura della proroga delle concessioni alla stessa società. Infatti nello
schema di convenzione con le concessionarie il ministro ha inserito un apposito
articolo che prevede il rimborso dell’investimento effettuato qualora la
concessione scada prima dell’ammortamento dell’opera.
In pratica, se l’opera ha un ammortamento di 20 anni e dopo 10
anni scade la concessione, il nuovo concessionario dovrà riconoscere al vecchio
il mancato introito. Analogo discorso il ministro Costa ha riservato agli
impegni della spa Centropadana, che gestisce la A21 “Brescia-Cremona-Piacenza”
per quanto attiene al nuovo casello di Montirone ed al completamento della
gronda che, seguendo la sp 19, dovrà collegare Fenili Belasi all’autostrada.
Statale Sebina – A
proposito della nuova 510, il prof. Costa si è limitato a confermare quanto
detto dai dirigenti Anas, ovvero l’imminente riaffidamento (il dottor
D’Angiolino dell’Anas ha parlato di «questa settimana») dei lavori del V lotto,
il tratto Sulzano-Marone, che significano il via al conto alla rovescia di 900
giorni per la conclusione dell’opera. Questo tratto consentirà l’apertura ed il
pieno utilizzo anche degli altri lotti della nuova arteria per collegare la
città alla Valcamonica.
Emergenza – Questi ed
altri interventi che Stato ed Anas stanno realizzando servono, a parere del
ministro, per recuperare un gravissimo ritardo strategico: «Inauguriamo oggi
opere attese da 18, 25, anche 30 anni, opere che sono già superate dai fatti.
Per troppi anni si è proceduto dicendo sì a tutti, iniziando centinaia di opere
in ogni regione senza una scala di priorità, soprattutto senza sapere con quali
fondi sarebbero state finanziate. Così siamo costretti a rispondere oggi a
problemi che andavano affrontati 20 anni fa, e finché non saremo usciti da
quest’emergenza non potremo fare fino in fondo il nostro dovere, che è di
pensare oggi, strategicamente, a prevenire i problemi che si presenteranno tra
dieci, quindici anni.
Ritardo programmato –
Senza “fare processi” il ministro ha posto l’accento sul fatto che «la politica
infrastrutturale scellerata degli anni scorsi» si basasse sul «ritardo
programmato, ovvero su lavori iniziati e mai finiti secondo un andazzo che
rispondeva a piccole e grandi convenienze da parte di tutti i protagonisti
politici ed imprenditoriali». Un ritardo che spesso si doveva anche alla
«infinita e diffusa possibilità di veto attribuita a decine di enti diversi, un
sistema assolutamente inefficiente per la realizzazione di qualsivoglia
progetto».
Il dopo Tangentopoli –
L’impegno a recuperare il tempo perduto si deve confrontare anche con la
situazione creatasi dopo le inchieste giudiziarie di Mani Pulite: «La normativa
che stiamo utilizzando risente fortemente del clima di Tangentopoli. Proprio
mentre dall’Europa ci viene richiesta la massima competitività, le norme non
possono non tener conto di esigenze sentite non solo di trasparenza ma pure di
controllo. Ne usciremo presto, ma per ora è difficile fare di più. Sono
impegnato a dare certezza e stabilità alle norme e l’approvazione del complesso
noto come “Merloni Ter”, già passata al Senato, può rappresentare un buon punto
d’approdo.
Comunque, o attraverso la nuova legge oppure con il
regolamento, entro l’anno le norme avranno raggiunto un discreto livello di
stabilità».
Collaborazione –
Tamponare l’emergenza, impostare le strategie per il futuro (senza le quali non
resteremo in Europa) e nello stesso tempo ristrutturare in profondità l’intero
sistema, ovvero regole, qualificazione degli attori, riduzione dei centri di
spesa, delega agli enti locali per la scelta delle priorità degli interventi:
questi i pilastri della politica che i Lavori pubblici portano innanzi.
E proprio nella ristrutturazione del sistema il ministro ha
chiesto apertamente la collaborazione di tutti i soggetti interessati, dagli
enti locali alle imprese. «Intendo realizzare nel 1998 la revisione completa
dell’Albo delle imprese, con parametri minimi e di buonsenso nel rapporto tra
fatturato ed addetti, tra commesse e capitale. Ho già avuto la valida
collaborazione delle associazioni di categoria che spero continuerà. Per quanto
riguarda i centri di spesa è assurdo che, mentre la Francia ha 500 enti
appaltanti, noi con i soli Comuni siamo già a 9mila. Intendo concentrare al
ministero e negli enti periferici di maggiore spessore quelle professionalità di
progettazione e di controllo necessarie per gli appalti, così da offrire un
servizio che tutti gli enti pubblici potranno utilizzare. Infine, per le
priorità di intervento è necessaria la collaborazione degli enti locali, ovvero
di chi è da sempre più vicino alle esigenze dei cittadini».
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997
Alcuni cantieri aprono, ma restano le incognite elencate
dall’assessore Bedussi
Storia di un lavoro di “ricostruzione” degli enti locali
iniziato nel ’95
di ...
BRESCIA - «É nella logica delle cose che le persone
intelligenti debbano trovare un punto di incontro per risolvere i problemi».
Ieri il presidente della Provincia, Andrea Lepidi, è stato chiamato a rivestire
il ruolo di moderatore nel dibattito con il ministro dei Lavori pubblici. Sua è
la considerazione finale sul merito dei temi scottanti, mentre è stato compito
di Bruno Bedussi, assessore ai Lavori pubblici, disegnare il quadro di una
situazione che, a partire dal ’95, non è mai stata del tutto rassicurante.
«A fronte dei 2420 miliardi di opere progettate, nel primo
semestre del ’95 – ha detto Bedussi – risultavano finanziati e appaltati lavori
per 1400 miliardi suddivisi in 48 cantieri, dei quali però solo 11 cantieri (per
opere pari a 686 miliardi) avevano trovato effettivo avvio». Eppure, come ha
ricordato lo stesso Bedussi, gli enti locali bresciani non hanno mai fatto
mancare il loro impegno, tanto che complessivamente l’impegno totale sostenuto
per la progettazione di nuove infrastrutture viarie si può quantificare in circa
11 miliardi.
Fra le dolenti note, vere docce fredde sulla testa di un
sistema economico che abbisogna di strade efficienti, Bedussi ha ricordato, in
particolare: «La scomparsa del finanziamento di 92 miliardi destinato alla nuova
statale della Valtrompia, nonostante la definitiva approvazione del progetto e
nonostante la pubblicazione della gara d’appalto. Altrettanto gravi – ha
proseguito l’assessore del Broletto – sono stati i mancati finanziamenti ed il
blocco dei cantieri (con i conseguenti rallentamenti) riguardanti la statale 235
(Brescia-Orzinuovi), la 45bis, alcune tratte fondamentali della viabilità del
Sebino e della Valcamonica e il blocco dei lavori (quando erano già iniziati)
sulla tangenziale di Brescia».
Sin qui la “storia” della viabilità sino al ’95. «Dopo trenta
mesi di lavoro di questa Amministrazione possiamo affermare – ha detto ancora
Bedussi – come il quadro complessivo risulti certamente meno drammatico: un
risultato importante già conseguito è la riapertura di cantieri per oltre 400
miliardi, ma appare anche di maggior importanza aver verificato e, riteniamo,
definito le condizioni per dare risposta a molti problemi irrisolti».
Però, ha sottolineato lo stesso Bedussi, fra i punti strategici
resta la realizzazione dell’autostrada della Valtrompia e del collegamento della
autostrada A4, Brescia-Milano, con l’autostrada A21, Brescia-Cremona-Piacenza,
utilizzando e riqualificando la provinciale 19. Progetti che implicano il
coinvolgimento delle società Serenissima e Centropadane.
C’è anche, nel lungo elenco prodotto ieri, il nodo del Vº lotto
della statale 510 del Sebino. Se non si sbloccherà con urgenza questa situazione
– come pare dover essere (ne riferiamo a parte) – questo pezzo di strada
incompleto renderà inutili i lavori su tutto il resto di un’arteria strategica
per la Valcamonica.
E ancora Bedussi ha proseguito elencando l’urgenza di
riaffidare le opere del IVº lotto della statale del Tonale e della Mendola
(varianti agli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro); la costruzione del IIº
lotto sulla statale 237 del Caffaro da Ponte Re a Idro (indispensabile per il
superamento dell’abitato di Vestone); il Iº lotto delle opere sulla statele 11
(Padana Superiore) nel tratto da Brescia a Urago d’Oglio; l’ultimazione urgente
della nuova Gardesana; la sistemazione e la riqualificazione di alcuni tratti in
galleria a sezione ristretta da Gargnano a Limone; il completamento della
deviante all’abitato di Bagolino sulla statale 669 del Crocedomini. Il “conto”
presentato dalla Provincia di Brescia è lungo: «Ci attendiamo dall’Anas notizie
positive – ha concluso Bedussi – considerato che il tempo trascorso da quando
tali situazioni sono state sottoposte agli approfondimenti
tecnico-amministrativi dovrebbe consentirne la soluzione. Considerato anche lo
spirito di collaborazione che si è instaurato fra la nostra Amministrazione e
l’Anas».
Ritornando alla questione relativa all’autostrada della
Valtrompia, Bedussi ha ricordato la storia di un iter tribolato, rimarcando come
«l’intera comunità bresciana, consapevole di aver perseguito ogni possibile via,
attende ora la definitiva conferma sulla realizzabilità dell’opera».
GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997
La voce dei rappresentanti degli enti locali ha ricordato
al ministro Costa come la pazienza bresciana sia stata messa a dura prova
Almici (Comunità del Sebino): «L’ultima volta alle strade
camune pensò Napoleone». Sabatti (Valtrompia): «Centomila cittadini aspettano»
di ...
BRESCIA – Mai vista una sala consiliare così gremita. Ieri
l’iniziativa del Broletto ha riscosso “successo” di pubblico, pur se composto da
amministratori locali, parlamentari, consiglieri regionali, dirigenti pubblici,
ma anche esponenti del sindacato e, come già scritto, delle associazioni
produttive.
Anche in questo caso il dibattito è consistito nelle richieste,
tante e giustificate, che la Provincia ha formulato al rappresentante del
Governo.
Pompeo Anelli,
assessore ai Lavori pubblici del Comune di Brescia, ha sollevato la questione
delle autonomie locali, della necessità di offrire a chi opera più direttamente
sul territorio la possibilità di programmazione e di determinazione delle
priorità. «Sul caso della tangenziale – ha detto – si deve considerare il grande
impegno profuso dagli enti locali (Provincia e Comune di Brescia) che hanno
svolto con puntualità il loro compito progettuale. Ma più in generale è sulla
complessità delle norme in materia di Lavori pubblici che si deve porre
l’accento: mi sento offeso da una legge che parta dal presupposto che ogni
amministratore, funzionario o appaltatore sia disonesto, tanto da rendere
necessari non meno di tre mesi per assegnare l’incarico di progettare un
semplice marciapiede».
Zaccaria Almici,
presidente della Comunità montana dell’Alto Sebino, ha dato voce alle istanze
della Valcamonica: «Se si considera che gli unici interventi di potenziamento
viario di questa zona sono dovuti all’imperatore Augusto e a Napoleone
Bonaparte, appare comprensibile come agli occhi della popolazione locale le
nuove strade statali 510 e 42 appaiano come un risultato affatto minimale.
Infatti – ha proseguito Almici – la realizzazione di queste nuove strade
comporterebbe lo scioglimento del principale nodo strutturale che impedisce
l’attuazione di una politica di rilancio socio-economico del comprensorio
Sebino-Camuno, che risulta essere il più depresso dell’intera Lombardia».
I motivi di lamentela ci sono tutti, eccome: «I lavori di
realizzazione per il Vº lotto della 510, sul tratto Sulzano-Sale
Marasino-Marone-Zone, sono iniziati il 30 ottobre del 1990 – ha ricordato Almici
– per un importo complessivo di circa 77 miliardi. Due anni dopo, ossia il 29
ottobre del ’92, i lavori sono stati sospesi per il fallimento dell’impresa
capogruppo. I lavori eseguiti ammontano a circa 32 miliardi. Da ormai cinque
anni il cantiere è fermo, incustodito e crea gravi pericoli di tipo
geologico-ambientale. Per la ripresa dei lavori si è resa necessaria la
redazione di un conto economico dell’opera che ammonta a circa 100 miliardi. Le
risorse necessarie per finanziare i lavori sono già stanziate, i lavori sono
stati riaffidati a nuove imprese, per cui la popolazione camuno-sebina, e gli
amministratori pubblici si chiedono cosa si debba ancora aspettare».
Carlo Sabatti,
presidente della Comunità montana di Valtrompia, ha avuto, ovviamente, ottimi
motivi di scontento: «La valle del Mella da vent’anni aspetta una strada idonea
al suo sviluppo e alle esigenze di 105mila abitanti. Chiediamo il risanamento
della 345 per la quale la gara d’appalto si è svolta tre anni fa. Ma ovviamente,
dopo aver accettato il principio di una strada a pagamento, chiediamo che non si
perda tempo: attualmente i tempi di percorrenza sono insostenibili e si
considera che da Gardone Valtrompia a Brescia ci si impiega quasi un’ora, sì,
un’ora per percorrere circa 18 chilometri su di una strada sulla quale
transitano mediamente 50mila veicoli al giorno».
Presenti ieri anche l’arch. Barbieri e il dott. Galli,
rispettivamente presidente della società Serenissima e Centropadane. Il loro
intervento è riassumibile con il concetto: «Dateci le proroghe di concessione,
noi costruiamo le strade».
A margine dell’incontro si registrano anche alcune prese di
posizione delle forze politiche. Per la Lega Lombarda «la visione ottimistica
scaturita dalla relazione del ministro, o meglio, dell’ex ministro, è sembrata
una ricandidatura più che un’analisi della soluzione ai problemi reali».
Le forze del Polo hanno consegnato una lettera al ministro
Costa. Nel testo si sottolineano le urgenze della nostra provincia, ma «si teme
che la crisi dell’esecutivo possa nuovamente condizionare l’iter di approvazione
e la sospirata apertura dei cantieri».
GIORNALE DI BRESCIA 23 MARZO 1998
Dalla fase progettuale a quella esecutiva e, per qualche
tratto, al taglio dei nastri
Buone nuove per Iseo, Piancamuno e il Basso Garda
di Claudio Venturelli
É stato aggiudicato l’appalto del quarto lotto della
Breno-Capodiponte sulla statale 42; per l’estate sulla 510 sarà aperta la
variante al centro abitato di Iseo e il tratto Pisogne-Piancamuno (con svincolo
per Montecampione); finalmente andrà in appalto il tratto da Sirmione a
Peschiera (in terra veronese), parte integrante del progetto per razionalizzare
il transito sulla statale 11, nella zona sud del Garda. Queste ed altre novità
sono state illustrate ieri in Provincia, durante una pausa dei lavori
dell’Osservatorio della viabilità, istituito dal Broletto per tenere sotto
controllo la situazione dei cantieri.
BRESCIA – Parlare di opere stradali in provincia è come
trovarsi di fronte ad un enorme piatto di spaghetti: è difficile dare un ordine
ai percorsi che si incrociano. Ieri, però, in Provincia si è svolto un incontro
per fare il punto della situazione e fra i relatori, di cui poi riferiremo,
l’ing. Carlo Bartoli, capo compartimento dell’Anas di Milano, ha parlato con
concretezza, facendo balenare l’ipotesi che a Brescia siano finiti i tempi delle
“vacche magre”. Dopo tanto penare pare avvicinarsi il momento fatidico del
taglio dei nastri: entro l’estate, infatti, sulla 510 sarà aperta la variante
(verso sud) al centro abitato di Iseo ed anche il tratto tra Pisogne e
Piancamuno. Qui l’Anas ha accantonato le proprie ritrosie dopo aver avuto
assicurazione dalle Ferrovie Nord che a Piancamuno verrà istituito, in attesa
del sottopaso, un passaggio a livello con barriere. Parimenti, quindi, sarà
agibile anche la variante per Montecampione.
Novità anche per la statale 42: sono state appaltate in questi
giorni alla Fincosit-Cossi di Roma le opere del 4º lotto Breno-Capodiponte (una
quarantina di miliardi). In campo c’è anche l’ammodernamento progettuale del
sesto lotto Berzo-Malonno, mentre con la Provincia è stata concordata una
variante per Edolo.
Si avvia all’appalto anche il tratto della variante alla
statale 11 da Sirmione a Peschiera. La strada, che razionalizza il transito dei
veicoli nell’area sud del Garda, sinora non ha potuto raggiungere appieno gli
obiettivi previsti perché “monca”, ferma poco dopo la penisola di Catullo. Ora,
sperando che le opere vengano realizzate con urgenza, potrà essere definito
l’asse stradale che unisce i territori di Brescia e Verona.
Resta confermato da parte dell’Anas l’impegno per la terza
corsia della Tangenziale Sud (più di 180 miliardi), per la quale la Provincia ha
indetto la gara relativa ai progetti esecutivi.
Non sono però tutte rose. Le novità raccolte ieri in Provincia,
in occasione della prima riunione dell’Osservatorio della viabilità (vi hanno
preso parte tra gli altri, oltre al rappresentante dell’Anas, anche l’arch.
Banfi in rappresentanza della Regione, il presidente dell’autostrada Serenissima
Giuseppe Barbieri, il presidente della Centro Padane Augusto Galli, l’assessore
ai Lavori pubblici Bruno Bedussi e il presidente della Provincia Andrea Lepidi)
non sono state tutte positive, ad iniziare dai dubbi espressi dal presidente
della Centro Padane circa i tempi che il Governo richiede per l’esame della
proroga alle concessioni delle due società autostradali, firma che in pratica
vincola tutti i più importanti investimenti nella nostra provincia, ad iniziare
dall’autostrada della Valtrompia.
I ministeri del Tesoro e dei Lavori pubblici, che dapprima
avevano promesso una decisione entro i primi dell’anno, hanno fatto slittare i
termini a giugno.
Il clima è quello dell’attesa, anche se il presidente Andrea
Lepidi si è detto ottimista, smentendo di fatto “controindicazioni” di natura
politica.
Nel frattempo è stata riconfermata la volontà di procedere
celermente: si è saputo, ad esempio, che il progetto per la riqualificazione del
casello di Brescia-centro è stato modificato e la prossima settimana potrebbe
già essere definito, pronto per passare (ma si attende il Governo) alla fase
esecutiva; si procede nel frattempo anche alla fase progettuale della viabilità
che interessa Manerbio, per la riqualificazione della provinciale 19.
Dal canto suo la Regione, ieri rappresentata dall’arch. Banfi,
promette tutto l’appoggio possibile: l’autostrada Trumplina resta prioritaria
(smentite quindi le ipotesi di uno stralcio nel piano triennale regionale), così
come è stato riconfermato il poderoso progetto per la variante di Pontevico (37
miliardi): l’unico tassello mancante è legato anch’esso al rinnovo della
concessione della Centro Padane, società alla quale spetta finanziare gran parte
dell’opera, e che ieri ha annunciato di voler comunque realizzare un nuovo
spartitraffico sulla Brescia-Cremona-Piacenza (per v36 chilometri proprio vicino
a Pontevico). L’opera è dettata da motivi di sicurezza: troppi gli incidenti
gravi a causa dei salti di corsia.
L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998
di Elia Mutti
La variante alla statale del Tonale che collega Pianico con la
media Valle Camonica è finalmente percorribile in tutta la sua lunghezza. Nel
tardo pomeriggio di ieri è stato aperto al traffico il nuovo tratto che, dalla
località Fermata Castello di Costa Volpino, porta a Bessimo di Darfo Boario
Terme.
Allo svincolo di Bessimo, dove tutto era stato predisposto per
l’inaugurazione, sono giunti numerosi rappresentanti dell’Anas, guidati
dall’amministratore Giuseppe D’Angiolino e dal capo compartimento di Milano,
Carlo Bartoli, politici, consiglieri e sindaci, tra cui quelli di Costa Volpino,
Diomira Cretti, di Rogno, Aldo Conti, di Darfo, Luigi Pelamatti, e il presidente
della Comunità montana Alto Sebino, Claudio Contessi.
Il tratto di strada inaugurata ieri rappresenta il
completamento del tronco che inizia in località Bersaglio, al confine tra Lovere
e Costa Volpino, e prosegue sino a Darfo. É lungo poco più di sete chilometri.
Le corsie e le banchine che determinano la sede stradale corrono per sei
chilometri e 800 metri su un piano rilevato e su quattro viadotti. Il più
importante è quello che si trova all’uscita della galleria Fermata Castello.
Poggia su sei campate di calcestruzzo e, con i suoi 214 metri, scavalca il fiume
Oglio. Gli altri tre hanno lunghezze più ridotte: 45, 119 e 209 metri. Sono
stati costruiti per passare sopra alcune strade secondarie, sulla linea
ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo e su alcuni torrentelli.
D’ora in poi coloro che provengono da Bergamo e sono diretti
sui campi di sci del Tonale e dell’Aprica troveranno un grosso giovamento
dall’apertura di questo tratto di variante. La stessa cosa non si può invece
affermare per gli sportivi che prediligono la pista di Montecampione. «L’uscita
per questa importante stazione sciistica – ha detto l’ing. Carlo Bartoli –
continuerà a restare chiusa fino a quando gli amministratori di Piancamuno e di
Artogne non troveranno un accordo sulle modalità della sua realizzazione. Per un
periodo di tempo sicuramente più circoscritto non sarà percorribile nemmeno la
bretella di collegamento con Pisogne». Gli automobilisti diretti a Brescia
dovranno continuare ad usare la vecchia statale Mandolossa-Darfo.
Positivi in genere i commenti espressi nel corso della
cerimonia di inaugurazione anche se Claudio Contessi ha puntualizzato che «così
come quest’opera avvicina l’Alto Sebino alla Valle Camonica, occorre
assolutamente trovare rapidamente una soluzione analoga che colleghi il
comprensorio di Bergamo».
Per ricordare quanto accadde nel 1992 nella frazione di Volpino
(gli scavi finirono per rendere inagibile la chiesa parrocchiale), davanti al
palco delle autorità si è presentata una delegazione del Comitato di difesa di
Volpino. Don Giacomo Bassini e alcuni suoi parrocchiani, in assenza del ministro
Costa, si sono rivolti agli amministratori presenti ribadendo il loro diritto ad
avere una chiesa agibile. Nel corso del suo intervento, lo stesso D’Angiolino,
amministratore dell’Anas, ha auspicato che il problema venga risolto al più
presto. A suggello della comune volontà di chiudere l’annosa questione, che vede
contrapposti nelle aule del tribunale l’Anas e e la parrocchia di Volpino, don
Giacomo Bassini ha benedetto la nuova variante.
L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998
La storia infinita di una variante
di Adriano Frattini
L’apertura dell’ultimo tratto di variante alla statale 42 del
Tonale registra la conclusione di una lunga e tormentata storia di viabilità
nell’Alto Sebino.
Ma proviamo a ripercorrere la storia di questa variante. Il
primo respiro di sollievo i paesi dell’Alto Sebino lo hanno tirato il 24 gennaio
1992, quando è stato aperto il primo tratto di variante in galleria che scavalca
Lovere – quattro chilometri, di cui 2.821 metri in tunnel –, anche se si è
trattato solo di un mezzo respiro, dato che la viabilità era possibile in una
sola direzione di marcia (dalla Valcamonica verso Bergamo).
«Questione di una settimana, poi si apre nei due sensi», disse
l’allora responsabile dell’Anas ing. Mina. Pensava che i problemi si fossero
ormai tutti risolti con la costruzione di un bacino in galleria per la presenza
di acqua all’interno del tunnel. Per farlo si era arrivati a variare il progetto
dopo che uno smottamento aveva lesionato un edificio nella zona alta di Lovere,
provocando un’interruzione dei lavori.
Ma era un’illusione. Allo svincolo del Bersaglio, a Costa
Volpino, cioè a fine galleria, stava infatti succedendo di tutto. Da una parte
il comune di Lovere chiedeva l’apertura in fretta dello svincolo, per permettere
la viabilità in entrambi i sensi di marcia sulla variante. Questo perché sul
lungo lago di Lovere nel frattempo si era creata una situazione di pericolo
statico per alcuni palazzi.
Dall’altra il comune di Costa Volpino chiedeva garanzie di
sicurezza per lo svincolo, i lavori andavano comunque a rilento e nel frattempo
nascevano ulteriori complicazioni per la ferma posizione del proprietario di una
casa posta proprio nei pressi dello svincolo e che andava demolita per
permettere il corretto percorso allo svincolo. Tra una casa e l’altra
quell’annunciata settimana di tempo alla fine è risultata lunga ben... tre anni.
Una vera e propria telenovela, che si è sbloccata solo nel
febbraio del 1995, quando gli autotrasportatori hanno mostrato i denti e
finalmente il tunnel è stato aperto nei due sensi di marcia.
Naturalmente l’apertura della prima parte della variante ha
creato seri problemi a Costa Volpino, dove il traffico uscendo dalla galleria,
scorrevolissima, paralizzava il paese dal semaforo di Ponte Barcotto fino allo
svincolo. La locale amministrazione faceva anche l’impossibile per chiedere di
completare la galleria che dal Bersaglio doveva portare la variante fino alla
Fermata Castello, oltre il centro abitato.
Nello scavare il tunnel, però, si è entrati nella sorgente
Follo, proprio sotto l’abitato di Volpino. Drammatiche le conseguenze: lesioni
gravissime alla parrocchiale e ad alcune case vicine. I lavori furono subito
sospesi. Nacquero due contenziosi. Uno tra l’Anas e la Parrocchia di Volpino,
per i danni alla chiesa, l’altro tra l’Anas e il comune di Costa Volpino, perché
la mancanza d’acqua ha obbligato il comune a ricorrere al rifornimento con le
autobotti.
I lavori sono comunque ripresi, anche se diversi mesi più
tardi, e nel giugno scorso è stata aperta anche la seconda galleria, dal
Bersaglio alla Fermata Castello, grazie alla quale anche Costa Volpino si è
liberato dal traffico. Infine il tratto inaugurato ieri: secondo i calcoli
dell’Anas doveva essere aperto già a luglio.
BRESCIAOGGI 25 MARZO
1998
Per l’estate potrà essere percorsa la variante di Iseo e
sarà completato il tratto Pisogne-Piancamuno. Il 7 aprile inaugurazione della
provinciale 19. Ma resta ancora al palo l’autostrada per Lumezzane
Riaprono i cantieri sulla 42: saldatura tra Breno e
Capodiponte
di w. p.
Manca solo un soffio al traguardo, ma finalmente, dopo anni di
lavori, dopo le centinaia di miliardi investiti, dopo Tangentopoli, dopo le
attese, l’Anas ha acceso il semaforo verde: via a tutti i cantieri.
E le strade nuove di zecca si potranno vedere tra pochi mesi.
Gia la settimana prossima, il 31 per l’esattezza, riprendono i lavori per il
quarto lotto della statale 42. I lavori sono stati appaltati all’impresa Grandi
e con una spesa di 65 miliardi verrà ultimata la saldatura tra Breno e
Capodiponte. Sono disponibili altri 100 miliardi per il tratto
Capodiponte,Cedegolo e ne serviranno altri 100 per lo svincolo di Demo. Tutti
riaperti i cantieri, dunque, per un investimento di 600 miliardi.
Le novità sono emerse nel corso della prima riunione in
Broletto dell’Osservatorio della viabilità, un tavolo di consultazione
istituzionale sulla viabilità statale e autostradale composto dall’assessore
regionale ai Trasporti e Viabilità Giorgio Pozzi, dall’assessore ai lavori
pubblici della provincia Bruno Bedussi, dal presidente dell’autostrada
Serenissima Giuseppe Barbieri, dal presidente dell’autostrada Centro Padane
Augusto Galli, dal capo compartimento dell’Anas di Milano Carlo Bartoli, dal
presidente della Camera di commercio Francesco Bettoni e dal presidente della
piccola industria dell’Aib Massimiliano Bontempi. «Un osservatorio – come ha
ricordato il presidente della Provincia Andrea Lepidi – fortemente voluto dagli
industriali e che in questo primo incontro ha evidenziato parecchi aspetti
positivi per il futuro delle strade bresciane. Entro la fine di aprile il
ministero dei Lavori pubblici approverà i piani finanziari delle società
Serenissima e Centro padane, dopodiché gli investimenti previsti verranno
effettuati». «É allo studio – ha spiegato Bartoli dell’Anas – una piccola
variante per evitare l’abitato di Edolo: comporterà una spesa non esorbitante,
ma permetterà di aggirare il centro del paese, che crea l’effetto imbuto. Al
completamento della variante Palazzolo e Capriolo per il collegamento al casello
autostradale di Palazzolo manca solo la convenzione, mentre prima di agosto sarà
aperto il tratto della variante di Iseo (in vista dell’estate è un problema non
da poco) e sarà completato il tratto di Pisogne e Piancamuno con l’apertura
dello svincolo Piancamuno-Montecampione. L’apertura dello svincolo è subordinata
alla realizzazione da parte delle Ferrovie Nord delle barriere al passaggio a
livello». E da un lago all’altro, novità pure sul fronte gardesano. A Roma va in
appalto la variante Desenzano-Peschiera, per risolvere i gravi problemi di
traffico della zona. Sempre a Roma è fermo un altro tassello importantissimo per
la viabilità bresciana, l’autostrada Brescia-Lumezzane. «La Regione – ha
spiegato Pozzi – ha predisposto tutti gli atti tecnici necessari ed è pronta a
sottoscrivere il protocollo d’intesa, ma mancano ancora alcune formalità». Se
per l’autostrada Brescia-Lumezzane bisogna ancora aspettare, è imminente
l’inaugurazione di un tratto della 19: dal 17 aprile la provinciale 19 arriverà
fino a Fenili Belasi, creando una valvola di sfogo a sud-ovest della città.
In fase di stallo anche la variante di Pontevico. É stato
sottoscritto il protocollo d’intesa fra Regione, Provincia di Brescia,
Pontevico, Provincia di Cremona, Robecco d’Oglio e società autostrade Centro
Padane, ma c’è un problema: «L’opera – spiega pozzi – prevede un intervento di
37 miliardi e la parte più rilevante (circa 27 miliardi) sarà sostenuta dalla
società autostrade. La Regione, che non può partecipare per un valore superiore
al 50 per cento, ha l’ambizione di realizzare l’opera completa e accedere ai
finanziamenti con la legge 31. Ma i finanziamenti della legge 31 – e qui è il
nodo – possono essere concessi solamente se l’opera viene realizzata nel
complesso, quindi finché tutte le parti in causa non avranno i finanziamenti
necessari la variante di Pontevico è costretta ad attendere». Interessa agli
automobilisti bresciani anche il tratto autostradale Brescia-Bremona. Proprio su
questa strada ultimamente si sono verificati parecchi incidenti gravi,
tamponamenti a catena in cui sono rimasti coinvolti numerosi autoveicoli. Per
rendere il tratto più sicuro la società Centro Padane è corsa ai ripari. «Il
consiglio d’amministrazione – ha spiegato il presidente Augusto Galli – ha
deliberato l’installazione (per i primi 36 chilometri, fino a Pontevico, lungo
il tratto in cui si verificano con maggior frequenza gli incidenti) di lame a
tripla onda nella corsia centrale, cercando, comunque, di salvaguardare gli
interventi di piantumazione e di abbellimento effettuati di recente».
La società Centro Padane la settimana prossima ripresenterà la
nuova formula del progetto per il parcheggio a Brescia Centro e entro 75 giorni
sarà presentato il progetto per la nuova viabilità al casello di Manerbio.
IL GIORNO 25 MARZO
1998
L’Anas ha riaperto i cantieri bresciani con interventi per
un totale di 600 miliardi
Aleggia ancora invece il fantasma del collegamento
autostradale della Valtrompia...
di Magda Biglia
Notizie buone, notizie meno buone sono arrivate ieri nella
prima riunione dell’Osservatorio sulla viabilità, tavolo fortemente voluto dalle
categorie economiche, Aib e Camera di commercio in testa, per tenere
costantemente sotto controllo l’intricato evolversi dei problemi viari del
nostro territorio.
Coordinatrice la Provincia, c’erano l’Anas nella persona del
capo compartimento di Milano Carlo Bartoli, un funzionario a nome dell’assessore
regionale Giorgio Pozzi, i rappresentanti delle società autostradali Serenissima
e Centro padane. Buone notizie sono venute dall’Azienda stradale dello Stato che
ha riaperto tutti i cantieri per un totale di 600 miliardi di opere.
In Valcamonica sono stati aggiudicati i lavori della
Breno-Capodiponte per 65 miliardi. Si dovrà poi proseguire fino a oltre Malonno
e nei progetti futuri c’è pure la circonvallazione di Edolo.
Sono in fase di convenzione i completamenti delle varianti di
Palazzolo e Capriolo, mentre prima dell’estate i turisti potranno saltare il
centro di Iseo. Avanza il progetto della statale 11 a Ovest per arrivare a Urago
d’Oglio, a Roma è in appalto la variante Desenzano-Peschiera.
Dalla Regione di positivo c’è la promessa delle Ferrovie Nord
di porre entro giugno le barriere sui binari che consentiranno di aprire lo
svincolo per Montecampione, pronto ma chiuso e l’impegno a seguire è quello di
un sottopasso. Per la tanto attesa variante di Pontevico invece i tempi sono
lontani: le pratiche burocratiche dei troppi soggetti interessati l’allontanano
dal ’98.
Poco ottimista è apparso il presidente della Centro Padane
Augusto Galli, di ritorno da Roma dove i piani economico-finanziari delle
concessionarie autostradali non sono ancora stati approvati, con il conseguente
blocco dei progetti. Che per il Bresciano significano il Parcheggio scambiatore
di Brescia centro, il casello di Manerbio e la variante di Pontevico che
comunque è già ferma per i fatti suoi.
Unico intervento a breve sarà la posa di 36 chilometri di
spartitraffico sulla Brescia-Cremona, finanziati in via d’urgenza dopo parecchi
incidenti mortali con scavalcamento di corsia. Su tutto infine aleggia il
fantasma del collegamento autostradale della Valtrompia, che giace al ministero.
Finalmente il Comune di Brescia ha approvato la convenzione che lega i
protagonisti della vicenda, così la Regione firmerà a sua volta; ma tutti si
sono detti consapevoli che bisogna premere con forza perché questo è il tassello
determinante dell’intera rete. Del resto, finché le autostrade non avranno il
loro tornaconto, non se ne farà niente. E ancora una volta ieri il presidente
del Broletto Andrea Lepidi si è pronunciato per una necessaria proroga delle
concessioni a società che con l’azionista pubblico oggi sono le uniche capaci di
garantire operazioni così costose come un programma.
GRAFFITI DICEMBRE
1998
Trafori: altro che Mortirolo, buchiamo il Tonale!
di Giancarlo Maculotti
Lungi da me l’idea che i problemi della Valcamonica si
risolvano solo con la viabilità. Sono convinto che se non si trova più coraggio
imprenditoriale e più voglia di sperimentare, che oggi francamente non si
vedono, anche se costruiamo un aeroporto o facciamo arrivare un’autostrada a sei
corsie fin sotto la parrocchiale di Mù, non usciremo dalla nostra debolezza
economica. Detto questo i collegamenti ci vogliono. E debbono essere rapidi e
comodi.
Si è parlato a lungo del traforo del Mortirolo. Un traforo
insulso visto che non porta da nessuna parte. La Valtellina è mal collegata con
tutto quanto le sta attorno: con la pianura, con il Grigioni, con Bolzano, con
l’Austria. Non mi pare ci siano progetti in grado di rompere l’isolamento per il
prossimo futuro.
Allora su quali collegamenti puntare? Due sono le direttive e
bisognerebbe perseguirle entrambe. Lo sbocco dell’alta valle non può essere che
verso l’autostrada del Brennero. Serve quindi il traforo del Tonale e del Passo
della Mendola. Bisogna poter arrivare in un’ora circa sull’autostrada per il
nord. Attualmente un Tir diretto a Bolzano o a Innsbruck, che non vuole
(soprattutto d’inverno) affrontare l’impervia strada del Tonale e della Val di
Sole, deve scendere fino a Brescia (2 ore abbondanti da Edolo), puntare su
Verona (altri tre quarti d’ora), salire a Trento (altra ora e mezza) e via di
seguito. Per evitare un percorso di poco più di 100 chilometri ne deve fare
quasi trecento con un dispendio incredibile di tempo e carburante.
Lo sbocco rapido verso l’autostrada del Brennero non è utile
solo a noi, è indispensabile anche per i solandri che propongono ai loro turisti
e ai loro trasportatori un vero calvario per arrivare fino a Pejo o a Madonna di
Campiglio.
Conosco già un’obiezione: l’autostrada trentina è già fin
troppo intasata. É vero. Ma non è una buona ragione per far stare su strade
secondarie, già al limite delle loro capacità, decine e decine di camion e
automobili. Con uno sbocco verso l’autostrada del Brennero acquisirebbe senso
anche il traforo stradale del Mortirolo perché diventerebbe anche per i
valtellinesi il modo più veloce per andare in
Germania e per essere raggiunti dai turisti tedeschi. Ma
lasciamo perdere il Mortirolo. Accontentiamoci
di un’eresia alla volta.
L’altro sbocco per la valle deve essere a sud e ha ragioni da
vendere Romele quando ipotizza il collegamento verso l’autostrada della Val
Trompia. Dispiace dirlo in una situazione dove i lavori sul lago d’Iseo sono ben
lontani dall’essere terminati e hanno assorbito valanghe di miliardi e, forse,
di tangenti.
Quella scelta è stata miope e non risolverà se non in parte i
nostri problemi di collegamento rapido.
L’idea giusta è quella del traforo verso la Val Trompia. Non
bastano ragioni ideologiche per smontarla.
Chi avesse idee più originali o meno costose si faccia avanti.
GRAFFITI GENNAIO 1999
Il traforo del Mortirolo non è un traforo insulso; lo
potrebbe diventare se fosse solo “un collegamento stradale tra la Valcamonica e
la Valtellina”, ma chi sostiene, ancora, che deve essere un traforo stradale?
di Luigi Mastaglia (Dipartimento
Trasporti e viabilità della Cisl Lombardia)
Ho letto su Graffiti del Dicembre ’98 un interessante
contributo al dibattito “sui trafori” a firma di Giancarlo Maculotti e
francamente mi sono sentito stuzzicato a parteciparvi sperando di suscitare
altrettanto interesse.
La sensazione che ho ricavato nel leggere l’articolo è stata di
disagio nel vedere come si continui a pensare alla soluzione dei problemi
dell’intasamento stradale, proponendo la realizzazione di nuove arterie stradali
(autostrade o trafori che siano) e pochi si pongano il problema di: sollecitare
il completamento di quelle progettate e finanziate o il recupero funzionale
delle vie di comunicazione esistenti (tracciati storici).
Un disagio rafforzato dal più completo disinteresse, che
traspare, rispetto alla necessità, ormai divenuta priorità in molti Paesi della
Unione Europea, di riorganizzare, recuperare e potenziare i “Trasporti
Ferroviari “ sia per la mobilità dei passeggeri che per le merci.
L’Alta Capacità ferroviaria che prevede il raddoppio o il
quadruplicamento delle linee esistenti su tratte importanti (vedi ad esempio la
Lione–Torino–Milano–Venezia–Trieste o il nuovo Brennero, ricompresi tra le
priorità dell’U.E.) o le recenti decisioni della Svizzera di procedere alla
realizzazione dei Trafori del S.Gottardo e del Loetschberger, costringono la
Regione Lombardia a progettare tenendo conto del contesto più generale e noi
abitanti della Vallecamonica e del Sebino a provare a pensare in una dimensione
un poco più vasta e se possibile a partecipare al dibattito per progettare un
futuro credibile, seppure già purtroppo condizionato da scelte fatte altrove.
Lo sviluppo della Vallecamonica è stato condizionato
negativamente almeno da due fattori:
1. la scarsa dotazione di infrastrutture viarie ed una ferrovia
rimasta, a parte qualche intervento negli ultimi anni, come è stata realizzata
agli inizi del secolo (un solo binario, a trazione non elettrica, ricca di
inutili passaggi a livello);
2. la chiusura a Nord del territorio Camuno, collegato con la
Valtellina dalle strade attraverso i passi del Gavia e dell’Aprica e con il
Trentino dal Passo del Tonale; questi collegamenti non sono certamente
all’altezza delle esigenze odierne di mobilità di persone e di merci.
Concordo, sul fatto, che i problemi della nostra area non si
risolvono solo con la dotazione di strade e ferrovia migliori per il traffico
interno e per il collegamento con la Pianura. Un impulso notevole
potrebbe derivare dalla possibilità di aprire un collegamento
agevole verso Nord con i mercati d’oltralpe, con l’Europa Centrale e questo,
rimane il problema di principale interesse cui dedicare attenzione ed impegni.
Nel frattempo, Cisl Cgil e Uil, insieme alle rispettive
Federazioni di Categoria dei trasporti, da anni si stanno battendo, e spesso in
perfetta solitudine, per un progetto di recupero del sistema viario e
ferroviario che permetta al territorio Camuno Sebino di rompere l’atavico
isolamento, a cominciare da quello verso la pianura.
Per le Organizzazioni Sindacali la Ferrovia Brescia Iseo Edolo,
doveva e deve assumere ruolo di asse portante del trasporto passeggeri e merci
lungo la vallata dell’Oglio, ed in questo modo garantire un’offerta competitiva,
celere ed ecologicamente valida, anche come concreto contributo per ridurre la
congestione sulle strade e favorire il rispetto ambientale.
L’asse ferroviario, è stato più volte sottolineato, dovrà
essere in grado di garantire la mobilità all’interno del bacino territoriale e
collegamenti funzionali con il restante territorio regionale.
Nei numerosi ed ormai periodici incontri con la Dirigenza delle
FNM e con l’Assessorato ai Trasporti della Regione Lombardia, il Sindacato,
locale e regionale, ha sollecitato un impegno per garantire flussi di
finanziamento continui indispensabili per recuperare l’efficienza e sviluppare
in tutta la sua potenzialità la Ferrovia. In particolare l’attenzione si è posta
su:
- Una rapida eliminazione dei Passaggi a Livello per i quali
esistono già progetti e disponibilità economiche con la soppressione dei P.L.
protetti con Segnali Ottico Acustici.
- La sostituzione dei ponti in ferro.
- Adeguare alle nuove esigenze di sicurezza ed efficienza,
l’Innovazione Tecnologica , con la posa degli impianti A.C.E.I. - Apparati
Centrali Elettrici Itinerari.
- La realizzazione e la messa in funzione delle Strutture di
interscambio (passeggeri) con annessi parcheggi, ed intermodali (merci).
- Il raddoppio dei binari in prossimità delle stazioni, a
partire da quelle con Centri di interscambio ed intermodali.
- Proseguire nella maggiore offerta di corse, sia per i
pendolari (studio e lavoro) sia per le esigenze turistiche e culturali. (es. si
può partire, senza costi eccessivi, con l’attivazione di un collegamento tra
Iseo e Milano via Rovato, anche per dare il segnale di una prima effettiva
integrazione tra la rete FNM e la rete F.S). Le FNM e FNME hanno confermano la
volontà di proseguire nella realizzazione del programma generale di
ammodernamento della linea ferroviaria che comporta un consistente impegno
di carattere finanziario; i finanziamenti disponibili:
- dalla Legge n. 910/86, £. 86 miliardi (oltre 70 già spesi);
- dalla L. n. 102/90 “Valtellina”, £. 17 miliardi (da
impegnare);
- dalla L. n. 297/78, £ 4 miliardi e 600 milioni;
- dalla Legge Regionale n. 31/96, £. 10 miliardi;
- per intervento di Darfo (frana) richiesti su L.R. n. 31/96,
£. 3 miliardi e 700 milioni;
- richiesta di finanziamento sulla Legge n. 611/96, £. 35
miliardi.
Per un totale di £. 156 miliardi e 300 milioni.
Ciò nonostante, è sempre presente il pericolo che da più parti
si tenda a identificare questa ferrovia, come un peso per le finanze delle FNM
ed un disservizio del quale si può ben fare a meno. Per questo l’impegno per il
recupero funzionale dell’asse ferroviario continua ad essere prioritario per il
Sindacato Camuno Sebino.
Quale ruolo si vuol far giuocare alla Ferrovia della
Vallecamonica? Quello di ramo secco, da potare, oppure, come espressamente
chiesto in tutti questi anni, quello di Asse portante del Trasporto Merci e
Passeggeri l’intera Area Camuno Sebina?
Per garantire un Futuro a questo Asse Ferroviario, sono
sufficienti i Progetti di Ristrutturazione e di riorganizzazione che lentamente
sono in fase di realizzazione?
Credo che sia necessario avere coraggio di proporre e
progettare guardando al Futuro, che poi non è tanto distante come potremmo
pensare.
La Regione Lombardia si è candidata, da tempo, a Crocevia per
gli scambi Commerciali Europei. Lo fa, senza essersi ancora dotata di quelle
Infrastrutture necessarie per divenire un “Crocevia”
non un “Ingorgo”; (Quadruplicamenti della Ferrovia nelle tratte
di maggior Traffico e Alta Capacità;
Passante Ferroviario di Milano; Interporti e Centri Intermodali
in grado di assorbire e smistare il Traffico Merci).
Mancano o sono carenti alcune importanti infrastrutture viarie,
(autostrade; pedemontana; collegamenti tra la montagna e la pianura che siano
all’altezza delle odierne esigenze di mobilità).
Le uniche vie di collegamento Ferroviario, della Lombardia, con
L’Europa sono ad Ovest, (Chiasso e Domodossola); ad Est (Brennero). Per moti
anni si è parlato di Traforo dello Spluga, definitivamente scartato dalla
Svizzera, che ora punta a privilegiare itinerari che interessano la parte Alpina
centro-occidentale.
Recentemente il Governo Svizzero ha deciso per il Traforo di
Base del S.Gottardo, la cui attivazione è prevista entro il 2010; si pone così
da subito (anche se era meglio da ieri) il problema dell’adeguamento dei binari
e delle strutture ferroviarie, a valle del traforo, per i collegamenti con la
Regione Lombardia.
Per evitare di dirottare anche il maggior traffico proveniente
dal S. Gottardo (dai Mercati del Centro Europa) sul Super-Intasato Chiasso e
convogliare nuovamente su Milano tutte le merci che sono dirette anche in altri
luoghi (ad esempio, per Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova).
E per scongiurare lo scenario da “Grande Ingorgo”, vorrei
ricordare una proposta intelligente, presentata in un seminario promosso
dall’IreR (Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia); lo specifico
riferimento è alla proposta contenuta nella Relazione del Dr. Lucio Stellario
D’Angiolini
presentata a Bergamo il 7.4.1995:
- Prioritario progettare e realizzare una linea a doppio
binario che colleghi Gravedona con Bellinzona (attraverso la Valle di S. Jorio
ed una galleria sotto il Passo del Càmedo).
- Tale linea da progettare con le caratteristiche di sagoma
allargata “Gabarit C” (Standard già adottati dalle Ferrovie Svizzere per i
Trafori del S.Gottardo e del Loetschberger) può offrire alternative tutte
ferroviarie al trasporto merci da... e per... i Paesi Europei sull’asse Nord
Sud. Su questa linea si possono trasportare containers di grandi dimensioni e
anche TIR di oltre 20 tonnellate (banditi dalle strade
Svizzere dal Referendum del settembre 1992).
- Da Gravedona la linea Gabarit C dovrebbe proseguire, per
Lecco-Bergamo da una parte e dall’altra per la Valtellina fino a Tirano, quindi
attraverso il Traforo Ferroviario del Mortirolo, giungere a
Edolo in Vallecamonica, proseguendo per Brescia, Cremona,
Mantova, fino al collegamento ideale con l’itinerario Fluvio-Marittimo.
Questa soluzione, avrebbe il pregio di:
- riequilibrare verso il settore Centro-Orientale della
Lombardia i grandi itinerari di trasporto in collegamento con i Mercati
dell’Unione Europea, evitando di fatto il pericolo del “Grande Ingorgo”
su Milano;
- collegare la Valtellina e la Vallecamonica, oltre alle
Province di Bergamo e Lecco, direttamente con i Mercati Europei;
- rappresentare l’unica alternativa (realizzabile) di rottura
dell’isolamento a Nord delle valli Camonica e Tellina, con positive conseguenze
sul sistema economico locale.
Mi rendo conto che, allo stato delle cose, pensare a questa
ipotesi è “quasi utopistico”, ma se non si raccolgono queste sfide e non si
sostengono ai vari livelli; le Forze Politiche e Sociali che operano nell’area
saranno condannate a continuare all’infinito l’esercizio delle lamentazioni
senza peraltro incidere sulle necessarie trasformazioni dell’economia locale per
uscire dall’isolamento e dal sottosviluppo.
Se veramente crediamo che il trasporto ferroviario in
Vallecamonica (merci e passeggeri) debba avere un futuro, è necessario oggi,
avere coraggio di proporre e contribuire a progettare questo futuro nel quale il
Traforo del Mortirolo può, a mio parere, giocare un ruolo importante, tutt’altro
che insulso.
Il trasporto su ferrovia è la migliore alternativa
all’intasamento stradale, e la migliore risposta ai problemi legati
all’inquinamento ed all’occupazione violenta del territorio.
GIORNALE DI BRESCIA 9 APRILE 1999
Risposta ad una interrogazione dei parlamentari leghisti
bresciani: come procedono Sebina e Camuna
Si prevede ancora un anno di lavoro a Sulzano e Capodiponte
di g. a.
Non di rado per sapere a che punto sono i lavori per la strada
sebino-camuna bisogna ricorrere al “sentito dire”, a notizie riferite di seconda
o terza mano. L’esperienza ha finora insegnato che le notizie peggiori sono
quelle che hanno più probabilità di essere vere, di solito. Ma finalmente,
grazie a due interrogazioni di quattro parlamentari leghisti di Brescia
(Caparini, Cè, Faustinelli e Molgora), abbiamo il parere “ufficiale” del
Ministero dei Lavori pubblici, con date precise ed elementi circostanziati.
Ecco, dunque, il punto della situazione. Le risposte sono state date in
Commissione Lavori pubblici, anche se va premesso che, secondo l’on. Caparini, i
dati «in alcuni casi appaiono già da ora inaffidabili. I tempi di consegna del
lotto 5 della statale 42 infatti sono ottimistici». Lo stesso deputato del
Carroccio ha incontrato il presidente dell’Anas, Giuseppe D’Angiolino, il quale
ha garantito che l’ente stradale sta seguendo con attenzione la viabilità camuna
e che, in particolare, sempre con riferimento al quinto lotto, lo stato di
avanzamento dei lavori per la galleria Capodiponte-Forno d’Allione è del 60 per
cento e che è stato disposto l’appalto per i lavori della finestra di
ventilazione già in parallelo con i lavori di scavo, per accelerare i tempi.
Ma cominciamo dalla “Sebina orientale”, la “510”. Qui il
“nodo”, come si sa, è il quinto lotto (da non confondersi con quello citato
sopra, quinto lotto anch’esso, ma della Statale “42”): cioè il tratto tra Iseo e
Vello di Marone. I due capilinea sono già completati da tempo, ma sono
inutilizzabili finché non sarà pronta la parte centrale, quella che interessa in
particolare Sulzano e Sale Marasino. Ebbene, il sottosegretario Mattioli, nella
sua risposta, spiega che «i lavori di completamento delle opere civili e delle
opere adiacenti necessarie per rendere funzionale l’intero tratto sono stati
affidati e consegnati in data 17 ottobre 1997 all’A.T.I. Secol Spa-Irces55
Srl-De Lieto Spa-Donati Spa e la loro ultimazione è prevista per il 3 aprile del
2000. É in avanzata fase di elaborazione, su incarico della Comunità montana del
Sebino bresciano, il progetto relativo alla costruzione degli svincoli ed opere
complementari (impianti, segnaletica, opere protettive eccetera). L’esecuzione
dei lavori previsti in quest’ultimo progetto è indispensabile per procedere
all’apertura dell’intero tratto (lotti 4, 5 e 6) e, pertanto, si dovrà procedere
al relativo appalto già durante lo svolgimento dei lavori attualmente in corso».
Notizie buone, si direbbe: pare si stiano rispettando i tempi
prefissati, a patto che quest’appalto venga concluso in fretta. Altrimenti
saremo, come si suol dire, al campo delle sete pertiche. E qui l’ottimismo viene
un po’ meno, alla luce della spiegazione che lo stesso Ministero da del grave
ritardo – quasi due anni tra la conclusione delle opere ed il taglio del nastro
– con cui è stato aperto, il 4 dicembre scorso, il collegamento con la statale
42, da Gratacasolo a Costa Volpino: le «difficoltà di appalto dei lavori e di
fornitura e posa delle barriere marginali, difficoltà insorte a seguito della
nuova normativa che richiede in fase di gara la presentazione di certificazioni
sulle barriere, che non risultavano ancora disponibili per tutte le tipologie».
Saranno superate, per il quinto lotto, queste difficoltà? «Giova sperare»,
direbbe Manzoni.
La situazione aggiornata, sempre da fonte ministeriale, per
quanto riguarda la statale camuna, invece, è la seguente: «Quinto e sesto lotto
(variante degli abitati di Capodiponte e di Cedegolo): l’ultimazione dei lavori,
inizialmente prevista per il luglio 1998, a causa del rallentamento subito in
conseguenza delle difficoltà insorte per il reperimento delle aree per lo
stoccaggio del materiale scavato, è ora prevista per il 15 marzo 2000, come
indicato nella perizia di variante tecnica in corso di approvazione. Per
l’apertura al transito sarà inoltre necessaria anche la realizzazione degli
impianti che, nel caso specifico, presentano una certa complessità a causa della
lunghezza della galleria di cinque chilometri.
Sesto lotto (secondo stralcio): è in corso la riprogettazione
del lotto in collaborazione con la Provincia di Brescia e la Comunità montana
per l’adeguamento alle nuove norme. In tale fase si sta inserendo anche la
progettazione della variante di Edolo (collegamento con la statale 39
dell’Aprica).
Quarto lotto (e siamo scesi a Breno): sono in corso di
esecuzione i lavori, si sta procedendo all’esame di alcuni problemi sorti per lo
scavo della galleria, a causa della potenziale instabilità in atto della parete
rocciosa esterna e della presenza di un canale idroelettrico, nonché connessi
all’attraversamento dell’abitato di Ceto, per il quale il Comune ha richiesto
sostanziali modifiche progettuali». E questo è quanto. Alla fine di entrambe le
risposte c’è un passo che speriamo beneaugurante: «Si assicura che le questioni
connesse agli interventi segnalati continueranno ad essere seguite con
particolare attenzione da parte del Ministero dei lavori pubblici».
GIORNALE DI BRESCIA
[...] LUGLIO 1999
La nuova Amministrazione comunale ha revocato la delibera
di quella precedente che dava il via libera
La bretella era prevista a Maspiano: «Dobbiamo approfondire»
di ...
Non è una grande novità che la costruzione della nuova statale
“Sebina orientale” somigli a quella del Duomo di Milano: da una parte c’è
l’ormai sicurissimo slittamento dei termini per il quinto lotto, Iseo-Marone,
visto che l’impresa appaltatrice chiede altri 8 miliardi e che gli appalti per
le opere di completamento sicuramente porteranno altri mesi vuoti. Ora sorge
anche il problema dello svincolo di Maspiano: la nuova Amministrazione di Sale
ha annullato la delibero della Giunta precedente, che aveva approvato il
progetto.
SALE MARASINO – Il sì al progetto era stato uno degli ultimi
atti dell’Amministrazione Tacchini: l’approvazione era anzi avvenuta a due soli
giorni dalle elezioni, l’11 giugno.
E la nuova Giunta si appiglia proprio a questo, per cominciare:
«L’importanza del progetto doveva far preferire la scelta di lasciare la
decisione all’amministrazione entrante, che doveva gestire la materia»; materia
che «merita di essere approfondita, studiata e sottoposta anche al giudizio dei
cittadini», tanto più che «fra gli interventi previsti dal progetto ve n’è
almeno uno che comporta una variante al Prg e, quindi, sposta la competenza
dell’approvazione al Consiglio comunale». (le frasi tra virgolette sono tutte
tratte dalla nuova delibera di Giunta, datata 24 giugno e ratificata poi dal
Consiglio comunale).
Sabato mattina gli amministratori, che dal canto loro [righe
mancanti nella fotocopia della pagine del giornale] cittadini sul posto della
“bretella”, dove un tecnico illustrerà che cosa si era previsto di fare: in
particolar modo a destare perplessità è la strada in fregio al nuovo tracciato
che dovrebbe collegare in quota Maspiano (Sale) con Tassano (Sulzano). La
realizzazione avrebbe indiscutibilmente un impatto ambientale molto drastico.
Inutile dire che nel caso il progetto venga poi definitivamente
bocciato, le sorti del già quinto lotto diverranno ancora più imprevedibili.
«Noi vogliamo solo – spiega il sindaco Ada Gasparotti – che i
cittadini sappiano esattamente che cosa si sta preparando in questa zona. Per
ora non abbiamo preso nessuna decisione. Questo il senso della “bocciatura”
toccata alla delibera precedente, tra l’altro approvata in fretta e furia, con
tre assessori presenti su cinque e senza neppure il sindaco. Certo che a Sale
uno svincolo dovrà essere costruito. Dove e [il pezzo fotocopiato finisce qui].
GIORNALE DI BRESCIA
[...] LUGLIO 1999
di v. m.
Sulzano – Se Sale ha problemi, Sulzano non ride: il sindaco
Giuseppe Ribola, messo sotto accusa perché a causare le ben note code sulla
Sebina sarebbe proprio il semaforo in centro al suo paese, ribatte chiedendo
agli organi di informazione un po’ di “propaganda” per velocizzare i lavori
sulla statale 510.
Di fronte allo scontento dei pendolari camuni, Ribola ribadisce
che il semaforo è innocente o comunque insostituibile: è attivo dalle 7 di
mattina alle 17 ed è necessario per gli abitanti delle frazioni che altrimenti
non riuscirebbero più ad immettersi sulla strada.
Inoltre il non funzionamento implicherebbe la presenza costante
di un vigile all’incrocio e Sulzano ne ha solo uno; la Polizia stradale di Iseo
e l’Anas poi, hanno la possibilità di spegnerlo quando lo ritengono opportuno.
Ribola chiede quindi di cercar di sensibilizzare le istituzioni perché vengano
finalmente terminati i lavori della ss 510 invece di scagliarsi contro
l’Amministrazione, che ha le mani legate.
Purtroppo la costruzione della nuova Sebina incontra nuovi
ostacoli: la data [manca una riga di giornale] dovrebbe essere la primavera del
2000, ma la ditta appaltatrice De Lieto ha chiesto una perizia suppletiva, del
costo di 8 miliardi, perdendo sei mesi rispetto all’appalto; ora, lamentando
problemi di autorizzazione da parte dell’Anas, ha anche diminuito il numero
[manca una riga di giornale].
Il sindaco afferma che in questi mesi si è lavorato al 20%,
perciò il 14 luglio ha deciso di scrivere una lettera all’Anas e, per
conoscenza, al Prefetto di Brescia ed al presidente della Comunità montana,
richiedendo informazioni sull’iter dei lavori di completamento del 5º lotto
della ss 510. Anzi, ritenendo scontato che le date promesse non saranno
rispettate, si sollecitano spiegazioni esaurienti da parte dell’Ente, invitato
anche a partecipare ad un’assemblea pubblica indetta per settembre con lo scopo
di informare tutti gli interessati sulla situazione.
GIORNALE DI BRESCIA
26 LUGLIO 1999
Sopralluogo nella località Maspiano, dove l’Anas vorrebbe
costruire la “bretella” di raccordo
Una relazione tecnica sulle caratteristiche del nastro
d’asfalto
di Lucia Sterni
Tutti a vedere lo svincolo di Maspiano e la “bretella” per
Sulzano. O meglio: tutti a vedere il luogo dov’esso dovrebbe essere costruito.
Perché, come scrivevamo nei giorni scorsi, la realizzazione del manufatto è
tutt’altro che certa, dopo che l’Amministrazione salese ha revocato la delibera
della precedente Giunta che dava il disco verde ai lavori, con l’intenzione di
discuterne più approfonditamente. Insomma, un altro momento di dubbio sulla
realizzazione della “variante” alla Statale Sebina, le cui traversie sono ben
note a tutti. Il termine della primavera del 2000 per il completamento del
tratto fino a Marone è ormai un’illusione, una chimera.
SALE MARASINO – Nella matt |