rassegna stampa 1988-2005

   
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GRAFFITI DICEMBRE 1988. Di super ci sono solo i ritardi

 

GRAFFITI MARZO 1992. Il mio traforo è meglio del tuo.

 

GRAFFITI DICEMBRE 1992. Io do una superstrada a te...

 

GRAFFITI DICEMBRE 1992. Oltre a non avere la strada, c’è chi rischia il lavoro.

 

BRESCIAOGGI 19 MAGGIO 1993. Edili in campo.

 

IL GIORNO 10 GIUGNO 1993. Via libera ai cantieri stradali

 

BRESCIAOGGI 10 GIUGNO 1993. Strade, arrivano i miliardi

 

CORRIERE DELLA SERA 10 GIUGNO 1993. Roma sblocca gli appalti

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 GIUGNO 1993. Superstrada, riaprono i cantieri

 

GIORNALE DI BRESCIA 11 GIUGNO 1993. «E adesso riassumete i licenziati».

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 1994. Costa Volpino-Darfo finita entro il ‘94

 

BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE 1994. Strade senza una via d’uscita

 

BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE  1994 L’Enas assicura: «Lo svincolo di Costa Volpino si farà presto»

 

GRAFFITI OTTOBRE 1994 Viabilità: da tangentopoli a cretinopoli?

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 31 DICEMBRE 1994 Superstrada, altri 68 posti “a rischio”

 

IL GIORNO 15 GENNAIO 1995 Ss 42, si prepara la rivolta

 

BRESCIAOGGI [...] GENNAIO 1995 Licenziati i 68 operai del cantiere sulla 42

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 9 FEBBRAIO 1995 Viabilità, sabato il blocco

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 5 MARZO 1995 La statale della rivolta

 

IL GIORNO 5 MARZO 1995 Da Sulzano la marcia per la 510

 

GIORNALE DI BRESCIA 5 MARZO 1995 Grandi assenti, i sindaci

 

IL GIORNO 5 MARZO 1995 La Lovere-Toline non può attendere

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 1995 Sebina, l’ora della protesta

 

IL GIORNO 6 MARZO 1995 Protesta sì, ma niente blocchi

 

IL GIORNO 6 MARZO 1995 Sorpresa, il paese è diventato bergamasco

 

BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995 Sebina, un blocco per il lavoro

 

BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995 I cantieri chiudono per i politici corrotti

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 GIUGNO 1996 Sebina, la protesta torna nei palazzi

 

GIORNALE DELLE VALLI 15 GIUGNO 1996 Viabilità al collasso

 

GIORNALE DI BRESCIA 16 GIUGNO 1996 Statale 510: «Adesso basta».

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 GIUGNO 1996. Superstrada, torna un po’ d’ottimismo.

 

BRESCIAOGGI 20 GIUGNO 1996. Strada 42 del Tonale, un mare di problemi

 

BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 1996. Viabilità camuna, un sì e un no.

 

IL GIORNO 1 FEBBRAIO 1997. Viabilità, che desolazione!

 

L’ECO DI BERGAMO 1 FEBBRAIO 1997. Galleria, conto alla rovescia

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 FEBBRAIO 1997. Il risveglio della superstrada.

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 FEBBRAIO 1997. Un altro “boccone” di strada.

 

IL GIORNO 7 FEBBRAIO 1997. Statale 42: i lavori ripresi al più presto.

 

IL GIORNO [...] FEBBRAIO 1997. Basta con le varianti, molto meglio un traforo.

 

CORRIERE DELLA SERA 12 APRILE 1997. Duemila miliardi dall’Anas per le strade lombarde.

 

BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 1997. L’Anas toglie lo smarino.

 

BRESCIAOGGI 6 OTTOBRE 1997. Darfo e Costa Volpino si avvicinano.

 

BRESCIAOGGI 12 OTTOBRE 1997. «Sotto il Mortirolo con il treno».

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. Gli imprenditori: «Si rischia la recessione».

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. A Brescia cantieri per 1000 miliardi

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. Semaforo verde per la Valtrompia.

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. Tutte le urgenze del Broletto.

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. PAGEREF _Toc95731423 \h63

Amministratori stanchi di ritardi, promesse e illusioni PAGEREF _Toc95731424 \h63

 

GIORNALE DI BRESCIA 23 MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731425 \h65

Strade in dirittura d’arrivo. PAGEREF _Toc95731426 \h65

 

L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731427 \h66

Costa Volpino-Darfo: si arriva in un lampo. PAGEREF _Toc95731428 \h66

 

L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731429 \h67

Cinque anni per tredici chilometri PAGEREF _Toc95731430 \h67

 

BRESCIAOGGI 25 MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731431 \h68

Viabilità, semaforo verde. PAGEREF _Toc95731432 \h68

 

IL GIORNO 25 MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731433 \h68

Viabilità: qualche sì, parecchi no. PAGEREF _Toc95731434 \h68

 

GRAFFITI DICEMBRE 1998. PAGEREF _Toc95731435 \h70

Passaggio a Nord-Est PAGEREF _Toc95731436 \h70

 

GRAFFITI GENNAIO 1999. PAGEREF _Toc95731437 \h71

Sotto il Mortirolo, ma con il treno. PAGEREF _Toc95731438 \h71

 

GIORNALE DI BRESCIA 9 APRILE 1999. PAGEREF _Toc95731439 \h73

Strade, il Ministero fa il punto. PAGEREF _Toc95731440 \h73

 

GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999. PAGEREF _Toc95731441 \h74

Sebina, stop allo svincolo di Sale. PAGEREF _Toc95731442 \h74

 

GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999. PAGEREF _Toc95731443 \h75

Ed il quinto lotto rallenta ancora. PAGEREF _Toc95731444 \h75

 

GIORNALE DI BRESCIA 26 LUGLIO 1999. PAGEREF _Toc95731445 \h76

Sale, tutti a vedere lo svincolo. PAGEREF _Toc95731446 \h76

 

BRESCIAOGGI 4 AGOSTO 1999. PAGEREF _Toc95731447 \h77

«Svincoli? Neanche a parlarne».. PAGEREF _Toc95731448 \h77

 

GIORNALE DI BRESCIA 11 AGOSTO 1999. PAGEREF _Toc95731449 \h78

Strade: tanti cantieri, troppi ritardi PAGEREF _Toc95731450 \h78

 

IL GIORNO 26 SETTEMBRE 1999. PAGEREF _Toc95731451 \h81

Le strade subito, non alle calende greche. PAGEREF _Toc95731452 \h81

 

BRESCIAOGGI [SENZA DATA, MA SI PARLA DI “PRIMAVERA”, 1999 O 2000?]  PAGEREF _Toc95731453 \h81

Le strade subito, non alle calende greche. PAGEREF _Toc95731454 \h81

 

GIORNALE DI BRESCIA 5 NOVEMBRE 1999. PAGEREF _Toc95731455 \h83

Cavalli: «l’Anas rispetti gli impegni».. PAGEREF _Toc95731456 \h83

 

GIORNALE DI BRESCIA 3 DICEMBRE 1999. PAGEREF _Toc95731457 \h83

Svincoli di Sale Marasino: le polemiche, i confronti PAGEREF _Toc95731458 \h83

 

BRESCIAOGGI 29 GENNAIO 2000. PAGEREF _Toc95731459 \h85

Strade di Valle: Roma si “raccomanda” ma i cantieri sono a rischio. PAGEREF _Toc95731460 \h85

 

BRESCIAOGGI 17 FEBBRAIO 2000. PAGEREF _Toc95731461 \h86

Viabilità, più croce che delizia. PAGEREF _Toc95731462 \h86

 

IL GIORNO 17 FEBBRAIO 2000. PAGEREF _Toc95731463 \h86

L’Anas annaspa, la coperta è troppo corta. PAGEREF _Toc95731464 \h87

 

GIORNALE DI BRESCIA 17 FEBBRAIO 2000. PAGEREF _Toc95731465 \h88

Nuove strade Anas, avanti piano. PAGEREF _Toc95731466 \h88

 

BRESCIAOGGI 27 MARZO 2000. PAGEREF _Toc95731467 \h89

Strade camune, Formigoni promette soldi PAGEREF _Toc95731468 \h89

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 MARZO 2000. PAGEREF _Toc95731469 \h90

Formigoni da buone notizie sulle strade di Valcamonica. PAGEREF _Toc95731470 \h90

 

BRESCIAOGGI 28 MARZO 2000. PAGEREF _Toc95731471 \h91

Brutto svincolo. Ora il Broletto ascolta Spavetti PAGEREF _Toc95731472 \h91

 

BRESCIAOGGI 30 MARZO 2000. PAGEREF _Toc95731473 \h92

Ghirardi (Cgil): quelle promesse non convincono. PAGEREF _Toc95731474 \h92

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 APRILE 2000. PAGEREF _Toc95731475 \h93

Strade, arrivano 313 miliardi PAGEREF _Toc95731476 \h93

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731477 \h94

Badetto di Ceto, ci sono i soldi per la galleria. PAGEREF _Toc95731478 \h94

 

BRESCIAOGGI 13 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731479 \h94

«Servono nuovi finanziamenti per completare le opere».. PAGEREF _Toc95731480 \h94

 

IL GIORNO 17 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731481 \h95

Viabilità, 313 miliardi per una rivoluzione. PAGEREF _Toc95731482 \h95

 

GIORNALE DI BRESCIA 24 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731483 \h96

Nuova tegola sulla viabilità camuna. PAGEREF _Toc95731484 \h96

 

BRESCIAOGGI 24 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731485 \h96

Cantiere Ss 42, tutti licenziati PAGEREF _Toc95731486 \h96

 

BRESCIAOGGI 25 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731487 \h98

Ss 42, i sindaci protestano. PAGEREF _Toc95731488 \h98

 

BRESCIAOGGI 27 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731489 \h99

Cantieri fermi, aria pesante. PAGEREF _Toc95731490 \h99

 

IL GIORNO 27 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731491 \h100

A 52 operai libretto di lavoro, e lettere di licenziamento. PAGEREF _Toc95731492 \h100

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731493 \h101

Ecco i licenziamenti PAGEREF _Toc95731494 \h101

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731495 \h102

Tra Sulzano e Sale mancano all’appello più di 24 miliardi PAGEREF _Toc95731496 \h102

 

BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2000. PAGEREF _Toc95731497 \h103

Statale 42, i chiodi della discordia. PAGEREF _Toc95731498 \h103

 

GIORNALE DI BRESCIA 1 GIUGNO 2000. PAGEREF _Toc95731499 \h103

I sindacati: «A Capodiponte chiodi fuori norma in galleria».. PAGEREF _Toc95731500 \h103

 

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2000. PAGEREF _Toc95731501 \h104

Strade camune, la Regione lancia l’allarme. PAGEREF _Toc95731502 \h104

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2000. PAGEREF _Toc95731503 \h105

Viabilità camuna: «Ancora troppi nodi. Ora vogliamo fatti».. PAGEREF _Toc95731504 \h105

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 2000. PAGEREF _Toc95731505 \h106

Completare i cantieri aperti PAGEREF _Toc95731506 \h106

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 2000. PAGEREF _Toc95731507 \h106

Sindacati contro l’Anas: ritardi inammissibili PAGEREF _Toc95731508 \h106

 

BRESCIAOGGI 5 OTTOBRE 2000. PAGEREF _Toc95731509 \h107

Badetto, ufficiale il sì alla galleria. PAGEREF _Toc95731510 \h107

 

BRESCIAOGGI 5 OTTOBRE 2000. PAGEREF _Toc95731511 \h108

Galleria di Ceto, presto il progetto. PAGEREF _Toc95731512 \h108

 

BRESCIAOGGI 26 GENNAIO 2001. PAGEREF _Toc95731513 \h109

La “Sebina” pronta nel 2002. PAGEREF _Toc95731514 \h109

 

GIORNALE DI BRESCIA 28 MARZO 2001. PAGEREF _Toc95731515 \h110

Rovina-Toline: dovremmo esserci PAGEREF _Toc95731516 \h110

 

GIORNALE DI BRESCIA 28 MARZO 2001. PAGEREF _Toc95731517 \h111

Un vertice. Sperando che serva. PAGEREF _Toc95731518 \h111

 

BRESCIAOGGI [...] MARZO 2001. PAGEREF _Toc95731519 \h112

La statale bloccata dai “pitoti”: summit sulle soluzioni a Milano. PAGEREF _Toc95731520 \h112

 

BRESCIAOGGI 30 MARZO 2001. PAGEREF _Toc95731521 \h113

«La viabilità attuale frena le possibilità di sviluppo».. PAGEREF _Toc95731522 \h113

 

BRESCIAOGGI 6 GIUGNO 2001. PAGEREF _Toc95731523 \h114

Superstrada: l’Anas risarcisce i proprietari espropriati 27 anni fa. PAGEREF _Toc95731524 \h114

 

BRESCIAOGGI 9 GIUGNO 2001. PAGEREF _Toc95731525 \h115

«Il metrò? Fino a Pisogne».. PAGEREF _Toc95731526 \h115

 

BRESCIAOGGI 19 GIUGNO 2001. PAGEREF _Toc95731527 \h116

Sì di Cavalli al metrò camuno. PAGEREF _Toc95731528 \h116

 

BRESCIAOGGI 01 LUGLIO 2001. PAGEREF _Toc95731529 \h117

Le strade del turismo minore. PAGEREF _Toc95731530 \h117

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001. PAGEREF _Toc95731531 \h118

Nuova Sebina, l’attesa infinita. PAGEREF _Toc95731532 \h118

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001. PAGEREF _Toc95731533 \h119

«Verrà aperta solo se completa».. PAGEREF _Toc95731534 \h119

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001. PAGEREF _Toc95731535 \h119

I nodi ancora da sciogliere. PAGEREF _Toc95731536 \h119

 

GIORNALE DI BRESCIA 19 AGOSTO 2001. PAGEREF _Toc95731537 \h120

Due miliardi e mezzo per la viabilità. PAGEREF _Toc95731538 \h120

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 FEBBRAIO 2002. PAGEREF _Toc95731539 \h121

Slitta l’apertura della nuova Sebina. PAGEREF _Toc95731540 \h121

 

BRESCIAOGGI 13 FEBBRAIO 2002. PAGEREF _Toc95731541 \h122

“Sebina”, il calvario continua. PAGEREF _Toc95731542 \h122

 

L’ECO DI BERGAMO 13 FEBBRAIO 2002. PAGEREF _Toc95731543 \h123

La più pericolosa della provincia. PAGEREF _Toc95731544 \h123

 

GIORNALE DI BRESCIA 2 MARZO 2002. PAGEREF _Toc95731545 \h124

Nuova Sebina, 12 anni di guai PAGEREF _Toc95731546 \h124

 

BRESCIAOGGI 18 APRILE 2002. PAGEREF _Toc95731547 \h124

Il Gabibbo arriva in alta valle. PAGEREF _Toc95731548 \h124

 

BRESCIAOGGI 15 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731549 \h126

Presso, lo svincolo della discordia. PAGEREF _Toc95731550 \h126

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731551 \h127

Statale 42, croce della Valcamonica. PAGEREF _Toc95731552 \h127

 

BRESCIAOGGI 30 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731553 \h128

De Toni chiede certezze. PAGEREF _Toc95731554 \h128

 

BRESCIAOGGI 31 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731555 \h129

«Senza strade la Valcamonica muore».. PAGEREF _Toc95731556 \h129

 

BRESCIAOGGI 31 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731557 \h130

Un summit anche a Breno. PAGEREF _Toc95731558 \h130

 

BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731559 \h131

Strade, un cantiere di promesse. PAGEREF _Toc95731560 \h131

 

BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731561 \h132

Traforo del Mortirolo: ora c’è un coro di “sì”. PAGEREF _Toc95731562 \h132

 

BRESCIAOGGI 2 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731563 \h133

«Sebina pronta ad aprile 2003».. PAGEREF _Toc95731564 \h133

 

BRESCIAOGGI 2 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731565 \h134

Il ministro ai camuni: «il traforo del Mortirolo è indispensabile».. PAGEREF _Toc95731566 \h134

 

BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731567 \h135

Nuova Sebina, lavori a rilento. PAGEREF _Toc95731568 \h135

 

BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731569 \h135

Sindaci ottimisti a metà dopo la visita di Lunardi PAGEREF _Toc95731570 \h135

 

BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731571 \h137

«Apriremo l’asta principale».. PAGEREF _Toc95731572 \h137

 

BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731573 \h138

Strade: l’Anas fa il punto. PAGEREF _Toc95731574 \h138

 

BRESCIAOGGI 18 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731575 \h139

Per il 2003 la Provincia investe 3 milioni di euro. PAGEREF _Toc95731576 \h139

 

BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2002. PAGEREF _Toc95731577 \h140

«Ormai non abbiamo più parole».. PAGEREF _Toc95731578 \h140

 

BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2002. PAGEREF _Toc95731579 \h141

La Fnm: «per le barriere gara d’appalto in corso». Il 25 si aprono le buste  PAGEREF _Toc95731580 \h141

 

BRESCIAOGGI 13 LUGLIO 2002. PAGEREF _Toc95731581 \h142

Quei cinque passaggi a rischio. PAGEREF _Toc95731582 \h142

 

BRESCIAOGGI 21 LUGLIO 2002. PAGEREF _Toc95731583 \h143

Breno, una stazione a metà. PAGEREF _Toc95731584 \h143

 

IL GIORNO 6 AGOSTO 2002. PAGEREF _Toc95731585 \h144

Riaprono i cantieri sulla 510. PAGEREF _Toc95731586 \h144

 

BRESCIAOGGI 10 AGOSTO 2002. PAGEREF _Toc95731587 \h145

Strade, il 2003 sarà l’anno decisivo. PAGEREF _Toc95731588 \h145

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 AGOSTO 2002. PAGEREF _Toc95731589 \h147

L’Anas promette: «Tempi brevi per i cantieri».. PAGEREF _Toc95731590 \h147

 

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731591 \h148

Fondi per le strade. PAGEREF _Toc95731592 \h148

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731593 \h149

La Provincia elimina i punti pericolosi PAGEREF _Toc95731594 \h149

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731595 \h150

Berzo, una ferrovia più sicura. PAGEREF _Toc95731596 \h150

 

GIORNALE DI BRESCIA 29 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731597 \h151

Code esasperanti, disagi e proteste. PAGEREF _Toc95731598 \h151

 

BRESCIAOGGI 29 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731599 \h152

Sicurezza all’incrocio. PAGEREF _Toc95731600 \h152

 

GIORNALE DI BRESCIA 1 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731601 \h153

Fino all’ultimo euro per le strade. PAGEREF _Toc95731602 \h153

 

BRESCIAOGGI  1 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731603 \h154

Broletto, opere pubbliche per 73 milioni di euro. PAGEREF _Toc95731604 \h154

 

BRESCIAOGGI  2 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731605 \h155

Valcamonica e Garda gli investimenti maggiori per i cantieri dell’Anas. PAGEREF _Toc95731606 \h155

 

BRESCIAOGGI 23 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731607 \h156

Sebina, la variante si farà. Paratico resta inascoltata. PAGEREF _Toc95731608 \h156

 

BRESCIAOGGI 23 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731609 \h157

Scatterà a novembre la chiusura di due strade provinciali PAGEREF _Toc95731610 \h157

 

BRESCIAOGGI 16 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731611 \h157

Stop ai treni, Breno-Edolo in bus. PAGEREF _Toc95731612 \h157

 

BRESCIAOGGI 18 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731613 \h158

Una tragedia sfiorata sulla Brescia-Edolo: il treno centra un’auto con quattro persone. PAGEREF _Toc95731614 \h158

 

BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731615 \h159

Ferrovia, la sicurezza accelera. PAGEREF _Toc95731616 \h159

 

BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731617 \h160

Il presidente Achille: «Ci auguriamo di vincere l’appalto della Regione».. PAGEREF _Toc95731618 \h160

 

BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731619 \h160

Dai ristoranti ai club, scatta la corsa ai caselli dismessi PAGEREF _Toc95731620 \h160

 

BRESCIAOGGI 26 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731621 \h161

Treno e bus con un solo gestore. PAGEREF _Toc95731622 \h161

 

BRESCIAOGGI 26 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731623 \h162

La Provincia tira la cinghia sulle spese. PAGEREF _Toc95731624 \h162

 

BRESCIAOGGI 27 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731625 \h162

Il treno arriva fino a Cedegolo. PAGEREF _Toc95731626 \h162

 

BRESCIAOGGI 27 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731627 \h163

Il treno ha chiuso con il brindisi PAGEREF _Toc95731628 \h163

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731629 \h164

«Troppi fumi in quelle gallerie».. PAGEREF _Toc95731630 \h164

 

BRESCIAOGGI 30 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731631 \h165

Treni, parte la gara per la Brescia-Edolo. PAGEREF _Toc95731632 \h165

 

GIORNALE DI BRESCIA 1 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731633 \h165

Ferrovia moderna?. PAGEREF _Toc95731634 \h165

 

BRESCIAOGGI 5 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731635 \h166

“Servizio trasporti da rivedere”. PAGEREF _Toc95731636 \h166

 

BRESCIAOGGI 6 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731637 \h166

Montisola si interroga sul futuro dei trasporti PAGEREF _Toc95731638 \h166

 

BRESCIAOGGI 6 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731639 \h167

«Fermi per tre ore senza spiegazioni».. PAGEREF _Toc95731640 \h167

 

BRESCIAOGGI 8 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731641 \h168

Montisola, quanto mi costi PAGEREF _Toc95731642 \h168

 

BRESCIAOGGI 12 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731643 \h169

Il pericolo corre in galleria. PAGEREF _Toc95731644 \h169

 

BRESCIAOGGI 13 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731645 \h170

Valeriana, grande futuro. PAGEREF _Toc95731646 \h170

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731647 \h171

Trasporto collettivo, alleanze per vincere le gare. PAGEREF _Toc95731648 \h171

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731649 \h171

Alpini e volontari riaprono le stazioni PAGEREF _Toc95731650 \h172

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731651 \h173

Una piccola chiesa nella stazione di Forno d’Allione. PAGEREF _Toc95731652 \h173

 

BRESCIAOGGI 17 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731653 \h174

Società tutta sebina, con autonomia giuridica. PAGEREF _Toc95731654 \h174

 

BRESCIAOGGI 18 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731655 \h175

Due strade tornano sicure. PAGEREF _Toc95731656 \h175

 

BRESCIAOGGI 18 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731657 \h176

Brescia-Iseo-Edolo: «è fondamentale il servizio integrato ferro-gomma».. PAGEREF _Toc95731658 \h176

 

GIORNALE DI BRESCIA 28 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731659 \h177

Nuova società per la navigazione. PAGEREF _Toc95731660 \h177

 

BRESCIAOGGI 3 GENNAIO 2003. PAGEREF _Toc95731661 \h178

Metrò, ecco i soldi dalla Regione. PAGEREF _Toc95731662 \h178

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 GENNAIO 2003. PAGEREF _Toc95731663 \h179

Chiude per tre mesi la strada Toline-Govine. PAGEREF _Toc95731664 \h179

 

BRESCIAOGGI 4 GENNAIO 2003. PAGEREF _Toc95731665 \h180

Sul Sebino come sul Mississipi PAGEREF _Toc95731666 \h180

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731667 \h181

Le gallerie pericolose del Sebino. PAGEREF _Toc95731668 \h181

 

GIORNALE DI BRESCIA 8 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731669 \h182

Le pene della Valle per una strada che non avanza. PAGEREF _Toc95731670 \h182

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731671 \h183

«Aprirà entro l’anno il tratto Iseo-Pisogne della nuova 510».. PAGEREF _Toc95731672 \h183

 

BRESCIAOGGI 15 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731673 \h184

Sebina pronta a fine anno. PAGEREF _Toc95731674 \h184

 

BRESCIAOGGI 27 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731675 \h185

«Superstrada? Dal 2004».. PAGEREF _Toc95731676 \h185

 

BRESCIAOGGI 18 APRILE 2003. PAGEREF _Toc95731677 \h186

Strade camune, l’Anas conferma: tutto pronto entro l’estate del 2004. PAGEREF _Toc95731678 \h186

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 APRILE 2003. PAGEREF _Toc95731679 \h187

Si lavora alla galleria di Badetto. PAGEREF _Toc95731680 \h187

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731681 \h188

Il piano della viabilità sotto la lente dei sindaci PAGEREF _Toc95731682 \h188

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731683 \h188

Il Broletto assicura: illuminate tutte le gallerie. PAGEREF _Toc95731684 \h188

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731685 \h189

Finanziate varianti agli abitati di Capriolo, Paratico, Clusane, Adro e Chiari PAGEREF _Toc95731686 \h189

 

BRESCIAOGGI 13 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731687 \h189

Parolini annuncia: l’Anas stanzia i soldi per finire la nuova 42. PAGEREF _Toc95731688 \h189

 

BRESCIAOGGI 16 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731689 \h190

Il comitato di Badetto: «L’Anas sta pagando i terreni espropriati».. PAGEREF _Toc95731690 \h190

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731691 \h191

Anas, 220 milioni per la superstrada camuna. PAGEREF _Toc95731692 \h191

 

BRESCIAOGGI 5 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731693 \h192

“Tre Valli” a metà giugno. PAGEREF _Toc95731694 \h192

 

BRESCIAOGGI 6 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731695 \h193

Il Gavia apre in anticipo. PAGEREF _Toc95731696 \h193

 

BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731697 \h194

Il Gavia diventa più “sicuro”. PAGEREF _Toc95731698 \h194

 

BRESCIAOGGI 27 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731699 \h195

Viabilità, scatta la protesta. PAGEREF _Toc95731700 \h195

 

BRESCIAOGGI 27 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731701 \h196

Statali 510 e 42: due nodi da anni ancora irrisolti PAGEREF _Toc95731702 \h196

 

BRESCIAOGGI 4 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731703 \h197

Mortirolo, il traforo si farà. PAGEREF _Toc95731704 \h197

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731705 \h198

«Ferrovia che colleghi le tre valli».. PAGEREF _Toc95731706 \h198

 

BRESCIAOGGI 10 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731707 \h199

«La Sebina aperta per Natale».. PAGEREF _Toc95731708 \h199

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731709 \h200

Viabilità, avanti con trepidazione. PAGEREF _Toc95731710 \h200

 

BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731711 \h201

«Viabilità, comitato inutile».. PAGEREF _Toc95731712 \h201

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731713 \h202

Comitato, la Cgil frena. PAGEREF _Toc95731714 \h202

 

BRESCIAOGGI 15 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731715 \h203

Brescia-Edolo, sì alla gara. PAGEREF _Toc95731716 \h203

 

BRESCIAOGGI 15 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731717 \h203

Il Comitato viabilità nel mirino della Lega Nord. PAGEREF _Toc95731718 \h203

 

BRESCIAOGGI 16 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731719 \h204

Ancora polemiche sul Comitato viabilità. PAGEREF _Toc95731720 \h204

 

BRESCIAOGGI 17 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731721 \h205

Caparini è ottimista: «In tema di viabilità qualcosa è cambiato».. PAGEREF _Toc95731722 \h205

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731723 \h206

Ferrovia delle valli: un progetto nato cento anni fa. PAGEREF _Toc95731724 \h206

 

BRESCIAOGGI 19 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731725 \h207

«Viabilità: promesse da rispettare».. PAGEREF _Toc95731726 \h207

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731727 \h208

Viabilità: lettera al ministro. PAGEREF _Toc95731728 \h208

 

BRESCIAOGGI 21 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731729 \h208

La viabilità camuna. PAGEREF _Toc95731730 \h208

 

BRESCIAOGGI 22 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731731 \h209

Strade di valle, ecco le cure. PAGEREF _Toc95731732 \h209

 

BRESCIAOGGI 23 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731733 \h210

«Tutti per la strada», subito polemica. PAGEREF _Toc95731734 \h210

 

BRESCIAOGGI 25 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731735 \h211

La Lega all’attacco: «Comitato fittizio».. PAGEREF _Toc95731736 \h211

 

GIORNALE DI BRESCIA 2 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731737 \h212

“Tutti per la strada”: chiesti tempi certi per il completamento della 510 e della 42  PAGEREF _Toc95731738 \h212

 

BRESCIAOGGI 2 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731739 \h213

Viabilità, il comitato è legittimato. Confermata la marcia di settembre. PAGEREF _Toc95731740 \h213

 

BRESCIAOGGI 3 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731741 \h214

Sebina, un serpentone lungo otto chilometri PAGEREF _Toc95731742 \h214

 

BRESCIAOGGI 6 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731743 \h215

Viabilità: «La Provincia ha fatto il suo dovere».. PAGEREF _Toc95731744 \h215

 

BRESCIAOGGI 6 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731745 \h216

Viabilità: la Lega accusa il Comitato “Tutti per la strada”: «Solo propaganda»   PAGEREF _Toc95731746 \h216

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731747 \h217

Si allarga la strettoia di Cedegolo. PAGEREF _Toc95731748 \h217

 

BRESCIAOGGI 23 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731749 \h218

Traffico, il sindaco si allea al comitato. PAGEREF _Toc95731750 \h218

 

BRESCIAOGGI 24 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731751 \h219

Viabilità: ecco la mappa dei lavori in corso. PAGEREF _Toc95731752 \h219

 

GIORNALE DI BRESCIA 24 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731753 \h220

Una “stradina” allevierà i disagi per la chiusura della Iseo-Polaveno. PAGEREF _Toc95731754 \h220

 

BRESCIAOGGI 26 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731755 \h221

Pioggia di firme per le strade. PAGEREF _Toc95731756 \h221

 

BRESCIAOGGI 5 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731757 \h222

Le strade infinite: «abbiamo bisogno di tutti i cittadini e dei nostri sindaci»   PAGEREF _Toc95731758 \h222

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731759 \h223

Viabilità camuna: l’impegno dell’Anas. PAGEREF _Toc95731760 \h223

 

GIORNALE DI BRESCIA 9 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731761 \h224

Viabilità: «Tutti per la strada» a protestare. PAGEREF _Toc95731762 \h224

 

BRESCIAOGGI 11 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731763 \h225

Nuova Sebina, l’apertura entro fine anno?. PAGEREF _Toc95731764 \h225

 

BRESCIAOGGI 12 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731765 \h226

Strade, parte la “lunga marcia”. PAGEREF _Toc95731766 \h226

 

BRESCIAOGGI 12 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731767 \h227

L’assessore Parolini sicuro: tempi certi per la Sebina. PAGEREF _Toc95731768 \h227

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731769 \h228

Viabilità, parte la grande marcia. PAGEREF _Toc95731770 \h228

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731771 \h229

Tutti in marcia per aprire le strade. PAGEREF _Toc95731772 \h229

 

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731773 \h230

Darfo Boario: viabilità e Prg sotto i riflettori PAGEREF _Toc95731774 \h230

 

BRESCIAOGGI 15 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731775 \h231

Viabilità, la protesta è in marcia. PAGEREF _Toc95731776 \h231

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731777 \h232

Una marcia per la strada. PAGEREF _Toc95731778 \h232

 

GIORNALE DI BRESCIA 16 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731779 \h232

Sebino: tutti in strada “per la strada”. PAGEREF _Toc95731780 \h232

 

GIORNALE DI BRESCIA 16 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731781 \h233

Chiusa la Iseo-Polaveno. PAGEREF _Toc95731782 \h233

 

BRESCIAOGGI 17 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731783 \h234

Strade, Pisogne in marcia. PAGEREF _Toc95731784 \h234

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731785 \h235

Darfo benedice la marcia. PAGEREF _Toc95731786 \h235

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731787 \h236

I temi della “Marcia per la viabilità”. PAGEREF _Toc95731788 \h236

 

BRESCIAOGGI 19 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731789 \h237

Marcia per la strada, la benedizione dei parroci PAGEREF _Toc95731790 \h237

 

BRESCIAOGGI 20 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731791 \h237

“Tutti per la strada”, oggi la marcia finisce. PAGEREF _Toc95731792 \h237

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731793 \h238

Badetto di Ceto: e ora l’altra metà del tunnel PAGEREF _Toc95731794 \h238

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731795 \h238

Raccolte 12mila firme. PAGEREF _Toc95731796 \h238

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731797 \h239

Raccolte 12mila firme. PAGEREF _Toc95731798 \h239

 

BRESCIAOGGI 21 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731799 \h239

I marciatori per la viabilità: «Adesso è l’ora dei sindaci».. PAGEREF _Toc95731800 \h239

 

BRESCIAOGGI 21 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731801 \h240

Abondio al corteo. Polemica a Darfo. PAGEREF _Toc95731802 \h240

 

GRAFFITI SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731803 \h241

Un Comitato piuttosto scomodo. PAGEREF _Toc95731804 \h241

 

BRESCIAOGGI 24 SETTEMBRE 2003. Viabilità: «Ai comuni servono date certe».

 

BRESCIAOGGI 31 OTTOBRE 2003 Ventimila firme sulle strade.

 

BRESCIAOGGI 31 OTTOBRE 2003. Parolini: «La Sebina pronta a fine anno».

 

GIORNALE DI BRESCIA 31 OTTOBRE 2003 “Tutti per la strada”: 20.257 firme.

 

GRAFFITI DICEMBRE 2003. Se trent’anni vi sembran pochi.

 

BRESCIAOGGI 4 FEBBRAIO 2004 «Inaugurazione? No, grazie».

 

BRESCIAOGGI 4 FEBBRAIO 2004. Un tronco lungo 15 chilometri, più della metà in galleria.

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 FEBBRAIO 2004. Sabato 7 febbraio l’apertura della strada.

 

BRESCIAOGGI 5 FEBBRAIO 2004. Strade sicure: pronti 2,3 milioni

 

BRESCIAOGGI 5 FEBBRAIO 2004. La nuova Sebina avvicina Zone.

 

GIORNALE DI BRESCIA 5 FEBBRAIO 2004. I limiti di velocità sulla nuova Statale 510.

 

L’ECO DI BERGAMO 7 FEBBRAIO 2004. Variante pronta, Alto Sebino più vicino a Brescia.

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004. Una porta panoramica sul Sebino.

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004. Un percorso con undici gallerie

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004 Tredici anni per i tre lotti

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004 Un monumento verrà eretto nei prossimi mesi

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004 Viaggio nel cuore delle colline moreniche del lago

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004 Cittadini pronti a scendere in strada

 

BRESCIAOGGI 7 FEBBRAIO 2004 La nuova “Sebina” è al taglio del nastro

 

BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004 Sebina, una strada per l’Europa

 

BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004 «Il traforo del Mortirolo si realizzerà»

 

BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004 Trent’anni fatti di speranze, dubbi, problemi e ritardi costati 162 milioni di euro 

 

BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004 Al taglio del nastro proteste per la passerella dei politici

 

GIORNALE DI BRESCIA 8 FEBBRAIO 2004. «La nuova Sebina, una porta aperta verso l’Europa»

 

GIORNALE DI BRESCIA 8 FEBBRAIO 2004 Politici ed amministratori soddisfatti: caduta una barriera per lo sviluppo 

 

BRESCIAOGGI 10 FEBBRAIO 2004 Nuova Sebina, distanze accorciate

 

BRESCIAOGGI 11 FEBBRAIO 2004 La Statale Sebina

 

GIORNALE DI BRESCIA 12 FEBBRAIO 2004. Battello, ferrovia, strada: l’ardua risalita del Sebino.

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2004. Nuova statale, un altro tassello.

 

BRESCIAOGGI 23 GENNAIO 2005. Nuova Statale 42, l’Anas aggiudica altri cantieri

 

GIORNALE DI BRESCIA 23 GENNAIO 2005. Capodiponte-Berzo Demo: aggiudicati gli appalti

 

GIORNALE DI BRESCIA 9 FEBBRAIO 2005. Bretella di 8 chilometri per liberare dal traffico l’area del Basso Sebino.


 

 

GRAFFITI DICEMBRE 1988

Superstrada: partiti all’inizio dell’87 con la revisione del progetto Capodiponte-Cedegolo, alla fine dell’88 manca ancora l’elaborato tecnico

Di super ci sono solo i ritardi

di Bruno Bonafini

Non c’è convegno in cui la pessima viabilità camuna non sia messa sotto accusa. E giustamente, sia chiaro. Quanta parte infatti delle nostre difficoltà economiche è conseguenza di collegamenti viari (le strade statali verso Brescia e Bergamo) rimasti agli standards degli anni Cinquanta, così da caricare di costi impropri l’industria e da penalizzare il turismo, che non può convivere con il caos e le lunghe code? Insomma, lo stato delle strade è insieme causa e simbolo della nostra marginalità economica e, di riflesso, anche della inadeguatezza politica di chi ci ha governato negli ultimi decenni: la Dc prima di tutto, il Psi in secondo luogo; partito quest’ultimo che, se pur ci ricorda con il suo senatore come la Valle abbia già perso troppe partite, dimentica facilmente che nella “squadra battuta” non pochi giocatori portavano la maglia del garofano.

Ma torniamo alle strade, problema dei problemi. Che novità ci portano gli ultimi anni? Le notizie di stampa e Tv sono spesso state infondatamente buone, talora trionfanti: dopo i mitici dodici chilometri della Darfo-Breno, vera opera ciclopica del regime, molti lotti hanno avuto il progetto aggiornato (il primo era degli anni Settanta) e sono stati annunciati come ormai in dirittura... di finanziamenti e di appalto. Troppo rispetto a quanto i camuni continuano a vedere (meglio a non vedere). Poco davvero se si considera che la congiuntura nazionale è stata per molti aspetti favorevole, visto che i piani nazionali di spesa per la viabilità lasciavano spesso residui attivi e quindi disponibilità per chi avesse progetti immediatamente realizzabili.

Nel poco realizzato non mancano irrazionalità e disfunzioni: si va dai quasi due anni di ritardo nell’aprire i cantieri della Lovere-Pianico (poi presto interrotta), alla lunga attesa di collaudo della Camignone-Iseo, da mesi pronta ma non utilizzabile, o ancora agli incredibili 20 miliardi dell’estate ’87 per la strada del Gavia, statale di impareggiabile panorama e dai tanti bisogni, ma non certamente prioritaria rispetto a quella del fondovalle, strada di nostra quotidiana tribolazione.

Per giungere infine alla vicenda ultima del tratto di superstrada (il 6º lotto) per il superamento della strozzatura di Cedegolo. Per usufruire di un quasi certo finanziamento statale si decide per un rapido aggiornamento del vecchio progetto: 100 milioni se ne vanno così tra una perizia geologica ed un nuovo elaborato tecnico del tratto Sellero-Cedegolo. A studio concluso ci si rende conto che il tratto verso Sellero risulta troppo elevato rispetto al piano stradale (una decina di metri): l’opera risulterebbe inutilizzabile senza il precedente 5º lotto, a meno di costruire un difficile e costoso raccordo.

Il tutto trova finalmente soluzione con l’ipotesi di unificare 5º e 6º lotto in una galleria di ben 5 chilometri che parte da Capodiponte ed esce a nord di Cedegolo. Progetto accettabile, anche se tardivo rispetto ai costi già sostenuti.

La decisione formale di procedere in tale direzione viene assunta in Comunità montana nel marzo ’88, presenti anche i sindaci della media e alta Valle. Ma nonostante l’urgenza proclamata tutto si blocca di fronte alla scelta dello studio tecnico a cui commissionare il nuovo appetitoso progetto. La crisi progressiva che sta maturando da mesi in Comunità montana coinvolge anche questo problema: trascorrono così i mesi senza una scelta.

Partiti all’inizio dell’97 con la revisione del vecchio progetto, ci troviamo a novembre ’88 ancora privi dell’indispensabile elaborato tecnico.

Rimarranno ancora disponibili i finanziamenti nazionali? Nel frattempo non mancheranno i convegni e le accorate perorazioni dei nostri notabili Dc sulla necessità per la Valle di una viabilità all’altezza dei tempi.

 


 

GRAFFITI MARZO 1992

Miracolo di tempi elettorali

Il mio traforo è meglio del tuo

Il traforo del Mortirolo torna al centro del dibattito politico-amministrativo camuno

di Bruno Bonafini

Non è la programmazione a decidere in Italia ciò che si realizza o non si realizza. Anzi, se preceduti da una cert’aria di improbabilità, certi “cadeaux” elettorali fanno ancora più effetto.

E così, a novembre ’91 (periodo elettorale per Brescia città), il consiglio d’amministrazione dell’Anas, presieduto dal ministro Prandini, decide per la zona un sostanzioso pacchetto di interventi, tra questi il progetto di massima del traforo del Mortirolo e l’impegno allo stanziamento di 75 miliardi per il preforo. Il comune di Edolo, gennaio ’92, approva il documento di massima: altre realtà (gli enti locali del versante valtellinese) compiono o si preparano a compiere scelte analoghe.

Contemporaneamente alcuni pongono il problema della viabilità ferroviaria, chi sostenendo il doppio tunnel, per gomma e ferro, chi proponendo la priorità per il secondo. Quest’ultima ipotesi presenta a suo favore alcuni dati non trascurabili. Il collegamento ferroviario tra le valli alpine del Nord è già stato oggetto di valutazioni positive da varie parti “pubbliche”: ne parla il Piano regionale per il riassetto e lo sviluppo della Valtellina; trova gradimento tra gli enti pubblici del Trentino (collegamento con la Malè-Trento); e sembra che nella vicina Svizzera venga apprezzata la possibilità di collegare l’Engadina con la rete italiana (Bellinzona-Colico). Per la Valle Camonica si aprirebbe la possibilità, tramite la Valtellina, di collegarsi ad un sistema che raccorda tutte le valli alpine e di snellire comunicazione e raccordo verso la rete nazionale della Lombardia. Tutto ciò implicherebbe l’elettrificazione di tutto il tratto Brescia-Edolo della Snft, con i vantaggi che ne conseguono.

La stessa Regione Lombardia ha prodotto in un recente studio un’analisi del complessivo sistema di collegamento ferroviario della zona alpina. Non altrettanto “istruito” è il problema per quanto riguarda il collegamento stradale. Un traforo solo stradale non sembra attualmente di particolare interesse.

Se l’intervento è visto solo nella funzione di collegamento intervallivo, i benefici sull’economia delle due valli sono tutti da dimostrare, e d’altronde ancora nessuno ha calcolato i flussi attuali, le conseguenze future ed i benefici eventuali (e con quale ricaduta rispetto alle due zone). Se l’intervento invece si presenta come prima fase di un piano di grande viabilità internazionale, allora non si possono trascurare alcuni gravi interrogativi. Interrogativi che nascono dai seguenti dati di fatto:

*      la programmazione nazionale e internazionale ha mostrato in varie occasioni di non ritenere opportuna la scelta, la cui utilità è ormai venuta meno per il realizzarsi di altri collegamenti;

*      la Regione Trentino-Alto Adige e la Provincia di Bolzano hanno in più occasioni respinto l’ipotesi di traforo dello Stelvio e di massicci interventi in Val Venosta per la viabilità internazionale;

*      la viabilità della Valle Camonica è del tutto inadeguata a sopportare un traffico internazionale (che sarebbe costituito anche da un notevole numero di mezzi pesanti), anche ammettendo un rapido completamento della superstrada (che nei tratti realizzati si mostra speso insufficiente già ora).

Per chi vive in Valle e misura la qualità della vita con altri parametri piuttosto che con i metri quadrati di asfalto, l’ultimo punto è particolarmente importante. I facili entusiasmi dovrebbero infatti misurarsi con quanto si verifica periodicamente, ad esempio, prima e dopo il Brennero, dove l’intensità del traffico di mezzi pesanti esaspera chi vive e chi amministra quei luoghi. Trasformare la valle in un budello invivibile di fumi, di rumori e di automezzi non sembra una scelta lungimirante, né per la gente né per gli operatori economici e turistici. Per questi ultimi la valle ha altri valori su cui puntare.

D’altronde, i costi finanziari di un tale progetto di grande viabilità rendono poco credibile una politica del “fatto compiuto”, quella di chi dice: «Facciamo il primo passo, e così costringeremo gli altri a fare il resto». Ci sono di mezzo decisioni internazionali, stanziamenti di migliaia di miliardi e probabilmente questioni ecologiche-naturalistiche non piccole (Parco dello Stelvio).

Insomma, che dire della questione nel suo complesso? Noi continuiamo a credere che i problemi della viabilità in Valle nell’immediato e nel medio periodo non presentino una “priorità Mortirolo”.

Nonostante le importanti decisioni su molti tratti della superstrada, molto resta e rimarrà ancora per una decente viabilità di fondovalle (nei tratti dismessi o di futura dismissione; la viabilità di mezza costa; quella verso i passi...).

Così come molto resta da fare per una rete ferroviaria moderna, e proprio per questo ha una innegabile razionalità l’indicazione di un traforo ferroviario del Mortirolo, scelta che aprirebbe prospettive e funzioni nuove per la nostra rete e che comporterebbe una sua reale modernizzazione.

É un’ipotesi, quest’ultima, certamente di minor fascino, per questo il suo destino in un momento elettorale è quello di apparire piccola piccola. Ma se le elezioni mostrassero che la gente è stanca di “sparate” elettoralistiche, e desse il segno che razionalità e rigore sono ancora graditi?

 

 

GRAFFITI DICEMBRE 1992

Io do una superstrada a te...

di Guido Cenini

I giornali locali ripetono ormai con sistematica periodicità i soliti titoli: «I lavori della nuova 510, Sebina orientale, sono fermi»; «I cantieri smobilitano»; «I piloni restano pinnacoli nel deserto»; «Mancano i soldi per le perizie suppletive»; «Le varianti in corso d’opera non sono state finanziate»...

Purtroppo la stampa bresciana, di qualunque area essa sia, si ferma qui, cercando le conseguenze, gli effetti e i piagnistei di sindaci ed assessori. Manca ovunque l’analisi fredda e lucida delle cause, del perché siamo arrivati alla paralisi dei cantieri senza aver portato a termine la realizzazione della superstrada sebino-camuna. Sono cause politiche, non tecniche! In Valle Camonica è avvenuto esattamente quello che in certe regioni accadeva quando diventava ministro il potente boss locale, e tutti i concittadini finivano in Posta, oppure i soldi dell’Anas finivano in tante strade e stradine (oggi li chiamano “voti di scambio”).

Noi bresciani, in questi ultimi anni, abbiamo avuto un ministro “assistenzialista” che in campagna elettorale ha distribuito strade a tutti, soprattutto laddove c’erano i fedeli servitori, senza tener conto delle priorità oggettive, delle emergenze, delle aspettative. Solo che la Valle non ha bisogno di “meridionalizzarsi”, di clientelismo, di assistenzialismo, né di elemosine elettorali. Come cittadini dello stato italiano rivendichiamo dei diritti sacrosanti. La superstrada deve essere costruita al di là del ministro di turno, deve essere realizzata per la marginalità territoriale del comprensorio camuno rispetto ai grandi traffici nazionali ed europei e rispetto alle località centrali.  Chi ci nega questo diritto lo fa perché ci vuole elargire favori. La nuova statale è ferma perché un ministro ci ha compiacevolmente elargito un favore. Noi rivendichiamo uno stato di diritto.

 

 

GRAFFITI DICEMBRE 1992

Oltre a non avere la strada, c’è chi rischia il lavoro

di Franco Regazzoli

«A Edolo a cento all’ora entro due anni», tuonava l’allora ministro dei Lavori pubblici, Giovanni Prandini, all’apertura dei cantieri della nuova Sebina. Personalmente credo non ci abbia creduto nessuno, e aggiungo che ne passeranno ancora più di due per rendere percorribile la nuova superstrada. A tutt’oggi, infatti, la situazione dei cantieri è allarmante: il 4º lotto (cantiere di Iseo) è parzialmente fermo in seguito a disposizioni Anas, con la conseguente messa in Cassa integrazione di 40 operai. Il 5º lotto (cantiere di Sulzano), affidato al consorzio di imprese Sicalf-Follioley, è addirittura fermo e molto probabilmente si dovrà rifare la gara d’appalto (personalmente mi sono sempre chiesto se un appalto di tale portata poteva essere affidato ad una impresa che era praticamente in stato prefallimentare).

La situazione non cambia sugli altri lotti: 30 operai in Cassa integrazione sul 6º lotto, e le avvisaglie di crisi già si intravedono sul 7º e 8º lotto. Per quanto riguarda il 5º e 6º lotto (Capodiponte-Berzo Demo), nonostante le assicurazioni fatte dal capo del compartimento Anas di Milano, ing. Michele Minenna, registriamo un ritardo di sei mesi rispetto alla data di affidamento dei lavori, e nonostante questo l’impresa non sembra avere alcuna fretta di iniziare. La situazione non è molto diversa nel cantiere di Lovere, dove l’impresa Secol lavora da oltre sei anni: dei 110 operai in forza ne sono rimasti una quarantina.

Concludendo, per i 550 operai occupati il futuro non è per niente roseo, ed Edolo è ancora lontano.

 


 

BRESCIAOGGI 19 MAGGIO 1993

Sale Marasino. Seicento posti a rischio sulla Sebina

Edili in campo

Corteo per far riaprire i cantieri. La manifestazione fissata per il 31, mentre scattano 73 licenziamenti alla Iseo Scarl

di Giuseppe Zani

Alla fine il dado è stato tratto: il blocco della vecchia Sebina orientale, per premere su Roma affinché vengano rifinanziati i lavori sull’intera asta della nuova 510, si farà il 31 maggio prossimo. Si tratterà, tuttavia, non di un’occupazione della sede stradale in punti prefissati, bensì di un corteo di lavoratori, sindaci e cittadini del comprensorio che si snoderà in mattinata da Sulzano a Sale Marasino e rallenterà il traffico quel tanto che serve a distribuire volantini e a informare i passanti sui motivi della singolare forma di protesta.

Lo ha annunciato ieri, nella sede della Comunità montana del Sebino bresciano, a Sale Marasino, la Federazione lavoratori delle costruzioni, affiancata dai massimi esponenti delle confederazioni sindacali a livello provinciale. In sala, a rappresentare le istituzioni, il presidente della Comunità montana, Zaccaria Almici. Fuori, una specie di presidio, con bandiere rosse e striscioni, improvvisato dai 73 operai della Iseo Scarl che hanno ricevuto in questi giorni il preavviso di licenziamento: scatterà venerdì 21. E sono stati proprio questi operai a trasformare l’incontro dei sindacati con la stampa in una sorta di assemblea al calor bianco.

Di là del tavolo Tullio Clementi della Fillea-Cgil, Roberto Ravelli della Cisl confederale, Lorenzo Corradini della Feneal-Uil, Angelo Zanelli della Uil confederale, a battersi per una strategia che mobiliti attorno ai posti di lavoro cancellati nei cantieri della 510 anche le forze sociali e istituzionali che nella realizzazione della superstrada hanno sempre indicato uno strumento per il rilancio dell’economia dell’intera zona. Di qua i licenziati dalla Iseo Scarl a chiedere iniziative incisive subito, telegrammi al prefetto e al ministro Merloni e blocco ad oltranza della litoranea. «Abbiamo fretta, non possiamo aspettare il 31 maggio», incalzano.

Clementi dura non poca fatica a dimostrare che «la partita vera è molto più alta». In gioco, a suo dire, c’è il posto di lavoro per 600 edili lungo i sei lotti delle statali 510 e 42. Occorre perciò, insiste Clementi, non solo «coniugare il problema drammatico di chi rischia oggi la disoccupazione coi temi di respiro più generale», ma anche «non rischiare l’isolamento, costruendo attorno alla categoria un largo fronte di solidarietà».

Analoghe considerazioni svolgono Ravelli e Zanelli. Alla stanza del ministro Merloni, secondo loro, non si arriva contrapponendo gli interessi degli edili della 510 agli interessi dei lavoratori della Valcamonica, già provati da un’emergenza occupazionale drammatica.

In apertura, Corradini aveva dato notizia che anche i cantieri della Irces 55 e Secol, sul IV lotto Iseo-Sulzano, alzeranno bandiera bianca a fine mese. «Almeno si imponesse l’avvio dei lotti V e VI della 42, Capodiponte-Berzo Demo, già assegnati all’impresa romana Cosiac e finanziati – aveva caldeggiato Franco Regazzoli della Fillea-Cgil –. Servirebbe ad allentare la morsa della recessione».

Alla fine, Clementi ha cercato  forse trovato un terreno d’intesa coi licenziati della Iseo Scarl: stamane si terrà un’assemblea al cantiere di Vello, telegrammi di protesta saranno spediti in varie direzioni e diventerà permanente il presidio davanti alla sede della Comunità montana.


 

 

IL GIORNO 10 GIUGNO 1993

Erano rimasti bloccati per mancanza di finanziamenti

Via libera ai cantieri stradali

Una settantina di miliardi consentiranno la ripresa. Affrontato anche il problema della cassa integrazione

di Salvatore Spatola

Via libera per i cantieri edili sulle statali bresciane e bergamasche rimasti bloccati per mancanza di finanziamenti e per il caos creato da Tangentopoli.

Ieri, presso gli uffici Anas di Roma – alla presenza dei rappresentanti sindacali del comprensorio camuno-sebino, Domenico Ghirardi e Franco Regazzoli della Fillea-Cgil e Graziano Formentelli della Filca-Cisl e del segretario provinciale ella Feneal, Corradini – l’ing. Costantini, capo compartimento Anas di Milano, ha comunicato che una settantina di miliardi consentiranno di riprendere le opere interrotte sulle statali 5 10 Sebina orientale, 42 del Tonale e della Mendola, 39 Edolo-Aprica e 469 Urago d’Oglio-Sarnico, meglio conosciuta come 45 bis.

L’Anas capitolina ha assicurato che il decreto legge che consente il riavvio dei lavori attualmente bloccati è stato approvato dal Consiglio dei ministri, e che nei prossimi giorni sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

I finanziamenti messi in moto sono circa 70 miliardi, metà di quanto occorre per ultimare tutti i lavori e risolvere uno dei problemi più gravi, quello della viabilità, per lo sviluppo soprattutto del Sebino e della Valcamonica.

Lotto per lotto, i miliardi che rivitalizzeranno i vari cantieri sono così distribuiti: Ss 510, lotto IV, Iseo-Sulzano, imprese Irces 55 e Secol, 22 miliardi; VI lotto, Marone-Toline, impresa De Lieto-Donati, 8 miliardi 57 milioni; VII lotto, Toline-Pisogne, impresa Cogefar, 3 miliardi 947 milioni; VIII lotto, Pisogne-Darfo, impresa Carena, 2 miliardi 700 milioni.

Per questa strada resta sospesa ogni iniziativa sul V lotto, Sulzano-Marone, perché l’azienda è in amministrazione controllata.

Per la Ss 42, variante di Costa Volpino, impresa Secol, il finanziamento è di 4 miliardi 271.850 lire.

Per la Edolo-Aprica, impresa Bregoli, è stato deliberato un appalto di 8 miliardi 123 milioni. Su questa statale, per la variante di Corteno Golgi, dal Km 15 al Km 28, sono previsti pure 2 miliardi 125 milioni. Sulla 45 bis, per il lotto III del primo stralcio, sono stati deliberati 18 miliardi 895 milioni.

Durante l’incontro è stato affrontato il problema della casa integrazione che, per questo settore, non può superare i 300 giorni.

Sono diverse centinaia i lavoratori che sono stati licenziati o posti in casa integrazione, rischiando così, se non si trova un sollecito stratagemma, di perdere il posto di lavoro.

Di questo e dei problemi legati ai lavori sul tratto della Ss 42 Capodiponte-Berzo Demo, fermo per l’esistenza di un palo Enel che blocca l’inizio delle opere in galleria e per le difficoltà che si prospettano per i cinque chilometri di galleria in progetto, si discuterà il prossimo 17 giugno in un nuovo incontro che le parti avranno presso l’Anas di Milano.


 

 

BRESCIAOGGI 10 GIUGNO 1993

Il consiglio dei ministri ha stanziato 87mila milioni per il completamento delle arterie bresciane. Garantita la Cig per gli operai “fuori organico”

Strade, arrivano i miliardi

Il sindacato esulta: «La grande marcia degli edili ha sbloccato la situazione»

di Giuseppe Zani

Torna a fluire il denaro pubblico sulle arterie a scorrimento veloce lasciate a mezzo nel Bresciano.

La notizia è di fonte sindacale giunge direttamente da Roma. Sono in arrivo – sulle aste delle varianti alle statali 510 (Sebina orientale), 42 (Tonale e Mendola), 45 bis (Virle Tre Ponti-Tormini), 469 (Urago d’Oglio-Sarnico) e 39 (Edolo-Aprica) – circa 87 miliardi e 350 milioni, stanziati con decreto approvato dal Consiglio dei ministri giusto in questi giorni e in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Si tratta di soldi che con ogni probabilità non basteranno ad ultimare le opere avviate o già a buon punto; ma che in ogni caso porteranno una boccata d’ossigeno nei cantieri, temporaneamente chiusi o agonizzanti, disseminati lungo le statali in ammodernamento sopra citate.

«Le pressioni del sindacato e la marcia di protesta degli edili, attuata il 31 maggio scorso tra Sulzano e Sale Marasino, hanno prodotto questo primo risultato: gli impegni assunti oggi dicono che c’è la volontà di sbloccare i lavori», fa sapere dalla capitale Domenico Ghirardi, segretario della Fillea-Cgil per il comprensorio Sebino-Camuno.

A Roma Ghirardi – affiancato dai colleghi Franco Regazzoli della Fillea-Cgil, Graziano Formentelli della Filca-Cisl e Lorenzo Corradini della Feneal-Uil, oltre che da alcuni esponenti delle tre sigle di categoria a livello regionale e nazionale – ha ieri incontrato, nella sede dell’Anas, il direttore generale della sede centrale dell’Anas, il direttore generale dell’azienda di Stato, dottoressa Cercello, e il capo compartimentale di Milano, ingegner Costantini.

«Se da un lato ci è stato assicurato che la machina delle procedure burocratiche si rimetterà prontamente in moto – racconta Ghirardi – dall’altro ci è stata fornita tutta una serie di dettagli circa la nuova copertura finanziaria decisa dal Consiglio dei ministri».

Ecco i soldi che sono stati stanziati –in aggiunta all’importo dell’appalto – per il completamento della nuova 510 da Iseo a Darfo: IV lotto Iseo-Sulzano, assegnatarie le imprese Irces55 e Secol, 22 miliardi; VI lotto Marone-Toline, imprese De Lieto e Donati, 8 miliardi e 507 milioni; VII lotto Toline-Pisogne, dite Cogefar-Impresit, 3 miliardi e 947 milioni; VIII lotto Pisogne-Darfo, ditta Carena, 2 miliardi e 710 milioni.

Per la cosiddetta “variante di Costa Volpino”, sulla statale 42, invece, altri 4 miliardi e 271 milioni.

Il lettore attento avrà forse notato che non s’è fatta menzione del V lotto della 510, Sulzano-Sale Marasino, e dei lotti V e VI della 42, Capodiponte Berzo Demo. Il primo è fermo dall’ottobre scorso – in seguito alla messa in amministrazione controllata dell’impresa mandataria, la Sicaf di Roma, e al successivo lancio della spugna da parte della Follioley di Pisogne – e andrà riappaltato. I secondi, già assegnati all’impresa romana Cosiac e interamente finanziati, non sono praticamente mai partiti.

«Due questioni che abbiamo sottoposto alla dottoressa Cercello chiedendo, da una parte, che l’avvocatura dello Stato sciolga in fretta i nodi giuridici inerenti il tratto Sulzano-Sale Marasino e, dall’altra, che l’Anas non tolleri che altre scuse pretestuose rinviino l’inizio effettivo dei lavori tra Capodiponte e Berzo Demo», continua Ghirardi.

Del resto, assicura il segretario comprensoriale della Fillea-Cgil, il sindacato non abbasserà la guardia nei prossimi giorni; vigilerà, anzi, affinché l’Anas alle promesse faccia seguire i fatti. Un incontro, a questo proposito, è già stato fissato a Milano per il prossimo 17 giugno.

Soldi aggiuntivi, si diceva, sono stati pure stanziati per il primo stralcio del III loto della 45 bis, Virle Tre Ponti-Tormini: 18 miliardi e 805 milioni; per la 469, Urago d’Oglio-Sarnico: 16 miliardi e 800 milioni; per la 39, Edolo-Aprica: 8 miliardi per l’intero tracciato e 2 miliardi e 225 milioni per la variante di Corteno Golgi.

«Non possiamo che esprimere un giudizio parzialmente positivo – sintetizza in conclusione Ghirardi – Abbiamo infatti ottenuto non solo che la maggior parte dei cantieri torni a girare a regime, ma anche che sia estesa agli edili in forza sulle arterie bresciane la cassa integrazione nella misura già prevista per chi è impegnato nella realizzazione delle cosiddette “grandi opere”.

 

 

 

CORRIERE DELLA SERA 10 GIUGNO 1993

L’Anas rifinanzia le varianti di Brescia e Bergamo

Roma sblocca gli appalti

Ma in Valtellina fermi i cantieri

di Enzo Iacono

BRESCIA – Via libera da Roma alle varianti delle statali bresciane e bergamasche bloccate dagli scandali: ieri, mentre i lavoratori della Valtellina invadevano per protesta la statale 38, l’Anas ha annunciato la riapertura di molti cantieri. E per centinaia di operai si allontana l’incubo del licenziamento.

Il decreto legge che rifinanzia i lavori sarà pubblicato nei prossimi giorni sulla Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento è stato messo a punto nella capitale in un incontro con i sindacati di categoria. Per l’area del Sebino e della Valcamonica erano presenti i dirigenti di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal. Per l’Anas di Milano c’erano il capo compartimento, ingegner Costantini.

Sulla statale 510, per il quarto lotto Iseo-Sulzano sono stati assegnati 22 miliardi alle imprese Secol e Irces55; per il sesto Marone-Toline l’azienda De Lieto-Donati ha ricevuto 8 miliardi e 57 milioni; per il settimo Toline-Pisogne la Cogefar ha ottenuto 3 miliardi e 947 milioni; per l’ottavo Pisogne-Darfo la Carena incasserà 2 miliardi e 710 milioni. Rimane in sospeso il quinto lotto Sulzano-Marone, perché la ditta Follioley è in amministrazione controllata, ma c’è già l’impegno a riappaltare i lavori.

Fermo anche il tratto Capodiponte-Berzo Demo della statale 2 bergamasca, dove sono già sicuri i 4 miliardi alla Secol per la variante di Costa Volpino.

Per la 39 Edolo-Aprica è stato deliberato un appalto di 8 miliardi e 123 milioni. E per il primo lotto della variante di Corteno Golgi (13 chilometri) sono in arrivo altri 2 miliardi e 825 milioni. Mentre sulla 469, per il terzo tronco del primo stralcio da Urago d’Oglio a Sarnico, sono pronti quasi 19 miliardi.

«A conti fatti – dice Domenico Ghirardi (Cgil) – nel bresciano sono stati sbloccati lavori per circa 70 miliardi, rispetto ai 150 necessari per ultimare tutte le opere. Ora chiediamo di garantire la riassunzione a chi è rimasto senza cassa integrazione». Nell’edilizia, questo “ammortizzatore” non può superare i tre mesi. Il 17 giugno nuovo vertice tra sindacati e Anas a Milano.

Più complesso il problema dei lavori affidati a trattativa privata, soprattutto in Valtellina: si attende un decreto del ministero dei Lavori pubblici per riappaltare le opere con gare “trasparenti” e aperte a tutte le imprese.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 GIUGNO 1993

I sindacalisti son tornati da Roma con una promessa dell’Anas: finanziamenti per 87 miliardi

Superstrada, riaprono i cantieri

68 miliardi per l’area sebina e camuna, 19 per la “45 bis”

di Giuseppe Antonioli

VALCAMONICA – La lunga notte potrebbe essere vicina all’alba. Ieri a Roma i sindacalisti bresciani (soprattutto camuni) hanno avuto la buona notizia. A discutere con la direttrice generale facente funzione dell’Anas, dottoressa Cercello e con un dirigente dell’Anas di Milano, Costini,[1] erano scesi Domenico Ghirardi e Franco Regazzoli della Cgil, Formentelli della Cisl e Corradini della Uil. Alla fine, come ci spiega Ghirardi, la loro soddisfazione era notevole, anche se «come San Tommaso siamo sospettosi: vogliamo vedere attuate queste premesse prima di abbassare la guardia».

Sessantotto miliardi, si diceva, solo per l’area sebino-camuna, per riaprire i cantieri chiusi e far riprendere il lavoro alle centinaia di operai licenziati o in cassa integrazione. Risaliamo la valle, lotto per lotto, ancora una volta. Ma finalmente il nostro viaggio non è solo un pellegrinaggio fra le sciagure.

Per il quarto lotto (svincolo di Iseo, appaltato a Secol, Irces55 e Chini & Tedeschi) arriveranno 22 miliardi. Il sesto lotto, Marone-Toline (vi lavoravano la De Lieto-Donati e la S.Co.Ge. Sud) avrà 8 miliardi e 157 milioni. Il settimo, sempre sulla “510”, il Toline-Pisogne (Pisogne Scarl e alcune imprese consorziate), avrà circa quattro miliardi, mentre 2.710 milioni andranno all’ottavo, Pisogne-Darfo (impresa Carena). Un solo cantiere interessato, per ora, per quanto riguarda la “42”. Il cantiere della Secol nel tratto di Costa Volpino riceverà 4.271 milioni.

Ma detto del bene, veniamo ai problemi ancora aperti: quelli eterni del quinto lotto della 510, Sulzano-Sale, e della Capodiponte-Berzo Demo, sulla “42”. Nel primo caso si dovrà procedere ad un riappalto dei lavori, ma anche qui si potrebbero accelerare i tempi: il 17 giugno è in programma su questo argomento un incontro a Milano fra i sindacalisti e i dirigenti Anas lombardi. Nell’altro caso, pure, ci sono state a Roma assicurazioni che i lavori verranno avviati. Staremo a vedere come e quando.

Per restare in tema camuno dobbiamo dire poi che oltre dieci miliardi sono in arrivo per la statale 39 dell’Aprica: 8 miliardi al cantiere della ditta Bregoli, tra Corteno ed Edolo, e 2.825 milioni per la realizzazione della variante di Corteno, in galleria. Chiudiamo con i 18.800 milioni per il primo lotto della Urago-Sarnico (statale Sebina occidentale, la “469”), mentre, in area gardesana, segnaliamo i quasi 19 miliardi per il terzo lotto, primo stralcio, della “45 bis”. Per portare a compimento tutti i lavori tra Sebino e Valcamonica servirebbero 150 miliardi. Quasi 70 sono in arrivo: non è un passo da poco.

 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 11 GIUGNO 1993

Ottimismo con qualche cautela dopo la promessa dell’Anas di sostanziosi stanziamenti per i cantieri della superstrada

«E adesso riassumete i licenziati»

Il 17 nuovo incontro a Milano: ci sono ancora due lotti bloccati

di Paolo Piccoli

LAGO D’ISEO – Si fa più sostenuta la speranza di una rapida riapertura dei cantieri della nuova Sebina 510 e della 42 che sale in Valcamonica. Dopo l’avviso di uno stanziamento di una buona scorta di miliardi (87: 64 per la Sebina camuna e 19 per la 45 bis) dall’ufficio centrale dell’Anas romana, i sindaci si preparano a una serie di incontri con le diverse imprese appaltatrici dei lavori perché “tengano duro”, rimandino insomma, dove è ancora possibile, il licenziamento dei lavoratori (quei pochi) che sono rimasti in cantiere nonostante le tempeste. Non possiamo sapere se è stata la manifestazione di protesta sulla Sebina orientale di una decina di giorni fa, quando un centinaio di operai che vedevano come un miraggio il posto di lavoro hanno rallentato per circa un’ora il traffico, o gli insistenti incontri dei rappresentanti di categoria con il prefetto perché facesse da tramite con il palazzo dei dicasteri, ma, di fatto, i responsabili dell’Anas hanno dato, almeno sulla carta ma in maniera ufficiale, una disponibilità al rifinanziamento delle opere realizzate per più del 60% sull’opera totale. Una boccata di ossigeno che rianima non solo i lavoratori, ma l’intera popolazione di questa fetta di provincia che negli ultimi mesi assisteva impotente alle opere rimaste a mezz’aria.

Il “Grande progetto” sembra essersi svegliato e, come dicevamo nell’edizione di ieri, i miliardi promessi non dovrebbero farsi attendere. Così, per il quarto lotto (svincolo di Iseo, appaltato a Secol, Irces e Chini & Tedeschi) si attendono 22 miliardi; per il sesto lotto, Marone-Toline (vi lavoravano la De Lieto-Donati e la S.Co.Ge. Sud) poco meno della metà, 8 miliardi e 157 milioni. Quattro miliardi è invece la cifra promessa al settimo lotto Toline-Pisogne (Pisogne Scarl e alcune imprese consorziate) e 2.710 milioni quella assegnata all’ottavo, Pisogne-Darfo (impresa Carena). Sulla “42” è invece solo uno il cantiere coinvolto nella tornata di rifinanziamento: quello in cui è all’opera la Secolo, nel tratto di Costa Volpino, che dovrebbe rianimarsi con 4.271 milioni. Restano ancora tragiche le condizioni del quinto lotto, Sulzano-Sale, dove entro una quindicina di giorni l’Anas dovrebbe provvedere al riappalto dei lavori. «In questo caso la situazione è pesante perché oltre alla mancanza di fondi siamo di fronte a problemi di ordine giudiziario – spiega Domenico Ghirardi della categoria edili della Cgil di Valle Camonica –. La Follioley (impresa impegnata nei lavori sul tratto) versa infatti in amministrazione controllata, una situazione particolarmente delicata che non agevola certo la ripresa dell’opera». E i dubbi su come si risolverà l’inceppo giudiziario della impresa appaltatrice sono al centro del commento di Zaccaria Almici, presidente della Comunità montana del Sebino bresciano: «Sono stato tra i primi a rilevare il pericolo di un blocco dei lavori, quindi preferisco vedere gli operai che riprendono a pieno ritmo prima di esultare per i finanziamenti. La novità non può che farci piacere, resta però il fatto che il lotto centrale della nuova 510 è in condizioni pessime, anche per via dell’impasse giudiziario dell’amministrazione controllata. Dobbiamo quindi sperare che anche sul tratto Sulzano-Sale si affacci una prossima via d’uscita».

I nuovi miliardi scavalcheranno infatti il V lotto e si fermeranno un po’ prima della tappa finale della superstrada 42. Anche il lotto Capodiponte-Berzo Demo non vedrà neppure una lira della nuova linfa a causa di una situazione che più volte abbiamo definito “tragicomica”. Qui le imprese incaricate, la Cosiac, Ghella e Ferrari, non hanno mai aperto il cantiere per un traliccio dell’Enel che impedisce il via libera ai lavori in galleria. Niente lavori iniziati, quindi, niente soldi, bloccando un impegno per almeno 150 operai che potrebbero presto trovare lavoro.

Vi sono invece buone nuove per la statale 345 del passo “Croce Domini” che dovrebbe entrare in possesso di un finanziamento per 3 miliardi e 340 milioni per «eliminazione di sopravvenuti pericoli», una delle tante varianti quasi improvvisamente riaffiorate (e soprattutto prese in considerazione) negli uffici dell’Anas. Nell’attesa che le cifre si tramutino in denari sonanti come si comporta il sindacato? «Abbiamo impostato una serie di incontri con le imprese impegnate nei lavori di ammodernamento delle nuove superstrade interessate nel finanziamento – continua Ghirardi – il primo è con la Secol. A questa come ad altre che hanno già drasticamente ridotto il numero dei lavoratori chiederemo la riassunzione. La stessa Anas ha invitato esplicitamente queste società a non peggiorare la situazione proprio adesso che si fa più nitida una via d’uscita».

Un invito a “tenere duro” insomma, almeno là dove è ancora possibile. Negli altri casi (e purtroppo sono i più numerosi) si deve in qualche modo ripartire da dove ci si era fermati, sperando di non trovare “sorprese” sotto forma di deperimenti. Un’altra tappa è per il 17 giugno in un incontro tra i sindacalisti e i dirigenti Anas lombardi: «In questo colloquio – conclude Ghirardi – le risposte dovrebbero essere ancora più esaustive». Speriamo bene.

 

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 1994

LOVERE – Assicurazioni della Regione sul completamento della variante alla statale 42

Costa Volpino-Darfo finita entro il ‘94

Scetticismo alla Comunità montana – Il problema della viabilità per il Tonale

di Salvatore Spatola

LOVERE – Sulla tormentata strada di variante alla strada statale 42, nel tratto Lovere-Darfo-Toline, ci sono delle novità, positivamente accolte dai Comuni interessati. É stato assicurato, in Regione, che entro l’anno partiranno i lavori per l’ultimazione del tratto Costa Volpino-Darfo.

Sono queste, in sintesi, le ultime notizie emerse, nei giorni scorsi, da un incontro avvenuto al Pirellone, organizzato dal vicepresidente, Riccardo Marchioro, con la partecipazione dello stato maggiore dell’Enas, dei rappresentanti dei Comuni di Lovere e di Costa Volpino e dell’assessore provinciale ai Trasporti, Giuliano Capetti. «Durante l’incontro – assicura il vicesindaco di Lovere Vasco Vasconi – è stata data assicurazione che l’Enas ha ricevuto consenso a proseguire i lavori del secondo lotto nella galleria di Costa Volpino».

La notizia è importantissima, anche perché in quella sede l’ex Anas, oggi Enas, ha espresso la volontà di terminare in tempi rapidi lo svincolo del Bersaglio, croce e delizia della mobilità e per Bergamo.

Il Comune di Lovere ha sollecitato l’apertura provvisoria dello svincolo di Costa Volpino. Il Comune interessato preferisce, però, una soluzione definitiva.

«Il problema nostro – ribadisce Vasconi – è quello della viabilità che è un po’ il tormentone di tutta la statale 42 del Tonale. É importantissimo, visto che le difficoltà non si possono risolvere tutte in un colpo, che si lavori per tappe. E, dunque, indispensabile che si apra lo svincolo del Bersaglio per consentire un alleggerimento del traffico sulla strada che attraversa Lovere».

Dopo l’incontro regionale, in Comunità montana, a Lovere, si è riunito l’apposito comitato che vigila sulla 42. Anche in quella sede tutti si sono dimostrati felici della notizia, anche se qualcuno di dice scettico. Si attende ora la lettera dell’Enas che ufficializzi la novità.

Intanto, Cgil e Cisl comprensoriali, nella lettera inviata al ministro dei Lavori pubblici, senatore Roberto Radice, riservano una nota a questo tratto di statale. Si ricorda che sono stati spesi oltre 500 milioni per abbattere una casa che ostacolava la costruzione dello svincolo che, fino a poco tempo fa, mancava di un progetto definitivo e che la farsa, progetto provvisorio o definitivo, continua ancora oggi.


 

 

 

BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE 1994

Lettera di denuncia del sindacato al ministro dei Lavori pubblici

Strade senza una via d’uscita

di Gino Tomasini

Per riuscire a riannodare le fila del lungo discorso bisogna fermare l’attenzione su due passaggi “andati in onda” tra l’inverno del ’93 e la primavera scorsa. Con gli imprenditori in galera, vittime di Tangentopoli i cantieri chiusi e le finanze ridotte all’osso (nel ’91 la disponibilità di cassa del ministero era di 98mila miliardi, oggi è di 7.500), l’allora titolare del dicastero, il democristiano Merloni e le parti sociali si trovarono a dover gestire quella che fu definita “l’emergenza nell’emergenza”.

Era chiaro che con le casse vuote sarebbe stato impossibile pensare di risolvere tutti i problemi. Fu obbligatorio quindi sedersi a un tavolo e cercare un compromesso. Praticamente ogni Regione venne invitata a presentare al ministro “l’elenco delle priorità”: una lista cioè dei lavori urgenti da portare a termine in attesa di momenti migliori. Il sindacato camuno-sebino, forse scottato da anni di promesse disattese, andò oltre: malgrado tutti i lotti della 42 e della 510 fossero entrati di diritto nell’elenco, i rappresentanti degli edili indicarono “la priorità nella priorità”.

 

Le proposte del sindacato

In sostanza il loro ragionamento fu questo: pur di vedere qualcosa di finito, al momento ci accontentiamo del completamento dei tratti Lovere/Costa Volpino/Darfo, Darfo/Pisogne/Toline e il ripristino del tratto di statale 469 a Tavernola franato a lago oltre un anno fa.

Scriveva allora il sindacato: «Con meno di 40 miliardi queste opere possono in breve tempo essere terminate, rendendo transitabili arterie dove oggi si registrano grosse difficoltà allo smaltimento regolare del traffico. Traffico che costringe i cittadini del posto, gli autotrasportatori e i turisti a code estenuanti». Ragionamento messo nero su bianco il 17 marzo scorso in un protocollo d’intesa firmato dall’assessore regionale ai trasporti dell’epoca, Fiorello Cortiana, dai presidenti delle tre comunità montane interessate e dai segretari di Cgil e Cisl.

Dieci giorni dopo ci sono state le elezioni politiche che hanno ribaltato gli assetti nel Palazzo. Ministro dei lavori pubblici è stato nominato il senatore Roberto Radice (Forza Italia). Il 12 maggio le forze sindacali di categoria gli hanno inviato una prima lettera, senza peraltro ottenere risposta, per informarlo della situazione.

Cos’è successo nel frattempo? É successo – sottolineano Domenico Ghirardi della Cgil e Gianni Foresti della Cisl – che il flusso di denaro pubblico è sì tornato a scorrere, che sulle strade camune sono effettivamente piovuti 36 miliardi, ma che le indicazioni di priorità del sindacato sono rimaste lettera morta. E in uno dei primi passaggi della missiva, i due segretari non nascondono le loro perplessità al riguardo, arrivando a parlare di vero e proprio sperpero. Vediamo perché.

 

Ignorate le indicazioni

Due settimane fa sono ripresi i lavori sul 4º lotto della statale 510 Iseo/Sulzano (2 miliardi e 500 milioni). Idem sul 6º lotto Marone/Toline (11 miliardi e 500 milioni). «Ma – fanno notare i due segretari – gli stessi non potranno venire utilizzati perché il 5º lotto [Sulzano/Sale Marasino, al momento bloccato a metà] dovrà essere riappaltato». Ergo: si spendono 33 miliardi per finire strade lungo le quali comunque non passerà un’auto per anni, quando se la stessa cifra fosse stata convogliata come da richiesta avrebbe dato subito una risposta concreta.

Ma c’è dell’altro. Parlando del 7º lotto in località Gratacasolo di Pisogne, sempre sulla 510, i rappresentanti degli edili ricordano che i lavori sono bloccati perché l’Anas, o Enas che dir si voglia, non ha ancora approvato la «perizia di variante che contempla l’ultimazione dei 130 metri di galleria e il completamento dello svincolo». Di conseguenza «il cantiere è stato messo in sicurezza e all’interno della galleria sono stati costruiti due muraglioni di cemento armato (che dovranno successivamente essere abbattuti per poter procedere nella perforazione), con una spesa di un centinaio di milioni».

Un’ulteriore chicca, evidenziata nella lettera, riguarda i lotti 7 (Toline/Pisogne) e 8 (Pisogne/Darfo). In quest’ultimo lo stato di avanzamento dei lavori è al 90%, tanto che è già iniziata l’asfaltatura della carreggiata. Solo che, dicono Ghirardi e Foresti, «se non si completerà il 7º lotto, tale tratto non potrà essere aperto, in quanto lo svincolo di Gratacasolo aspetta l’approvazione della perizia di variante». E l’asfalto, la cui posa alla fine costerà diverse decine di milioni, rischia dunque di rimanere mesi sotto le intemperie con le conseguenze immaginabili.

Non è finita. Il tratto Lovere/Costa Volpino/Darfo, sulla statale 42, è stato aperto al transito un paio d’anni fa in un unico senso di marcia. Motivo: la presenza di una vecchia casa nei pressi dello svincolo a Costa Volpino (un edificio di tre piani lì da oltre trent’anni: i progettisti però sembra che non se ne siano accorti) che rendeva pericoloso il flusso dei veicoli in entrambe le direzioni di marcia. L’Anas sosteneva che la sua demolizione avrebbe risolto tutti i problemi. «Ora la casa è stata demolita, con una spesa di oltre mezzo miliardo, ma si è scoperto che lo svincolo non può essere allargato perché manca il progetto definitivo». E a Tavernola, malgrado l’annuncio dell’imminente apertura del cantiere, si continua a circolare su un ponte provvisorio di barche.

 

Una galleria senza finestre

L’ultima “perla” riguarda il lotto 5 e 6, Capodiponte/Berzo Demo, «dove – denuncia sempre il sindacato comprensoriale – sono stati progettati cinque chilometri di galleria senza prevede neppure una finestra. Non osiamo pensare – concludono quindi Domenico Ghirardi e Gianni Foresti – cosa potrebbe succedere se lì sotto dovesse verificarsi un incidente».

 

 


 

 

BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE  1994

L’Enas assicura: «Lo svincolo di Costa Volpino si farà presto»

di Salvatore Spatola

Sulle pessime condizioni delle strade statali bresciane sono ritornati l’on. Aldo Rebecchi (Pds) ed il sen. Aldo Gregorelli (Ppi). Il primo, sulla scorta di quanto riferiamo nel pezzo accanto, ha inoltrato un’interrogazione urgente al ministro dei Lavori pubblici Radice. Gregorelli, non avendo invece avuto risposta all’interrogazione presentata mesi fa, la settimana scorsa ha scritto all’Ufficio legislativo del Senato per sapere quando il ministro Radice intende dargli le notizie richieste.

«Se perdurerà questo silenzio – ha assicurato Gregorelli – interverrò in aula e solleciterò la risposta. Il 14 settembre ho inoltre presentato un’ulteriore interrogazione, nella quale chiedo anche di sapere quando finiscono le responsabilità della prima repubblica e cominciano quelle della seconda. Vorrei sapere quando risponderanno dei “peccati” di omissione, perché questo governo sta omettendo, anche sul fronte delle strade, di fare il suo dovere».

Intanto al Pirellone si è svolto su iniziativa del vicepresidente della Regione, Riccardo Marchioro, un incontro con i rappresentanti dell’Enas (ex Anas), dei comuni di Lovere e Costa Volpino, l’assessore provinciale alla Viabilità e ai Trasporti di Bergamo, Giuliano Capetti. L’Enas ha annunciato di aver ricevuto il consenso a proseguire i lavori del secondo lotto della statale 42 dalla galleria di Costa Volpino a Pisogne. In quella sede l’ex Anas ha espresso la volontà di terminare, in tempi rapidi, lo svincolo del Bersaglio.

«Il Comune di Lovere – commenta il vicesindaco Vasco Vasconi – è felice di questa notizia. Possiamo considerare perciò in partenza i lavori verso la fine dell’anno che dovranno concludersi al massimo in 18 mesi».

Il Comune di Lovere ha sollecitato l’apertura dello svincolo provvisorio di Costa Volpino. L’amministrazione comunale di quel paese preferisce, però, una soluzione definitiva. «Il problema nostro – ribadisce Vasconi – è quello che la viabilità diventi efficiente e più razionale. Visto che le difficoltà non si possono risolvere tutte d’un colpo, è importantissimo che si lavori per tappe. E, dunque, che si apra lo svincolo del Bersaglio per consentire un alleggerimento del traffico sulla strada che attraversa Lovere».

Dopo l’incontro regionale, in Comunità montana, a Lovere, si è riunito l’apposito comitato che vigila sulla statale 42. Anche in quella sede tutti si sono dimostrati felici della notizia. Alla soluzione del problema del tratto Costa Volpino-Pisogne è legato il futuro della frazione di Volpino, gravemente danneggiata dallo sparo delle mine per la realizzazione del sottosante tunnel. Il parroco della frazione, don Giacomo Bassini, ha in proposito ricevuto assicurazioni sia dall’Enas che dal vicepresidente della Regione.


 

 

GRAFFITI OTTOBRE 1994

Viabilità: da tangentopoli a cretinopoli?

di Bruno Bonafini

Tangentopoli prima, la presa di coscienza della gravità della crisi delle finanze pubbliche poi, si sono abbattute sui cantieri della costruenda grande (?) viabilità camuno-sebina come un flagello.

Primo, hanno fatto chiudere alcuni cantieri per le vicende giudiziarie delle ditte appaltatrici; hanno impedito, secondariamente, il ricorso a quelle che un tempo erano le tanto comode varianti in corso d’opera, quelle che consentivano alle ditte di rifarsi, a suon di miliardi, sia dei costi aggiuntivi costituiti dalle mazzette quanto dei ribassi d’asta, talora clamorosi ma necessari a dribblare qualche concorrente non allineato in gara d’appalto.

Così i sette lotti di superstrada previsti tra la fine degli anni ’80 ed i primi ’90, da >Iseo in su per la SS 510, da Sovere a Darfo per la SS 42 fino al tratto Capodiponte-Cedegolo, ad inizio ’94 sono tutti “in panne”, in modo più o meno grave (dovevano essere pronti nel ’92!).

I fondi necessari per le varianti e per concluderli ammontano complessivamente a 190/200 miliardi. Una cifra enorme, che realisticamente nessuno ha pensato essere immediatamente spendibile per le ormai povere casse dell’Anas, alleggerite da una crisi finanziaria del bilancio statale che tutti conosciamo (le disponibilità annunciate dell’Ente sono ridotte ad un decimo dei tradizionali budget).

Bene ha fatto quindi, a suo tempo, la Giunta regionale Ghilardotti a chiedere agli interessati indicazioni di precise priorità per i limitati nuovi stanziamenti. Altrettanto bene hanno operato i Sindacati comprensoriali e le Istituzioni locali nell’indicare rigorosamente che priorità delle priorità non poteva che essere il completamente del tratto “più maturo”, quello Sovere-Lovere-Costa Volpino-Darfo (oltre alla ricostruzione della strada, crollata a lago, di Tavernola). Segnalazione fatta alla Regione, all’Anas, al ministero dei Lavori pubblici prima delle elezioni, ripetuta dopo il 27 marzo.

Ed è il nuovo ministro, il berlusconiano Radice, a dar corso allo stanziamento ’94 di 40 miliardi: intervento che è il primo schiaffo del “nuovo corso” alle aspettative della Valle, e non per l’insufficienza rispetto ai bisogni che si poteva supporre.

La doccia fredda è nell’indicazione degli interventi: la scelta dell’Anas cade sul completamento dei tratti Iseo-Sulzano (4º lotto, 22,5 miliardi) e Marone-Toline (6º lotto, 11,5 miliardi). Interventi che non produrranno alcun miglioramento per le comunicazioni valligiane fino a quando non verrà completato anche il 5º lotto, Sulzano-Sale Marasino, rimasto a metà e per il quale occorrono ben 90 miliardi ulteriori, cifra che per ora, e forse per molto, è ben lontana dall’essere disponibile.

La vicenda è l’ennesimo sberleffo ad una popolazione da decenni penalizzata nel suo sviluppo e nei suoi servizi da una rete viaria d’altra epoca.

La richiesta di rendere utilizzabile immediatamente quanto era realisticamente possibile non ha goduto di molta considerazione. Con quale logica si sia deciso, è difficile capire: forse i riciclati hanno buttato alle ortiche le vecchie bandiere, ma non hanno tagliato i fili di vecchie clientele.

E quanto alla trasparenza...

Il buon governo della cosiddetta seconda repubblica provvede paternalisticamente, con quella saggezza che i sudditi e i figli possono anche non capire! Si degnerà di spiegarcela, questa logica, qualcuno dei nuovi astri nascenti o dovremo accontentarci delle periodiche giaculatorie sul liberismo e sul federalismo?

 

 


 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 31 DICEMBRE 1994

L’impresa che deve eseguire il quinto e sesto lotto Capodiponte-Berzo Demo ha aperto la procedura di licenziamento. Sindacati all’attacco

Superstrada, altri 68 posti “a rischio”

di s.sp.

Disoccupazione, piove sul bagnato. In Valcamonica il fardello è già pesante – 6mila gli iscritti nelle liste di collocamento – ma è destinato a divenire ancor più gravoso dopo che l’impresa Edolo Scarl del gruppo Cosiac-Spal, che sta eseguendo i lavori del quinto e sesto lotto della superstrada 42, nel tratto Capodiponte-Berzo Demo, ha aperto la procedura di licenziamento per tutti i 68 dipendenti occupati nel cantiere.

Questa procedura, per i lavoratori edili, non è di mobilità. Permette soltanto di avere tempi di 75 giorni per risolvere i problemi sorti. Se, malauguratamente, la vicenda non dovesse risolversi positivamente, dunque, i lavoratori rimarrebbero a spasso, col diritto della sola disoccupazione ordinaria.

Per discutere su quanto sta succedendo nel cantiere della Capodiponte-Berzo Demo, il Collegio costruttori di Brescia ha convocato, nei giorni scorsi, le organizzazioni sindacali. Attorno al tavolo, dunque, si sono trovati giovedì sera il geometra Zanframundo per i costruttori; l’ingegner Lillo per l’impresa; i sindacalisti Ghirardi, Regazzoli, Formentelli e Bontempi per le organizzazioni confederali Cgil-Cisl-Uil.

L’azienda ha chiuso il cantiere, dopo aver realizzato il 15% delle opere. Ora chiede [...] miliardi di oneri aggiuntivi per i ritardi accumulati, non dipendenti dalla sua volontà.

«Le cause delle difficoltà per la prosecuzione dei lavori – scrivono Ghirardi (Fillea-Cgil), Foresti (Filca-Cisl) e Bontempi (Feneal-Uil) al presidente della Comunità montana di Valcamonica – sono da ricondurre ad una progettazione eseguita con i “piedi” e funzionale alla vecchia logica degli appalti».

Il sindacato non ha dubbi e chiama a rispondere per quanto di loro competenza gli enti locali, i comuni di Capodiponte, Sellero, Cedegolo e Berzo Demo e la Comunità montana: «Comuni e Comunità montana – ricorda Ghirardi anche per i colleghi – hanno approvato nel 1992 il progetto. I lavori sono stati consegnati nel giugno dello stesso anno,con un ribasso d’asta del 32% su un importo di 98 miliardi per essere ultimati il 24 giugno 1994. A quella data era stato eseguito il 15% di tutta l’opera, spendendo 10 miliardi».

Tra le procedure criticate dai sindacati c’è quella della consegna dei lavori mentre i beni ambientali bocciavano il progetto per via dello svincolo di Berzo Demo. All’inizio dell’opera erano sorte inoltre anche lungo il tracciato nuove gravi situazioni.

Ora c’è una perizia di variante che prevede una finestra in galleria, lo svincolo di Berzo Demo a chiocciola nel tunnel, e il sottopaso ferroviario per imbocco e sbocco sulla statale 42, nei pressi del Graffiti. «Essendo stati eseguiti già dei lavori per circa 10 miliardi – scrivono le organizzazioni sindacali anche ai sindaci interessati – e non avendo ancora definito le scelte progettuali relative alle varianti di progetto, onde evitare che delle risorse pubbliche siano state spese inutilmente e ci lascino sul terreno un’altra “opera incompiuta”, diventa quanto mai indispensabile promuovere quelle azioni che permettano di arrivare a completare l’opera e, nello steso tempo, creino una prospettiva occupazionale per i lavoratori.

Ricordiamo che il tormentato progetto della superstrada sebino-camuna comprende sette lotti, per un investimento complessivo a base d’asta di ben 416 miliardi. I lavori sono a buon punto nei tratti Sovere-Lovere-Costa Volpino (80%), Pisogne-Darfo (93%), Toline-Pisogne (80%), Iseo-Sulzano (85%) e Marone-Toline (75%). Il lotto Sulzano-Sale Marasino è invece fatto al 50%.


 

 

IL GIORNO 15 GENNAIO 1995

CAPODIPONTE – Il presidente della Comunità montana sul cantiere

Ss 42, si prepara la rivolta

Il sindaco di Piamborno pensa a iniziative “pesanti”

di Salvatore Spatola

Ha messo in movimento le autorità competenti a tutti i livelli e i parlamentari bresciani, i senatori Luciano Garatti (Forza Italia) e Aldo Gregorelli (Ppi), i deputati Francesco Ghiroldi (Lega Nord) e Aldo Rebecchi (Pds), il presidente della Comunità montana di Valle Camonica, Alessandro Bonomelli, per coinvolgerli nella nuova grave situazione in cui si trova il cantiere della Edolo Scarl, nel tratto di variante della SS 42, Capodiponte-Berzo Demo.

Come abbiamo avuto modo di informare i nostri lettori, l’azienda ha aperto la procedura di licenziamento per tutti i 68 lavoratori stante l’impossibilità di continuare i lavori per la mancanza di indicazioni tecniche e progettuali.

«In difetto di immediate scelte adeguate – scrive il presidente dell’ente comunitario – si dovrà assistere al blocco definitivo dei lavori, dopo che si sono spesi ben 9 miliardi in opere e in presenza della richiesta di oneri e danni (32 miliardi) da parte dell’impresa appaltatrice; richiesta che supera di gran lunga l’importo delle opere fin qui eseguite».

Bonomelli richiama il sottosegretario ai Lavori pubblici Stefano Aimone Prina, il quale, in un recente incontro a Breno, organizzato dalla Lega Nord, si è impegnato a rimuovere gli ostacoli che impediscono la prosecuzione e il completamento dell’opera.

Il presidente della Comunità montana ritiene indispensabile un incontro nella sede che verrà ritenuta più propria, alla presenza di idonee rappresentanze del compartimento Anas di Milano, della Regione Lombardia e della Direzione lavori. Intanto, con le organizzazioni sindacali e i sindaci dei Comuni interessati di Capodiponte, Sellero, Cedegolo e Berzo Demo, Bonomelli andrà in cantiere, domani, per avere il quadro completo della situazione.

Ma cosa pensa di questa svolta, presa dal V e VI lotto di lavori sulla SS 42, l’onorevole Francesco Ghiroldi? L’abbiamo incontrato a Piamborno ove il parlamentare leghista è sindaco. «É un problema che si accumula a una serie di altre situazioni che si vivono in Valcamonica – risponde –. Sembrava, nel convegno da noi organizzato nel mese scorso, con la partecipazione del sottosegretario Aimone Prina, che ci fossero tutti i buoni propositi per dare sbocco, finalmente, a questa situazione della viabilità camuna, invece, il castello mostra delle crepe. Per quanto mi riguarda, assicuro il massimo impegno perché la vicenda imbocchi i binari della correttezza. Domani prenderò contatti col Ministero, per verificare quali siano le difficoltà e come sia possibile superarle. Io, tra l’altro, avevo dato delle indicazioni ai cittadini del mio collegio invitandoli a una dimostrazione di forza, se le cose non si sbloccheranno entro tempi ragionevoli».

Ghiroldi pensa a iniziative “pesanti” che dovrebbero coinvolgere anche gli amministratori camuni, le organizzazioni sindacali e gli abitanti di questa zona fortemente penalizzata.


 

 

BRESCIAOGGI [...] GENNAIO 1995

Capodiponte – Il collegamento, che porta verso Berzo Demo, prevede la costruzione di un tunnel

Licenziati i 68 operai del cantiere sulla 42

L’impresa Cosiac afferma di non poter proseguire a causa dell’incertezza progettuale

di Salvatore Spatola

Un anno proprio da dimenticare il 1994. Le disavventure legate ai cantieri di variante della SS 42, del Tonale e della Mendola, e della SS 510, Sebina Orientale, non sono finite. Proprio in questi giorni, il Collegio costruttori di Brescia, tramite la loro associata Cosiac-Edolo Scarl, che ha in appalto il V e il VI lotto della SS 42, Capodiponte-Berzo Demo, ha convocato le organizzazioni sindacali del comprensorio camuno-sebino e ha comunicato l’apertura della procedura di licenziamento per i 68 dipendenti occupati nel cantiere in questione.

«Le ragioni sono da ricondurre a una progettazione di scarsa qualità – ha detto Domenico Ghirardi a nome di Cgil-Cisl-Uil –. Una progettazione fatta a suo tempo, nell’era di Tangentopoli, con grande superficialità. I quattro Comuni interessati (Capodiponte, Sellero, Cedegolo e Berzo Demo) allora approvarono, assieme alla Comunità di Valle Camonica, il progetto che, fra l’altro, ostruiva l’attuale statale 42. Ci sarà perciò necessità, dando corso all’attuazione dello svincolo di Capodiponte, di deviare l’attuale strada costruendo un’apposita bretella».

Ma dove stanno gli errori che hanno portato alla chiusura del cantiere? «Si è predisposto il progetto, si erano ottenute le cosiddette parziali approvazioni – rispondono le organizzazioni sindacali – e l’Anas ha dato in appalto l’opera alla Cosiac col ribasso d’asta del 32% per un importo d’asta di 68 miliardi».

L’opera riguarda il collegamento tra Capodiponte e Berzo Demo con il superamento in galleria dell’abitato di Cedegolo. Il tunnel è lungo oltre 5 chilometri. Sono previsti, inoltre, uno svincolo a nord, a Berzo Demo, e un sottopasso ferroviario per imbocco e sbocco sull’attuale SS 42, in località albergo “Graffiti”. Nel primo tratto di galleria, lungo circa 750 metri, è venuta alla luce la sorgente di San Carlo che serviva parte del Comune di Sellero, la Scianica e Capodiponte. Il prosciugamento della sorgente ha creato gravi disagi a Sellero, quantificati in 1,5 miliardi.

«Nonostante tanti punti interrogativi – continuano Cgil-Cisl-Uil – i Beni ambientali hanno bocciato il progetto nel momento in cui veniva appaltato. L’azienda, perciò, ha iniziato i lavori con un progetto che formalmente occorreva definire. Il problema è ancora questo. La Cosiac ha eseguito lavori per circa 10 miliardi di lire. Una serie di difficoltà hanno creato ritardi nell’esecuzione delle opere, tanto è vero che la consegna è stata fatta il 25 giugno del 1992 e l’ultimazione era prevista per il 14 giugno 1994. Cioè l’opera dovrebbe essere già a disposizione dei cittadini».

Per effetto delle difficoltà incontrate, oltre a quelle di progettazione, l’azienda ha eseguito i lavori per 10 miliardi di lire e ha chiesto oneri aggiuntivi, per effetto di situazioni non dipendenti dalla sua volontà, per oltre 23 miliardi.

L’azienda afferma che, avendo eseguito lavori per il 15%, trovandosi in una situazione di incertezza progettuale, non è in condizione di poter eseguire l’opera.


 

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 9 FEBBRAIO 1995

Viabilità, sabato il blocco

L’annunciata protesta dei camionisti fermerà anche il treno

di Salvatore Spatola

Se non ci saranno ripensamenti dell’ultima ora, gli autotrasportatori dell’Alto Sebino e della Valcamonica, appartenenti al sindacato Fai e Unatras, dalle ore sei di sabato occuperanno le statali 42 del Tonale e della Mendola, a Lovere, dove si riuniranno in permanenza a Villa Milesi, e 510 Sebina Orientale, a Pisogne. Sarà occupata pure la sede ferroviaria Iseo-Edolo. Il Sebino, bresciano e bergamasco, e la Camunia rischiano di rimanere isolati ad oltranza, finché gli autotrasportatori non avranno in mano un impegno scritto, serio, che metta fin a una situazione pesante che dura ormai da troppo tempo.

I motivi di questa decisione “forte” sono due, soprattutto: la chiusura al traffico pesante del lungolago di Lovere; l’inagibilità della galleria di Costa Volpino, nei due sensi di marcia. Gli autisti dei Tir diretti in Valcamonica  viceversa sono costretti, dunque, a fare il giro del Sebino, seguendo la direzione Castro-Sarnico-Iseo-Pisogne, con perdita di tempo e denaro.

A nulla sono valsi gli incontri in Provincia a Bergamo, in Prefettura, in regione e persino a Roma, nella sede del ministero dei Lavori pubblici. Lo “scaricabarile” dura da anni: i Comuni sulla Provincia, questa sulla Prefettura, che ha chiamato in causa l’Anas e l’assessorato regionale che, a loro volta, hanno rinviato tutto il faldone a Roma.

In un primo tempo si attribuivano le colpe della mancata entrata in funzione dello svincolo provvisorio di Costa Volpino a un edificio proprio nella zona di incontro fra la variante e la statale 42. É stato speso oltre mezzo miliardo per acquisire la casa che è stata, finalmente, eliminata. Ma ci si è accorti subito che quello della costruzione ingombrante era un falso problema. I due Comuni (Lovere e Costa Volpino) non sono esenti da responsabilità. Quello di Lovere, dopo l’intervento di consolidamento del lungolago, franato in acqua, ha messo mano al rifacimento di parte di via Tadini, aumentando così il disagio di una insufficiente circolazione. La base degli autotrasportatori non lesina strali anche agli amministratori di Costa Volpino, accusati di aver intralciato, con una serie di richieste, l’apertura dello svincolo del Bersaglio.

Il sindaco di Lovere, Vasco Vasconi, è preoccupato: «Posso capire gli autotrasportatori – afferma – ma mi auguro che la manifestazione possa essere bloccata prima di sabato prossimo. Se il blocco verrà messo in atto, mi auguro che possa servire, almeno, a risolvere il problema». L’indice è puntato sull’Anas che, già lo scorso anno, aveva assicurato che in poco tempo avrebbe aperto, provvisoriamente, lo svincolo del Bersaglio, considerato che i problemi della mancanza di spazio erano stati superati. I mesi sono volati via e la situazione è sempre quella per i camionisti. L’Anas, dunque, per il primo cittadino di Lovere, si è confermato un interlocutore che non merita fiducia.

«Con i rappresentanti dei camionisti e dell’Unatras abbiamo discusso molto sulla questione del tratto Lovere-Costa Volpino – afferma Domenico Ghirardi, responsabile della Fillea-Cgil comprensoriale –. Capisco lo stato d’animo degli autotrasportatori, ma non condivido la loro iniziativa nel senso che su un problema come quello della viabilità, non solo i camionisti ma tutti i cittadini sono interessati. Insieme abbiamo lottato e portato avanti delle iniziative. Lo scopo della manifestazione è quello di creare un consenso attorno all’argomento. Non so se il blocco programmato, che va a colpire altri cittadini, creando loro altri problemi, sia la strada più giusta».

Ghirardi ricorda il fallimento della burocrazia e degli incontri che da anni si rinnovano su questo settore: «Noi, probabilmente, il 18 e 19 febbraio – annuncia – saremo impegnati sul problema della viabilità in una iniziativa che coinvolgerà Capodiponte (statale 2) e Sulzano (statale 510). Avremmo preferito che questo problema fosse affrontato tutti insieme. É vero che le iniziative eclatanti richiamano. Non vorrei, però, che creassero reazioni opposte. Dobbiamo cercare il consenso della gente, non l’opposizione».


 

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 5 MARZO 1995

La statale della rivolta

Camionisti solidali, grandi assenti sono state le imprese

di Salvatore Spatola

Sulzano, primo atto delle proteste legate alla viabilità sebino-camuna che non riesce a risolvere alcuni annosi problemi. Ieri ha avuto luogo il rallentamento del traffico, in programma pure per oggi a Capodiponte, a partire dalle ore 15.

É una strada, la statale 510, la Sebina orientale, che si chiama “speranza”. Solo questo è il sentimento che alberga ormai negli amministratori e negli abitanti dei comuni lacuali. I cantieri, aperti nel 1990, dovevano essere chiusi, con i lavori ultimati, dopo 720 giorni dalla consegna dei progetti, cioè entro il 1992. E invece sono ancora in alto mare. Siamo nel ’95 e solo la speranza non ha abbandonato il sindacato e le amministrazioni locali. I cittadini non credono più nello Stato, nell’Anas, in chi doveva difendere i loro diritti e ha fallito nell’intento. Ci sono persone che hanno ceduto i terreni sui quali si stanno eseguendo i lavori e ancora non hanno percepito una lira.

Tangentopoli ha creato situazioni che rischiano di non risolversi. Il 5º lotto della 510, Sulzano-Sale Marasino, deve essere riappaltato, comprendendo parte del 4º e del 6º lotto. Ieri, così, le organizzazioni sindacali camuno-sebine, le istituzioni e gli amministratori dei comuni rivieraschi hanno effettuato, davanti al palazzo municipale di Sulzano, un rallentamento del traffico da e per la Valcamonica,con volantinaggio. La protesta si è svolta dalle 9 alle 11, sotto l’occhio vigile dei carabinieri e della polizia.

Alla manifestazione hanno partecipato anche i lavoratori della Ols di Pisogne, che dal primo maggio sono in cassa integrazione per crisi aziendale. L’attuale situazione scade il 30 aprile, senza che a tutt’oggi sia stata approvata dal ministero competente.

Da maggio i dipendenti non prendono lo stipendio. Chi si è dimesso non ha ancora percepito la propria liquidazione. Inoltre, se non avverranno fatti nuovi e positivi, quali la vendita ad altri imprenditori del settore siderurgico,tutti i lavoratori, alla scadenza del periodo di copertura della cassa integrazione guadagni speciale, saranno licenziati e messi in mobilità, in quanto la proprietà ha deciso lo smantellamento della fabbrica.

Molto apprezzato è stato il comportamento degli automobilisti, che hanno dato segni di condivisione della protesta. I camionisti di passaggio hanno suonato i clacson, qualcuno ha gridato: «Siamo con voi».

«Il significato di questa manifestazione è quello di sensibilizzare all’unità su questi problemi – ha commentato Domenico Ghirardi della Cgil comprensoriale –. Vogliamo verificare se, con questo rallentamento e con quello di domani [oggi per chi legge], le autorità competenti sapranno dare risposte giuste ai problemi che da decenni attraversa il nostro comprensorio. É un atto di fiducia che chiediamo alle istituzioni. In mancanza di risposta, credo che tutti, a partire dai camionisti, che abbiamo tenuto a freno questa mattina, e dalle imprese (che invece sono assenti ingiustificate a questi appuntamenti), dovremo mobilitarci.

Sulla stessa onda è sintonizzato il segretario generale della Cisl comprensoriale, Roberto Ravelli Damioli. «Nella logica di creare la maggiore unità possibile, abbiamo invitato tutte le imprese del territorio. Mi riesce difficile pensare che non siano interessate a quanto stiamo facendo. Noi siamo interessati alle strade anche per loro».

Oggi l’appuntamento è alle ore 15, presso il cantiere della Edolo Scarl a Capodiponte.


 

 

IL GIORNO 5 MARZO 1995

Una serie di manifestazioni di protesta per sollecitare Anas e ministero

Da Sulzano la marcia per la 510

La Mandolossa-Pisogne doveva essere ultimata entro il ’92

di Salvatore Spatola

«L’ammodernamento della statale 510, Sebino Orientale, tra la Mandolossa, Pisogne e la statale 42, nei pressi di Darfo Boario Terme e Pisogne, s’inquadra nel disegno di riqualifica della viabilità statale nel territorio della provincia di Brescia, a nord della città, fino al confine con la provincia di Bergamo. La finalità del nuovo asse attrezzato è quella di convogliare i traffici di transito aventi provenienza o destinazione la Valle Camonica, decongestionando, in tal modo, l’esistente strada statale costiera 510, che risulta ora estremamente trafficata e compromette, quasi paralizzandolo, il traffico locale dei vari centri abitati esistenti lungo la costa orientale del lago d’Iseo».

Così, nel 1990, l’ingegner Natale Mina motivava l’apertura dei cinque cantieri di variante alla statale 510, assicurando che il tempo d’esecuzione per tutti i lotti era previsto in 720 giorni e che, pertanto, i lavori dovevano essere ultimati entro il 1992. Da allora di vetture sulla vecchia strada ne sono transitate e ne continuano a passare. Tangentopoli ha creato situazioni di caos preoccupanti, alcune delle quali rischiano di non risolversi. Il V lotto della 510, Sulzano-Sale Marasino, deve essere riappaltato, comprendendo parte del IV e del VI.

Proprio per smuovere il ministero dei Lavori pubblici e l’Anas, ieri, le organizzazioni sindacali camuno-sebine, le istituzioni e gli amministratori dei comuni lacuali hanno iniziato le manifestazioni di protesta da Sulzano. Davanti al palazzo municipale, è stato effettuato un rallentamento del traffico da e per la Valcamonica con volantinaggio. Tutto si è svolto, dalle 9 alle 11, nella maniera più corretta, alla presenza del capitano dei carabinieri della compagnia di Chiari, Alberto Galasso, dei carabinieri delle stazioni di Marone, Capriolo e Iseo e del commissario della squadra mobile di Brescia. Hanno partecipato alla manifestazione anche i lavoratori della Ols di Pisogne che, dal primo maggio, sono in cassa integrazione per crisi aziendale. L’attuale situazione scade il 30 aprile, senza che a tutt’oggi, sia stata approvata dal ministero competente.

Da maggio, i dipendenti non percepiscono lo stipendio. Chi si è dimesso non ha percepito la propria liquidazione e, inoltre, se non avverranno fatti nuovi e positivi, quali la vendita ad altri imprenditori del settore siderurgico, tutti i lavoratori alla scadenza del periodo di copertura della Cigs verranno licenziati e messi in mobilità, in quanto la proprietà ha deciso lo smantellamento della fabbrica.

Sulzano, dunque, è stata la prima tappa di una serie di iniziative tendenti a coinvolgere le autorità locali, provinciali, regionali e nazionali, su una situazione insostenibile.

«Il significato di questa manifestazione – ha commentato Domenico Ghirardi della Cgil comprensoriale – è quello di sensibilizzare all’unità su questi problemi. Vogliamo verificare se, con questo rallentamento e quello di domani [oggi per chi legge] le autorità competenti sapranno dare risposte giuste ai problemi che da decenni gravano sul nostro territorio. É un atto di fiducia che rivolgiamo alle istituzioni. In mancanza di risposta, credo che tutti, a partire dai camionisti che abbiamo tenuto a freno questa mattina e dalle imprese che invece sono assenti ingiustificate a questi appuntamenti, dobbiamo mobilitarci».

A Ghirardi fa eco il segretario della Cisl comprensoriale, Roberto Ravelli Damioli. «Nella logica di creare la maggiore unità possibile abbiamo invitato tutte le imprese del territorio. mi diventa difficile pensare che queste non siano interessate a quanto stiamo facendo. Noi siamo interessati alle strade anche per loro che non possono essere competitive se perdura l’attuale caos».

Oggi l’appuntamento è alle ore 15, presso il cantiere della Edolo Scarl, a Capodiponte. Anche qui si effettuerà il rallentamento del traffico. Anche qui, si attendono i sindaci e gli amministratori della Valcamonica.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 5 MARZO 1995

Manifestazione per pochi ieri a Sulzano sui problemi della viabilità sebina

Grandi assenti, i sindaci

Ed oggi pomeriggio si replica a Capodiponte

di Paolo Piccoli

«Come al solito, siamo in pochi», commenta amareggiato Luigi Bontempi, responsabile degli edili della Uil del comprensorio sebino-camuno, tra gli organizzatori con i colleghi delle altre confederazioni della manifestazione di sensibilizzazione che si è tenuta ieri mattina davanti al municipio di Sulzano. A distribuire volantini e a manifestare contro i ritardi dei lavori sulle nuove strade statali 510 (che costeggia il lago) e 42 (che sale in valle) c’erano infatti circa 150 persone, quasi tute del sindacato, quasi tutte col problema “blocco dei lavori” saldamente attaccato a quello quotidiano del posto di lavoro.

Gli amministratori pubblici, che avevano partecipato alla riunione sabato scorso in Comunità montana, si contano sulle dita di una mano, ma avranno occasione di “rifarsi” domani nell’incontro in programma a Breno.

Sulla strada, a ricordare che il dramma delle opere a mezz’aria è di tutti, abbiamo visto solo Roberto Bona, primo cittadino di Sulzano, Gian Pietro Bressanelli di Sellero, Bruno Baraldi, assessore alle attività produttive di Provaglio d’Iseo e Zaccaria Almici che, oltre ad essere sindaco di Zone, presiede la Comunità montana del Sebino. Dei loro colleghi dei paesi sebini, dell’hinterland e della Valle, neanche l’ombra. «L’importante è che partecipino alla riunione di lunedì pomeriggio con i prefetti», taglia corto Almici, ricordando che sarebbe più grave se i sindaci dei paesi interessati disertassero l’assemblea di autoconvocazione (con il sottotitolo di disponibilità all’autosospensione) in programma per il pomeriggio di domani, 6 marzo, alle ore 14, nella Comunità montana di Valle Camonica a Breno dove dovrebbero essere presenti i prefetti di Brescia e Bergamo.

A “sensibilizzare” in mezzo alla strada (rallentando il traffico per poco meno di una decina di minuti nel tratto che costeggia il municipio del paese sebino) c’erano dunque solo lavoratori, degli edili e degli operai della Ols, l’acciaieria di Pisogne, attualmente in Cassa integrazione, che lamentano un disinteresse dei rappresentanti politici ai loro problemi.

Anche nella manifestazione di ieri i “politici” non erano molti, e quei pochi solo della Lega Nord, scesa in strada con una piccola rappresentanza della sezione iseana.

Una seconda manifestazione è in programma per il pomeriggio di oggi – domenica 5 marzo – dalle 15, davanti al cantiere Edolo Scarl di Capodiponte. «Al termine delle manifestazioni, dell’autoconvocazione dei sindaci, della richiesta di incontro con il ministro dei Lavori pubblici – scrivono gli organizzatori della manifestazione – vi sarà la convocazione congiuntiva entro fine marzo dei tre comitati (presieduti dai presidenti delle Comunità montane del Sebino bresciano, bergamasco e della Valle Camonica) per analizzare i risultati e le risposte avute nei vari appuntamenti e decidere, se ve ne fosse bisogno, iniziative che facciano sentire le nostre proteste al di là dei confini del Sebino e della Valle».

 

 


 

IL GIORNO 5 MARZO 1995

I sindaci dell’area sebino-camuna mobilitati perché venga risolto il problema della statale 42

La Lovere-Toline non può attendere

di S.Spa.

Da Iseo alla Valcamonica. Questa la zona d’intervento per la realizzazione del nuovo tronco della statale 510. Un’area che, unita a sud al tratto già costruito tra Mandolossa e Bersaglio, dovrà congiungersi a nord alla statale 42 che porta in alta valle.

La nuova Sebina Orientale si inserisce nel contesto di un sistematico ammodernamento dell’asse viario Brescia-Iseo-Darfo-Edolo: un’opera pensata fin dagli inizi degli anni ’70 dall’Amministrazione provinciale di Brescia per migliorare la viabilità del territorio.

La mancata ultimazione di questa variante, che scorrerà tra la costa orientale del Sebino e la Valtrompia, sta bloccando la valorizzazione di un’area di alto interesse turistico in pieno sviluppo commerciale e industriale. Lo stesso pesante fardello di caos per cantieri rimasti incompiuti, pesa sulla statale 42. Le organizzazioni sindacali si battono perché almeno sia ultimata la cosiddetta “priorità delle priorità”, Lovere-Costa Volpino-Darfo-Pisogne-Toline.

Altri nuovi problemi si aggiungono a quelli esistenti. Sono legati al V e VI lotto, Capodiponte-Berzo Demo. Quasi certamente con i 62 miliardi a disposizione non si potrà ultimare l’opera. Si eseguiranno i lavori nella zona sud del lotto e si realizzerà un preforo per avere tutte le notizie relative alla montagna che si dovrà bucare per una lunghezza di circa sei chilometri.

«É una situazione molto preoccupante – afferma il sindaco di Sellero, Giampiero Bressanelli –. Queste manifestazioni non produrranno i risultati sperati. I problemi si giocano su altri tavoli. Il nostro lotto è partito male. Bisogna unirci e mostrare i denti se vogliamo essere rispettati. Se perdiamo questo treno, la nostra valle non si risolleverà facilmente. Lunedì, sarò fra i primi ad autosospendermi dall’incarico amministrativo. Mi auguro che all’incontro che si terrà in Comunità montana, a Breno (ore 14), ci siano i prefetti di Brescia e di Bergamo».

Gli occhi della gente sono puntati sul comportamento dei sindaci. Si teme che le vecchie guardie facciano finta di non aver sentito le lamentele che avanzano dal popolo stufo di dover sopportare strade antidiluviane.

«Riconosco al sindacato – afferma il sindaco di Capodiponte Martino Squaratti – il merito di aver sollecitato le istituzioni. Non so fino a che punto queste asseconderanno le iniziative».

Vasco Vasconi, sindaco di Lovere, riportando il discorso sullo svincolo di Costa Volpino, auspica che i lavori siano ultimati nel tempo stabilito. «Ho qualche paure che i tempi si allunghino –. ci ha detto – Prima si parlava di una ventina di giorni, ora siamo già arrivati a 45. Non vorrei che spuntassero altri problemi che allungherebbero di qualche mese i tempi di agibilità nei due sensi della galleria di Lovere».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 1995

Strada bloccata per più di un’ora, ieri dai lavoratori dei cantieri che dovrebbero costruire la superstrada, chiusi o in via di chiusura

Sebina, l’ora della protesta

Ma tra i sindaci si vede solo quello di Sulzano

di Paolo Piccoli

Hanno sfilato tranquilli, senza violenze “verbali” o peggio, gli operai edili che con la chiusura dei cantieri della nuova superstrada si giocano il posto di lavoro. All’appuntamento, alle 10 nel piazzale del Comune di Sulzano, si sono ritrovati in un centinaio, poco meno di quanto avevano pronosticato i promotori della manifestazione, la Cgil, la Cisl e la Uil. Che sono naturalmente presenti con i loro “capi zona” della categoria in questa manifestazione di protesta dove si vuole difendere non solo il posto di lavoro, ma lo sviluppo del territorio.

Per poco più di un’ora, dalle 10 alle 11.15, nel tratto Sulzano-Sale di quella che resta l’unica via di collegamento tra il lago d’Iseo e la Vallecamonica, si è ribadito, con la prima mossa “movimentista”, il dramma delle strade a mezz’aria che non portano da nessuna parte. Dietro la ruspa che apre la fila, “scortati” dai carabinieri della stazione di Iseo, Marone e Chiari e dagli agenti della Polstrada di Iseo e Brescia, ci sono i muratori e i minatori delle imprese appaltatrici dell’Anas, rimaste al verde dopo che si è messo un nodo al rubinetto dei finanziamenti romani.

Giovani operai e padri di famiglia che sfilano quasi silenziosi, senza slogan o ritornelli preconfezionati. Per loro parla un ciclostilato, firmato dalle tre confederazioni, che passano dal finestrino agli automobilisti in colonna. «Con questa iniziativa vogliamo richiamare l’attenzione degli Enti di Governo, delle Amministrazioni locali, della pubblica opinione e dei cittadini utenti in merito ai problemi aperti dal blocco delle opere pubbliche». Si rilancia l’unità tra sindacati, politici e istituzioni intorno alla resa dell’opera pubblica più importante del comprensorio. Ma l’appello è disertato dai più e tra i manifestanti si vede solo un sindaco, Roberto Bona di Sulzano con tanto di striscia tricolore. «Dovevano essere con noi anche i rappresentanti dei Comuni interessati nei diversi lotti, ma a quanto pare il problema non li tocca abbastanza», ha ricordato Domenico Ghirardi della Cgil, che sottolinea la necessità di una viabilità adeguata allo sviluppo del territorio.

«Dopo vent’anni di attese abbiamo visto l’inizio e l’avanzamento dei lavori sino al 60% dell’opera totale. Stiamo però attenti a ricondurre in termini strumentali il rallentamento dei lavori con Tangentopoli. Da queste interpretazioni il sindacato prende nettamente le distanze, la giustizia deve fare il suo corso». La questione morale, quindi, come primo gradino nel confronto con l’Anas, la Regione e il Ministero del lavoro.

«Attendiamo un risultato positivo rispetto ai seguenti punti – schematizza Lorenzo Corradini della Uil – 1) sblocco degli appalti per la sollecita ripresa dei lavori; 2) rapida e concreta soluzione dei problemi della viabilità nelle zone interessate ai lavori stradali; 3) garanzia e tutela del diritto al lavoro per i lavoratori delle costruzioni e 4) accesso a tutte le forme disponibili di strumenti di tutela del reddito dei lavoratori in caso di ferma del cantiere. Non vogliamo assistenzialismo, vogliamo lavorare e una viabilità efficiente per lo sviluppo del territorio». Ragioni sacrosante che i sindacalisti hanno ribadito dopo la manifestazione al prefetto di Brescia. «Il rappresentante del governo deve fare il possibile per sollecitare l’interessamento del Ministero: servono finanziamenti in tempi brevi prima che la situazione collassi definitivamente», conclude Gianni Foresti della Cisl.

Con frasi quasi stantie si tengono accese le speranze di una prossima ripresa. «Se non ci sarà continueremo la protesta: alla manifestazione di oggi ne faremo seguire altre. Arriveremo, se necessario, anche allo sciopero generale», chiude secco Ghirardi a nome degli edili della Cgil, mentre gli operai arrotolano le bandiere rosse che sventolano in corteo.

Si smontano gli altoparlanti e i furgoncini dei cottimisti si rimettono in moto: almeno per oggi qualcuno ritorna in cantiere. Poi si vedrà.


 

 

IL GIORNO 6 MARZO 1995

CAPODIPONTE – Per attirare l’attenzione sulla viabilità camuno-sebina

Protesta sì, ma niente blocchi

Operai in strada e un sindaco ha annunciato le sue dimissioni

di Salvatore Spatola

Affollata assemblea quella svoltasi, l’altra sera, nel salone dell’hotel Graffiti di Capodiponte, sui problemi della viabilità camuno-sebina, intralciata da alcune situazioni annose che penalizzano non solo quanti vivono nel vasto comprensorio, ma anche le azienda che vi operano. Citare le autorità intervenute ci porterebbe via spazio. Ci limiteremo, perciò, a segnalare gli assenti ingiustificati poiché sono quelli che devono dare un grosso apporto per smuovere l’Anas e il ministero dei Lavori pubblici. Ci riferiamo a parecchi sindaci che hanno snobbato la riunione e alle aziende che, invitate in 84, hanno disertato l’appuntamento.

Apprezzata è stata la presenza degli operatori turistici di Montecampione e Pontedilegno-Tonale che hanno condiviso in larga parte il programma di proteste preparato dalle organizzazioni sindacali, ad eccezione dei rallentamenti dei mezzi stabiliti, sabato prossimo, a Sulzano, vicino al semaforo lungo la SS 510 e, l’indomani, a Capodiponte, al cantiere della Edolo Scarl.

Non ci sarà nessuna forma di blocco. Saranno distribuiti dei volantini agli automobilisti di passaggio, e saranno illustrate le “pene” di una viabilità che castiga la Valcamonica e il Sebino bresciano e bergamasco.

L’assemblea, coordinata dall’assessore ai lavori pubblici della Comunità montana di Valle Camonica, Bersani, si è qualificata per la concretezza degli interventi. I presenti si sono dimostrati d’accordo sulla necessità di sensibilizzare il prefetto di Brescia, Antonio Di Giovine, e quello di Bergamo, Domenico Di Gioia. Soprattutto il primo deve subito risolvere la vertenza che esiste, sul cantiere della SS 42, Capodiponte-Berzo Demo. Qui, il giorno 10, scade la procedura di licenziamento per i 68 dipendenti della Edolo Scarl.

«Se non si fanno correre le carte – ha ribadito il sindaco di Sellero, Giampiero Bressanelli – si rischia di perdere altri posti di lavoro». I sindaci si devono autoconvocare per lunedì prossimo, dopo le due manifestazioni, per consegnare al prefetto la loro autosospensione dall’incarico amministrativo. Il primo cittadino di Sulzano, Roberto Bona, ha annunciato le sue dimissioni. Vedremo quante ne seguiranno. Le successive manifestazioni di protesta saranno decise dai comitati nati per la difesa delle due statali, la 510, Sebina Orientale, e la 42, del Tonale.

Gli operatori turistici dicono no ai rallentamenti e ai blocchi stradali che penalizzano altre centinaia di lavoratori. Propongono di occupare la sede dell’Anas e della Regione. Ma c’è, pure, fra gli amministratori, chi pensa di occupare la ferrovia Milano-Venezia o l’autostrada.

L’assessore all’Ecologia della Provincia di Brescia, Walter Sala, dopo aver ribadito l’impotenza della politica e la forza acquisita dai funzionari, ha proposto, almeno per alcune strade, la regionalizzazione dell’Anas. Tutti gli interventi dei sindacalisti presenti, aperti dal segretario generale della Cisl Roberto Ravelli Damioli, continuati con Foresti, Panigada, Bonomelli e conclusi da Domenico Ghirardi della Cgil , hanno chiesto un incontro col ministro Paolo Baratta e con la presidenza nazionale dell’Anas.

 L’onorevole Francesco Ghiroldi della Lega Nord si è fatto portavoce e già ieri ha inoltrato la richiesta ufficiale esprimendo pure, in caso di mancate risposte, preoccupazione per iniziative che potrebbero avere risvolti anche di ordine pubblico.


 

 

IL GIORNO 6 MARZO 1995

SULZANO – Una delibera regionale dice che i lavori sulla 510 sono in aree «comprese nel Parco delle Orobie»

Sorpresa, il paese è diventato bergamasco

Cadrebbe sotto la giurisdizione della Comunità montana di Scalve «competente per territorio»

di S.Spa.

Dove si trova Sulzano? Non è una domanda da 100 milioni. Tutti i lombardi, che almeno una volta hanno visitato Montisola, sanno dov’è questo ridente paese. Da qui si prendono i traghetti per raggiungere l’isola più grande d’Europa. Non ci sono dubbi. Queste notizie si apprendono alle elementari. Qualche dubbio, invece, hanno certi funzionari regionali.

É un lotto veramente sfortunato il V della SS 510, con stralci degli adiacenti, da Pilzone a Marone. Non solo si è registrato il fallimento della mandataria Sicalf e l’abbandono dell’impresa Follioley per avere esaurito l’importo di propria competenza. Non basta che si attende, ormai da anni, il riappalto dei lavori comprendendo parte del IV e del VI lotto, per un importo di oltre 100 miliardi. C’è da combattere anche contro l’ignoranza di chi si occupa di territorio senza conoscerlo.

Se non lo sapevate, il comune di Sulzano, in balconata sul Sebino bresciano, fa parte del Parco delle Orobie bergamasche. Sì, è proprio così. Sul progetto di completamento dei lavori di ammodernamento della SS 510, Sebina Orientale, nel lotto in questione, il dirigente del servizio, riportando gli estremi della delibera di giunta regionale n. 52261 del 18 maggio 1994, scrive, fra l’altro, che «i lavori di cui al progetto in esame risultano interessare aree comprese nell’ambito del Parco delle Orobie bergamasche e che la Comunità montana di Scalve, competente per territorio a formulare il parere favorevole previsto dalla legge istitutiva del Parco, ha espresso parere favorevole all’intervento in questione.

Il documento è stato inviato al Compartimento Anas regionale di Milano, alla Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici di Brescia e, per conoscenza, al sindaco di Sulzano, al ministero dei Lavori pubblici, direzione generale del coordinamento territoriale di Roma, e al settore Lavori pubblici, servizio opere di viabilità. Robe da non credere.

Per dare una mano a quanti hanno preso la grossa “topica”, ricordiamo che il parco in questione, istituito con legge regionale 15 settembre 1989, n.56, modificata il 12 maggio 1990, si trova nella provincia di Bergamo e comprende le Comunità montane di Valle Brembana, Valle Seriana >Superiore e Valle di Scalve che assieme alla Provincia formano un consorzio che gestisce il Parco. Ha una superficie di 84.000 ha e conta 44 comuni, tutti in terra bergamasca.


 

 

BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995

Gli operai dei cantieri chiusi lungo la statale 510 hanno marciato da Sulzano a Sale Marasino

Sebina, un blocco per il lavoro

Protesta contro la crisi del settore. Traffico a senso unico alternato

di Giuseppe Zani

Nessun momento di vera tensione, solo qualche battibecco fra operai e polizia e con gli automobilisti di passaggio. La rabbia degli oltre cento fra licenziati e cassaintegrati presenti, anzi, s’è da subito tramutata in voglia di scherzare, ma senza dimenticare il malessere di fondo.

É scivolata via così, sostanzialmente corretta, la manifestazione di protesta indetta nella tarda mattinata di ieri dalla Federazione Lavoratori delle Costruzioni Valcamonica-Sebino per sollecitare la riapertura dei cantieri lungo il tracciato delle nuove 510 e 42: in ballo, il posto di lavoro per circa 600 edili e l’ultimazione di un’infrastruttura viaria giudicata di vitale importanza per il rilancio della Valcamonica.

Non s’è trattato, ieri, del classico blocco stradale, ma di una passeggiata con rallentamento a singhiozzo del traffico tra Sulzano e Sale Marasino: giusto il tempo per distribuire volantini ai passanti e chiedere la loro solidarietà.

Del resto poliziotti, carabinieri e agenti della strada, intervenuti in forze hanno – loro sì – bloccato l’esuberanza del corteo, pilotandolo ora sulla corsia di destra ora su quella di sinistra, in modo da consentire il transito dei veicoli a senso unico alternato.

Una mano, invero, l’hanno data pure i sindacalisti delle tre sigle comprensoriali di categoria, sempre attenti a ché non si tirasse troppo la corda né da una parte né dall’altra. Sicché, alla fine, i disagi per camionisti ed automobilisti sono stati assai contenuti: ritardi nell’ordine dei 15-20 minuti.

Il “blocco” scatta inopinatamente – i manifestanti non stavano più nella pelle – alle 9.50, prima dell’ora prefissata, davanti al municipio di Sulzano. Un’enorme ruspa della ditta Giudici, subito presa d’assalto da un subisso di bandiere rosse, si mette alla testa del corteo. Poco più avanti, e in coda, gli altoparlanti del sindacato diffondono il solito repertorio di musica folk...

Sfilano gli striscioni della Flc e del Consiglio di fabbrica della Dolomite Franchi di Marone. Sfilano i delegati interni della Vela di Cortefranca e dell’Adriasebina di Tavernola bergamasca. Frammezzo, quasi tutti i dipendenti a rischio della Irces55, della Secol, della Cogefar, della Carena, della De Lieto, della Chini & Tedeschi, della Iseo Scarl, le imprese assegnatarie o in subappalto lungo i lotti da Iseo a Pisogne.

Nella lunga teoria di persone, solo una fascia tricolore a tracolla: è quella del sindaco di Sulzano, Roberto Bona. «Oggi [ieri per chi legge] vedo realizzato, sia pure tardivamente, un mio sogno: quello di farci sentire, a Milano, a Roma – dice –. E la manifestazione di oggi, se non ci saranno risposte adeguate, non è che l’inizio. La gente, da queste parti, è troppo incazzata. Non è venuta in corteo? C’è anche se non è qui fisicamente».

Ora si costeggia la riva del lago. Un gruppo di signore, ai bordi della litoranea, applaude. Al largo, un motoscafo dei carabinieri di Marone sembra non voler perdere contato coi colleghi a terra. Adesso alcuni giovani della Chini & Tedeschi hanno deciso che si vogliono divertire: ogni camion, per avere strada sgombra, dovrà pagare il pedaggio, davanti al loro striscione, di una lunga strombazzata in segno di solidarietà. Alt, aria alle trombe, e poi via. Il bello è che ogni volta sono gli stessi poliziotti a prodigarsi affinché la richiesta venga presto esaudita. «Siamo in pochi – si rammarica un operaio napoletano, ancora in forza alla Iseo Scarl –. Fosse stata indetta mesi fa, questa azione di protesta, vi avrebbero partecipato pure 60 nostri amici, ora licenziati, che son tornati in Calabria».

Sono le 11.30 e il corteo sfocia sulla piazzetta della Comunità montana, a Sale Marasino. Tocca a Lorenzo Corradini, della Feneal Uil, riepilogare i motivi per cui si è scesi per strada: tronchi lasciati a mezzo, occupazione a rischio, il territorio deturpato e nessuna prospettiva di una ripresa dei lavori a breve. Gianni Foresti, della Filca-Cisl, da notizia di un incontro a Roma, fissato per il 9 giugno, tra organizzazioni sindacali e Anas. Prima di loro, Domenico Ghirardi, della Fillea-Cgil, dopo avere stigmatizzato l’assenza degli amministratori pubblici della zona, eccezion fatta per il sindaco Bona, aveva proposto di coinvolgere, se il governo non dovesse sbloccare rapidamente i cantieri delle 510 e 42, in uno sciopero generale tutte le altre categorie di lavoratori.

Ghirardi, alla fine, proprio non ce l’ha fatta a non tirare una stoccata all’indirizzo delle forze dell’ordine: «Sempre troppo numerose per noi – ha ironizzato –, sempre troppo poche per perseguire chi, poi, è finito nel cono di luce di Tangentopoli».

 

 

BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995

«I cantieri chiudono per i politici corrotti»

In cento chiedono la solidarietà della gente

di Gino Tomasini

Tornano in piazza le bandiere rosse. Tornano a diffondersi sulle strade le note dell’Internazionale socialista, quelle gloriose note che sanno tanto di lotte antiche, di grandi drammi e altrettante grandi conquiste sociali. Erano in tanti ieri mattina gli operai edili che hanno manifestato in difesa del posto di lavoro. In tanti, oltre cento, le mani grandi e callose, i volti bruciati dal sole, a gridare il loro sdegno contro gli artefici, gli squali di una politica «corrotta e tangentizia» che sta portando alla chiusura di tutti i cantieri aperti sulle statali 510 e 42.

Il lungo corteo è partito da Sulzano pochi minuti prima della 10 e si è concluso un’ora e mezza più tardi a Sale Marasino, di fronte alla sede della Comunità montana.

Davanti, a fare strada, una grossa benna, simbolo della categoria e, metaforicamente, della sua grande rabbia. Una rabbia vera, autentica, la rabbia di gente che si trova improvvisamente sull’orlo del baratro, a poche ore dal licenziamento e dalla disoccupazione. Una preoccupazione questa che traspare dai discorsi di tutti, di vecchi e giovani, di chi ha già una famiglia da mantenere e di chi vorrebbe metter su casa ma deve fare i conti con un futuro carico di incognite.

Pietro Bonetti, di Molinetto di Mazzano, da 42 anni nel mestiere, oggi è uno di quelli senza un avvenire sicuro. «Non mi ero mai trovato in una situazione del genere – dice cercando di coprire con la voce il rumore assordante dei fischietti e dei clacson –. Adesso possiamo solo sperare di riuscire a smuovere qualcosa, altrimenti tra pochi giorni saremo tutti a casa. E la colpa sarà solo di quei politici che hanno rubato e che hanno rovinato tutto con le tangenti».

Di tangenti e dei miliardi messi in tasca da chi ha gestito il sistema parla anche Walter, un giovane muratore di Piancamuno: «Sono tutti ladri – dice –. Vorrei mandare loro in mezzo al fango delle gallerie a vedere come si vive con poco più di un milione al mese». Frasi forti, urlate con forza, che suscitano subito il consenso e la solidarietà  dei compagni vicini unendoli nell’urlo: «ladri, ladri».

«É una vergogna – camionista sulla cinquantina di Darfo –. I politici vogliono farci pagare i loro errori. Noi non chiediamo la luna, chiediamo solo di poter lavorare. Invece dalla sera alla mattina ci lasciano a casa, chiudono i cantieri senza nessun preavviso. Cosa spero? Che la situazione si sblocchi, che gli appalti vengano rifinanziati anche se forse adesso è troppo tardi: forse bisognava muoversi prima anche con queste manifestazioni». La stessa paura esce dalle parole di Amedeo, edile di Pompiano. «Se non arrivano i finanziamenti questi ci chiudono i cantieri – gridano dalla loro postazione a cavallo della benna –. Tutti i giorni vedo amici con in mano la lettera di licenziamento. Altri sono in cassa integrazione da mesi. Questa situazione deve finire».

In mezzo agli operai anche i segretari delle tre confederazioni sindacali di categoria. Domenico Ghirardi, della Fillea-Cgil: «Da anni la gente di questo territorio chiedeva una viabilità decente, ha aspettato tanto che venissero appaltati i lavori, pagando anche un prezzo sotto il profilo ambientale e l’assurdo sarebbe ora di vedere le opere lasciate a metà ed i soldi andare altrove. Tutto ciò – dice ancora Ghirardi – viene ricondotto in termini strumentali al fenomeno tangentopoli. Noi da questo tipo di interpretazioni prendiamo nettamente le distanze, perché siamo con i magistrati, vogliamo che sia fata piena giustizia, ma vogliamo anche che i lavori vadano avanti».

«Uno degli obiettivi prioritari dell’ultimo sciopero generale – interviene infine Mino Bonomelli, segretario generale della Cgil del comprensorio sebino-camuno – era appunto il completamento della strada e noi, come sindacato, siamo pronti, qualora non riuscissimo ad ottenere niente negli incontri già programmati con l’Anas ed il ministro dei Lavori pubblici, a chiedere ai lavoratori di scendere ancora in piazza».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 GIUGNO 1996

Dopo la manifestazione di venerdì, i sindacati si riuniranno domani per varare nuove iniziative

Sebina, la protesta torna nei palazzi

Pressioni sulla Regione perché inserisca questa strada tra le priorità

di Adriano Baffelli

Sulzano come l’ombelico della viabilità sebino-camuna: dopo la pubblica assemblea, organizzata dall’autocostituito Comitato locale e tenutasi l’altra sera, domani lunedì 17 giugno alle ore 20, il Comitato istituzionale di coordinamento sulla viabilità camuno-sebina ha indetto una riunione nella Sala consiliare sulzanese. Dell’organismo fanno parte, fra gli altri, le Comunità montane di Vallecamonica, dell’Alto Sebino bergamasco, del Sebino bresciano, Comuni, forze sociali.

 

La manifestazione di venerdì sera è stata un piccolo ma significativo successo: centinaia di persone in piazza mentre l’Italia faticava con la Repubblica Ceca agli Europei non è fatto da passare sotto silenzio. E sull’onda di quel risultato i sindaci si ritrovano domani. L’invito – ordine del giorno – inviato agli amministratori comunali indica tre argomenti: fare il punto sui singoli cantieri di 510 e 42; verificare il programma regionale sulla viabilità; valutare eventuali proteste.

S’intrecciano le iniziative, «speriamo non si ostacolino a vicenda invece di collaborare – commentava un gruppo di cittadini –, il problema riguarda tutti, insieme, cittadini ed istituzioni, si può risolvere».

Da un lato si concretizza l’idea di dare vita ad una serie di manifestazioni, di pubbliche assemblee in piazza, la prossima delle quali si terrà a Pisogne, secondo calendario e modalità allo studio da parte del sindaco Lanzini. Dall’altro i vari amministratori locali da noi sentiti garantiscono risultati in tempi brevi. Il ché non vuole assolutamente dire una ripresa entro pochi giorni dei cantieri: magari così fosse, ma non è tecnicamente possibile.

Una cosa è certa: la realizzazione del quinto lotto della Sebina deve essere inserita dalla Regione nelle priorità. Se non addirittura tra la priorità delle priorità, alla luce dei cantieri pubblici fermi sul territorio lombardo per un importo di 2.800 miliardi.

Stupisce constatare che dopo l’incontro della scorsa settimana alla Malpensa tra il presidente della Regione Formigoni e il ministro Di Pietro, l’agenzia di stampa regionale abbia diramato un comunicato circa i temi del colloquio in cui si parla di raddoppio della Brescia-Milano, della Pedemontana, della Valtrompia, ma non v’è cenno alcuno alla viabilità camuno-sebina. E mentre circa un centinaio di cittadini sulzanesi ha sottoscritto l’adesione al programma dell’autocostituito Comitato, sempre più forti si levano le voci di quanti chiedono dove siano i parlamentari eletti in zona. Il malcontento cresce, insomma, e le varie iniziative messe in cantiere lo potranno attenuare solo se saranno coronate da successo.

Un fatto sicuramente inconcepibile è l’intricata situazione del quinto lotto, la cui incompleta realizzazione blocca anche la prospettiva di collegamento al quarto ed al sesto. Sulzano davvero ombelico della 510. Ma è una situazione di centralità tutt’altro che positiva.


 

 

GIORNALE DELLE VALLI 15 GIUGNO 1996

Viabilità al collasso

Si preannunciano nuove manifestazioni di protesta se la soluzione non sarà imminente. Interviste ai sindaci di Costa Volpino e Sulzano. In funzione a Endine l’autovelox

di Augusto Reitano

Statale 42, solo dolori e poche gioie. É risaputo che automobilisti e residenti della Valle Cavallina dovranno ancora attendere chissà quanto per vedere realizzato il progetto di variante dell’attuale tracciato che attraversa in due la zona.

Nel frattempo (che dura da trent’anni) sulla statale 42 si continua a morire e la situazione della viabilità peggiora. Soltanto nel tratto di strada tra Spinone a Casazza nelle ultime settimane ci contano due incidenti mortali, un pedone investito (per fortuna senza gravi conseguenze) ed altri micro incidenti.

Il sindaco di Spinone, Giulio Zinetti, mostra preoccupazione per l’escalation dei fatti e annuncia inasprimenti nei controlli della viabilità: l’autovelox è già attivato e sarà intensificato. Se a Spinone, dove è presente uno dei rari rettilinei che invogliano gli automobilisti a schiacciare l’acceleratore per sbarazzarsi di qualche autoarticolato, la situazione non è rosea, negli altri comuni non va meglio.

A Endine, è notizia dell’ultima ora, entrerà in azione il controllo elettronico della velocità venerdì prossimo. Anche in questo caso il primo cittadino, geom.Ernestino Gua [non ha] peli sulla lingua: «Nel rettilineo che attraversa il paese sono quotidiani gli incidenti per l’alta velocità degli automobilisti che mette a r[epent]aglio la sicurezza dei pedoni. Speriamo che si capisca di rispettare i limiti di velocità».

Code a Casazza durante il rientro dai weekend con relativo inquinamento, rallentamenti ovunque  tempi di percorrenza estenuanti (circa un’ora per raggiungere Bergamo dai comuni dell’alta Valle Cavallina). Naturalmente il controllo della statale è affidato a pochi vigili urbani e ai Carabinieri, i quali sono costantemente impegnati anche in tante altre funzioni e non sempre possono dedicare il tempo necessario al traffico veicolare quotidiano.

C’è anche da aggiungere che il tratto dell’arteria che solca la valle è destinato a divenire un vero e proprio imbuto non appena ai due estremi del percorso verranno aperte le gallerie di Costa Volpino e la tangenziale Albano-Seriate. Ma quali soluzioni tampone si possono attuare per rendere la statale 42 più sicura? Provvedimenti preventivi e punitivi sembrano andare di pari passo a sentire gli amministratori e gli operatori che da anni seguono le vicende di questa strada.

La panoramica di questa storia infinita prosegue con i lotti che riguardano la parte del Sebino. Qui la galleria fino a Costa Volpino è stata aperta dopo varie pressioni. Ora resta da realizzare il tratto fino a Piancamuno (che ha avuto i finanziamenti ma ritarderà rispetto ai tempi previsti) dove la statale dovrebbe collegarsi a quella 510 della sponda bresciana del lago d’Iseo. E anche qui ci sono problemi: i lavori per la nuova strada sono stati interrotti e la protesta sta montando tra i cittadini di quelle zone.

 

La situazione: un comitato per la variante alla statale in Valle Cavallina ma le tesi dei tecnici potrebbero essere altre.

Di sicuro c’è, come anticipato in apertura, l’intensificazione dei controlli della velocità a Spinone. Ne ha dato notizia il sindaco del paese Giulio Zinetti: «Interverremo sull’unico aspetto possibile e cioè la velocità: sappiamo che per quanto riguarda la variante alla SS 42 tutto è ancora indefinito, ma anche che sul tratto di strada del comune si rischia quasi quotidianamente l’incidente. Non si può sempre pensare che tutto vada bene: intensificheremo i controlli con l’autovelox. Il comune di Spinone è il secondo dopo Borgo di Terzo ad avere installato la famigerata “macchinetta” da circa un anno e l’unico ad aver realizzato dei passaggi pedonali protetti. Il rettilineo della statale nella località lacustre resta ad alto rischio per la velocità sostenuta da molti automobilisti». Inoltre c’è da ricordare che nel paese di Spinone ci sono circa 5 incroci con strade comunali e uno con la strada provinciale che porta a Ranzanico e poi in Valle Seriana, oltre ai numerosi innesti di stradine private.

Per iniziativa della Comunità montana Valle Cavallina si sta per costituire un Comitato per la statale 42. Secondo le ultime notizie rese note dall’assessore ai Lavori Pubblici rag. Italo Ghilardi si aspetta la nomina dell’ultimo rappresentante del Comitato (quello della Camera di Commercio) che completerà la struttura del Comitato stesso composto dai due presidenti delle Comunità montane della Valle Cavallina e dell’Alto Sebino e dai rappresentanti delle associazioni di categoria degli autotrasportatori, della Provincia, della Prefettura e di altri organismi coinvolti.

Lo scopo del Comitato, al quale aderisce anche la Comunità montana dell’Alto Sebino, è quello di sollecitare una soluzione definitiva all’attuale tracciato della statale in valle, dando attuazione al progetto esistente elaborato qualche anno fa. Ma dalla Provincia di Bergamo arrivano notizie poco confortanti: il progetto di cui sopra giace agli atti, ma sembra essere stato giudicato troppo costoso dagli organismi competenti e comunque potrà essere inserito soltanto nel prossimo piano triennale della viabilità (e forse non basterebbe neanche quello). Nello stesso tempo sembra farsi avanti un’altra ipotesi che pare stia riscuotendo un certo consenso da parte dei tecnici: «Lo studio in atto – dice Silvia Garbelli, funzionario degli uffici Programmazione e Viabilità della Provincia – prevede un collegamento che da Ranzanico congiunga la statale alla Val Seriana passando sotto la Valle Rossa. Questo consentirebbe alla parte nord della Valle Cavallina di essere collegata alla Vallecamonica e Seriana (per la quale è stata approvata la fattibilità del secondo e terzo lotto della strada fino a Gazzaniga) con relativo smistamento del traffico pesante, mentre per la parte sud della statale 42 della Valle Cavallina, il tracciato rimarrebbe invariato, conservando la vocazione turistica del percorso».

Quindi sembra che la variante alla statale 42 per l’intera Valle Cavallina sia al tramonto. La nuova soluzione, naturalmente soltanto in embrione, taglierebbe la situazione viaria in due: parte nord e sud della zona.

 

Invece sembra fatta per il lotto Costa Volpino-Piancamuno

Il sindaco di Costa Volpino Diomira Cretti dice: «Dalle notizie in mio possesso il lotto in questione dovrebbe essere realizzato insieme. Le procedure di appalto delle opere secondarie sono state avviate: il lotto presenta due svincoli, quello della fermata Castello e l’altro per Piancamuno, con il collegamento alla statale 510.

 

Ma per la 510 monta la protesta

«Vogliamo convogliare la protesta della gente in forma civili – spiega il sindaco di Sulzano Mario Baroli – in quanto la situazione della viabilità nel nostro paese e in generale nella zona è davvero ai limiti della tollerabilità. Innanzitutto c’è la strozzatura al centro di Sulzano con un passaggio di 5 metri e sessanta, un vero e proprio collo di bottiglia. Nell’ambito delle opere viarie su tutto il percorso della statale c’è da dire che il nostro territorio ha subito un disastro ecologico a causa di tutti quei lavori iniziati e mai finiti. Inoltre – continua il sindaco Baroli – esiste anche un problema sicurezza per tutto il materiale che giace all’aperto e che potrebbe franare a causa di temporali. Per non parlare dei viadotti e gallerie non ultimate ma aperte che costituiscono un pericolo per i cittadini (soprattutto bambini). Infine coloro che hanno avuto espropriati i terreni non hanno avuto pagati gli espropri». Situazione esplosiva anche sulla sponda bresciana e a questo proposito venerdì scorso si è svolta una manifestazione di protesta.

 


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 16 GIUGNO 1996

Duecento persone in piazza a Sulzano per manifestare contro i ritardi della Sebina Orientale

Statale 510: «Adesso basta»

No ai colpi di testa, sì alla sveglia delle istituzioni

di Adriano Baffelli

La strettoia del paese incarna simbolicamente le strozzature che da decenni frenano la realizzazione della nuova Sebina. Lo stretto e tortuoso nastro d’asfalto ferisce Sulzano, il Sebino, nonché gran parte della Valcamonica. Una ferita resa più velenosa da lunghi serpenti d’acciaio: migliaia di auto in coda, gas, rumore. Paesi tagliati in due. E la gente scende in piazza per dire: «Adesso basta!».

 

Sulzano - «Se la riprogettazione promessa slitterà, installerò delle centraline per rilevare i tassi di inquinamento chimico, acustico e fisico. Qualora scattasse l’allarme mi vedrei costretto a chiudere la strada». Dice anche questo Alessandro Borioli, sindaco di Sulzano, nel suo accorato intervento durante la pubblica assemblea, ieri sera in piazza, promossa dall’autocostituito Comitato per la Sebina. Sono presenti 200 persone, potrebbero e dovrebbero essere molte di più, ma «sono tante – afferma Bersini del Comitato – considerato il clima di sfiducia e la concomitanza della partita calcistica con gli azzurri in campo agli Europei».

E considerando la tradizionale riservatezza della nostra gente, aggiungiamo noi. Borioli parla di «governanti che non hanno a cuore il denaro pubblico, altrimenti non si lascerebbero opere incompiute a deperire. Un tecnico mi dice che un pilone del quinto lotto, fermo dal 1992, è inclinato di un grado e mezzo, vuol dire che dovrà essere rifatto». Il primo cittadino chiama a raccolta la popolazione del paese, del Sebino e della Valcamonica: «Dobbiamo risolvere tutti insieme il problema, il futuro del nostro paese è nelle nostre mani».

Il clima di sfiducia nelle istituzioni aleggia palpabile. Non mancano intemperanze verbali, richiami a forme di lotta dura, a proteste clamorose. Ghirardi, della Cgil camuno-sebina, invita ad evitare strumentalizzazioni, difende l’impegno profuso dal Comitato istituzionale attivo da alcuni anni, richiama Tangentopoli ed i perversi sistemi del passato che «ci hanno consegnato queste assurde situazioni, queste vitali opere, incompiute». Ricorda, poi, la necessità di imprescindibili passaggi istituzionali, auspicando che «finalmente l’assessore regionale Pozzi ci ascolti e indichi la priorità per quest’opera, altrimenti è inutile rivolgersi al Ministero».

Il consigliere regionale Romele dice che i soldi per la 510 c’erano, quindi parla di blocco dell’Autostrada A4 e della ferrovia Milano-Venezia. L’assessore Bona della locale Comunità montana ricorda a Romele: «Lei si era preso un impegno pubblico per farci incontrare l’assessore Pozzi dopo una settimana. Sono passati quattro mesi, stiamo ancora aspettando. Forse qualcuno è venuto qui per ricevere delle medagliette...».

Il sindaco di Pisogne Lanzini ricorda il «felice momento per i lotti che interessano il mio paese, ma il problema riguarda l’opera dell’intero comprensorio. Sono quindi al vostro fianco e a Pisogne si terrà la prossima assemblea pubblica».

Interviene un giovane 21nenne: «La cosa che mi fa male è vedere i nostri politici divisi». Sapranno trovare la necessaria concordia?


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 GIUGNO 1996

Amministratori e sindaci hanno incontrato l’altro giorno l’ing. Bartoli, capo compartimento Anas

Superstrada, torna un po’ d’ottimismo

Qualcosa si muove in Valcamonica, resta il nodo della Sebina

di Gian Mario Martinazzoli

C’è un certo ottimismo tra gli amministratori e i sindacalisti della Valcamonica e del Sebino dopo l’incontro avvenuto l’altro ieri con l’ingegner Bartoli, capo del Compartimento Anas di Milano.

All’appuntamento erano presenti il presidente della Comunità montana di Valcamonica, Pierluigi Mottinelli, l’assessore alla viabilità Gerardo Milani, il vicepresidente della Comunità del Sebino bresciano, Roberto Bona e il rappresentante della Comunità dell’Alto Sebino, Dino Paris.

Le organizzazione sindacali erano invece rappresentate da Domenico Ghirardi, Gianni Foresti e Roberto Ravelli Damioli.

 

Valcamonica – Durante l’importante summit è stato fatto il punto della situazione dei cantieri delle statali 4 e 510, vere spine nel fianco della viabilità camuno-sebina.

Stando a quanto assicura l’assessore Milani, che si fa portavoce anche degli altri partecipanti all’incontro, stavolta sarebbero arrivate indicazioni ed assicurazioni molto più precise e circostanziate rispetto al passato recente o remoto.

Anzitutto, il cantiere dei lotti quinto e sesto della 42, vale a dire il tratto prevalentemente in galleria che si snoda tra Capodiponte e Berzo Demo. Sono stati portati a termine tutti gli adempimenti burocratici per riavviare il cantiere e i fondi ci sono, per cui «si può prevedere – dice Milani – che i lavori possano riprendere entro un paio di mesi».

Questo è sicuramente il cantiere più impegnativo di tutta la viabilità camuna, visto che si tratta di scavare altri quattro chilometri di una galleria lunga cinque. Tutto è fermo da un anno.

Per quanto riguarda il tratto Lovere-Darfo, c’è da parte dell’Anas la promessa che i lavori edili verranno completati nel 1996 e che entro il ’97 saranno ultimati anche gli impianti di illuminazione e di ventilazione.

Più complessa la situazione del quinto lotto di Sulzano della statale Sebina Orientale. I tempi di completamento del cantiere sono legati ad un’alternativa: o affidare il proseguimento dei lavori all’impresa che ha operato anche in passato oppure procedere ad un nuovo appalto. Inoltre, si rende necessario un adeguamento non sostanziale del progetto, senza toccare il tracciato.

Per questo adempimento la Comunità montana del Sebino bresciano ha già provveduto. Stando così le cose, non è certo possibile prevedere un avvio dei lavori prima del ’97.

Nel corso dell’incontro milanese si è parlato anche del quarto lotto Breno-Capodiponte della 42. Il progetto è a posto, occorre soltanto che l’Anas si decida a dare il via. Per i più ottimisti questo potrebbe avvenire già antro quest’anno, ma forse è più probabile che si comincia a parlarne nel contesto del piano triennale dell’Anas del 1997/1999.

Su questo punto, comunque, dovrebbe esserci in tempi brevi un incontro con la Regione. «Nonostante questi risultati certamente confortanti – si legge in un comunicato firmato dall’assessore Milani – invitiamo tutte le Amministrazioni comunali e le organizzazioni di categoria a proseguire nella fase di approvazione dell’ordine del giorno trasmesso nei giorni scorsi, relativo al complesso della viabilità camuno-sebina».

Insomma, su questi argomenti non è mai consigliabile abbassare la guardia. L’esperienza del passato lo dimostra ampiamente.


 

 

BRESCIAOGGI 20 GIUGNO 1996

Per la Sebina orientale previsto un onere di 30 miliardi in più

Strada 42 del Tonale, un mare di problemi

Il sindacato prevede difficoltà per le aree da acquisire e per smaltire tutto il materiale dello scavo

di Salvatore Spatola

La telenovela dei cantieri aperti ormai da anni sulle due statali del comprensorio camuno-sebino, la 42 del Tonale e la 510 Sebina orientale, non accenna a concludersi. I problemi si aggiungono ai problemi ed i tempi si allungano a dismisura. Ora è nato un cosiddetto “Comitato popolare” che si aggiunge a quello istituzionale, costituito lo scorso anno.

Ma qual’è la soluzione? L’abbiamo ricostruita con le organizzazioni sindacali, dopo l’incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Sulzano.

Nel tratto Capodiponte-Berzo Demo la ripresa dei lavori è già avvenuta; il cantiere è stato consegnato; si è raggiunto, finalmente, l’accordo tra l’Anas e la società. Per il momento sono stati assunti quattro-cinque lavoratori. La Federazione lavoratori delle costruzioni ha, unitariamente, avanzato una richiesta di incontro a tu per tu con l’azienda, per capire come si intende assumere le persone.

Il sindacato porrà certamente il problema della riassunzione dei lavoratori a suo tempo licenziati. In particolare sarà chiesto alla Edolo Scarl come intende proseguire il lavoro e cosa intende fare in materia di subappalto.

«Di problemi – afferma Domenico Ghirardi, degli edili della Cgil – ne sorgeranno ancora molti. In questi giorni si sta procedendo all’acquisizione delle aree per la realizzazione delle opere. Si prevedono degli accordi, in modo da evitare contrasti con i proprietari. Ma un problema particolare è legato alla realizzazione della bretella, per superare lo svincolo vicino al passaggio a livello, con un pilone che dovrà sorgere nel bel mezzo della statale 42».[2]

Nel frattempo, il proprietario dell’area su cui dovrà sorgere la bretella, ha presentato un progetto che prevede la realizzazione di un capannone. Non sarà una trattativa semplice.

L’altro problema, del quale già abbiamo avuto modo di informare i nostri lettori, è quello dello smaltimento dello “smarino”. Dalla galleria di cinque chilometri, infatti, usciranno 600mila metri cubi di materiale, in parte collocati vicino alla proprietà dell’acciaieria Bellicini. Lo smaltimento di questo materiale non può avvenire soltanto con la realizzazione del quarto lotto, Breno-Capodiponte, ove al massimo saranno riutilizzati centomila metri cubi di “smarino”.

Alla fine dei lavori, ciliegina su una torta già indigesta, questo tratto non sarà utilizzabile, in quanto alcune opere sono state stralciate, e quindi verranno realizzate solo allungando ulteriormente i tempi.

L’altro problema grossissimo è legato al lotto Sulzano-Sale Marasino (quinto lotto della Ss 510).

«Siamo sempre alle prese con la commissione ex articolo 6 – dice Ghirardi – che di fatto ha chiesto di poter rivisitare il progetto per trovare una soluzione definitiva. Noi puntiamo all’affidamento del completamento dei lavori alle imprese che sono già sul posto. L’onere aggiuntivo previsto è di oltre 30 miliardi, che si aggiungeranno ai 56 miliardi a suo tempo stanziati».

Gli altri cantieri, sulla 42 come nella 510, hanno ripreso i lavori. Le organizzazioni sindacali invocano unità nella lotta. Per il prossimo 27 giugno è programmato un incontro fra Provincia di Brescia e Regione Lombardia.


 

 

BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 1996

Mentre ieri si è aperto lo svincolo sulla statale 42 c’è polemica per quello sulla 510

Viabilità camuna, un sì e un no

L’Anas frena sulla bretella verso Montecampione

di Salvatore Spatola

Mentre ieri sulla ss. 42, nel tratto Costa Volpino-Darfo Boario Terme, è avvenuta l’apertura del pezzo di variante, sul comune di Piancamuno l’Anas ha lasciato cadere una grossa tegola che nessuno fino ad ora si aspettava.

La novità sta nel fatto che l’Anas si lavi le mani per quanto riguarda l’attivazione dello svincolo in direzione Montecampione. Svincolo che è stato sollecitato più volte proprio perché ritenuto necessario per alleggerire il traffico.

Sul tratto di variante della statale 42 e su quello della 510 sono stati realizzati due svincoli, rispettivamente quello che porta in direzione Brescia-Pisogne, attraverso una bretella di variante alla ss 510, della quale sono in fase di appalto i lavori complementari e quello che invece va verso Piancamuno-Montecampione.

Quest’ultimo consente l’immissione del traffico da e per la variante attraverso una strada comunale che attualmente s’immette sul tracciato della ss 510 attraverso un innesto a raso dopo aver attraversato la linea ferroviaria Brescia-Edolo. É proprio questo attraversamento che sta creando confusione.

C’è una proposta di uno svincolo definitivo a livelli differenziati, ce n’è un’altra che si riferisce a una soluzione “provvisoria” con svincolo a raso. Ci sono le Ferrovie Nord Milano che, in mancanza di accordi precisi, provvederanno entro un anno alla realizzazione di un passaggio a livello autorizzato in corrispondenza dell’attuale strada comunale, del tutto insufficiente ad assorbire il futuro traffico proveniente dalla variante.

«Stante la situazione in atto – ha comunicato l’Anas giovedì scorso al sindaco di Piancamuno Giuseppe Garatti – questo compartimento si vede costretto a non poter aprire lo svincolo benché già completato. Quando sarà aperto al traffico il collegamento con Pisogne nella nuova 510 – sostiene il capo compartimento, Carlo Bartoli – sarà aperto anche lo svincolo di Piancamuno per quanto riguarda le opere realizzate direttamente, lasciando a codesto Comune e a codesta Provincia ogni decisione in merito alla viabilità».

Il sindaco Garatti si ribella a questa comunicazione dell’Anas e precisa: «Sono amministratore di questo Comune solo da quattro mesi e il problema dello svincolo di Montecampione credo che abbia una data di almeno nove anni. Nonostante questi tempi, siamo alla vigilia della stagione invernale e ancora si discute di questo svincolo che l’Anas ha realizzato e che non può essere aperto perché non è risolto il problema del collegamento sulla ss 42 e sulla strada per la stazione invernale. Il 9 ottobre scorso ho ricevuto un fax dall’Anas ove, in parole semplici, questo ente si lava le mani lasciando la patata bollente alla Provincia e al nostro Comune. Probabilmente, lo verificheremo in questi giorni, è stato pure cancellato il finanziamento che era stato assicurato tempo fa. É un problema di non facile soluzione che va risolto in brevissimi tempi, anche in modo provvisorio».


 

 

IL GIORNO 1 FEBBRAIO 1997

Alto Sebino – La provinciale 49 è interrotta, idem la Sebina Occidentale

Viabilità, che desolazione!

Unica notizia OK: la galleria di Costa Volpino aprirà a marzo

di Salvatore Spatola

La carenza delle infrastrutture rappresenta uno dei limiti maggiori dello sviluppo del territorio bergamasco. In particolare, la situazione legata alla viabilità è desolante: l’autostrada è una delle più trafficate e “incidentate” d’Italia, le strade statali e provinciali non hanno retto il passo con l’aumento della mobilità e i progetti per nuove arterie sono fermi da anni. Nelle ultime settimane, poi, sono nate vere e proprie emergenze, in varie zone della provincia. Due i casi più difficili: ad Ardesio, in alta Valle Seriana, la provinciale 49 è interrotta per permettere la bonifica e la messa in sicurezza della strada per la caduta masi; nell’Alto Sebino è stato chiuso invece il tratto Castro-Riva di Solto della strada Sebina Occidentale, minacciato dalle rocce sovrastanti, mentre si attende da tempo l’apertura al traffico della galleria di Costa Volpino e della variante alla statale 42, una delle opere più attese per la viabilità bergamasca.

L’attraversamento dell’abitato di Costa Volpino rappresenta infatti la vera spina nel fianco della viabilità dell’Alto Sebino bergamasco. «É facile intuire – afferma il sindaco Diomira Cretti – come il giorno dell’apertura al transito della galleria rappresenterà una data storica». A quel giorno non sembra più mancare molto tempo: i lavori principali, infatti, sono stati ultimati e sono attualmente in corso i lavori supplementari, per un importo di circa 4 miliardi. In particolare stanno per essere ultimate le barriere di massima sicurezza sul fiume Oglio e su tutti i cavalcavia; l’impianto di ventilazione, dotato di un moderno rilevatore di fumi a raggi infrarossi e di tipo ottico, in grado di garantire in tempi ridotti la rimozione dei gas di combustione delle automobili; l’impianto di illuminazione con lampade al sodio ad alta pressione. Ulteriori lavori, per un importo di circa 2 miliardi e 700 milioni di lire, sono previsti per il prossimo anno, in particolare, la sistemazione a verde delle aree interessate dai lavori; la formazione del tappeto di usura della pavimentazione stradale; il posizionamento di barriere fonoassorbenti ed altre opere accessorie.

Ma quando si potrà viaggiare su questo tratto di strada, variante alla strada statale 42? «L’Anas ha previsto l’apertura della nuova variante – dice il sindaco di Costa Volpino – in tre fasi successive: per il mese di marzo sarà aperta al transito la galleria di Costa Volpino e lo svincolo alla Fermata Castello; in tal modo il traffico diretto e proveniente da nord potrà evitare il centro abitato. Entro la prossima primavera verrà poi aperta al transito la parte restante della variante e il collegamento con la strada statale 510, in direzione Darfo, per evitare l’attraversamento di Rogno. Quindi, entro la fine dell’anno, è prevista l’apertura del collegamento con la strada statale 510 in direzione di Pisogne».

Se nell’arco di un mese si potrebbe dunque risolvere l’annoso problema di Costa Volpino, per quanto riguarda invece la strada di Castro, interrotta la scorsa settimana, i tempi di chiusura potrebbero essere di almeno tre mesi. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato: «Sino ad oggi – dice Gianni Foresti, segretario della Cisl edili – non sappiamo quale sia l’effettiva gravità del problema. Perciò chiederemo delucidazioni al sindaco e all’Anas».

Per quanto riguarda la provinciale dell’alta Valle Seriana, interrotta ad Ardesio, rimarrà chiusa sino a venerdì. Poi, nella fine settimana, si potrà circolare a senso unico alternato.


 

 

L’ECO DI BERGAMO 1 FEBBRAIO 1997

Costa Volpino – La variante sarà percorribile a marzo, si posano i segnali

Galleria, conto alla rovescia

Ultimi lavori dentro il tunnel lungo quasi tre chilometri che collegherà il “Bersaglio” con il viadotto di Rogno, per poi scavalcare il fiume Oglio – L’appalto nel 1990, poi una serie interminabile di interruzioni e problemi – Il costo dell’opera ha ormai raggiunto i 37 miliardi

di Elia Mutti

L’Anas la scorsa settimana ha “consegnato” i lavori ad una ditta di Forlì che dovrà provvedere alla installazione della segnaletica verticale ed orizzontale sul tratto di variante della statale del Tonale che congiunge le località Bersaglio, Fermata Castello di Costa Volpino e lo svincolo di Montecampione. Con questo incarico si è così concluso l’ultimo atto formale necessario per rendere possibile l’ultimazione della galleria che passa sotto l’abitato di Costa Volpino e dello svincolo alla periferia di Rogno.

In quest’ultimo periodo, all’interno del tunnel e nel tratto di strada che la segue, c’è un continuo via vai di operai indaffarati a montare le barriere per la sicurezza, ad installare gli impianti di ventilazione, di illuminazione e di captazione e di trasporto dell’acqua intercettata in galleria. Alle squadre già impegnate si aggiungeranno prestissimo anche gli addetti alla segnaletica.

Tutti questi lavori, cosiddetti complementari, hanno un costo globale di quattro miliardi. Altri due miliardi e settecento milioni verranno spesi l’anno prossimo per la sistemazione a verde delle aree interessate dai lavori, per la formazione del tappeto finale di asfalto della pavimentazione stradale, per il posizionamento delle barriere fonoassorbenti e per il completamento degli impianti di illuminazione esterni, oltre che per altre piccolo opere accessorie.

«Tutto sta finalmente andando per il verso giusto – ha confermato il sindaco di Costa Volpino Diomira Cretti, riferendo di un recente colloquio avuto con i responsabili dell’Anas –: vedendo come stanno procedendo i lavori, la nuova galleria sarà percorribile regolarmente fino a Fermata Castello entro marzo, proprio come era stato stabilito un anno fa dall’ing. Bartoli, responsabile della sede Anas di Milano. É facile immaginare che il giorno dell’apertura al transito della galleria rappresenterà una data storica: per Costa Volpino sarà un evento memorabile».

A giudicare dai lunghi tempi d’attesa c’è effettivamente da credere al sindaco di Costa Volpino. Il progetto dei lavori di costruzione di questo tratto di variante risale al settembre del lontano 1989. Le opere principali consistevano in una galleria lunga due chilometri e 378 metri, in un viadotto di 213 metri per scavalcare il fiume Oglio e negli svincoli della località Bersaglio, di Fermata Castello, e di interconnessione con la bretella della statale Sebina orientale che proviene da Pisogne.

Si riteneva allora che per poter eseguire tutti i lavori, consegnati all’impresa “Secol spa-Bartoletti srl” nel luglio 1990, bastassero 720 giorni. Le note difficoltà sopraggiunte nei mesi e negli anni successivi hanno invece allontanato sempre più la scadenza inizialmente ipotizzata per il mese di luglio 1992, e fatto aumentare i costi. In seguito alla necessità di far fronte ad opere impreviste, ma necessarie per alcuni consolidamenti, e per poter finanziare un apposito progetto di completamento per i lavori che non trovavano più copertura economica nell’appalto iniziale, il costo ha raggiunto i 37 miliardi di lire.

L’apertura del nuovo tratto di variante comporterà presumibilmente alcuni disagi. I tecnici prevedono un giorno di chiusura della galleria di Lovere per consentire la realizzazione delle opere di congiungimento con la successiva galleria di Costa Volpino.

Subito dopo l’apertura dello svincolo di Fermata Castello, verrà chiuso parzialmente lo svincolo Bersaglio per 15 giorni: in due settimane verrà riorganizzata la segnaletica e si sistemeranno i dettagli relativi alla variazione di alcuni sensi unici sinora adottati nelle varie bretelle.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 FEBBRAIO 1997

L’Anas ha emesso la gara d’appalto per il lotto Breno-Capodiponte, uno dei nodi più difficili

Il risveglio della superstrada

57 miliardi e 620 milioni: soldi che la valle aspettava da anni

di Gian Mario Martinazzoli

Ieri l’apertura di una galleria, oggi l’annuncio di un nuovo (e da tempo sospirato) appalto. Sembra insomma che quest’anno si sia aperto sotto auspici meno nefasti per quanto riguarda la viabilità sebina e camuna.

Restano, è vero, aperti i problemi maggiori, come il quinto lotto della “510”; ma in compenso se ne risolvono altri, come appunto il Breno-Capodiponte, per il quale l’Anas ha indetto l’appalto.

 

VALCAMONICA – Arriva una buona notizia sul fronte della viabilità camuna. L’Anas ha emesso nei giorni scorsi la gara d’appalto per il quarto lotto della cosiddetta superstrada, nel tratto compreso tra Breno e Capodiponte. L’importo è pari a 57 miliardi e 620 milioni. Le ditte interessate a questo nuovo lavoro dovranno presentare le loro offerte entro il prossimo 23 aprile.

Fa dunque un altro significativo passo in avanti il processo di ammodernamento della statale 42 di fondovalle, dopo anni nei quali agli entusiasmi per qualche cantiere che si apriva ha fatto seguito la doccia fredda delle interruzioni e dei ritardi spesso inspiegabili. Erano anni che il tratto Breno-Capodiponte, noto agli addetti ai lavori come quarto lotto, era in attesa di finanziamento. Solo nell’ultimo periodo l’Anas aveva cominciato a mettere nero su bianco e a pretendere impegni precisi di fronte alle richieste e alle insistenze degli amministratori, dei politici e degli imprenditori locali. La notizia di questi giorni consente un po’ a tutti di tirare un sospiro di sollievo.

Nel linguaggio burocratico delle gare d’appalto si parla di variante degli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro. I paesi interessati sono appunto questi. Forse qualcuno ricorderà che al momento della progettazione sono state molte le difficoltà incontrate, soprattutto per l’opposizione del Comune di Niardo, e in parte di quello di Braone, che mal tolleravano il tragitto previsto. L’Anas, alla fine, si dimostrò però inflessibile per cui il progetto fu definitivamente approvato.

Il tratto in questione collegherà lo svincolo nord di Breno con l’inizio del lotto Capodiponte-Berzo Demo già in fase di esecuzione. Sono circa dieci chilometri di strada che consentiranno di evitare l’attraversamento delle località Crist di Niardo, del Badetto di Ceto e della zona abitata di Niardo che si estende a sud del nucleo più antico. Negli ultimi trent’anni lungo l’asse della statale 42 è sorto un gran numero di abitazioni che, di fatto, hanno affiancato la strada stringendola in una sorta di budello che rallenta la velocità e rende pericoloso lo scorrere dei veicoli. Il quarto lotto ora in fase di appalto dovrebbe eliminare tutti questi problemi.

Ma occorre subito aggiungere che l’appalto del lotto Breno-Capodiponte dovrebbe rendere molto più agevole il proseguimento dei successivi quinto e sesto. Infatti una delle maggiori difficoltà che stanno incontrando questi tratti è dovuto proprio al deposito dello smarino della galleria. Non si sa più dove portarlo, tanto è vero che da qualche settimana la decina di minatori impegnata nello scavo è stata messa in cassa integrazione. Il probabile avvio del quarto lotto dovrebbe consentire di usare il materiale proveniente dalla galleria per il rilevato della nuova variante. In altre parole, ciò che si toglie da una parte servirà per riempire dall’altra, ottenendo così due piccioni con una fava. Era proprio quello che tutti speravano. C’è solo da sperare che non si mettano di mezzo altri ostacoli. Per la Valcamonica sarebbe un’altra delusione profonda.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 FEBBRAIO 1997

Aprirà a marzo la variante di Costa Volpino: la nuova Statale 42 vede completare la parte bergamasca

Un altro “boccone” di strada

Via al doppio senso nel tunnel di Lovere, Bergamo più vicina alla valle

di g. s.

A “pezzi e bocconi” nasce la nuova strada statale 42, “del Tonale e della Mendola”. L’ultimo arrivato è il tratto che collega la località “Bersaglio” di Costa Volpino alla parte già esistente di superstrada camuna. Dopo svariate traversie, fra cui la battaglia legale per i danni causati dalle mine alla frazione Volpino, ecco che apre i battenti la galleria che aggirerà il paese al confine tra Brescia e Bergamo.

 

SEBINO – Sarà interamente percorribile entro la fine di marzo (i tempi previsti sono stati rispettati) il tratto di variante della statale n.42 del Tonale che congiungerà le località “Bersaglio” e “Fermata Castello” di Costa Volpino con lo svincolo di Montecampione.

L’altra settimana l’Anas, per rendere possibile l’ultimazione della galleria che passa sotto l’abitato di Costa Volpino e dello svincolo alla periferia di Rogno, ha affidato ad una ditta di Forlì l’incarico per l’installazione della segnaletica verticale ed orizzontale.

In questo ultimo periodo, all’interno del tunnel e nel tratto di strada successivo, è stato un fervore di lavori: montaggio delle barriere di sicurezza; installazione degli impianti di ventilazione, illuminazione, captazione e trasporto dell’acqua intercettata in galleria. Tutti questi interventi “complementari” hanno un costo globale di circa 4 miliardi. Altri 2 miliardi e 700 milioni saranno spesi l’anno prossimo per la sistemazione a verde delle aree interessate dai lavori, per la formazione del tappetino finale di asfalto della pavimentazione stradale, per il posizionamento delle barriere fonoassorbenti e per il completamento degli impianti di illuminazione esterni e per opere accessorie.

L’apertura al transito della galleria di Costa Volpino rappresenterà una data storica per il paese. L’apertura della nuova variante comporterà però necessariamente alcuni disagi.

I tecnici prevedono un giorno di chiusura della galleria di Lovere, per consentire la realizzazione delle opere di congiungimento con la successiva galleria di Costa Volpino. Subito dopo l’apertura dello svincolo di “Fermata Castello” verrà chiuso parzialmente lo svincolo del “Bersaglio” per 15 giorni, il tempo necessario per riorganizzare la segnaletica e la sistemazione dei dettagli relativi alla variazione di alcuni sensi unici sinora adottati sulle varie bretelle. I tempi per la realizzazione dell’importante opera sono stati decisamente lunghi: il progetto, infatti, risale al 1989.

Le opere principali consistevano nella costruzione di: una galleria lunga 2 chilometri e 378 metri; un viadotto di 213 metri per scavalcare il fiume Oglio; svincoli nelle località Bersaglio, Fermata Castello e interconnessione con la bretella della stradale Sebina che proviene da Pisogne.

Quando vennero affidati i lavori all’impresa Secol-Bartoletti, nel luglio del 1990, si pensava bastassero 720 giorni. Le note difficoltà sopraggiunte nei mesi ed anni successivi allontanarono sempre più la scadenza inizialmente ipotizzata per il mese di luglio 1992 e fatto aumentare i costi. Per far fronte ad opere impreviste e finanziare il progetto di completamento dei lavori, che non trovarono più copertura economica nell’appalto iniziale, il costo ha raggiunto i 37 miliardi di lire.


 

 

IL GIORNO 7 FEBBRAIO 1997

Lo sostiene il sottosegretario ai Lavori pubblici rispondendo alle interrogazioni

Statale 42: i lavori ripresi al più presto

Da ultimare il raccordo con la Sebina

di Salvatore Spatola

Il sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Borgone, ha risposto in questi giorni alle interrogazioni presentate, nel mese di ottobre, dall’onorevole leghista camuno, Davide Caparini e firmate pure dagli onorevoli bresciani, sempre della Lega Nord, Faustinelli, Molgora, Cè, Roscia e dai bergamaschi Alborghetti e Martinelli. Il dato di maggiore rilevanza è relativo alla situazione del IV lotto della statale 42, del Tonale e della Mendola, Breno-Capodiponte, per un importo di 90 miliardi, per il quale è previsto il completamento dell’istruttoria da parte dell’Anas entro il prossimo mese di marzo.

L’esecuzione dei lavori, giudicati “prioritari” dalla Provincia di Brescia, è prevista in due anni. Per il completamento è necessario un ulteriore lotto (6-bis) da approvare e finanziare per circa cento milioni. Identica sorte seguirà il VI lotto da Cedegolo a Malonno.

«Ho inoltrato richiesta ufficiale al dipartimento dell’Anas per poter effettuare un sopralluogo sui cantieri delle statali 510 e 42 – ha dichiarato l’on Caparini – al fine di verificare che le indicazioni date dal sottosegretario, riguardo l’apertura entro la primavera di quest’anno dei lotti 8-bis della 510 e della variante di Costa Volpino vengano rispettate. Per quanto riguarda i lavori in fase istruttoria, controlleremo l’attendibilità delle dichiarazioni del ministro». Il sottosegretario Borgone assicura che la variante di Costa Volpino sulla ss 42 è in fase avanzata di costruzione. «Attualmente – dice la risposta agli onorevoli leghisti – si stanno installando gli impianti di illuminazione e ventilazione dell’omonima galleria e sono in fase di appalto i lavori di realizzazione della segnaletica».

Per l’apertura al transito, Borgone sostiene che, nella prossima primavera, sarà scavalcato il paese di Costa Volpino fino a Rogno, mentre si prevede il collegamento con la 510 entro l’estate.

Per il IV lotto della 42, Breno-Capodiponte, il progetto del dicembre 1991, dell’importo complessivo di 86 miliardi 552 milioni, è stato aggiornato il 25 settembre scorso, secondo le nuove disposizioni di legge. Ora si attende il parere tecnico-amministrativo dell’Anas. Anche per questa variante sono previsti due anni. I lavori di ammodernamento del V e VI lotto, Capodiponte-Cedegolo, ripresi nel maggio dello scorso anno, dovranno essere ultimati entro il 24 luglio del 1998. Per il secondo stralcio, tratto Cedegolo-Malonno, il piano regionale contempla il finanziamento di cento miliardi nel piano stralcio triennale 1997/99. Il progetto, attualmente, è in fase istruttoria che dovrà concludersi entro il prossimo mese di marzo.

In merito al lotto 8, di collegamento tra la strada statale 42 e la 510, Sebina Orientale, per un importo aggiornato a cinquanta miliardi, il lavoro è ultimato ma non funzionale. L’Anas, infatti, è ricorsa a lavori di completamento per un lotto 8-bis, dell’importo di 8 miliardi.

«L’ultimazione dei lavori principali – scrive il sottosegretario all’on. Caparini – è prevista per la primavera del 1997, fatti salvi ulteriori ritardi paventati dall’impresa appaltatrice per il montaggio delle travature metalliche, dovuto alla mancata consegna delle stesse da parte della fabbrica costruttrice entro i tempi stabiliti. I tempi tecnici per la realizzazione dei lavori sussidiari a quelli principali (pavimentazioni, impianti, segnaletica, ecc.) non consentono di poter anticipare l’apertura al transito del lotto in questione».

L’onorevole Caparini ribadisce che nelle province di Brescia e di Bergamo numerosi cantieri sono aperti lungo le più importanti vie di comunicazione. «Il completamento delle opere viarie in questione – ripete con vigore – è di fondamentale importanza per l’intero sviluppo economico della Vallecamonica-Sebino, in quanto l’incidenza dei costi di trasporto risulta estremamente maggiore rispetto alla media nazionale».


 

 

IL GIORNO [...] FEBBRAIO 1997

Dopo i due nuovi lotti di viabilità, il parere di Domenico Ghirardi, segretario Cgil

Basta con le varianti, molto meglio un traforo

Risparmiando spese stradali inutili o superate, si potrebbe ripensare lo sbocco ferroviario veramente a nord

di Salvatore Spatola

VALCAMONICA – Dopo l’inaugurazione dei due lotti per la viabilità camuno-sebina, avvenuta nei giorni scorsi, Piancamuno-Gratacasolo e lo svincolo di Iseo, abbiamo chiesto al segretario della Cgil, Domenico Ghirardi, se è soddisfatto di come stanno marciando le cose sul fronte del miglioramento stradale nel comprensorio Valcamonica-Sebino.

«Se da un lato occorre non banalizzare i risultati che si sono ottenuti grazie al Comitato per la viabilità – ci risponde il nostro interlocutore – dall’altro pensiamo che sia giusto tenere i piedi per terra. La viabilità, sicuramente, è un’infrastruttura indispensabile per favorire lo sviluppo del nostro comprensorio. Da sola, però, non servirà ad appagare questa necessità. Pertanto non diamo l’impressione che basti risolvere il problema dell’infrastruttura viaria per dire che domani saranno risolti tutti i problemi di fondo dello sviluppo sociale, economico e occupazionale del nostro territorio. Così non sarà».

Ghirardi invita a una seria riflessione sul modo come si fa politica, su chi rappresenta la politica, su come riusciamo a unire le energie, le risorse umane e rappresentative per metterle, davvero questa volta, al servizio del territorio.

«Abbiamo bisogno di rappresentanti che sappiano spendersi per i reali obiettivi che siano funzionali allo sviluppo del comprensorio. Ma, ritornando alla viabilità, ricordiamo che, dopo Tangentopoli, siamo riusciti a individuare le cosiddette “priorità delle priorità”, nel triangolo Lovere-Darfo-Toline. Con l’inaugurazione dell’ultimo tratto abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ma, a questo punto, con realismo, dobbiamo ammettere che pur completando i cantieri delle due statali, 42 del Tonale, e 510 del Sebino Orientale, ci troveremo di fronte a un’infrastruttura superata nel tempo».

Ghirardi, perciò, si chiede se ha un senso rispettare la progettazione sul tratto che va da Malonno a Edolo, in Alta Valcamonica e oltre. Per il nostro interlocutore non ha senso realizzare una variante in questa zona perché quella che già c’è sta bene.

«I soldi risparmiati – suggerisce – potrebbero essere impiegati, da una parte per adattare l’attuale statale, realizzare la strada che supera il sottopaso in prossimità di Sonico che oggi impedisce il passaggio di pullman a due piani e dall’altra ripensare lo sbocco ferroviario, veramente a nord, col traforo del Mortirolo, riadattando la ferrovia anche nell’altezza delle gallerie per consentirne, in prospettiva, l’elettrificazione».


 

 

CORRIERE DELLA SERA 12 APRILE 1997

L’assessore Pozzi: subito i cantieri

Duemila miliardi dall’Anas per le strade lombarde

Resta il nodo della Paullese

di Paolo Maestri

VARESE – Nuovo ossigeno per la rete stradale della Lombardia. La Regione riceverà 2mila 195 miliardi dall’Anas: oltre mille sono per interventi pregressi, mentre 1.119 sono previsti dal Piano triennale Anas ’97-’99 definito dal ministero dei Lavori pubblici. Lo hanno reso noto ieri il presidente della Regione, Roberto Formigoni, e l’assessore ai Trasporti, Giorgio Pozzi. Fra gli interventi previsti a breve scadenza quello sulla statale 316 per il collegamento con Malpensa 2000 (117 miliardi cofinanziati dall’Ue), opera per la quale la giunta ha annunciato l’intenzione di chiedere l’inserimento del “decreto Treu”.

Molti i cantieri che ora potranno essere aperti, ma molte ancora le opere che la Lombardia reputa necessarie e urgenti e che, invece, nel piano non sono prese in considerazione. Fra gli altri, resta aperto il nodo Paullese, e la giunta Formigoni attende ancora una risposta per le nuove autostrade (Brescia-Lumezzane, Pedegronda, Milano-Brescia). Pozzi ha annunciato la costituzione di un osservatorio fra Regione, enti locali, Anas e Comitati cittadini «per controllare che dopo i finanziamenti vengano anche aperti i cantieri».

«É un primo passo avanti, un segnale di buona volontà – ha commentato Formigoni –, ma ancora insufficiente a risolvere tutti i problemi della viabilità lombarda. Un atto di buona volontà perché i 2mila 195 miliardi assegnati alla Lombardia rappresentano certamente una svolta rispetto al passato. Tuttavia, il piano Anas risulta ancora insufficiente a rispondere interamente ai bisogni lombardi, soprattutto per i progetti delle tre nuove autostrade che erano state oggetto di impegni precisi da parte dell’ex ministro Di Pietro». Per la Paullese, l’assessore Pozzi ha spiegato che «va inserita negli “interventi dell’area nazionale”, non essendovi alternative interregionali e provinciali».

Tra gli interventi ’97-’99, da segnalare: nel bergamasco, il completamento dell’asse Ponte S.Pietro-Seriate, le varianti Zogno e da Albano Trescore Balneario; a Pavia, la sistemazione del bivio Vela-Tangenziale Nord; a Sondrio, la variante di Livigno; a Mantova, la Grazie-Pietole della Tangenziale Sud e la riqualificazione di Ponte San Benedetto Po; a Varese, il completamento del nodo “5 ponti”. Inoltre, il completamento delle tangenziali di Bergamo, Cremona e Como, l’attraversamento Bergamo-Valassina, la variante di Menaggio, il nuovo svincolo a Sant’Anna di Salò. Con i finanziamenti pregressi, nuovo ponte sull’Adda a Montodine, completamento Iseo-Boario e tangenziale Sud di Brescia.


 

 

BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 1997

L’Anas toglie lo smarino

Il materiale proviene dallo scavo della galleria

di Salvatore Spatola

La notizia viene dal capo compartimento dell’Anas per la Lombardia, l’ing. Carlo Bartoli, e riguarda il tratto della statale 42, Capodiponte-Berzo Demo, quinto e sesto lotto. Il materiale che viene estratto dalla realizzazione della galleria, di circa 5 km, che attraversa questo tratto di variante. Fino ad oggi il materiale è ammucchiato in due posti diversi del territorio di Capodiponte.

Si è parlato a lungo di come smaltire lo smarino, ritenuto di scarsa qualità, tanto è vero che il valore totale di circa 800mila mc è di 35 milioni.

L’Anas avrebbe voluto che a sistemare il materiale fossero la Comunità e l’impresa Edolo Scarl che sta eseguendo i lavori. Invece, soprattutto per l’intervento del sindacato comprensoriale, è stato raggiunto l’accordo che a occuparsi di tutto sia l’Anas. «A seguito della riunione tenutasi l’8 maggio – comunica l’ing. Bartoli – con la Provincia, Amministrazioni comunali e sindacato, si è deciso di stoccare in via definitiva il materiale di scavo nei siti individuati dai Comuni; non si potrà procedere all’asta pubblica».

Bartoli l’ha comunicato al Ministero delle Finanze di Brescia, e per conoscenza alla Prefettura, all’Amministrazione provinciale, alla Comunità montana di Valcamonica, ai Comuni che si sono dichiarati disponibili a ricevere il materiale: Capodiponte, Berzo Demo, Sellero.

«Nel contempo è allo studio dell’ufficio legale di questo ente – aggiunge Bartoli – la risoluzione generale delle problematiche insorte nella definizione della proprietà, dello smaltimento e dell’impiego dei materiali di risulta degli scavi. Questo compartimento non può consentire un blocco dei lavori di tale importanza, a fronte di un modesto importo legato allo smarino stesso; pertanto si dichiara disponibile fin d’ora ad accollarsi l’onere finanziario del pagamento del suddetto materiale, ove non si pervenga ad una diversa soluzione».


 

 

BRESCIAOGGI 6 OTTOBRE 1997

Lunedì 13 sulla statale 42 è in programma il taglio del nastro per il nuovo tratto

Darfo e Costa Volpino si avvicinano

Ma la Lega contesta: «Ritardi esagerati». Polemica anche la Cgil: in Broletto preferiscono la bassa bresciana

di Salvatore Spatola

Lunedì 13 ottobre si taglierà il nastro sulla strada statale 42, nel tratto che collega Darfo e Costa Volpino. La cerimonia si svolgerà in territorio bergamasco, alla presenza dei responsabili dell’Anas e dell’Amministrazione comunale di Costa Volpino.

Il collegamento, richiesto a gran voce dal sindacato comprensoriale e dal comitato per la viabilità, è ritenuto una delle opere prioritarie rispetto a tutte quelle che sono in cantiere lungo le statali 42 e 510. Nonostante l’importanza di questa realizzazione, sono stati accumulati ritardi enormi, tanto che – a inaugurazione già programmata – proprio nelle ultime ore sono arrivate le critiche della Lega Nord.

«L’apertura del lotto tra Costa Volpino e Darfo della Ss 42 avviene con un anno di ritardo rispetto agli impegni assunti dal ministero dei Trasporti e sulla spinta della 10.736 firme raccolte tra luglio e agosto in calce alla petizione per il completamento dei lavori», sostiene l’onorevole Davide Caparini.

Il deputato lumbard sottolinea che il ministro dei Lavori pubblici aveva previsto l’apertura congiunta del lotto Costa Volpino-Darfo e del raccordo con la Ss 510 del lotto Toline-Darfo nell’autunno scorso. L’appuntamento è stato invece posticipato alla primavera del 1997, mentre si attendono ancora gli appalti per l’asfaltatura dello svincolo di Gratacasolo, la segnaletica e l’impianto di aerazione della galleria.

«É assolutamente intollerabile il comportamento di certi funzionari e burocrati, ostaggi di leggi assurde. Prove evidenti sono le vicende legate al lotto 5º della Ss 510, ancora invischiato nel fallimento della Follioley, o i problemi sorti sui lotti 5º e 6º della Ss 42 tra Anas e Edolo, che lasciano presagire un futuro tutt’altro che roseo», sostiene la lega della Valcamonica.

Sul fronte della statale 42, relativamente al 5º e 6º lotto, tra Capodiponte e Berzo Demo, si segnalano forti preoccupazioni anche da parte della Cgil comprensoriale. «É vero che il cantiere è stato riaperto, ma è altrettanto vero che l’appalto procede a rilento, con forti segnali di preoccupazione dovuti al braccio di ferro tra Anas e impresa, relativo all’ultima sospensione dei lavori registrata nei mesi scorsi – afferma Domenico Ghirardi –. L’impresa vorrebbe un rimborso di circa sette miliardi per la fermata del cantiere».

E venendo alla statale 510, fa discutere ancora il 5º lotto di Sulzano. I lavori, fermi da oltre sei anni per il fallimento della mandataria Sicaf, sono stati affidati alle imprese che hanno eseguito le opere del 4º e del 6º lotto, la Irces55-Secol e la Cogefar. Rimangono da definire alcuni particolari con il curatore fallimentare dell’impresa Follioley, per non farla partecipare all’appalto.

Questo sarà uno dei problemi più urgenti fra quelli che saranno affrontati in Provincia lunedì 13 ottobre, alla presenza del ministro dei Lavori pubblici, Paolo Costa.

«Ho la strana impressione che al di là di quanto è stato scritto nei piani provinciali, accordi trasversali effettuati in Amministrazione provinciale spingano per appalti da realizzare nella Bassa bresciana, trascurando gli impegni assunti», aggiunge Ghirardi, responsabile degli Edili della Cgil.

Su questi problemi, il comitato per la viabilità camuno-sebina è invitato dal sindacato a rimettersi in moto con lo stesso vigore di altri tempi.


 

 

BRESCIAOGGI 12 OTTOBRE 1997

Valcamonica. Il segretario della Cgil interviene dopo l’apertura dei nuovi tratti stradali

«Sotto il Mortirolo con il treno»

Ghirardi rilancia l’idea del collegamento a nord con la Valtellina. Il timore è che le statali in costruzione siano inadeguate ai bisogni

di Salvatore Spatola

«Se da un lato occorre non banalizzare i risultati che si sono ottenuti grazie all’opera del comitato per la viabilità camuno-sebina, dall’altro pensiamo che sia giusto tenere i piedi per terra. La viabilità è una infrastruttura indispensabile per favorire lo sviluppo del nostro comprensorio. Da sola, però, non servirà ad appagare queste necessità. Pertanto, non diamo l’impressione che basti risolvere il problema dell’infrastruttura viaria per dire che domani saranno risolti tutti i problemi che stanno alla base dello sviluppo sociale, economico e occupazionale del nostro territorio. Così non sarà».

É questa la riflessione fatta da Domenico Ghirardi, segretario della Cgil comprensoriale Valcamonica-Sebino, dopo l’inaugurazione dei due tratti stradali sulla Ss 510, Piancamuno-Gratacasolo e svincolo d’Iseo. Ghirardi coglie l’occasione per lanciare alcuni messaggi ai politici e alle istituzioni valligiane per far sì che si passi, in tempi brevi, dai sogni alla realtà. egli invita a una seria riflessione sul modo di fare politica, su chi rappresenta la politica, su come si riesce a unire le energie, le risorse umane e rappresentative per metterle veramente al servizio del territorio.

«Abbiamo bisogno di rappresentanti che sappiano spendersi per i reali obiettivi funzionali allo sviluppo del comprensorio – dice con ammirevole chiarezza il nostro interlocutore –. Ma ritornando alla viabilità, ricordiamo che dopo Tangentopoli siamo riusciti a individuare le cosiddette priorità delle priorità nel triangolo Lovere-Darfo-Toline. Con l’inaugurazione della Piancamuno-Gratacasolo abbiamo aggiunto questo obiettivo. Ma, a questo punto, con realismo, dobbiamo ammettere che pur completando, non si sa fra quanto tempo, i cantieri delle due statali 42 e 510, ci troveremo di fronte ad una infrastruttura superata nel tempo». Come dire che i problemi che oggi si vivono sulla pelle di quanti percorrono la statale del Tonale e quella del Sebino orientale, non saranno cancellati facilmente. Ghirardi tocca alcuni problemi che sono nuovi e vecchi nello steso tempo. Egli sostiene che rifare la strada da Malonno verso Edolo è una spesa superflua in quanto in questa piana già la statale è in funzione e in buone condizioni. Semmai, occorrerà adattare questa arteria per le necessità dei centri dell’alta valle e per eliminare quel sottopasso che sa di strozzatura in territorio di Sonico e che oggi impedisce il passaggio di pullman a due piani e di Tir molto alti.

Domenico Ghirardi mentre sostiene l’importanza della strada, anche per i miliardi che lungo questi 103 chilometri che corrono da Brescia a Edolo sono stati spesi, parla di ferrovia, di necessità di adeguamento alle esigenze di un traffico moderno e rispolvera la necessità di uno sbocco a nord della Valcamonica e quindi in Valtellina, con il traforo del Mortirolo. «Sarebbe una sciagura – afferma – dare retta a chi dice puntiamo al traforo della Valtrompia e abbandoniamo la ferrovia dopo che sono stati spesi decine e decine di miliardi e dopo che in questi giorni su questa tratta si sono decisi ulteriori investimenti per 35 miliardi. In conclusione, suggeriamo ai politici camuni e bresciani di rivisitare il progetto della strada a nord di Berzo Demo per una sistemazione razionale, cercando di non abbandonare l’idea di migliorare la ferrovia.». Quando si parla di miglioramento del servizio ferroviario si tiene presente anche un problema che oggi potrebbe sembrare un sogno, ma che nei prossimi anni si rivelerà come una necessità: l’elettrificazione. É un non senso che nella patria delle centrali elettriche si abbia una ferrovia come quella che congiunge l’alta Valcamonica con Brescia.

«O siamo capaci di farci valere riunendo le energie – conclude Ghirardi – o all’interno di questo territorio non ci sarà strada ferrata né infrastruttura viaria che possa risolvere i problemi annosi che i camuni vivono sulla loro pelle. Prima di ogni cosa occorre essere capaci di superare al nostro interno ogni difficoltà per poterla comunicare e imporla nella stanza dei bottoni».

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

Gli imprenditori: «Si rischia la recessione»

Brescia in prima fila nel concorso per creare il prodotto interno lordo e Cenerentola della viabilità

di ...

Il mondo produttivo ha pazientato, ed anche a lungo, ma non può sopportare oltre ritardi che potrebbero avere conseguenze dirette sul futuro produttivo dell’intera provincia.

Ieri nella sala consiliare del Broletto una buona parte degli interventi è stata riservata proprio ai responsabili locali dell’associazionismo imprenditoriale.

E per primo il dottor Saverio Gaboardi, vicepresidente dell’Associazione Industriali Bresciani: «Non incentivare la creazione di infrastrutture significherà essere costretti a registrare una crisi negli investimenti produttivi – ha detto Gaboardi – ma non si deve neppure trascurare lo specifico settore dei trasporti che, con un fatturato che sfiora i 300mila miliardi annui, garantisce occupazione e risente di tutti i ritardi sinora accumulati». Ma non solo: «Secondo studi approfonditi le risorse spese per investimenti sulla rete stradale danno luogo ad un altro coefficiente di ritorno per l’erario, alimentando infatti lavoro e la nascita di nuove unità produttive». La situazione bresciana però è tutt’altro che rosea, «seppure – ha evidenziato lo stesso vicepresidente Aib – la nostra provincia sia al 4º posto nazionale nella partecipazione al Prodotto interno lordo, la si può collocare solo all’ottantesimo posto della graduatoria nazionale evidenziata dall’indice dei trasporti (indice che misura, in base a parametri predefiniti, la qualità delle infrastrutture viarie)».

Gaboardi ha definito «fondamentali» le opere stradali per il lancio economico della Valcamonica, ma non ha trascurato altri elementi infrastrutturali importanti come il Centro Fiera di Brescia e lo scalo aeroportuale di Montichiari.

L’Arch. Enrico Paterlini ha parlato in rappresentanza del Collegio Costruttori di Brescia. A proposito dei ritardi è stato lapidario: «La situazione non è molto migliorata negli ultimi due anni e nemmeno nel recente periodo nel quale lei (rivolto al ministro) ha assunto la responsabilità del dicastero dei Lavori Pubblici». Alla critica, Paterlini ha poi fatto seguire la proposta, articolata e per tanti versi coraggiosa: «La vera modernizzazione del comparto delle opere pubbliche passa necessariamente attraverso una progettazione definita, esecutiva e qualificata. Ed affinché un tale obiettivo non resti privo di concreta attuazione, la progettazione deve essere certificata ed assicurata. La certificazione e l’assicurazione hanno un costo, oggi forse anche elevato, ma sono il paso necessario per adeguarci a quanto avviene in altre realtà europee, per premiare i progettisti aggiornati, per spingere le imprese verso il miglioramento tecnico ed organizzativo, rinunciando a varianti o rettifiche in corso di esecuzione. Al contrario sino ad oggi – ha proseguito Paterlini – si sta procedendo con oneri in costante aggiornamento e con tempi che non si possono nemmeno definire approssimativi. Per quanto riguarda la nostra provincia – ha concluso – lamentiamo da anni una cronica carenza di investimenti in infrastrutture. Il blocco degli impegni di spesa penalizza aree, come la nostra, già penalizzate da decenni. Entreremo in Europa, almeno me lo auguro, ma con carenze viarie tali da renderne problematica la permanenza».

Molti interventi, fra quelli ascoltati ieri, hanno ricordato al ministro Costa la protesta crescente della gente bresciana. Lo ha fato anche l’on. Andrea Bonetti, presidente dell’Unione provinciale dell’artigianato: «La situazione è drammatica e siamo sull’orlo della paralisi – ha sottolineato – e temo che il malcontento, già espresso e conosciuto, possa degenerare in forme di protesta violente. Non è possibile trascurare l’importanza dei collegamenti interni alla provincia, ma un altro tema importante è rappresentato dal collegamento con Milano».

Massimiliano Bontempi, presidente della piccola industria dell’Aib, ha lanciato quindi un’idea estremamente interessante: «Chiedo – ha detto – che v4enga costituito un Comitato di monitoraggio, in grado di informare bimestralmente sui progressi e sulle lentezze delle opere viarie». Bontempi ha anche espresso preoccupazione per le attività connesse ai trasporti: «Il settore è in crisi profonda – ha detto – basti pensare che alcuni trasportatori rifiutano commesse per la Valcamonica: con i tempi di percorrenza l’introito spesso non compensa i costi».

Il ministro Costa è stato ieri ospite anche dei vertici dell’Aib. Durante il pranzo di lavoro sono stati approfonditi i temi già discussi.

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

A Brescia cantieri per 1000 miliardi

di ...

Cantieri per 1000 miliardi, 400 dei quali già praticamente ultimati e più d’uno conclusi dall’inaugurazione. Nonostante appaia comunque in grave ritardo sulle emergenze che dalle valli alla basa vengono segnalate ogni giorno, la viabilità bresciana fa la parte del leone negli investimenti in corso dell’Anas in Lombardia. La disamina delle diverse situazioni è stata offerta ieri mattina ad un pubblico attento e preparato di amministratori ed imprenditori, dall’amministratore dell’Anas dott. Giuseppe D’Angiolino e dal direttore del Compartimento di Milano ing. Bartoli.

Vediamoli succintamente.

Tangenziale Sud – É di questi giorni la notizia dell’autorizzazione formale alla collaborazione ormai in corso tra Provincia, Comune ed Anas. Si è ricominciato praticamente tutto dall’inizio e la Provincia di Brescia sta ultimando il progetto d’intesa con il Comune capoluogo, mentre l’Anas cura l’impatto ambientale. A fine anno il complesso lavoro progettuale sarà terminato e si potrà parlare di appalto.

Statali Sebina e Camuna – L’Anas ricorda che molto è già stato fatto sul versante camuno per quel che riguarda il tratto Darfo-Costa Volpino, mentre in primavera sarà aperto il collegamento Pisogne-Darfo. Più lunghi i tempi del quinto lotto della Sebina, interrotto per il fallimento della società che si era aggiudicata l’appalto. Questa settimana, ha detto Bartoli, saranno riaffidati i lavori e da quel momento scatteranno i 900 giorni per la conclusione dell’opera, che significa in pratica il completamento della nuova 510. Per quel che riguarda il quarto lotto della statale 42, la variante degli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro, i lavori dovrebbero essere riaffidati entro la fine di questo mese.

Statale 11 – Due le direzioni, ad Ovest ed a Est della città. Ad Ovest il problema è concentrato soprattutto nel primo lotto, mentre per il secondo ed il terzo i lavori procedono seppur non speditamente. La notizia nuova è legata alla conclusione della procedura fallimentare per l’azienda che aveva vinto l’appalto e dunque l’inizio di quelle relative al riaffidamento dei lavori. Ma su questo punto non sono arrivate date certe.

Ad Est invece entro un anno sarà agibile la circonvallazione di Ponte S.Marco, rendendo così interamente transitabile in superstrada il tratto Ospitaletto-Sirmione. Per il prolungamento fino al confine con Verona si attende invece il prossimo piano triennale.

Statale 45 bis – Si lavora dovunque. La bonifica del Covolo dovrebbe essere ultimata nell’autunno del ’98, mentre già in primavera sarà agibile la variante di Roe Volciano. Per il tratto che scende nella Bassa, grande importanza avrà invece l’intervento delle Autostrade Centropadane sulla sp. 19.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

In Broletto il ministro dei Lavori pubblici Paolo Costa ha assicurato la realizzazione del tanto atteso collegamento da Ospitaletto a Lumezzane e Gardone

Semaforo verde per la Valtrompia

Buone notizie anche per la Sebina: 900 giorni per ultimare il V lotto

di Gianfranco Bertoli e Claudio Venturelli

Via libera per l’autostrada di Valtrompia e tempi certi sia per la realizzazione di quanto ancora manca alla statale Sebina (il martoriato quinto lotto, Sulzano-Marone), sia per la terza corsia della Tangenziale Sud di Brescia. Queste in estrema sintesi le buone nuove emerse dagli “stati generali” della viabilità bresciana convocati in Broletto per incontrare il ministro dei Lavori pubblici Paolo Costa, accompagnato dai vertici Anas. Alle sollecitazioni di amministratori ed imprese, il ministro ha risposto con precisazioni sugli interventi in corso e scelte di fondo del Governo in materia.

Discorsi tecnici e di buon senso che non hanno subito più di tanto il peso della precarietà dell’attuale situazione politica.

 

BRESCIA – C’è chi ha liquidato l’intero incontro come la «solita passerella pre-elettorale di un ministro, anzi di un ex ministro». Ed in effetti sul capo di Paolo Costa, ministro dei Lavori pubblici subentrato a Di Pietro, è facile intravedere la spada sospesa della crisi del Governo Prodi. Ma, al di là degli impegni politici e delle indicazioni di programma, il discorso del ministro è parso ieri fare il punto su una serie di fati e di scelte già attuate, che neppure la fine del Governo Prodi dovrebbe rimettere in discussione. Così, se sul “faremo” di Costa si stente inevitabilmente l’alea della situazione politica, va detto che su una serie di opere gli “stati generali” della viabilità bresciana, riuniti ieri in Broletto, hanno ottenuto più di una risposta. Forse non nuove, ma aggiornate.

Vediamole.

Autostrada di Valtrompia – Innanzitutto la cosiddetta autostrada di Valtrompia, ovvero il prolungamento del collegamento tra Ospitaletto e Gussago, fino a Concesio, Lumezzane e Gardone, con la realizzazione da parte della Serenissima di un tratto a pedaggio. Il ministro ha chiarito che «non servirà un’apposita legge» come più d’uno temeva; che il finanziamento è previsto nel piano triennale presentato dalla Serenissima per l’approvazione e che sarà realizzato anche nell’ipotesi di bocciatura della proroga delle concessioni alla stessa società. Infatti nello schema di convenzione con le concessionarie il ministro ha inserito un apposito articolo che prevede il rimborso dell’investimento effettuato qualora la concessione scada prima dell’ammortamento dell’opera.

In pratica, se l’opera ha un ammortamento di 20 anni e dopo 10 anni scade la concessione, il nuovo concessionario dovrà riconoscere al vecchio il mancato introito. Analogo discorso il ministro Costa ha riservato agli impegni della spa Centropadana, che gestisce la A21 “Brescia-Cremona-Piacenza” per quanto attiene al nuovo casello di Montirone ed al completamento della gronda che, seguendo la sp 19, dovrà collegare Fenili Belasi all’autostrada.

Statale Sebina – A proposito della nuova 510, il prof. Costa si è limitato a confermare quanto detto dai dirigenti Anas, ovvero l’imminente riaffidamento (il dottor D’Angiolino dell’Anas ha parlato di «questa settimana») dei lavori del V lotto, il tratto Sulzano-Marone, che significano il via al conto alla rovescia di 900 giorni per la conclusione dell’opera. Questo tratto consentirà l’apertura ed il pieno utilizzo anche degli altri lotti della nuova arteria per collegare la città alla Valcamonica.

Emergenza – Questi ed altri interventi che Stato ed Anas stanno realizzando servono, a parere del ministro, per recuperare un gravissimo ritardo strategico: «Inauguriamo oggi opere attese da 18, 25, anche 30 anni, opere che sono già superate dai fatti. Per troppi anni si è proceduto dicendo sì a tutti, iniziando centinaia di opere in ogni regione senza una scala di priorità, soprattutto senza sapere con quali fondi sarebbero state finanziate. Così siamo costretti a rispondere oggi a problemi che andavano affrontati 20 anni fa, e finché non saremo usciti da quest’emergenza non potremo fare fino in fondo il nostro dovere, che è di pensare oggi, strategicamente, a prevenire i problemi che si presenteranno tra dieci, quindici anni.

Ritardo programmato – Senza “fare processi” il ministro ha posto l’accento sul fatto che «la politica infrastrutturale scellerata degli anni scorsi» si basasse sul «ritardo programmato, ovvero su lavori iniziati e mai finiti secondo un andazzo che rispondeva a piccole e grandi convenienze da parte di tutti i protagonisti politici ed imprenditoriali». Un ritardo che spesso si doveva anche alla «infinita e diffusa possibilità di veto attribuita a decine di enti diversi, un sistema assolutamente inefficiente per la realizzazione di qualsivoglia progetto».

Il dopo Tangentopoli – L’impegno a recuperare il tempo perduto si deve confrontare anche con la situazione creatasi dopo le inchieste giudiziarie di Mani Pulite: «La normativa che stiamo utilizzando risente fortemente del clima di Tangentopoli. Proprio mentre dall’Europa ci viene richiesta la massima competitività, le norme non possono non tener conto di esigenze sentite non solo di trasparenza ma pure di controllo. Ne usciremo presto, ma per ora è difficile fare di più. Sono impegnato a dare certezza e stabilità alle norme e l’approvazione del complesso noto come “Merloni Ter”, già passata al Senato, può rappresentare un buon punto d’approdo.

Comunque, o attraverso la nuova legge oppure con il regolamento, entro l’anno le norme avranno raggiunto un discreto livello di stabilità».

Collaborazione – Tamponare l’emergenza, impostare le strategie per il futuro (senza le quali non resteremo in Europa) e nello stesso tempo ristrutturare in profondità l’intero sistema, ovvero regole, qualificazione degli attori, riduzione dei centri di spesa, delega agli enti locali per la scelta delle priorità degli interventi: questi i pilastri della politica che i Lavori pubblici portano innanzi.

E proprio nella ristrutturazione del sistema il ministro ha chiesto apertamente la collaborazione di tutti i soggetti interessati, dagli enti locali alle imprese. «Intendo realizzare nel 1998 la revisione completa dell’Albo delle imprese, con parametri minimi e di buonsenso nel rapporto tra fatturato ed addetti, tra commesse e capitale. Ho già avuto la valida collaborazione delle associazioni di categoria che spero continuerà. Per quanto riguarda i centri di spesa è assurdo che, mentre la Francia ha 500 enti appaltanti, noi con i soli Comuni siamo già a 9mila. Intendo concentrare al ministero e negli enti periferici di maggiore spessore quelle professionalità di progettazione e di controllo necessarie per gli appalti, così da offrire un servizio che tutti gli enti pubblici potranno utilizzare. Infine, per le priorità di intervento è necessaria la collaborazione degli enti locali, ovvero di chi è da sempre più vicino alle esigenze dei cittadini».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

Alcuni cantieri aprono, ma restano le incognite elencate dall’assessore Bedussi

Tutte le urgenze del Broletto

Storia di un lavoro di “ricostruzione” degli enti locali iniziato nel ’95

di ...

BRESCIA - «É nella logica delle cose che le persone intelligenti debbano trovare un punto di incontro per risolvere i problemi». Ieri il presidente della Provincia, Andrea Lepidi, è stato chiamato a rivestire il ruolo di moderatore nel dibattito con il ministro dei Lavori pubblici. Sua è la considerazione finale sul merito dei temi scottanti, mentre è stato compito di Bruno Bedussi, assessore ai Lavori pubblici, disegnare il quadro di una situazione che, a partire dal ’95, non è mai stata del tutto rassicurante.

«A fronte dei 2420 miliardi di opere progettate, nel primo semestre del ’95 – ha detto Bedussi – risultavano finanziati e appaltati lavori per 1400 miliardi suddivisi in 48 cantieri, dei quali però solo 11 cantieri (per opere pari a 686 miliardi) avevano trovato effettivo avvio». Eppure, come ha ricordato lo stesso Bedussi, gli enti locali bresciani non hanno mai fatto mancare il loro impegno, tanto che complessivamente l’impegno totale sostenuto per la progettazione di nuove infrastrutture viarie si può quantificare in circa 11 miliardi.

Fra le dolenti note, vere docce fredde sulla testa di un sistema economico che abbisogna di strade efficienti, Bedussi ha ricordato, in particolare: «La scomparsa del finanziamento di 92 miliardi destinato alla nuova statale della Valtrompia, nonostante la definitiva approvazione del progetto e nonostante la pubblicazione della gara d’appalto. Altrettanto gravi – ha proseguito l’assessore del Broletto – sono stati i mancati finanziamenti ed il blocco dei cantieri (con i conseguenti rallentamenti) riguardanti la statale 235 (Brescia-Orzinuovi), la 45bis, alcune tratte fondamentali della viabilità del Sebino e della Valcamonica e il blocco dei lavori (quando erano già iniziati) sulla tangenziale di Brescia».

Sin qui la “storia” della viabilità sino al ’95. «Dopo trenta mesi di lavoro di questa Amministrazione possiamo affermare – ha detto ancora Bedussi – come il quadro complessivo risulti certamente meno drammatico: un risultato importante già conseguito è la riapertura di cantieri per oltre 400 miliardi, ma appare anche di maggior importanza aver verificato e, riteniamo, definito le condizioni per dare risposta a molti problemi irrisolti».

Però, ha sottolineato lo stesso Bedussi, fra i punti strategici resta la realizzazione dell’autostrada della Valtrompia e del collegamento della autostrada A4, Brescia-Milano, con l’autostrada A21, Brescia-Cremona-Piacenza, utilizzando e riqualificando la provinciale 19. Progetti che implicano il coinvolgimento delle società Serenissima e Centropadane.

C’è anche, nel lungo elenco prodotto ieri, il nodo del Vº lotto della statale 510 del Sebino. Se non si sbloccherà con urgenza questa situazione – come pare dover essere (ne riferiamo a parte) – questo pezzo di strada incompleto renderà inutili i lavori su tutto il resto di un’arteria strategica per la Valcamonica.

E ancora Bedussi ha proseguito elencando l’urgenza di riaffidare le opere del IVº lotto della statale del Tonale e della Mendola (varianti agli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro); la costruzione del IIº lotto sulla statale 237 del Caffaro da Ponte Re a Idro (indispensabile per il superamento dell’abitato di Vestone); il Iº lotto delle opere sulla statele 11 (Padana Superiore) nel tratto da Brescia a Urago d’Oglio; l’ultimazione urgente della nuova Gardesana; la sistemazione e la riqualificazione di alcuni tratti in galleria a sezione ristretta da Gargnano a Limone; il completamento della deviante all’abitato di Bagolino sulla statale 669 del Crocedomini. Il “conto” presentato dalla Provincia di Brescia è lungo: «Ci attendiamo dall’Anas notizie positive – ha concluso Bedussi – considerato che il tempo trascorso da quando tali situazioni sono state sottoposte agli approfondimenti tecnico-amministrativi dovrebbe consentirne la soluzione. Considerato anche lo spirito di collaborazione che si è instaurato fra la nostra Amministrazione e l’Anas».

Ritornando alla questione relativa all’autostrada della Valtrompia, Bedussi ha ricordato la storia di un iter tribolato, rimarcando come «l’intera comunità bresciana, consapevole di aver perseguito ogni possibile via, attende ora la definitiva conferma sulla realizzabilità dell’opera».

 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

La voce dei rappresentanti degli enti locali ha ricordato al ministro Costa come la pazienza bresciana sia stata messa a dura prova

Amministratori stanchi di ritardi, promesse e illusioni

Almici (Comunità del Sebino): «L’ultima volta alle strade camune pensò Napoleone». Sabatti (Valtrompia): «Centomila cittadini aspettano»

di ...

BRESCIA – Mai vista una sala consiliare così gremita. Ieri l’iniziativa del Broletto ha riscosso “successo” di pubblico, pur se composto da amministratori locali, parlamentari, consiglieri regionali, dirigenti pubblici, ma anche esponenti del sindacato e, come già scritto, delle associazioni produttive.

Anche in questo caso il dibattito è consistito nelle richieste, tante e giustificate, che la Provincia ha formulato al rappresentante del Governo.

Pompeo Anelli, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Brescia, ha sollevato la questione delle autonomie locali, della necessità di offrire a chi opera più direttamente sul territorio la possibilità di programmazione e di determinazione delle priorità. «Sul caso della tangenziale – ha detto – si deve considerare il grande impegno profuso dagli enti locali (Provincia e Comune di Brescia) che hanno svolto con puntualità il loro compito progettuale. Ma più in generale è sulla complessità delle norme in materia di Lavori pubblici che si deve porre l’accento: mi sento offeso da una legge che parta dal presupposto che ogni amministratore, funzionario o appaltatore sia disonesto, tanto da rendere necessari non meno di tre mesi per assegnare l’incarico di progettare un semplice marciapiede».

Zaccaria Almici, presidente della Comunità montana dell’Alto Sebino, ha dato voce alle istanze della Valcamonica: «Se si considera che gli unici interventi di potenziamento viario di questa zona sono dovuti all’imperatore Augusto e a Napoleone Bonaparte, appare comprensibile come agli occhi della popolazione locale le nuove strade statali 510 e 42 appaiano come un risultato affatto minimale. Infatti – ha proseguito Almici – la realizzazione di queste nuove strade comporterebbe lo scioglimento del principale nodo strutturale che impedisce l’attuazione di una politica di rilancio socio-economico del comprensorio Sebino-Camuno, che risulta essere il più depresso dell’intera Lombardia».

I motivi di lamentela ci sono tutti, eccome: «I lavori di realizzazione per il Vº lotto della 510, sul tratto Sulzano-Sale Marasino-Marone-Zone, sono iniziati il 30 ottobre del 1990 – ha ricordato Almici – per un importo complessivo di circa 77 miliardi. Due anni dopo, ossia il 29 ottobre del ’92, i lavori sono stati sospesi per il  fallimento dell’impresa capogruppo. I lavori eseguiti ammontano a circa 32 miliardi. Da ormai cinque anni il cantiere è fermo, incustodito e crea gravi pericoli di tipo geologico-ambientale. Per la ripresa dei lavori si è resa necessaria la redazione di un conto economico dell’opera che ammonta a circa 100 miliardi. Le risorse necessarie per finanziare i lavori sono già stanziate, i lavori sono stati riaffidati a nuove imprese, per cui la popolazione camuno-sebina, e gli amministratori pubblici si chiedono cosa si debba ancora aspettare».

Carlo Sabatti, presidente della Comunità montana di Valtrompia, ha avuto, ovviamente, ottimi motivi di scontento: «La valle del Mella da vent’anni aspetta una strada idonea al suo sviluppo e alle esigenze di 105mila abitanti. Chiediamo il risanamento della 345 per la quale la gara d’appalto si è svolta tre anni fa. Ma ovviamente, dopo aver accettato il principio di una strada a pagamento, chiediamo che non si perda tempo: attualmente i tempi di percorrenza sono insostenibili e si considera che da Gardone Valtrompia a Brescia ci si impiega quasi un’ora, sì, un’ora per percorrere circa 18 chilometri su di una strada sulla quale transitano mediamente 50mila veicoli al giorno».

Presenti ieri anche l’arch. Barbieri e il dott. Galli, rispettivamente presidente della società Serenissima e Centropadane. Il loro intervento è riassumibile con il concetto: «Dateci le proroghe di concessione, noi costruiamo le strade».

A margine dell’incontro si registrano anche alcune prese di posizione delle forze politiche. Per la Lega Lombarda «la visione ottimistica scaturita dalla relazione del ministro, o meglio, dell’ex ministro, è sembrata una ricandidatura più che un’analisi della soluzione ai problemi reali».

Le forze del Polo hanno consegnato una lettera al ministro Costa. Nel testo si sottolineano le urgenze della nostra provincia, ma «si teme che la crisi dell’esecutivo possa nuovamente condizionare l’iter di approvazione e la sospirata apertura dei cantieri».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 23 MARZO 1998

Dalla fase progettuale a quella esecutiva e, per qualche tratto, al taglio dei nastri

Strade in dirittura d’arrivo

Buone nuove per Iseo, Piancamuno e il Basso Garda

di Claudio Venturelli

É stato aggiudicato l’appalto del quarto lotto della Breno-Capodiponte sulla statale 42; per l’estate sulla 510 sarà aperta la variante al centro abitato di Iseo e il tratto Pisogne-Piancamuno (con svincolo per Montecampione); finalmente andrà in appalto il tratto da Sirmione a Peschiera (in terra veronese), parte integrante del progetto per razionalizzare il transito sulla statale 11, nella zona sud del Garda. Queste ed altre novità sono state illustrate ieri in Provincia, durante una pausa dei lavori dell’Osservatorio della viabilità, istituito dal Broletto per tenere sotto controllo la situazione dei cantieri.

BRESCIA – Parlare di opere stradali in provincia è come trovarsi di fronte ad un enorme piatto di spaghetti: è difficile dare un ordine ai percorsi che si incrociano. Ieri, però, in Provincia si è svolto un incontro per fare il punto della situazione e fra i relatori, di cui poi riferiremo, l’ing. Carlo Bartoli, capo compartimento dell’Anas di Milano, ha parlato con concretezza, facendo balenare l’ipotesi che a Brescia siano finiti i tempi delle “vacche magre”. Dopo tanto penare pare avvicinarsi il momento fatidico del taglio dei nastri: entro l’estate, infatti, sulla 510 sarà aperta la variante (verso sud) al centro abitato di Iseo ed anche il tratto tra Pisogne e Piancamuno. Qui l’Anas ha accantonato le proprie ritrosie dopo aver avuto assicurazione dalle Ferrovie Nord che a Piancamuno verrà istituito, in attesa del sottopaso, un passaggio a livello con barriere. Parimenti, quindi, sarà agibile anche la variante per Montecampione.

Novità anche per la statale 42: sono state appaltate in questi giorni alla Fincosit-Cossi di Roma le opere del 4º lotto Breno-Capodiponte (una quarantina di miliardi). In campo c’è anche l’ammodernamento progettuale del sesto lotto Berzo-Malonno, mentre con la Provincia è stata concordata una variante per Edolo.

Si avvia all’appalto anche il tratto della variante alla statale 11 da Sirmione a Peschiera. La strada, che razionalizza il transito dei veicoli nell’area sud del Garda, sinora non ha potuto raggiungere appieno gli obiettivi previsti perché “monca”, ferma poco dopo la penisola di Catullo. Ora, sperando che le opere vengano realizzate con urgenza, potrà essere definito l’asse stradale che unisce i territori di Brescia e Verona.

Resta confermato da parte dell’Anas l’impegno per la terza corsia della Tangenziale Sud (più di 180 miliardi), per la quale la Provincia ha indetto la gara relativa ai progetti esecutivi.

Non sono però tutte rose. Le novità raccolte ieri in Provincia, in occasione della prima riunione dell’Osservatorio della viabilità (vi hanno preso parte tra gli altri, oltre al rappresentante dell’Anas, anche l’arch. Banfi in rappresentanza della Regione, il presidente dell’autostrada Serenissima Giuseppe Barbieri, il presidente della Centro Padane Augusto Galli, l’assessore ai Lavori pubblici Bruno Bedussi e il presidente della Provincia Andrea Lepidi) non sono state tutte positive, ad iniziare dai dubbi espressi dal presidente della Centro Padane circa i tempi che il Governo richiede per l’esame della proroga alle concessioni delle due società autostradali, firma che in pratica vincola tutti i più importanti investimenti nella nostra provincia, ad iniziare dall’autostrada della Valtrompia.

I ministeri del Tesoro e dei Lavori pubblici, che dapprima avevano promesso una decisione entro i primi dell’anno, hanno fatto slittare i termini a giugno.

Il clima è quello dell’attesa, anche se il presidente Andrea Lepidi si è detto ottimista, smentendo di fatto “controindicazioni” di natura politica.

Nel frattempo è stata riconfermata la volontà di procedere celermente: si è saputo, ad esempio, che il progetto per la riqualificazione del casello di Brescia-centro è stato modificato e la prossima settimana potrebbe già essere definito, pronto per passare (ma si attende il Governo) alla fase esecutiva; si procede nel frattempo anche alla fase progettuale della viabilità che interessa Manerbio, per la riqualificazione della provinciale 19.

Dal canto suo la Regione, ieri rappresentata dall’arch. Banfi, promette tutto l’appoggio possibile: l’autostrada Trumplina resta prioritaria (smentite quindi le ipotesi di uno stralcio nel piano triennale regionale), così come è stato riconfermato il poderoso progetto per la variante di Pontevico (37 miliardi): l’unico tassello mancante è legato anch’esso al rinnovo della concessione della Centro Padane, società alla quale spetta finanziare gran parte dell’opera, e che ieri ha annunciato di voler comunque realizzare un nuovo spartitraffico sulla Brescia-Cremona-Piacenza (per v36 chilometri proprio vicino a Pontevico). L’opera è dettata da motivi di sicurezza: troppi gli incidenti gravi a causa dei salti di corsia.


 

 

L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998

Costa Volpino-Darfo: si arriva in un lampo

di Elia Mutti

La variante alla statale del Tonale che collega Pianico con la media Valle Camonica è finalmente percorribile in tutta la sua lunghezza. Nel tardo pomeriggio di ieri è stato aperto al traffico il nuovo tratto che, dalla località Fermata Castello di Costa Volpino, porta a Bessimo di Darfo Boario Terme.

Allo svincolo di Bessimo, dove tutto era stato predisposto per l’inaugurazione, sono giunti numerosi rappresentanti dell’Anas, guidati dall’amministratore Giuseppe D’Angiolino e dal capo compartimento di Milano, Carlo Bartoli, politici, consiglieri e sindaci, tra cui quelli di Costa Volpino, Diomira Cretti, di Rogno, Aldo Conti, di Darfo, Luigi Pelamatti, e il presidente della Comunità montana Alto Sebino, Claudio Contessi.

Il tratto di strada inaugurata ieri rappresenta il completamento del tronco che inizia in località Bersaglio, al confine tra Lovere e Costa Volpino, e prosegue sino a Darfo. É lungo poco più di sete chilometri. Le corsie e le banchine che determinano la sede stradale corrono per sei chilometri e 800 metri su un piano rilevato e su quattro viadotti. Il più importante è quello che si trova all’uscita della galleria Fermata Castello. Poggia su sei campate di calcestruzzo e, con i suoi 214 metri, scavalca il fiume Oglio. Gli altri tre hanno lunghezze più ridotte: 45, 119 e 209 metri. Sono stati costruiti per passare sopra alcune strade secondarie, sulla linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo e su alcuni torrentelli.

D’ora in poi coloro che provengono da Bergamo e sono diretti sui campi di sci del Tonale e dell’Aprica troveranno un grosso giovamento dall’apertura di questo tratto di variante. La stessa cosa non si può invece affermare per gli sportivi che prediligono la pista di Montecampione. «L’uscita per questa importante stazione sciistica – ha detto l’ing. Carlo Bartoli – continuerà a restare chiusa fino a quando gli amministratori di Piancamuno e di Artogne non troveranno un accordo sulle modalità della sua realizzazione. Per un periodo di tempo sicuramente più circoscritto non sarà percorribile nemmeno la bretella di collegamento con Pisogne». Gli automobilisti diretti a Brescia dovranno continuare ad usare la vecchia statale Mandolossa-Darfo.

Positivi in genere i commenti espressi nel corso della cerimonia di inaugurazione anche se Claudio Contessi ha puntualizzato che «così come quest’opera avvicina l’Alto Sebino alla Valle Camonica, occorre assolutamente trovare rapidamente una soluzione analoga che colleghi il comprensorio di Bergamo».

Per ricordare quanto accadde nel 1992 nella frazione di Volpino (gli scavi finirono per rendere inagibile la chiesa parrocchiale), davanti al palco delle autorità si è presentata una delegazione del Comitato di difesa di Volpino. Don Giacomo Bassini e alcuni suoi parrocchiani, in assenza del ministro Costa, si sono rivolti agli amministratori presenti ribadendo il loro diritto ad avere una chiesa agibile. Nel corso del suo intervento, lo stesso D’Angiolino, amministratore dell’Anas, ha auspicato che il problema venga risolto al più presto. A suggello della comune volontà di chiudere l’annosa questione, che vede contrapposti nelle aule del tribunale l’Anas e e la parrocchia di Volpino, don Giacomo Bassini ha benedetto la nuova variante.


 

 

L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998

Cinque anni per tredici chilometri

La storia infinita di una variante

di Adriano Frattini

L’apertura dell’ultimo tratto di variante alla statale 42 del Tonale registra la conclusione di una lunga e tormentata storia di viabilità nell’Alto Sebino.

Ma proviamo a ripercorrere la storia di questa variante. Il primo respiro di sollievo i paesi dell’Alto Sebino lo hanno tirato il 24 gennaio 1992, quando è stato aperto il primo tratto di variante in galleria che scavalca Lovere – quattro chilometri, di cui 2.821 metri in tunnel –, anche se si è trattato solo di un mezzo respiro, dato che la viabilità era possibile in una sola direzione di marcia (dalla Valcamonica verso Bergamo).

«Questione di una settimana, poi si apre nei due sensi», disse l’allora responsabile dell’Anas ing. Mina. Pensava che i problemi si fossero ormai tutti risolti con la costruzione di un bacino in galleria per la presenza di acqua all’interno del tunnel. Per farlo si era arrivati a variare il progetto dopo che uno smottamento aveva lesionato un edificio nella zona alta di Lovere, provocando un’interruzione dei lavori.

Ma era un’illusione. Allo svincolo del Bersaglio, a Costa Volpino, cioè a fine galleria, stava infatti succedendo di tutto. Da una parte il comune di Lovere chiedeva l’apertura in fretta dello svincolo, per permettere la viabilità in entrambi i sensi di marcia sulla variante. Questo perché sul lungo lago di Lovere nel frattempo si era creata una situazione di pericolo statico per alcuni palazzi.

Dall’altra il comune di Costa Volpino chiedeva garanzie di sicurezza per lo svincolo, i lavori andavano comunque a rilento e nel frattempo nascevano ulteriori complicazioni per la ferma posizione del proprietario di una casa posta proprio nei pressi dello svincolo e che andava demolita per permettere il corretto percorso allo svincolo. Tra una casa e l’altra quell’annunciata settimana di tempo alla fine è risultata lunga ben... tre anni.

Una vera e propria telenovela, che si è sbloccata solo nel febbraio del 1995, quando gli autotrasportatori hanno mostrato i denti e finalmente il tunnel è stato aperto nei due sensi di marcia.

Naturalmente l’apertura della prima parte della variante ha creato seri problemi a Costa Volpino, dove il traffico uscendo dalla galleria, scorrevolissima, paralizzava il paese dal semaforo di Ponte Barcotto fino allo svincolo. La locale amministrazione faceva anche l’impossibile per chiedere di completare la galleria che dal Bersaglio doveva portare la variante fino alla Fermata Castello, oltre il centro abitato.

Nello scavare il tunnel, però, si è entrati nella sorgente Follo, proprio sotto l’abitato di Volpino. Drammatiche le conseguenze: lesioni gravissime alla parrocchiale e ad alcune case vicine. I lavori furono subito sospesi. Nacquero due contenziosi. Uno tra l’Anas e la Parrocchia di Volpino, per i danni alla chiesa, l’altro tra l’Anas e il comune di Costa Volpino, perché la mancanza d’acqua ha obbligato il comune a ricorrere al rifornimento con le autobotti.

I lavori sono comunque ripresi, anche se diversi mesi più tardi, e nel giugno scorso è stata aperta anche la seconda galleria, dal Bersaglio alla Fermata Castello, grazie alla quale anche Costa Volpino si è liberato dal traffico. Infine il tratto inaugurato ieri: secondo i calcoli dell’Anas doveva essere aperto già a luglio.


 

 

BRESCIAOGGI 25 MARZO 1998

Per l’estate potrà essere percorsa la variante di Iseo e sarà completato il tratto Pisogne-Piancamuno. Il 7 aprile inaugurazione della provinciale 19. Ma resta ancora al palo l’autostrada per Lumezzane

Viabilità, semaforo verde

Riaprono i cantieri sulla 42: saldatura tra Breno e Capodiponte

di w. p.

Manca solo un soffio al traguardo, ma finalmente, dopo anni di lavori, dopo le centinaia di miliardi investiti, dopo Tangentopoli, dopo le attese, l’Anas ha acceso il semaforo verde: via a tutti i cantieri.

E le strade nuove di zecca si potranno vedere tra pochi mesi. Gia la settimana prossima, il 31 per l’esattezza, riprendono i lavori per il quarto lotto della statale 42. I lavori sono stati appaltati all’impresa Grandi e con una spesa di 65 miliardi verrà ultimata la saldatura tra Breno e Capodiponte. Sono disponibili altri 100 miliardi per il tratto Capodiponte,Cedegolo e ne serviranno altri 100 per lo svincolo di Demo. Tutti riaperti i cantieri, dunque, per un investimento di 600 miliardi.

Le novità sono emerse nel corso della prima riunione in Broletto dell’Osservatorio della viabilità, un tavolo di consultazione istituzionale sulla viabilità statale e autostradale composto dall’assessore regionale ai Trasporti e Viabilità Giorgio Pozzi, dall’assessore ai lavori pubblici della provincia Bruno Bedussi, dal presidente dell’autostrada Serenissima Giuseppe Barbieri, dal presidente dell’autostrada Centro Padane Augusto Galli, dal capo compartimento dell’Anas di Milano Carlo Bartoli, dal presidente della Camera di commercio Francesco Bettoni e dal presidente della piccola industria dell’Aib Massimiliano Bontempi. «Un osservatorio – come ha ricordato il presidente della Provincia Andrea Lepidi – fortemente voluto dagli industriali e che in questo primo incontro ha evidenziato parecchi aspetti positivi per il futuro delle strade bresciane. Entro la fine di aprile il ministero dei Lavori pubblici approverà i piani finanziari delle società Serenissima e Centro padane, dopodiché gli investimenti previsti verranno effettuati». «É allo studio – ha spiegato Bartoli dell’Anas – una piccola variante per evitare l’abitato di Edolo: comporterà una spesa non esorbitante, ma permetterà di aggirare il centro del paese, che crea l’effetto imbuto. Al completamento della variante Palazzolo e Capriolo per il collegamento al casello autostradale di Palazzolo manca solo la convenzione, mentre prima di agosto sarà aperto il tratto della variante di Iseo (in vista dell’estate è un problema non da poco) e sarà completato il tratto di Pisogne e Piancamuno con l’apertura dello svincolo Piancamuno-Montecampione. L’apertura dello svincolo è subordinata alla realizzazione da parte delle Ferrovie Nord delle barriere al passaggio a livello». E da un lago all’altro, novità pure sul fronte gardesano. A Roma va in appalto la variante Desenzano-Peschiera, per risolvere i gravi problemi di traffico della zona. Sempre a Roma è fermo un altro tassello importantissimo per la viabilità bresciana, l’autostrada Brescia-Lumezzane. «La Regione – ha spiegato Pozzi – ha predisposto tutti gli atti tecnici necessari ed è pronta a sottoscrivere il protocollo d’intesa, ma mancano ancora alcune formalità». Se per l’autostrada Brescia-Lumezzane bisogna ancora aspettare, è imminente l’inaugurazione di un tratto della 19: dal 17 aprile la provinciale 19 arriverà fino a Fenili Belasi, creando una valvola di sfogo a sud-ovest della città.

In fase di stallo anche la variante di Pontevico. É stato sottoscritto il protocollo d’intesa fra Regione, Provincia di Brescia, Pontevico, Provincia di Cremona, Robecco d’Oglio e società autostrade Centro Padane, ma c’è un problema: «L’opera – spiega pozzi – prevede un intervento di 37 miliardi e la parte più rilevante (circa 27 miliardi) sarà sostenuta dalla società autostrade. La Regione, che non può partecipare per un valore superiore al 50 per cento, ha l’ambizione di realizzare l’opera completa e accedere ai finanziamenti con la legge 31. Ma i finanziamenti della legge 31 – e qui è il nodo – possono essere concessi solamente se l’opera viene realizzata nel complesso, quindi finché tutte le parti in causa non avranno i finanziamenti necessari la variante di Pontevico è costretta ad attendere». Interessa agli automobilisti bresciani anche il tratto autostradale Brescia-Bremona. Proprio su questa strada ultimamente si sono verificati parecchi incidenti gravi, tamponamenti a catena in cui sono rimasti coinvolti numerosi autoveicoli. Per rendere il tratto più sicuro la società Centro Padane è corsa ai ripari. «Il consiglio d’amministrazione – ha spiegato il presidente Augusto Galli – ha deliberato l’installazione (per i primi 36 chilometri, fino a Pontevico, lungo il tratto in cui si verificano con maggior frequenza gli incidenti) di lame a tripla onda nella corsia centrale, cercando, comunque, di salvaguardare gli interventi di piantumazione e di abbellimento effettuati di recente».

La società Centro Padane la settimana prossima ripresenterà la nuova formula del progetto per il parcheggio a Brescia Centro e entro 75 giorni sarà presentato il progetto per la nuova viabilità al casello di Manerbio.

 

IL GIORNO 25 MARZO 1998

L’Anas ha riaperto i cantieri bresciani con interventi per un totale di 600 miliardi

Viabilità: qualche sì, parecchi no

Aleggia ancora invece il fantasma del collegamento autostradale della Valtrompia...

di Magda Biglia

Notizie buone, notizie meno buone sono arrivate ieri nella prima riunione dell’Osservatorio sulla viabilità, tavolo fortemente voluto dalle categorie economiche, Aib e Camera di commercio in testa, per tenere costantemente sotto controllo l’intricato evolversi dei problemi viari del nostro territorio.

Coordinatrice la Provincia, c’erano l’Anas nella persona del capo compartimento di Milano Carlo Bartoli, un funzionario a nome dell’assessore regionale Giorgio Pozzi, i rappresentanti delle società autostradali Serenissima e Centro padane. Buone notizie sono venute dall’Azienda stradale dello Stato che ha riaperto tutti i cantieri per un totale di 600 miliardi di opere.

In Valcamonica sono stati aggiudicati i lavori della Breno-Capodiponte per 65 miliardi. Si dovrà poi proseguire fino a oltre Malonno e nei progetti futuri c’è pure la circonvallazione di Edolo.

Sono in fase di convenzione i completamenti delle varianti di Palazzolo e Capriolo, mentre prima dell’estate i turisti potranno saltare il centro di Iseo. Avanza il progetto della statale 11 a Ovest per arrivare a Urago d’Oglio, a Roma è in appalto la variante Desenzano-Peschiera.

Dalla Regione di positivo c’è la promessa delle Ferrovie Nord di porre entro giugno le barriere sui binari che consentiranno di aprire lo svincolo per Montecampione, pronto ma chiuso e l’impegno a seguire è quello di un sottopasso. Per la tanto attesa variante di Pontevico invece i tempi sono lontani: le pratiche burocratiche dei troppi soggetti interessati l’allontanano dal ’98.

Poco ottimista è apparso il presidente della Centro Padane Augusto Galli, di ritorno da Roma dove i piani economico-finanziari delle concessionarie autostradali non sono ancora stati approvati, con il conseguente blocco dei progetti. Che per il Bresciano significano il Parcheggio scambiatore di Brescia centro, il casello di Manerbio e la variante di Pontevico che comunque è già ferma per i fatti suoi.

Unico intervento a breve sarà la posa di 36 chilometri di spartitraffico sulla Brescia-Cremona, finanziati in via d’urgenza dopo parecchi incidenti mortali con scavalcamento di corsia. Su tutto infine aleggia il fantasma del collegamento autostradale della Valtrompia, che giace al ministero. Finalmente il Comune di Brescia ha approvato la convenzione che lega i protagonisti della vicenda, così la Regione firmerà a sua volta; ma tutti si sono detti consapevoli che bisogna premere con forza perché questo è il tassello determinante dell’intera rete. Del resto, finché le autostrade non avranno il loro tornaconto, non se ne farà niente. E ancora una volta ieri il presidente del Broletto Andrea Lepidi si è pronunciato per una necessaria proroga delle concessioni a società che con l’azionista pubblico oggi sono le uniche capaci di garantire operazioni così costose come un programma.


 

 

GRAFFITI DICEMBRE 1998

Trafori: altro che Mortirolo, buchiamo il Tonale!

Passaggio a Nord-Est

di Giancarlo Maculotti

Lungi da me l’idea che i problemi della Valcamonica si risolvano solo con la viabilità. Sono convinto che se non si trova più coraggio imprenditoriale e più voglia di sperimentare, che oggi francamente non si vedono, anche se costruiamo un aeroporto o facciamo arrivare un’autostrada a sei corsie fin sotto la parrocchiale di Mù, non usciremo dalla nostra debolezza economica. Detto questo i collegamenti ci vogliono. E debbono essere rapidi e comodi.

Si è parlato a lungo del traforo del Mortirolo. Un traforo insulso visto che non porta da nessuna parte. La Valtellina è mal collegata con tutto quanto le sta attorno: con la pianura, con il Grigioni, con Bolzano, con l’Austria. Non mi pare ci siano progetti in grado di rompere l’isolamento per il prossimo futuro.

Allora su quali collegamenti puntare? Due sono le direttive e bisognerebbe perseguirle entrambe. Lo sbocco dell’alta valle non può essere che verso l’autostrada del Brennero. Serve quindi il traforo del Tonale e del Passo della Mendola. Bisogna poter arrivare in un’ora circa sull’autostrada per il nord. Attualmente un Tir diretto a Bolzano o a Innsbruck, che non vuole (soprattutto d’inverno) affrontare l’impervia strada del Tonale e della Val di Sole, deve scendere fino a Brescia (2 ore abbondanti da Edolo), puntare su Verona (altri tre quarti d’ora), salire a Trento (altra ora e mezza) e via di seguito. Per evitare un percorso di poco più di 100 chilometri ne deve fare quasi trecento con un dispendio incredibile di tempo e carburante.

Lo sbocco rapido verso l’autostrada del Brennero non è utile solo a noi, è indispensabile anche per i solandri che propongono ai loro turisti e ai loro trasportatori un vero calvario per arrivare fino a Pejo o a Madonna di Campiglio.

Conosco già un’obiezione: l’autostrada trentina è già fin troppo intasata. É vero. Ma non è una buona ragione per far stare su strade secondarie, già al limite delle loro capacità, decine e decine di camion e automobili. Con uno sbocco verso l’autostrada del Brennero acquisirebbe senso anche il traforo stradale del Mortirolo perché diventerebbe anche per i valtellinesi il modo più veloce per andare in

Germania e per essere raggiunti dai turisti tedeschi. Ma lasciamo perdere il Mortirolo. Accontentiamoci

di un’eresia alla volta.

L’altro sbocco per la valle deve essere a sud e ha ragioni da vendere Romele quando ipotizza il  collegamento verso l’autostrada della Val Trompia. Dispiace dirlo in una situazione dove i lavori sul lago d’Iseo sono ben lontani dall’essere terminati e hanno assorbito valanghe di miliardi e, forse, di tangenti.

Quella scelta è stata miope e non risolverà se non in parte i nostri problemi di collegamento rapido.

L’idea giusta è quella del traforo verso la Val Trompia. Non bastano ragioni ideologiche per smontarla.

Chi avesse idee più originali o meno costose si faccia avanti.


 

 

GRAFFITI GENNAIO 1999

Sotto il Mortirolo, ma con il treno

Il traforo del Mortirolo non è un traforo insulso; lo potrebbe diventare se fosse solo “un collegamento stradale tra la Valcamonica e la Valtellina”, ma chi sostiene, ancora, che deve essere un traforo stradale?

di Luigi Mastaglia (Dipartimento Trasporti e viabilità della Cisl Lombardia)

Ho letto su Graffiti del Dicembre ’98 un interessante contributo al dibattito “sui trafori” a firma di Giancarlo Maculotti e francamente mi sono sentito stuzzicato a parteciparvi sperando di suscitare altrettanto interesse.

La sensazione che ho ricavato nel leggere l’articolo è stata di disagio nel vedere come si continui a pensare alla soluzione dei problemi dell’intasamento stradale, proponendo la realizzazione di nuove arterie stradali (autostrade o trafori che siano) e pochi si pongano il problema di: sollecitare il completamento di quelle progettate e finanziate o il recupero funzionale delle vie di comunicazione esistenti (tracciati storici).

Un disagio rafforzato dal più completo disinteresse, che traspare, rispetto alla necessità, ormai divenuta priorità in molti Paesi della Unione Europea, di riorganizzare, recuperare e potenziare i “Trasporti Ferroviari “ sia per la mobilità dei passeggeri che per le merci.

L’Alta Capacità ferroviaria che prevede il raddoppio o il quadruplicamento delle linee esistenti su tratte importanti (vedi ad esempio la Lione–Torino–Milano–Venezia–Trieste o il nuovo Brennero, ricompresi tra le priorità dell’U.E.) o le recenti decisioni della Svizzera di procedere alla realizzazione dei Trafori del S.Gottardo e del Loetschberger, costringono la Regione Lombardia a progettare tenendo conto del contesto più generale e noi abitanti della Vallecamonica e del Sebino a provare a pensare in una  dimensione un poco più vasta e se possibile a partecipare al dibattito per progettare un futuro credibile, seppure già purtroppo condizionato da scelte fatte altrove.

Lo sviluppo della Vallecamonica è stato condizionato negativamente almeno da due fattori:

1. la scarsa dotazione di infrastrutture viarie ed una ferrovia rimasta, a parte qualche intervento negli ultimi anni, come è stata realizzata agli inizi del secolo (un solo binario, a trazione non elettrica, ricca di inutili passaggi a livello);

2. la chiusura a Nord del territorio Camuno, collegato con la Valtellina dalle strade attraverso i passi del Gavia e dell’Aprica e con il Trentino dal Passo del Tonale; questi collegamenti non sono certamente all’altezza delle esigenze odierne di mobilità di persone e di merci.

Concordo, sul fatto, che i problemi della nostra area non si risolvono solo con la dotazione di strade e ferrovia migliori per il traffico interno e per il collegamento con la Pianura. Un impulso notevole

potrebbe derivare dalla possibilità di aprire un collegamento agevole verso Nord con i mercati d’oltralpe, con l’Europa Centrale e questo, rimane il problema di principale interesse cui dedicare attenzione ed impegni.

Nel frattempo, Cisl Cgil e Uil, insieme alle rispettive Federazioni di Categoria dei trasporti, da anni si stanno battendo, e spesso in perfetta solitudine, per un progetto di recupero del sistema viario e  ferroviario che permetta al territorio Camuno Sebino di rompere l’atavico isolamento, a cominciare da quello verso la pianura.

Per le Organizzazioni Sindacali la Ferrovia Brescia Iseo Edolo, doveva e deve assumere ruolo di asse portante del trasporto passeggeri e merci lungo la vallata dell’Oglio, ed in questo modo garantire un’offerta competitiva, celere ed ecologicamente valida, anche come concreto contributo per ridurre la congestione sulle strade e favorire il rispetto ambientale.

L’asse ferroviario, è stato più volte sottolineato, dovrà essere in grado di garantire la mobilità all’interno del bacino territoriale e collegamenti funzionali con il restante territorio regionale.

Nei numerosi ed ormai periodici incontri con la Dirigenza delle FNM e con l’Assessorato ai Trasporti della Regione Lombardia, il Sindacato, locale e regionale, ha sollecitato un impegno per garantire flussi di finanziamento continui indispensabili per recuperare l’efficienza e sviluppare in tutta la sua potenzialità la Ferrovia. In particolare l’attenzione si è posta su:

- Una rapida eliminazione dei Passaggi a Livello per i quali esistono già progetti e disponibilità economiche con la soppressione dei P.L. protetti con Segnali Ottico Acustici.

- La sostituzione dei ponti in ferro.

- Adeguare alle nuove esigenze di sicurezza ed efficienza, l’Innovazione Tecnologica , con la posa degli impianti A.C.E.I. - Apparati Centrali Elettrici Itinerari.

- La realizzazione e la messa in funzione delle Strutture di interscambio (passeggeri) con annessi parcheggi, ed intermodali (merci).

- Il raddoppio dei binari in prossimità delle stazioni, a partire da quelle con Centri di interscambio ed intermodali.

- Proseguire nella maggiore offerta di corse, sia per i pendolari (studio e lavoro) sia per le esigenze turistiche e culturali. (es. si può partire, senza costi eccessivi, con l’attivazione di un collegamento tra Iseo e Milano via Rovato, anche per dare il segnale di una prima effettiva integrazione tra la rete FNM e la rete F.S). Le FNM e FNME hanno confermano la volontà di proseguire nella realizzazione del programma generale di ammodernamento della linea ferroviaria che comporta un consistente impegno

di carattere finanziario; i finanziamenti disponibili:

- dalla Legge n. 910/86, £. 86 miliardi (oltre 70 già spesi);

- dalla L. n. 102/90 “Valtellina”, £. 17 miliardi (da impegnare);

- dalla L. n. 297/78, £ 4 miliardi e 600 milioni;

- dalla Legge Regionale n. 31/96, £. 10 miliardi;

- per intervento di Darfo (frana) richiesti su L.R. n. 31/96, £. 3 miliardi e 700 milioni;

- richiesta di finanziamento sulla Legge n. 611/96, £. 35 miliardi.

Per un totale di £. 156 miliardi e 300 milioni.

Ciò nonostante, è sempre presente il pericolo che da più parti si tenda a identificare questa ferrovia, come un peso per le finanze delle FNM ed un disservizio del quale si può ben fare a meno. Per questo l’impegno per il recupero funzionale dell’asse ferroviario continua ad essere prioritario per il

Sindacato Camuno Sebino.

Quale ruolo si vuol far giuocare alla Ferrovia della Vallecamonica? Quello di ramo secco, da potare, oppure, come espressamente chiesto in tutti questi anni, quello di Asse portante del Trasporto Merci e Passeggeri l’intera Area Camuno Sebina?

Per garantire un Futuro a questo Asse Ferroviario, sono sufficienti i Progetti di Ristrutturazione e di riorganizzazione che lentamente sono in fase di realizzazione?

Credo che sia necessario avere coraggio di proporre e progettare guardando al Futuro, che poi non è tanto distante come potremmo pensare.

La Regione Lombardia si è candidata, da tempo, a Crocevia per gli scambi Commerciali Europei. Lo fa, senza essersi ancora dotata di quelle Infrastrutture necessarie per divenire un “Crocevia”

non un “Ingorgo”; (Quadruplicamenti della Ferrovia nelle tratte di maggior Traffico e Alta Capacità;

Passante Ferroviario di Milano; Interporti e Centri Intermodali in grado di assorbire e smistare il  Traffico Merci).

Mancano o sono carenti alcune importanti infrastrutture viarie, (autostrade; pedemontana; collegamenti tra la montagna e la pianura che siano all’altezza delle odierne esigenze di mobilità).

Le uniche vie di collegamento Ferroviario, della Lombardia, con L’Europa sono ad Ovest, (Chiasso e Domodossola); ad Est (Brennero). Per moti anni si è parlato di Traforo dello Spluga, definitivamente scartato dalla Svizzera, che ora punta a privilegiare itinerari che interessano la parte Alpina centro-occidentale.

Recentemente il Governo Svizzero ha deciso per il Traforo di Base del S.Gottardo, la cui attivazione è prevista entro il 2010; si pone così da subito (anche se era meglio da ieri) il problema dell’adeguamento dei binari e delle strutture ferroviarie, a valle del traforo, per i collegamenti con la Regione Lombardia.

Per evitare di dirottare anche il maggior traffico proveniente dal S. Gottardo (dai Mercati del Centro Europa) sul Super-Intasato Chiasso e convogliare nuovamente su Milano tutte le merci che sono dirette anche in altri luoghi (ad esempio, per Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova).

E per scongiurare lo scenario da “Grande Ingorgo”, vorrei ricordare una proposta intelligente, presentata in un seminario promosso dall’IreR (Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia); lo specifico riferimento è alla proposta contenuta nella Relazione del Dr. Lucio Stellario D’Angiolini

presentata a Bergamo il 7.4.1995:

- Prioritario progettare e realizzare una linea a doppio binario che colleghi Gravedona con Bellinzona (attraverso la Valle di S. Jorio ed una galleria sotto il Passo del Càmedo).

- Tale linea da progettare con le caratteristiche di sagoma allargata “Gabarit C” (Standard già adottati dalle Ferrovie Svizzere per i Trafori del S.Gottardo e del Loetschberger) può offrire alternative tutte ferroviarie al trasporto merci da... e per... i Paesi Europei sull’asse Nord Sud. Su questa linea si possono trasportare containers di grandi dimensioni e anche TIR di oltre 20 tonnellate (banditi dalle strade

Svizzere dal Referendum del settembre 1992).

- Da Gravedona la linea Gabarit C dovrebbe proseguire, per Lecco-Bergamo da una parte e dall’altra per la Valtellina fino a Tirano, quindi attraverso il Traforo Ferroviario del Mortirolo, giungere a

Edolo in Vallecamonica, proseguendo per Brescia, Cremona, Mantova, fino al collegamento ideale con l’itinerario Fluvio-Marittimo.

Questa soluzione, avrebbe il pregio di:

- riequilibrare verso il settore Centro-Orientale della Lombardia i grandi itinerari di trasporto in collegamento con i Mercati dell’Unione Europea, evitando di fatto il pericolo del “Grande Ingorgo”

su Milano;

- collegare la Valtellina e la Vallecamonica, oltre alle Province di Bergamo e Lecco, direttamente con i Mercati Europei;

- rappresentare l’unica alternativa (realizzabile) di rottura dell’isolamento a Nord delle valli Camonica e Tellina, con positive conseguenze sul sistema economico locale.

Mi rendo conto che, allo stato delle cose, pensare a questa ipotesi è “quasi utopistico”, ma se non si raccolgono queste sfide e non si sostengono ai vari livelli; le Forze Politiche e Sociali che operano nell’area saranno condannate a continuare all’infinito l’esercizio delle lamentazioni senza peraltro incidere sulle necessarie trasformazioni dell’economia locale per uscire dall’isolamento e dal sottosviluppo.

Se veramente crediamo che il trasporto ferroviario in Vallecamonica (merci e passeggeri) debba avere un futuro, è necessario oggi, avere coraggio di proporre e contribuire a progettare questo futuro nel quale il Traforo del Mortirolo può, a mio parere, giocare un ruolo importante, tutt’altro che insulso.

Il trasporto su ferrovia è la migliore alternativa all’intasamento stradale, e la migliore risposta ai problemi legati all’inquinamento ed all’occupazione violenta del territorio.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 9 APRILE 1999

Risposta ad una interrogazione dei parlamentari leghisti bresciani: come procedono Sebina e Camuna

Strade, il Ministero fa il punto

Si prevede ancora un anno di lavoro a Sulzano e Capodiponte

di g. a.

Non di rado per sapere a che punto sono i lavori per la strada sebino-camuna bisogna ricorrere al “sentito dire”, a notizie riferite di seconda o terza mano. L’esperienza ha finora insegnato che le notizie peggiori sono quelle che hanno più probabilità di essere vere, di solito. Ma finalmente, grazie a due interrogazioni di quattro parlamentari leghisti di Brescia (Caparini, Cè, Faustinelli e Molgora), abbiamo il parere “ufficiale” del Ministero dei Lavori pubblici, con date precise ed elementi circostanziati. Ecco, dunque, il punto della situazione. Le risposte sono state date in Commissione Lavori pubblici, anche se va premesso che, secondo l’on. Caparini, i dati «in alcuni casi appaiono già da ora inaffidabili. I tempi di consegna del lotto 5 della statale 42 infatti sono ottimistici». Lo stesso deputato del Carroccio ha incontrato il presidente dell’Anas, Giuseppe D’Angiolino, il quale ha garantito che l’ente stradale sta seguendo con attenzione la viabilità camuna e che, in particolare, sempre con riferimento al quinto lotto, lo stato di avanzamento dei lavori per la galleria Capodiponte-Forno d’Allione è del 60 per cento e che è stato disposto l’appalto per i lavori della finestra di ventilazione  già in parallelo con i lavori di scavo, per accelerare i tempi.

Ma cominciamo dalla “Sebina orientale”, la “510”. Qui il “nodo”, come si sa, è il quinto lotto (da non confondersi con quello citato sopra, quinto lotto anch’esso, ma della Statale “42”): cioè il tratto tra Iseo e Vello di Marone. I due capilinea sono già completati da tempo, ma sono inutilizzabili finché non sarà pronta la parte centrale, quella che interessa in particolare Sulzano e Sale Marasino. Ebbene, il sottosegretario Mattioli, nella sua risposta, spiega che «i lavori di completamento delle opere civili e delle opere adiacenti necessarie per rendere funzionale l’intero tratto sono stati affidati e consegnati in data 17 ottobre 1997 all’A.T.I. Secol Spa-Irces55 Srl-De Lieto Spa-Donati Spa e la loro ultimazione è prevista per il 3 aprile del 2000. É in avanzata fase di elaborazione, su incarico della Comunità montana del Sebino bresciano, il progetto relativo alla costruzione degli svincoli ed opere complementari (impianti, segnaletica, opere protettive eccetera). L’esecuzione dei lavori previsti in quest’ultimo progetto è indispensabile per procedere all’apertura dell’intero tratto (lotti 4, 5 e 6) e, pertanto, si dovrà procedere al relativo appalto già durante lo svolgimento dei lavori attualmente in corso».

Notizie buone, si direbbe: pare si stiano rispettando i tempi prefissati, a patto che quest’appalto venga concluso in fretta. Altrimenti saremo, come si suol dire, al campo delle sete pertiche. E qui l’ottimismo viene un po’ meno, alla luce della spiegazione che lo stesso Ministero da del grave ritardo – quasi due anni tra la conclusione delle opere ed il taglio del nastro – con cui è stato aperto, il 4 dicembre scorso, il collegamento con la statale 42, da Gratacasolo a Costa Volpino: le «difficoltà di appalto dei lavori e di fornitura e posa delle barriere marginali, difficoltà insorte a seguito della nuova normativa che richiede in fase di gara la presentazione di certificazioni sulle barriere, che non risultavano ancora disponibili per tutte le tipologie». Saranno superate, per il quinto lotto, queste difficoltà? «Giova sperare», direbbe Manzoni.

La situazione aggiornata, sempre da fonte ministeriale, per quanto riguarda la statale camuna, invece, è la seguente: «Quinto e sesto lotto (variante degli abitati di Capodiponte e di Cedegolo): l’ultimazione dei lavori, inizialmente prevista per il luglio 1998, a causa del rallentamento subito in conseguenza delle difficoltà insorte per il reperimento delle aree per lo stoccaggio del materiale scavato, è ora prevista per il 15 marzo 2000, come indicato nella perizia di variante tecnica in corso di approvazione. Per l’apertura al transito sarà inoltre necessaria anche la realizzazione degli impianti che, nel caso specifico, presentano una certa complessità a causa della lunghezza della galleria di cinque chilometri.

Sesto lotto (secondo stralcio): è in corso la riprogettazione del lotto in collaborazione con la Provincia di Brescia e la Comunità montana per l’adeguamento alle nuove norme. In tale fase si sta inserendo anche la progettazione della variante di Edolo (collegamento con la statale 39 dell’Aprica).

Quarto lotto (e siamo scesi a Breno): sono in corso di esecuzione i lavori, si sta procedendo all’esame di alcuni problemi sorti per lo scavo della galleria, a causa della potenziale instabilità in atto della parete rocciosa esterna e della presenza di un canale idroelettrico, nonché connessi all’attraversamento dell’abitato di Ceto, per il quale il Comune ha richiesto sostanziali modifiche progettuali». E questo è quanto. Alla fine di entrambe le risposte c’è un passo che speriamo beneaugurante: «Si assicura che le questioni connesse agli interventi segnalati continueranno ad essere seguite con particolare attenzione da parte del Ministero dei lavori pubblici».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999

La nuova Amministrazione comunale ha revocato la delibera di quella precedente che dava il via libera

Sebina, stop allo svincolo di Sale

La bretella era prevista a Maspiano: «Dobbiamo approfondire»

di ...

Non è una grande novità che la costruzione della nuova statale “Sebina orientale” somigli a quella del Duomo di Milano: da una parte c’è l’ormai sicurissimo slittamento dei termini per il quinto lotto, Iseo-Marone, visto che l’impresa appaltatrice chiede altri 8 miliardi e che gli appalti per le opere di completamento sicuramente porteranno altri mesi vuoti. Ora sorge anche il problema dello svincolo di Maspiano: la nuova Amministrazione di Sale ha annullato la delibero della Giunta precedente, che aveva approvato il progetto.

 

SALE MARASINO – Il sì al progetto era stato uno degli ultimi atti dell’Amministrazione Tacchini: l’approvazione era anzi avvenuta a due soli giorni dalle elezioni, l’11 giugno.

E la nuova Giunta si appiglia proprio a questo, per cominciare: «L’importanza del progetto doveva far preferire la scelta di lasciare la decisione all’amministrazione entrante, che doveva gestire la materia»; materia che «merita di essere approfondita, studiata e sottoposta anche al giudizio dei cittadini», tanto più che «fra gli interventi previsti dal progetto ve n’è almeno uno che comporta una variante al Prg e, quindi, sposta la competenza dell’approvazione al Consiglio comunale». (le frasi tra virgolette sono tutte tratte dalla nuova delibera di Giunta, datata 24 giugno e ratificata poi dal Consiglio comunale).

Sabato mattina gli amministratori, che dal canto loro [righe mancanti nella fotocopia della pagine del giornale] cittadini sul posto della “bretella”, dove un tecnico illustrerà che cosa si era previsto di fare: in particolar modo a destare perplessità è la strada in fregio al nuovo tracciato che dovrebbe collegare in quota Maspiano (Sale) con Tassano (Sulzano). La realizzazione avrebbe indiscutibilmente un impatto ambientale molto drastico.

Inutile dire che nel caso il progetto venga poi definitivamente bocciato, le sorti del già quinto lotto diverranno ancora più imprevedibili.

«Noi vogliamo solo – spiega il sindaco Ada Gasparotti – che i cittadini sappiano esattamente che cosa si sta preparando in questa zona. Per ora non abbiamo preso nessuna decisione. Questo il senso della “bocciatura” toccata alla delibera precedente, tra l’altro approvata in fretta e furia, con tre assessori presenti su cinque e senza neppure il sindaco. Certo che a Sale uno svincolo dovrà essere costruito. Dove e [il pezzo fotocopiato finisce qui].


 

 

GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999

Ed il quinto lotto rallenta ancora

di v. m.

Sulzano – Se Sale ha problemi, Sulzano non ride: il sindaco Giuseppe Ribola, messo sotto accusa perché a causare le ben note code sulla Sebina sarebbe proprio il semaforo in centro al suo paese, ribatte chiedendo agli organi di informazione un po’ di “propaganda” per velocizzare i lavori sulla statale 510.

Di fronte allo scontento dei pendolari camuni, Ribola ribadisce che il semaforo è innocente o comunque insostituibile: è attivo dalle 7 di mattina alle 17 ed è necessario per gli abitanti delle frazioni che altrimenti non riuscirebbero più ad immettersi sulla strada.

Inoltre il non funzionamento implicherebbe la presenza costante di un vigile all’incrocio e Sulzano ne ha solo uno; la Polizia stradale di Iseo e l’Anas poi, hanno la possibilità di spegnerlo quando lo ritengono opportuno. Ribola chiede quindi di cercar di sensibilizzare le istituzioni perché vengano finalmente terminati i lavori della ss 510 invece di scagliarsi contro l’Amministrazione, che ha le mani legate.

Purtroppo la costruzione della nuova Sebina incontra nuovi ostacoli: la data [manca una riga di giornale] dovrebbe essere la primavera del 2000, ma la ditta appaltatrice De Lieto ha chiesto una perizia suppletiva, del costo di 8 miliardi, perdendo sei mesi rispetto all’appalto; ora, lamentando problemi di autorizzazione da parte dell’Anas, ha anche diminuito il numero [manca una riga di giornale].

Il sindaco afferma che in questi mesi si è lavorato al 20%, perciò il 14 luglio ha deciso di scrivere una lettera all’Anas e, per conoscenza, al Prefetto di Brescia ed al presidente della Comunità montana, richiedendo informazioni sull’iter dei lavori di completamento del 5º lotto della ss 510. Anzi, ritenendo scontato che le date promesse non saranno rispettate, si sollecitano spiegazioni esaurienti da parte dell’Ente, invitato anche a partecipare ad un’assemblea pubblica indetta per settembre con lo scopo di informare tutti gli interessati sulla situazione.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 26 LUGLIO 1999

Sopralluogo nella località Maspiano, dove l’Anas vorrebbe costruire la “bretella” di raccordo

Sale, tutti a vedere lo svincolo

Una relazione tecnica sulle caratteristiche del nastro d’asfalto

di Lucia Sterni

Tutti a vedere lo svincolo di Maspiano e la “bretella” per Sulzano. O meglio: tutti a vedere il luogo dov’esso dovrebbe essere costruito. Perché, come scrivevamo nei giorni scorsi, la realizzazione del manufatto è tutt’altro che certa, dopo che l’Amministrazione salese ha revocato la delibera della precedente Giunta che dava il disco verde ai lavori, con l’intenzione di discuterne più approfonditamente. Insomma, un altro momento di dubbio sulla realizzazione della “variante” alla Statale Sebina, le cui traversie sono ben note a tutti. Il termine della primavera del 2000 per il completamento del tratto fino a Marone è ormai un’illusione, una chimera.

 

SALE MARASINO – Nella matt