rassegna stampa 1988-2005

   
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GRAFFITI DICEMBRE 1988. Di super ci sono solo i ritardi

 

GRAFFITI MARZO 1992. Il mio traforo è meglio del tuo.

 

GRAFFITI DICEMBRE 1992. Io do una superstrada a te...

 

GRAFFITI DICEMBRE 1992. Oltre a non avere la strada, c’è chi rischia il lavoro.

 

BRESCIAOGGI 19 MAGGIO 1993. Edili in campo.

 

IL GIORNO 10 GIUGNO 1993. Via libera ai cantieri stradali

 

BRESCIAOGGI 10 GIUGNO 1993. Strade, arrivano i miliardi

 

CORRIERE DELLA SERA 10 GIUGNO 1993. Roma sblocca gli appalti

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 GIUGNO 1993. Superstrada, riaprono i cantieri

 

GIORNALE DI BRESCIA 11 GIUGNO 1993. «E adesso riassumete i licenziati».

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 1994. Costa Volpino-Darfo finita entro il ‘94

 

BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE 1994. Strade senza una via d’uscita

 

BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE  1994 L’Enas assicura: «Lo svincolo di Costa Volpino si farà presto»

 

GRAFFITI OTTOBRE 1994 Viabilità: da tangentopoli a cretinopoli?

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 31 DICEMBRE 1994 Superstrada, altri 68 posti “a rischio”

 

IL GIORNO 15 GENNAIO 1995 Ss 42, si prepara la rivolta

 

BRESCIAOGGI [...] GENNAIO 1995 Licenziati i 68 operai del cantiere sulla 42

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 9 FEBBRAIO 1995 Viabilità, sabato il blocco

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 5 MARZO 1995 La statale della rivolta

 

IL GIORNO 5 MARZO 1995 Da Sulzano la marcia per la 510

 

GIORNALE DI BRESCIA 5 MARZO 1995 Grandi assenti, i sindaci

 

IL GIORNO 5 MARZO 1995 La Lovere-Toline non può attendere

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 1995 Sebina, l’ora della protesta

 

IL GIORNO 6 MARZO 1995 Protesta sì, ma niente blocchi

 

IL GIORNO 6 MARZO 1995 Sorpresa, il paese è diventato bergamasco

 

BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995 Sebina, un blocco per il lavoro

 

BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995 I cantieri chiudono per i politici corrotti

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 GIUGNO 1996 Sebina, la protesta torna nei palazzi

 

GIORNALE DELLE VALLI 15 GIUGNO 1996 Viabilità al collasso

 

GIORNALE DI BRESCIA 16 GIUGNO 1996 Statale 510: «Adesso basta».

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 GIUGNO 1996. Superstrada, torna un po’ d’ottimismo.

 

BRESCIAOGGI 20 GIUGNO 1996. Strada 42 del Tonale, un mare di problemi

 

BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 1996. Viabilità camuna, un sì e un no.

 

IL GIORNO 1 FEBBRAIO 1997. Viabilità, che desolazione!

 

L’ECO DI BERGAMO 1 FEBBRAIO 1997. Galleria, conto alla rovescia

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 FEBBRAIO 1997. Il risveglio della superstrada.

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 FEBBRAIO 1997. Un altro “boccone” di strada.

 

IL GIORNO 7 FEBBRAIO 1997. Statale 42: i lavori ripresi al più presto.

 

IL GIORNO [...] FEBBRAIO 1997. Basta con le varianti, molto meglio un traforo.

 

CORRIERE DELLA SERA 12 APRILE 1997. Duemila miliardi dall’Anas per le strade lombarde.

 

BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 1997. L’Anas toglie lo smarino.

 

BRESCIAOGGI 6 OTTOBRE 1997. Darfo e Costa Volpino si avvicinano.

 

BRESCIAOGGI 12 OTTOBRE 1997. «Sotto il Mortirolo con il treno».

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. Gli imprenditori: «Si rischia la recessione».

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. A Brescia cantieri per 1000 miliardi

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. Semaforo verde per la Valtrompia.

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. Tutte le urgenze del Broletto.

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997. PAGEREF _Toc95731423 \h63

Amministratori stanchi di ritardi, promesse e illusioni PAGEREF _Toc95731424 \h63

 

GIORNALE DI BRESCIA 23 MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731425 \h65

Strade in dirittura d’arrivo. PAGEREF _Toc95731426 \h65

 

L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731427 \h66

Costa Volpino-Darfo: si arriva in un lampo. PAGEREF _Toc95731428 \h66

 

L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731429 \h67

Cinque anni per tredici chilometri PAGEREF _Toc95731430 \h67

 

BRESCIAOGGI 25 MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731431 \h68

Viabilità, semaforo verde. PAGEREF _Toc95731432 \h68

 

IL GIORNO 25 MARZO 1998. PAGEREF _Toc95731433 \h68

Viabilità: qualche sì, parecchi no. PAGEREF _Toc95731434 \h68

 

GRAFFITI DICEMBRE 1998. PAGEREF _Toc95731435 \h70

Passaggio a Nord-Est PAGEREF _Toc95731436 \h70

 

GRAFFITI GENNAIO 1999. PAGEREF _Toc95731437 \h71

Sotto il Mortirolo, ma con il treno. PAGEREF _Toc95731438 \h71

 

GIORNALE DI BRESCIA 9 APRILE 1999. PAGEREF _Toc95731439 \h73

Strade, il Ministero fa il punto. PAGEREF _Toc95731440 \h73

 

GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999. PAGEREF _Toc95731441 \h74

Sebina, stop allo svincolo di Sale. PAGEREF _Toc95731442 \h74

 

GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999. PAGEREF _Toc95731443 \h75

Ed il quinto lotto rallenta ancora. PAGEREF _Toc95731444 \h75

 

GIORNALE DI BRESCIA 26 LUGLIO 1999. PAGEREF _Toc95731445 \h76

Sale, tutti a vedere lo svincolo. PAGEREF _Toc95731446 \h76

 

BRESCIAOGGI 4 AGOSTO 1999. PAGEREF _Toc95731447 \h77

«Svincoli? Neanche a parlarne».. PAGEREF _Toc95731448 \h77

 

GIORNALE DI BRESCIA 11 AGOSTO 1999. PAGEREF _Toc95731449 \h78

Strade: tanti cantieri, troppi ritardi PAGEREF _Toc95731450 \h78

 

IL GIORNO 26 SETTEMBRE 1999. PAGEREF _Toc95731451 \h81

Le strade subito, non alle calende greche. PAGEREF _Toc95731452 \h81

 

BRESCIAOGGI [SENZA DATA, MA SI PARLA DI “PRIMAVERA”, 1999 O 2000?]  PAGEREF _Toc95731453 \h81

Le strade subito, non alle calende greche. PAGEREF _Toc95731454 \h81

 

GIORNALE DI BRESCIA 5 NOVEMBRE 1999. PAGEREF _Toc95731455 \h83

Cavalli: «l’Anas rispetti gli impegni».. PAGEREF _Toc95731456 \h83

 

GIORNALE DI BRESCIA 3 DICEMBRE 1999. PAGEREF _Toc95731457 \h83

Svincoli di Sale Marasino: le polemiche, i confronti PAGEREF _Toc95731458 \h83

 

BRESCIAOGGI 29 GENNAIO 2000. PAGEREF _Toc95731459 \h85

Strade di Valle: Roma si “raccomanda” ma i cantieri sono a rischio. PAGEREF _Toc95731460 \h85

 

BRESCIAOGGI 17 FEBBRAIO 2000. PAGEREF _Toc95731461 \h86

Viabilità, più croce che delizia. PAGEREF _Toc95731462 \h86

 

IL GIORNO 17 FEBBRAIO 2000. PAGEREF _Toc95731463 \h86

L’Anas annaspa, la coperta è troppo corta. PAGEREF _Toc95731464 \h87

 

GIORNALE DI BRESCIA 17 FEBBRAIO 2000. PAGEREF _Toc95731465 \h88

Nuove strade Anas, avanti piano. PAGEREF _Toc95731466 \h88

 

BRESCIAOGGI 27 MARZO 2000. PAGEREF _Toc95731467 \h89

Strade camune, Formigoni promette soldi PAGEREF _Toc95731468 \h89

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 MARZO 2000. PAGEREF _Toc95731469 \h90

Formigoni da buone notizie sulle strade di Valcamonica. PAGEREF _Toc95731470 \h90

 

BRESCIAOGGI 28 MARZO 2000. PAGEREF _Toc95731471 \h91

Brutto svincolo. Ora il Broletto ascolta Spavetti PAGEREF _Toc95731472 \h91

 

BRESCIAOGGI 30 MARZO 2000. PAGEREF _Toc95731473 \h92

Ghirardi (Cgil): quelle promesse non convincono. PAGEREF _Toc95731474 \h92

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 APRILE 2000. PAGEREF _Toc95731475 \h93

Strade, arrivano 313 miliardi PAGEREF _Toc95731476 \h93

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731477 \h94

Badetto di Ceto, ci sono i soldi per la galleria. PAGEREF _Toc95731478 \h94

 

BRESCIAOGGI 13 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731479 \h94

«Servono nuovi finanziamenti per completare le opere».. PAGEREF _Toc95731480 \h94

 

IL GIORNO 17 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731481 \h95

Viabilità, 313 miliardi per una rivoluzione. PAGEREF _Toc95731482 \h95

 

GIORNALE DI BRESCIA 24 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731483 \h96

Nuova tegola sulla viabilità camuna. PAGEREF _Toc95731484 \h96

 

BRESCIAOGGI 24 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731485 \h96

Cantiere Ss 42, tutti licenziati PAGEREF _Toc95731486 \h96

 

BRESCIAOGGI 25 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731487 \h98

Ss 42, i sindaci protestano. PAGEREF _Toc95731488 \h98

 

BRESCIAOGGI 27 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731489 \h99

Cantieri fermi, aria pesante. PAGEREF _Toc95731490 \h99

 

IL GIORNO 27 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731491 \h100

A 52 operai libretto di lavoro, e lettere di licenziamento. PAGEREF _Toc95731492 \h100

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731493 \h101

Ecco i licenziamenti PAGEREF _Toc95731494 \h101

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 MAGGIO 2000. PAGEREF _Toc95731495 \h102

Tra Sulzano e Sale mancano all’appello più di 24 miliardi PAGEREF _Toc95731496 \h102

 

BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2000. PAGEREF _Toc95731497 \h103

Statale 42, i chiodi della discordia. PAGEREF _Toc95731498 \h103

 

GIORNALE DI BRESCIA 1 GIUGNO 2000. PAGEREF _Toc95731499 \h103

I sindacati: «A Capodiponte chiodi fuori norma in galleria».. PAGEREF _Toc95731500 \h103

 

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2000. PAGEREF _Toc95731501 \h104

Strade camune, la Regione lancia l’allarme. PAGEREF _Toc95731502 \h104

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2000. PAGEREF _Toc95731503 \h105

Viabilità camuna: «Ancora troppi nodi. Ora vogliamo fatti».. PAGEREF _Toc95731504 \h105

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 2000. PAGEREF _Toc95731505 \h106

Completare i cantieri aperti PAGEREF _Toc95731506 \h106

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 2000. PAGEREF _Toc95731507 \h106

Sindacati contro l’Anas: ritardi inammissibili PAGEREF _Toc95731508 \h106

 

BRESCIAOGGI 5 OTTOBRE 2000. PAGEREF _Toc95731509 \h107

Badetto, ufficiale il sì alla galleria. PAGEREF _Toc95731510 \h107

 

BRESCIAOGGI 5 OTTOBRE 2000. PAGEREF _Toc95731511 \h108

Galleria di Ceto, presto il progetto. PAGEREF _Toc95731512 \h108

 

BRESCIAOGGI 26 GENNAIO 2001. PAGEREF _Toc95731513 \h109

La “Sebina” pronta nel 2002. PAGEREF _Toc95731514 \h109

 

GIORNALE DI BRESCIA 28 MARZO 2001. PAGEREF _Toc95731515 \h110

Rovina-Toline: dovremmo esserci PAGEREF _Toc95731516 \h110

 

GIORNALE DI BRESCIA 28 MARZO 2001. PAGEREF _Toc95731517 \h111

Un vertice. Sperando che serva. PAGEREF _Toc95731518 \h111

 

BRESCIAOGGI [...] MARZO 2001. PAGEREF _Toc95731519 \h112

La statale bloccata dai “pitoti”: summit sulle soluzioni a Milano. PAGEREF _Toc95731520 \h112

 

BRESCIAOGGI 30 MARZO 2001. PAGEREF _Toc95731521 \h113

«La viabilità attuale frena le possibilità di sviluppo».. PAGEREF _Toc95731522 \h113

 

BRESCIAOGGI 6 GIUGNO 2001. PAGEREF _Toc95731523 \h114

Superstrada: l’Anas risarcisce i proprietari espropriati 27 anni fa. PAGEREF _Toc95731524 \h114

 

BRESCIAOGGI 9 GIUGNO 2001. PAGEREF _Toc95731525 \h115

«Il metrò? Fino a Pisogne».. PAGEREF _Toc95731526 \h115

 

BRESCIAOGGI 19 GIUGNO 2001. PAGEREF _Toc95731527 \h116

Sì di Cavalli al metrò camuno. PAGEREF _Toc95731528 \h116

 

BRESCIAOGGI 01 LUGLIO 2001. PAGEREF _Toc95731529 \h117

Le strade del turismo minore. PAGEREF _Toc95731530 \h117

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001. PAGEREF _Toc95731531 \h118

Nuova Sebina, l’attesa infinita. PAGEREF _Toc95731532 \h118

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001. PAGEREF _Toc95731533 \h119

«Verrà aperta solo se completa».. PAGEREF _Toc95731534 \h119

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001. PAGEREF _Toc95731535 \h119

I nodi ancora da sciogliere. PAGEREF _Toc95731536 \h119

 

GIORNALE DI BRESCIA 19 AGOSTO 2001. PAGEREF _Toc95731537 \h120

Due miliardi e mezzo per la viabilità. PAGEREF _Toc95731538 \h120

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 FEBBRAIO 2002. PAGEREF _Toc95731539 \h121

Slitta l’apertura della nuova Sebina. PAGEREF _Toc95731540 \h121

 

BRESCIAOGGI 13 FEBBRAIO 2002. PAGEREF _Toc95731541 \h122

“Sebina”, il calvario continua. PAGEREF _Toc95731542 \h122

 

L’ECO DI BERGAMO 13 FEBBRAIO 2002. PAGEREF _Toc95731543 \h123

La più pericolosa della provincia. PAGEREF _Toc95731544 \h123

 

GIORNALE DI BRESCIA 2 MARZO 2002. PAGEREF _Toc95731545 \h124

Nuova Sebina, 12 anni di guai PAGEREF _Toc95731546 \h124

 

BRESCIAOGGI 18 APRILE 2002. PAGEREF _Toc95731547 \h124

Il Gabibbo arriva in alta valle. PAGEREF _Toc95731548 \h124

 

BRESCIAOGGI 15 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731549 \h126

Presso, lo svincolo della discordia. PAGEREF _Toc95731550 \h126

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731551 \h127

Statale 42, croce della Valcamonica. PAGEREF _Toc95731552 \h127

 

BRESCIAOGGI 30 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731553 \h128

De Toni chiede certezze. PAGEREF _Toc95731554 \h128

 

BRESCIAOGGI 31 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731555 \h129

«Senza strade la Valcamonica muore».. PAGEREF _Toc95731556 \h129

 

BRESCIAOGGI 31 MAGGIO 2002. PAGEREF _Toc95731557 \h130

Un summit anche a Breno. PAGEREF _Toc95731558 \h130

 

BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731559 \h131

Strade, un cantiere di promesse. PAGEREF _Toc95731560 \h131

 

BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731561 \h132

Traforo del Mortirolo: ora c’è un coro di “sì”. PAGEREF _Toc95731562 \h132

 

BRESCIAOGGI 2 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731563 \h133

«Sebina pronta ad aprile 2003».. PAGEREF _Toc95731564 \h133

 

BRESCIAOGGI 2 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731565 \h134

Il ministro ai camuni: «il traforo del Mortirolo è indispensabile».. PAGEREF _Toc95731566 \h134

 

BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731567 \h135

Nuova Sebina, lavori a rilento. PAGEREF _Toc95731568 \h135

 

BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731569 \h135

Sindaci ottimisti a metà dopo la visita di Lunardi PAGEREF _Toc95731570 \h135

 

BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731571 \h137

«Apriremo l’asta principale».. PAGEREF _Toc95731572 \h137

 

BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731573 \h138

Strade: l’Anas fa il punto. PAGEREF _Toc95731574 \h138

 

BRESCIAOGGI 18 GIUGNO 2002. PAGEREF _Toc95731575 \h139

Per il 2003 la Provincia investe 3 milioni di euro. PAGEREF _Toc95731576 \h139

 

BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2002. PAGEREF _Toc95731577 \h140

«Ormai non abbiamo più parole».. PAGEREF _Toc95731578 \h140

 

BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2002. PAGEREF _Toc95731579 \h141

La Fnm: «per le barriere gara d’appalto in corso». Il 25 si aprono le buste  PAGEREF _Toc95731580 \h141

 

BRESCIAOGGI 13 LUGLIO 2002. PAGEREF _Toc95731581 \h142

Quei cinque passaggi a rischio. PAGEREF _Toc95731582 \h142

 

BRESCIAOGGI 21 LUGLIO 2002. PAGEREF _Toc95731583 \h143

Breno, una stazione a metà. PAGEREF _Toc95731584 \h143

 

IL GIORNO 6 AGOSTO 2002. PAGEREF _Toc95731585 \h144

Riaprono i cantieri sulla 510. PAGEREF _Toc95731586 \h144

 

BRESCIAOGGI 10 AGOSTO 2002. PAGEREF _Toc95731587 \h145

Strade, il 2003 sarà l’anno decisivo. PAGEREF _Toc95731588 \h145

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 AGOSTO 2002. PAGEREF _Toc95731589 \h147

L’Anas promette: «Tempi brevi per i cantieri».. PAGEREF _Toc95731590 \h147

 

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731591 \h148

Fondi per le strade. PAGEREF _Toc95731592 \h148

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731593 \h149

La Provincia elimina i punti pericolosi PAGEREF _Toc95731594 \h149

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731595 \h150

Berzo, una ferrovia più sicura. PAGEREF _Toc95731596 \h150

 

GIORNALE DI BRESCIA 29 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731597 \h151

Code esasperanti, disagi e proteste. PAGEREF _Toc95731598 \h151

 

BRESCIAOGGI 29 SETTEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731599 \h152

Sicurezza all’incrocio. PAGEREF _Toc95731600 \h152

 

GIORNALE DI BRESCIA 1 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731601 \h153

Fino all’ultimo euro per le strade. PAGEREF _Toc95731602 \h153

 

BRESCIAOGGI  1 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731603 \h154

Broletto, opere pubbliche per 73 milioni di euro. PAGEREF _Toc95731604 \h154

 

BRESCIAOGGI  2 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731605 \h155

Valcamonica e Garda gli investimenti maggiori per i cantieri dell’Anas. PAGEREF _Toc95731606 \h155

 

BRESCIAOGGI 23 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731607 \h156

Sebina, la variante si farà. Paratico resta inascoltata. PAGEREF _Toc95731608 \h156

 

BRESCIAOGGI 23 OTTOBRE 2002. PAGEREF _Toc95731609 \h157

Scatterà a novembre la chiusura di due strade provinciali PAGEREF _Toc95731610 \h157

 

BRESCIAOGGI 16 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731611 \h157

Stop ai treni, Breno-Edolo in bus. PAGEREF _Toc95731612 \h157

 

BRESCIAOGGI 18 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731613 \h158

Una tragedia sfiorata sulla Brescia-Edolo: il treno centra un’auto con quattro persone. PAGEREF _Toc95731614 \h158

 

BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731615 \h159

Ferrovia, la sicurezza accelera. PAGEREF _Toc95731616 \h159

 

BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731617 \h160

Il presidente Achille: «Ci auguriamo di vincere l’appalto della Regione».. PAGEREF _Toc95731618 \h160

 

BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731619 \h160

Dai ristoranti ai club, scatta la corsa ai caselli dismessi PAGEREF _Toc95731620 \h160

 

BRESCIAOGGI 26 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731621 \h161

Treno e bus con un solo gestore. PAGEREF _Toc95731622 \h161

 

BRESCIAOGGI 26 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731623 \h162

La Provincia tira la cinghia sulle spese. PAGEREF _Toc95731624 \h162

 

BRESCIAOGGI 27 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731625 \h162

Il treno arriva fino a Cedegolo. PAGEREF _Toc95731626 \h162

 

BRESCIAOGGI 27 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731627 \h163

Il treno ha chiuso con il brindisi PAGEREF _Toc95731628 \h163

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731629 \h164

«Troppi fumi in quelle gallerie».. PAGEREF _Toc95731630 \h164

 

BRESCIAOGGI 30 NOVEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731631 \h165

Treni, parte la gara per la Brescia-Edolo. PAGEREF _Toc95731632 \h165

 

GIORNALE DI BRESCIA 1 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731633 \h165

Ferrovia moderna?. PAGEREF _Toc95731634 \h165

 

BRESCIAOGGI 5 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731635 \h166

“Servizio trasporti da rivedere”. PAGEREF _Toc95731636 \h166

 

BRESCIAOGGI 6 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731637 \h166

Montisola si interroga sul futuro dei trasporti PAGEREF _Toc95731638 \h166

 

BRESCIAOGGI 6 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731639 \h167

«Fermi per tre ore senza spiegazioni».. PAGEREF _Toc95731640 \h167

 

BRESCIAOGGI 8 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731641 \h168

Montisola, quanto mi costi PAGEREF _Toc95731642 \h168

 

BRESCIAOGGI 12 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731643 \h169

Il pericolo corre in galleria. PAGEREF _Toc95731644 \h169

 

BRESCIAOGGI 13 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731645 \h170

Valeriana, grande futuro. PAGEREF _Toc95731646 \h170

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731647 \h171

Trasporto collettivo, alleanze per vincere le gare. PAGEREF _Toc95731648 \h171

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731649 \h171

Alpini e volontari riaprono le stazioni PAGEREF _Toc95731650 \h172

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731651 \h173

Una piccola chiesa nella stazione di Forno d’Allione. PAGEREF _Toc95731652 \h173

 

BRESCIAOGGI 17 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731653 \h174

Società tutta sebina, con autonomia giuridica. PAGEREF _Toc95731654 \h174

 

BRESCIAOGGI 18 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731655 \h175

Due strade tornano sicure. PAGEREF _Toc95731656 \h175

 

BRESCIAOGGI 18 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731657 \h176

Brescia-Iseo-Edolo: «è fondamentale il servizio integrato ferro-gomma».. PAGEREF _Toc95731658 \h176

 

GIORNALE DI BRESCIA 28 DICEMBRE 2002. PAGEREF _Toc95731659 \h177

Nuova società per la navigazione. PAGEREF _Toc95731660 \h177

 

BRESCIAOGGI 3 GENNAIO 2003. PAGEREF _Toc95731661 \h178

Metrò, ecco i soldi dalla Regione. PAGEREF _Toc95731662 \h178

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 GENNAIO 2003. PAGEREF _Toc95731663 \h179

Chiude per tre mesi la strada Toline-Govine. PAGEREF _Toc95731664 \h179

 

BRESCIAOGGI 4 GENNAIO 2003. PAGEREF _Toc95731665 \h180

Sul Sebino come sul Mississipi PAGEREF _Toc95731666 \h180

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731667 \h181

Le gallerie pericolose del Sebino. PAGEREF _Toc95731668 \h181

 

GIORNALE DI BRESCIA 8 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731669 \h182

Le pene della Valle per una strada che non avanza. PAGEREF _Toc95731670 \h182

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731671 \h183

«Aprirà entro l’anno il tratto Iseo-Pisogne della nuova 510».. PAGEREF _Toc95731672 \h183

 

BRESCIAOGGI 15 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731673 \h184

Sebina pronta a fine anno. PAGEREF _Toc95731674 \h184

 

BRESCIAOGGI 27 MARZO 2003. PAGEREF _Toc95731675 \h185

«Superstrada? Dal 2004».. PAGEREF _Toc95731676 \h185

 

BRESCIAOGGI 18 APRILE 2003. PAGEREF _Toc95731677 \h186

Strade camune, l’Anas conferma: tutto pronto entro l’estate del 2004. PAGEREF _Toc95731678 \h186

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 APRILE 2003. PAGEREF _Toc95731679 \h187

Si lavora alla galleria di Badetto. PAGEREF _Toc95731680 \h187

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731681 \h188

Il piano della viabilità sotto la lente dei sindaci PAGEREF _Toc95731682 \h188

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731683 \h188

Il Broletto assicura: illuminate tutte le gallerie. PAGEREF _Toc95731684 \h188

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731685 \h189

Finanziate varianti agli abitati di Capriolo, Paratico, Clusane, Adro e Chiari PAGEREF _Toc95731686 \h189

 

BRESCIAOGGI 13 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731687 \h189

Parolini annuncia: l’Anas stanzia i soldi per finire la nuova 42. PAGEREF _Toc95731688 \h189

 

BRESCIAOGGI 16 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731689 \h190

Il comitato di Badetto: «L’Anas sta pagando i terreni espropriati».. PAGEREF _Toc95731690 \h190

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 MAGGIO 2003. PAGEREF _Toc95731691 \h191

Anas, 220 milioni per la superstrada camuna. PAGEREF _Toc95731692 \h191

 

BRESCIAOGGI 5 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731693 \h192

“Tre Valli” a metà giugno. PAGEREF _Toc95731694 \h192

 

BRESCIAOGGI 6 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731695 \h193

Il Gavia apre in anticipo. PAGEREF _Toc95731696 \h193

 

BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731697 \h194

Il Gavia diventa più “sicuro”. PAGEREF _Toc95731698 \h194

 

BRESCIAOGGI 27 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731699 \h195

Viabilità, scatta la protesta. PAGEREF _Toc95731700 \h195

 

BRESCIAOGGI 27 GIUGNO 2003. PAGEREF _Toc95731701 \h196

Statali 510 e 42: due nodi da anni ancora irrisolti PAGEREF _Toc95731702 \h196

 

BRESCIAOGGI 4 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731703 \h197

Mortirolo, il traforo si farà. PAGEREF _Toc95731704 \h197

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731705 \h198

«Ferrovia che colleghi le tre valli».. PAGEREF _Toc95731706 \h198

 

BRESCIAOGGI 10 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731707 \h199

«La Sebina aperta per Natale».. PAGEREF _Toc95731708 \h199

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731709 \h200

Viabilità, avanti con trepidazione. PAGEREF _Toc95731710 \h200

 

BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731711 \h201

«Viabilità, comitato inutile».. PAGEREF _Toc95731712 \h201

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731713 \h202

Comitato, la Cgil frena. PAGEREF _Toc95731714 \h202

 

BRESCIAOGGI 15 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731715 \h203

Brescia-Edolo, sì alla gara. PAGEREF _Toc95731716 \h203

 

BRESCIAOGGI 15 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731717 \h203

Il Comitato viabilità nel mirino della Lega Nord. PAGEREF _Toc95731718 \h203

 

BRESCIAOGGI 16 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731719 \h204

Ancora polemiche sul Comitato viabilità. PAGEREF _Toc95731720 \h204

 

BRESCIAOGGI 17 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731721 \h205

Caparini è ottimista: «In tema di viabilità qualcosa è cambiato».. PAGEREF _Toc95731722 \h205

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731723 \h206

Ferrovia delle valli: un progetto nato cento anni fa. PAGEREF _Toc95731724 \h206

 

BRESCIAOGGI 19 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731725 \h207

«Viabilità: promesse da rispettare».. PAGEREF _Toc95731726 \h207

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731727 \h208

Viabilità: lettera al ministro. PAGEREF _Toc95731728 \h208

 

BRESCIAOGGI 21 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731729 \h208

La viabilità camuna. PAGEREF _Toc95731730 \h208

 

BRESCIAOGGI 22 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731731 \h209

Strade di valle, ecco le cure. PAGEREF _Toc95731732 \h209

 

BRESCIAOGGI 23 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731733 \h210

«Tutti per la strada», subito polemica. PAGEREF _Toc95731734 \h210

 

BRESCIAOGGI 25 LUGLIO 2003. PAGEREF _Toc95731735 \h211

La Lega all’attacco: «Comitato fittizio».. PAGEREF _Toc95731736 \h211

 

GIORNALE DI BRESCIA 2 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731737 \h212

“Tutti per la strada”: chiesti tempi certi per il completamento della 510 e della 42  PAGEREF _Toc95731738 \h212

 

BRESCIAOGGI 2 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731739 \h213

Viabilità, il comitato è legittimato. Confermata la marcia di settembre. PAGEREF _Toc95731740 \h213

 

BRESCIAOGGI 3 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731741 \h214

Sebina, un serpentone lungo otto chilometri PAGEREF _Toc95731742 \h214

 

BRESCIAOGGI 6 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731743 \h215

Viabilità: «La Provincia ha fatto il suo dovere».. PAGEREF _Toc95731744 \h215

 

BRESCIAOGGI 6 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731745 \h216

Viabilità: la Lega accusa il Comitato “Tutti per la strada”: «Solo propaganda»   PAGEREF _Toc95731746 \h216

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731747 \h217

Si allarga la strettoia di Cedegolo. PAGEREF _Toc95731748 \h217

 

BRESCIAOGGI 23 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731749 \h218

Traffico, il sindaco si allea al comitato. PAGEREF _Toc95731750 \h218

 

BRESCIAOGGI 24 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731751 \h219

Viabilità: ecco la mappa dei lavori in corso. PAGEREF _Toc95731752 \h219

 

GIORNALE DI BRESCIA 24 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731753 \h220

Una “stradina” allevierà i disagi per la chiusura della Iseo-Polaveno. PAGEREF _Toc95731754 \h220

 

BRESCIAOGGI 26 AGOSTO 2003. PAGEREF _Toc95731755 \h221

Pioggia di firme per le strade. PAGEREF _Toc95731756 \h221

 

BRESCIAOGGI 5 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731757 \h222

Le strade infinite: «abbiamo bisogno di tutti i cittadini e dei nostri sindaci»   PAGEREF _Toc95731758 \h222

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731759 \h223

Viabilità camuna: l’impegno dell’Anas. PAGEREF _Toc95731760 \h223

 

GIORNALE DI BRESCIA 9 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731761 \h224

Viabilità: «Tutti per la strada» a protestare. PAGEREF _Toc95731762 \h224

 

BRESCIAOGGI 11 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731763 \h225

Nuova Sebina, l’apertura entro fine anno?. PAGEREF _Toc95731764 \h225

 

BRESCIAOGGI 12 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731765 \h226

Strade, parte la “lunga marcia”. PAGEREF _Toc95731766 \h226

 

BRESCIAOGGI 12 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731767 \h227

L’assessore Parolini sicuro: tempi certi per la Sebina. PAGEREF _Toc95731768 \h227

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731769 \h228

Viabilità, parte la grande marcia. PAGEREF _Toc95731770 \h228

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731771 \h229

Tutti in marcia per aprire le strade. PAGEREF _Toc95731772 \h229

 

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731773 \h230

Darfo Boario: viabilità e Prg sotto i riflettori PAGEREF _Toc95731774 \h230

 

BRESCIAOGGI 15 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731775 \h231

Viabilità, la protesta è in marcia. PAGEREF _Toc95731776 \h231

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731777 \h232

Una marcia per la strada. PAGEREF _Toc95731778 \h232

 

GIORNALE DI BRESCIA 16 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731779 \h232

Sebino: tutti in strada “per la strada”. PAGEREF _Toc95731780 \h232

 

GIORNALE DI BRESCIA 16 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731781 \h233

Chiusa la Iseo-Polaveno. PAGEREF _Toc95731782 \h233

 

BRESCIAOGGI 17 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731783 \h234

Strade, Pisogne in marcia. PAGEREF _Toc95731784 \h234

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731785 \h235

Darfo benedice la marcia. PAGEREF _Toc95731786 \h235

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731787 \h236

I temi della “Marcia per la viabilità”. PAGEREF _Toc95731788 \h236

 

BRESCIAOGGI 19 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731789 \h237

Marcia per la strada, la benedizione dei parroci PAGEREF _Toc95731790 \h237

 

BRESCIAOGGI 20 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731791 \h237

“Tutti per la strada”, oggi la marcia finisce. PAGEREF _Toc95731792 \h237

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731793 \h238

Badetto di Ceto: e ora l’altra metà del tunnel PAGEREF _Toc95731794 \h238

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731795 \h238

Raccolte 12mila firme. PAGEREF _Toc95731796 \h238

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731797 \h239

Raccolte 12mila firme. PAGEREF _Toc95731798 \h239

 

BRESCIAOGGI 21 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731799 \h239

I marciatori per la viabilità: «Adesso è l’ora dei sindaci».. PAGEREF _Toc95731800 \h239

 

BRESCIAOGGI 21 SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731801 \h240

Abondio al corteo. Polemica a Darfo. PAGEREF _Toc95731802 \h240

 

GRAFFITI SETTEMBRE 2003. PAGEREF _Toc95731803 \h241

Un Comitato piuttosto scomodo. PAGEREF _Toc95731804 \h241

 

BRESCIAOGGI 24 SETTEMBRE 2003. Viabilità: «Ai comuni servono date certe».

 

BRESCIAOGGI 31 OTTOBRE 2003 Ventimila firme sulle strade.

 

BRESCIAOGGI 31 OTTOBRE 2003. Parolini: «La Sebina pronta a fine anno».

 

GIORNALE DI BRESCIA 31 OTTOBRE 2003 “Tutti per la strada”: 20.257 firme.

 

GRAFFITI DICEMBRE 2003. Se trent’anni vi sembran pochi.

 

BRESCIAOGGI 4 FEBBRAIO 2004 «Inaugurazione? No, grazie».

 

BRESCIAOGGI 4 FEBBRAIO 2004. Un tronco lungo 15 chilometri, più della metà in galleria.

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 FEBBRAIO 2004. Sabato 7 febbraio l’apertura della strada.

 

BRESCIAOGGI 5 FEBBRAIO 2004. Strade sicure: pronti 2,3 milioni

 

BRESCIAOGGI 5 FEBBRAIO 2004. La nuova Sebina avvicina Zone.

 

GIORNALE DI BRESCIA 5 FEBBRAIO 2004. I limiti di velocità sulla nuova Statale 510.

 

L’ECO DI BERGAMO 7 FEBBRAIO 2004. Variante pronta, Alto Sebino più vicino a Brescia.

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004. Una porta panoramica sul Sebino.

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004. Un percorso con undici gallerie

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004 Tredici anni per i tre lotti

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004 Un monumento verrà eretto nei prossimi mesi

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004 Viaggio nel cuore delle colline moreniche del lago

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 FEBBRAIO 2004 Cittadini pronti a scendere in strada

 

BRESCIAOGGI 7 FEBBRAIO 2004 La nuova “Sebina” è al taglio del nastro

 

BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004 Sebina, una strada per l’Europa

 

BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004 «Il traforo del Mortirolo si realizzerà»

 

BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004 Trent’anni fatti di speranze, dubbi, problemi e ritardi costati 162 milioni di euro 

 

BRESCIAOGGI 8 FEBBRAIO 2004 Al taglio del nastro proteste per la passerella dei politici

 

GIORNALE DI BRESCIA 8 FEBBRAIO 2004. «La nuova Sebina, una porta aperta verso l’Europa»

 

GIORNALE DI BRESCIA 8 FEBBRAIO 2004 Politici ed amministratori soddisfatti: caduta una barriera per lo sviluppo 

 

BRESCIAOGGI 10 FEBBRAIO 2004 Nuova Sebina, distanze accorciate

 

BRESCIAOGGI 11 FEBBRAIO 2004 La Statale Sebina

 

GIORNALE DI BRESCIA 12 FEBBRAIO 2004. Battello, ferrovia, strada: l’ardua risalita del Sebino.

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2004. Nuova statale, un altro tassello.

 

BRESCIAOGGI 23 GENNAIO 2005. Nuova Statale 42, l’Anas aggiudica altri cantieri

 

GIORNALE DI BRESCIA 23 GENNAIO 2005. Capodiponte-Berzo Demo: aggiudicati gli appalti

 

GIORNALE DI BRESCIA 9 FEBBRAIO 2005. Bretella di 8 chilometri per liberare dal traffico l’area del Basso Sebino.


 

 

GRAFFITI DICEMBRE 1988

Superstrada: partiti all’inizio dell’87 con la revisione del progetto Capodiponte-Cedegolo, alla fine dell’88 manca ancora l’elaborato tecnico

Di super ci sono solo i ritardi

di Bruno Bonafini

Non c’è convegno in cui la pessima viabilità camuna non sia messa sotto accusa. E giustamente, sia chiaro. Quanta parte infatti delle nostre difficoltà economiche è conseguenza di collegamenti viari (le strade statali verso Brescia e Bergamo) rimasti agli standards degli anni Cinquanta, così da caricare di costi impropri l’industria e da penalizzare il turismo, che non può convivere con il caos e le lunghe code? Insomma, lo stato delle strade è insieme causa e simbolo della nostra marginalità economica e, di riflesso, anche della inadeguatezza politica di chi ci ha governato negli ultimi decenni: la Dc prima di tutto, il Psi in secondo luogo; partito quest’ultimo che, se pur ci ricorda con il suo senatore come la Valle abbia già perso troppe partite, dimentica facilmente che nella “squadra battuta” non pochi giocatori portavano la maglia del garofano.

Ma torniamo alle strade, problema dei problemi. Che novità ci portano gli ultimi anni? Le notizie di stampa e Tv sono spesso state infondatamente buone, talora trionfanti: dopo i mitici dodici chilometri della Darfo-Breno, vera opera ciclopica del regime, molti lotti hanno avuto il progetto aggiornato (il primo era degli anni Settanta) e sono stati annunciati come ormai in dirittura... di finanziamenti e di appalto. Troppo rispetto a quanto i camuni continuano a vedere (meglio a non vedere). Poco davvero se si considera che la congiuntura nazionale è stata per molti aspetti favorevole, visto che i piani nazionali di spesa per la viabilità lasciavano spesso residui attivi e quindi disponibilità per chi avesse progetti immediatamente realizzabili.

Nel poco realizzato non mancano irrazionalità e disfunzioni: si va dai quasi due anni di ritardo nell’aprire i cantieri della Lovere-Pianico (poi presto interrotta), alla lunga attesa di collaudo della Camignone-Iseo, da mesi pronta ma non utilizzabile, o ancora agli incredibili 20 miliardi dell’estate ’87 per la strada del Gavia, statale di impareggiabile panorama e dai tanti bisogni, ma non certamente prioritaria rispetto a quella del fondovalle, strada di nostra quotidiana tribolazione.

Per giungere infine alla vicenda ultima del tratto di superstrada (il 6º lotto) per il superamento della strozzatura di Cedegolo. Per usufruire di un quasi certo finanziamento statale si decide per un rapido aggiornamento del vecchio progetto: 100 milioni se ne vanno così tra una perizia geologica ed un nuovo elaborato tecnico del tratto Sellero-Cedegolo. A studio concluso ci si rende conto che il tratto verso Sellero risulta troppo elevato rispetto al piano stradale (una decina di metri): l’opera risulterebbe inutilizzabile senza il precedente 5º lotto, a meno di costruire un difficile e costoso raccordo.

Il tutto trova finalmente soluzione con l’ipotesi di unificare 5º e 6º lotto in una galleria di ben 5 chilometri che parte da Capodiponte ed esce a nord di Cedegolo. Progetto accettabile, anche se tardivo rispetto ai costi già sostenuti.

La decisione formale di procedere in tale direzione viene assunta in Comunità montana nel marzo ’88, presenti anche i sindaci della media e alta Valle. Ma nonostante l’urgenza proclamata tutto si blocca di fronte alla scelta dello studio tecnico a cui commissionare il nuovo appetitoso progetto. La crisi progressiva che sta maturando da mesi in Comunità montana coinvolge anche questo problema: trascorrono così i mesi senza una scelta.

Partiti all’inizio dell’97 con la revisione del vecchio progetto, ci troviamo a novembre ’88 ancora privi dell’indispensabile elaborato tecnico.

Rimarranno ancora disponibili i finanziamenti nazionali? Nel frattempo non mancheranno i convegni e le accorate perorazioni dei nostri notabili Dc sulla necessità per la Valle di una viabilità all’altezza dei tempi.

 


 

GRAFFITI MARZO 1992

Miracolo di tempi elettorali

Il mio traforo è meglio del tuo

Il traforo del Mortirolo torna al centro del dibattito politico-amministrativo camuno

di Bruno Bonafini

Non è la programmazione a decidere in Italia ciò che si realizza o non si realizza. Anzi, se preceduti da una cert’aria di improbabilità, certi “cadeaux” elettorali fanno ancora più effetto.

E così, a novembre ’91 (periodo elettorale per Brescia città), il consiglio d’amministrazione dell’Anas, presieduto dal ministro Prandini, decide per la zona un sostanzioso pacchetto di interventi, tra questi il progetto di massima del traforo del Mortirolo e l’impegno allo stanziamento di 75 miliardi per il preforo. Il comune di Edolo, gennaio ’92, approva il documento di massima: altre realtà (gli enti locali del versante valtellinese) compiono o si preparano a compiere scelte analoghe.

Contemporaneamente alcuni pongono il problema della viabilità ferroviaria, chi sostenendo il doppio tunnel, per gomma e ferro, chi proponendo la priorità per il secondo. Quest’ultima ipotesi presenta a suo favore alcuni dati non trascurabili. Il collegamento ferroviario tra le valli alpine del Nord è già stato oggetto di valutazioni positive da varie parti “pubbliche”: ne parla il Piano regionale per il riassetto e lo sviluppo della Valtellina; trova gradimento tra gli enti pubblici del Trentino (collegamento con la Malè-Trento); e sembra che nella vicina Svizzera venga apprezzata la possibilità di collegare l’Engadina con la rete italiana (Bellinzona-Colico). Per la Valle Camonica si aprirebbe la possibilità, tramite la Valtellina, di collegarsi ad un sistema che raccorda tutte le valli alpine e di snellire comunicazione e raccordo verso la rete nazionale della Lombardia. Tutto ciò implicherebbe l’elettrificazione di tutto il tratto Brescia-Edolo della Snft, con i vantaggi che ne conseguono.

La stessa Regione Lombardia ha prodotto in un recente studio un’analisi del complessivo sistema di collegamento ferroviario della zona alpina. Non altrettanto “istruito” è il problema per quanto riguarda il collegamento stradale. Un traforo solo stradale non sembra attualmente di particolare interesse.

Se l’intervento è visto solo nella funzione di collegamento intervallivo, i benefici sull’economia delle due valli sono tutti da dimostrare, e d’altronde ancora nessuno ha calcolato i flussi attuali, le conseguenze future ed i benefici eventuali (e con quale ricaduta rispetto alle due zone). Se l’intervento invece si presenta come prima fase di un piano di grande viabilità internazionale, allora non si possono trascurare alcuni gravi interrogativi. Interrogativi che nascono dai seguenti dati di fatto:

*      la programmazione nazionale e internazionale ha mostrato in varie occasioni di non ritenere opportuna la scelta, la cui utilità è ormai venuta meno per il realizzarsi di altri collegamenti;

*      la Regione Trentino-Alto Adige e la Provincia di Bolzano hanno in più occasioni respinto l’ipotesi di traforo dello Stelvio e di massicci interventi in Val Venosta per la viabilità internazionale;

*      la viabilità della Valle Camonica è del tutto inadeguata a sopportare un traffico internazionale (che sarebbe costituito anche da un notevole numero di mezzi pesanti), anche ammettendo un rapido completamento della superstrada (che nei tratti realizzati si mostra speso insufficiente già ora).

Per chi vive in Valle e misura la qualità della vita con altri parametri piuttosto che con i metri quadrati di asfalto, l’ultimo punto è particolarmente importante. I facili entusiasmi dovrebbero infatti misurarsi con quanto si verifica periodicamente, ad esempio, prima e dopo il Brennero, dove l’intensità del traffico di mezzi pesanti esaspera chi vive e chi amministra quei luoghi. Trasformare la valle in un budello invivibile di fumi, di rumori e di automezzi non sembra una scelta lungimirante, né per la gente né per gli operatori economici e turistici. Per questi ultimi la valle ha altri valori su cui puntare.

D’altronde, i costi finanziari di un tale progetto di grande viabilità rendono poco credibile una politica del “fatto compiuto”, quella di chi dice: «Facciamo il primo passo, e così costringeremo gli altri a fare il resto». Ci sono di mezzo decisioni internazionali, stanziamenti di migliaia di miliardi e probabilmente questioni ecologiche-naturalistiche non piccole (Parco dello Stelvio).

Insomma, che dire della questione nel suo complesso? Noi continuiamo a credere che i problemi della viabilità in Valle nell’immediato e nel medio periodo non presentino una “priorità Mortirolo”.

Nonostante le importanti decisioni su molti tratti della superstrada, molto resta e rimarrà ancora per una decente viabilità di fondovalle (nei tratti dismessi o di futura dismissione; la viabilità di mezza costa; quella verso i passi...).

Così come molto resta da fare per una rete ferroviaria moderna, e proprio per questo ha una innegabile razionalità l’indicazione di un traforo ferroviario del Mortirolo, scelta che aprirebbe prospettive e funzioni nuove per la nostra rete e che comporterebbe una sua reale modernizzazione.

É un’ipotesi, quest’ultima, certamente di minor fascino, per questo il suo destino in un momento elettorale è quello di apparire piccola piccola. Ma se le elezioni mostrassero che la gente è stanca di “sparate” elettoralistiche, e desse il segno che razionalità e rigore sono ancora graditi?

 

 

GRAFFITI DICEMBRE 1992

Io do una superstrada a te...

di Guido Cenini

I giornali locali ripetono ormai con sistematica periodicità i soliti titoli: «I lavori della nuova 510, Sebina orientale, sono fermi»; «I cantieri smobilitano»; «I piloni restano pinnacoli nel deserto»; «Mancano i soldi per le perizie suppletive»; «Le varianti in corso d’opera non sono state finanziate»...

Purtroppo la stampa bresciana, di qualunque area essa sia, si ferma qui, cercando le conseguenze, gli effetti e i piagnistei di sindaci ed assessori. Manca ovunque l’analisi fredda e lucida delle cause, del perché siamo arrivati alla paralisi dei cantieri senza aver portato a termine la realizzazione della superstrada sebino-camuna. Sono cause politiche, non tecniche! In Valle Camonica è avvenuto esattamente quello che in certe regioni accadeva quando diventava ministro il potente boss locale, e tutti i concittadini finivano in Posta, oppure i soldi dell’Anas finivano in tante strade e stradine (oggi li chiamano “voti di scambio”).

Noi bresciani, in questi ultimi anni, abbiamo avuto un ministro “assistenzialista” che in campagna elettorale ha distribuito strade a tutti, soprattutto laddove c’erano i fedeli servitori, senza tener conto delle priorità oggettive, delle emergenze, delle aspettative. Solo che la Valle non ha bisogno di “meridionalizzarsi”, di clientelismo, di assistenzialismo, né di elemosine elettorali. Come cittadini dello stato italiano rivendichiamo dei diritti sacrosanti. La superstrada deve essere costruita al di là del ministro di turno, deve essere realizzata per la marginalità territoriale del comprensorio camuno rispetto ai grandi traffici nazionali ed europei e rispetto alle località centrali.  Chi ci nega questo diritto lo fa perché ci vuole elargire favori. La nuova statale è ferma perché un ministro ci ha compiacevolmente elargito un favore. Noi rivendichiamo uno stato di diritto.

 

 

GRAFFITI DICEMBRE 1992

Oltre a non avere la strada, c’è chi rischia il lavoro

di Franco Regazzoli

«A Edolo a cento all’ora entro due anni», tuonava l’allora ministro dei Lavori pubblici, Giovanni Prandini, all’apertura dei cantieri della nuova Sebina. Personalmente credo non ci abbia creduto nessuno, e aggiungo che ne passeranno ancora più di due per rendere percorribile la nuova superstrada. A tutt’oggi, infatti, la situazione dei cantieri è allarmante: il 4º lotto (cantiere di Iseo) è parzialmente fermo in seguito a disposizioni Anas, con la conseguente messa in Cassa integrazione di 40 operai. Il 5º lotto (cantiere di Sulzano), affidato al consorzio di imprese Sicalf-Follioley, è addirittura fermo e molto probabilmente si dovrà rifare la gara d’appalto (personalmente mi sono sempre chiesto se un appalto di tale portata poteva essere affidato ad una impresa che era praticamente in stato prefallimentare).

La situazione non cambia sugli altri lotti: 30 operai in Cassa integrazione sul 6º lotto, e le avvisaglie di crisi già si intravedono sul 7º e 8º lotto. Per quanto riguarda il 5º e 6º lotto (Capodiponte-Berzo Demo), nonostante le assicurazioni fatte dal capo del compartimento Anas di Milano, ing. Michele Minenna, registriamo un ritardo di sei mesi rispetto alla data di affidamento dei lavori, e nonostante questo l’impresa non sembra avere alcuna fretta di iniziare. La situazione non è molto diversa nel cantiere di Lovere, dove l’impresa Secol lavora da oltre sei anni: dei 110 operai in forza ne sono rimasti una quarantina.

Concludendo, per i 550 operai occupati il futuro non è per niente roseo, ed Edolo è ancora lontano.

 


 

BRESCIAOGGI 19 MAGGIO 1993

Sale Marasino. Seicento posti a rischio sulla Sebina

Edili in campo

Corteo per far riaprire i cantieri. La manifestazione fissata per il 31, mentre scattano 73 licenziamenti alla Iseo Scarl

di Giuseppe Zani

Alla fine il dado è stato tratto: il blocco della vecchia Sebina orientale, per premere su Roma affinché vengano rifinanziati i lavori sull’intera asta della nuova 510, si farà il 31 maggio prossimo. Si tratterà, tuttavia, non di un’occupazione della sede stradale in punti prefissati, bensì di un corteo di lavoratori, sindaci e cittadini del comprensorio che si snoderà in mattinata da Sulzano a Sale Marasino e rallenterà il traffico quel tanto che serve a distribuire volantini e a informare i passanti sui motivi della singolare forma di protesta.

Lo ha annunciato ieri, nella sede della Comunità montana del Sebino bresciano, a Sale Marasino, la Federazione lavoratori delle costruzioni, affiancata dai massimi esponenti delle confederazioni sindacali a livello provinciale. In sala, a rappresentare le istituzioni, il presidente della Comunità montana, Zaccaria Almici. Fuori, una specie di presidio, con bandiere rosse e striscioni, improvvisato dai 73 operai della Iseo Scarl che hanno ricevuto in questi giorni il preavviso di licenziamento: scatterà venerdì 21. E sono stati proprio questi operai a trasformare l’incontro dei sindacati con la stampa in una sorta di assemblea al calor bianco.

Di là del tavolo Tullio Clementi della Fillea-Cgil, Roberto Ravelli della Cisl confederale, Lorenzo Corradini della Feneal-Uil, Angelo Zanelli della Uil confederale, a battersi per una strategia che mobiliti attorno ai posti di lavoro cancellati nei cantieri della 510 anche le forze sociali e istituzionali che nella realizzazione della superstrada hanno sempre indicato uno strumento per il rilancio dell’economia dell’intera zona. Di qua i licenziati dalla Iseo Scarl a chiedere iniziative incisive subito, telegrammi al prefetto e al ministro Merloni e blocco ad oltranza della litoranea. «Abbiamo fretta, non possiamo aspettare il 31 maggio», incalzano.

Clementi dura non poca fatica a dimostrare che «la partita vera è molto più alta». In gioco, a suo dire, c’è il posto di lavoro per 600 edili lungo i sei lotti delle statali 510 e 42. Occorre perciò, insiste Clementi, non solo «coniugare il problema drammatico di chi rischia oggi la disoccupazione coi temi di respiro più generale», ma anche «non rischiare l’isolamento, costruendo attorno alla categoria un largo fronte di solidarietà».

Analoghe considerazioni svolgono Ravelli e Zanelli. Alla stanza del ministro Merloni, secondo loro, non si arriva contrapponendo gli interessi degli edili della 510 agli interessi dei lavoratori della Valcamonica, già provati da un’emergenza occupazionale drammatica.

In apertura, Corradini aveva dato notizia che anche i cantieri della Irces 55 e Secol, sul IV lotto Iseo-Sulzano, alzeranno bandiera bianca a fine mese. «Almeno si imponesse l’avvio dei lotti V e VI della 42, Capodiponte-Berzo Demo, già assegnati all’impresa romana Cosiac e finanziati – aveva caldeggiato Franco Regazzoli della Fillea-Cgil –. Servirebbe ad allentare la morsa della recessione».

Alla fine, Clementi ha cercato  forse trovato un terreno d’intesa coi licenziati della Iseo Scarl: stamane si terrà un’assemblea al cantiere di Vello, telegrammi di protesta saranno spediti in varie direzioni e diventerà permanente il presidio davanti alla sede della Comunità montana.


 

 

IL GIORNO 10 GIUGNO 1993

Erano rimasti bloccati per mancanza di finanziamenti

Via libera ai cantieri stradali

Una settantina di miliardi consentiranno la ripresa. Affrontato anche il problema della cassa integrazione

di Salvatore Spatola

Via libera per i cantieri edili sulle statali bresciane e bergamasche rimasti bloccati per mancanza di finanziamenti e per il caos creato da Tangentopoli.

Ieri, presso gli uffici Anas di Roma – alla presenza dei rappresentanti sindacali del comprensorio camuno-sebino, Domenico Ghirardi e Franco Regazzoli della Fillea-Cgil e Graziano Formentelli della Filca-Cisl e del segretario provinciale ella Feneal, Corradini – l’ing. Costantini, capo compartimento Anas di Milano, ha comunicato che una settantina di miliardi consentiranno di riprendere le opere interrotte sulle statali 5 10 Sebina orientale, 42 del Tonale e della Mendola, 39 Edolo-Aprica e 469 Urago d’Oglio-Sarnico, meglio conosciuta come 45 bis.

L’Anas capitolina ha assicurato che il decreto legge che consente il riavvio dei lavori attualmente bloccati è stato approvato dal Consiglio dei ministri, e che nei prossimi giorni sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

I finanziamenti messi in moto sono circa 70 miliardi, metà di quanto occorre per ultimare tutti i lavori e risolvere uno dei problemi più gravi, quello della viabilità, per lo sviluppo soprattutto del Sebino e della Valcamonica.

Lotto per lotto, i miliardi che rivitalizzeranno i vari cantieri sono così distribuiti: Ss 510, lotto IV, Iseo-Sulzano, imprese Irces 55 e Secol, 22 miliardi; VI lotto, Marone-Toline, impresa De Lieto-Donati, 8 miliardi 57 milioni; VII lotto, Toline-Pisogne, impresa Cogefar, 3 miliardi 947 milioni; VIII lotto, Pisogne-Darfo, impresa Carena, 2 miliardi 700 milioni.

Per questa strada resta sospesa ogni iniziativa sul V lotto, Sulzano-Marone, perché l’azienda è in amministrazione controllata.

Per la Ss 42, variante di Costa Volpino, impresa Secol, il finanziamento è di 4 miliardi 271.850 lire.

Per la Edolo-Aprica, impresa Bregoli, è stato deliberato un appalto di 8 miliardi 123 milioni. Su questa statale, per la variante di Corteno Golgi, dal Km 15 al Km 28, sono previsti pure 2 miliardi 125 milioni. Sulla 45 bis, per il lotto III del primo stralcio, sono stati deliberati 18 miliardi 895 milioni.

Durante l’incontro è stato affrontato il problema della casa integrazione che, per questo settore, non può superare i 300 giorni.

Sono diverse centinaia i lavoratori che sono stati licenziati o posti in casa integrazione, rischiando così, se non si trova un sollecito stratagemma, di perdere il posto di lavoro.

Di questo e dei problemi legati ai lavori sul tratto della Ss 42 Capodiponte-Berzo Demo, fermo per l’esistenza di un palo Enel che blocca l’inizio delle opere in galleria e per le difficoltà che si prospettano per i cinque chilometri di galleria in progetto, si discuterà il prossimo 17 giugno in un nuovo incontro che le parti avranno presso l’Anas di Milano.


 

 

BRESCIAOGGI 10 GIUGNO 1993

Il consiglio dei ministri ha stanziato 87mila milioni per il completamento delle arterie bresciane. Garantita la Cig per gli operai “fuori organico”

Strade, arrivano i miliardi

Il sindacato esulta: «La grande marcia degli edili ha sbloccato la situazione»

di Giuseppe Zani

Torna a fluire il denaro pubblico sulle arterie a scorrimento veloce lasciate a mezzo nel Bresciano.

La notizia è di fonte sindacale giunge direttamente da Roma. Sono in arrivo – sulle aste delle varianti alle statali 510 (Sebina orientale), 42 (Tonale e Mendola), 45 bis (Virle Tre Ponti-Tormini), 469 (Urago d’Oglio-Sarnico) e 39 (Edolo-Aprica) – circa 87 miliardi e 350 milioni, stanziati con decreto approvato dal Consiglio dei ministri giusto in questi giorni e in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Si tratta di soldi che con ogni probabilità non basteranno ad ultimare le opere avviate o già a buon punto; ma che in ogni caso porteranno una boccata d’ossigeno nei cantieri, temporaneamente chiusi o agonizzanti, disseminati lungo le statali in ammodernamento sopra citate.

«Le pressioni del sindacato e la marcia di protesta degli edili, attuata il 31 maggio scorso tra Sulzano e Sale Marasino, hanno prodotto questo primo risultato: gli impegni assunti oggi dicono che c’è la volontà di sbloccare i lavori», fa sapere dalla capitale Domenico Ghirardi, segretario della Fillea-Cgil per il comprensorio Sebino-Camuno.

A Roma Ghirardi – affiancato dai colleghi Franco Regazzoli della Fillea-Cgil, Graziano Formentelli della Filca-Cisl e Lorenzo Corradini della Feneal-Uil, oltre che da alcuni esponenti delle tre sigle di categoria a livello regionale e nazionale – ha ieri incontrato, nella sede dell’Anas, il direttore generale della sede centrale dell’Anas, il direttore generale dell’azienda di Stato, dottoressa Cercello, e il capo compartimentale di Milano, ingegner Costantini.

«Se da un lato ci è stato assicurato che la machina delle procedure burocratiche si rimetterà prontamente in moto – racconta Ghirardi – dall’altro ci è stata fornita tutta una serie di dettagli circa la nuova copertura finanziaria decisa dal Consiglio dei ministri».

Ecco i soldi che sono stati stanziati –in aggiunta all’importo dell’appalto – per il completamento della nuova 510 da Iseo a Darfo: IV lotto Iseo-Sulzano, assegnatarie le imprese Irces55 e Secol, 22 miliardi; VI lotto Marone-Toline, imprese De Lieto e Donati, 8 miliardi e 507 milioni; VII lotto Toline-Pisogne, dite Cogefar-Impresit, 3 miliardi e 947 milioni; VIII lotto Pisogne-Darfo, ditta Carena, 2 miliardi e 710 milioni.

Per la cosiddetta “variante di Costa Volpino”, sulla statale 42, invece, altri 4 miliardi e 271 milioni.

Il lettore attento avrà forse notato che non s’è fatta menzione del V lotto della 510, Sulzano-Sale Marasino, e dei lotti V e VI della 42, Capodiponte Berzo Demo. Il primo è fermo dall’ottobre scorso – in seguito alla messa in amministrazione controllata dell’impresa mandataria, la Sicaf di Roma, e al successivo lancio della spugna da parte della Follioley di Pisogne – e andrà riappaltato. I secondi, già assegnati all’impresa romana Cosiac e interamente finanziati, non sono praticamente mai partiti.

«Due questioni che abbiamo sottoposto alla dottoressa Cercello chiedendo, da una parte, che l’avvocatura dello Stato sciolga in fretta i nodi giuridici inerenti il tratto Sulzano-Sale Marasino e, dall’altra, che l’Anas non tolleri che altre scuse pretestuose rinviino l’inizio effettivo dei lavori tra Capodiponte e Berzo Demo», continua Ghirardi.

Del resto, assicura il segretario comprensoriale della Fillea-Cgil, il sindacato non abbasserà la guardia nei prossimi giorni; vigilerà, anzi, affinché l’Anas alle promesse faccia seguire i fatti. Un incontro, a questo proposito, è già stato fissato a Milano per il prossimo 17 giugno.

Soldi aggiuntivi, si diceva, sono stati pure stanziati per il primo stralcio del III loto della 45 bis, Virle Tre Ponti-Tormini: 18 miliardi e 805 milioni; per la 469, Urago d’Oglio-Sarnico: 16 miliardi e 800 milioni; per la 39, Edolo-Aprica: 8 miliardi per l’intero tracciato e 2 miliardi e 225 milioni per la variante di Corteno Golgi.

«Non possiamo che esprimere un giudizio parzialmente positivo – sintetizza in conclusione Ghirardi – Abbiamo infatti ottenuto non solo che la maggior parte dei cantieri torni a girare a regime, ma anche che sia estesa agli edili in forza sulle arterie bresciane la cassa integrazione nella misura già prevista per chi è impegnato nella realizzazione delle cosiddette “grandi opere”.

 

 

 

CORRIERE DELLA SERA 10 GIUGNO 1993

L’Anas rifinanzia le varianti di Brescia e Bergamo

Roma sblocca gli appalti

Ma in Valtellina fermi i cantieri

di Enzo Iacono

BRESCIA – Via libera da Roma alle varianti delle statali bresciane e bergamasche bloccate dagli scandali: ieri, mentre i lavoratori della Valtellina invadevano per protesta la statale 38, l’Anas ha annunciato la riapertura di molti cantieri. E per centinaia di operai si allontana l’incubo del licenziamento.

Il decreto legge che rifinanzia i lavori sarà pubblicato nei prossimi giorni sulla Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento è stato messo a punto nella capitale in un incontro con i sindacati di categoria. Per l’area del Sebino e della Valcamonica erano presenti i dirigenti di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal. Per l’Anas di Milano c’erano il capo compartimento, ingegner Costantini.

Sulla statale 510, per il quarto lotto Iseo-Sulzano sono stati assegnati 22 miliardi alle imprese Secol e Irces55; per il sesto Marone-Toline l’azienda De Lieto-Donati ha ricevuto 8 miliardi e 57 milioni; per il settimo Toline-Pisogne la Cogefar ha ottenuto 3 miliardi e 947 milioni; per l’ottavo Pisogne-Darfo la Carena incasserà 2 miliardi e 710 milioni. Rimane in sospeso il quinto lotto Sulzano-Marone, perché la ditta Follioley è in amministrazione controllata, ma c’è già l’impegno a riappaltare i lavori.

Fermo anche il tratto Capodiponte-Berzo Demo della statale 2 bergamasca, dove sono già sicuri i 4 miliardi alla Secol per la variante di Costa Volpino.

Per la 39 Edolo-Aprica è stato deliberato un appalto di 8 miliardi e 123 milioni. E per il primo lotto della variante di Corteno Golgi (13 chilometri) sono in arrivo altri 2 miliardi e 825 milioni. Mentre sulla 469, per il terzo tronco del primo stralcio da Urago d’Oglio a Sarnico, sono pronti quasi 19 miliardi.

«A conti fatti – dice Domenico Ghirardi (Cgil) – nel bresciano sono stati sbloccati lavori per circa 70 miliardi, rispetto ai 150 necessari per ultimare tutte le opere. Ora chiediamo di garantire la riassunzione a chi è rimasto senza cassa integrazione». Nell’edilizia, questo “ammortizzatore” non può superare i tre mesi. Il 17 giugno nuovo vertice tra sindacati e Anas a Milano.

Più complesso il problema dei lavori affidati a trattativa privata, soprattutto in Valtellina: si attende un decreto del ministero dei Lavori pubblici per riappaltare le opere con gare “trasparenti” e aperte a tutte le imprese.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 GIUGNO 1993

I sindacalisti son tornati da Roma con una promessa dell’Anas: finanziamenti per 87 miliardi

Superstrada, riaprono i cantieri

68 miliardi per l’area sebina e camuna, 19 per la “45 bis”

di Giuseppe Antonioli

VALCAMONICA – La lunga notte potrebbe essere vicina all’alba. Ieri a Roma i sindacalisti bresciani (soprattutto camuni) hanno avuto la buona notizia. A discutere con la direttrice generale facente funzione dell’Anas, dottoressa Cercello e con un dirigente dell’Anas di Milano, Costini,[1] erano scesi Domenico Ghirardi e Franco Regazzoli della Cgil, Formentelli della Cisl e Corradini della Uil. Alla fine, come ci spiega Ghirardi, la loro soddisfazione era notevole, anche se «come San Tommaso siamo sospettosi: vogliamo vedere attuate queste premesse prima di abbassare la guardia».

Sessantotto miliardi, si diceva, solo per l’area sebino-camuna, per riaprire i cantieri chiusi e far riprendere il lavoro alle centinaia di operai licenziati o in cassa integrazione. Risaliamo la valle, lotto per lotto, ancora una volta. Ma finalmente il nostro viaggio non è solo un pellegrinaggio fra le sciagure.

Per il quarto lotto (svincolo di Iseo, appaltato a Secol, Irces55 e Chini & Tedeschi) arriveranno 22 miliardi. Il sesto lotto, Marone-Toline (vi lavoravano la De Lieto-Donati e la S.Co.Ge. Sud) avrà 8 miliardi e 157 milioni. Il settimo, sempre sulla “510”, il Toline-Pisogne (Pisogne Scarl e alcune imprese consorziate), avrà circa quattro miliardi, mentre 2.710 milioni andranno all’ottavo, Pisogne-Darfo (impresa Carena). Un solo cantiere interessato, per ora, per quanto riguarda la “42”. Il cantiere della Secol nel tratto di Costa Volpino riceverà 4.271 milioni.

Ma detto del bene, veniamo ai problemi ancora aperti: quelli eterni del quinto lotto della 510, Sulzano-Sale, e della Capodiponte-Berzo Demo, sulla “42”. Nel primo caso si dovrà procedere ad un riappalto dei lavori, ma anche qui si potrebbero accelerare i tempi: il 17 giugno è in programma su questo argomento un incontro a Milano fra i sindacalisti e i dirigenti Anas lombardi. Nell’altro caso, pure, ci sono state a Roma assicurazioni che i lavori verranno avviati. Staremo a vedere come e quando.

Per restare in tema camuno dobbiamo dire poi che oltre dieci miliardi sono in arrivo per la statale 39 dell’Aprica: 8 miliardi al cantiere della ditta Bregoli, tra Corteno ed Edolo, e 2.825 milioni per la realizzazione della variante di Corteno, in galleria. Chiudiamo con i 18.800 milioni per il primo lotto della Urago-Sarnico (statale Sebina occidentale, la “469”), mentre, in area gardesana, segnaliamo i quasi 19 miliardi per il terzo lotto, primo stralcio, della “45 bis”. Per portare a compimento tutti i lavori tra Sebino e Valcamonica servirebbero 150 miliardi. Quasi 70 sono in arrivo: non è un passo da poco.

 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 11 GIUGNO 1993

Ottimismo con qualche cautela dopo la promessa dell’Anas di sostanziosi stanziamenti per i cantieri della superstrada

«E adesso riassumete i licenziati»

Il 17 nuovo incontro a Milano: ci sono ancora due lotti bloccati

di Paolo Piccoli

LAGO D’ISEO – Si fa più sostenuta la speranza di una rapida riapertura dei cantieri della nuova Sebina 510 e della 42 che sale in Valcamonica. Dopo l’avviso di uno stanziamento di una buona scorta di miliardi (87: 64 per la Sebina camuna e 19 per la 45 bis) dall’ufficio centrale dell’Anas romana, i sindaci si preparano a una serie di incontri con le diverse imprese appaltatrici dei lavori perché “tengano duro”, rimandino insomma, dove è ancora possibile, il licenziamento dei lavoratori (quei pochi) che sono rimasti in cantiere nonostante le tempeste. Non possiamo sapere se è stata la manifestazione di protesta sulla Sebina orientale di una decina di giorni fa, quando un centinaio di operai che vedevano come un miraggio il posto di lavoro hanno rallentato per circa un’ora il traffico, o gli insistenti incontri dei rappresentanti di categoria con il prefetto perché facesse da tramite con il palazzo dei dicasteri, ma, di fatto, i responsabili dell’Anas hanno dato, almeno sulla carta ma in maniera ufficiale, una disponibilità al rifinanziamento delle opere realizzate per più del 60% sull’opera totale. Una boccata di ossigeno che rianima non solo i lavoratori, ma l’intera popolazione di questa fetta di provincia che negli ultimi mesi assisteva impotente alle opere rimaste a mezz’aria.

Il “Grande progetto” sembra essersi svegliato e, come dicevamo nell’edizione di ieri, i miliardi promessi non dovrebbero farsi attendere. Così, per il quarto lotto (svincolo di Iseo, appaltato a Secol, Irces e Chini & Tedeschi) si attendono 22 miliardi; per il sesto lotto, Marone-Toline (vi lavoravano la De Lieto-Donati e la S.Co.Ge. Sud) poco meno della metà, 8 miliardi e 157 milioni. Quattro miliardi è invece la cifra promessa al settimo lotto Toline-Pisogne (Pisogne Scarl e alcune imprese consorziate) e 2.710 milioni quella assegnata all’ottavo, Pisogne-Darfo (impresa Carena). Sulla “42” è invece solo uno il cantiere coinvolto nella tornata di rifinanziamento: quello in cui è all’opera la Secolo, nel tratto di Costa Volpino, che dovrebbe rianimarsi con 4.271 milioni. Restano ancora tragiche le condizioni del quinto lotto, Sulzano-Sale, dove entro una quindicina di giorni l’Anas dovrebbe provvedere al riappalto dei lavori. «In questo caso la situazione è pesante perché oltre alla mancanza di fondi siamo di fronte a problemi di ordine giudiziario – spiega Domenico Ghirardi della categoria edili della Cgil di Valle Camonica –. La Follioley (impresa impegnata nei lavori sul tratto) versa infatti in amministrazione controllata, una situazione particolarmente delicata che non agevola certo la ripresa dell’opera». E i dubbi su come si risolverà l’inceppo giudiziario della impresa appaltatrice sono al centro del commento di Zaccaria Almici, presidente della Comunità montana del Sebino bresciano: «Sono stato tra i primi a rilevare il pericolo di un blocco dei lavori, quindi preferisco vedere gli operai che riprendono a pieno ritmo prima di esultare per i finanziamenti. La novità non può che farci piacere, resta però il fatto che il lotto centrale della nuova 510 è in condizioni pessime, anche per via dell’impasse giudiziario dell’amministrazione controllata. Dobbiamo quindi sperare che anche sul tratto Sulzano-Sale si affacci una prossima via d’uscita».

I nuovi miliardi scavalcheranno infatti il V lotto e si fermeranno un po’ prima della tappa finale della superstrada 42. Anche il lotto Capodiponte-Berzo Demo non vedrà neppure una lira della nuova linfa a causa di una situazione che più volte abbiamo definito “tragicomica”. Qui le imprese incaricate, la Cosiac, Ghella e Ferrari, non hanno mai aperto il cantiere per un traliccio dell’Enel che impedisce il via libera ai lavori in galleria. Niente lavori iniziati, quindi, niente soldi, bloccando un impegno per almeno 150 operai che potrebbero presto trovare lavoro.

Vi sono invece buone nuove per la statale 345 del passo “Croce Domini” che dovrebbe entrare in possesso di un finanziamento per 3 miliardi e 340 milioni per «eliminazione di sopravvenuti pericoli», una delle tante varianti quasi improvvisamente riaffiorate (e soprattutto prese in considerazione) negli uffici dell’Anas. Nell’attesa che le cifre si tramutino in denari sonanti come si comporta il sindacato? «Abbiamo impostato una serie di incontri con le imprese impegnate nei lavori di ammodernamento delle nuove superstrade interessate nel finanziamento – continua Ghirardi – il primo è con la Secol. A questa come ad altre che hanno già drasticamente ridotto il numero dei lavoratori chiederemo la riassunzione. La stessa Anas ha invitato esplicitamente queste società a non peggiorare la situazione proprio adesso che si fa più nitida una via d’uscita».

Un invito a “tenere duro” insomma, almeno là dove è ancora possibile. Negli altri casi (e purtroppo sono i più numerosi) si deve in qualche modo ripartire da dove ci si era fermati, sperando di non trovare “sorprese” sotto forma di deperimenti. Un’altra tappa è per il 17 giugno in un incontro tra i sindacalisti e i dirigenti Anas lombardi: «In questo colloquio – conclude Ghirardi – le risposte dovrebbero essere ancora più esaustive». Speriamo bene.

 

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 1994

LOVERE – Assicurazioni della Regione sul completamento della variante alla statale 42

Costa Volpino-Darfo finita entro il ‘94

Scetticismo alla Comunità montana – Il problema della viabilità per il Tonale

di Salvatore Spatola

LOVERE – Sulla tormentata strada di variante alla strada statale 42, nel tratto Lovere-Darfo-Toline, ci sono delle novità, positivamente accolte dai Comuni interessati. É stato assicurato, in Regione, che entro l’anno partiranno i lavori per l’ultimazione del tratto Costa Volpino-Darfo.

Sono queste, in sintesi, le ultime notizie emerse, nei giorni scorsi, da un incontro avvenuto al Pirellone, organizzato dal vicepresidente, Riccardo Marchioro, con la partecipazione dello stato maggiore dell’Enas, dei rappresentanti dei Comuni di Lovere e di Costa Volpino e dell’assessore provinciale ai Trasporti, Giuliano Capetti. «Durante l’incontro – assicura il vicesindaco di Lovere Vasco Vasconi – è stata data assicurazione che l’Enas ha ricevuto consenso a proseguire i lavori del secondo lotto nella galleria di Costa Volpino».

La notizia è importantissima, anche perché in quella sede l’ex Anas, oggi Enas, ha espresso la volontà di terminare in tempi rapidi lo svincolo del Bersaglio, croce e delizia della mobilità e per Bergamo.

Il Comune di Lovere ha sollecitato l’apertura provvisoria dello svincolo di Costa Volpino. Il Comune interessato preferisce, però, una soluzione definitiva.

«Il problema nostro – ribadisce Vasconi – è quello della viabilità che è un po’ il tormentone di tutta la statale 42 del Tonale. É importantissimo, visto che le difficoltà non si possono risolvere tutte in un colpo, che si lavori per tappe. E, dunque, indispensabile che si apra lo svincolo del Bersaglio per consentire un alleggerimento del traffico sulla strada che attraversa Lovere».

Dopo l’incontro regionale, in Comunità montana, a Lovere, si è riunito l’apposito comitato che vigila sulla 42. Anche in quella sede tutti si sono dimostrati felici della notizia, anche se qualcuno di dice scettico. Si attende ora la lettera dell’Enas che ufficializzi la novità.

Intanto, Cgil e Cisl comprensoriali, nella lettera inviata al ministro dei Lavori pubblici, senatore Roberto Radice, riservano una nota a questo tratto di statale. Si ricorda che sono stati spesi oltre 500 milioni per abbattere una casa che ostacolava la costruzione dello svincolo che, fino a poco tempo fa, mancava di un progetto definitivo e che la farsa, progetto provvisorio o definitivo, continua ancora oggi.


 

 

 

BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE 1994

Lettera di denuncia del sindacato al ministro dei Lavori pubblici

Strade senza una via d’uscita

di Gino Tomasini

Per riuscire a riannodare le fila del lungo discorso bisogna fermare l’attenzione su due passaggi “andati in onda” tra l’inverno del ’93 e la primavera scorsa. Con gli imprenditori in galera, vittime di Tangentopoli i cantieri chiusi e le finanze ridotte all’osso (nel ’91 la disponibilità di cassa del ministero era di 98mila miliardi, oggi è di 7.500), l’allora titolare del dicastero, il democristiano Merloni e le parti sociali si trovarono a dover gestire quella che fu definita “l’emergenza nell’emergenza”.

Era chiaro che con le casse vuote sarebbe stato impossibile pensare di risolvere tutti i problemi. Fu obbligatorio quindi sedersi a un tavolo e cercare un compromesso. Praticamente ogni Regione venne invitata a presentare al ministro “l’elenco delle priorità”: una lista cioè dei lavori urgenti da portare a termine in attesa di momenti migliori. Il sindacato camuno-sebino, forse scottato da anni di promesse disattese, andò oltre: malgrado tutti i lotti della 42 e della 510 fossero entrati di diritto nell’elenco, i rappresentanti degli edili indicarono “la priorità nella priorità”.

 

Le proposte del sindacato

In sostanza il loro ragionamento fu questo: pur di vedere qualcosa di finito, al momento ci accontentiamo del completamento dei tratti Lovere/Costa Volpino/Darfo, Darfo/Pisogne/Toline e il ripristino del tratto di statale 469 a Tavernola franato a lago oltre un anno fa.

Scriveva allora il sindacato: «Con meno di 40 miliardi queste opere possono in breve tempo essere terminate, rendendo transitabili arterie dove oggi si registrano grosse difficoltà allo smaltimento regolare del traffico. Traffico che costringe i cittadini del posto, gli autotrasportatori e i turisti a code estenuanti». Ragionamento messo nero su bianco il 17 marzo scorso in un protocollo d’intesa firmato dall’assessore regionale ai trasporti dell’epoca, Fiorello Cortiana, dai presidenti delle tre comunità montane interessate e dai segretari di Cgil e Cisl.

Dieci giorni dopo ci sono state le elezioni politiche che hanno ribaltato gli assetti nel Palazzo. Ministro dei lavori pubblici è stato nominato il senatore Roberto Radice (Forza Italia). Il 12 maggio le forze sindacali di categoria gli hanno inviato una prima lettera, senza peraltro ottenere risposta, per informarlo della situazione.

Cos’è successo nel frattempo? É successo – sottolineano Domenico Ghirardi della Cgil e Gianni Foresti della Cisl – che il flusso di denaro pubblico è sì tornato a scorrere, che sulle strade camune sono effettivamente piovuti 36 miliardi, ma che le indicazioni di priorità del sindacato sono rimaste lettera morta. E in uno dei primi passaggi della missiva, i due segretari non nascondono le loro perplessità al riguardo, arrivando a parlare di vero e proprio sperpero. Vediamo perché.

 

Ignorate le indicazioni

Due settimane fa sono ripresi i lavori sul 4º lotto della statale 510 Iseo/Sulzano (2 miliardi e 500 milioni). Idem sul 6º lotto Marone/Toline (11 miliardi e 500 milioni). «Ma – fanno notare i due segretari – gli stessi non potranno venire utilizzati perché il 5º lotto [Sulzano/Sale Marasino, al momento bloccato a metà] dovrà essere riappaltato». Ergo: si spendono 33 miliardi per finire strade lungo le quali comunque non passerà un’auto per anni, quando se la stessa cifra fosse stata convogliata come da richiesta avrebbe dato subito una risposta concreta.

Ma c’è dell’altro. Parlando del 7º lotto in località Gratacasolo di Pisogne, sempre sulla 510, i rappresentanti degli edili ricordano che i lavori sono bloccati perché l’Anas, o Enas che dir si voglia, non ha ancora approvato la «perizia di variante che contempla l’ultimazione dei 130 metri di galleria e il completamento dello svincolo». Di conseguenza «il cantiere è stato messo in sicurezza e all’interno della galleria sono stati costruiti due muraglioni di cemento armato (che dovranno successivamente essere abbattuti per poter procedere nella perforazione), con una spesa di un centinaio di milioni».

Un’ulteriore chicca, evidenziata nella lettera, riguarda i lotti 7 (Toline/Pisogne) e 8 (Pisogne/Darfo). In quest’ultimo lo stato di avanzamento dei lavori è al 90%, tanto che è già iniziata l’asfaltatura della carreggiata. Solo che, dicono Ghirardi e Foresti, «se non si completerà il 7º lotto, tale tratto non potrà essere aperto, in quanto lo svincolo di Gratacasolo aspetta l’approvazione della perizia di variante». E l’asfalto, la cui posa alla fine costerà diverse decine di milioni, rischia dunque di rimanere mesi sotto le intemperie con le conseguenze immaginabili.

Non è finita. Il tratto Lovere/Costa Volpino/Darfo, sulla statale 42, è stato aperto al transito un paio d’anni fa in un unico senso di marcia. Motivo: la presenza di una vecchia casa nei pressi dello svincolo a Costa Volpino (un edificio di tre piani lì da oltre trent’anni: i progettisti però sembra che non se ne siano accorti) che rendeva pericoloso il flusso dei veicoli in entrambe le direzioni di marcia. L’Anas sosteneva che la sua demolizione avrebbe risolto tutti i problemi. «Ora la casa è stata demolita, con una spesa di oltre mezzo miliardo, ma si è scoperto che lo svincolo non può essere allargato perché manca il progetto definitivo». E a Tavernola, malgrado l’annuncio dell’imminente apertura del cantiere, si continua a circolare su un ponte provvisorio di barche.

 

Una galleria senza finestre

L’ultima “perla” riguarda il lotto 5 e 6, Capodiponte/Berzo Demo, «dove – denuncia sempre il sindacato comprensoriale – sono stati progettati cinque chilometri di galleria senza prevede neppure una finestra. Non osiamo pensare – concludono quindi Domenico Ghirardi e Gianni Foresti – cosa potrebbe succedere se lì sotto dovesse verificarsi un incidente».

 

 


 

 

BRESCIAOGGI 23 SETTEMBRE  1994

L’Enas assicura: «Lo svincolo di Costa Volpino si farà presto»

di Salvatore Spatola

Sulle pessime condizioni delle strade statali bresciane sono ritornati l’on. Aldo Rebecchi (Pds) ed il sen. Aldo Gregorelli (Ppi). Il primo, sulla scorta di quanto riferiamo nel pezzo accanto, ha inoltrato un’interrogazione urgente al ministro dei Lavori pubblici Radice. Gregorelli, non avendo invece avuto risposta all’interrogazione presentata mesi fa, la settimana scorsa ha scritto all’Ufficio legislativo del Senato per sapere quando il ministro Radice intende dargli le notizie richieste.

«Se perdurerà questo silenzio – ha assicurato Gregorelli – interverrò in aula e solleciterò la risposta. Il 14 settembre ho inoltre presentato un’ulteriore interrogazione, nella quale chiedo anche di sapere quando finiscono le responsabilità della prima repubblica e cominciano quelle della seconda. Vorrei sapere quando risponderanno dei “peccati” di omissione, perché questo governo sta omettendo, anche sul fronte delle strade, di fare il suo dovere».

Intanto al Pirellone si è svolto su iniziativa del vicepresidente della Regione, Riccardo Marchioro, un incontro con i rappresentanti dell’Enas (ex Anas), dei comuni di Lovere e Costa Volpino, l’assessore provinciale alla Viabilità e ai Trasporti di Bergamo, Giuliano Capetti. L’Enas ha annunciato di aver ricevuto il consenso a proseguire i lavori del secondo lotto della statale 42 dalla galleria di Costa Volpino a Pisogne. In quella sede l’ex Anas ha espresso la volontà di terminare, in tempi rapidi, lo svincolo del Bersaglio.

«Il Comune di Lovere – commenta il vicesindaco Vasco Vasconi – è felice di questa notizia. Possiamo considerare perciò in partenza i lavori verso la fine dell’anno che dovranno concludersi al massimo in 18 mesi».

Il Comune di Lovere ha sollecitato l’apertura dello svincolo provvisorio di Costa Volpino. L’amministrazione comunale di quel paese preferisce, però, una soluzione definitiva. «Il problema nostro – ribadisce Vasconi – è quello che la viabilità diventi efficiente e più razionale. Visto che le difficoltà non si possono risolvere tutte d’un colpo, è importantissimo che si lavori per tappe. E, dunque, che si apra lo svincolo del Bersaglio per consentire un alleggerimento del traffico sulla strada che attraversa Lovere».

Dopo l’incontro regionale, in Comunità montana, a Lovere, si è riunito l’apposito comitato che vigila sulla statale 42. Anche in quella sede tutti si sono dimostrati felici della notizia. Alla soluzione del problema del tratto Costa Volpino-Pisogne è legato il futuro della frazione di Volpino, gravemente danneggiata dallo sparo delle mine per la realizzazione del sottosante tunnel. Il parroco della frazione, don Giacomo Bassini, ha in proposito ricevuto assicurazioni sia dall’Enas che dal vicepresidente della Regione.


 

 

GRAFFITI OTTOBRE 1994

Viabilità: da tangentopoli a cretinopoli?

di Bruno Bonafini

Tangentopoli prima, la presa di coscienza della gravità della crisi delle finanze pubbliche poi, si sono abbattute sui cantieri della costruenda grande (?) viabilità camuno-sebina come un flagello.

Primo, hanno fatto chiudere alcuni cantieri per le vicende giudiziarie delle ditte appaltatrici; hanno impedito, secondariamente, il ricorso a quelle che un tempo erano le tanto comode varianti in corso d’opera, quelle che consentivano alle ditte di rifarsi, a suon di miliardi, sia dei costi aggiuntivi costituiti dalle mazzette quanto dei ribassi d’asta, talora clamorosi ma necessari a dribblare qualche concorrente non allineato in gara d’appalto.

Così i sette lotti di superstrada previsti tra la fine degli anni ’80 ed i primi ’90, da >Iseo in su per la SS 510, da Sovere a Darfo per la SS 42 fino al tratto Capodiponte-Cedegolo, ad inizio ’94 sono tutti “in panne”, in modo più o meno grave (dovevano essere pronti nel ’92!).

I fondi necessari per le varianti e per concluderli ammontano complessivamente a 190/200 miliardi. Una cifra enorme, che realisticamente nessuno ha pensato essere immediatamente spendibile per le ormai povere casse dell’Anas, alleggerite da una crisi finanziaria del bilancio statale che tutti conosciamo (le disponibilità annunciate dell’Ente sono ridotte ad un decimo dei tradizionali budget).

Bene ha fatto quindi, a suo tempo, la Giunta regionale Ghilardotti a chiedere agli interessati indicazioni di precise priorità per i limitati nuovi stanziamenti. Altrettanto bene hanno operato i Sindacati comprensoriali e le Istituzioni locali nell’indicare rigorosamente che priorità delle priorità non poteva che essere il completamente del tratto “più maturo”, quello Sovere-Lovere-Costa Volpino-Darfo (oltre alla ricostruzione della strada, crollata a lago, di Tavernola). Segnalazione fatta alla Regione, all’Anas, al ministero dei Lavori pubblici prima delle elezioni, ripetuta dopo il 27 marzo.

Ed è il nuovo ministro, il berlusconiano Radice, a dar corso allo stanziamento ’94 di 40 miliardi: intervento che è il primo schiaffo del “nuovo corso” alle aspettative della Valle, e non per l’insufficienza rispetto ai bisogni che si poteva supporre.

La doccia fredda è nell’indicazione degli interventi: la scelta dell’Anas cade sul completamento dei tratti Iseo-Sulzano (4º lotto, 22,5 miliardi) e Marone-Toline (6º lotto, 11,5 miliardi). Interventi che non produrranno alcun miglioramento per le comunicazioni valligiane fino a quando non verrà completato anche il 5º lotto, Sulzano-Sale Marasino, rimasto a metà e per il quale occorrono ben 90 miliardi ulteriori, cifra che per ora, e forse per molto, è ben lontana dall’essere disponibile.

La vicenda è l’ennesimo sberleffo ad una popolazione da decenni penalizzata nel suo sviluppo e nei suoi servizi da una rete viaria d’altra epoca.

La richiesta di rendere utilizzabile immediatamente quanto era realisticamente possibile non ha goduto di molta considerazione. Con quale logica si sia deciso, è difficile capire: forse i riciclati hanno buttato alle ortiche le vecchie bandiere, ma non hanno tagliato i fili di vecchie clientele.

E quanto alla trasparenza...

Il buon governo della cosiddetta seconda repubblica provvede paternalisticamente, con quella saggezza che i sudditi e i figli possono anche non capire! Si degnerà di spiegarcela, questa logica, qualcuno dei nuovi astri nascenti o dovremo accontentarci delle periodiche giaculatorie sul liberismo e sul federalismo?

 

 


 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 31 DICEMBRE 1994

L’impresa che deve eseguire il quinto e sesto lotto Capodiponte-Berzo Demo ha aperto la procedura di licenziamento. Sindacati all’attacco

Superstrada, altri 68 posti “a rischio”

di s.sp.

Disoccupazione, piove sul bagnato. In Valcamonica il fardello è già pesante – 6mila gli iscritti nelle liste di collocamento – ma è destinato a divenire ancor più gravoso dopo che l’impresa Edolo Scarl del gruppo Cosiac-Spal, che sta eseguendo i lavori del quinto e sesto lotto della superstrada 42, nel tratto Capodiponte-Berzo Demo, ha aperto la procedura di licenziamento per tutti i 68 dipendenti occupati nel cantiere.

Questa procedura, per i lavoratori edili, non è di mobilità. Permette soltanto di avere tempi di 75 giorni per risolvere i problemi sorti. Se, malauguratamente, la vicenda non dovesse risolversi positivamente, dunque, i lavoratori rimarrebbero a spasso, col diritto della sola disoccupazione ordinaria.

Per discutere su quanto sta succedendo nel cantiere della Capodiponte-Berzo Demo, il Collegio costruttori di Brescia ha convocato, nei giorni scorsi, le organizzazioni sindacali. Attorno al tavolo, dunque, si sono trovati giovedì sera il geometra Zanframundo per i costruttori; l’ingegner Lillo per l’impresa; i sindacalisti Ghirardi, Regazzoli, Formentelli e Bontempi per le organizzazioni confederali Cgil-Cisl-Uil.

L’azienda ha chiuso il cantiere, dopo aver realizzato il 15% delle opere. Ora chiede [...] miliardi di oneri aggiuntivi per i ritardi accumulati, non dipendenti dalla sua volontà.

«Le cause delle difficoltà per la prosecuzione dei lavori – scrivono Ghirardi (Fillea-Cgil), Foresti (Filca-Cisl) e Bontempi (Feneal-Uil) al presidente della Comunità montana di Valcamonica – sono da ricondurre ad una progettazione eseguita con i “piedi” e funzionale alla vecchia logica degli appalti».

Il sindacato non ha dubbi e chiama a rispondere per quanto di loro competenza gli enti locali, i comuni di Capodiponte, Sellero, Cedegolo e Berzo Demo e la Comunità montana: «Comuni e Comunità montana – ricorda Ghirardi anche per i colleghi – hanno approvato nel 1992 il progetto. I lavori sono stati consegnati nel giugno dello stesso anno,con un ribasso d’asta del 32% su un importo di 98 miliardi per essere ultimati il 24 giugno 1994. A quella data era stato eseguito il 15% di tutta l’opera, spendendo 10 miliardi».

Tra le procedure criticate dai sindacati c’è quella della consegna dei lavori mentre i beni ambientali bocciavano il progetto per via dello svincolo di Berzo Demo. All’inizio dell’opera erano sorte inoltre anche lungo il tracciato nuove gravi situazioni.

Ora c’è una perizia di variante che prevede una finestra in galleria, lo svincolo di Berzo Demo a chiocciola nel tunnel, e il sottopaso ferroviario per imbocco e sbocco sulla statale 42, nei pressi del Graffiti. «Essendo stati eseguiti già dei lavori per circa 10 miliardi – scrivono le organizzazioni sindacali anche ai sindaci interessati – e non avendo ancora definito le scelte progettuali relative alle varianti di progetto, onde evitare che delle risorse pubbliche siano state spese inutilmente e ci lascino sul terreno un’altra “opera incompiuta”, diventa quanto mai indispensabile promuovere quelle azioni che permettano di arrivare a completare l’opera e, nello steso tempo, creino una prospettiva occupazionale per i lavoratori.

Ricordiamo che il tormentato progetto della superstrada sebino-camuna comprende sette lotti, per un investimento complessivo a base d’asta di ben 416 miliardi. I lavori sono a buon punto nei tratti Sovere-Lovere-Costa Volpino (80%), Pisogne-Darfo (93%), Toline-Pisogne (80%), Iseo-Sulzano (85%) e Marone-Toline (75%). Il lotto Sulzano-Sale Marasino è invece fatto al 50%.


 

 

IL GIORNO 15 GENNAIO 1995

CAPODIPONTE – Il presidente della Comunità montana sul cantiere

Ss 42, si prepara la rivolta

Il sindaco di Piamborno pensa a iniziative “pesanti”

di Salvatore Spatola

Ha messo in movimento le autorità competenti a tutti i livelli e i parlamentari bresciani, i senatori Luciano Garatti (Forza Italia) e Aldo Gregorelli (Ppi), i deputati Francesco Ghiroldi (Lega Nord) e Aldo Rebecchi (Pds), il presidente della Comunità montana di Valle Camonica, Alessandro Bonomelli, per coinvolgerli nella nuova grave situazione in cui si trova il cantiere della Edolo Scarl, nel tratto di variante della SS 42, Capodiponte-Berzo Demo.

Come abbiamo avuto modo di informare i nostri lettori, l’azienda ha aperto la procedura di licenziamento per tutti i 68 lavoratori stante l’impossibilità di continuare i lavori per la mancanza di indicazioni tecniche e progettuali.

«In difetto di immediate scelte adeguate – scrive il presidente dell’ente comunitario – si dovrà assistere al blocco definitivo dei lavori, dopo che si sono spesi ben 9 miliardi in opere e in presenza della richiesta di oneri e danni (32 miliardi) da parte dell’impresa appaltatrice; richiesta che supera di gran lunga l’importo delle opere fin qui eseguite».

Bonomelli richiama il sottosegretario ai Lavori pubblici Stefano Aimone Prina, il quale, in un recente incontro a Breno, organizzato dalla Lega Nord, si è impegnato a rimuovere gli ostacoli che impediscono la prosecuzione e il completamento dell’opera.

Il presidente della Comunità montana ritiene indispensabile un incontro nella sede che verrà ritenuta più propria, alla presenza di idonee rappresentanze del compartimento Anas di Milano, della Regione Lombardia e della Direzione lavori. Intanto, con le organizzazioni sindacali e i sindaci dei Comuni interessati di Capodiponte, Sellero, Cedegolo e Berzo Demo, Bonomelli andrà in cantiere, domani, per avere il quadro completo della situazione.

Ma cosa pensa di questa svolta, presa dal V e VI lotto di lavori sulla SS 42, l’onorevole Francesco Ghiroldi? L’abbiamo incontrato a Piamborno ove il parlamentare leghista è sindaco. «É un problema che si accumula a una serie di altre situazioni che si vivono in Valcamonica – risponde –. Sembrava, nel convegno da noi organizzato nel mese scorso, con la partecipazione del sottosegretario Aimone Prina, che ci fossero tutti i buoni propositi per dare sbocco, finalmente, a questa situazione della viabilità camuna, invece, il castello mostra delle crepe. Per quanto mi riguarda, assicuro il massimo impegno perché la vicenda imbocchi i binari della correttezza. Domani prenderò contatti col Ministero, per verificare quali siano le difficoltà e come sia possibile superarle. Io, tra l’altro, avevo dato delle indicazioni ai cittadini del mio collegio invitandoli a una dimostrazione di forza, se le cose non si sbloccheranno entro tempi ragionevoli».

Ghiroldi pensa a iniziative “pesanti” che dovrebbero coinvolgere anche gli amministratori camuni, le organizzazioni sindacali e gli abitanti di questa zona fortemente penalizzata.


 

 

BRESCIAOGGI [...] GENNAIO 1995

Capodiponte – Il collegamento, che porta verso Berzo Demo, prevede la costruzione di un tunnel

Licenziati i 68 operai del cantiere sulla 42

L’impresa Cosiac afferma di non poter proseguire a causa dell’incertezza progettuale

di Salvatore Spatola

Un anno proprio da dimenticare il 1994. Le disavventure legate ai cantieri di variante della SS 42, del Tonale e della Mendola, e della SS 510, Sebina Orientale, non sono finite. Proprio in questi giorni, il Collegio costruttori di Brescia, tramite la loro associata Cosiac-Edolo Scarl, che ha in appalto il V e il VI lotto della SS 42, Capodiponte-Berzo Demo, ha convocato le organizzazioni sindacali del comprensorio camuno-sebino e ha comunicato l’apertura della procedura di licenziamento per i 68 dipendenti occupati nel cantiere in questione.

«Le ragioni sono da ricondurre a una progettazione di scarsa qualità – ha detto Domenico Ghirardi a nome di Cgil-Cisl-Uil –. Una progettazione fatta a suo tempo, nell’era di Tangentopoli, con grande superficialità. I quattro Comuni interessati (Capodiponte, Sellero, Cedegolo e Berzo Demo) allora approvarono, assieme alla Comunità di Valle Camonica, il progetto che, fra l’altro, ostruiva l’attuale statale 42. Ci sarà perciò necessità, dando corso all’attuazione dello svincolo di Capodiponte, di deviare l’attuale strada costruendo un’apposita bretella».

Ma dove stanno gli errori che hanno portato alla chiusura del cantiere? «Si è predisposto il progetto, si erano ottenute le cosiddette parziali approvazioni – rispondono le organizzazioni sindacali – e l’Anas ha dato in appalto l’opera alla Cosiac col ribasso d’asta del 32% per un importo d’asta di 68 miliardi».

L’opera riguarda il collegamento tra Capodiponte e Berzo Demo con il superamento in galleria dell’abitato di Cedegolo. Il tunnel è lungo oltre 5 chilometri. Sono previsti, inoltre, uno svincolo a nord, a Berzo Demo, e un sottopasso ferroviario per imbocco e sbocco sull’attuale SS 42, in località albergo “Graffiti”. Nel primo tratto di galleria, lungo circa 750 metri, è venuta alla luce la sorgente di San Carlo che serviva parte del Comune di Sellero, la Scianica e Capodiponte. Il prosciugamento della sorgente ha creato gravi disagi a Sellero, quantificati in 1,5 miliardi.

«Nonostante tanti punti interrogativi – continuano Cgil-Cisl-Uil – i Beni ambientali hanno bocciato il progetto nel momento in cui veniva appaltato. L’azienda, perciò, ha iniziato i lavori con un progetto che formalmente occorreva definire. Il problema è ancora questo. La Cosiac ha eseguito lavori per circa 10 miliardi di lire. Una serie di difficoltà hanno creato ritardi nell’esecuzione delle opere, tanto è vero che la consegna è stata fatta il 25 giugno del 1992 e l’ultimazione era prevista per il 14 giugno 1994. Cioè l’opera dovrebbe essere già a disposizione dei cittadini».

Per effetto delle difficoltà incontrate, oltre a quelle di progettazione, l’azienda ha eseguito i lavori per 10 miliardi di lire e ha chiesto oneri aggiuntivi, per effetto di situazioni non dipendenti dalla sua volontà, per oltre 23 miliardi.

L’azienda afferma che, avendo eseguito lavori per il 15%, trovandosi in una situazione di incertezza progettuale, non è in condizione di poter eseguire l’opera.


 

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 9 FEBBRAIO 1995

Viabilità, sabato il blocco

L’annunciata protesta dei camionisti fermerà anche il treno

di Salvatore Spatola

Se non ci saranno ripensamenti dell’ultima ora, gli autotrasportatori dell’Alto Sebino e della Valcamonica, appartenenti al sindacato Fai e Unatras, dalle ore sei di sabato occuperanno le statali 42 del Tonale e della Mendola, a Lovere, dove si riuniranno in permanenza a Villa Milesi, e 510 Sebina Orientale, a Pisogne. Sarà occupata pure la sede ferroviaria Iseo-Edolo. Il Sebino, bresciano e bergamasco, e la Camunia rischiano di rimanere isolati ad oltranza, finché gli autotrasportatori non avranno in mano un impegno scritto, serio, che metta fin a una situazione pesante che dura ormai da troppo tempo.

I motivi di questa decisione “forte” sono due, soprattutto: la chiusura al traffico pesante del lungolago di Lovere; l’inagibilità della galleria di Costa Volpino, nei due sensi di marcia. Gli autisti dei Tir diretti in Valcamonica  viceversa sono costretti, dunque, a fare il giro del Sebino, seguendo la direzione Castro-Sarnico-Iseo-Pisogne, con perdita di tempo e denaro.

A nulla sono valsi gli incontri in Provincia a Bergamo, in Prefettura, in regione e persino a Roma, nella sede del ministero dei Lavori pubblici. Lo “scaricabarile” dura da anni: i Comuni sulla Provincia, questa sulla Prefettura, che ha chiamato in causa l’Anas e l’assessorato regionale che, a loro volta, hanno rinviato tutto il faldone a Roma.

In un primo tempo si attribuivano le colpe della mancata entrata in funzione dello svincolo provvisorio di Costa Volpino a un edificio proprio nella zona di incontro fra la variante e la statale 42. É stato speso oltre mezzo miliardo per acquisire la casa che è stata, finalmente, eliminata. Ma ci si è accorti subito che quello della costruzione ingombrante era un falso problema. I due Comuni (Lovere e Costa Volpino) non sono esenti da responsabilità. Quello di Lovere, dopo l’intervento di consolidamento del lungolago, franato in acqua, ha messo mano al rifacimento di parte di via Tadini, aumentando così il disagio di una insufficiente circolazione. La base degli autotrasportatori non lesina strali anche agli amministratori di Costa Volpino, accusati di aver intralciato, con una serie di richieste, l’apertura dello svincolo del Bersaglio.

Il sindaco di Lovere, Vasco Vasconi, è preoccupato: «Posso capire gli autotrasportatori – afferma – ma mi auguro che la manifestazione possa essere bloccata prima di sabato prossimo. Se il blocco verrà messo in atto, mi auguro che possa servire, almeno, a risolvere il problema». L’indice è puntato sull’Anas che, già lo scorso anno, aveva assicurato che in poco tempo avrebbe aperto, provvisoriamente, lo svincolo del Bersaglio, considerato che i problemi della mancanza di spazio erano stati superati. I mesi sono volati via e la situazione è sempre quella per i camionisti. L’Anas, dunque, per il primo cittadino di Lovere, si è confermato un interlocutore che non merita fiducia.

«Con i rappresentanti dei camionisti e dell’Unatras abbiamo discusso molto sulla questione del tratto Lovere-Costa Volpino – afferma Domenico Ghirardi, responsabile della Fillea-Cgil comprensoriale –. Capisco lo stato d’animo degli autotrasportatori, ma non condivido la loro iniziativa nel senso che su un problema come quello della viabilità, non solo i camionisti ma tutti i cittadini sono interessati. Insieme abbiamo lottato e portato avanti delle iniziative. Lo scopo della manifestazione è quello di creare un consenso attorno all’argomento. Non so se il blocco programmato, che va a colpire altri cittadini, creando loro altri problemi, sia la strada più giusta».

Ghirardi ricorda il fallimento della burocrazia e degli incontri che da anni si rinnovano su questo settore: «Noi, probabilmente, il 18 e 19 febbraio – annuncia – saremo impegnati sul problema della viabilità in una iniziativa che coinvolgerà Capodiponte (statale 2) e Sulzano (statale 510). Avremmo preferito che questo problema fosse affrontato tutti insieme. É vero che le iniziative eclatanti richiamano. Non vorrei, però, che creassero reazioni opposte. Dobbiamo cercare il consenso della gente, non l’opposizione».


 

 

GIORNALE DELLE TRE VALLI 5 MARZO 1995

La statale della rivolta

Camionisti solidali, grandi assenti sono state le imprese

di Salvatore Spatola

Sulzano, primo atto delle proteste legate alla viabilità sebino-camuna che non riesce a risolvere alcuni annosi problemi. Ieri ha avuto luogo il rallentamento del traffico, in programma pure per oggi a Capodiponte, a partire dalle ore 15.

É una strada, la statale 510, la Sebina orientale, che si chiama “speranza”. Solo questo è il sentimento che alberga ormai negli amministratori e negli abitanti dei comuni lacuali. I cantieri, aperti nel 1990, dovevano essere chiusi, con i lavori ultimati, dopo 720 giorni dalla consegna dei progetti, cioè entro il 1992. E invece sono ancora in alto mare. Siamo nel ’95 e solo la speranza non ha abbandonato il sindacato e le amministrazioni locali. I cittadini non credono più nello Stato, nell’Anas, in chi doveva difendere i loro diritti e ha fallito nell’intento. Ci sono persone che hanno ceduto i terreni sui quali si stanno eseguendo i lavori e ancora non hanno percepito una lira.

Tangentopoli ha creato situazioni che rischiano di non risolversi. Il 5º lotto della 510, Sulzano-Sale Marasino, deve essere riappaltato, comprendendo parte del 4º e del 6º lotto. Ieri, così, le organizzazioni sindacali camuno-sebine, le istituzioni e gli amministratori dei comuni rivieraschi hanno effettuato, davanti al palazzo municipale di Sulzano, un rallentamento del traffico da e per la Valcamonica,con volantinaggio. La protesta si è svolta dalle 9 alle 11, sotto l’occhio vigile dei carabinieri e della polizia.

Alla manifestazione hanno partecipato anche i lavoratori della Ols di Pisogne, che dal primo maggio sono in cassa integrazione per crisi aziendale. L’attuale situazione scade il 30 aprile, senza che a tutt’oggi sia stata approvata dal ministero competente.

Da maggio i dipendenti non prendono lo stipendio. Chi si è dimesso non ha ancora percepito la propria liquidazione. Inoltre, se non avverranno fatti nuovi e positivi, quali la vendita ad altri imprenditori del settore siderurgico,tutti i lavoratori, alla scadenza del periodo di copertura della cassa integrazione guadagni speciale, saranno licenziati e messi in mobilità, in quanto la proprietà ha deciso lo smantellamento della fabbrica.

Molto apprezzato è stato il comportamento degli automobilisti, che hanno dato segni di condivisione della protesta. I camionisti di passaggio hanno suonato i clacson, qualcuno ha gridato: «Siamo con voi».

«Il significato di questa manifestazione è quello di sensibilizzare all’unità su questi problemi – ha commentato Domenico Ghirardi della Cgil comprensoriale –. Vogliamo verificare se, con questo rallentamento e con quello di domani [oggi per chi legge], le autorità competenti sapranno dare risposte giuste ai problemi che da decenni attraversa il nostro comprensorio. É un atto di fiducia che chiediamo alle istituzioni. In mancanza di risposta, credo che tutti, a partire dai camionisti, che abbiamo tenuto a freno questa mattina, e dalle imprese (che invece sono assenti ingiustificate a questi appuntamenti), dovremo mobilitarci.

Sulla stessa onda è sintonizzato il segretario generale della Cisl comprensoriale, Roberto Ravelli Damioli. «Nella logica di creare la maggiore unità possibile, abbiamo invitato tutte le imprese del territorio. Mi riesce difficile pensare che non siano interessate a quanto stiamo facendo. Noi siamo interessati alle strade anche per loro».

Oggi l’appuntamento è alle ore 15, presso il cantiere della Edolo Scarl a Capodiponte.


 

 

IL GIORNO 5 MARZO 1995

Una serie di manifestazioni di protesta per sollecitare Anas e ministero

Da Sulzano la marcia per la 510

La Mandolossa-Pisogne doveva essere ultimata entro il ’92

di Salvatore Spatola

«L’ammodernamento della statale 510, Sebino Orientale, tra la Mandolossa, Pisogne e la statale 42, nei pressi di Darfo Boario Terme e Pisogne, s’inquadra nel disegno di riqualifica della viabilità statale nel territorio della provincia di Brescia, a nord della città, fino al confine con la provincia di Bergamo. La finalità del nuovo asse attrezzato è quella di convogliare i traffici di transito aventi provenienza o destinazione la Valle Camonica, decongestionando, in tal modo, l’esistente strada statale costiera 510, che risulta ora estremamente trafficata e compromette, quasi paralizzandolo, il traffico locale dei vari centri abitati esistenti lungo la costa orientale del lago d’Iseo».

Così, nel 1990, l’ingegner Natale Mina motivava l’apertura dei cinque cantieri di variante alla statale 510, assicurando che il tempo d’esecuzione per tutti i lotti era previsto in 720 giorni e che, pertanto, i lavori dovevano essere ultimati entro il 1992. Da allora di vetture sulla vecchia strada ne sono transitate e ne continuano a passare. Tangentopoli ha creato situazioni di caos preoccupanti, alcune delle quali rischiano di non risolversi. Il V lotto della 510, Sulzano-Sale Marasino, deve essere riappaltato, comprendendo parte del IV e del VI.

Proprio per smuovere il ministero dei Lavori pubblici e l’Anas, ieri, le organizzazioni sindacali camuno-sebine, le istituzioni e gli amministratori dei comuni lacuali hanno iniziato le manifestazioni di protesta da Sulzano. Davanti al palazzo municipale, è stato effettuato un rallentamento del traffico da e per la Valcamonica con volantinaggio. Tutto si è svolto, dalle 9 alle 11, nella maniera più corretta, alla presenza del capitano dei carabinieri della compagnia di Chiari, Alberto Galasso, dei carabinieri delle stazioni di Marone, Capriolo e Iseo e del commissario della squadra mobile di Brescia. Hanno partecipato alla manifestazione anche i lavoratori della Ols di Pisogne che, dal primo maggio, sono in cassa integrazione per crisi aziendale. L’attuale situazione scade il 30 aprile, senza che a tutt’oggi, sia stata approvata dal ministero competente.

Da maggio, i dipendenti non percepiscono lo stipendio. Chi si è dimesso non ha percepito la propria liquidazione e, inoltre, se non avverranno fatti nuovi e positivi, quali la vendita ad altri imprenditori del settore siderurgico, tutti i lavoratori alla scadenza del periodo di copertura della Cigs verranno licenziati e messi in mobilità, in quanto la proprietà ha deciso lo smantellamento della fabbrica.

Sulzano, dunque, è stata la prima tappa di una serie di iniziative tendenti a coinvolgere le autorità locali, provinciali, regionali e nazionali, su una situazione insostenibile.

«Il significato di questa manifestazione – ha commentato Domenico Ghirardi della Cgil comprensoriale – è quello di sensibilizzare all’unità su questi problemi. Vogliamo verificare se, con questo rallentamento e quello di domani [oggi per chi legge] le autorità competenti sapranno dare risposte giuste ai problemi che da decenni gravano sul nostro territorio. É un atto di fiducia che rivolgiamo alle istituzioni. In mancanza di risposta, credo che tutti, a partire dai camionisti che abbiamo tenuto a freno questa mattina e dalle imprese che invece sono assenti ingiustificate a questi appuntamenti, dobbiamo mobilitarci».

A Ghirardi fa eco il segretario della Cisl comprensoriale, Roberto Ravelli Damioli. «Nella logica di creare la maggiore unità possibile abbiamo invitato tutte le imprese del territorio. mi diventa difficile pensare che queste non siano interessate a quanto stiamo facendo. Noi siamo interessati alle strade anche per loro che non possono essere competitive se perdura l’attuale caos».

Oggi l’appuntamento è alle ore 15, presso il cantiere della Edolo Scarl, a Capodiponte. Anche qui si effettuerà il rallentamento del traffico. Anche qui, si attendono i sindaci e gli amministratori della Valcamonica.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 5 MARZO 1995

Manifestazione per pochi ieri a Sulzano sui problemi della viabilità sebina

Grandi assenti, i sindaci

Ed oggi pomeriggio si replica a Capodiponte

di Paolo Piccoli

«Come al solito, siamo in pochi», commenta amareggiato Luigi Bontempi, responsabile degli edili della Uil del comprensorio sebino-camuno, tra gli organizzatori con i colleghi delle altre confederazioni della manifestazione di sensibilizzazione che si è tenuta ieri mattina davanti al municipio di Sulzano. A distribuire volantini e a manifestare contro i ritardi dei lavori sulle nuove strade statali 510 (che costeggia il lago) e 42 (che sale in valle) c’erano infatti circa 150 persone, quasi tute del sindacato, quasi tutte col problema “blocco dei lavori” saldamente attaccato a quello quotidiano del posto di lavoro.

Gli amministratori pubblici, che avevano partecipato alla riunione sabato scorso in Comunità montana, si contano sulle dita di una mano, ma avranno occasione di “rifarsi” domani nell’incontro in programma a Breno.

Sulla strada, a ricordare che il dramma delle opere a mezz’aria è di tutti, abbiamo visto solo Roberto Bona, primo cittadino di Sulzano, Gian Pietro Bressanelli di Sellero, Bruno Baraldi, assessore alle attività produttive di Provaglio d’Iseo e Zaccaria Almici che, oltre ad essere sindaco di Zone, presiede la Comunità montana del Sebino. Dei loro colleghi dei paesi sebini, dell’hinterland e della Valle, neanche l’ombra. «L’importante è che partecipino alla riunione di lunedì pomeriggio con i prefetti», taglia corto Almici, ricordando che sarebbe più grave se i sindaci dei paesi interessati disertassero l’assemblea di autoconvocazione (con il sottotitolo di disponibilità all’autosospensione) in programma per il pomeriggio di domani, 6 marzo, alle ore 14, nella Comunità montana di Valle Camonica a Breno dove dovrebbero essere presenti i prefetti di Brescia e Bergamo.

A “sensibilizzare” in mezzo alla strada (rallentando il traffico per poco meno di una decina di minuti nel tratto che costeggia il municipio del paese sebino) c’erano dunque solo lavoratori, degli edili e degli operai della Ols, l’acciaieria di Pisogne, attualmente in Cassa integrazione, che lamentano un disinteresse dei rappresentanti politici ai loro problemi.

Anche nella manifestazione di ieri i “politici” non erano molti, e quei pochi solo della Lega Nord, scesa in strada con una piccola rappresentanza della sezione iseana.

Una seconda manifestazione è in programma per il pomeriggio di oggi – domenica 5 marzo – dalle 15, davanti al cantiere Edolo Scarl di Capodiponte. «Al termine delle manifestazioni, dell’autoconvocazione dei sindaci, della richiesta di incontro con il ministro dei Lavori pubblici – scrivono gli organizzatori della manifestazione – vi sarà la convocazione congiuntiva entro fine marzo dei tre comitati (presieduti dai presidenti delle Comunità montane del Sebino bresciano, bergamasco e della Valle Camonica) per analizzare i risultati e le risposte avute nei vari appuntamenti e decidere, se ve ne fosse bisogno, iniziative che facciano sentire le nostre proteste al di là dei confini del Sebino e della Valle».

 

 


 

IL GIORNO 5 MARZO 1995

I sindaci dell’area sebino-camuna mobilitati perché venga risolto il problema della statale 42

La Lovere-Toline non può attendere

di S.Spa.

Da Iseo alla Valcamonica. Questa la zona d’intervento per la realizzazione del nuovo tronco della statale 510. Un’area che, unita a sud al tratto già costruito tra Mandolossa e Bersaglio, dovrà congiungersi a nord alla statale 42 che porta in alta valle.

La nuova Sebina Orientale si inserisce nel contesto di un sistematico ammodernamento dell’asse viario Brescia-Iseo-Darfo-Edolo: un’opera pensata fin dagli inizi degli anni ’70 dall’Amministrazione provinciale di Brescia per migliorare la viabilità del territorio.

La mancata ultimazione di questa variante, che scorrerà tra la costa orientale del Sebino e la Valtrompia, sta bloccando la valorizzazione di un’area di alto interesse turistico in pieno sviluppo commerciale e industriale. Lo stesso pesante fardello di caos per cantieri rimasti incompiuti, pesa sulla statale 42. Le organizzazioni sindacali si battono perché almeno sia ultimata la cosiddetta “priorità delle priorità”, Lovere-Costa Volpino-Darfo-Pisogne-Toline.

Altri nuovi problemi si aggiungono a quelli esistenti. Sono legati al V e VI lotto, Capodiponte-Berzo Demo. Quasi certamente con i 62 miliardi a disposizione non si potrà ultimare l’opera. Si eseguiranno i lavori nella zona sud del lotto e si realizzerà un preforo per avere tutte le notizie relative alla montagna che si dovrà bucare per una lunghezza di circa sei chilometri.

«É una situazione molto preoccupante – afferma il sindaco di Sellero, Giampiero Bressanelli –. Queste manifestazioni non produrranno i risultati sperati. I problemi si giocano su altri tavoli. Il nostro lotto è partito male. Bisogna unirci e mostrare i denti se vogliamo essere rispettati. Se perdiamo questo treno, la nostra valle non si risolleverà facilmente. Lunedì, sarò fra i primi ad autosospendermi dall’incarico amministrativo. Mi auguro che all’incontro che si terrà in Comunità montana, a Breno (ore 14), ci siano i prefetti di Brescia e di Bergamo».

Gli occhi della gente sono puntati sul comportamento dei sindaci. Si teme che le vecchie guardie facciano finta di non aver sentito le lamentele che avanzano dal popolo stufo di dover sopportare strade antidiluviane.

«Riconosco al sindacato – afferma il sindaco di Capodiponte Martino Squaratti – il merito di aver sollecitato le istituzioni. Non so fino a che punto queste asseconderanno le iniziative».

Vasco Vasconi, sindaco di Lovere, riportando il discorso sullo svincolo di Costa Volpino, auspica che i lavori siano ultimati nel tempo stabilito. «Ho qualche paure che i tempi si allunghino –. ci ha detto – Prima si parlava di una ventina di giorni, ora siamo già arrivati a 45. Non vorrei che spuntassero altri problemi che allungherebbero di qualche mese i tempi di agibilità nei due sensi della galleria di Lovere».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 1995

Strada bloccata per più di un’ora, ieri dai lavoratori dei cantieri che dovrebbero costruire la superstrada, chiusi o in via di chiusura

Sebina, l’ora della protesta

Ma tra i sindaci si vede solo quello di Sulzano

di Paolo Piccoli

Hanno sfilato tranquilli, senza violenze “verbali” o peggio, gli operai edili che con la chiusura dei cantieri della nuova superstrada si giocano il posto di lavoro. All’appuntamento, alle 10 nel piazzale del Comune di Sulzano, si sono ritrovati in un centinaio, poco meno di quanto avevano pronosticato i promotori della manifestazione, la Cgil, la Cisl e la Uil. Che sono naturalmente presenti con i loro “capi zona” della categoria in questa manifestazione di protesta dove si vuole difendere non solo il posto di lavoro, ma lo sviluppo del territorio.

Per poco più di un’ora, dalle 10 alle 11.15, nel tratto Sulzano-Sale di quella che resta l’unica via di collegamento tra il lago d’Iseo e la Vallecamonica, si è ribadito, con la prima mossa “movimentista”, il dramma delle strade a mezz’aria che non portano da nessuna parte. Dietro la ruspa che apre la fila, “scortati” dai carabinieri della stazione di Iseo, Marone e Chiari e dagli agenti della Polstrada di Iseo e Brescia, ci sono i muratori e i minatori delle imprese appaltatrici dell’Anas, rimaste al verde dopo che si è messo un nodo al rubinetto dei finanziamenti romani.

Giovani operai e padri di famiglia che sfilano quasi silenziosi, senza slogan o ritornelli preconfezionati. Per loro parla un ciclostilato, firmato dalle tre confederazioni, che passano dal finestrino agli automobilisti in colonna. «Con questa iniziativa vogliamo richiamare l’attenzione degli Enti di Governo, delle Amministrazioni locali, della pubblica opinione e dei cittadini utenti in merito ai problemi aperti dal blocco delle opere pubbliche». Si rilancia l’unità tra sindacati, politici e istituzioni intorno alla resa dell’opera pubblica più importante del comprensorio. Ma l’appello è disertato dai più e tra i manifestanti si vede solo un sindaco, Roberto Bona di Sulzano con tanto di striscia tricolore. «Dovevano essere con noi anche i rappresentanti dei Comuni interessati nei diversi lotti, ma a quanto pare il problema non li tocca abbastanza», ha ricordato Domenico Ghirardi della Cgil, che sottolinea la necessità di una viabilità adeguata allo sviluppo del territorio.

«Dopo vent’anni di attese abbiamo visto l’inizio e l’avanzamento dei lavori sino al 60% dell’opera totale. Stiamo però attenti a ricondurre in termini strumentali il rallentamento dei lavori con Tangentopoli. Da queste interpretazioni il sindacato prende nettamente le distanze, la giustizia deve fare il suo corso». La questione morale, quindi, come primo gradino nel confronto con l’Anas, la Regione e il Ministero del lavoro.

«Attendiamo un risultato positivo rispetto ai seguenti punti – schematizza Lorenzo Corradini della Uil – 1) sblocco degli appalti per la sollecita ripresa dei lavori; 2) rapida e concreta soluzione dei problemi della viabilità nelle zone interessate ai lavori stradali; 3) garanzia e tutela del diritto al lavoro per i lavoratori delle costruzioni e 4) accesso a tutte le forme disponibili di strumenti di tutela del reddito dei lavoratori in caso di ferma del cantiere. Non vogliamo assistenzialismo, vogliamo lavorare e una viabilità efficiente per lo sviluppo del territorio». Ragioni sacrosante che i sindacalisti hanno ribadito dopo la manifestazione al prefetto di Brescia. «Il rappresentante del governo deve fare il possibile per sollecitare l’interessamento del Ministero: servono finanziamenti in tempi brevi prima che la situazione collassi definitivamente», conclude Gianni Foresti della Cisl.

Con frasi quasi stantie si tengono accese le speranze di una prossima ripresa. «Se non ci sarà continueremo la protesta: alla manifestazione di oggi ne faremo seguire altre. Arriveremo, se necessario, anche allo sciopero generale», chiude secco Ghirardi a nome degli edili della Cgil, mentre gli operai arrotolano le bandiere rosse che sventolano in corteo.

Si smontano gli altoparlanti e i furgoncini dei cottimisti si rimettono in moto: almeno per oggi qualcuno ritorna in cantiere. Poi si vedrà.


 

 

IL GIORNO 6 MARZO 1995

CAPODIPONTE – Per attirare l’attenzione sulla viabilità camuno-sebina

Protesta sì, ma niente blocchi

Operai in strada e un sindaco ha annunciato le sue dimissioni

di Salvatore Spatola

Affollata assemblea quella svoltasi, l’altra sera, nel salone dell’hotel Graffiti di Capodiponte, sui problemi della viabilità camuno-sebina, intralciata da alcune situazioni annose che penalizzano non solo quanti vivono nel vasto comprensorio, ma anche le azienda che vi operano. Citare le autorità intervenute ci porterebbe via spazio. Ci limiteremo, perciò, a segnalare gli assenti ingiustificati poiché sono quelli che devono dare un grosso apporto per smuovere l’Anas e il ministero dei Lavori pubblici. Ci riferiamo a parecchi sindaci che hanno snobbato la riunione e alle aziende che, invitate in 84, hanno disertato l’appuntamento.

Apprezzata è stata la presenza degli operatori turistici di Montecampione e Pontedilegno-Tonale che hanno condiviso in larga parte il programma di proteste preparato dalle organizzazioni sindacali, ad eccezione dei rallentamenti dei mezzi stabiliti, sabato prossimo, a Sulzano, vicino al semaforo lungo la SS 510 e, l’indomani, a Capodiponte, al cantiere della Edolo Scarl.

Non ci sarà nessuna forma di blocco. Saranno distribuiti dei volantini agli automobilisti di passaggio, e saranno illustrate le “pene” di una viabilità che castiga la Valcamonica e il Sebino bresciano e bergamasco.

L’assemblea, coordinata dall’assessore ai lavori pubblici della Comunità montana di Valle Camonica, Bersani, si è qualificata per la concretezza degli interventi. I presenti si sono dimostrati d’accordo sulla necessità di sensibilizzare il prefetto di Brescia, Antonio Di Giovine, e quello di Bergamo, Domenico Di Gioia. Soprattutto il primo deve subito risolvere la vertenza che esiste, sul cantiere della SS 42, Capodiponte-Berzo Demo. Qui, il giorno 10, scade la procedura di licenziamento per i 68 dipendenti della Edolo Scarl.

«Se non si fanno correre le carte – ha ribadito il sindaco di Sellero, Giampiero Bressanelli – si rischia di perdere altri posti di lavoro». I sindaci si devono autoconvocare per lunedì prossimo, dopo le due manifestazioni, per consegnare al prefetto la loro autosospensione dall’incarico amministrativo. Il primo cittadino di Sulzano, Roberto Bona, ha annunciato le sue dimissioni. Vedremo quante ne seguiranno. Le successive manifestazioni di protesta saranno decise dai comitati nati per la difesa delle due statali, la 510, Sebina Orientale, e la 42, del Tonale.

Gli operatori turistici dicono no ai rallentamenti e ai blocchi stradali che penalizzano altre centinaia di lavoratori. Propongono di occupare la sede dell’Anas e della Regione. Ma c’è, pure, fra gli amministratori, chi pensa di occupare la ferrovia Milano-Venezia o l’autostrada.

L’assessore all’Ecologia della Provincia di Brescia, Walter Sala, dopo aver ribadito l’impotenza della politica e la forza acquisita dai funzionari, ha proposto, almeno per alcune strade, la regionalizzazione dell’Anas. Tutti gli interventi dei sindacalisti presenti, aperti dal segretario generale della Cisl Roberto Ravelli Damioli, continuati con Foresti, Panigada, Bonomelli e conclusi da Domenico Ghirardi della Cgil , hanno chiesto un incontro col ministro Paolo Baratta e con la presidenza nazionale dell’Anas.

 L’onorevole Francesco Ghiroldi della Lega Nord si è fatto portavoce e già ieri ha inoltrato la richiesta ufficiale esprimendo pure, in caso di mancate risposte, preoccupazione per iniziative che potrebbero avere risvolti anche di ordine pubblico.


 

 

IL GIORNO 6 MARZO 1995

SULZANO – Una delibera regionale dice che i lavori sulla 510 sono in aree «comprese nel Parco delle Orobie»

Sorpresa, il paese è diventato bergamasco

Cadrebbe sotto la giurisdizione della Comunità montana di Scalve «competente per territorio»

di S.Spa.

Dove si trova Sulzano? Non è una domanda da 100 milioni. Tutti i lombardi, che almeno una volta hanno visitato Montisola, sanno dov’è questo ridente paese. Da qui si prendono i traghetti per raggiungere l’isola più grande d’Europa. Non ci sono dubbi. Queste notizie si apprendono alle elementari. Qualche dubbio, invece, hanno certi funzionari regionali.

É un lotto veramente sfortunato il V della SS 510, con stralci degli adiacenti, da Pilzone a Marone. Non solo si è registrato il fallimento della mandataria Sicalf e l’abbandono dell’impresa Follioley per avere esaurito l’importo di propria competenza. Non basta che si attende, ormai da anni, il riappalto dei lavori comprendendo parte del IV e del VI lotto, per un importo di oltre 100 miliardi. C’è da combattere anche contro l’ignoranza di chi si occupa di territorio senza conoscerlo.

Se non lo sapevate, il comune di Sulzano, in balconata sul Sebino bresciano, fa parte del Parco delle Orobie bergamasche. Sì, è proprio così. Sul progetto di completamento dei lavori di ammodernamento della SS 510, Sebina Orientale, nel lotto in questione, il dirigente del servizio, riportando gli estremi della delibera di giunta regionale n. 52261 del 18 maggio 1994, scrive, fra l’altro, che «i lavori di cui al progetto in esame risultano interessare aree comprese nell’ambito del Parco delle Orobie bergamasche e che la Comunità montana di Scalve, competente per territorio a formulare il parere favorevole previsto dalla legge istitutiva del Parco, ha espresso parere favorevole all’intervento in questione.

Il documento è stato inviato al Compartimento Anas regionale di Milano, alla Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici di Brescia e, per conoscenza, al sindaco di Sulzano, al ministero dei Lavori pubblici, direzione generale del coordinamento territoriale di Roma, e al settore Lavori pubblici, servizio opere di viabilità. Robe da non credere.

Per dare una mano a quanti hanno preso la grossa “topica”, ricordiamo che il parco in questione, istituito con legge regionale 15 settembre 1989, n.56, modificata il 12 maggio 1990, si trova nella provincia di Bergamo e comprende le Comunità montane di Valle Brembana, Valle Seriana >Superiore e Valle di Scalve che assieme alla Provincia formano un consorzio che gestisce il Parco. Ha una superficie di 84.000 ha e conta 44 comuni, tutti in terra bergamasca.


 

 

BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995

Gli operai dei cantieri chiusi lungo la statale 510 hanno marciato da Sulzano a Sale Marasino

Sebina, un blocco per il lavoro

Protesta contro la crisi del settore. Traffico a senso unico alternato

di Giuseppe Zani

Nessun momento di vera tensione, solo qualche battibecco fra operai e polizia e con gli automobilisti di passaggio. La rabbia degli oltre cento fra licenziati e cassaintegrati presenti, anzi, s’è da subito tramutata in voglia di scherzare, ma senza dimenticare il malessere di fondo.

É scivolata via così, sostanzialmente corretta, la manifestazione di protesta indetta nella tarda mattinata di ieri dalla Federazione Lavoratori delle Costruzioni Valcamonica-Sebino per sollecitare la riapertura dei cantieri lungo il tracciato delle nuove 510 e 42: in ballo, il posto di lavoro per circa 600 edili e l’ultimazione di un’infrastruttura viaria giudicata di vitale importanza per il rilancio della Valcamonica.

Non s’è trattato, ieri, del classico blocco stradale, ma di una passeggiata con rallentamento a singhiozzo del traffico tra Sulzano e Sale Marasino: giusto il tempo per distribuire volantini ai passanti e chiedere la loro solidarietà.

Del resto poliziotti, carabinieri e agenti della strada, intervenuti in forze hanno – loro sì – bloccato l’esuberanza del corteo, pilotandolo ora sulla corsia di destra ora su quella di sinistra, in modo da consentire il transito dei veicoli a senso unico alternato.

Una mano, invero, l’hanno data pure i sindacalisti delle tre sigle comprensoriali di categoria, sempre attenti a ché non si tirasse troppo la corda né da una parte né dall’altra. Sicché, alla fine, i disagi per camionisti ed automobilisti sono stati assai contenuti: ritardi nell’ordine dei 15-20 minuti.

Il “blocco” scatta inopinatamente – i manifestanti non stavano più nella pelle – alle 9.50, prima dell’ora prefissata, davanti al municipio di Sulzano. Un’enorme ruspa della ditta Giudici, subito presa d’assalto da un subisso di bandiere rosse, si mette alla testa del corteo. Poco più avanti, e in coda, gli altoparlanti del sindacato diffondono il solito repertorio di musica folk...

Sfilano gli striscioni della Flc e del Consiglio di fabbrica della Dolomite Franchi di Marone. Sfilano i delegati interni della Vela di Cortefranca e dell’Adriasebina di Tavernola bergamasca. Frammezzo, quasi tutti i dipendenti a rischio della Irces55, della Secol, della Cogefar, della Carena, della De Lieto, della Chini & Tedeschi, della Iseo Scarl, le imprese assegnatarie o in subappalto lungo i lotti da Iseo a Pisogne.

Nella lunga teoria di persone, solo una fascia tricolore a tracolla: è quella del sindaco di Sulzano, Roberto Bona. «Oggi [ieri per chi legge] vedo realizzato, sia pure tardivamente, un mio sogno: quello di farci sentire, a Milano, a Roma – dice –. E la manifestazione di oggi, se non ci saranno risposte adeguate, non è che l’inizio. La gente, da queste parti, è troppo incazzata. Non è venuta in corteo? C’è anche se non è qui fisicamente».

Ora si costeggia la riva del lago. Un gruppo di signore, ai bordi della litoranea, applaude. Al largo, un motoscafo dei carabinieri di Marone sembra non voler perdere contato coi colleghi a terra. Adesso alcuni giovani della Chini & Tedeschi hanno deciso che si vogliono divertire: ogni camion, per avere strada sgombra, dovrà pagare il pedaggio, davanti al loro striscione, di una lunga strombazzata in segno di solidarietà. Alt, aria alle trombe, e poi via. Il bello è che ogni volta sono gli stessi poliziotti a prodigarsi affinché la richiesta venga presto esaudita. «Siamo in pochi – si rammarica un operaio napoletano, ancora in forza alla Iseo Scarl –. Fosse stata indetta mesi fa, questa azione di protesta, vi avrebbero partecipato pure 60 nostri amici, ora licenziati, che son tornati in Calabria».

Sono le 11.30 e il corteo sfocia sulla piazzetta della Comunità montana, a Sale Marasino. Tocca a Lorenzo Corradini, della Feneal Uil, riepilogare i motivi per cui si è scesi per strada: tronchi lasciati a mezzo, occupazione a rischio, il territorio deturpato e nessuna prospettiva di una ripresa dei lavori a breve. Gianni Foresti, della Filca-Cisl, da notizia di un incontro a Roma, fissato per il 9 giugno, tra organizzazioni sindacali e Anas. Prima di loro, Domenico Ghirardi, della Fillea-Cgil, dopo avere stigmatizzato l’assenza degli amministratori pubblici della zona, eccezion fatta per il sindaco Bona, aveva proposto di coinvolgere, se il governo non dovesse sbloccare rapidamente i cantieri delle 510 e 42, in uno sciopero generale tutte le altre categorie di lavoratori.

Ghirardi, alla fine, proprio non ce l’ha fatta a non tirare una stoccata all’indirizzo delle forze dell’ordine: «Sempre troppo numerose per noi – ha ironizzato –, sempre troppo poche per perseguire chi, poi, è finito nel cono di luce di Tangentopoli».

 

 

BRESCIAOGGI 6 MARZO 1995

«I cantieri chiudono per i politici corrotti»

In cento chiedono la solidarietà della gente

di Gino Tomasini

Tornano in piazza le bandiere rosse. Tornano a diffondersi sulle strade le note dell’Internazionale socialista, quelle gloriose note che sanno tanto di lotte antiche, di grandi drammi e altrettante grandi conquiste sociali. Erano in tanti ieri mattina gli operai edili che hanno manifestato in difesa del posto di lavoro. In tanti, oltre cento, le mani grandi e callose, i volti bruciati dal sole, a gridare il loro sdegno contro gli artefici, gli squali di una politica «corrotta e tangentizia» che sta portando alla chiusura di tutti i cantieri aperti sulle statali 510 e 42.

Il lungo corteo è partito da Sulzano pochi minuti prima della 10 e si è concluso un’ora e mezza più tardi a Sale Marasino, di fronte alla sede della Comunità montana.

Davanti, a fare strada, una grossa benna, simbolo della categoria e, metaforicamente, della sua grande rabbia. Una rabbia vera, autentica, la rabbia di gente che si trova improvvisamente sull’orlo del baratro, a poche ore dal licenziamento e dalla disoccupazione. Una preoccupazione questa che traspare dai discorsi di tutti, di vecchi e giovani, di chi ha già una famiglia da mantenere e di chi vorrebbe metter su casa ma deve fare i conti con un futuro carico di incognite.

Pietro Bonetti, di Molinetto di Mazzano, da 42 anni nel mestiere, oggi è uno di quelli senza un avvenire sicuro. «Non mi ero mai trovato in una situazione del genere – dice cercando di coprire con la voce il rumore assordante dei fischietti e dei clacson –. Adesso possiamo solo sperare di riuscire a smuovere qualcosa, altrimenti tra pochi giorni saremo tutti a casa. E la colpa sarà solo di quei politici che hanno rubato e che hanno rovinato tutto con le tangenti».

Di tangenti e dei miliardi messi in tasca da chi ha gestito il sistema parla anche Walter, un giovane muratore di Piancamuno: «Sono tutti ladri – dice –. Vorrei mandare loro in mezzo al fango delle gallerie a vedere come si vive con poco più di un milione al mese». Frasi forti, urlate con forza, che suscitano subito il consenso e la solidarietà  dei compagni vicini unendoli nell’urlo: «ladri, ladri».

«É una vergogna – camionista sulla cinquantina di Darfo –. I politici vogliono farci pagare i loro errori. Noi non chiediamo la luna, chiediamo solo di poter lavorare. Invece dalla sera alla mattina ci lasciano a casa, chiudono i cantieri senza nessun preavviso. Cosa spero? Che la situazione si sblocchi, che gli appalti vengano rifinanziati anche se forse adesso è troppo tardi: forse bisognava muoversi prima anche con queste manifestazioni». La stessa paura esce dalle parole di Amedeo, edile di Pompiano. «Se non arrivano i finanziamenti questi ci chiudono i cantieri – gridano dalla loro postazione a cavallo della benna –. Tutti i giorni vedo amici con in mano la lettera di licenziamento. Altri sono in cassa integrazione da mesi. Questa situazione deve finire».

In mezzo agli operai anche i segretari delle tre confederazioni sindacali di categoria. Domenico Ghirardi, della Fillea-Cgil: «Da anni la gente di questo territorio chiedeva una viabilità decente, ha aspettato tanto che venissero appaltati i lavori, pagando anche un prezzo sotto il profilo ambientale e l’assurdo sarebbe ora di vedere le opere lasciate a metà ed i soldi andare altrove. Tutto ciò – dice ancora Ghirardi – viene ricondotto in termini strumentali al fenomeno tangentopoli. Noi da questo tipo di interpretazioni prendiamo nettamente le distanze, perché siamo con i magistrati, vogliamo che sia fata piena giustizia, ma vogliamo anche che i lavori vadano avanti».

«Uno degli obiettivi prioritari dell’ultimo sciopero generale – interviene infine Mino Bonomelli, segretario generale della Cgil del comprensorio sebino-camuno – era appunto il completamento della strada e noi, come sindacato, siamo pronti, qualora non riuscissimo ad ottenere niente negli incontri già programmati con l’Anas ed il ministro dei Lavori pubblici, a chiedere ai lavoratori di scendere ancora in piazza».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 GIUGNO 1996

Dopo la manifestazione di venerdì, i sindacati si riuniranno domani per varare nuove iniziative

Sebina, la protesta torna nei palazzi

Pressioni sulla Regione perché inserisca questa strada tra le priorità

di Adriano Baffelli

Sulzano come l’ombelico della viabilità sebino-camuna: dopo la pubblica assemblea, organizzata dall’autocostituito Comitato locale e tenutasi l’altra sera, domani lunedì 17 giugno alle ore 20, il Comitato istituzionale di coordinamento sulla viabilità camuno-sebina ha indetto una riunione nella Sala consiliare sulzanese. Dell’organismo fanno parte, fra gli altri, le Comunità montane di Vallecamonica, dell’Alto Sebino bergamasco, del Sebino bresciano, Comuni, forze sociali.

 

La manifestazione di venerdì sera è stata un piccolo ma significativo successo: centinaia di persone in piazza mentre l’Italia faticava con la Repubblica Ceca agli Europei non è fatto da passare sotto silenzio. E sull’onda di quel risultato i sindaci si ritrovano domani. L’invito – ordine del giorno – inviato agli amministratori comunali indica tre argomenti: fare il punto sui singoli cantieri di 510 e 42; verificare il programma regionale sulla viabilità; valutare eventuali proteste.

S’intrecciano le iniziative, «speriamo non si ostacolino a vicenda invece di collaborare – commentava un gruppo di cittadini –, il problema riguarda tutti, insieme, cittadini ed istituzioni, si può risolvere».

Da un lato si concretizza l’idea di dare vita ad una serie di manifestazioni, di pubbliche assemblee in piazza, la prossima delle quali si terrà a Pisogne, secondo calendario e modalità allo studio da parte del sindaco Lanzini. Dall’altro i vari amministratori locali da noi sentiti garantiscono risultati in tempi brevi. Il ché non vuole assolutamente dire una ripresa entro pochi giorni dei cantieri: magari così fosse, ma non è tecnicamente possibile.

Una cosa è certa: la realizzazione del quinto lotto della Sebina deve essere inserita dalla Regione nelle priorità. Se non addirittura tra la priorità delle priorità, alla luce dei cantieri pubblici fermi sul territorio lombardo per un importo di 2.800 miliardi.

Stupisce constatare che dopo l’incontro della scorsa settimana alla Malpensa tra il presidente della Regione Formigoni e il ministro Di Pietro, l’agenzia di stampa regionale abbia diramato un comunicato circa i temi del colloquio in cui si parla di raddoppio della Brescia-Milano, della Pedemontana, della Valtrompia, ma non v’è cenno alcuno alla viabilità camuno-sebina. E mentre circa un centinaio di cittadini sulzanesi ha sottoscritto l’adesione al programma dell’autocostituito Comitato, sempre più forti si levano le voci di quanti chiedono dove siano i parlamentari eletti in zona. Il malcontento cresce, insomma, e le varie iniziative messe in cantiere lo potranno attenuare solo se saranno coronate da successo.

Un fatto sicuramente inconcepibile è l’intricata situazione del quinto lotto, la cui incompleta realizzazione blocca anche la prospettiva di collegamento al quarto ed al sesto. Sulzano davvero ombelico della 510. Ma è una situazione di centralità tutt’altro che positiva.


 

 

GIORNALE DELLE VALLI 15 GIUGNO 1996

Viabilità al collasso

Si preannunciano nuove manifestazioni di protesta se la soluzione non sarà imminente. Interviste ai sindaci di Costa Volpino e Sulzano. In funzione a Endine l’autovelox

di Augusto Reitano

Statale 42, solo dolori e poche gioie. É risaputo che automobilisti e residenti della Valle Cavallina dovranno ancora attendere chissà quanto per vedere realizzato il progetto di variante dell’attuale tracciato che attraversa in due la zona.

Nel frattempo (che dura da trent’anni) sulla statale 42 si continua a morire e la situazione della viabilità peggiora. Soltanto nel tratto di strada tra Spinone a Casazza nelle ultime settimane ci contano due incidenti mortali, un pedone investito (per fortuna senza gravi conseguenze) ed altri micro incidenti.

Il sindaco di Spinone, Giulio Zinetti, mostra preoccupazione per l’escalation dei fatti e annuncia inasprimenti nei controlli della viabilità: l’autovelox è già attivato e sarà intensificato. Se a Spinone, dove è presente uno dei rari rettilinei che invogliano gli automobilisti a schiacciare l’acceleratore per sbarazzarsi di qualche autoarticolato, la situazione non è rosea, negli altri comuni non va meglio.

A Endine, è notizia dell’ultima ora, entrerà in azione il controllo elettronico della velocità venerdì prossimo. Anche in questo caso il primo cittadino, geom.Ernestino Gua [non ha] peli sulla lingua: «Nel rettilineo che attraversa il paese sono quotidiani gli incidenti per l’alta velocità degli automobilisti che mette a r[epent]aglio la sicurezza dei pedoni. Speriamo che si capisca di rispettare i limiti di velocità».

Code a Casazza durante il rientro dai weekend con relativo inquinamento, rallentamenti ovunque  tempi di percorrenza estenuanti (circa un’ora per raggiungere Bergamo dai comuni dell’alta Valle Cavallina). Naturalmente il controllo della statale è affidato a pochi vigili urbani e ai Carabinieri, i quali sono costantemente impegnati anche in tante altre funzioni e non sempre possono dedicare il tempo necessario al traffico veicolare quotidiano.

C’è anche da aggiungere che il tratto dell’arteria che solca la valle è destinato a divenire un vero e proprio imbuto non appena ai due estremi del percorso verranno aperte le gallerie di Costa Volpino e la tangenziale Albano-Seriate. Ma quali soluzioni tampone si possono attuare per rendere la statale 42 più sicura? Provvedimenti preventivi e punitivi sembrano andare di pari passo a sentire gli amministratori e gli operatori che da anni seguono le vicende di questa strada.

La panoramica di questa storia infinita prosegue con i lotti che riguardano la parte del Sebino. Qui la galleria fino a Costa Volpino è stata aperta dopo varie pressioni. Ora resta da realizzare il tratto fino a Piancamuno (che ha avuto i finanziamenti ma ritarderà rispetto ai tempi previsti) dove la statale dovrebbe collegarsi a quella 510 della sponda bresciana del lago d’Iseo. E anche qui ci sono problemi: i lavori per la nuova strada sono stati interrotti e la protesta sta montando tra i cittadini di quelle zone.

 

La situazione: un comitato per la variante alla statale in Valle Cavallina ma le tesi dei tecnici potrebbero essere altre.

Di sicuro c’è, come anticipato in apertura, l’intensificazione dei controlli della velocità a Spinone. Ne ha dato notizia il sindaco del paese Giulio Zinetti: «Interverremo sull’unico aspetto possibile e cioè la velocità: sappiamo che per quanto riguarda la variante alla SS 42 tutto è ancora indefinito, ma anche che sul tratto di strada del comune si rischia quasi quotidianamente l’incidente. Non si può sempre pensare che tutto vada bene: intensificheremo i controlli con l’autovelox. Il comune di Spinone è il secondo dopo Borgo di Terzo ad avere installato la famigerata “macchinetta” da circa un anno e l’unico ad aver realizzato dei passaggi pedonali protetti. Il rettilineo della statale nella località lacustre resta ad alto rischio per la velocità sostenuta da molti automobilisti». Inoltre c’è da ricordare che nel paese di Spinone ci sono circa 5 incroci con strade comunali e uno con la strada provinciale che porta a Ranzanico e poi in Valle Seriana, oltre ai numerosi innesti di stradine private.

Per iniziativa della Comunità montana Valle Cavallina si sta per costituire un Comitato per la statale 42. Secondo le ultime notizie rese note dall’assessore ai Lavori Pubblici rag. Italo Ghilardi si aspetta la nomina dell’ultimo rappresentante del Comitato (quello della Camera di Commercio) che completerà la struttura del Comitato stesso composto dai due presidenti delle Comunità montane della Valle Cavallina e dell’Alto Sebino e dai rappresentanti delle associazioni di categoria degli autotrasportatori, della Provincia, della Prefettura e di altri organismi coinvolti.

Lo scopo del Comitato, al quale aderisce anche la Comunità montana dell’Alto Sebino, è quello di sollecitare una soluzione definitiva all’attuale tracciato della statale in valle, dando attuazione al progetto esistente elaborato qualche anno fa. Ma dalla Provincia di Bergamo arrivano notizie poco confortanti: il progetto di cui sopra giace agli atti, ma sembra essere stato giudicato troppo costoso dagli organismi competenti e comunque potrà essere inserito soltanto nel prossimo piano triennale della viabilità (e forse non basterebbe neanche quello). Nello stesso tempo sembra farsi avanti un’altra ipotesi che pare stia riscuotendo un certo consenso da parte dei tecnici: «Lo studio in atto – dice Silvia Garbelli, funzionario degli uffici Programmazione e Viabilità della Provincia – prevede un collegamento che da Ranzanico congiunga la statale alla Val Seriana passando sotto la Valle Rossa. Questo consentirebbe alla parte nord della Valle Cavallina di essere collegata alla Vallecamonica e Seriana (per la quale è stata approvata la fattibilità del secondo e terzo lotto della strada fino a Gazzaniga) con relativo smistamento del traffico pesante, mentre per la parte sud della statale 42 della Valle Cavallina, il tracciato rimarrebbe invariato, conservando la vocazione turistica del percorso».

Quindi sembra che la variante alla statale 42 per l’intera Valle Cavallina sia al tramonto. La nuova soluzione, naturalmente soltanto in embrione, taglierebbe la situazione viaria in due: parte nord e sud della zona.

 

Invece sembra fatta per il lotto Costa Volpino-Piancamuno

Il sindaco di Costa Volpino Diomira Cretti dice: «Dalle notizie in mio possesso il lotto in questione dovrebbe essere realizzato insieme. Le procedure di appalto delle opere secondarie sono state avviate: il lotto presenta due svincoli, quello della fermata Castello e l’altro per Piancamuno, con il collegamento alla statale 510.

 

Ma per la 510 monta la protesta

«Vogliamo convogliare la protesta della gente in forma civili – spiega il sindaco di Sulzano Mario Baroli – in quanto la situazione della viabilità nel nostro paese e in generale nella zona è davvero ai limiti della tollerabilità. Innanzitutto c’è la strozzatura al centro di Sulzano con un passaggio di 5 metri e sessanta, un vero e proprio collo di bottiglia. Nell’ambito delle opere viarie su tutto il percorso della statale c’è da dire che il nostro territorio ha subito un disastro ecologico a causa di tutti quei lavori iniziati e mai finiti. Inoltre – continua il sindaco Baroli – esiste anche un problema sicurezza per tutto il materiale che giace all’aperto e che potrebbe franare a causa di temporali. Per non parlare dei viadotti e gallerie non ultimate ma aperte che costituiscono un pericolo per i cittadini (soprattutto bambini). Infine coloro che hanno avuto espropriati i terreni non hanno avuto pagati gli espropri». Situazione esplosiva anche sulla sponda bresciana e a questo proposito venerdì scorso si è svolta una manifestazione di protesta.

 


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 16 GIUGNO 1996

Duecento persone in piazza a Sulzano per manifestare contro i ritardi della Sebina Orientale

Statale 510: «Adesso basta»

No ai colpi di testa, sì alla sveglia delle istituzioni

di Adriano Baffelli

La strettoia del paese incarna simbolicamente le strozzature che da decenni frenano la realizzazione della nuova Sebina. Lo stretto e tortuoso nastro d’asfalto ferisce Sulzano, il Sebino, nonché gran parte della Valcamonica. Una ferita resa più velenosa da lunghi serpenti d’acciaio: migliaia di auto in coda, gas, rumore. Paesi tagliati in due. E la gente scende in piazza per dire: «Adesso basta!».

 

Sulzano - «Se la riprogettazione promessa slitterà, installerò delle centraline per rilevare i tassi di inquinamento chimico, acustico e fisico. Qualora scattasse l’allarme mi vedrei costretto a chiudere la strada». Dice anche questo Alessandro Borioli, sindaco di Sulzano, nel suo accorato intervento durante la pubblica assemblea, ieri sera in piazza, promossa dall’autocostituito Comitato per la Sebina. Sono presenti 200 persone, potrebbero e dovrebbero essere molte di più, ma «sono tante – afferma Bersini del Comitato – considerato il clima di sfiducia e la concomitanza della partita calcistica con gli azzurri in campo agli Europei».

E considerando la tradizionale riservatezza della nostra gente, aggiungiamo noi. Borioli parla di «governanti che non hanno a cuore il denaro pubblico, altrimenti non si lascerebbero opere incompiute a deperire. Un tecnico mi dice che un pilone del quinto lotto, fermo dal 1992, è inclinato di un grado e mezzo, vuol dire che dovrà essere rifatto». Il primo cittadino chiama a raccolta la popolazione del paese, del Sebino e della Valcamonica: «Dobbiamo risolvere tutti insieme il problema, il futuro del nostro paese è nelle nostre mani».

Il clima di sfiducia nelle istituzioni aleggia palpabile. Non mancano intemperanze verbali, richiami a forme di lotta dura, a proteste clamorose. Ghirardi, della Cgil camuno-sebina, invita ad evitare strumentalizzazioni, difende l’impegno profuso dal Comitato istituzionale attivo da alcuni anni, richiama Tangentopoli ed i perversi sistemi del passato che «ci hanno consegnato queste assurde situazioni, queste vitali opere, incompiute». Ricorda, poi, la necessità di imprescindibili passaggi istituzionali, auspicando che «finalmente l’assessore regionale Pozzi ci ascolti e indichi la priorità per quest’opera, altrimenti è inutile rivolgersi al Ministero».

Il consigliere regionale Romele dice che i soldi per la 510 c’erano, quindi parla di blocco dell’Autostrada A4 e della ferrovia Milano-Venezia. L’assessore Bona della locale Comunità montana ricorda a Romele: «Lei si era preso un impegno pubblico per farci incontrare l’assessore Pozzi dopo una settimana. Sono passati quattro mesi, stiamo ancora aspettando. Forse qualcuno è venuto qui per ricevere delle medagliette...».

Il sindaco di Pisogne Lanzini ricorda il «felice momento per i lotti che interessano il mio paese, ma il problema riguarda l’opera dell’intero comprensorio. Sono quindi al vostro fianco e a Pisogne si terrà la prossima assemblea pubblica».

Interviene un giovane 21nenne: «La cosa che mi fa male è vedere i nostri politici divisi». Sapranno trovare la necessaria concordia?


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 GIUGNO 1996

Amministratori e sindaci hanno incontrato l’altro giorno l’ing. Bartoli, capo compartimento Anas

Superstrada, torna un po’ d’ottimismo

Qualcosa si muove in Valcamonica, resta il nodo della Sebina

di Gian Mario Martinazzoli

C’è un certo ottimismo tra gli amministratori e i sindacalisti della Valcamonica e del Sebino dopo l’incontro avvenuto l’altro ieri con l’ingegner Bartoli, capo del Compartimento Anas di Milano.

All’appuntamento erano presenti il presidente della Comunità montana di Valcamonica, Pierluigi Mottinelli, l’assessore alla viabilità Gerardo Milani, il vicepresidente della Comunità del Sebino bresciano, Roberto Bona e il rappresentante della Comunità dell’Alto Sebino, Dino Paris.

Le organizzazione sindacali erano invece rappresentate da Domenico Ghirardi, Gianni Foresti e Roberto Ravelli Damioli.

 

Valcamonica – Durante l’importante summit è stato fatto il punto della situazione dei cantieri delle statali 4 e 510, vere spine nel fianco della viabilità camuno-sebina.

Stando a quanto assicura l’assessore Milani, che si fa portavoce anche degli altri partecipanti all’incontro, stavolta sarebbero arrivate indicazioni ed assicurazioni molto più precise e circostanziate rispetto al passato recente o remoto.

Anzitutto, il cantiere dei lotti quinto e sesto della 42, vale a dire il tratto prevalentemente in galleria che si snoda tra Capodiponte e Berzo Demo. Sono stati portati a termine tutti gli adempimenti burocratici per riavviare il cantiere e i fondi ci sono, per cui «si può prevedere – dice Milani – che i lavori possano riprendere entro un paio di mesi».

Questo è sicuramente il cantiere più impegnativo di tutta la viabilità camuna, visto che si tratta di scavare altri quattro chilometri di una galleria lunga cinque. Tutto è fermo da un anno.

Per quanto riguarda il tratto Lovere-Darfo, c’è da parte dell’Anas la promessa che i lavori edili verranno completati nel 1996 e che entro il ’97 saranno ultimati anche gli impianti di illuminazione e di ventilazione.

Più complessa la situazione del quinto lotto di Sulzano della statale Sebina Orientale. I tempi di completamento del cantiere sono legati ad un’alternativa: o affidare il proseguimento dei lavori all’impresa che ha operato anche in passato oppure procedere ad un nuovo appalto. Inoltre, si rende necessario un adeguamento non sostanziale del progetto, senza toccare il tracciato.

Per questo adempimento la Comunità montana del Sebino bresciano ha già provveduto. Stando così le cose, non è certo possibile prevedere un avvio dei lavori prima del ’97.

Nel corso dell’incontro milanese si è parlato anche del quarto lotto Breno-Capodiponte della 42. Il progetto è a posto, occorre soltanto che l’Anas si decida a dare il via. Per i più ottimisti questo potrebbe avvenire già antro quest’anno, ma forse è più probabile che si comincia a parlarne nel contesto del piano triennale dell’Anas del 1997/1999.

Su questo punto, comunque, dovrebbe esserci in tempi brevi un incontro con la Regione. «Nonostante questi risultati certamente confortanti – si legge in un comunicato firmato dall’assessore Milani – invitiamo tutte le Amministrazioni comunali e le organizzazioni di categoria a proseguire nella fase di approvazione dell’ordine del giorno trasmesso nei giorni scorsi, relativo al complesso della viabilità camuno-sebina».

Insomma, su questi argomenti non è mai consigliabile abbassare la guardia. L’esperienza del passato lo dimostra ampiamente.


 

 

BRESCIAOGGI 20 GIUGNO 1996

Per la Sebina orientale previsto un onere di 30 miliardi in più

Strada 42 del Tonale, un mare di problemi

Il sindacato prevede difficoltà per le aree da acquisire e per smaltire tutto il materiale dello scavo

di Salvatore Spatola

La telenovela dei cantieri aperti ormai da anni sulle due statali del comprensorio camuno-sebino, la 42 del Tonale e la 510 Sebina orientale, non accenna a concludersi. I problemi si aggiungono ai problemi ed i tempi si allungano a dismisura. Ora è nato un cosiddetto “Comitato popolare” che si aggiunge a quello istituzionale, costituito lo scorso anno.

Ma qual’è la soluzione? L’abbiamo ricostruita con le organizzazioni sindacali, dopo l’incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Sulzano.

Nel tratto Capodiponte-Berzo Demo la ripresa dei lavori è già avvenuta; il cantiere è stato consegnato; si è raggiunto, finalmente, l’accordo tra l’Anas e la società. Per il momento sono stati assunti quattro-cinque lavoratori. La Federazione lavoratori delle costruzioni ha, unitariamente, avanzato una richiesta di incontro a tu per tu con l’azienda, per capire come si intende assumere le persone.

Il sindacato porrà certamente il problema della riassunzione dei lavoratori a suo tempo licenziati. In particolare sarà chiesto alla Edolo Scarl come intende proseguire il lavoro e cosa intende fare in materia di subappalto.

«Di problemi – afferma Domenico Ghirardi, degli edili della Cgil – ne sorgeranno ancora molti. In questi giorni si sta procedendo all’acquisizione delle aree per la realizzazione delle opere. Si prevedono degli accordi, in modo da evitare contrasti con i proprietari. Ma un problema particolare è legato alla realizzazione della bretella, per superare lo svincolo vicino al passaggio a livello, con un pilone che dovrà sorgere nel bel mezzo della statale 42».[2]

Nel frattempo, il proprietario dell’area su cui dovrà sorgere la bretella, ha presentato un progetto che prevede la realizzazione di un capannone. Non sarà una trattativa semplice.

L’altro problema, del quale già abbiamo avuto modo di informare i nostri lettori, è quello dello smaltimento dello “smarino”. Dalla galleria di cinque chilometri, infatti, usciranno 600mila metri cubi di materiale, in parte collocati vicino alla proprietà dell’acciaieria Bellicini. Lo smaltimento di questo materiale non può avvenire soltanto con la realizzazione del quarto lotto, Breno-Capodiponte, ove al massimo saranno riutilizzati centomila metri cubi di “smarino”.

Alla fine dei lavori, ciliegina su una torta già indigesta, questo tratto non sarà utilizzabile, in quanto alcune opere sono state stralciate, e quindi verranno realizzate solo allungando ulteriormente i tempi.

L’altro problema grossissimo è legato al lotto Sulzano-Sale Marasino (quinto lotto della Ss 510).

«Siamo sempre alle prese con la commissione ex articolo 6 – dice Ghirardi – che di fatto ha chiesto di poter rivisitare il progetto per trovare una soluzione definitiva. Noi puntiamo all’affidamento del completamento dei lavori alle imprese che sono già sul posto. L’onere aggiuntivo previsto è di oltre 30 miliardi, che si aggiungeranno ai 56 miliardi a suo tempo stanziati».

Gli altri cantieri, sulla 42 come nella 510, hanno ripreso i lavori. Le organizzazioni sindacali invocano unità nella lotta. Per il prossimo 27 giugno è programmato un incontro fra Provincia di Brescia e Regione Lombardia.


 

 

BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 1996

Mentre ieri si è aperto lo svincolo sulla statale 42 c’è polemica per quello sulla 510

Viabilità camuna, un sì e un no

L’Anas frena sulla bretella verso Montecampione

di Salvatore Spatola

Mentre ieri sulla ss. 42, nel tratto Costa Volpino-Darfo Boario Terme, è avvenuta l’apertura del pezzo di variante, sul comune di Piancamuno l’Anas ha lasciato cadere una grossa tegola che nessuno fino ad ora si aspettava.

La novità sta nel fatto che l’Anas si lavi le mani per quanto riguarda l’attivazione dello svincolo in direzione Montecampione. Svincolo che è stato sollecitato più volte proprio perché ritenuto necessario per alleggerire il traffico.

Sul tratto di variante della statale 42 e su quello della 510 sono stati realizzati due svincoli, rispettivamente quello che porta in direzione Brescia-Pisogne, attraverso una bretella di variante alla ss 510, della quale sono in fase di appalto i lavori complementari e quello che invece va verso Piancamuno-Montecampione.

Quest’ultimo consente l’immissione del traffico da e per la variante attraverso una strada comunale che attualmente s’immette sul tracciato della ss 510 attraverso un innesto a raso dopo aver attraversato la linea ferroviaria Brescia-Edolo. É proprio questo attraversamento che sta creando confusione.

C’è una proposta di uno svincolo definitivo a livelli differenziati, ce n’è un’altra che si riferisce a una soluzione “provvisoria” con svincolo a raso. Ci sono le Ferrovie Nord Milano che, in mancanza di accordi precisi, provvederanno entro un anno alla realizzazione di un passaggio a livello autorizzato in corrispondenza dell’attuale strada comunale, del tutto insufficiente ad assorbire il futuro traffico proveniente dalla variante.

«Stante la situazione in atto – ha comunicato l’Anas giovedì scorso al sindaco di Piancamuno Giuseppe Garatti – questo compartimento si vede costretto a non poter aprire lo svincolo benché già completato. Quando sarà aperto al traffico il collegamento con Pisogne nella nuova 510 – sostiene il capo compartimento, Carlo Bartoli – sarà aperto anche lo svincolo di Piancamuno per quanto riguarda le opere realizzate direttamente, lasciando a codesto Comune e a codesta Provincia ogni decisione in merito alla viabilità».

Il sindaco Garatti si ribella a questa comunicazione dell’Anas e precisa: «Sono amministratore di questo Comune solo da quattro mesi e il problema dello svincolo di Montecampione credo che abbia una data di almeno nove anni. Nonostante questi tempi, siamo alla vigilia della stagione invernale e ancora si discute di questo svincolo che l’Anas ha realizzato e che non può essere aperto perché non è risolto il problema del collegamento sulla ss 42 e sulla strada per la stazione invernale. Il 9 ottobre scorso ho ricevuto un fax dall’Anas ove, in parole semplici, questo ente si lava le mani lasciando la patata bollente alla Provincia e al nostro Comune. Probabilmente, lo verificheremo in questi giorni, è stato pure cancellato il finanziamento che era stato assicurato tempo fa. É un problema di non facile soluzione che va risolto in brevissimi tempi, anche in modo provvisorio».


 

 

IL GIORNO 1 FEBBRAIO 1997

Alto Sebino – La provinciale 49 è interrotta, idem la Sebina Occidentale

Viabilità, che desolazione!

Unica notizia OK: la galleria di Costa Volpino aprirà a marzo

di Salvatore Spatola

La carenza delle infrastrutture rappresenta uno dei limiti maggiori dello sviluppo del territorio bergamasco. In particolare, la situazione legata alla viabilità è desolante: l’autostrada è una delle più trafficate e “incidentate” d’Italia, le strade statali e provinciali non hanno retto il passo con l’aumento della mobilità e i progetti per nuove arterie sono fermi da anni. Nelle ultime settimane, poi, sono nate vere e proprie emergenze, in varie zone della provincia. Due i casi più difficili: ad Ardesio, in alta Valle Seriana, la provinciale 49 è interrotta per permettere la bonifica e la messa in sicurezza della strada per la caduta masi; nell’Alto Sebino è stato chiuso invece il tratto Castro-Riva di Solto della strada Sebina Occidentale, minacciato dalle rocce sovrastanti, mentre si attende da tempo l’apertura al traffico della galleria di Costa Volpino e della variante alla statale 42, una delle opere più attese per la viabilità bergamasca.

L’attraversamento dell’abitato di Costa Volpino rappresenta infatti la vera spina nel fianco della viabilità dell’Alto Sebino bergamasco. «É facile intuire – afferma il sindaco Diomira Cretti – come il giorno dell’apertura al transito della galleria rappresenterà una data storica». A quel giorno non sembra più mancare molto tempo: i lavori principali, infatti, sono stati ultimati e sono attualmente in corso i lavori supplementari, per un importo di circa 4 miliardi. In particolare stanno per essere ultimate le barriere di massima sicurezza sul fiume Oglio e su tutti i cavalcavia; l’impianto di ventilazione, dotato di un moderno rilevatore di fumi a raggi infrarossi e di tipo ottico, in grado di garantire in tempi ridotti la rimozione dei gas di combustione delle automobili; l’impianto di illuminazione con lampade al sodio ad alta pressione. Ulteriori lavori, per un importo di circa 2 miliardi e 700 milioni di lire, sono previsti per il prossimo anno, in particolare, la sistemazione a verde delle aree interessate dai lavori; la formazione del tappeto di usura della pavimentazione stradale; il posizionamento di barriere fonoassorbenti ed altre opere accessorie.

Ma quando si potrà viaggiare su questo tratto di strada, variante alla strada statale 42? «L’Anas ha previsto l’apertura della nuova variante – dice il sindaco di Costa Volpino – in tre fasi successive: per il mese di marzo sarà aperta al transito la galleria di Costa Volpino e lo svincolo alla Fermata Castello; in tal modo il traffico diretto e proveniente da nord potrà evitare il centro abitato. Entro la prossima primavera verrà poi aperta al transito la parte restante della variante e il collegamento con la strada statale 510, in direzione Darfo, per evitare l’attraversamento di Rogno. Quindi, entro la fine dell’anno, è prevista l’apertura del collegamento con la strada statale 510 in direzione di Pisogne».

Se nell’arco di un mese si potrebbe dunque risolvere l’annoso problema di Costa Volpino, per quanto riguarda invece la strada di Castro, interrotta la scorsa settimana, i tempi di chiusura potrebbero essere di almeno tre mesi. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato: «Sino ad oggi – dice Gianni Foresti, segretario della Cisl edili – non sappiamo quale sia l’effettiva gravità del problema. Perciò chiederemo delucidazioni al sindaco e all’Anas».

Per quanto riguarda la provinciale dell’alta Valle Seriana, interrotta ad Ardesio, rimarrà chiusa sino a venerdì. Poi, nella fine settimana, si potrà circolare a senso unico alternato.


 

 

L’ECO DI BERGAMO 1 FEBBRAIO 1997

Costa Volpino – La variante sarà percorribile a marzo, si posano i segnali

Galleria, conto alla rovescia

Ultimi lavori dentro il tunnel lungo quasi tre chilometri che collegherà il “Bersaglio” con il viadotto di Rogno, per poi scavalcare il fiume Oglio – L’appalto nel 1990, poi una serie interminabile di interruzioni e problemi – Il costo dell’opera ha ormai raggiunto i 37 miliardi

di Elia Mutti

L’Anas la scorsa settimana ha “consegnato” i lavori ad una ditta di Forlì che dovrà provvedere alla installazione della segnaletica verticale ed orizzontale sul tratto di variante della statale del Tonale che congiunge le località Bersaglio, Fermata Castello di Costa Volpino e lo svincolo di Montecampione. Con questo incarico si è così concluso l’ultimo atto formale necessario per rendere possibile l’ultimazione della galleria che passa sotto l’abitato di Costa Volpino e dello svincolo alla periferia di Rogno.

In quest’ultimo periodo, all’interno del tunnel e nel tratto di strada che la segue, c’è un continuo via vai di operai indaffarati a montare le barriere per la sicurezza, ad installare gli impianti di ventilazione, di illuminazione e di captazione e di trasporto dell’acqua intercettata in galleria. Alle squadre già impegnate si aggiungeranno prestissimo anche gli addetti alla segnaletica.

Tutti questi lavori, cosiddetti complementari, hanno un costo globale di quattro miliardi. Altri due miliardi e settecento milioni verranno spesi l’anno prossimo per la sistemazione a verde delle aree interessate dai lavori, per la formazione del tappeto finale di asfalto della pavimentazione stradale, per il posizionamento delle barriere fonoassorbenti e per il completamento degli impianti di illuminazione esterni, oltre che per altre piccolo opere accessorie.

«Tutto sta finalmente andando per il verso giusto – ha confermato il sindaco di Costa Volpino Diomira Cretti, riferendo di un recente colloquio avuto con i responsabili dell’Anas –: vedendo come stanno procedendo i lavori, la nuova galleria sarà percorribile regolarmente fino a Fermata Castello entro marzo, proprio come era stato stabilito un anno fa dall’ing. Bartoli, responsabile della sede Anas di Milano. É facile immaginare che il giorno dell’apertura al transito della galleria rappresenterà una data storica: per Costa Volpino sarà un evento memorabile».

A giudicare dai lunghi tempi d’attesa c’è effettivamente da credere al sindaco di Costa Volpino. Il progetto dei lavori di costruzione di questo tratto di variante risale al settembre del lontano 1989. Le opere principali consistevano in una galleria lunga due chilometri e 378 metri, in un viadotto di 213 metri per scavalcare il fiume Oglio e negli svincoli della località Bersaglio, di Fermata Castello, e di interconnessione con la bretella della statale Sebina orientale che proviene da Pisogne.

Si riteneva allora che per poter eseguire tutti i lavori, consegnati all’impresa “Secol spa-Bartoletti srl” nel luglio 1990, bastassero 720 giorni. Le note difficoltà sopraggiunte nei mesi e negli anni successivi hanno invece allontanato sempre più la scadenza inizialmente ipotizzata per il mese di luglio 1992, e fatto aumentare i costi. In seguito alla necessità di far fronte ad opere impreviste, ma necessarie per alcuni consolidamenti, e per poter finanziare un apposito progetto di completamento per i lavori che non trovavano più copertura economica nell’appalto iniziale, il costo ha raggiunto i 37 miliardi di lire.

L’apertura del nuovo tratto di variante comporterà presumibilmente alcuni disagi. I tecnici prevedono un giorno di chiusura della galleria di Lovere per consentire la realizzazione delle opere di congiungimento con la successiva galleria di Costa Volpino.

Subito dopo l’apertura dello svincolo di Fermata Castello, verrà chiuso parzialmente lo svincolo Bersaglio per 15 giorni: in due settimane verrà riorganizzata la segnaletica e si sistemeranno i dettagli relativi alla variazione di alcuni sensi unici sinora adottati nelle varie bretelle.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 FEBBRAIO 1997

L’Anas ha emesso la gara d’appalto per il lotto Breno-Capodiponte, uno dei nodi più difficili

Il risveglio della superstrada

57 miliardi e 620 milioni: soldi che la valle aspettava da anni

di Gian Mario Martinazzoli

Ieri l’apertura di una galleria, oggi l’annuncio di un nuovo (e da tempo sospirato) appalto. Sembra insomma che quest’anno si sia aperto sotto auspici meno nefasti per quanto riguarda la viabilità sebina e camuna.

Restano, è vero, aperti i problemi maggiori, come il quinto lotto della “510”; ma in compenso se ne risolvono altri, come appunto il Breno-Capodiponte, per il quale l’Anas ha indetto l’appalto.

 

VALCAMONICA – Arriva una buona notizia sul fronte della viabilità camuna. L’Anas ha emesso nei giorni scorsi la gara d’appalto per il quarto lotto della cosiddetta superstrada, nel tratto compreso tra Breno e Capodiponte. L’importo è pari a 57 miliardi e 620 milioni. Le ditte interessate a questo nuovo lavoro dovranno presentare le loro offerte entro il prossimo 23 aprile.

Fa dunque un altro significativo passo in avanti il processo di ammodernamento della statale 42 di fondovalle, dopo anni nei quali agli entusiasmi per qualche cantiere che si apriva ha fatto seguito la doccia fredda delle interruzioni e dei ritardi spesso inspiegabili. Erano anni che il tratto Breno-Capodiponte, noto agli addetti ai lavori come quarto lotto, era in attesa di finanziamento. Solo nell’ultimo periodo l’Anas aveva cominciato a mettere nero su bianco e a pretendere impegni precisi di fronte alle richieste e alle insistenze degli amministratori, dei politici e degli imprenditori locali. La notizia di questi giorni consente un po’ a tutti di tirare un sospiro di sollievo.

Nel linguaggio burocratico delle gare d’appalto si parla di variante degli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro. I paesi interessati sono appunto questi. Forse qualcuno ricorderà che al momento della progettazione sono state molte le difficoltà incontrate, soprattutto per l’opposizione del Comune di Niardo, e in parte di quello di Braone, che mal tolleravano il tragitto previsto. L’Anas, alla fine, si dimostrò però inflessibile per cui il progetto fu definitivamente approvato.

Il tratto in questione collegherà lo svincolo nord di Breno con l’inizio del lotto Capodiponte-Berzo Demo già in fase di esecuzione. Sono circa dieci chilometri di strada che consentiranno di evitare l’attraversamento delle località Crist di Niardo, del Badetto di Ceto e della zona abitata di Niardo che si estende a sud del nucleo più antico. Negli ultimi trent’anni lungo l’asse della statale 42 è sorto un gran numero di abitazioni che, di fatto, hanno affiancato la strada stringendola in una sorta di budello che rallenta la velocità e rende pericoloso lo scorrere dei veicoli. Il quarto lotto ora in fase di appalto dovrebbe eliminare tutti questi problemi.

Ma occorre subito aggiungere che l’appalto del lotto Breno-Capodiponte dovrebbe rendere molto più agevole il proseguimento dei successivi quinto e sesto. Infatti una delle maggiori difficoltà che stanno incontrando questi tratti è dovuto proprio al deposito dello smarino della galleria. Non si sa più dove portarlo, tanto è vero che da qualche settimana la decina di minatori impegnata nello scavo è stata messa in cassa integrazione. Il probabile avvio del quarto lotto dovrebbe consentire di usare il materiale proveniente dalla galleria per il rilevato della nuova variante. In altre parole, ciò che si toglie da una parte servirà per riempire dall’altra, ottenendo così due piccioni con una fava. Era proprio quello che tutti speravano. C’è solo da sperare che non si mettano di mezzo altri ostacoli. Per la Valcamonica sarebbe un’altra delusione profonda.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 FEBBRAIO 1997

Aprirà a marzo la variante di Costa Volpino: la nuova Statale 42 vede completare la parte bergamasca

Un altro “boccone” di strada

Via al doppio senso nel tunnel di Lovere, Bergamo più vicina alla valle

di g. s.

A “pezzi e bocconi” nasce la nuova strada statale 42, “del Tonale e della Mendola”. L’ultimo arrivato è il tratto che collega la località “Bersaglio” di Costa Volpino alla parte già esistente di superstrada camuna. Dopo svariate traversie, fra cui la battaglia legale per i danni causati dalle mine alla frazione Volpino, ecco che apre i battenti la galleria che aggirerà il paese al confine tra Brescia e Bergamo.

 

SEBINO – Sarà interamente percorribile entro la fine di marzo (i tempi previsti sono stati rispettati) il tratto di variante della statale n.42 del Tonale che congiungerà le località “Bersaglio” e “Fermata Castello” di Costa Volpino con lo svincolo di Montecampione.

L’altra settimana l’Anas, per rendere possibile l’ultimazione della galleria che passa sotto l’abitato di Costa Volpino e dello svincolo alla periferia di Rogno, ha affidato ad una ditta di Forlì l’incarico per l’installazione della segnaletica verticale ed orizzontale.

In questo ultimo periodo, all’interno del tunnel e nel tratto di strada successivo, è stato un fervore di lavori: montaggio delle barriere di sicurezza; installazione degli impianti di ventilazione, illuminazione, captazione e trasporto dell’acqua intercettata in galleria. Tutti questi interventi “complementari” hanno un costo globale di circa 4 miliardi. Altri 2 miliardi e 700 milioni saranno spesi l’anno prossimo per la sistemazione a verde delle aree interessate dai lavori, per la formazione del tappetino finale di asfalto della pavimentazione stradale, per il posizionamento delle barriere fonoassorbenti e per il completamento degli impianti di illuminazione esterni e per opere accessorie.

L’apertura al transito della galleria di Costa Volpino rappresenterà una data storica per il paese. L’apertura della nuova variante comporterà però necessariamente alcuni disagi.

I tecnici prevedono un giorno di chiusura della galleria di Lovere, per consentire la realizzazione delle opere di congiungimento con la successiva galleria di Costa Volpino. Subito dopo l’apertura dello svincolo di “Fermata Castello” verrà chiuso parzialmente lo svincolo del “Bersaglio” per 15 giorni, il tempo necessario per riorganizzare la segnaletica e la sistemazione dei dettagli relativi alla variazione di alcuni sensi unici sinora adottati sulle varie bretelle. I tempi per la realizzazione dell’importante opera sono stati decisamente lunghi: il progetto, infatti, risale al 1989.

Le opere principali consistevano nella costruzione di: una galleria lunga 2 chilometri e 378 metri; un viadotto di 213 metri per scavalcare il fiume Oglio; svincoli nelle località Bersaglio, Fermata Castello e interconnessione con la bretella della stradale Sebina che proviene da Pisogne.

Quando vennero affidati i lavori all’impresa Secol-Bartoletti, nel luglio del 1990, si pensava bastassero 720 giorni. Le note difficoltà sopraggiunte nei mesi ed anni successivi allontanarono sempre più la scadenza inizialmente ipotizzata per il mese di luglio 1992 e fatto aumentare i costi. Per far fronte ad opere impreviste e finanziare il progetto di completamento dei lavori, che non trovarono più copertura economica nell’appalto iniziale, il costo ha raggiunto i 37 miliardi di lire.


 

 

IL GIORNO 7 FEBBRAIO 1997

Lo sostiene il sottosegretario ai Lavori pubblici rispondendo alle interrogazioni

Statale 42: i lavori ripresi al più presto

Da ultimare il raccordo con la Sebina

di Salvatore Spatola

Il sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Borgone, ha risposto in questi giorni alle interrogazioni presentate, nel mese di ottobre, dall’onorevole leghista camuno, Davide Caparini e firmate pure dagli onorevoli bresciani, sempre della Lega Nord, Faustinelli, Molgora, Cè, Roscia e dai bergamaschi Alborghetti e Martinelli. Il dato di maggiore rilevanza è relativo alla situazione del IV lotto della statale 42, del Tonale e della Mendola, Breno-Capodiponte, per un importo di 90 miliardi, per il quale è previsto il completamento dell’istruttoria da parte dell’Anas entro il prossimo mese di marzo.

L’esecuzione dei lavori, giudicati “prioritari” dalla Provincia di Brescia, è prevista in due anni. Per il completamento è necessario un ulteriore lotto (6-bis) da approvare e finanziare per circa cento milioni. Identica sorte seguirà il VI lotto da Cedegolo a Malonno.

«Ho inoltrato richiesta ufficiale al dipartimento dell’Anas per poter effettuare un sopralluogo sui cantieri delle statali 510 e 42 – ha dichiarato l’on Caparini – al fine di verificare che le indicazioni date dal sottosegretario, riguardo l’apertura entro la primavera di quest’anno dei lotti 8-bis della 510 e della variante di Costa Volpino vengano rispettate. Per quanto riguarda i lavori in fase istruttoria, controlleremo l’attendibilità delle dichiarazioni del ministro». Il sottosegretario Borgone assicura che la variante di Costa Volpino sulla ss 42 è in fase avanzata di costruzione. «Attualmente – dice la risposta agli onorevoli leghisti – si stanno installando gli impianti di illuminazione e ventilazione dell’omonima galleria e sono in fase di appalto i lavori di realizzazione della segnaletica».

Per l’apertura al transito, Borgone sostiene che, nella prossima primavera, sarà scavalcato il paese di Costa Volpino fino a Rogno, mentre si prevede il collegamento con la 510 entro l’estate.

Per il IV lotto della 42, Breno-Capodiponte, il progetto del dicembre 1991, dell’importo complessivo di 86 miliardi 552 milioni, è stato aggiornato il 25 settembre scorso, secondo le nuove disposizioni di legge. Ora si attende il parere tecnico-amministrativo dell’Anas. Anche per questa variante sono previsti due anni. I lavori di ammodernamento del V e VI lotto, Capodiponte-Cedegolo, ripresi nel maggio dello scorso anno, dovranno essere ultimati entro il 24 luglio del 1998. Per il secondo stralcio, tratto Cedegolo-Malonno, il piano regionale contempla il finanziamento di cento miliardi nel piano stralcio triennale 1997/99. Il progetto, attualmente, è in fase istruttoria che dovrà concludersi entro il prossimo mese di marzo.

In merito al lotto 8, di collegamento tra la strada statale 42 e la 510, Sebina Orientale, per un importo aggiornato a cinquanta miliardi, il lavoro è ultimato ma non funzionale. L’Anas, infatti, è ricorsa a lavori di completamento per un lotto 8-bis, dell’importo di 8 miliardi.

«L’ultimazione dei lavori principali – scrive il sottosegretario all’on. Caparini – è prevista per la primavera del 1997, fatti salvi ulteriori ritardi paventati dall’impresa appaltatrice per il montaggio delle travature metalliche, dovuto alla mancata consegna delle stesse da parte della fabbrica costruttrice entro i tempi stabiliti. I tempi tecnici per la realizzazione dei lavori sussidiari a quelli principali (pavimentazioni, impianti, segnaletica, ecc.) non consentono di poter anticipare l’apertura al transito del lotto in questione».

L’onorevole Caparini ribadisce che nelle province di Brescia e di Bergamo numerosi cantieri sono aperti lungo le più importanti vie di comunicazione. «Il completamento delle opere viarie in questione – ripete con vigore – è di fondamentale importanza per l’intero sviluppo economico della Vallecamonica-Sebino, in quanto l’incidenza dei costi di trasporto risulta estremamente maggiore rispetto alla media nazionale».


 

 

IL GIORNO [...] FEBBRAIO 1997

Dopo i due nuovi lotti di viabilità, il parere di Domenico Ghirardi, segretario Cgil

Basta con le varianti, molto meglio un traforo

Risparmiando spese stradali inutili o superate, si potrebbe ripensare lo sbocco ferroviario veramente a nord

di Salvatore Spatola

VALCAMONICA – Dopo l’inaugurazione dei due lotti per la viabilità camuno-sebina, avvenuta nei giorni scorsi, Piancamuno-Gratacasolo e lo svincolo di Iseo, abbiamo chiesto al segretario della Cgil, Domenico Ghirardi, se è soddisfatto di come stanno marciando le cose sul fronte del miglioramento stradale nel comprensorio Valcamonica-Sebino.

«Se da un lato occorre non banalizzare i risultati che si sono ottenuti grazie al Comitato per la viabilità – ci risponde il nostro interlocutore – dall’altro pensiamo che sia giusto tenere i piedi per terra. La viabilità, sicuramente, è un’infrastruttura indispensabile per favorire lo sviluppo del nostro comprensorio. Da sola, però, non servirà ad appagare questa necessità. Pertanto non diamo l’impressione che basti risolvere il problema dell’infrastruttura viaria per dire che domani saranno risolti tutti i problemi di fondo dello sviluppo sociale, economico e occupazionale del nostro territorio. Così non sarà».

Ghirardi invita a una seria riflessione sul modo come si fa politica, su chi rappresenta la politica, su come riusciamo a unire le energie, le risorse umane e rappresentative per metterle, davvero questa volta, al servizio del territorio.

«Abbiamo bisogno di rappresentanti che sappiano spendersi per i reali obiettivi che siano funzionali allo sviluppo del comprensorio. Ma, ritornando alla viabilità, ricordiamo che, dopo Tangentopoli, siamo riusciti a individuare le cosiddette “priorità delle priorità”, nel triangolo Lovere-Darfo-Toline. Con l’inaugurazione dell’ultimo tratto abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ma, a questo punto, con realismo, dobbiamo ammettere che pur completando i cantieri delle due statali, 42 del Tonale, e 510 del Sebino Orientale, ci troveremo di fronte a un’infrastruttura superata nel tempo».

Ghirardi, perciò, si chiede se ha un senso rispettare la progettazione sul tratto che va da Malonno a Edolo, in Alta Valcamonica e oltre. Per il nostro interlocutore non ha senso realizzare una variante in questa zona perché quella che già c’è sta bene.

«I soldi risparmiati – suggerisce – potrebbero essere impiegati, da una parte per adattare l’attuale statale, realizzare la strada che supera il sottopaso in prossimità di Sonico che oggi impedisce il passaggio di pullman a due piani e dall’altra ripensare lo sbocco ferroviario, veramente a nord, col traforo del Mortirolo, riadattando la ferrovia anche nell’altezza delle gallerie per consentirne, in prospettiva, l’elettrificazione».


 

 

CORRIERE DELLA SERA 12 APRILE 1997

L’assessore Pozzi: subito i cantieri

Duemila miliardi dall’Anas per le strade lombarde

Resta il nodo della Paullese

di Paolo Maestri

VARESE – Nuovo ossigeno per la rete stradale della Lombardia. La Regione riceverà 2mila 195 miliardi dall’Anas: oltre mille sono per interventi pregressi, mentre 1.119 sono previsti dal Piano triennale Anas ’97-’99 definito dal ministero dei Lavori pubblici. Lo hanno reso noto ieri il presidente della Regione, Roberto Formigoni, e l’assessore ai Trasporti, Giorgio Pozzi. Fra gli interventi previsti a breve scadenza quello sulla statale 316 per il collegamento con Malpensa 2000 (117 miliardi cofinanziati dall’Ue), opera per la quale la giunta ha annunciato l’intenzione di chiedere l’inserimento del “decreto Treu”.

Molti i cantieri che ora potranno essere aperti, ma molte ancora le opere che la Lombardia reputa necessarie e urgenti e che, invece, nel piano non sono prese in considerazione. Fra gli altri, resta aperto il nodo Paullese, e la giunta Formigoni attende ancora una risposta per le nuove autostrade (Brescia-Lumezzane, Pedegronda, Milano-Brescia). Pozzi ha annunciato la costituzione di un osservatorio fra Regione, enti locali, Anas e Comitati cittadini «per controllare che dopo i finanziamenti vengano anche aperti i cantieri».

«É un primo passo avanti, un segnale di buona volontà – ha commentato Formigoni –, ma ancora insufficiente a risolvere tutti i problemi della viabilità lombarda. Un atto di buona volontà perché i 2mila 195 miliardi assegnati alla Lombardia rappresentano certamente una svolta rispetto al passato. Tuttavia, il piano Anas risulta ancora insufficiente a rispondere interamente ai bisogni lombardi, soprattutto per i progetti delle tre nuove autostrade che erano state oggetto di impegni precisi da parte dell’ex ministro Di Pietro». Per la Paullese, l’assessore Pozzi ha spiegato che «va inserita negli “interventi dell’area nazionale”, non essendovi alternative interregionali e provinciali».

Tra gli interventi ’97-’99, da segnalare: nel bergamasco, il completamento dell’asse Ponte S.Pietro-Seriate, le varianti Zogno e da Albano Trescore Balneario; a Pavia, la sistemazione del bivio Vela-Tangenziale Nord; a Sondrio, la variante di Livigno; a Mantova, la Grazie-Pietole della Tangenziale Sud e la riqualificazione di Ponte San Benedetto Po; a Varese, il completamento del nodo “5 ponti”. Inoltre, il completamento delle tangenziali di Bergamo, Cremona e Como, l’attraversamento Bergamo-Valassina, la variante di Menaggio, il nuovo svincolo a Sant’Anna di Salò. Con i finanziamenti pregressi, nuovo ponte sull’Adda a Montodine, completamento Iseo-Boario e tangenziale Sud di Brescia.


 

 

BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 1997

L’Anas toglie lo smarino

Il materiale proviene dallo scavo della galleria

di Salvatore Spatola

La notizia viene dal capo compartimento dell’Anas per la Lombardia, l’ing. Carlo Bartoli, e riguarda il tratto della statale 42, Capodiponte-Berzo Demo, quinto e sesto lotto. Il materiale che viene estratto dalla realizzazione della galleria, di circa 5 km, che attraversa questo tratto di variante. Fino ad oggi il materiale è ammucchiato in due posti diversi del territorio di Capodiponte.

Si è parlato a lungo di come smaltire lo smarino, ritenuto di scarsa qualità, tanto è vero che il valore totale di circa 800mila mc è di 35 milioni.

L’Anas avrebbe voluto che a sistemare il materiale fossero la Comunità e l’impresa Edolo Scarl che sta eseguendo i lavori. Invece, soprattutto per l’intervento del sindacato comprensoriale, è stato raggiunto l’accordo che a occuparsi di tutto sia l’Anas. «A seguito della riunione tenutasi l’8 maggio – comunica l’ing. Bartoli – con la Provincia, Amministrazioni comunali e sindacato, si è deciso di stoccare in via definitiva il materiale di scavo nei siti individuati dai Comuni; non si potrà procedere all’asta pubblica».

Bartoli l’ha comunicato al Ministero delle Finanze di Brescia, e per conoscenza alla Prefettura, all’Amministrazione provinciale, alla Comunità montana di Valcamonica, ai Comuni che si sono dichiarati disponibili a ricevere il materiale: Capodiponte, Berzo Demo, Sellero.

«Nel contempo è allo studio dell’ufficio legale di questo ente – aggiunge Bartoli – la risoluzione generale delle problematiche insorte nella definizione della proprietà, dello smaltimento e dell’impiego dei materiali di risulta degli scavi. Questo compartimento non può consentire un blocco dei lavori di tale importanza, a fronte di un modesto importo legato allo smarino stesso; pertanto si dichiara disponibile fin d’ora ad accollarsi l’onere finanziario del pagamento del suddetto materiale, ove non si pervenga ad una diversa soluzione».


 

 

BRESCIAOGGI 6 OTTOBRE 1997

Lunedì 13 sulla statale 42 è in programma il taglio del nastro per il nuovo tratto

Darfo e Costa Volpino si avvicinano

Ma la Lega contesta: «Ritardi esagerati». Polemica anche la Cgil: in Broletto preferiscono la bassa bresciana

di Salvatore Spatola

Lunedì 13 ottobre si taglierà il nastro sulla strada statale 42, nel tratto che collega Darfo e Costa Volpino. La cerimonia si svolgerà in territorio bergamasco, alla presenza dei responsabili dell’Anas e dell’Amministrazione comunale di Costa Volpino.

Il collegamento, richiesto a gran voce dal sindacato comprensoriale e dal comitato per la viabilità, è ritenuto una delle opere prioritarie rispetto a tutte quelle che sono in cantiere lungo le statali 42 e 510. Nonostante l’importanza di questa realizzazione, sono stati accumulati ritardi enormi, tanto che – a inaugurazione già programmata – proprio nelle ultime ore sono arrivate le critiche della Lega Nord.

«L’apertura del lotto tra Costa Volpino e Darfo della Ss 42 avviene con un anno di ritardo rispetto agli impegni assunti dal ministero dei Trasporti e sulla spinta della 10.736 firme raccolte tra luglio e agosto in calce alla petizione per il completamento dei lavori», sostiene l’onorevole Davide Caparini.

Il deputato lumbard sottolinea che il ministro dei Lavori pubblici aveva previsto l’apertura congiunta del lotto Costa Volpino-Darfo e del raccordo con la Ss 510 del lotto Toline-Darfo nell’autunno scorso. L’appuntamento è stato invece posticipato alla primavera del 1997, mentre si attendono ancora gli appalti per l’asfaltatura dello svincolo di Gratacasolo, la segnaletica e l’impianto di aerazione della galleria.

«É assolutamente intollerabile il comportamento di certi funzionari e burocrati, ostaggi di leggi assurde. Prove evidenti sono le vicende legate al lotto 5º della Ss 510, ancora invischiato nel fallimento della Follioley, o i problemi sorti sui lotti 5º e 6º della Ss 42 tra Anas e Edolo, che lasciano presagire un futuro tutt’altro che roseo», sostiene la lega della Valcamonica.

Sul fronte della statale 42, relativamente al 5º e 6º lotto, tra Capodiponte e Berzo Demo, si segnalano forti preoccupazioni anche da parte della Cgil comprensoriale. «É vero che il cantiere è stato riaperto, ma è altrettanto vero che l’appalto procede a rilento, con forti segnali di preoccupazione dovuti al braccio di ferro tra Anas e impresa, relativo all’ultima sospensione dei lavori registrata nei mesi scorsi – afferma Domenico Ghirardi –. L’impresa vorrebbe un rimborso di circa sette miliardi per la fermata del cantiere».

E venendo alla statale 510, fa discutere ancora il 5º lotto di Sulzano. I lavori, fermi da oltre sei anni per il fallimento della mandataria Sicaf, sono stati affidati alle imprese che hanno eseguito le opere del 4º e del 6º lotto, la Irces55-Secol e la Cogefar. Rimangono da definire alcuni particolari con il curatore fallimentare dell’impresa Follioley, per non farla partecipare all’appalto.

Questo sarà uno dei problemi più urgenti fra quelli che saranno affrontati in Provincia lunedì 13 ottobre, alla presenza del ministro dei Lavori pubblici, Paolo Costa.

«Ho la strana impressione che al di là di quanto è stato scritto nei piani provinciali, accordi trasversali effettuati in Amministrazione provinciale spingano per appalti da realizzare nella Bassa bresciana, trascurando gli impegni assunti», aggiunge Ghirardi, responsabile degli Edili della Cgil.

Su questi problemi, il comitato per la viabilità camuno-sebina è invitato dal sindacato a rimettersi in moto con lo stesso vigore di altri tempi.


 

 

BRESCIAOGGI 12 OTTOBRE 1997

Valcamonica. Il segretario della Cgil interviene dopo l’apertura dei nuovi tratti stradali

«Sotto il Mortirolo con il treno»

Ghirardi rilancia l’idea del collegamento a nord con la Valtellina. Il timore è che le statali in costruzione siano inadeguate ai bisogni

di Salvatore Spatola

«Se da un lato occorre non banalizzare i risultati che si sono ottenuti grazie all’opera del comitato per la viabilità camuno-sebina, dall’altro pensiamo che sia giusto tenere i piedi per terra. La viabilità è una infrastruttura indispensabile per favorire lo sviluppo del nostro comprensorio. Da sola, però, non servirà ad appagare queste necessità. Pertanto, non diamo l’impressione che basti risolvere il problema dell’infrastruttura viaria per dire che domani saranno risolti tutti i problemi che stanno alla base dello sviluppo sociale, economico e occupazionale del nostro territorio. Così non sarà».

É questa la riflessione fatta da Domenico Ghirardi, segretario della Cgil comprensoriale Valcamonica-Sebino, dopo l’inaugurazione dei due tratti stradali sulla Ss 510, Piancamuno-Gratacasolo e svincolo d’Iseo. Ghirardi coglie l’occasione per lanciare alcuni messaggi ai politici e alle istituzioni valligiane per far sì che si passi, in tempi brevi, dai sogni alla realtà. egli invita a una seria riflessione sul modo di fare politica, su chi rappresenta la politica, su come si riesce a unire le energie, le risorse umane e rappresentative per metterle veramente al servizio del territorio.

«Abbiamo bisogno di rappresentanti che sappiano spendersi per i reali obiettivi funzionali allo sviluppo del comprensorio – dice con ammirevole chiarezza il nostro interlocutore –. Ma ritornando alla viabilità, ricordiamo che dopo Tangentopoli siamo riusciti a individuare le cosiddette priorità delle priorità nel triangolo Lovere-Darfo-Toline. Con l’inaugurazione della Piancamuno-Gratacasolo abbiamo aggiunto questo obiettivo. Ma, a questo punto, con realismo, dobbiamo ammettere che pur completando, non si sa fra quanto tempo, i cantieri delle due statali 42 e 510, ci troveremo di fronte ad una infrastruttura superata nel tempo». Come dire che i problemi che oggi si vivono sulla pelle di quanti percorrono la statale del Tonale e quella del Sebino orientale, non saranno cancellati facilmente. Ghirardi tocca alcuni problemi che sono nuovi e vecchi nello steso tempo. Egli sostiene che rifare la strada da Malonno verso Edolo è una spesa superflua in quanto in questa piana già la statale è in funzione e in buone condizioni. Semmai, occorrerà adattare questa arteria per le necessità dei centri dell’alta valle e per eliminare quel sottopasso che sa di strozzatura in territorio di Sonico e che oggi impedisce il passaggio di pullman a due piani e di Tir molto alti.

Domenico Ghirardi mentre sostiene l’importanza della strada, anche per i miliardi che lungo questi 103 chilometri che corrono da Brescia a Edolo sono stati spesi, parla di ferrovia, di necessità di adeguamento alle esigenze di un traffico moderno e rispolvera la necessità di uno sbocco a nord della Valcamonica e quindi in Valtellina, con il traforo del Mortirolo. «Sarebbe una sciagura – afferma – dare retta a chi dice puntiamo al traforo della Valtrompia e abbandoniamo la ferrovia dopo che sono stati spesi decine e decine di miliardi e dopo che in questi giorni su questa tratta si sono decisi ulteriori investimenti per 35 miliardi. In conclusione, suggeriamo ai politici camuni e bresciani di rivisitare il progetto della strada a nord di Berzo Demo per una sistemazione razionale, cercando di non abbandonare l’idea di migliorare la ferrovia.». Quando si parla di miglioramento del servizio ferroviario si tiene presente anche un problema che oggi potrebbe sembrare un sogno, ma che nei prossimi anni si rivelerà come una necessità: l’elettrificazione. É un non senso che nella patria delle centrali elettriche si abbia una ferrovia come quella che congiunge l’alta Valcamonica con Brescia.

«O siamo capaci di farci valere riunendo le energie – conclude Ghirardi – o all’interno di questo territorio non ci sarà strada ferrata né infrastruttura viaria che possa risolvere i problemi annosi che i camuni vivono sulla loro pelle. Prima di ogni cosa occorre essere capaci di superare al nostro interno ogni difficoltà per poterla comunicare e imporla nella stanza dei bottoni».

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

Gli imprenditori: «Si rischia la recessione»

Brescia in prima fila nel concorso per creare il prodotto interno lordo e Cenerentola della viabilità

di ...

Il mondo produttivo ha pazientato, ed anche a lungo, ma non può sopportare oltre ritardi che potrebbero avere conseguenze dirette sul futuro produttivo dell’intera provincia.

Ieri nella sala consiliare del Broletto una buona parte degli interventi è stata riservata proprio ai responsabili locali dell’associazionismo imprenditoriale.

E per primo il dottor Saverio Gaboardi, vicepresidente dell’Associazione Industriali Bresciani: «Non incentivare la creazione di infrastrutture significherà essere costretti a registrare una crisi negli investimenti produttivi – ha detto Gaboardi – ma non si deve neppure trascurare lo specifico settore dei trasporti che, con un fatturato che sfiora i 300mila miliardi annui, garantisce occupazione e risente di tutti i ritardi sinora accumulati». Ma non solo: «Secondo studi approfonditi le risorse spese per investimenti sulla rete stradale danno luogo ad un altro coefficiente di ritorno per l’erario, alimentando infatti lavoro e la nascita di nuove unità produttive». La situazione bresciana però è tutt’altro che rosea, «seppure – ha evidenziato lo stesso vicepresidente Aib – la nostra provincia sia al 4º posto nazionale nella partecipazione al Prodotto interno lordo, la si può collocare solo all’ottantesimo posto della graduatoria nazionale evidenziata dall’indice dei trasporti (indice che misura, in base a parametri predefiniti, la qualità delle infrastrutture viarie)».

Gaboardi ha definito «fondamentali» le opere stradali per il lancio economico della Valcamonica, ma non ha trascurato altri elementi infrastrutturali importanti come il Centro Fiera di Brescia e lo scalo aeroportuale di Montichiari.

L’Arch. Enrico Paterlini ha parlato in rappresentanza del Collegio Costruttori di Brescia. A proposito dei ritardi è stato lapidario: «La situazione non è molto migliorata negli ultimi due anni e nemmeno nel recente periodo nel quale lei (rivolto al ministro) ha assunto la responsabilità del dicastero dei Lavori Pubblici». Alla critica, Paterlini ha poi fatto seguire la proposta, articolata e per tanti versi coraggiosa: «La vera modernizzazione del comparto delle opere pubbliche passa necessariamente attraverso una progettazione definita, esecutiva e qualificata. Ed affinché un tale obiettivo non resti privo di concreta attuazione, la progettazione deve essere certificata ed assicurata. La certificazione e l’assicurazione hanno un costo, oggi forse anche elevato, ma sono il paso necessario per adeguarci a quanto avviene in altre realtà europee, per premiare i progettisti aggiornati, per spingere le imprese verso il miglioramento tecnico ed organizzativo, rinunciando a varianti o rettifiche in corso di esecuzione. Al contrario sino ad oggi – ha proseguito Paterlini – si sta procedendo con oneri in costante aggiornamento e con tempi che non si possono nemmeno definire approssimativi. Per quanto riguarda la nostra provincia – ha concluso – lamentiamo da anni una cronica carenza di investimenti in infrastrutture. Il blocco degli impegni di spesa penalizza aree, come la nostra, già penalizzate da decenni. Entreremo in Europa, almeno me lo auguro, ma con carenze viarie tali da renderne problematica la permanenza».

Molti interventi, fra quelli ascoltati ieri, hanno ricordato al ministro Costa la protesta crescente della gente bresciana. Lo ha fato anche l’on. Andrea Bonetti, presidente dell’Unione provinciale dell’artigianato: «La situazione è drammatica e siamo sull’orlo della paralisi – ha sottolineato – e temo che il malcontento, già espresso e conosciuto, possa degenerare in forme di protesta violente. Non è possibile trascurare l’importanza dei collegamenti interni alla provincia, ma un altro tema importante è rappresentato dal collegamento con Milano».

Massimiliano Bontempi, presidente della piccola industria dell’Aib, ha lanciato quindi un’idea estremamente interessante: «Chiedo – ha detto – che v4enga costituito un Comitato di monitoraggio, in grado di informare bimestralmente sui progressi e sulle lentezze delle opere viarie». Bontempi ha anche espresso preoccupazione per le attività connesse ai trasporti: «Il settore è in crisi profonda – ha detto – basti pensare che alcuni trasportatori rifiutano commesse per la Valcamonica: con i tempi di percorrenza l’introito spesso non compensa i costi».

Il ministro Costa è stato ieri ospite anche dei vertici dell’Aib. Durante il pranzo di lavoro sono stati approfonditi i temi già discussi.

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

A Brescia cantieri per 1000 miliardi

di ...

Cantieri per 1000 miliardi, 400 dei quali già praticamente ultimati e più d’uno conclusi dall’inaugurazione. Nonostante appaia comunque in grave ritardo sulle emergenze che dalle valli alla basa vengono segnalate ogni giorno, la viabilità bresciana fa la parte del leone negli investimenti in corso dell’Anas in Lombardia. La disamina delle diverse situazioni è stata offerta ieri mattina ad un pubblico attento e preparato di amministratori ed imprenditori, dall’amministratore dell’Anas dott. Giuseppe D’Angiolino e dal direttore del Compartimento di Milano ing. Bartoli.

Vediamoli succintamente.

Tangenziale Sud – É di questi giorni la notizia dell’autorizzazione formale alla collaborazione ormai in corso tra Provincia, Comune ed Anas. Si è ricominciato praticamente tutto dall’inizio e la Provincia di Brescia sta ultimando il progetto d’intesa con il Comune capoluogo, mentre l’Anas cura l’impatto ambientale. A fine anno il complesso lavoro progettuale sarà terminato e si potrà parlare di appalto.

Statali Sebina e Camuna – L’Anas ricorda che molto è già stato fatto sul versante camuno per quel che riguarda il tratto Darfo-Costa Volpino, mentre in primavera sarà aperto il collegamento Pisogne-Darfo. Più lunghi i tempi del quinto lotto della Sebina, interrotto per il fallimento della società che si era aggiudicata l’appalto. Questa settimana, ha detto Bartoli, saranno riaffidati i lavori e da quel momento scatteranno i 900 giorni per la conclusione dell’opera, che significa in pratica il completamento della nuova 510. Per quel che riguarda il quarto lotto della statale 42, la variante degli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro, i lavori dovrebbero essere riaffidati entro la fine di questo mese.

Statale 11 – Due le direzioni, ad Ovest ed a Est della città. Ad Ovest il problema è concentrato soprattutto nel primo lotto, mentre per il secondo ed il terzo i lavori procedono seppur non speditamente. La notizia nuova è legata alla conclusione della procedura fallimentare per l’azienda che aveva vinto l’appalto e dunque l’inizio di quelle relative al riaffidamento dei lavori. Ma su questo punto non sono arrivate date certe.

Ad Est invece entro un anno sarà agibile la circonvallazione di Ponte S.Marco, rendendo così interamente transitabile in superstrada il tratto Ospitaletto-Sirmione. Per il prolungamento fino al confine con Verona si attende invece il prossimo piano triennale.

Statale 45 bis – Si lavora dovunque. La bonifica del Covolo dovrebbe essere ultimata nell’autunno del ’98, mentre già in primavera sarà agibile la variante di Roe Volciano. Per il tratto che scende nella Bassa, grande importanza avrà invece l’intervento delle Autostrade Centropadane sulla sp. 19.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

In Broletto il ministro dei Lavori pubblici Paolo Costa ha assicurato la realizzazione del tanto atteso collegamento da Ospitaletto a Lumezzane e Gardone

Semaforo verde per la Valtrompia

Buone notizie anche per la Sebina: 900 giorni per ultimare il V lotto

di Gianfranco Bertoli e Claudio Venturelli

Via libera per l’autostrada di Valtrompia e tempi certi sia per la realizzazione di quanto ancora manca alla statale Sebina (il martoriato quinto lotto, Sulzano-Marone), sia per la terza corsia della Tangenziale Sud di Brescia. Queste in estrema sintesi le buone nuove emerse dagli “stati generali” della viabilità bresciana convocati in Broletto per incontrare il ministro dei Lavori pubblici Paolo Costa, accompagnato dai vertici Anas. Alle sollecitazioni di amministratori ed imprese, il ministro ha risposto con precisazioni sugli interventi in corso e scelte di fondo del Governo in materia.

Discorsi tecnici e di buon senso che non hanno subito più di tanto il peso della precarietà dell’attuale situazione politica.

 

BRESCIA – C’è chi ha liquidato l’intero incontro come la «solita passerella pre-elettorale di un ministro, anzi di un ex ministro». Ed in effetti sul capo di Paolo Costa, ministro dei Lavori pubblici subentrato a Di Pietro, è facile intravedere la spada sospesa della crisi del Governo Prodi. Ma, al di là degli impegni politici e delle indicazioni di programma, il discorso del ministro è parso ieri fare il punto su una serie di fati e di scelte già attuate, che neppure la fine del Governo Prodi dovrebbe rimettere in discussione. Così, se sul “faremo” di Costa si stente inevitabilmente l’alea della situazione politica, va detto che su una serie di opere gli “stati generali” della viabilità bresciana, riuniti ieri in Broletto, hanno ottenuto più di una risposta. Forse non nuove, ma aggiornate.

Vediamole.

Autostrada di Valtrompia – Innanzitutto la cosiddetta autostrada di Valtrompia, ovvero il prolungamento del collegamento tra Ospitaletto e Gussago, fino a Concesio, Lumezzane e Gardone, con la realizzazione da parte della Serenissima di un tratto a pedaggio. Il ministro ha chiarito che «non servirà un’apposita legge» come più d’uno temeva; che il finanziamento è previsto nel piano triennale presentato dalla Serenissima per l’approvazione e che sarà realizzato anche nell’ipotesi di bocciatura della proroga delle concessioni alla stessa società. Infatti nello schema di convenzione con le concessionarie il ministro ha inserito un apposito articolo che prevede il rimborso dell’investimento effettuato qualora la concessione scada prima dell’ammortamento dell’opera.

In pratica, se l’opera ha un ammortamento di 20 anni e dopo 10 anni scade la concessione, il nuovo concessionario dovrà riconoscere al vecchio il mancato introito. Analogo discorso il ministro Costa ha riservato agli impegni della spa Centropadana, che gestisce la A21 “Brescia-Cremona-Piacenza” per quanto attiene al nuovo casello di Montirone ed al completamento della gronda che, seguendo la sp 19, dovrà collegare Fenili Belasi all’autostrada.

Statale Sebina – A proposito della nuova 510, il prof. Costa si è limitato a confermare quanto detto dai dirigenti Anas, ovvero l’imminente riaffidamento (il dottor D’Angiolino dell’Anas ha parlato di «questa settimana») dei lavori del V lotto, il tratto Sulzano-Marone, che significano il via al conto alla rovescia di 900 giorni per la conclusione dell’opera. Questo tratto consentirà l’apertura ed il pieno utilizzo anche degli altri lotti della nuova arteria per collegare la città alla Valcamonica.

Emergenza – Questi ed altri interventi che Stato ed Anas stanno realizzando servono, a parere del ministro, per recuperare un gravissimo ritardo strategico: «Inauguriamo oggi opere attese da 18, 25, anche 30 anni, opere che sono già superate dai fatti. Per troppi anni si è proceduto dicendo sì a tutti, iniziando centinaia di opere in ogni regione senza una scala di priorità, soprattutto senza sapere con quali fondi sarebbero state finanziate. Così siamo costretti a rispondere oggi a problemi che andavano affrontati 20 anni fa, e finché non saremo usciti da quest’emergenza non potremo fare fino in fondo il nostro dovere, che è di pensare oggi, strategicamente, a prevenire i problemi che si presenteranno tra dieci, quindici anni.

Ritardo programmato – Senza “fare processi” il ministro ha posto l’accento sul fatto che «la politica infrastrutturale scellerata degli anni scorsi» si basasse sul «ritardo programmato, ovvero su lavori iniziati e mai finiti secondo un andazzo che rispondeva a piccole e grandi convenienze da parte di tutti i protagonisti politici ed imprenditoriali». Un ritardo che spesso si doveva anche alla «infinita e diffusa possibilità di veto attribuita a decine di enti diversi, un sistema assolutamente inefficiente per la realizzazione di qualsivoglia progetto».

Il dopo Tangentopoli – L’impegno a recuperare il tempo perduto si deve confrontare anche con la situazione creatasi dopo le inchieste giudiziarie di Mani Pulite: «La normativa che stiamo utilizzando risente fortemente del clima di Tangentopoli. Proprio mentre dall’Europa ci viene richiesta la massima competitività, le norme non possono non tener conto di esigenze sentite non solo di trasparenza ma pure di controllo. Ne usciremo presto, ma per ora è difficile fare di più. Sono impegnato a dare certezza e stabilità alle norme e l’approvazione del complesso noto come “Merloni Ter”, già passata al Senato, può rappresentare un buon punto d’approdo.

Comunque, o attraverso la nuova legge oppure con il regolamento, entro l’anno le norme avranno raggiunto un discreto livello di stabilità».

Collaborazione – Tamponare l’emergenza, impostare le strategie per il futuro (senza le quali non resteremo in Europa) e nello stesso tempo ristrutturare in profondità l’intero sistema, ovvero regole, qualificazione degli attori, riduzione dei centri di spesa, delega agli enti locali per la scelta delle priorità degli interventi: questi i pilastri della politica che i Lavori pubblici portano innanzi.

E proprio nella ristrutturazione del sistema il ministro ha chiesto apertamente la collaborazione di tutti i soggetti interessati, dagli enti locali alle imprese. «Intendo realizzare nel 1998 la revisione completa dell’Albo delle imprese, con parametri minimi e di buonsenso nel rapporto tra fatturato ed addetti, tra commesse e capitale. Ho già avuto la valida collaborazione delle associazioni di categoria che spero continuerà. Per quanto riguarda i centri di spesa è assurdo che, mentre la Francia ha 500 enti appaltanti, noi con i soli Comuni siamo già a 9mila. Intendo concentrare al ministero e negli enti periferici di maggiore spessore quelle professionalità di progettazione e di controllo necessarie per gli appalti, così da offrire un servizio che tutti gli enti pubblici potranno utilizzare. Infine, per le priorità di intervento è necessaria la collaborazione degli enti locali, ovvero di chi è da sempre più vicino alle esigenze dei cittadini».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

Alcuni cantieri aprono, ma restano le incognite elencate dall’assessore Bedussi

Tutte le urgenze del Broletto

Storia di un lavoro di “ricostruzione” degli enti locali iniziato nel ’95

di ...

BRESCIA - «É nella logica delle cose che le persone intelligenti debbano trovare un punto di incontro per risolvere i problemi». Ieri il presidente della Provincia, Andrea Lepidi, è stato chiamato a rivestire il ruolo di moderatore nel dibattito con il ministro dei Lavori pubblici. Sua è la considerazione finale sul merito dei temi scottanti, mentre è stato compito di Bruno Bedussi, assessore ai Lavori pubblici, disegnare il quadro di una situazione che, a partire dal ’95, non è mai stata del tutto rassicurante.

«A fronte dei 2420 miliardi di opere progettate, nel primo semestre del ’95 – ha detto Bedussi – risultavano finanziati e appaltati lavori per 1400 miliardi suddivisi in 48 cantieri, dei quali però solo 11 cantieri (per opere pari a 686 miliardi) avevano trovato effettivo avvio». Eppure, come ha ricordato lo stesso Bedussi, gli enti locali bresciani non hanno mai fatto mancare il loro impegno, tanto che complessivamente l’impegno totale sostenuto per la progettazione di nuove infrastrutture viarie si può quantificare in circa 11 miliardi.

Fra le dolenti note, vere docce fredde sulla testa di un sistema economico che abbisogna di strade efficienti, Bedussi ha ricordato, in particolare: «La scomparsa del finanziamento di 92 miliardi destinato alla nuova statale della Valtrompia, nonostante la definitiva approvazione del progetto e nonostante la pubblicazione della gara d’appalto. Altrettanto gravi – ha proseguito l’assessore del Broletto – sono stati i mancati finanziamenti ed il blocco dei cantieri (con i conseguenti rallentamenti) riguardanti la statale 235 (Brescia-Orzinuovi), la 45bis, alcune tratte fondamentali della viabilità del Sebino e della Valcamonica e il blocco dei lavori (quando erano già iniziati) sulla tangenziale di Brescia».

Sin qui la “storia” della viabilità sino al ’95. «Dopo trenta mesi di lavoro di questa Amministrazione possiamo affermare – ha detto ancora Bedussi – come il quadro complessivo risulti certamente meno drammatico: un risultato importante già conseguito è la riapertura di cantieri per oltre 400 miliardi, ma appare anche di maggior importanza aver verificato e, riteniamo, definito le condizioni per dare risposta a molti problemi irrisolti».

Però, ha sottolineato lo stesso Bedussi, fra i punti strategici resta la realizzazione dell’autostrada della Valtrompia e del collegamento della autostrada A4, Brescia-Milano, con l’autostrada A21, Brescia-Cremona-Piacenza, utilizzando e riqualificando la provinciale 19. Progetti che implicano il coinvolgimento delle società Serenissima e Centropadane.

C’è anche, nel lungo elenco prodotto ieri, il nodo del Vº lotto della statale 510 del Sebino. Se non si sbloccherà con urgenza questa situazione – come pare dover essere (ne riferiamo a parte) – questo pezzo di strada incompleto renderà inutili i lavori su tutto il resto di un’arteria strategica per la Valcamonica.

E ancora Bedussi ha proseguito elencando l’urgenza di riaffidare le opere del IVº lotto della statale del Tonale e della Mendola (varianti agli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro); la costruzione del IIº lotto sulla statale 237 del Caffaro da Ponte Re a Idro (indispensabile per il superamento dell’abitato di Vestone); il Iº lotto delle opere sulla statele 11 (Padana Superiore) nel tratto da Brescia a Urago d’Oglio; l’ultimazione urgente della nuova Gardesana; la sistemazione e la riqualificazione di alcuni tratti in galleria a sezione ristretta da Gargnano a Limone; il completamento della deviante all’abitato di Bagolino sulla statale 669 del Crocedomini. Il “conto” presentato dalla Provincia di Brescia è lungo: «Ci attendiamo dall’Anas notizie positive – ha concluso Bedussi – considerato che il tempo trascorso da quando tali situazioni sono state sottoposte agli approfondimenti tecnico-amministrativi dovrebbe consentirne la soluzione. Considerato anche lo spirito di collaborazione che si è instaurato fra la nostra Amministrazione e l’Anas».

Ritornando alla questione relativa all’autostrada della Valtrompia, Bedussi ha ricordato la storia di un iter tribolato, rimarcando come «l’intera comunità bresciana, consapevole di aver perseguito ogni possibile via, attende ora la definitiva conferma sulla realizzabilità dell’opera».

 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 OTTOBRE 1997

La voce dei rappresentanti degli enti locali ha ricordato al ministro Costa come la pazienza bresciana sia stata messa a dura prova

Amministratori stanchi di ritardi, promesse e illusioni

Almici (Comunità del Sebino): «L’ultima volta alle strade camune pensò Napoleone». Sabatti (Valtrompia): «Centomila cittadini aspettano»

di ...

BRESCIA – Mai vista una sala consiliare così gremita. Ieri l’iniziativa del Broletto ha riscosso “successo” di pubblico, pur se composto da amministratori locali, parlamentari, consiglieri regionali, dirigenti pubblici, ma anche esponenti del sindacato e, come già scritto, delle associazioni produttive.

Anche in questo caso il dibattito è consistito nelle richieste, tante e giustificate, che la Provincia ha formulato al rappresentante del Governo.

Pompeo Anelli, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Brescia, ha sollevato la questione delle autonomie locali, della necessità di offrire a chi opera più direttamente sul territorio la possibilità di programmazione e di determinazione delle priorità. «Sul caso della tangenziale – ha detto – si deve considerare il grande impegno profuso dagli enti locali (Provincia e Comune di Brescia) che hanno svolto con puntualità il loro compito progettuale. Ma più in generale è sulla complessità delle norme in materia di Lavori pubblici che si deve porre l’accento: mi sento offeso da una legge che parta dal presupposto che ogni amministratore, funzionario o appaltatore sia disonesto, tanto da rendere necessari non meno di tre mesi per assegnare l’incarico di progettare un semplice marciapiede».

Zaccaria Almici, presidente della Comunità montana dell’Alto Sebino, ha dato voce alle istanze della Valcamonica: «Se si considera che gli unici interventi di potenziamento viario di questa zona sono dovuti all’imperatore Augusto e a Napoleone Bonaparte, appare comprensibile come agli occhi della popolazione locale le nuove strade statali 510 e 42 appaiano come un risultato affatto minimale. Infatti – ha proseguito Almici – la realizzazione di queste nuove strade comporterebbe lo scioglimento del principale nodo strutturale che impedisce l’attuazione di una politica di rilancio socio-economico del comprensorio Sebino-Camuno, che risulta essere il più depresso dell’intera Lombardia».

I motivi di lamentela ci sono tutti, eccome: «I lavori di realizzazione per il Vº lotto della 510, sul tratto Sulzano-Sale Marasino-Marone-Zone, sono iniziati il 30 ottobre del 1990 – ha ricordato Almici – per un importo complessivo di circa 77 miliardi. Due anni dopo, ossia il 29 ottobre del ’92, i lavori sono stati sospesi per il  fallimento dell’impresa capogruppo. I lavori eseguiti ammontano a circa 32 miliardi. Da ormai cinque anni il cantiere è fermo, incustodito e crea gravi pericoli di tipo geologico-ambientale. Per la ripresa dei lavori si è resa necessaria la redazione di un conto economico dell’opera che ammonta a circa 100 miliardi. Le risorse necessarie per finanziare i lavori sono già stanziate, i lavori sono stati riaffidati a nuove imprese, per cui la popolazione camuno-sebina, e gli amministratori pubblici si chiedono cosa si debba ancora aspettare».

Carlo Sabatti, presidente della Comunità montana di Valtrompia, ha avuto, ovviamente, ottimi motivi di scontento: «La valle del Mella da vent’anni aspetta una strada idonea al suo sviluppo e alle esigenze di 105mila abitanti. Chiediamo il risanamento della 345 per la quale la gara d’appalto si è svolta tre anni fa. Ma ovviamente, dopo aver accettato il principio di una strada a pagamento, chiediamo che non si perda tempo: attualmente i tempi di percorrenza sono insostenibili e si considera che da Gardone Valtrompia a Brescia ci si impiega quasi un’ora, sì, un’ora per percorrere circa 18 chilometri su di una strada sulla quale transitano mediamente 50mila veicoli al giorno».

Presenti ieri anche l’arch. Barbieri e il dott. Galli, rispettivamente presidente della società Serenissima e Centropadane. Il loro intervento è riassumibile con il concetto: «Dateci le proroghe di concessione, noi costruiamo le strade».

A margine dell’incontro si registrano anche alcune prese di posizione delle forze politiche. Per la Lega Lombarda «la visione ottimistica scaturita dalla relazione del ministro, o meglio, dell’ex ministro, è sembrata una ricandidatura più che un’analisi della soluzione ai problemi reali».

Le forze del Polo hanno consegnato una lettera al ministro Costa. Nel testo si sottolineano le urgenze della nostra provincia, ma «si teme che la crisi dell’esecutivo possa nuovamente condizionare l’iter di approvazione e la sospirata apertura dei cantieri».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 23 MARZO 1998

Dalla fase progettuale a quella esecutiva e, per qualche tratto, al taglio dei nastri

Strade in dirittura d’arrivo

Buone nuove per Iseo, Piancamuno e il Basso Garda

di Claudio Venturelli

É stato aggiudicato l’appalto del quarto lotto della Breno-Capodiponte sulla statale 42; per l’estate sulla 510 sarà aperta la variante al centro abitato di Iseo e il tratto Pisogne-Piancamuno (con svincolo per Montecampione); finalmente andrà in appalto il tratto da Sirmione a Peschiera (in terra veronese), parte integrante del progetto per razionalizzare il transito sulla statale 11, nella zona sud del Garda. Queste ed altre novità sono state illustrate ieri in Provincia, durante una pausa dei lavori dell’Osservatorio della viabilità, istituito dal Broletto per tenere sotto controllo la situazione dei cantieri.

BRESCIA – Parlare di opere stradali in provincia è come trovarsi di fronte ad un enorme piatto di spaghetti: è difficile dare un ordine ai percorsi che si incrociano. Ieri, però, in Provincia si è svolto un incontro per fare il punto della situazione e fra i relatori, di cui poi riferiremo, l’ing. Carlo Bartoli, capo compartimento dell’Anas di Milano, ha parlato con concretezza, facendo balenare l’ipotesi che a Brescia siano finiti i tempi delle “vacche magre”. Dopo tanto penare pare avvicinarsi il momento fatidico del taglio dei nastri: entro l’estate, infatti, sulla 510 sarà aperta la variante (verso sud) al centro abitato di Iseo ed anche il tratto tra Pisogne e Piancamuno. Qui l’Anas ha accantonato le proprie ritrosie dopo aver avuto assicurazione dalle Ferrovie Nord che a Piancamuno verrà istituito, in attesa del sottopaso, un passaggio a livello con barriere. Parimenti, quindi, sarà agibile anche la variante per Montecampione.

Novità anche per la statale 42: sono state appaltate in questi giorni alla Fincosit-Cossi di Roma le opere del 4º lotto Breno-Capodiponte (una quarantina di miliardi). In campo c’è anche l’ammodernamento progettuale del sesto lotto Berzo-Malonno, mentre con la Provincia è stata concordata una variante per Edolo.

Si avvia all’appalto anche il tratto della variante alla statale 11 da Sirmione a Peschiera. La strada, che razionalizza il transito dei veicoli nell’area sud del Garda, sinora non ha potuto raggiungere appieno gli obiettivi previsti perché “monca”, ferma poco dopo la penisola di Catullo. Ora, sperando che le opere vengano realizzate con urgenza, potrà essere definito l’asse stradale che unisce i territori di Brescia e Verona.

Resta confermato da parte dell’Anas l’impegno per la terza corsia della Tangenziale Sud (più di 180 miliardi), per la quale la Provincia ha indetto la gara relativa ai progetti esecutivi.

Non sono però tutte rose. Le novità raccolte ieri in Provincia, in occasione della prima riunione dell’Osservatorio della viabilità (vi hanno preso parte tra gli altri, oltre al rappresentante dell’Anas, anche l’arch. Banfi in rappresentanza della Regione, il presidente dell’autostrada Serenissima Giuseppe Barbieri, il presidente della Centro Padane Augusto Galli, l’assessore ai Lavori pubblici Bruno Bedussi e il presidente della Provincia Andrea Lepidi) non sono state tutte positive, ad iniziare dai dubbi espressi dal presidente della Centro Padane circa i tempi che il Governo richiede per l’esame della proroga alle concessioni delle due società autostradali, firma che in pratica vincola tutti i più importanti investimenti nella nostra provincia, ad iniziare dall’autostrada della Valtrompia.

I ministeri del Tesoro e dei Lavori pubblici, che dapprima avevano promesso una decisione entro i primi dell’anno, hanno fatto slittare i termini a giugno.

Il clima è quello dell’attesa, anche se il presidente Andrea Lepidi si è detto ottimista, smentendo di fatto “controindicazioni” di natura politica.

Nel frattempo è stata riconfermata la volontà di procedere celermente: si è saputo, ad esempio, che il progetto per la riqualificazione del casello di Brescia-centro è stato modificato e la prossima settimana potrebbe già essere definito, pronto per passare (ma si attende il Governo) alla fase esecutiva; si procede nel frattempo anche alla fase progettuale della viabilità che interessa Manerbio, per la riqualificazione della provinciale 19.

Dal canto suo la Regione, ieri rappresentata dall’arch. Banfi, promette tutto l’appoggio possibile: l’autostrada Trumplina resta prioritaria (smentite quindi le ipotesi di uno stralcio nel piano triennale regionale), così come è stato riconfermato il poderoso progetto per la variante di Pontevico (37 miliardi): l’unico tassello mancante è legato anch’esso al rinnovo della concessione della Centro Padane, società alla quale spetta finanziare gran parte dell’opera, e che ieri ha annunciato di voler comunque realizzare un nuovo spartitraffico sulla Brescia-Cremona-Piacenza (per v36 chilometri proprio vicino a Pontevico). L’opera è dettata da motivi di sicurezza: troppi gli incidenti gravi a causa dei salti di corsia.


 

 

L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998

Costa Volpino-Darfo: si arriva in un lampo

di Elia Mutti

La variante alla statale del Tonale che collega Pianico con la media Valle Camonica è finalmente percorribile in tutta la sua lunghezza. Nel tardo pomeriggio di ieri è stato aperto al traffico il nuovo tratto che, dalla località Fermata Castello di Costa Volpino, porta a Bessimo di Darfo Boario Terme.

Allo svincolo di Bessimo, dove tutto era stato predisposto per l’inaugurazione, sono giunti numerosi rappresentanti dell’Anas, guidati dall’amministratore Giuseppe D’Angiolino e dal capo compartimento di Milano, Carlo Bartoli, politici, consiglieri e sindaci, tra cui quelli di Costa Volpino, Diomira Cretti, di Rogno, Aldo Conti, di Darfo, Luigi Pelamatti, e il presidente della Comunità montana Alto Sebino, Claudio Contessi.

Il tratto di strada inaugurata ieri rappresenta il completamento del tronco che inizia in località Bersaglio, al confine tra Lovere e Costa Volpino, e prosegue sino a Darfo. É lungo poco più di sete chilometri. Le corsie e le banchine che determinano la sede stradale corrono per sei chilometri e 800 metri su un piano rilevato e su quattro viadotti. Il più importante è quello che si trova all’uscita della galleria Fermata Castello. Poggia su sei campate di calcestruzzo e, con i suoi 214 metri, scavalca il fiume Oglio. Gli altri tre hanno lunghezze più ridotte: 45, 119 e 209 metri. Sono stati costruiti per passare sopra alcune strade secondarie, sulla linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo e su alcuni torrentelli.

D’ora in poi coloro che provengono da Bergamo e sono diretti sui campi di sci del Tonale e dell’Aprica troveranno un grosso giovamento dall’apertura di questo tratto di variante. La stessa cosa non si può invece affermare per gli sportivi che prediligono la pista di Montecampione. «L’uscita per questa importante stazione sciistica – ha detto l’ing. Carlo Bartoli – continuerà a restare chiusa fino a quando gli amministratori di Piancamuno e di Artogne non troveranno un accordo sulle modalità della sua realizzazione. Per un periodo di tempo sicuramente più circoscritto non sarà percorribile nemmeno la bretella di collegamento con Pisogne». Gli automobilisti diretti a Brescia dovranno continuare ad usare la vecchia statale Mandolossa-Darfo.

Positivi in genere i commenti espressi nel corso della cerimonia di inaugurazione anche se Claudio Contessi ha puntualizzato che «così come quest’opera avvicina l’Alto Sebino alla Valle Camonica, occorre assolutamente trovare rapidamente una soluzione analoga che colleghi il comprensorio di Bergamo».

Per ricordare quanto accadde nel 1992 nella frazione di Volpino (gli scavi finirono per rendere inagibile la chiesa parrocchiale), davanti al palco delle autorità si è presentata una delegazione del Comitato di difesa di Volpino. Don Giacomo Bassini e alcuni suoi parrocchiani, in assenza del ministro Costa, si sono rivolti agli amministratori presenti ribadendo il loro diritto ad avere una chiesa agibile. Nel corso del suo intervento, lo stesso D’Angiolino, amministratore dell’Anas, ha auspicato che il problema venga risolto al più presto. A suggello della comune volontà di chiudere l’annosa questione, che vede contrapposti nelle aule del tribunale l’Anas e e la parrocchia di Volpino, don Giacomo Bassini ha benedetto la nuova variante.


 

 

L’ECO DI BERGAMO [...] MARZO 1998

Cinque anni per tredici chilometri

La storia infinita di una variante

di Adriano Frattini

L’apertura dell’ultimo tratto di variante alla statale 42 del Tonale registra la conclusione di una lunga e tormentata storia di viabilità nell’Alto Sebino.

Ma proviamo a ripercorrere la storia di questa variante. Il primo respiro di sollievo i paesi dell’Alto Sebino lo hanno tirato il 24 gennaio 1992, quando è stato aperto il primo tratto di variante in galleria che scavalca Lovere – quattro chilometri, di cui 2.821 metri in tunnel –, anche se si è trattato solo di un mezzo respiro, dato che la viabilità era possibile in una sola direzione di marcia (dalla Valcamonica verso Bergamo).

«Questione di una settimana, poi si apre nei due sensi», disse l’allora responsabile dell’Anas ing. Mina. Pensava che i problemi si fossero ormai tutti risolti con la costruzione di un bacino in galleria per la presenza di acqua all’interno del tunnel. Per farlo si era arrivati a variare il progetto dopo che uno smottamento aveva lesionato un edificio nella zona alta di Lovere, provocando un’interruzione dei lavori.

Ma era un’illusione. Allo svincolo del Bersaglio, a Costa Volpino, cioè a fine galleria, stava infatti succedendo di tutto. Da una parte il comune di Lovere chiedeva l’apertura in fretta dello svincolo, per permettere la viabilità in entrambi i sensi di marcia sulla variante. Questo perché sul lungo lago di Lovere nel frattempo si era creata una situazione di pericolo statico per alcuni palazzi.

Dall’altra il comune di Costa Volpino chiedeva garanzie di sicurezza per lo svincolo, i lavori andavano comunque a rilento e nel frattempo nascevano ulteriori complicazioni per la ferma posizione del proprietario di una casa posta proprio nei pressi dello svincolo e che andava demolita per permettere il corretto percorso allo svincolo. Tra una casa e l’altra quell’annunciata settimana di tempo alla fine è risultata lunga ben... tre anni.

Una vera e propria telenovela, che si è sbloccata solo nel febbraio del 1995, quando gli autotrasportatori hanno mostrato i denti e finalmente il tunnel è stato aperto nei due sensi di marcia.

Naturalmente l’apertura della prima parte della variante ha creato seri problemi a Costa Volpino, dove il traffico uscendo dalla galleria, scorrevolissima, paralizzava il paese dal semaforo di Ponte Barcotto fino allo svincolo. La locale amministrazione faceva anche l’impossibile per chiedere di completare la galleria che dal Bersaglio doveva portare la variante fino alla Fermata Castello, oltre il centro abitato.

Nello scavare il tunnel, però, si è entrati nella sorgente Follo, proprio sotto l’abitato di Volpino. Drammatiche le conseguenze: lesioni gravissime alla parrocchiale e ad alcune case vicine. I lavori furono subito sospesi. Nacquero due contenziosi. Uno tra l’Anas e la Parrocchia di Volpino, per i danni alla chiesa, l’altro tra l’Anas e il comune di Costa Volpino, perché la mancanza d’acqua ha obbligato il comune a ricorrere al rifornimento con le autobotti.

I lavori sono comunque ripresi, anche se diversi mesi più tardi, e nel giugno scorso è stata aperta anche la seconda galleria, dal Bersaglio alla Fermata Castello, grazie alla quale anche Costa Volpino si è liberato dal traffico. Infine il tratto inaugurato ieri: secondo i calcoli dell’Anas doveva essere aperto già a luglio.


 

 

BRESCIAOGGI 25 MARZO 1998

Per l’estate potrà essere percorsa la variante di Iseo e sarà completato il tratto Pisogne-Piancamuno. Il 7 aprile inaugurazione della provinciale 19. Ma resta ancora al palo l’autostrada per Lumezzane

Viabilità, semaforo verde

Riaprono i cantieri sulla 42: saldatura tra Breno e Capodiponte

di w. p.

Manca solo un soffio al traguardo, ma finalmente, dopo anni di lavori, dopo le centinaia di miliardi investiti, dopo Tangentopoli, dopo le attese, l’Anas ha acceso il semaforo verde: via a tutti i cantieri.

E le strade nuove di zecca si potranno vedere tra pochi mesi. Gia la settimana prossima, il 31 per l’esattezza, riprendono i lavori per il quarto lotto della statale 42. I lavori sono stati appaltati all’impresa Grandi e con una spesa di 65 miliardi verrà ultimata la saldatura tra Breno e Capodiponte. Sono disponibili altri 100 miliardi per il tratto Capodiponte,Cedegolo e ne serviranno altri 100 per lo svincolo di Demo. Tutti riaperti i cantieri, dunque, per un investimento di 600 miliardi.

Le novità sono emerse nel corso della prima riunione in Broletto dell’Osservatorio della viabilità, un tavolo di consultazione istituzionale sulla viabilità statale e autostradale composto dall’assessore regionale ai Trasporti e Viabilità Giorgio Pozzi, dall’assessore ai lavori pubblici della provincia Bruno Bedussi, dal presidente dell’autostrada Serenissima Giuseppe Barbieri, dal presidente dell’autostrada Centro Padane Augusto Galli, dal capo compartimento dell’Anas di Milano Carlo Bartoli, dal presidente della Camera di commercio Francesco Bettoni e dal presidente della piccola industria dell’Aib Massimiliano Bontempi. «Un osservatorio – come ha ricordato il presidente della Provincia Andrea Lepidi – fortemente voluto dagli industriali e che in questo primo incontro ha evidenziato parecchi aspetti positivi per il futuro delle strade bresciane. Entro la fine di aprile il ministero dei Lavori pubblici approverà i piani finanziari delle società Serenissima e Centro padane, dopodiché gli investimenti previsti verranno effettuati». «É allo studio – ha spiegato Bartoli dell’Anas – una piccola variante per evitare l’abitato di Edolo: comporterà una spesa non esorbitante, ma permetterà di aggirare il centro del paese, che crea l’effetto imbuto. Al completamento della variante Palazzolo e Capriolo per il collegamento al casello autostradale di Palazzolo manca solo la convenzione, mentre prima di agosto sarà aperto il tratto della variante di Iseo (in vista dell’estate è un problema non da poco) e sarà completato il tratto di Pisogne e Piancamuno con l’apertura dello svincolo Piancamuno-Montecampione. L’apertura dello svincolo è subordinata alla realizzazione da parte delle Ferrovie Nord delle barriere al passaggio a livello». E da un lago all’altro, novità pure sul fronte gardesano. A Roma va in appalto la variante Desenzano-Peschiera, per risolvere i gravi problemi di traffico della zona. Sempre a Roma è fermo un altro tassello importantissimo per la viabilità bresciana, l’autostrada Brescia-Lumezzane. «La Regione – ha spiegato Pozzi – ha predisposto tutti gli atti tecnici necessari ed è pronta a sottoscrivere il protocollo d’intesa, ma mancano ancora alcune formalità». Se per l’autostrada Brescia-Lumezzane bisogna ancora aspettare, è imminente l’inaugurazione di un tratto della 19: dal 17 aprile la provinciale 19 arriverà fino a Fenili Belasi, creando una valvola di sfogo a sud-ovest della città.

In fase di stallo anche la variante di Pontevico. É stato sottoscritto il protocollo d’intesa fra Regione, Provincia di Brescia, Pontevico, Provincia di Cremona, Robecco d’Oglio e società autostrade Centro Padane, ma c’è un problema: «L’opera – spiega pozzi – prevede un intervento di 37 miliardi e la parte più rilevante (circa 27 miliardi) sarà sostenuta dalla società autostrade. La Regione, che non può partecipare per un valore superiore al 50 per cento, ha l’ambizione di realizzare l’opera completa e accedere ai finanziamenti con la legge 31. Ma i finanziamenti della legge 31 – e qui è il nodo – possono essere concessi solamente se l’opera viene realizzata nel complesso, quindi finché tutte le parti in causa non avranno i finanziamenti necessari la variante di Pontevico è costretta ad attendere». Interessa agli automobilisti bresciani anche il tratto autostradale Brescia-Bremona. Proprio su questa strada ultimamente si sono verificati parecchi incidenti gravi, tamponamenti a catena in cui sono rimasti coinvolti numerosi autoveicoli. Per rendere il tratto più sicuro la società Centro Padane è corsa ai ripari. «Il consiglio d’amministrazione – ha spiegato il presidente Augusto Galli – ha deliberato l’installazione (per i primi 36 chilometri, fino a Pontevico, lungo il tratto in cui si verificano con maggior frequenza gli incidenti) di lame a tripla onda nella corsia centrale, cercando, comunque, di salvaguardare gli interventi di piantumazione e di abbellimento effettuati di recente».

La società Centro Padane la settimana prossima ripresenterà la nuova formula del progetto per il parcheggio a Brescia Centro e entro 75 giorni sarà presentato il progetto per la nuova viabilità al casello di Manerbio.

 

IL GIORNO 25 MARZO 1998

L’Anas ha riaperto i cantieri bresciani con interventi per un totale di 600 miliardi

Viabilità: qualche sì, parecchi no

Aleggia ancora invece il fantasma del collegamento autostradale della Valtrompia...

di Magda Biglia

Notizie buone, notizie meno buone sono arrivate ieri nella prima riunione dell’Osservatorio sulla viabilità, tavolo fortemente voluto dalle categorie economiche, Aib e Camera di commercio in testa, per tenere costantemente sotto controllo l’intricato evolversi dei problemi viari del nostro territorio.

Coordinatrice la Provincia, c’erano l’Anas nella persona del capo compartimento di Milano Carlo Bartoli, un funzionario a nome dell’assessore regionale Giorgio Pozzi, i rappresentanti delle società autostradali Serenissima e Centro padane. Buone notizie sono venute dall’Azienda stradale dello Stato che ha riaperto tutti i cantieri per un totale di 600 miliardi di opere.

In Valcamonica sono stati aggiudicati i lavori della Breno-Capodiponte per 65 miliardi. Si dovrà poi proseguire fino a oltre Malonno e nei progetti futuri c’è pure la circonvallazione di Edolo.

Sono in fase di convenzione i completamenti delle varianti di Palazzolo e Capriolo, mentre prima dell’estate i turisti potranno saltare il centro di Iseo. Avanza il progetto della statale 11 a Ovest per arrivare a Urago d’Oglio, a Roma è in appalto la variante Desenzano-Peschiera.

Dalla Regione di positivo c’è la promessa delle Ferrovie Nord di porre entro giugno le barriere sui binari che consentiranno di aprire lo svincolo per Montecampione, pronto ma chiuso e l’impegno a seguire è quello di un sottopasso. Per la tanto attesa variante di Pontevico invece i tempi sono lontani: le pratiche burocratiche dei troppi soggetti interessati l’allontanano dal ’98.

Poco ottimista è apparso il presidente della Centro Padane Augusto Galli, di ritorno da Roma dove i piani economico-finanziari delle concessionarie autostradali non sono ancora stati approvati, con il conseguente blocco dei progetti. Che per il Bresciano significano il Parcheggio scambiatore di Brescia centro, il casello di Manerbio e la variante di Pontevico che comunque è già ferma per i fatti suoi.

Unico intervento a breve sarà la posa di 36 chilometri di spartitraffico sulla Brescia-Cremona, finanziati in via d’urgenza dopo parecchi incidenti mortali con scavalcamento di corsia. Su tutto infine aleggia il fantasma del collegamento autostradale della Valtrompia, che giace al ministero. Finalmente il Comune di Brescia ha approvato la convenzione che lega i protagonisti della vicenda, così la Regione firmerà a sua volta; ma tutti si sono detti consapevoli che bisogna premere con forza perché questo è il tassello determinante dell’intera rete. Del resto, finché le autostrade non avranno il loro tornaconto, non se ne farà niente. E ancora una volta ieri il presidente del Broletto Andrea Lepidi si è pronunciato per una necessaria proroga delle concessioni a società che con l’azionista pubblico oggi sono le uniche capaci di garantire operazioni così costose come un programma.


 

 

GRAFFITI DICEMBRE 1998

Trafori: altro che Mortirolo, buchiamo il Tonale!

Passaggio a Nord-Est

di Giancarlo Maculotti

Lungi da me l’idea che i problemi della Valcamonica si risolvano solo con la viabilità. Sono convinto che se non si trova più coraggio imprenditoriale e più voglia di sperimentare, che oggi francamente non si vedono, anche se costruiamo un aeroporto o facciamo arrivare un’autostrada a sei corsie fin sotto la parrocchiale di Mù, non usciremo dalla nostra debolezza economica. Detto questo i collegamenti ci vogliono. E debbono essere rapidi e comodi.

Si è parlato a lungo del traforo del Mortirolo. Un traforo insulso visto che non porta da nessuna parte. La Valtellina è mal collegata con tutto quanto le sta attorno: con la pianura, con il Grigioni, con Bolzano, con l’Austria. Non mi pare ci siano progetti in grado di rompere l’isolamento per il prossimo futuro.

Allora su quali collegamenti puntare? Due sono le direttive e bisognerebbe perseguirle entrambe. Lo sbocco dell’alta valle non può essere che verso l’autostrada del Brennero. Serve quindi il traforo del Tonale e del Passo della Mendola. Bisogna poter arrivare in un’ora circa sull’autostrada per il nord. Attualmente un Tir diretto a Bolzano o a Innsbruck, che non vuole (soprattutto d’inverno) affrontare l’impervia strada del Tonale e della Val di Sole, deve scendere fino a Brescia (2 ore abbondanti da Edolo), puntare su Verona (altri tre quarti d’ora), salire a Trento (altra ora e mezza) e via di seguito. Per evitare un percorso di poco più di 100 chilometri ne deve fare quasi trecento con un dispendio incredibile di tempo e carburante.

Lo sbocco rapido verso l’autostrada del Brennero non è utile solo a noi, è indispensabile anche per i solandri che propongono ai loro turisti e ai loro trasportatori un vero calvario per arrivare fino a Pejo o a Madonna di Campiglio.

Conosco già un’obiezione: l’autostrada trentina è già fin troppo intasata. É vero. Ma non è una buona ragione per far stare su strade secondarie, già al limite delle loro capacità, decine e decine di camion e automobili. Con uno sbocco verso l’autostrada del Brennero acquisirebbe senso anche il traforo stradale del Mortirolo perché diventerebbe anche per i valtellinesi il modo più veloce per andare in

Germania e per essere raggiunti dai turisti tedeschi. Ma lasciamo perdere il Mortirolo. Accontentiamoci

di un’eresia alla volta.

L’altro sbocco per la valle deve essere a sud e ha ragioni da vendere Romele quando ipotizza il  collegamento verso l’autostrada della Val Trompia. Dispiace dirlo in una situazione dove i lavori sul lago d’Iseo sono ben lontani dall’essere terminati e hanno assorbito valanghe di miliardi e, forse, di tangenti.

Quella scelta è stata miope e non risolverà se non in parte i nostri problemi di collegamento rapido.

L’idea giusta è quella del traforo verso la Val Trompia. Non bastano ragioni ideologiche per smontarla.

Chi avesse idee più originali o meno costose si faccia avanti.


 

 

GRAFFITI GENNAIO 1999

Sotto il Mortirolo, ma con il treno

Il traforo del Mortirolo non è un traforo insulso; lo potrebbe diventare se fosse solo “un collegamento stradale tra la Valcamonica e la Valtellina”, ma chi sostiene, ancora, che deve essere un traforo stradale?

di Luigi Mastaglia (Dipartimento Trasporti e viabilità della Cisl Lombardia)

Ho letto su Graffiti del Dicembre ’98 un interessante contributo al dibattito “sui trafori” a firma di Giancarlo Maculotti e francamente mi sono sentito stuzzicato a parteciparvi sperando di suscitare altrettanto interesse.

La sensazione che ho ricavato nel leggere l’articolo è stata di disagio nel vedere come si continui a pensare alla soluzione dei problemi dell’intasamento stradale, proponendo la realizzazione di nuove arterie stradali (autostrade o trafori che siano) e pochi si pongano il problema di: sollecitare il completamento di quelle progettate e finanziate o il recupero funzionale delle vie di comunicazione esistenti (tracciati storici).

Un disagio rafforzato dal più completo disinteresse, che traspare, rispetto alla necessità, ormai divenuta priorità in molti Paesi della Unione Europea, di riorganizzare, recuperare e potenziare i “Trasporti Ferroviari “ sia per la mobilità dei passeggeri che per le merci.

L’Alta Capacità ferroviaria che prevede il raddoppio o il quadruplicamento delle linee esistenti su tratte importanti (vedi ad esempio la Lione–Torino–Milano–Venezia–Trieste o il nuovo Brennero, ricompresi tra le priorità dell’U.E.) o le recenti decisioni della Svizzera di procedere alla realizzazione dei Trafori del S.Gottardo e del Loetschberger, costringono la Regione Lombardia a progettare tenendo conto del contesto più generale e noi abitanti della Vallecamonica e del Sebino a provare a pensare in una  dimensione un poco più vasta e se possibile a partecipare al dibattito per progettare un futuro credibile, seppure già purtroppo condizionato da scelte fatte altrove.

Lo sviluppo della Vallecamonica è stato condizionato negativamente almeno da due fattori:

1. la scarsa dotazione di infrastrutture viarie ed una ferrovia rimasta, a parte qualche intervento negli ultimi anni, come è stata realizzata agli inizi del secolo (un solo binario, a trazione non elettrica, ricca di inutili passaggi a livello);

2. la chiusura a Nord del territorio Camuno, collegato con la Valtellina dalle strade attraverso i passi del Gavia e dell’Aprica e con il Trentino dal Passo del Tonale; questi collegamenti non sono certamente all’altezza delle esigenze odierne di mobilità di persone e di merci.

Concordo, sul fatto, che i problemi della nostra area non si risolvono solo con la dotazione di strade e ferrovia migliori per il traffico interno e per il collegamento con la Pianura. Un impulso notevole

potrebbe derivare dalla possibilità di aprire un collegamento agevole verso Nord con i mercati d’oltralpe, con l’Europa Centrale e questo, rimane il problema di principale interesse cui dedicare attenzione ed impegni.

Nel frattempo, Cisl Cgil e Uil, insieme alle rispettive Federazioni di Categoria dei trasporti, da anni si stanno battendo, e spesso in perfetta solitudine, per un progetto di recupero del sistema viario e  ferroviario che permetta al territorio Camuno Sebino di rompere l’atavico isolamento, a cominciare da quello verso la pianura.

Per le Organizzazioni Sindacali la Ferrovia Brescia Iseo Edolo, doveva e deve assumere ruolo di asse portante del trasporto passeggeri e merci lungo la vallata dell’Oglio, ed in questo modo garantire un’offerta competitiva, celere ed ecologicamente valida, anche come concreto contributo per ridurre la congestione sulle strade e favorire il rispetto ambientale.

L’asse ferroviario, è stato più volte sottolineato, dovrà essere in grado di garantire la mobilità all’interno del bacino territoriale e collegamenti funzionali con il restante territorio regionale.

Nei numerosi ed ormai periodici incontri con la Dirigenza delle FNM e con l’Assessorato ai Trasporti della Regione Lombardia, il Sindacato, locale e regionale, ha sollecitato un impegno per garantire flussi di finanziamento continui indispensabili per recuperare l’efficienza e sviluppare in tutta la sua potenzialità la Ferrovia. In particolare l’attenzione si è posta su:

- Una rapida eliminazione dei Passaggi a Livello per i quali esistono già progetti e disponibilità economiche con la soppressione dei P.L. protetti con Segnali Ottico Acustici.

- La sostituzione dei ponti in ferro.

- Adeguare alle nuove esigenze di sicurezza ed efficienza, l’Innovazione Tecnologica , con la posa degli impianti A.C.E.I. - Apparati Centrali Elettrici Itinerari.

- La realizzazione e la messa in funzione delle Strutture di interscambio (passeggeri) con annessi parcheggi, ed intermodali (merci).

- Il raddoppio dei binari in prossimità delle stazioni, a partire da quelle con Centri di interscambio ed intermodali.

- Proseguire nella maggiore offerta di corse, sia per i pendolari (studio e lavoro) sia per le esigenze turistiche e culturali. (es. si può partire, senza costi eccessivi, con l’attivazione di un collegamento tra Iseo e Milano via Rovato, anche per dare il segnale di una prima effettiva integrazione tra la rete FNM e la rete F.S). Le FNM e FNME hanno confermano la volontà di proseguire nella realizzazione del programma generale di ammodernamento della linea ferroviaria che comporta un consistente impegno

di carattere finanziario; i finanziamenti disponibili:

- dalla Legge n. 910/86, £. 86 miliardi (oltre 70 già spesi);

- dalla L. n. 102/90 “Valtellina”, £. 17 miliardi (da impegnare);

- dalla L. n. 297/78, £ 4 miliardi e 600 milioni;

- dalla Legge Regionale n. 31/96, £. 10 miliardi;

- per intervento di Darfo (frana) richiesti su L.R. n. 31/96, £. 3 miliardi e 700 milioni;

- richiesta di finanziamento sulla Legge n. 611/96, £. 35 miliardi.

Per un totale di £. 156 miliardi e 300 milioni.

Ciò nonostante, è sempre presente il pericolo che da più parti si tenda a identificare questa ferrovia, come un peso per le finanze delle FNM ed un disservizio del quale si può ben fare a meno. Per questo l’impegno per il recupero funzionale dell’asse ferroviario continua ad essere prioritario per il

Sindacato Camuno Sebino.

Quale ruolo si vuol far giuocare alla Ferrovia della Vallecamonica? Quello di ramo secco, da potare, oppure, come espressamente chiesto in tutti questi anni, quello di Asse portante del Trasporto Merci e Passeggeri l’intera Area Camuno Sebina?

Per garantire un Futuro a questo Asse Ferroviario, sono sufficienti i Progetti di Ristrutturazione e di riorganizzazione che lentamente sono in fase di realizzazione?

Credo che sia necessario avere coraggio di proporre e progettare guardando al Futuro, che poi non è tanto distante come potremmo pensare.

La Regione Lombardia si è candidata, da tempo, a Crocevia per gli scambi Commerciali Europei. Lo fa, senza essersi ancora dotata di quelle Infrastrutture necessarie per divenire un “Crocevia”

non un “Ingorgo”; (Quadruplicamenti della Ferrovia nelle tratte di maggior Traffico e Alta Capacità;

Passante Ferroviario di Milano; Interporti e Centri Intermodali in grado di assorbire e smistare il  Traffico Merci).

Mancano o sono carenti alcune importanti infrastrutture viarie, (autostrade; pedemontana; collegamenti tra la montagna e la pianura che siano all’altezza delle odierne esigenze di mobilità).

Le uniche vie di collegamento Ferroviario, della Lombardia, con L’Europa sono ad Ovest, (Chiasso e Domodossola); ad Est (Brennero). Per moti anni si è parlato di Traforo dello Spluga, definitivamente scartato dalla Svizzera, che ora punta a privilegiare itinerari che interessano la parte Alpina centro-occidentale.

Recentemente il Governo Svizzero ha deciso per il Traforo di Base del S.Gottardo, la cui attivazione è prevista entro il 2010; si pone così da subito (anche se era meglio da ieri) il problema dell’adeguamento dei binari e delle strutture ferroviarie, a valle del traforo, per i collegamenti con la Regione Lombardia.

Per evitare di dirottare anche il maggior traffico proveniente dal S. Gottardo (dai Mercati del Centro Europa) sul Super-Intasato Chiasso e convogliare nuovamente su Milano tutte le merci che sono dirette anche in altri luoghi (ad esempio, per Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova).

E per scongiurare lo scenario da “Grande Ingorgo”, vorrei ricordare una proposta intelligente, presentata in un seminario promosso dall’IreR (Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia); lo specifico riferimento è alla proposta contenuta nella Relazione del Dr. Lucio Stellario D’Angiolini

presentata a Bergamo il 7.4.1995:

- Prioritario progettare e realizzare una linea a doppio binario che colleghi Gravedona con Bellinzona (attraverso la Valle di S. Jorio ed una galleria sotto il Passo del Càmedo).

- Tale linea da progettare con le caratteristiche di sagoma allargata “Gabarit C” (Standard già adottati dalle Ferrovie Svizzere per i Trafori del S.Gottardo e del Loetschberger) può offrire alternative tutte ferroviarie al trasporto merci da... e per... i Paesi Europei sull’asse Nord Sud. Su questa linea si possono trasportare containers di grandi dimensioni e anche TIR di oltre 20 tonnellate (banditi dalle strade

Svizzere dal Referendum del settembre 1992).

- Da Gravedona la linea Gabarit C dovrebbe proseguire, per Lecco-Bergamo da una parte e dall’altra per la Valtellina fino a Tirano, quindi attraverso il Traforo Ferroviario del Mortirolo, giungere a

Edolo in Vallecamonica, proseguendo per Brescia, Cremona, Mantova, fino al collegamento ideale con l’itinerario Fluvio-Marittimo.

Questa soluzione, avrebbe il pregio di:

- riequilibrare verso il settore Centro-Orientale della Lombardia i grandi itinerari di trasporto in collegamento con i Mercati dell’Unione Europea, evitando di fatto il pericolo del “Grande Ingorgo”

su Milano;

- collegare la Valtellina e la Vallecamonica, oltre alle Province di Bergamo e Lecco, direttamente con i Mercati Europei;

- rappresentare l’unica alternativa (realizzabile) di rottura dell’isolamento a Nord delle valli Camonica e Tellina, con positive conseguenze sul sistema economico locale.

Mi rendo conto che, allo stato delle cose, pensare a questa ipotesi è “quasi utopistico”, ma se non si raccolgono queste sfide e non si sostengono ai vari livelli; le Forze Politiche e Sociali che operano nell’area saranno condannate a continuare all’infinito l’esercizio delle lamentazioni senza peraltro incidere sulle necessarie trasformazioni dell’economia locale per uscire dall’isolamento e dal sottosviluppo.

Se veramente crediamo che il trasporto ferroviario in Vallecamonica (merci e passeggeri) debba avere un futuro, è necessario oggi, avere coraggio di proporre e contribuire a progettare questo futuro nel quale il Traforo del Mortirolo può, a mio parere, giocare un ruolo importante, tutt’altro che insulso.

Il trasporto su ferrovia è la migliore alternativa all’intasamento stradale, e la migliore risposta ai problemi legati all’inquinamento ed all’occupazione violenta del territorio.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 9 APRILE 1999

Risposta ad una interrogazione dei parlamentari leghisti bresciani: come procedono Sebina e Camuna

Strade, il Ministero fa il punto

Si prevede ancora un anno di lavoro a Sulzano e Capodiponte

di g. a.

Non di rado per sapere a che punto sono i lavori per la strada sebino-camuna bisogna ricorrere al “sentito dire”, a notizie riferite di seconda o terza mano. L’esperienza ha finora insegnato che le notizie peggiori sono quelle che hanno più probabilità di essere vere, di solito. Ma finalmente, grazie a due interrogazioni di quattro parlamentari leghisti di Brescia (Caparini, Cè, Faustinelli e Molgora), abbiamo il parere “ufficiale” del Ministero dei Lavori pubblici, con date precise ed elementi circostanziati. Ecco, dunque, il punto della situazione. Le risposte sono state date in Commissione Lavori pubblici, anche se va premesso che, secondo l’on. Caparini, i dati «in alcuni casi appaiono già da ora inaffidabili. I tempi di consegna del lotto 5 della statale 42 infatti sono ottimistici». Lo stesso deputato del Carroccio ha incontrato il presidente dell’Anas, Giuseppe D’Angiolino, il quale ha garantito che l’ente stradale sta seguendo con attenzione la viabilità camuna e che, in particolare, sempre con riferimento al quinto lotto, lo stato di avanzamento dei lavori per la galleria Capodiponte-Forno d’Allione è del 60 per cento e che è stato disposto l’appalto per i lavori della finestra di ventilazione  già in parallelo con i lavori di scavo, per accelerare i tempi.

Ma cominciamo dalla “Sebina orientale”, la “510”. Qui il “nodo”, come si sa, è il quinto lotto (da non confondersi con quello citato sopra, quinto lotto anch’esso, ma della Statale “42”): cioè il tratto tra Iseo e Vello di Marone. I due capilinea sono già completati da tempo, ma sono inutilizzabili finché non sarà pronta la parte centrale, quella che interessa in particolare Sulzano e Sale Marasino. Ebbene, il sottosegretario Mattioli, nella sua risposta, spiega che «i lavori di completamento delle opere civili e delle opere adiacenti necessarie per rendere funzionale l’intero tratto sono stati affidati e consegnati in data 17 ottobre 1997 all’A.T.I. Secol Spa-Irces55 Srl-De Lieto Spa-Donati Spa e la loro ultimazione è prevista per il 3 aprile del 2000. É in avanzata fase di elaborazione, su incarico della Comunità montana del Sebino bresciano, il progetto relativo alla costruzione degli svincoli ed opere complementari (impianti, segnaletica, opere protettive eccetera). L’esecuzione dei lavori previsti in quest’ultimo progetto è indispensabile per procedere all’apertura dell’intero tratto (lotti 4, 5 e 6) e, pertanto, si dovrà procedere al relativo appalto già durante lo svolgimento dei lavori attualmente in corso».

Notizie buone, si direbbe: pare si stiano rispettando i tempi prefissati, a patto che quest’appalto venga concluso in fretta. Altrimenti saremo, come si suol dire, al campo delle sete pertiche. E qui l’ottimismo viene un po’ meno, alla luce della spiegazione che lo stesso Ministero da del grave ritardo – quasi due anni tra la conclusione delle opere ed il taglio del nastro – con cui è stato aperto, il 4 dicembre scorso, il collegamento con la statale 42, da Gratacasolo a Costa Volpino: le «difficoltà di appalto dei lavori e di fornitura e posa delle barriere marginali, difficoltà insorte a seguito della nuova normativa che richiede in fase di gara la presentazione di certificazioni sulle barriere, che non risultavano ancora disponibili per tutte le tipologie». Saranno superate, per il quinto lotto, queste difficoltà? «Giova sperare», direbbe Manzoni.

La situazione aggiornata, sempre da fonte ministeriale, per quanto riguarda la statale camuna, invece, è la seguente: «Quinto e sesto lotto (variante degli abitati di Capodiponte e di Cedegolo): l’ultimazione dei lavori, inizialmente prevista per il luglio 1998, a causa del rallentamento subito in conseguenza delle difficoltà insorte per il reperimento delle aree per lo stoccaggio del materiale scavato, è ora prevista per il 15 marzo 2000, come indicato nella perizia di variante tecnica in corso di approvazione. Per l’apertura al transito sarà inoltre necessaria anche la realizzazione degli impianti che, nel caso specifico, presentano una certa complessità a causa della lunghezza della galleria di cinque chilometri.

Sesto lotto (secondo stralcio): è in corso la riprogettazione del lotto in collaborazione con la Provincia di Brescia e la Comunità montana per l’adeguamento alle nuove norme. In tale fase si sta inserendo anche la progettazione della variante di Edolo (collegamento con la statale 39 dell’Aprica).

Quarto lotto (e siamo scesi a Breno): sono in corso di esecuzione i lavori, si sta procedendo all’esame di alcuni problemi sorti per lo scavo della galleria, a causa della potenziale instabilità in atto della parete rocciosa esterna e della presenza di un canale idroelettrico, nonché connessi all’attraversamento dell’abitato di Ceto, per il quale il Comune ha richiesto sostanziali modifiche progettuali». E questo è quanto. Alla fine di entrambe le risposte c’è un passo che speriamo beneaugurante: «Si assicura che le questioni connesse agli interventi segnalati continueranno ad essere seguite con particolare attenzione da parte del Ministero dei lavori pubblici».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999

La nuova Amministrazione comunale ha revocato la delibera di quella precedente che dava il via libera

Sebina, stop allo svincolo di Sale

La bretella era prevista a Maspiano: «Dobbiamo approfondire»

di ...

Non è una grande novità che la costruzione della nuova statale “Sebina orientale” somigli a quella del Duomo di Milano: da una parte c’è l’ormai sicurissimo slittamento dei termini per il quinto lotto, Iseo-Marone, visto che l’impresa appaltatrice chiede altri 8 miliardi e che gli appalti per le opere di completamento sicuramente porteranno altri mesi vuoti. Ora sorge anche il problema dello svincolo di Maspiano: la nuova Amministrazione di Sale ha annullato la delibero della Giunta precedente, che aveva approvato il progetto.

 

SALE MARASINO – Il sì al progetto era stato uno degli ultimi atti dell’Amministrazione Tacchini: l’approvazione era anzi avvenuta a due soli giorni dalle elezioni, l’11 giugno.

E la nuova Giunta si appiglia proprio a questo, per cominciare: «L’importanza del progetto doveva far preferire la scelta di lasciare la decisione all’amministrazione entrante, che doveva gestire la materia»; materia che «merita di essere approfondita, studiata e sottoposta anche al giudizio dei cittadini», tanto più che «fra gli interventi previsti dal progetto ve n’è almeno uno che comporta una variante al Prg e, quindi, sposta la competenza dell’approvazione al Consiglio comunale». (le frasi tra virgolette sono tutte tratte dalla nuova delibera di Giunta, datata 24 giugno e ratificata poi dal Consiglio comunale).

Sabato mattina gli amministratori, che dal canto loro [righe mancanti nella fotocopia della pagine del giornale] cittadini sul posto della “bretella”, dove un tecnico illustrerà che cosa si era previsto di fare: in particolar modo a destare perplessità è la strada in fregio al nuovo tracciato che dovrebbe collegare in quota Maspiano (Sale) con Tassano (Sulzano). La realizzazione avrebbe indiscutibilmente un impatto ambientale molto drastico.

Inutile dire che nel caso il progetto venga poi definitivamente bocciato, le sorti del già quinto lotto diverranno ancora più imprevedibili.

«Noi vogliamo solo – spiega il sindaco Ada Gasparotti – che i cittadini sappiano esattamente che cosa si sta preparando in questa zona. Per ora non abbiamo preso nessuna decisione. Questo il senso della “bocciatura” toccata alla delibera precedente, tra l’altro approvata in fretta e furia, con tre assessori presenti su cinque e senza neppure il sindaco. Certo che a Sale uno svincolo dovrà essere costruito. Dove e [il pezzo fotocopiato finisce qui].


 

 

GIORNALE DI BRESCIA [...] LUGLIO 1999

Ed il quinto lotto rallenta ancora

di v. m.

Sulzano – Se Sale ha problemi, Sulzano non ride: il sindaco Giuseppe Ribola, messo sotto accusa perché a causare le ben note code sulla Sebina sarebbe proprio il semaforo in centro al suo paese, ribatte chiedendo agli organi di informazione un po’ di “propaganda” per velocizzare i lavori sulla statale 510.

Di fronte allo scontento dei pendolari camuni, Ribola ribadisce che il semaforo è innocente o comunque insostituibile: è attivo dalle 7 di mattina alle 17 ed è necessario per gli abitanti delle frazioni che altrimenti non riuscirebbero più ad immettersi sulla strada.

Inoltre il non funzionamento implicherebbe la presenza costante di un vigile all’incrocio e Sulzano ne ha solo uno; la Polizia stradale di Iseo e l’Anas poi, hanno la possibilità di spegnerlo quando lo ritengono opportuno. Ribola chiede quindi di cercar di sensibilizzare le istituzioni perché vengano finalmente terminati i lavori della ss 510 invece di scagliarsi contro l’Amministrazione, che ha le mani legate.

Purtroppo la costruzione della nuova Sebina incontra nuovi ostacoli: la data [manca una riga di giornale] dovrebbe essere la primavera del 2000, ma la ditta appaltatrice De Lieto ha chiesto una perizia suppletiva, del costo di 8 miliardi, perdendo sei mesi rispetto all’appalto; ora, lamentando problemi di autorizzazione da parte dell’Anas, ha anche diminuito il numero [manca una riga di giornale].

Il sindaco afferma che in questi mesi si è lavorato al 20%, perciò il 14 luglio ha deciso di scrivere una lettera all’Anas e, per conoscenza, al Prefetto di Brescia ed al presidente della Comunità montana, richiedendo informazioni sull’iter dei lavori di completamento del 5º lotto della ss 510. Anzi, ritenendo scontato che le date promesse non saranno rispettate, si sollecitano spiegazioni esaurienti da parte dell’Ente, invitato anche a partecipare ad un’assemblea pubblica indetta per settembre con lo scopo di informare tutti gli interessati sulla situazione.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 26 LUGLIO 1999

Sopralluogo nella località Maspiano, dove l’Anas vorrebbe costruire la “bretella” di raccordo

Sale, tutti a vedere lo svincolo

Una relazione tecnica sulle caratteristiche del nastro d’asfalto

di Lucia Sterni

Tutti a vedere lo svincolo di Maspiano e la “bretella” per Sulzano. O meglio: tutti a vedere il luogo dov’esso dovrebbe essere costruito. Perché, come scrivevamo nei giorni scorsi, la realizzazione del manufatto è tutt’altro che certa, dopo che l’Amministrazione salese ha revocato la delibera della precedente Giunta che dava il disco verde ai lavori, con l’intenzione di discuterne più approfonditamente. Insomma, un altro momento di dubbio sulla realizzazione della “variante” alla Statale Sebina, le cui traversie sono ben note a tutti. Il termine della primavera del 2000 per il completamento del tratto fino a Marone è ormai un’illusione, una chimera.

 

SALE MARASINO – Nella mattinata di ieri, sabato 24 luglio, l’Amministrazione comunale di Sale Marasino ha promosso un incontro in località Maspiano, per illustrare alla cittadinanza il progetto dello svincolo sulla nuova superstrada n.510, che andrà a servire l’accesso dei paesi di Sale Marasino e di Sulzano.

Tale progetto, realizzato dal “Centro studi e progetti” di Verona per conto dell’Anas, era stato approvato dal precedente governo locale come uno degli ultimi atti del proprio mandato elettorale e, successivamente, revocato con delibera dell’attuale maggioranza, come abbiamo scritto nei giorni scorsi.

Durante il sopralluogo, il tecnico municipale, partendo dal territorio di Sulzano, ha cercato di evidenziare in particolare l’impatto che le nuove “bretelle” verrebbero a creare sull’abitato di Sale Marasino. Sono infatti previste rampe di accesso ed uscita da e per Brescia localizzate in Sulzano, all’altezza della chiesa di Tassano, che a loro volta verranno collegate con una strada di servizio alle rampe da e per la Valle Camonica. Lo scopo della relazione tecnica era finalizzato a rendere più comprensibile ai numerosi salesi presenti il tracciato principale della superstrada, dotato dei relativi svincoli, sottolineando nel dettaglio le quote altimetriche, i raggi di curvatura ed i relativi dislivelli della viabilità futura locale e statale.

Con la sospensione del progetto di completamento relativo alla nuova statale “Sebina Orientale”, approvata recentemente dall’attuale maggioranza comunale, si è voluto prendere tempo per ulteriori verifiche ed approfondimenti, al fine di risolvere dubbi e perplessità già emerse sulla validità dell’opera stessa.

Dall’incontro è emersa anche la opportunità di fissare una eventuale assemblea pubblica per un confronto diretto con la stessa cittadinanza che, dopo essere stata tecnicamente informata, avrà così modo di esprimere le proprie valutazioni.

Come il sindaco di Sale Marasino, Ada Gasparotti, spiegava nei giorni scorsi al nostro giornale, la revoca della delibera non significa automaticamente una bocciatura del progetto relativo allo svincolo, ma soltanto l’inizio di una pausa di riflessione, in modo da permettere ai cittadini di Sale di rendersi meglio conto dell’entità del progetto, della sua funzionalità e dell’impatto ambientale, che risulterebbe sicuramente notevole: cosa che del resto si può dire di tutta la nuova Sebina, tanto che di essa si parla dall’inizio degli anni Settanta.

Quel che è certo è che queste ulteriori verifiche produrranno come risultato altri ritardi sul completamento della nuova strada, ritardi che si andranno ad accumulare con quelli finora già consumati e pazientemente sopportati dagli utenti della strada.

Insomma, il futuro collegamento viario sebino-camuno, inserito dalla Regione Lombardia quale obiettivo primario nel piano stradale lombardo, ancora una volta rischia di subire rallentamenti, che peseranno sui tempi prefissati per la ultimazione dell’importante asse viario.


 

 

BRESCIAOGGI 4 AGOSTO 1999

Sale Marasino. No al raccordo con la ss 510: lo dice il Comitato civico spontaneo

«Svincoli? Neanche a parlarne»

«Usiamo i soldi per curare i danni all’ambiente causati dalla strada»

di Giuseppe Zani

No a qualsiasi svincolo di collegamento si voglia realizzare in territorio salese tra la litoranea e la nuova 510 e sì alla proposta di finanziare, in sua vece, opere di ripristino ambientale lungo il quinto lotto dell’asta principale. Ecco i due obiettivi per centrare i quali è nato in questi giorni a Sale Marasino un “Comitato civico spontaneo”, non legato a nessun partito né a nessun schieramento, anzi gelosissimo della propria autonomia.

Vi hanno aderito, a titolo esclusivamente personale, Antonio Albertinelli, Luca Bellegrandi, Claudio Bonissoni, Gianpietro Borghesi, Antonio Burlotti, Mario Gaspari, Arnaldo Martinengo Ragazzoni, Vittorio Faccoli Riva e Cesarino Turelli. Tutti compaiono con tanto di indirizzo e numero telefonico in calce a una lettera aperta indirizzata all’Amministrazione comunale, lettera che sarà distribuita casa per casa, affinché quanti ne condividono il contenuto la sottoscrivono.

Si parte con una raccolta di firme, dunque. Poi, come in una partita a scacchi, si farà la seconda mossa in base a come avrà reagito l’attuale maggioranza di governo. La quale, lo ricordiamo, dopo aver provveduto ad annullare il parere favorevole dato due giorni prima delle elezioni dall’allora Giunta Tacchini al progetto di svincolo previsto a Maspiano-Gandizzano, continua a ripetere che lo svincolo del centro lago ci vuole, ma sulla sua ubicazione – pur tradendo un debole per l’opzione originaria: Presso – ancora non si sbilancia esplicitamente.

«La nostra è un’iniziativa civica che vuol convincere e coinvolgere senza forzare la mano a chiccesia - spiega Gianpietro Borghesi –. L’ipotesi di chiedere un referendum? Nel corso dell’assemblea itinerante tenutasi fra Maspiano e Gandizzano, sabato 24 luglio, il sindaco Ada Gasparotti ha messo le mani avanti dicendo di essere contraria ad un eventuale referendum perché i cittadini di Sale Marasino sono sufficientemente rappresentati dal Consiglio comunale. Personalmente non ne faccio una questione di forma, ma di sostanza – sottolinea Borghesi –. Se la maggioranza dei salesi si pronuncerà contro lo svincolo, bisognerà pure che chi deve decidere ne prenda atto».

Sarà il caso di illustrare, per sommi capi, la “lettera aperta” citata.Ogni svincolo di collegamento fra litoranea e nuova statale 510 “Sebina orientale” a Sale Marasino, sostengono i suoi estensori, è inutile e dannoso. Inutile perché l’apertura della nuova ss 510 abbatterà drasticamente l’intensità del traffico sulla litoranea, rendendone agevole e piacevole il percorrerla. Non solo: i dislivelli dei collegamenti ipotizzabili tra l’abitato di Sale e la nuova 510 finiranno per dissuadere chiunque dall’utilizzarli, mentre i flussi turistici troveranno comunque adeguato sbocco negli svincoli già in fase di ultimazione a Iseo, Sulzano, Marone e Vello.

Quanto al danno, è del tutto evidente che lo svincolo renderà meno belle e turisticamente appetibili le colline salesi. «Se poi si volesse legare il nuovo svincolo a ipotesi di insediamenti produttivi nella piana di Presso e in quella di Balgià – continua il testo della missiva – si dovrebbero fare i conti con conseguenze irreparabili».

Verrebbero radicalmente stravolti i centri storici di Marasino e Presso e le balze circostanti, i costi per adeguare la viabilità minore ricadrebbero sulle spalle della comunità salese, le attività artigianali e industriali finirebbero inevitabilmente per inquinare le polle sorgive che si raccolgono nel pianoro di Presso e che alimentano l’acquedotto che serve larga parte della popolazione salese.

Meglio, dunque, rinunciare a qualsiasi tipo di collegamento con la 510 e dirottare le risorse finanziarie così risparmiate a minimizzare l’impatto ambientale lungo l’arteria a scorrimento veloce, «nell’ottica di un vero e proprio ripristino che consenta il massimo recupero della qualità della vita, oggettivamente compromessa».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 11 AGOSTO 1999

Le varianti alle Statali incontrano continue difficoltà, non sempre per colpa dell’ente pubblico

Strade: tanti cantieri, troppi ritardi

La mappa dei lavori in corso fornita dall’Anas all’assessore provinciale

di g. p.

Il neo assessore ai Lavori pubblici della Provincia, ing. Mauro Parolini, ha incontrato il 5 agosto scorso il capo compartimento dell’Anas della Lombardia, ing. Maurizio Maurizi, che gli ha esposto il quadro aggiornato dei cantieri aperti per migliorare la viabilità sulle strade statali nella nostra provincia. Il quadro presentato dall’Anas è esattamente quello che viene esposto qui sotto. La convinzione che se ne ricava è che il fronte dei lavori è molto ampio, ma nessuna delle opere avviate già da molti anni, alcune da una decina, sono arrivate a compimento. L’assessore provinciale, in carica da pochi giorni, ha detto chiaramente ieri mattina che la Provincia non ha alcun potere di intervento diretto e può soltanto, in qualche caso, favorire le procedure con la progettazione affidata al suo ufficio tecnico. Inoltre, può essere di stimolo all’Anas, sollecitando l’attuazione dei piani, con un maggior coordinamento degli enti locali interessati e una più attenta verifica sui tempi: ma è pur sempre troppo poco per rimediare a ritardi nella esecuzione dei lavori che sono sotto gli occhi di tutti e che, aggiunge Parolini con un po’ di rassegnazione, non dipendono neppure, in molte circostanze, dall’ente statale.

Entrando nel merito, l’assessore trova conforto nel fatto che a settembre si comincerà ad intervenire sulla Gardesana, nel tratto tra Toscolano e Limone, prevedendo anche la costruzione di una galleria che però potrà cominciare nel Duemila. Un progetto più ambizioso per sistemare la viabilità in riva al lago che costerebbe 300 miliardi (il dettaglio è illustrato qui sotto) potrebbe essere realizzato solo con una legge speciale che, si sa, richiede tempi piuttosto lunghi, ammesso che si rovino i soldi.

Per le varianti delle statali 11, 510 e 45bis emergono prospettive poco incoraggianti.

Cominciamo con gli interventi di manutenzione straordinaria per la messa in sicurezza della Ss 45bis da Toscolano Maderno (km 75) a Limone (km 106) con un finanziamento di 6 miliardi.

Il Compartimento Anas di Milano sta predisponendo la perizia per l’esecuzione dei seguenti urgenti interventi:

a)   realizzazione di galleria artificiale della lunghezza di 170 metri circa in loc. “Voltino” al km 99;

b)   sistemazione di tre canali di scarico in comune di Limone del Garda;

c)    chiodatura di ammassi rocciosi al km 96;

d)   sostituzione sistemi frenanti barriere paramassi, sistemazione di protezioni esistenti ed integrazione barriere nelle tratte mancanti;

e)   messa in sicurezza finestre lesionate di ventilazione gallerie;

f)     verniciatura pareti laterali gallerie.

É stata ultimata l’installazione dell’impianto semaforico selettivo in prossimità della galleria di sezione inadeguata al traffico contemporaneo nelle due direzioni di automezzi pesanti ed autocorriere.

1)   Ss 11 “Padana Superiore” – Lavori di riqualificazione (3ª corsia)-Tangenziale Sud di Brescia. Progettazione, a livello definitivo, redatta dall’Ufficio tecnico della Provincia di Brescia sulla base delle convenzioni stipulate con l’Anas ed il Comune di Brescia. Studio di valutazione di impatto ambientale, redatto dall’Anas in corso di esame da parte del Ministero dell’ambiente. Si ritiene che la promozione da parte del Ministero della prevista conferenza di servizi e l’espressione del conseguente parere possano trovare conclusione in tempi abbastanza contenuti e comunque entro il 1999. L’importo presuntivo dei lavori è di 370 miliardi, dei quali circa 200 miliardi disponibili per il 1º lotto, dall’innesto della variante alla Ss 11 in comune di Roncadelle alla Sp 19 per Quinzano.

2)   Ss 11 “Padana Superiore” – Variante di Ponte San Marco. Intervento di riqualificazione ed ammodernamento. Stato di avanzamento dei lavori a circa il 90%. Ora sono fermi in quanto è in atto un contenzioso tra Anas e impresa appaltatrice per la cui soluzione è in corso una trattativa di carattere transattivo. Per il completamento sono necessari, dalla ripresa delle opere, circa 8 mesi. Per una verifica sullo stato di attuazione delle procedure di realizzazione del prolungamento della Ss 11 in territorio veneto, la Provincia di Brescia organizzerà un incontro con Verona, concertando le azioni per un eventuale sollecito alla Regione Veneto per definire gli aspetti progettuali che consentano di dare avvio alla tanto attesa deviante di Peschiera del Garda, in collegamento funzionale con la variante di Sirmione.

3)   Ss 11 “Padana Superiore” – Variante da Brescia a Urago d’Oglio – 1º lotto dalla tangenziale sud di Brescia alla Sp 19. L’impresa che doveva eseguire l’intervento è fallita. Riaggiornato il progetto alla vigente normativa sui lavori pubblici, integrato con l’intersezione alla piattaforma allargata della Tangenziale Sud, con la bretella di collegamento alla ex Ss 11 in prossimità della Mandolossa, con l’adeguamento della tratta di interconnessione Ss 11-Ss 510 e con la riqualificazione dell’intersezione con la Sp 45. Il progetto verrà esaminato in sede di conferenza di servizi il 14 settembre a Milano.

4)   Ss 11 “Padana Superiore” – Variante da Brescia a Urago d’Oglio – 2º lotto (dalla Sp 19 alla Sp 17). Lavori principali ultimati. In corso l’invio all’Anas di Roma della perizia per consentire l’apertura al transito del lotto di collegamento alla Sp 19 ed adeguamento svincolo con la Sp 17 in comune di Chiari. É stata posta all’attenzione dell’Anas la possibilità di consentire la parziale fruibilità del lotto, dalla Sp 16 Rovato/Trenzano ad Urago d’Oglio, all’atto dell’ultimazione del 3º lotto, prevista per il mese di dicembre.

5)   Ss 11 “Padana Superiore” – Variante da Brescia a Urago d’Oglio – 3º lotto (dalla Sp 17 alla Ss 469). Stato di avanzamento dei lavori a circa l’85%. In corso stesura perizia per adeguamento intersezione con la Sp 72 e completamento opera. Ultimazione prevista per la fine ’99.

6)   Ss 42 “del Tonale e della Mendola” – Lavori di ammodernamento 4º lotto (Breno-Capodiponte). Lavori consegnati il 31 marzo ’98; tempo utili 720 giorni; ultimazione per contratto il 20/03/2000, data che non potrà essere rispettata in quanto i lavori sono parzialmente sospesi per verifiche inerenti la costruzione del tratto in galleria (incisioni rupestri, vicinanza pendio in frana sulla linea delle Fnme e adiacenze galleria idroelettrica Edison). Per il lotto di adeguamento è stata sollecitata l’Anas a voler avviare con il necessario livello di approfondimento l’iter procedurale per consentire la positiva conclusione delle istanze di variante sollecitate dal Comune di Ceto, territorialmente competente.

7)   Ss 42 “del Tonale e della Mendola” – Lavori di ammodernamento 5º e 6º lotto (variante agli abitati di Capodiponte, Sellero e Cedegolo). Stato di avanzamento al 45%. In corso contenzioso con impresa per il ritardo dei lavori e per le riserve in ordine al deposito dei materiali provenienti da scavi in galleria, contenzioso in via di soluzione amministrativa. Sono altresì in corso di affidamento le opere di realizzazione della finestra di aerazione (tempo utile 600 giorni).

8)   Ss 42 “del Tonale e della Mendola” – Lavori di ammodernamento lotto 6º bis (Cedegolo-Malonno-variante di Edolo). Il progetto va adeguato alla vigente normativa. In corso di definizione convenzione tra Anas, Provincia di Brescia e Comunità montana di Valle Camonica.

9)   Ss 45bis “Gardesana Occidentale” – Lavori di ammodernamento tra Virle Tre Ponti e Tormini – 3º lotto, 1º stralcio (variante di Roe Volciano). Da completare i lavori in corrispondenza del cantiere archeologico di Monte Covolo (a settembre è prevista la chiusura della nuova Ss 45bis per consentire la realizzazione delle opere). Ultimazione primavera del 2000.

10)         Ss 45bis “Gardesana Occidentale” – Lavori di ammodernamento tra Virle Tre Ponti e Tormini – 3º lotto, 2º stralcio (interconnessione di Tormini). In corso lavori di completamento. Ultimazione primavera 2000.

11)         Ss 45bis “Gardesana Occidentale” – Lavori di ammodernamento tra Virle Tre Ponti e Tormini – 3º lotto, 3º stralcio (svincolo Sant’Anna di Salò). Rescisso il contratto a seguito fallimento impresa. Progetto dei lavori di collegamento, aggiornato alla vigente normativa, all’esame della direzione Anas di Roma per l’approvazione e l’appalto.

12)         Ss 45bis “Gardesana Occidentale” – Variante in corrispondenza svincolo di Tignale. Il progetto è depositato presso la direzione Anas di Roma per l’approvazione e l’appalto; per il suo finanziamento è stata inoltrata da parte del Compartimento Anas di Milano richiesta ufficiale all’amministratore delegato Anas dott. D’Angiolino per l’approvazione di una legge speciale, che consenta di realizzare contestualmente anche gli altri interventi lungo il tratto da Gargnano a Limone della statale, più precisamente: 80 miliardi per la riqualificazione della Ss 45bis tra il km 86+567 ed il km 88+800 nel comune di Gargnano, compreso lo svincolo di Tignale con la Sp 38; 30 miliardi per la riqualificazione in sede di tratti saltuari della strada statale tra i km 88+600 e km 106+848 nei comuni di Tignale, Tremosine e Limone del Garda; 145 miliardi per la costruzione di tre gallerie naturali fra punta Forbisicle e Limone per l’eliminazione di tratti soggetti a caduta massi; 45 miliardi per il consolidamento statico ed adeguamento della sagoma delle gallerie a sezione ristretta da Gargnano a Limone del Garda. Per un totale di 300 miliardi.

13)         Ss 236 “Goitese” – Variante di Montichiari – 1º stralcio. É prevista l’ultimazione per il mese di dicembre 1999, subordinata comunque al nulla-osta da parte dell’Aeronautica militare per l’abbassamento di una condotta militare, interferente con il traciato.

14)          Ss 236 “Goitese” – Variante di Montichiari – 2º stralcio. Lavori eseguiti al 95%. In corso la realizzazione della perizia per lavori di completamento. Ultimazione dicembre ’99; l’intervento è funzionale al 1º stralcio; l’Anas sta comunque attendendo l’autorizzazione da parte dell’autorità di Bacino per conferire le acque meteoriche stradali nel fiume Chiese.

15)         Ss 236 “Goitese” – Variante di Montichiari – 3º stralcio. Lavori eseguiti al 95%. Risolti recentemente problemi collegati all’esproprio di immobili. Ultimazione prevista nel dicembre ’99.

16)         Ss 237 “del Caffaro” – Lavori di ammodernamento – 1º lotto (Vobarno-Sabbio Chiese). Lavori eseguiti al 35%. Opere parzialmente in sospensione, per ricorsi al Tar di due ditte espropriate. Sono da risolvere alcune interferenze con la Snam.

17)         Ss 237 “del Caffaro” – Lavori di ammodernamento – 2º lotto (Sabbio Chiese-Barghe Nord). Lavori eseguiti al 95%. Ultimazione prevista nella primavera 2000.

18)         Ss 237 “del Caffaro” – Lavori di ammodernamento – 3º lotto (Barghe Nord-Idro Sud). Il progetto originale, comprendente l’intera tratta da Barghe Nord a Storo, è stato bloccato con decreto del 1994 dal Ministero per i beni culturali ed ambientali, con rilievi che in maggior misura riguardavano il tratto lacuale dell’arteria. Per consentire il riavvio delle procedure mirate ad ottenere il reinserimento dell’opera nei Piani regionali e nei programmi finanziari dell’Anas, la Provincia, la Comunità montana di Valle Sabbia ed i Comuni di Barghe, Idro, Lavenone, Treviso Bresciano e Vestone (territorialmente competenti) hanno approvato in linea tecnica gli elaborati grafici planimetrici relativi alla tratta Barghe Nord-Idro Sud predisposti dal settore viabilità del Dipartimento lavori pubblici della Provincia sulla scorta del precedente studio e degli incontri di approfondimento a tale scopo organizzati. L’ufficio è in attesa dei provvedimenti di competenza di enti diversi per inviarli alla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Brescia al fine di ottenere l’assenso formale alla realizzabilità dell’opera.

19)          Ss 469 “Sebina occidentale” – Variante all’abitato di Palazzolo. I lavori sono in avanzata fase di realizzazione. Devono essere ancora posizionati sotto il sedime ferroviario i due sottopassi realizzati fuori opera in prossimità della Ss 573, la cui spinta potrà essere iniziata espletata la relativa gara d’appalto a seguito della sottoscrizione della convenzione tra Anas e Fs. É altresì in corso da parte dell’Anas la stesura di una perizia per consentire l’esecuzione dei lavori necessari allo smaltimento delle acque meteoriche stradali. L’ultimazione delle opere è prevista per l’estate 2002. Rimane aperto il problema del Comune di Capriolo, contrario all’apertura al pubblico transito di tale lotto nelle more della realizzazione della variante all’abitato medesimo, in quanto tutto il traffico verrebbe ricondotto sulla attuale Ss 469 attraverso una strada di lottizzazione in corrispondenza di un pericoloso incrocio in prossimità del centro storico.

20)         Ss 469 “Sebina occidentale” – Variante all’abitato di Capriolo. Importo 35 miliardi circa. Il progetto, cofinanziato dalla Provincia, dalla Comunità montana del Sebino bresciano e dai Comuni di Capriolo e di Palazzolo, è stato inoltrato alla Regione Lombardia con richiesta di esclusione di valutazione di impatto ambientale; entro fine settembre è prevista la conferenza dei servizi.

21)         Ss 510 “Sebina orientale” – Lavori di ammodernamento – 4º lotto (Iseo-Pilzone). Lavori ultimati; aperta al traffico solo la variante di Iseo, in quanto il restante lotto è funzionale al completamento del 5º.

22)         Ss 510 “Sebina orientale” – Lavori di ammodernamento – 5º lotto (Pilzone-Marone). Importo 170 miliardi (comprensivo completamenti 4º e 6º lotto). Lavori eseguiti al 70% dopo riaffidamento opere per fallimento impresa mandataria. Necessaria predisposizione perizia e reperimento fondi per 22 miliardi.

23)         Ss 510 “Sebina orientale” – Lavori di ammodernamento – 4º lotto (completamento svincoli ed opere di inserimento ambientale). Recentemente completata progettazione su incarico Comunità montana del Sebino bresciano con cofinanziamento della Provincia e dei Comuni di Sale Marasino e Sulzano. Progetto in attesa di finanziamento (circa 60 miliardi). Perplessità in ordine alla soluzione progettuale adottata per lo “Svincolo di medio lago” da parte dell’Amministrazione comunale di Sale Marasino e delle Comunità locali. La Provincia si farà promotrice di un incontro tra le parti per una verifica delle posizioni, così da consentire la conclusione dell’iter realizzativo dell’opera.

24)         Ss 510 “Sebina orientale” – Lavori di ammodernamento – 6º lotto (Marone-Vello). Lavori ultimati, ma non funzionali in attesa del completamento del 5º lotto.

25)         Ss 510 “Sebina orientale” – Lavori di ammodernamento – 7º lotto (svariante di Pisogne). Lavori principali ultimati. In corso lavori complementari; da risolvere problemi di infiltrazione acqua nelle gallerie. Prevista apertura nel mese di dicembre ’99.

26)         Ss 567 “Desenzano-Castiglione delle Stiviere” – La Provincia verificherà con i Comuni di Desenzano e Lonato, territorialmente competenti, le possibili soluzioni ai problemi interessanti la viabilità minore emersi a seguito della realizzazione del raddoppio della carreggiata contestuale all’apertura al traffico della deviante di Castiglione delle Stiviere. É stato richiesto all’Anas di accertare la disponibilità dei fondi a suo tempo stanziati per la prevista deviante Desenzano-Padenghe, per un loro eventuale utilizzo atto a risolvere, in maniera meno pesante per l’ambiente di quello originariamente previsto, il collegamento tra la Ss 567 e la Ss 572.


 

 

IL GIORNO 26 SETTEMBRE 1999

Il segretario degli edili della Cgil, Domenico Ghirardi, richiama l’attenzione sulle necessarie opere viarie lasciate incompiute

Le strade subito, non alle calende greche

«Bisogna avere consapevolezza di individuare le priorità, come le statali 42 del Tonale e della Mendola e la 510, Sebina orientale»

di Salvatore Spatola

Ma i problemi dei lotti incompiuti delle statali 42, del Tonale e della Mendola, e 510, Sebina orientale, sono rinviati alle calende greche?

«I problemi delle strade – risponde alla nostra domanda Domenico Ghirardi, segretario degli edili della Cgil – devono trovare l’attenzione da parte di tutte quelle forze che hanno a cuore la struttura viaria, evitando di concentrare la loro attenzione sulle opere futuribili».

La tabella che proponiamo evidenzia le necessità economiche per il completamento delle statali 42 e 510 e per il miglioramento della viabilità intervalliva, quindi verso Sondrio, Tirano, la Svizzera, il Trentino, Bergamo e Brescia.

Nel passato, con l’unità delle forze politico-sociali, sono stati raggiunti dei risultati. Ultimamente si evidenzia la necessità di riaccordare l’azione. Non servono, quindi, illusioni di promesse di opere nuove che, seppur utili, nella realtà, mancando le risorse sono di difficile realizzazione.

«A questo punto – precisa Ghirardi – bisogna avere la consapevolezza di individuare le priorità. A nostro avviso esse consistono nel completamento delle opere già avviate nelle statali 42 e 510 e nel puntare al miglioramento degli attuali assi viari verso l’Aprica, il Crocedomini e Bergamo. Occorre, inoltre, migliorare i collegamenti intervallivi».

É preferibile agire su più assi viari o puntare al traforo, voluto da qualcuno, della Valtrompia? «Noi riteniamo che si migliori il collegamento verso Bergamo, che consente l’innesto nell’autostrada Milano-Venezia – risponde il nostro interlocutore –. Inoltre, siamo per il completamento della ss 510, che darebbe la possibilità di collegamento con Brescia; il miglioramento della statale 39, che consente il collegamento con Sondrio e la Svizzera; il miglioramento della statale 345 che da Breno sale a Crocedomini, che può collegarci col Garda e col Trentino. Non sono queste le situazioni già esistenti che, migliorate, possono rendere più agevole il collegamento intervallivo?».

A questo punto che fine farebbe il traforo della Valtrompia? «Passa in second’ordine – dice Ghirardi –, anche perché non credo che le aziende di quella valle siano lì ad attendere quest’opera per insediarsi in Valcamonica.

Non credo che l’offerta di lavoro sia tale da dare una risposta ai bisogni esistenti in Valcamonica. Teniamo i piedi per terra e convinciamoci che la viabilità, da sola, non risolverà il problema dello sviluppo del nostro territorio neanche sul piano occupazionale».

Quali sono le priorità? Nella tabella se ne individuano alcune, anche in virtù del fatto che i finanziamenti disponibili sono pochi. Per ultimare le opere prioritarie occorrono, dunque, 525 miliardi: oltre 35 miliardi per il 4º lotto, Breno-Capodiponte; 25 miliardi per i lotto 5º e 6º della Capodiponte-Berzo Demo; 120 miliardi per il 7º e 8º lotto, Berzo Demo-Edolo; 180 miliardi per la Pianico-Bergamo; 50 miliardi per il 5º lotto della Pilzone-Sulzano; 12 miliardi per la Castro-Sarnico; 18 miliardi per Breno-Crocedomini; 25 miliardi per la Edolo-Aprica; 60 miliardi per Tresenda, Sondrio e Svizzera.

Per il tratto della ss 42 che inizia a Berzo Demo e arriva a Edolo, bisogna effettuare una “Conferenza dei servizi” per adeguare il progetto. Non serve, dicono le organizzazioni sindacali, un’altra superstrada, ma soltanto la sistemazione dell’asse viario esistente, con l’allargamento dell’atuale assetto. Si pensa a dei bivi che puntano verso Pontedilegno e per l’Aprica scavalcando l’abitato di Edolo. «Questa è una proposta diversa dal progetto iniziale – spiega il segretario degli edili della Cgil –. La stessa Anas ha proposto il suo adeguamento. La Conferenza dei servizi deve saper individuare se è utile puntare al riadeguamento o perorare la causa del progetto iniziale.

Sulla questione della Valtrompia credo che non si tratti di essere a favore o contro, ma di siscuterne seriamente. Se si crede nel traforo, occorre unire pubblico e privato e pensare pure all’allungamento della metropolitana leggera per Brescia».

 

BRESCIAOGGI [SENZA DATA, MA SI PARLA DI “PRIMAVERA”, 1999 O 2000?]

Valcamonica, Cgil e Cisl ce l’hanno con l’assessore provinciale Bruno Bedussi

Le strade subito, non alle calende greche

Ritardi nel tratto fra Darfo e Gratacasolo

di Salvatore Spatola

Dopo il recente incontro in Provincia sulla viabilità, sembrava che per il comprensorio camuno-sebino le cose fossero mutate. Stando a notizie delle ultime ore pare invece che piccoli e grandi problemi non consentiranno all’Anas di onorare alcuni impegni presi.

La prima nube riguarda il tratto Toline-Gratacasolo della strada statale 510, in comune di Pisogne. La Cogefar ha ultimato i lavori e chiuso il cantiere. Rimangono da realizzare le opere di completamento, che devono ancora essere appaltate.

Domenico Ghirardi, segretario della Cgil edili, e Roberto Ravelli Damioli, segretario generale della Cisl del comprensorio camuno-sebino, hanno manifestato le proprie rimostranze all’assessore provinciale Bruno Bedussi: lei ha costituito un osservatorio provinciale sulla viabilità dimenticando di includere le organizzazioni sindacali e altre associazioni imprenditoriali, oltre all’Aib, hanno lamentato in sostanza i sindacalisti.

Ghirardi e Damioli hanno chiesto a Bedussi un incontro per chiarire lo stato di progettazione della strada statale 510, in particolare rispetto alle opere di completamento di alcuni cantieri, coinvolgendo l’assessore alla Comunità del Sebino bresciano, Roberto Bona. «Abbiamo chiesto questo incontro perché le cose non procedono come ci avevano riferito negli ultimi incontri i responsabili dell’Anas – afferma Ghirardi – Siamo a primavera e l’appuntamento con l’apertura del Gratacasolo-Darfo, priorità delle priorità, non è stato rispettato. Sappiamo che erano in corso gli appalti per il completamento delle barriere e delle asfaltature dello svincolo di Gratacasolo, assieme alla soluzione del problema di Piancamuno, ma tutto è fermo. É ingiustificabile che una strada ultimata non sia percorribile per mancanza delle opere di completamento.».

Un altro problema chiede chiarimenti. Si tratta del quinto lotto della strada statale 510, meglio conosciuto come il lotto di Sulzano. I lavori sono ripartiti e dovrebbero essere completati entro il 2000. In questi giorni è stata evidenziata la mancanza di alcuni elementi, che condizioneranno l’apertura del lotto a opere ultimate. Mancherebbero circa 15 miliardi per i lavori di completamento.

«Vogliamo capire se la progettazione sia stata completata, essendo indispensabile per avere il finanziamento necessario per lo svincolo di Zone – continua Ghirardi –. Si chiede se questi lavori siano stati appaltati contestualmente all’avanzamento e al grado di finitura del quinto lotto».

Intanto la Comunità montana ha convocato una conferenza stampa per domani, in occasione della consegna dei lavori per la realizzazione del quarto lotto della strada statale 42, Breno-Capodiponte. Sarà presente anche l’assessore Bedussi, a cui le organizzazioni sindacali avranno molte cose da chiedere.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 5 NOVEMBRE 1999

Il presidente della Provincia contesta il taglio dei fondi destinati alla Iseo-Boario e alla tangenziale sud di Brescia

Cavalli: «l’Anas rispetti gli impegni»

Oggi l’assessore Parolini a Milano per chiedere il sostegno della Regione

di Enrico Mirani

«Mobiliteremo i sindaci e le comunità locali per far sì che l’Anas rispetti gli impegni». Così il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, commenta il taglio dei fondi per le strade bresciane deciso nei giorni scorsi da Governo ed Anas. Oggi, a Milano, ci sarà un incontro fra l’assessore regionale ai Trasporti, Giorgio Pozzi, e l’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Mauro Parolini. Al centro della discussione questa brutta novità. Parolini chiederà che la Regione sostenga le buone ragioni bresciane e insista affinché, nel prossimo piano triennale delle opere, l’Anas comprenda il completamento delle opere avviate o decise. Come la “Sebina” e la tangenziale sud di Brescia, due strade sotto la scure dei tagli. «Un vero fulmine a ciel sereno», confessa Cavalli. «L’Anas, più volte, anche di recente ci aveva garantito che tutto andava bene. Ora contravviene ad accordi precisi già stipulati. É inammissibile». Il presidente della Provincia non si aspettava la brutta nuova, anticipata l’altro ieri dall’assessore regionale Giorgio Pozzi: Governo e Anas (nell’ambito della Finanziaria) hanno tolto dal piano triennale ’97-’99 delle opere ben seicento dei mille e cento miliardi inizialmente destinati alla costruzione e al miglioramento delle strade lombarde. L’abbiamo appreso anche noi dall’assessore e dalla stampa», dice Alberto Cavalli.

«Questo atteggiamento dell’Anas si commenta da solo. Le preoccupazioni espresse anche al presidente della Regione, Formigoni, si sono rivelate vere: ho la sensazione che l’Anas voglia allontana- [pezzo interrotto]»... mento dei venticinque cantieri aperti e il rispetto, da parte dell’Anas, degli impegni presi.

Fra i primi ci sono il IV, V e VI lotto della Iseo-Boario, fra gli altri la terza corsia e il miglioramento della tangenziale sud di Brescia. I tagli decisi comprendono i trentuno miliardi della “Sebina” e i duecento della tangenziale. Il progetto definitivo di quest’ultima giace da alcuni mesi al Ministero dell’ambiente in attesa di ottenere  il nulla-osta riguardo all’impatto sul territorio, prima di varare il progetto esecutivo. Il tratto interessato è di quindici chilometri, fra Rezzato e Roncadelle. Si tratta di un investimento complessivo di 370 miliardi. La progettazione è stata fatta dall’Anas. Si prevede la terza corsia e la costruzione di nuovi svincoli per quella che è una delle strade più trafficate della Lombardia. «Finire le opere iniziate e rispettare gli accordi sono priorità indiscutibili», dice Cavalli. «Come si fa a togliere i fondi per la “Sebina” e la tangenziale di Brescia, due opere largamente condivise ed attese?».

Un altro tema di forte contrasto con l’Anas riguarda la dismissione delle strade statali. La Provincia di Brescia dovrebbe prendere in carico circa settecento chilometri di asfalto ora Anas, «una rete per il cui ammodernamento – dice Cavalli – dovremmo spendere mille e settecento miliardi». Una cifra che gli attuali bilanci della Provincia garantiscono in un... secolo. «Innanzitutto – informa il presidente – abbiamo ottenuto di spostare di un anno l’operazione. Assumeremo le strade Anas non dal primo gennaio 2000, ma dal Capodanno del 2001». La Provincia, però, chiede il trasferimento di risorse adeguate: fondi per la manutenzione e per gli investimenti migliorativi. A questo punto la dismissione potrebbe essere graduale. Alberto Cavalli avanza una provocazione: «Lo Stato con la privatizzazione dell’Enel incasserà 35mila miliardi. Perché non destinarli all’ammodernamento delle infrastrutture viarie in primo luogo? Brescia e provincia, vista l’importanza economica, avrebbero diritto ad una bella fetta di denaro».

Ci sono anche altre prese di posizione. Il presidente della Regione, Formigoni, ha inviato una lettera al ministro dei Lavori pubblici, Enrico Micheli: «I tagli – si dice fra l’altro – risultano intollerabili ed è necessario un confronto immediato per verificare la strada presa dal Ministero». Il consigliere regionale della Lega Nord, Germano Pezzoni, sostiene che «i bresciani e tutti i lombardi hanno subito un vero e proprio furto. L’assessore Pozzi e Formigoni gridano allo scandalo, ma il dubbio è che non abbiano fatto abbastanza per portare in Lombardia i soldi indispensabili per le nostre strade».

Per il segretario lombardo della Fit Cisl, Dario Balotta, «l’errore è stato della Regione che ha dato per certi investimenti che non lo erano. La Regione deve intraprendere le misure possibili per razionalizzare la viabilità: costituire un coordinamento degli enti interessati alla gestione delle strade, definire un piano di interventi, monitorare la circolazione e indicare in tempo reale itinerari alternativi nei casi di incidenti».

 

GIORNALE DI BRESCIA 3 DICEMBRE 1999

Stasera assemblea pubblica sulla viabilità sebina

Svincoli di Sale Marasino: le polemiche, i confronti

di l. s.

“Viabilità del Basso Sebino” è il tema dell’assemblea pubblica fissata per stasera, venerdì 3 dicembre, alle 20.30 nella chiesa dei Disciplini a Sale Marasino. L’incontro-dibattito, organizzato dal Comitato civico spontaneo contro la realizzazione di svincoli sul territorio di Sale Marasino, è aperto a tutti, amministratori, residenti e non. Interverranno il prof. Floriano Villa, docente all’Università di Venezia, che tratterà la «vulnerabilità dell’area e tutela ambientale». Seguiranno le relazioni dell’arch. Federico Acuto, Università di Milano, sull’accessibilità del medio lago a partire dalle problematiche della strada sebina orientale, e del geometra Pietro Borghesi, responsabile regionale del Servizio divulgazione tecnici comunali, sui progetti di svincolo e sulle connessioni “critiche” con il tessuto urbano. Concluderà la conferenza l’avv. Pietro Gabarino, di Legambiente.

Ricordiamo che il Comitato spontaneo salese si è costituito fra alcuni residenti impegnati affinché il Consiglio comunale «adotti la scelta migliore» in ordine alla localizzazione della bretella di collegamento con la nuova statale numero 510. L’incontro di questa sera, programmato dallo stesso gruppo già da alcuni mesi, segue la raccolta di oltre 1.400 firme di concittadini e turisti, legati al paese sebino, perché qui trascorrono abitualmente le proprie vacanze. Firme depositate in Comune, che avvallano la presa di posizione del Comitato: gli svincoli ipotizzati finora, “Maspiano-Gandizzano” e “Presso”, non sono utili e indispensabili. Al contrario, sono ritenuti dispendiosi e dannosi all’ambiente, al paesaggio, alla viabilità locale interna e alla qualità della vita.

Restando sempre in tema dell’utilità o meno delle bretelle a Sale Marasino, i consiglieri della Lega Nord nell’ultimo Consiglio comunale, che si è svolto nei giorni scorsi, hanno avanzato la richiesta di indire un referendum consultivo sull’annosa questione. La maggioranza comunale, che si è gia detta favorevole alla realizzazione di uno svincolo sul proprio territorio senza però sciogliere la riserva sulla località, ha bocciato la protesta dell’opposizione perché ritenuta fuori tempo. Il referendum, se approvato, avrebbe infatti rimandato per altri mesi la questione, mentre l’Anas esige una risposta immediata.

Ieri sera, si è svolto un incontro in Comunità montana del Sebino bresciano tra l’Ente montano, l’Amministrazione salese e i progettisti. Dunque l’Amministrazione comunale dovrebbe far conoscere la propria proposta sulla bretella di collegamento alla nuova statale 510.


 

 

BRESCIAOGGI 29 GENNAIO 2000

Statali 510 e 42: situazione difficile

Strade di Valle: Roma si “raccomanda” ma i cantieri sono a rischio

Parlamento a favore del completamento

di l.r e s.p.

Cresce l’allarme e la preoccupazione, in Valcamonica, per l’interruzione dei lavori al quinto e sesto lotto della statale 42 del Tonale, nonostante il Parlamento, con il parere favorevole del ministro dei Lavori pubblici, abbia approvato un ordine del giorno riguardante proprio le statali 510 e 42, presentato da un gruppo di deputati della Lega Nord. Una notizia che è stata portata in Valcamonica direttamente dall’onorevole Davide Caparini, primo firmatario del documento che «impegna il governo ad attivarsi al fine di consentire il completamento delle due strade statali, individuando le opportune risorse finanziarie».

L’ordine del giorno è stato accolto come raccomandazione dal governo, in coda alla Finanziaria 2000. La Camera ha ritenuto «improcrastinabile il completamento dei lavori di ammodernamento delle statali 510 e 42, importanti vie di comunicazione dell’intero sistema viario della Lombardia, anche al fine di ovviare ai persistenti problemi di inquinamento acustico e atmosferico causati dall’alta densità del traffico».

L’onorevole Caparini giudica «un segnale positivo» l’accoglimento dell’ordine del giorno da lui presentato con gli onorevoli Cè, Molgora, Terzi, Stucchi e Alborghetti. «Però non ci si deve illudere. Il capitolo finanziamenti dei cantieri è sempre più aperto, sopratutto considerato l’imminente conferimento alle Regioni della maggior parte delle strade oggi statali».

Ma mentre da Roma arrivano queste informazioni, in Valcamonica tira aria di grande preoccupazione. Infatti le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil del settore dell’edilizia, hanno tenuto un’assemblea di tutti i lavoratori nel cantiere di Capodiponte dell’impresa Edolo Scarl, per esaminare la delicata situazione del quinto e del sesto lotto della statale 42 del Tonale. Terminata l’assemblea si è tenuto pure un altro incontro con l’impresa, al termine del quale la direzione ha comunicato che «l’incontro avuto a Milano il 24 e 25 gennaio con i vertici dell’Anas non ha permesso di trovare una soluzione immediata ai problemi posti dalle perizie di variante avanzate dall’impresa, che ammontano ad oltre 32 miliardi. La decisione di tale problematica dovrà essere affrontata dall’Anas di Roma e dall’avvocatura dello Stato. L’apertura della formale procedura per il censimento di tutti i 64 lavoratori durerà 75 giorni. Al termine di questo periodo, se non sarà nel frattempo trovata la soluzione al contenzioso delle perizie di variante, l’impresa licenziata tutti i dipendenti, cessando l’attività del cantiere».

Le organizzazioni sindacali hanno quindi provveduto a sollecitare le istituzioni, Comunità montana e Provincia, affinché convochino il Comitato per la viabilità, per definire al più presto un’azione unitaria che porti a un incontro con l’Anas di Roma per scongiurare la chiusura del cantiere, che potrebbe allungare a chissà quali tempi il completamento dell’opera, oltre a far lievitare i costi per un successivo riappalto dell’opera.

Il sindacato ha invitato pure i parlamentari bresciani a svolgere un’azione di pressione verso gli organi competenti perché l’iter procedurale dell’esame delle perizie sia effettuato in tempi brevi. Si chiede in sostanza che Anas e impresa possano trovare una rapida soluzione per poter garantire il proseguimento dei lavori.

In caso contrario, i sindacati hanno già preannunciato «iniziative eclatanti», perché «non si può accettare che questa vicenda conosca un triste e drammatico epilogo».


 

 

BRESCIAOGGI 17 FEBBRAIO 2000

L’assessore provinciale Parolini fa il punto dei cantieri dell’Anas aperti nel Bresciano

Viabilità, più croce che delizia

Nodi da sciogliere in Valcamonica; attese novità per Lenese e statale 11

di Eugenio Barboglio

I lavori sulle principali direttrici stradali che segnano il territorio provinciale «proseguono con regolarità, sia pure tra intoppi e rallentamenti». É questo, in sintesi, il giudizio dell’assessore Mauro Parolini, a compendio dell’opera di monitoraggio sui cantieri stradali bresciani.

A tenere banco sono la Tangenziale sud di Brescia e la statale 668 “Lenese”. Ma anche l’ultimo tratto della statale 42 della Valcamonica, con il nodo di Badetto di Ceto.

Nell’insieme, sono ancora numerosi i cantieri aperti nei punti nodali della rete viaria bresciana. La Provincia ha riscontrato da parte dell’Anas disponibilità al dialogo e apertura nella risoluzione dei problemi che rallentano l’assegnazione dei lavori e l’esecuzione. Una disponibilità più della periferia, a livello cioè di compartimento milanese, piuttosto che del centro, ovvero Roma.

I guai riguardano alcuni contenziosi tra imprese e Anas o tra questa e i comuni, su tutti quello di Ceto. Poi c’è una certa «vischiosità procedurale», una pesantezza della struttura Anas e una complessità burocratica che «non è più accettabile», ha sottolineato Parolini. La Provincia agisce da pungolo nei confronti dell’Anas ed è insieme interlocutore flessibile nella composizione dei contenziosi. In particolare l’assessore ha messo l’accento sulle irregolarità procedurali: nel caso di Ceto si sono riscontrati vizi nella procedura di esproprio: di qui l’apertura di una fase giudiziaria, con ricorso al Tar e relativo blocco dei lavori. Contenziosi su cui Parolini vede margini di soluzione laddove le parti dimostrino flessibilità e rinuncino a irrigidimenti.

Ecco in sintesi lo stato dei principali cantieri, con l’avvertenza – lo ha più volte ribadito l’assessore – che tempi e preventivi sfuggono alla disponibilità della Provincia.

Tangenziale sud – l’iter istruttorio della valutazione di impatto ambientale per la terza corsia è alle battute finali. In primo piano l’inquinamento. Contro i rumori sono previsti pannelli lungo tutto il fronte dei lavori. L’importo dei finanziamenti è di 200 miliardi, secondo il piano triennale Anas. Punto interrogativo sul lotto da cui partire.

Statale 11 – Con la fine di maggio dovrebbero terminare le opere principali e a dicembre dovrebbe essere completata la riprogettazione della variante di Ponte San Marco con l’intersezione sulla “Mocasina-Montichiari”. Sull’altro versante, inserita nel prossimo piano di investimenti (70 miliardi), c’è la riqualificazione dell’incrocio della Metra e la bretella di collegamento con la statale 510 alla Mandolossa. A fine maggio è invece prevista l’apertura del tratto da Urago d’Oglio alla Sp 16 Rovato-Trenzano.

Statale 42 del Tonale – Tanti i problemi sul tappeto. Il rinvenimento di incisioni a Ceto ha fatto scattare l’intervento della Soprintendenza archeologica. Soluzioni: il tratto di galleria già realizzato verrebbe demolito o, in alternativa, verrebbero rimossi e riposizionati i graffiti. Altra questione è il finanziamento della perizia di compatibilità ambientale della variante a Badetto. Infine il già accennato contenzioso tra Anas e l’impresa costruttrice per il quinto e sesto lotto. Si sta cercando una soluzione, ma i tempi saranno lunghi (2-3 anni).

Statale 668 Lenese – La questione è essenzialmente la sicurezza. L’Anas ha detto sì alle previste rotatorie e controstrade per evitare l’uscita diretta sulla statale delle abitazioni. La Provincia sarebbe disposta a sostenere i comuni attraverso un raddoppio degli investimenti, coinvolgendo la Regione. Il 21 febbraio è in programma un incontro con i rappresentanti dei comuni.

Statale 45 bis – La Provincia intende evitare che i cantieri (protezione dello scavo archeologico del Monte Covolo e galleria artificiale) restino aperti anche nel periodo estivo. Con questo intento ha invitato l’Anas a far opera di sensibilizzazione nei confronti dell’impresa incaricata della posa della galleria. Questa si è detta pronta a fare il possibile per stringere i tempi. Quanto allo svincolo di Sant’Anna (già stanziati 45 miliardi) la Provincia ha chiesto all’Anas che fine abbia fatto il finanziamento. C’è inoltre un progetto di una galleria naturale contro la caduta dei massi sul tratto Gargnano-Limone.

Statale 469 – Variante di Palazzolo: sono in fase di appalto le pavimentazioni per la rotatoria sulla statale 573, in apertura a fine maggio. Alla direzione Anas di Roma è in attesa di approvazione la perizia relativa all’esecuzione di opere di smaltimento di acque e la costruzione di una rotatoria a Capriolo.

Statale 510 Sebina – É a Roma la richiesta di perizia per il completamento del tratto tra Iseo e Marone, per un importo di 24 miliardi. Nell’importo verrebbe ricompresa anche la realizzazione di uno svincolo a Marone. Intanto è stato aperto parzialmente lo svincolo di Toline: sono ora in fase di appalto il completamento del collettore fognario e delle acque di infiltrazione in galleria, delle griglie dei marciapiede e dell’impiantistica elettrica. Termine dei lavori: giugno 2000.

Statale 345 delle Tre Valli – Per il finanziamento dell’intersezione di Villa Carcina non si potrà far ricorso a fondi straordinari ma al massimo attingere allo stanziamento previsto dal piano triennale (165 miliardi).

 

 

 

IL GIORNO 17 FEBBRAIO 2000

Per gli interventi più urgenti sulle strade sono disponibili 900 miliardi in 6 anni, ma ne occorrerebbero almeno 2mila 700

L’Anas annaspa, la coperta è troppo corta

di Magda Biglia

La coperta è troppo stretta: da qualsiasi parte la tiri, ti accorgi che proprio non basta, anzi funge al massimo da foglia di fico. L’Anas della Lombardia ha a disposizione 900 miliardi in sei anni e gliene occorrerebbero almeno 2.700 per gli interventi più urgenti, che significa finire strade cominciate da anni, rendere più sicuri i cosiddetti tratti della morte, ossigenare arterie al collasso. E la viabilità bresciana è la più disastrata per comune ammissione.

Il 4 di febbraio l’assessore Mauro Parolini ha partecipato ad un incontro presso il ministero dell’Ambiente dove è all’esame lo studio di valutazione ambientale del progetto di allargamento della tangenziale sud della città. In quell’occasione ha posto sul tavolo tutti i nodi irrisolti della nostra rete viaria, ricevendo molti no, qualche tentennamento e alcune promesse. Le riferisce alla città, declinando però ogni responsabilità circa il reale loro mantenimento.

La tangenziale sud, argomento principe, al primo posto nell’elenco delle priorità fornito dal Broletto, potrebbe essere una delle realizzazioni, 200 miliardi sono previsti nel piano triennale Anas 2000-02 tuttora però in fase di definizione tra ministero P.I. e Regione. Sono 8 chilometri da casello a casello da triplicare con aggiunta della corsia di emergenza; il progetto messo a punto dai tecnici provinciali comprende pure il rifacimento di molti svincoli veramente pericolosi e il posizionamento delle barriere antirumore. Non appaiono invece scritti nel piano triennale i segmenti verso Roncadelle da un lato e verso Rezzato dall’altro.

La tangenziale è un pezzo di statale 11 il cui restyling è diviso in vari lotti: tra le promesse, sta il completamento, entro la fine di maggio di quest’anno, della variante di Ponte San Marco e del tratto che collega Urago d’Oglio ala provinciale 16 Rovato-Trenzano.

La Lenese, ovvero la statale 668, tornata alla ribalta con gli ultimi tragici incidenti ma da sempre rischiosissima per i suoi incroci, è la seconda priorità indicata dalla Provincia ma le speranze sono poche. Tanto che si stanno architettando delle alternative: per un’operazione tampone fatta di rotatorie il Pirellone si è detto disposto a sborsare l’equivalente di quanto tireranno fuori il Broletto e i Comuni interessati. L’Anas, bontà sua, darà loro il permesso di lavorarci.

L’eterna 45bis del Garda è ferma verso Salò dopo il solito fallimento della ditta; quanto ai lavori nella zona archeologica di Villanuova l’annuncio è che la galleria di 118 metri prefabbricata sarà pronta prima dell’assalto turistico estivo, ma i timori dati dall’esperienza non sono pochi.

La statale del Tonale è in crisi a Ceto per il ritrovamento di alcuni graffiti e in forse rimane la variante che dovrebbe impedire l’attraversamento dell’abitato di Badetto. Più su per ora non si va per il contenzioso tra Anas e ditta appaltatrice che minaccia licenziamenti per il lievitare dei costi.

Quanto alla Sebina si spera nel 2001 per la Iseo-Marone.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 17 FEBBRAIO 2000

L’assessore provinciale ai Lavori pubblici Mauro Parolini fa il punto sullo stato dei lavori riguardanti le numerose tratte stradali in costruzione

Nuove strade Anas, avanti piano

Buone notizie nella Bassa e sul Garda, problemi in Valcamonica

di Enrico Mirani

Il 2000 sarà un buon anno, parola dell’Anas. Numerosi cantieri aperti da tempo immemorabile verranno completati e tronchi di strade importanti saranno aperti al traffico. «Mi raccomando – dice l’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Mauro Parolini – deve essere chiaro che si tratta di previsioni dell’Anas». La Provincia, per i ritardi (oppure per gli anticipi...) rispetto alle date annunciate, «non ha alcuna responsabilità. Io riferisco solo quanto detto dall’ente».

La prudenza di Parolini è comprensibile: la cronaca ha dovuto troppo spesso registrare rinvii e promesse non mantenute. Per problemi diversi, ma il risultato non cambia. «La Provincia ha il compito di coordinare Anas e enti locali al fine di risolvere, dove è possibile, problemi e situazioni critiche». Niente ruolo diretto, quindi, tiene a sottolineare l’assessore provinciale. Vediamo, strada per strada, qual’è lo stato di attuazione dei lavori riguardanti i cantieri dell’Anas ancora aperti.

 

Il panorama dei lavori sulle nuove strade statali è in chiaroscuro. Ci sono ancora degli intoppi su alcuni tracciati: meno che in passato, anche perché nel corso del tempo molti nodi sono stati sciolti. «Ci sono cantieri che proseguono bene, altri vanno a rilento, come la statale del Tonale e della Mendola oppure la statale 237 in Valsabbia. Gli intoppi principali riguardano questioni formali, la salvaguardia di siti archeologici, le procedure farraginose dell’Anas, «molti problemi sono causati dalla struttura dell’ente. Noi abbiamo trovato una grande disponibilità da parte dei dirigenti a Roma e Milano. Vediamo la situazione, cantiere per cantiere.

[...]

Statale 42 del Tonale e della Mendola. I lavori proseguono. Ci sono due problemi, però, che riguardano il IV lotto. Uno di natura archeologica: all’imbocco del tratto in galleria a nord di Ceto sono state scoperte delle incisioni rupestri. Per salvaguardare i reperti ci sono due possibilità: demolire in parte il manufatto già costruito, rimuovere le incisioni per collocarle in un luogo più accessibile ai visitatori. L’Anas si starebbe orientando su quest’ultima soluzione: in ogni cado serve il benestare della Sovrintendenza.

Il secondo intoppo riguarda Badetto di Ceto: sarà inviata all’Anas di Roma la relazione di impatto ambientale per chiedere la costruzione di una galleria artificiale coperta, che non tagli in due l’abitato. Sarebbero necessari sei miliardi: «La Provincia può mettere, per cominciare, 300 milioni; la Regione può dare un altro contributo. Ma su questa vicenda – dice Parolini – l’Anas si è irrigidita».

Quanto al V e VI lotto, l’assessore sostiene che «non sussistono motivazioni tecniche per la sospensione dei lavori». I contenziosi aperti fra l’Anas e l’impresa costruttrice sarebbero in via di definizione.

[...]

Statale 510. Per il tratto Iseo-Marone (V lotto) all’Anas di Roma giace la richiesta per autorizzare la redazione di una perizia: riguarda il completamento dell’asta principale e dell’intersezione di Iseo. Sono necessari 24 miliardi. I lavori potrebbero essere finiti già alla fine dell’anno prossimo.

Quanto allo svincolo di Marone (VI lotto) la direzione lavori sta studiando la possibilità di realizzare la bretella sul lato sud con i fondi della perizia riguardante il V lotto.

E veniamo alla variante di Pisogne. É stato parzialmente aperto lo svincolo di Toline: è in corso di appalto l’ultimo lotto del collettore per captare le acque in galleria. Finite le griglie sui marciapiedi e l’impiantistica elettrica. C’è un problema con l’Enel per la fornitura dell’energia alla cabina di trasformazione già allestita. Secondo l’Anas le opere dovrebbero essere ultimate a fine giugno 2000.


 

 

BRESCIAOGGI 27 MARZO 2000

Da Darfo il tour elettorale

Strade camune, Formigoni promette soldi

«Ho ottenuto un accordo con il Governo e sono stati sottoscritti i finanziamenti necessari. I progetti potranno uscire dal libro dei sogni»

di ...

«Finalmente vi porto una buona notizia. Ho ottenuto, dopo un anno abbondante di pressing col Governo, un accordo di “programma quadro” che avevo predisposto nel 1998 e che avevo sottoposto al Governo nel 1999. Un accordo da me firmato con diverse, successive promesse, ma slittate di mese in mese. Oggi sono sottoscritti i finanziamenti».

A Darfo Boario Terme il presidente uscente della Regione Lombardia ha iniziato il suo tour elettorale annunciando che le strade escono dal libro dei sogni per entrare nel novero della realtà.

«Innanzitutto – ribadisce Formigoni – per la statale 510, da Pisogne a Darfo, e per la statale 42 da Darfo a Edolo, sono stanziati 532 miliardi. Inoltre, per Brescia, Iseo, Pisogne ci sono altri 29 miliardi, secondo i progetti già concordati dalla Regione, dalla Provincia e dagli enti locali. Per la statale 42, da Darfo a Edolo (in particolare per la variante di Niardo, Braone e Badetto di Ceto) sono a disposizione 10 miliardi; per la Pisogne-Darfo Boario, strada di Costa Volpino, sono previsti 7 miliardi».

Sul fronte delle Ferrovie Nord il presidente ha ribadito che sono stati spesi 170 miliardi per la sicurezza della linea ferrata. Inoltre, il 5 aprile prossimo saranno iniziati i lavori per la “Bala” di Darfo Boario Terme, per spostare la ferrovia e dare una nuova sistemazione all’Oglio.

«Ci siamo mossi soprattutto attraverso un utilizzo massiccio ed europeo. La Regione Lombardia aveva accumulato un ritardo precedente al 1995 che aveva fatto della nostra Regione la Cenerentola d’Europa. Noi abbiamo usufruito di tutti i fondi a disposizione e abbiamo completato i programmi con sei mesi di anticipo; ho perciò avuto consistenti aumenti. Per il prossimo quinquennio avremo 2.800 miliardi sul versante della formazione per i giovani e per la riqualificazione dei 40enni e 50enni del mercato sul lavoro.

Per le donne abbiamo approvato 62 progetti in provincia di Brescia e due Comuni, Darfo e Cedegolo, sono stati inseriti nel progetto dell’Unione Europea per aiutare l’imprenditoria femminile».

Sul fronte del turismo, risorsa importante per la valle dell’Oglio, sia per il turismo termale che per quello culturale e invernale ha sostenuto: «Occorre valorizzare il settore che è al primo posto nell’economia lombarda».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 MARZO 2000

Ieri durante gli incontri per la campagna elettorale

Formigoni da buone notizie sulle strade di Valcamonica

di Gian Mario Martinazzoli

Il presidente della Regione, Roberto Formigoni, ieri ha dedicato mezza giornata alla Valcamonica accompagnato da una sporta di “buone notizie” che vanno dalla viabilità alla lotta alla disoccupazione, dal rilancio del turismo alla sanità. In poche ore è riuscito a far tappa a Darfo Boario Terme, Esine, Breno, Malonno e Pontedilegno.

A Darfo Boario ha incontrato la stampa ed ha subito chiarito che portava con sé significative novità per quanto riguarda il fronte della viabilità, il più spinoso di tutti. Il presidente della Regione ha poi spiegato che i fondi per il completamento delle statali 510 Sebina orientale e 42 della Valcamonica il Governo li ha trovati «dopo un anno di pressing da parte nostra».

Quindi, stando alle parole di Formigoni che su queste indicazioni ha detto di voler mettere personalmente la faccia, non dovrebbero più esserci da parte dell’Anas tentennamenti in merito alle risorse necessarie per completare l’ammodernamento delle due statali che portano in Valcamonica rispettivamente da Brescia e da Milano-Bergamo.

Diverso è il discorso sui tempi di completamento delle opere, rispetto ai quali Formigoni ha detto di non possedere ancora elementi sufficienti per dare un’indicazione precisa.

Buone notizie anche per quanto riguarda l’attraversamento di Badetto di Ceto. Ha comunicato che è stata approvata una variante di 10 miliardi che dovrebbe consentire di venire incontro alle richieste del comitato di cittadini che chiede la galleria in luogo della trincea a cielo aperto.

Ma Formigoni si è soffermato anche sulle percentuali di disoccupazione in Valle, «in molti casi il doppio di quelle regionali e perfino nazionali», indicando nei fondi a sostegno della formazione e riqualificazione professionale il volano capace di ridurre l’incidenza del fenomeno.

Ha poi ricordato l’attenzione prestata in questi anni dalla Regione ai temi del turismo, sulla scia anche di quanto consente di fare la legge sulla montagna.

«Siamo orgogliosi – ha detto in conclusione Formigoni – della nostra riforma sanitaria che ha dato maggiore libertà ai cittadini».

E citando l’Asl camuno-sebina ha voluto ricordare che «non è figlia di nessuno e che è nata «dentro una precisa programmazione regionale».


 

 

BRESCIAOGGI 28 MARZO 2000

L’opera di Berzo Demo

Brutto svincolo. Ora il Broletto ascolta Spavetti

«Il progetto è da rivedere»

di Luciano Ranzanici

Giovanna Bonomi e Santo Spavetti sono due privati cittadini schierati da tempo a difesa della viabilità camuna, ma soprattutto nella difesa degli abitanti di una parte della valle. E se la signora di Badetto di Ceto si è battuta con successo (è di pochi giorni fa la notizia dell’avvenuto finanziamento) per ottenere la costruzione della galleria artificiale per l’attraversamento della frazione, il geometra di Berzo Demo, in solitudine, prosegue la propria crociata sullo svincolo di Berzo Demo del 5º/6º lotto della superstrada.

Il libero professionista ha inviato lettere su lettere ai vertici dell’Anas, al prefetto, ai politici valligiani e all’assessore ai Lavori pubblici della Provincia, Mauro Parolini, sottolineando l’irrazionalità dello svincolo, così come progettato, definendolo pericoloso e disagevole per il traffico.

«Basterebbe eseguire il raccordo stradale tra la variante e la statale 42 in modo sensato – spiega Spavetti – con maggiore attenzione per la sicurezza delle persone. Che senso logico ha questo progetto? – si chiede Spavetti – Dove è previsto l’incrocio c’è scarsa visibilità all’ingresso (circa 100 metri verso Edolo e 120 verso Demo), e in uscita dalla galleria la visibilità è di circa 30 metri, quindi la velocità massima per l’arresto è di 40 chilometri orari. La pericolosità dello svincolo si potrebbe evitare creando un’entrata diretta da Edolo sulla destra verso Breno, e una uscita diretta arrivando da Breno verso la Valsaviore».

Ma le osservazioni del professionista sono cadute nel quasi totale disinteresse, e praticamente nessuno ha saputo dargli una risposta compiuta. Solo l’assessore ai Lavori pubblici della Provincia ha ritenuto evidentemente fondati i timori e i rilievi del geometra di Berzo Demo. Parolini gli ha infatti scritto condividendo «la preoccupazione evidenziata circa i livelli di sicurezza del raccordo con l’attuale viabilità statale, nelle more della costruzione del prolungamento della tratta in variante fino a Malonno», e ha assicurato che «il problema è stato più volte rappresentato dall’assessorato ai competenti vertici dell’Anas in occasione di numerosi incontri: alcuni approfondimenti in questo senso sono in corso da parte della direzione lavori».

Santo Spavetti, però, non si è limitato solamente a un discorso di tracciato, e quindi tecnico, ma ha anche chiesto l’interessamento di Parolini «affinché vengano riconosciute le legittime richieste dell’impresa Cosiac, che ha dovuto subire interruzioni e impedimenti di ogni genere nell’esecuzione dei lavori, anche per permettere agli operai di ricevere il loro salario».

Puntuale la risposta di Paroloni, che ha sottolineato che «per quanto attiene il rallentamento dell’attività del cantiere, è stata espressa, da parte del compartimento Anas di Milano e della direzione generale di Roma, la volontà di completare il più celermente possibile l’iter istruttorio per la definizione delle riserve apposte dall’impresa appaltatrice, così da permettere lo svolgimento dei restanti lavori».


 

 

BRESCIAOGGI 30 MARZO 2000

I nodi della viabilità

Ghirardi (Cgil): quelle promesse non convincono

Il sindacalista chiede su che basi il presidente uscente della Regione, Formigoni, abbia annunciato 578 miliardi per i cantieri stradali

di s.sp.

«Quelle promesse non mi convincono». Il dubbio l’ha sollevato Domenico Ghirardi, segretario degli edili della Cgil camuno-sebina. «Ho letto con attenzione le notizie stampa del tour elettorale del presidente della Regione, Roberto Formigoni, compiuto in Valcamonica sabato 27 marzo. Si è accreditato il fatto che la Regione sarebbe riuscita a strappare al Governo “un accordo di programma quadro” che era stato elaborato nel 1998 e sottoposto nel 1999 al Governo. Oggi, dopo tanti rinvii, si sarebbe finalmente sottoscritto l’impegno da parte del Governo al finanziamento delle opere di completamento e di nuovi progetti per un importo di 578 miliardi, comprensivo delle risorse che servono per il Badetto di Ceto e il completamento del quinto lotto della ss 510».

Ghirardi rilancia: perché il documento di accordo quadro non è stato reso pubblico e non si è precisato con quale autorità in rappresentanza del Governo lo si è sottoscritto? E se fosse solo un documento di programmazione sottoscritto al ministero dei Lavori pubblici con Anas e Regione per definire a grandi linee le scelte nel medio e lungo periodo (sei anni) in tema di viabilità?

Sono i finanziamenti il nodo da sciogliere: «Perché – si chiede ancora Ghirardi – non sono stati indicati con precisione gli stanziamenti e le destinazioni degli stessi sui vari lotti, fra l’altro, comprendendo anche tratti della ss 42 non ancora progettati? Come è possibile che il presidente della Regione abbia potuto eliminare o realizzare velocemente quei passaggi, quelle autorizzazioni che sono preliminari al finanziamento e alla realizzazione delle opere?».

E ancora: «Fino a ieri la Regione lamentava dal Governo uno stanziamento di soli 1.000 miliardi rispetto al fabbisogno di 10.000 a livello lombardo. Ora ci viene detto che giungeranno 578 miliardi solo per la Valcamonica. Possiamo davvero credere, se i fatti stanno in questi termini, che si è di fronte al miracolo?

A far promesse si fa presto – sottolinea Ghirardi – tanto se non vengono rispettate si finisce per attuare il classico gioco allo scarica barile, per cui la colpa è sempre di altri. Tale comportamento è quantomai discutibile. Il presidente ci dice che ha strappato al Governo 578 miliardi per le ss 42 e 510; nel frattempo il cantiere a Capodiponte è fermo».

Fra i nodi c’è la galleria di Ceto. A Formigoni è stato chiesto: è vero che sarà realizzata per il bene dei cittadini, che tanto si erano allarmati quando il progetto ipotizzava una strada che divideva il paese in due. «Di certi comportamenti – conclude il sindacalista – i cittadini della Valcamonica e del Sebino ne hanno le tasche piene, e si augurano che non si voglia utilizzare un tema delicato e importante quale la viabilità per supportare in termini strumentali la campagna elettorale».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 APRILE 2000

Il presidente della Regione Formigoni e il ministro Bordon hanno firmato l’accordo di programma per la grande viabilità in Lombardia

Strade, arrivano 313 miliardi

Tangenziale sud di Brescia, statali Sebina e del Tonale, 45 bis e Gardesana

di Enrico Mirani

Buone notizie per la viabilità lombarda: sono in arrivo 1468 miliardi per nuove statali, tangenziali o autostrade e per opere già iniziate. Lo Stato mette a disposizione 1.209 miliardi, la Regione 2002, alcuni enti locali e società gli altri 57 miliardi. A casa nostra giungeranno 313 miliardi. Ieri mattina, a Milano, il presidente della Regione, Roberto Formigoni, e il ministro dei Lavori pubblici, Willer Bordon, hanno firmato l’accordo di programma per la grande viabilità in Lombardia. In sostanza, l’intesa da il via libera al piano dei grandi interventi dell’Anas 2000-2005 finanziati da Stato, Regione oppure in project financing (risorse private).

«Per il Bresciano servirebbero stanziamenti almeno doppi – dice l’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Mauro Parolini – ma si tratta, comunque, di una quota significativa, il 26% dei fondi dello Stato destinati alla Lombardia. Speriamo in risorse aggiuntive nei prossimi anni – prosegue – e nell’aiuto della Regione. La via su cui puntare, poi, è quella dei progetti finanziati con i privati».

Per adesso, dunque, bisogna accontentarsi dei 313 miliardi citati, che consentiranno all’Anas di avviare o concludere (speriamo) varie opere. La principale è la riqualificazione della tangenziale sud cittadina fra i caselli autostradali di Brescia Ovest e Brescia Centro: 200 miliardi. Si tratterà del 1º lotto (circa 8 chilometri) dell’intero tracciato. Inoltre, la cifra comprende il collegamento con la Valtrompia (tangenziale ovest) in vista dell’autostrada.

L’iter della tangenziale sud è in fase avanzata: entro poche settimane, spiega Parolini, il Ministero dovrebbe dare l’ok per l’impatto ambientale: poi i tecnici della Provincia, per conto dell’Anas, stenderanno il progetto esecutivo: «A settembre sarà pronto. Quindi l’Anas dovrà approvarlo e fare gli appalti».

L’intesa Stato-Regione prevede una quota di 165 miliardi per finire lavori già avviati: 73 giungeranno a casa nostra. La parte del leone, com’è ovvio, è ricoperta da due strade importanti che presentano ancora diversi... buchi: la “510 Sebina” e la “42 del Tonale e della Mendola” che, complessivamente, riceveranno circa 42 miliardi. Scendiamo un po’ più nel dettaglio.

Tra i fondi destinati al Bresciano, 9, 2 miliardi riguardano gli interventi sul 4º lotto della “42” fra Breno e Capodiponte (compresa la galleria a Badetto di Ceto); altri 10,4 miliardi vanno a beneficio della stessa strada, ma per il lotto 5º e 6º fino a Cedegolo; 6 miliardi e mezzo per il collegamento fra la “Sebina” e la “42” fra Pisogne e Darfo.

Spostandoci a sud una bella cifra, 6 miliardi e 700 milioni, riguardano la ss 469, variante di Palazzolo: serviranno per risolvere i problemi di drenaggio e per costruire la rotatoria di collegamento con il vecchio tracciato. Tre miliardi sono indirizzati alla statale 11 bis, così da terminare le opere necessarie (in primis l’aggancio con la provinciale 19 Concesio-Torbole) ed aprire al più presto la strada da Travagliato ad Urago d’Oglio. Tre miliardi sono previsti per mettere in sicurezza la parete franosa della 45 bis sotto il monte Covolo, più altri 860 milioni per lo svincolo dei Tormini. Risorse anche a favore della ss “237” della Valsabbia: 3, 6 miliardi per il 1º lotto Vobarno-Sabbio, 3,5 miliardi per il 2º fino a Barghe. Una fetta sostanziosa, 40 miliardi, servirà a realizzare una galleria naturale (oltre un chilometro di lunghezza) sotto Voltino, in territorio di Tremosine. L’obiettivo è rendere sicura la Gardesana in un tratto interessato frequentemente dalla caduta di massi. Per restare sul Benaco, torniamo alla nuova 45 bis: «Dall’Anas di Roma – dice Parolini – abbiamo saputo che i fondi per realizzare la galleria di Sant’Anna sono disponibili. Attendiamo conferma scritta.

L’accordo di programma firmato tra Roberto Formigoni e Willer Bordon comprende anche la direttissima Brescia-Milano, che potrà [essere] realizzata in project financing.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 MAGGIO 2000

Badetto di Ceto, ci sono i soldi per la galleria

di g. m. m.

CETO – Rispetto a qualche mese fa le cose si stanno mettendo meglio per i cittadini di Badetto che si battono per ottenere dall’Anas una variante al tratto della nuova ss 42 che attraversa l’abitato e che, stando al progetto, dovrebbe correre in trincea a cielo aperto.

La richiesta dei residenti è che l’Anas ripieghi su una galleria di 700 metri con la quale si ridurrebbero quasi a zero gli effetti negativi sull’ambiente e sulle abitazioni circostanti. Pare che le pressioni dell’ultimo periodo stiano ottenendo qualche riscontro.

Ieri i rappresentanti del Comitato Pro Badetto sono tornati a farsi vivi. «Il 5 aprile – scrivono in un documento – ci è stato comunicato che per il quarto lotto è previsto uno specifico finanziamento di 9 miliardi e 600 milioni che dovranno in parte servire per la realizzazione della galleria. Questa informazione è stata confermata anche da Formigoni in occasione della sua visita a Ceto».

Ricordiamo che il presidente della Regione è venuto in Valle durante la recente campagna elettorale. Gli stessi rappresentanti del Comitato, pur essendo molto ottimisti, sanno bene che la partita non è ancora chiusa. Fanno sapere di «essere in attesa della definizione del progetto esecutivo della galleria e della valutazione dell’Anas in merito alla definizione delle procedure esecutive».

Nella lettera che la Regione ha fatto pervenire al Comune di Ceto e al Comitato dei cittadini di Badetto lo scorso 5 aprile si legge che il finanziamento di 9 miliardi e 600 milioni «è destinato, come ha garantito il Compartimento Anas, al completamento del lotto in corso di esecuzione e alla realizzazione del tratto in località Badetto con galleria».

L’ultima parola spetta all’Anas che, per ora, non si è ancora ufficialmente pronunciata.

 

 

 

BRESCIAOGGI 13 MAGGIO 2000

Appello delle tre organizzazioni sindacali al presidente della Regione

«Servono nuovi finanziamenti per completare le opere»

di s.sp.

Sul quinto e sesto lotto della strada statale 42 del Tonale e della Mendola, che corre fra i paesi di Capodiponte, Sellero e Berzo Demo, c’è aria di tempesta.

All’inizio della controversia tra Anas e società Edolo Scarl, cui era stato [assegnato] l’appalto per la realizzazione del lotto, i lavoratori erano 75. Ma 23 già da tempo si sono licenziati.

I problemi riguardano soprattutto tre cose: il contenzioso con l’Anas e con l’avvocatura di Stato per i costi; la nuova perizia per nuovi lavori; la mancanza della finestra nella galleria di Sellero. Ieri a Brescia, al Collegio costruttori, la Edolo Scarl ha deciso di licenziare i 52 dipendenti rimasti nel cantiere di Valcamonica.

La Filca-Cisl, la Fillea-Cgil, la Feneal-Uil hanno scritto al presidente della Regione, Roberto Formigoni, e all’assessore alla viabilità della Provincia di Brescia, Mauro Parolini: «Appena prima delle recenti elezioni regionali avevamo appreso dalla stampa che lei era riuscito a definire col governo un accordo che stabiliva una copertura finanziaria di 578 miliardi per il completamento delle opere avviate sulla Ss 42 e sulla Ss 510 Sebino orientale, oltre al finanziamento per nuove opere da realizzare sul nostro territorio».

Le organizzazioni sindacali, sostengono che la realtà è ben altra: «Le risorse – scrivono Filca, Fillea e Feneal – sono nettamente insufficienti per completare le opere già avviate. Numerosi sono i cantieri messi in opera e poi fermati in attesa di approvazioni di varianti per il loro completamento. Di fronte ad una simile situazione – proseguono i rappresentanti sindacali – si renderebbero necessarie quelle scelte che devono onorare innanzitutto le priorità, le opere di completamento per gli appalti in forte stato di avanzamento dei lavori».


 

 

IL GIORNO 17 MAGGIO 2000

Brescia. I finanziamenti stanziati dalla Regione serviranno per ultimare le strade in cantiere e riqualificare statali sud e Brebemi

Viabilità, 313 miliardi per una rivoluzione

Ok alla galleria Gargnano-Tremosine e all’ammodernamento dell’Iseo-Pisogne

di Mario Pari

Non sono tutti i miliardi necessari per trasformare una provincia dalla viabilità disastrata e, in certi casi, “ottocentesca” in qualcosa di più confacente al terzo millennio. Ma quelli previsti dall’accordo quadro di «riqualificazione e potenziamento del sistema autostradale della grande viabilità della Regione Lombardia» autorizzano, quantomeno, a prevedere in tempi brevi la fine dei lavori in numerosi cantieri della provincia. É stato questo il criterio principale che, secondo quanto riferito dall’assessore provinciale ai Lavori pubblici Mauro Parolini, ha consentito di individuare le priorità e di indicarle alla Regione Lombardia e all’Anas.

«Abbiamo voluto innanzitutto fare in modo che potessero essere portati a termine la maggior parte, se non tutti, i lavori in corso lungo molte arterie viarie bresciane. Questo non significa che non siano stati tenuti nella debita considerazione aspetti fondamentali per la viabilità, quali la messa in sicurezza».

In soldoni, la firma si concretizza in 313 miliardi, all’interno dei 1.400 complessivamente previsti per l’intera regione, destinati alla provincia di Brescia. Si è attinto alle risorse previste da due piani Anas. Per quanto riguarda la riqualificazione con realizzazione della terza corsia e della corsia d’emergenza della strada statale 11, più nota come “Tangenziale sud di Brescia”, sono stati previsti due lotti, rispettivamente di 170 e 200 miliardi. Proprio quest’ultimo verrà realizzato con i fondi previsti dall’“accordo” e 113 miliardi verranno dall’Anas mentre gli altri 87 dalla Regione. Tra le ragioni che inducono a una valutazione particolarmente positiva dell’accordo, anche la presenza, all’interno dello stesso della Brebemi, la direttissima “Brescia-Milano”, destinata a decongestionare la A4 dall’enorme traffico che attualmente la caratterizza. Secondo Parolini è importante che «la Brebemi sia inserita in un accordo di tale importanza. Ora si attende l’approvazione del collegato alla finanziaria per procedere ulteriormente verso la realizzazione dell’opera».

L’aspetto fondamentale dell’accorso siglato ieri nella sala giunta del Palazzo Broletto è però rappresentato dalla «certezza che ogni opera prevista verrà realizzata».

Tra gli stanziamenti più consistenti, quello da 40 miliardi per la realizzazione di una galleria lungo la 45bis, tra Gargnano e Tremosine, sotto la frazione Voltino per eliminare i rischi derivanti dalla possibilità di caduta massi.

Un’altra cifra decisamente interessante è quella destinata all’ammodernamento della statale 510. Con i 24 miliardi previsti si intende procedere all’ammodernamento del tratto Brescia-Iseo-Pisogne.

E buone notizie giungono anche per la Valcamonica, dove i cantieri aperti sono recentemente più presenti dei caprioli. É infatti di 10 miliardi e 410 milioni la cifra stanziata per lavori di ammodernamento da Darfo a Edolo.

Tra quanto dovrà attendere la statale 668, tristemente nota alle cronache per i gravi incidenti mortali verificatisi negli ultimi mesi. Il più grave, sicuramente quello di quest’autunno, in cui hanno perso la vita cinque giovani.

«Per la Lenese – ha spiegato Parolini – abbiamo buone possibilità di procedere alla messa in sicurezza grazie ai 900 miliardi [?] previsti dalla Regione per questo genere di interventi».

E i rappresentanti del Pirellone hanno precisato che questo tipo di approccio alle problematiche della viabilità caratterizzerà ogni decisione futura.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 24 MAGGIO 2000

Confermati i licenziamenti dei lavoratori della società che ha in appalto i due lotti della ss 42

Nuova tegola sulla viabilità camuna

La Valle si sente tradita: l’intervento dei sindacati e della Comunità montana

di ...

Viabilità, la Valle è su un binario morto. La costruzione dei lotti delle statali 42 e 510 ha imboccato un vicolo cieco, dal quale non si riesce ad intravedere l’uscita.

In un comunicato diffuso ieri dai sindacati del comprensorio camuno-sebino viene confermato il licenziamento dei 52 lavoratori della Edolo Scarl che ha in appalto il quinto e il sesto lotto della statale 42 sul tratto Capodiponte-Berzo Demo. Lunedì pomeriggio al Collegio costruttori si è tenuto un incontro sull’argomento e l’impresa ha confermato la risoluzione del rapporto di lavoro. Palpabile il sentimento di rabbia e scoramento dei pendolari camuni, costretti ogni giorno a file interminabili per raggiungere il posto di lavoro. Non solo, la disastrosa situazione della viabilità in Valcamonica rischia di vanificare l’impegno di imprenditori, commercianti, operatori turistici impegnati per lo sviluppo economico dell’area.

I responsabili della Fillea-Cgil e della Filca-Cisl oltre che della Feneal-Uil di Brescia scrivono nel comunicato: «É evidente che il braccio di ferro fra Anas e impresa per trovare la soluzione è ancora in corso. Il continuo ricorso a varianti non può essere motivo per giustificare il braccio di ferro in atto. Da parte nostra ci sentiamo di auspicare una soluzione chiara in tempi stretti, in caso contrario è preferibile una rescissione del contratto di appalto per affidarlo ad altre imprese in tempi certi. Questo spettacolo deve finire – scrivono i sindacati –, e per questo ritorniamo a sollecitare un intervento da parte di quelle forze politiche che hanno a cuore il problema viabilità».

Sempre nei giorni scorsi i sindacati avevano scritto al presidente della Regione, Formigoni, e all’assessore provinciale, Mauro Parolini, per chiedere di mantenere fede alla parola data di recente.

«Il completamento delle opere avviate sulle statali 42 e 510 – si legge nella lettera firmata da Ghirardi, Barone e Bontempi – erano state riconosciute, a suo tempo, come priorità in assoluto sia da parte della Regione Lombardia che della Provincia di Brescia. Ci pare che, al di là delle promesse e degli accordi relativi alla programmazione di medio e lungo periodo, tali impegni siano finiti in secondo ordine: infatti la realtà ci consegna una situazione assai preoccupante».

Il sindacato chiede di poter sapere al più presto su quali lotti l’Anas intende impegnarsi in concreto e di conoscere anche i tempi di esecuzione delle opere. Appena prima delle recenti elezioni regionali – si legge nella lettera del sindacato – avevamo appreso che il presidente della Regione era riuscito a definire con il Governo un accordo che stabiliva la copertura finanziaria pari a 578 miliardi per il completamento delle opere avviate sulle statali 42 e 510 e per il finanziamento di nuove opere da realizzare sul nostro territorio.

Anche recentemente la Provincia di Brescia avrebbe definito un programma di interventi derivanti dal piano triennale Anas. Tutto ciò è finalizzato, ci sembra, a rassicurare i cittadini che i problemi sono risolti, quando, a nostro avviso, la realtà è ben altra».

Ieri ha preso posizione sul delicato argomento anche il presidente della Comunità montana, Pierluigi Mottinelli, e l’asessore alla viabilità Mario Pendoli che hanno scritto al ministro dei Lavori pubblici e ai presidenti della Regione e della Provincia per segnalare la crescente preoccupazione con la quale la Valcamonica sta seguendo le vicende dei lotti in costruzione delle statali 42 e 510. «Nonostante le pubbliche dichiarazioni di impegno da parte di vari esponenti politici nel corso dell’ultima campagna elettorale, ad oggi – dicono – restano irrisolti i problemi del contenzioso tra Anas e ditta esecutrice dei lavori sul 5º e 6º lotto della 42, così come i problemi legati all’approvazione della perizia per completare il 5º lotto della 510».

Mottinelli e Pendoli fanno anche notare che sono lungi dall’essere risolti i problemi legati alla richiesta galleria di Badetto di Ceto e allo spostamento dei ritrovamenti archeologici in quel di Capodiponte, all’imbocco della galleria del quarto lotto.

Tra i camuni, dicono Mottinelli e Pendoli, è palpabile un sentimento di smarrimento e di rabbia di fronte ai continui arresti di cantieri che dovrebbero essere finiti da anni.

 

 

 

BRESCIAOGGI 24 MAGGIO 2000

Capodiponte. Il braccio di ferro tra l’Anas e l’azienda si è concluso nel peggiore dei modi

Cantiere Ss 42, tutti licenziati

Il provvedimento della Edolo Scarl a carico di 52 persone

di Salvatore Spatola

Al Collegio Costruttori si è tenuto ieri l’incontro [due parole incomprensibili] Edolo Scarl che ha in appalto il 5º e 6º lotto della ss 42 sul tratto Capodiponte-Sellero-Berzo Demo. Come avevamo anticipato nei giorni scorsi, nell’incontro l’impresa ha purtroppo confermato i licenziamenti di tutti i lavoratori (52) oltre ad una ventina di dipendenti che hanno già risolto il loro rapporto di lavoro visto l’aggravarsi della situazione del cantiere.

É evidente che il braccio di ferro fra Anas e impresa per trovare la soluzione all’intricata situazione è ancora in corso. «Da parte nostra – hanno affermato Filca-Cisl, Fillea-Cgil e Feneal-Uil – ci sentiamo di auspicare una soluzione chiara in tempi stretti. In caso contrario è preferibile una rescissione del contratto di appalto per affidarlo ad altre imprese, in tempi certi e alla condizione che onorino i contratti. Il continuo ricorso a varianti – affermano le Organizzazioni sindacali – non può essere motivo per giustificare il continuo braccio di ferro in atto, con fermate, richieste di varianti, lievitazione dei costi nell’ordine di decine e decine di miliardi, senza neanche sapere come e quando l’opera verrà terminata».

Filca, Fillea e Feneal ritornano a sollecitare un intervento da parte di quelle forze che hanno a cuore il problema della viabilità. «Risollecitiamo – affermano i sindacalisti Barone, Ghirardi e Bontempi – una risposta da parte della Regione Lombardia e della Provincia di Brescia che, nonostante le nostre richieste, non ci hanno ancora degnato di un riscontro».

Intanto, per venerdì prossimo alle ore 15 nel cantiere di Capodiponte, si terrà un’assemblea per tutti i lavoratori. L’assessore alla Viabilità della Comunità montana di Valle Camonica, Mario Pendoli, e il presidente Pierluigi Mottinelli, hanno inviato al ministro dei Lavori pubblici, al presidente della Regione Lombardia e al presidente della Provincia di Brescia una lettera ove si riassumono le preoccupazioni e gli allarmi per la situazione dei cantieri di ammodernamento della Ss 42 e 510, mentre si stanno diffondendo, in questi giorni, notizie incerte e confuse sugli impegni finanziari indispensabili al completamento delle opere. «Le più recenti prese di posizione in merito – dicono i due – da parte delle confederazioni sindacali, preoccupate inoltre per la crisi occupazionale determinatasi nei cantieri 5º e 6º lotto della Ss 42, le mie personali sollecitazioni presso il ministero dei lavori pubblici per uno sblocco della situazione, la costante crescita dell’attenzione pubblica sul tema, non sembrano determinare una volontà specifica di riconoscere un’emergenza della viabilità in Valle Camonica. Tuttavia – aggiunge il presidente Mottinelli –, ad oggi restano ancora irrisolti i problemi di contenzioso tra Anas e ditta esecutrice dei lavori sul 5º e 6º lotto, che porterà presto al licenziamento delle maestranze impegnate».

Il profondo smarrimento delle popolazione camuna di fronte ai continui arresti nell’attività dei cantieri denuncia il diffuso sentimento di rabbia per l’atteggiamento irresponsabile di alcuni esponenti politici.


 

 

BRESCIAOGGI 25 MAGGIO 2000

Breno. In Comunità montana dopo il licenziamento degli operai della Edolo Scarl

Ss 42, i sindaci protestano

«Valcamonica, Cenerentola della provincia»

di Salvatore Spatola

La commissione consigliare quarta ha tenuto ieri, presso la sede della Comunità montana di Valcamonica, una audizione di sindaci e di amministratori della zona sul tema “La viabilità della Valcamonica”. La Commissione provinciale deve farsi carico di più di un obbligo. Dal 1995 al 1999 la viabilità valligiana è stata considerata la priorità delle priorità» anche per quello che riguardava l’intero territorio bresciano. «Vediamo – ha affermato il presidente della Comunità montana, Pierluigi Mottinelli – e assistiamo sulla stampa ad attenzioni vivissime rivolte verso la Gardesana e la Tangenziale sud, mentre la viabilità della Valcamonica continua a rimanere al palo».

Dopo la campagna elettorale, le notizie che si hanno in questi giorni sul fronte Anas sono tutt’altro che positive. «Ci risulta – hanno affermato Mottinelli e l’assessore alla viabilità, Mario Pendoli – che per quello che riguarda il quarto lotto, tra Breno e Capodiponte, esistono notevoli problemi per quanto riguarda la galleria artificiale di Ceto e l’imbocco a nord sul territorio del comune di Capodiponte, privo di autorizzazione dell’intendenza in seguito a un ritrovamento archeologico. A questo si deve poi aggiungere anche la drammatica vicenda del quinto e del sesto lotto, Capodiponte-Berzo Demo, opera incompiuta. Ci viene annunciato dall’Anas che dal 27 maggio verranno effettuati i licenziamenti dei 52 operai, per riprendere il cantiere solo a settembre».

Si impone quindi il quesito di quale atteggiamento tenere di fronte a una situazione così drammatica. «Crediamo che la Commissione debba farsi carico, insieme all’assessore provinciale e al presidente della Provincia, di quelle che erano state le promesse presentate a partire dall’ultima campagna elettorale, e seguire con noi i Comuni e le organizzazioni sindacali per fare il punto della situazione di fronte a un’Anas che risulta ampiamente inadempiente, rispetto ad altre zone della provincia, nei confronti della Valcamonica».

L’assessore alla viabilità della Provincia, Mauro Parolini, dopo i numerosi quesiti dei presenti, è intervenuto affermando che «i lavori del quarto lotto, da Breno a Capodiponte, sono in corso di svolgimento solo là dove è possibile, e cioè da Breno a Ceto. Il lotto ha risolto la situazione del Badetto di Ceto, ma vi è un atteggiamento negativo da parte dell’ispettore dell’Anas per il Nord Italia. Ma da affrontare ci sono anche i problemi della galleria che passa in prossimità di un canale dell’Edison e quello della vicinanza di un’altra galleria sovrastante, che potrebbe essere coinvolta con il brillamento di massi. Infine, l’ostacolo di una roccia di incisioni rupestri».

I problemi più grossi sono quelli del quinto e sesto lotto, dove l’impresa ha sospeso dal lavoro i 52 dipendenti. «Il capo Compartimento Mauro Maurizi mi ha confermato che domani andrà a Roma per avere informazioni. Si tratta di un braccio di ferro tra Anas e Edolo Scarl. Una questione del valore di una trentina di miliardi. Se i lavori non riprenderanno, le ripercussioni non si faranno sentire solo nei confronti della situazione occupazionale, ma anche per quanto concerne la conclusione di un’opera che ormai tutti considerano urgentissima».


 

 

BRESCIAOGGI 27 MAGGIO 2000

Valcamonica. Sindacati e istituzioni lanciano agli operai appelli alla calma

Cantieri fermi, aria pesante

Si teme un blocco del Giro d’Italia per protesta

di Salvatore Spatola

La nuova viabilità stenta (un po’ troppo, per la verità) a decollare; le maestranze legate ai cantieri che si fermano perdono il posto; la protesta cresce da più punti è può anche essere che le vittime di questo stato di cose decidano di ottenere un po’ di visibilità organizzando ostacoli di vario genere a un avvenimento sportivo di livello nazionale.

Voci non confermate da nessuno, infatti, parlano di un possibile blocco del Giro d’Italia, che lunedì sera transiterà per la Valcamonica, da parte dei lavoratori della Edolo Scarl già impegnati nei cantieri di Capodiponte della superstrada camuna e rimasti senza lavoro.

Proprio ieri, i 52 lavoratori in questione hanno ritirato i rispettivi libretti di lavoro e parlato con le organizzazioni sindacali, mostrando una rabbia comprensibile e determinata. Bloccheranno il Giro? Loro non si sbilanciano e non commentano, ma la possibilità, in effetti, esiste.

«Gli animi – commenta Domenico Ghirardi della Cgil comprensoriale – sono piuttosto agitati. Noi non vogliamo utilizzare una manifestazione sportiva di carattere nazionale. Ma è ovvio che se la Valcamonica viene considerata solo quando passa il Giro, per mettere in mostra le nostre montagne, e viene invece ignorata a proposito di problemi che languono da più di dieci anni, la rabbia finisce per montare. Qualcuno suggerisce di sfruttare questa opportunità per farci sentire.

Noi non vogliamo fare polemiche o strumentalizzazioni di bassa lega. Ci limitiamo a chiedere al presidente della Regione e all’assessore provinciale alla Viabilità di discutere con noi dei problemi della viabilità: vogliamo una risposta».

Anche il presidente della Comunità montana di Valcamonica, Pierluigi Mottinelli, parlando delle strade e dei cantieri sospesi aveva anticipato che «qualcuno ha in mente di bloccare il Giro d’Italia». Anche Mottinelli è pensieroso, e spera che i camuni siano, come sempre, amanti dello sport, rinviando la soluzione dei problemi ad altre sedi.

Una circostanza analoga si era presentata nel lontano 1980, quando la carovana rosa scendeva dal passo Crocedomini per arrivare a Boario Terme. Lungo le montagne si disse che per sottolineare i problemi occupazionali alcuni lavoratori volevano bloccare il Giro. Ma la cosa rientrò grazie a un comunicato che gli organizzatori della tappa affidarono allo speaker: i guai dei lavoratori divennero di pubblico dominio, e gli stessi operai fecero rientrare il proposito.

E adesso? I cittadini camuni e del lago d’Iseo aspettano con ansia la conclusione delle opere avviate sulle statali 42 e 510, e sarebbero i primi a dire “finalmente” se gli impegni presi venissero finalmente onorati. «Vorremmo capire – affermano le organizzazioni sindacali – se siamo di fronte all’ennesima promessa da marinaio fatta in questo caso da autorità che ricoprono prestigiosi incarichi pubblici».

Intanto la galleria di Ceto deve ancora essere autorizzata (spesa 8 miliardi); sul quinto lotto della 510 si aspetta l’autorizzazione alle varianti (6 miliardi), in caso contrario il cantiere rischia di fermarsi. I lotti quinto e sesto della 42 sono chiusi e sono stati licenziati i lavoratori.

 

 


 

IL GIORNO 27 MAGGIO 2000

Capodiponte. Assemblea nel cantiere della Edolo Scarl, mentre a Roma c’è stato l’incontro tra l’Anas e l’impresa, però mancano 24 miliardi per riprendere l’opera

A 52 operai libretto di lavoro, e lettere di licenziamento

di Salvatore Spatola

Nel cantiere della Edolo Scarl, a Capodiponte, ieri, vi è stata l’assemblea dei 52 lavoratori che hanno potuto ritirare il libretto di lavoro e la lettera di licenziamento. Contemporaneamente, a Roma, c’è stato l’incontro tra l’Anas e l’impresa, per risolvere la questione che mette le due parti in contrasto da diversi mesi. Notizie che ci sono giunte, non consentono di sbloccare la vicenda.

Il sindacato comprensoriale sollecita, con forza, di trovare una soluzione definitiva in modo che se si riapre il cantiere, si vada avanti, senza un’interruzione dei lavori.

Il cantiere di Capodiponte si è fermato; la stessa galleria di Gratacasolo-Toline (lungo la ss 510), che doveva essere aperta ancora in primavera del 1999, poi spostata a settembre e a primavera del 2000, oggi, si dice che non sarà aperta; sul V lotto mancano 24 miliardi per garantire le opere di completamento in modo che si possa percorrere l’asse viario escludendo la questione degli svincoli. Per questi 24 miliardi, se ci sono, bisogna snellire tutte le procedure di appalto, al più presto possibile, e completare questo quinto lotto da Vello a Brescia, per risolvere uno dei nodi di strozzatura dell’asse viario della 510, Sebino Orientale.

«Questi sono i fatti – afferma Domenico Ghirardi della Cgil –.Non le conferenze che annunciano programmi a lungo termine. I 52 dipendenti della Capodiponte-Berzo Demo hanno ricevuto il loro libretto di lavoro e sono arrabbiati. C’è rabbia perché, poche settimane fa, qualcuno, prima il presidente Formigoni (578 miliardi), poi l’assessore Parolini (313 miliardi), ha detto che i soldi c’erano e i lavori si dovevano fare».

Gli animi sono piuttosto agitati. «Noi non vogliamo contestare un Giro d’Italia di carattere nazionale – afferma Ghirardi –; certo è che, se la Valcamonica deve essere conosciuta solo quando passa il Giro e, per questo tipo di iniziative occupazionali, non si deve avere nessuna risposta, allora la gente sbotta. C’è qualcuno che dice: adoperiamo anche questa situazione, lunedì prossimo, per farci sentire».

La Valle Camonica, alcuni anni fa, quando il Giro scendeva dal passo Croce Domini, ancora per motivi occupazionali, aveva deciso lo stop. Si parlò a lungo con gli organizzatori che, alla fine, lessero un documento di protesta. Il Giro, comunque, scese a Breno, e fu Mario Contini a sfrecciare a Boario Terme. Si disse, allora, del sindacato che aveva fatto di tutto per risolvere la partita. La gente vuole, dunque, che il presidente della Regione e l’assessore provinciale alla viabilità diano almeno una risposta.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 MAGGIO 2000

Per 52 operai che lavoravano al tunnel di Capodiponte

Ecco i licenziamenti

di g. m. m.

VALCAMONICA – Ieri ai 52 dipendenti della Edolo Scarl, già in cassa integrazione da quindici settimane, è stato consegnato il libretto di lavoro, che significa fine rapporto e quindi licenziamento. Fino a tre mesi fa hanno lavorato nella galleria del quinto e sesto lotto della statale 42, nel tratto Sellero-Berzo Demo. Poi la vertenza fra l’Anas e la ditta appaltatrice ha preso una brutta piega al punto che il contenzioso è approdato all’Avvocatura dello Stato che non ha ancora dato una risposta precisa. E così, all’ombra di queste schermaglie, il cantiere si è fermato per la seconda volta e il ritardo accumulato si fa sempre più pesante. Si pensi soltanto al fatto che i due lotti in questione dovevano essere completati entro la fine del ’94.

Adesso il sindacato camuno-sebino prende atto con rammarico di questo nuovo arresto del cantiere e dei licenziamenti che ne sono seguiti, ma non intende certo rassegnarsi e abbassare la guardia. Anzi, il passaggio della carovana del Giro d’Italia, lunedì prossimo, potrebbe essere l’occasione opportuna per portare alla ribalta nazionale i problemi della viabilità camuna.

Ieri, nel clima teso dell’appena avvenuto licenziamento, tra gli operai interessati serpeggiava una certa voglia di rivolta. Non è mancato chi ha suggerito di ricorrere al blocco stradale per impedire il passaggio dei ciclisti.

Anche se alla fine non si dovesse arrivare a questa scelta estrema, resta il fatto che la rabbia e la delusione si fanno sempre più forti. Lo stesso sindacato non se la sente di escludere che la situazione possa in qualche modo degenerare.

Intanto sull’impalcato del viadotto che, alle porte di Sellero, si affianca alla vecchia statale, verranno appesi striscioni utili a richiamare anche i più distratti sulla gravità della situazione.

Il sindacato ha curato anche un fascicoletto che verrà distribuito lungo le strade della Valle al passaggio del Giro, e che contiene una poesia in dialetto dove non mancano gli accenti critici per chi ha promesso e non mantenuto e per chi avrebbe dovuto fare meglio e di più per venire a capo della matassa. Da qui in avanti, dietro ogni possibile gesto eclatante si nasconde la speranza di poter smuovere qualcosa e qualcuno.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 MAGGIO 2000

La statale 42 ferma a Capodiponte

Tra Sulzano e Sale mancano all’appello più di 24 miliardi

di Giuseppe Zani e Salvatore Spatola

Fortuna che la nuova 510 Sebina era stata definita «la priorità delle priorità». Da oltre un decennio si aspetta che i cantieri, aperti in certi tratti a intermittenza, portino a termine i lavori loro affidati. L’asta principale sarà pronta, se tutto va per il verso giusto, agli inizi del 2002.

Praticamente completati i lotti 4º (Iseo-Sulzano) e 6º (Marone-Vello), lungo le gallerie dei quali si devono ancora installare gli impianti di illuminazione a aerazione; resta da finanziare una perizia suppletiva che consenta di ultimare il lotto intermedio, il 5º (Sulzano-Sale Marasino).

All’appello mancano 24 miliardi e 184 milioni, che sono stati inseriti nel piano di finanziamento della grande viabilità lombarda 2000-2005, divenuto oggetto, per la parte che riguarda il Bresciano, di un accordo-quadro siglato congiuntamente dal Pirellone e dal Broletto il 16 maggio scorso. Da tale importo restano esclusi gli svincoli di Sulzano, Zone e Sale Marasino (quest’ultimo, dopo tante incertezze, è in fase di progettazione esecutiva) e le opere di minimizzazione dell’impatto ambientale: ci vorrebbero, secondo la Cgil sebino-camuna, altri 30 miliardi.

Non va meglio in Valle Camonica, in particolare per quanto riguarda la Ss 42. Il quarto lotto, tra Breno e Capodiponte, ha problemi sulla variante riguardante la galleria artificiale di Ceto, sul territorio di Capodiponte. Manca l’autorizzazione della Soprintendenza ai beni culturali per alcune incisioni rupestri rinvenute lungo la strada.

L’assessore ai Lavori pubblici della Provincia, Mauro Parolini, di recente ha affermato: «Per il quarto lotto da Breno a Capodiponte si stanno effettuando i lavori dove è possibile, da Breno a Ceto. Il lotto è in difficoltà per l’attraversamento di Badetto di Ceto. C’è anche il problema della galleria che passa in prossimità di un canale dell’Edison. Inoltre, l’ostacolo di una roccia di incisioni rupestri e la vicinanza di un tunnel sovrastante, che potrebbe essere coinvolto per il brillamento di massi».

Le difficoltà maggiori affliggono comunque il 5º e il 6º lotto, dove la Edolo Scarl ha appena licenziato 52 dipendenti in seguito a un braccio di ferro finanziario con l’Anas. Appaltata nel 1992, l’opera ha ancora 2 chilometri di galleria da fare più le altre opere di completamento.


 

 

BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2000

Presentato un esposto sull’esecuzione dei lavori sul tratto Capodiponte-Berzo Demo

Statale 42, i chiodi della discordia

I sindacati sollecitano l’Anas a eseguire controlli sulla galleria

di s.sp.

I sindacati chiedono il controllo dell’Anas sui lavori eseguiti sul quinto e sesto lotto della statale 42 dalla Edolo Scarl. La richiesta è stata formalizzata ieri da Silvano Benti della Filca-Cisl, Domenico Ghirardi della Fillea-Cgil e Luigi Bontempi della Feneal-Uil, che hanno inviato una lettera all’Anas nazionale, al Compartimento Anas di Milano, al ministero dei Lavori pubblici, e per conoscenza al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, al presidente della Provincia di Brescia, Alberto Cavalli e al presidente della Comunità montana di Valcamonica, Pierluigi Mottinelli.

Le organizzazioni sindacali comprensoriali hanno individuato, da contati avuti con i lavoratori, che per il consolidamento della volta della galleria (oltre tre chilometri) «sono stati utilizzati chiodi ad espansione che non rispettano le norme del caso».

Infatti, è stato segnalato che il lavoro è stato effettuato «in modo superficiale e solo per dare un impatto visivo per poi essere coperti dalla realizzazione del getto che copriva l’intera volta della galleria. L’intervento costa alla collettività. Chiediamo, perciò, che siano approntati i dovuti controlli dalla direzione dei lavori, al fine di garantire la corretta esecuzione dell’opera per la sua sicurezza e per tutelare l’investimento che pagano i cittadini».

L’Edolo Scarl aveva chiesto un intervento dell’Anas per oltre 20 miliardi, per poter riprendere i lavori. Ma questo nuovo elemento va ad aggiungersi ad una situazione già di per sé complicata.

«Da parte nostra – affermano i sindacati – chiediamo più attenzione, anche per garantire l’incolumità di quanti, un giorno, dovranno utilizzare la galleria». Il continuo ricorso a varianti (a causa della latente progettazione dell’appalto iniziale), non può essere motivato per giustificare i continui bracci di ferro che sono in atto, supportati da fermate, richieste di varianti, con una lievitazione dei costi di decine e decine di miliardi senza neanche sapere come e quando l’opera sarà terminata.

 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 1 GIUGNO 2000

I sindacati: «A Capodiponte chiodi fuori norma in galleria»

di g. m. m.

Il cantiere della galleria Sellero-Berzo Demo della nuova statale 42 è fermo da tre mesi, e una settimana fa sono stati licenziati anche i 52 dipendenti che erano stati messi in cassa integrazione. Un’altra ventina di operai nel frattempo aveva cercato lavoro altrove. Transitando lungo la statale è ancora possibile vedere, alle porte di Sellero, gli striscioni di protesta appesi all’impalcato del viadotto in occasione del recente passaggio della carovana del Giro d’Italia.

Ieri il sindacato camuno-sebino del settore costruzioni ha diffuso una nota nella quale si dice che all’atto di consolidamento della volta della galleria «sono stati messi chiodi ad espansione non secondo le norme. Ci viene segnalato – scrivono i sindacati – che i chiodi che fissano la roccia sono stati collocati in modo superficiale e solo per dare un impatto visivo per poi essere coperti col getto di cemento». I sindacati chiedono controlli per garantire l’incolumità dei futuri utenti.

 


 

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2000

Una visita di Viviana Beccalossi

Strade camune, la Regione lancia l’allarme

di s.sp.

La vicepresidente e asessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Viviana Beccalossi, ha incontrato in questi giorni in Valcamonica il consiglio direttivo della Comunità montana.

Nel ringraziarla, il presidente del consiglio direttivo, Pierluigi Mottinelli, si è soffermato su alcuni problemi della Valle che necessitano, per una loro soluzione, di un impegno straordinario della Regione Lombardia.

É stata evidenziata, in particolare, l’urgenza di un intervento autorevole della Giunta regionale per lo sblocco dei cantieri sulle strade statali 42 e 510, soprattutto per il lotto di Capodiponte alle prese con i ritardi autorizzativi della Sovrintendenza ai Beni archeologici.

Durante l’incontro sono state sottoposte alla vicepresidente Beccalossi le questioni aperte relative alle difficoltà economiche e occupazionali del comprensorio, alla generale carenza di finanziamenti per lo sviluppo, all’importanza della vertenza atto con l’Enel sulle problematiche connesse all’insediamento di impianti e strutture idroelettriche. É stata inoltre sottolineata l’utilità di un’azione regionale in favore del rafforzamento dell’autonomia sanitaria, dello sviluppo del turismo camuno e per l’approvazione del Piano territoriale del Parco dell’Adamello.

La vicepresidente Beccalossi, ringraziando gli amministratori camuni, ha assicurato l’attenzione di tutta la Giunta regionale nei confronti del territorio della Valle, e il suo personale impegno per porre al centro dell’iniziativa regionale la risoluzione del problema della viabilità camuno-sebina, con una richiesta urgente all’Anas di un incontro di verifica.

Una delegazione del consiglio direttivo della Comunità montana ha accompagnato, in seguito, la vicepresidente, che ricopre pure l’assessorato regionale all’Agricoltura, presso il Comune di Paisco Loveno dove è allo studio la realizzazione di una stalla modello che permetterà, in collaborazione con l’Università di Agraria di Milano e di Edolo, la sperimentazione di nuove tecniche di allevamento e la valorizzazione di un patrimonio agricolo zootecnico di vitale importanza per l’economia della valle dell’Allione. L’assessore regionale ha confermato il suo impegno per reperire le risorse finanziarie necessarie a dare esecuzione all’intervento.


 

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2000

I sindacati della valle a Formigoni

Viabilità camuna: «Ancora troppi nodi. Ora vogliamo fatti»

di Salvatore Spatola

Le organizzazioni sindacali del comprensorio Valle Camonica-Sebino hanno scritto al presidente della Regione, Roberto Formigoni, e ad altri enti provinciali e territoriali per concertare un’azione unitaria verso l’Anas e il ministero dei Lavori pubblici. L’obiettivo: avere risposte certe sulle statali 42, del Tonale e della Mendola, e 510, del Sebino orientale.

Prima delle elezioni regionali si era appreso che 500 miliardi erano a disposizione per le statali 42 e 510. Ma per completare le opere già avviate le risorse sono nettamente insufficienti. Numerosi sono i cantieri avviati e poi fermati in attesa di approvazione di varianti per il loro completamento.

Sul quinto e sesto lotto della Ss 42 le nubi si addensano: si va verso il licenziamento degli operai. Sul tratto Toline-Pisogne della Ss 510 la situazione è quantomai critica. Da diversi anni i lavori sono in ritardo: «Dopo le nostre iniziative – affermano Cgil, Cisl e Uil – si era arrivati a costituire un comitato per la viabilità della 42 e della 510, cui avevano aderito le amministrazioni locali e provinciali. Il coordinamento del comitato venne affidato ai presidenti delle tre Comunità montane (Valle Camonica, Sebino bresciano e bergamasco) e, in particolare, il riferimento organizzativo fu affidato alla Comunità montana di Valle Camonica».

Alcuni dei problemi urgenti sul tappeto non hanno ancora trovato risposte. Per questo i sindacati ritengono sia preferibile un’azione unitaria verso l’Anas e il ministero dei Lavori pubblici. «Non è possibile – dicono Cgil, Cisl e Uil – che assistiamo a una serie di dichiarazioni e interventi, fra cui quelle del presidente Formigoni e quelle della vice Viviana Beccalossi, di recente in Valcamonica. La gente da un lato è lieta di tanto interessamento, ma quando vede che i problemi restano senza soluzioni si chiede se tutti questi comportamenti siano utili a ridare credibilità alle istituzioni e alla politica».


 

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 2000

La proposta di Cgil, Cisl e Uil

Completare i cantieri aperti

di Salvatore Spatola

Ecco il percorso che Cgil, Cisl e Uil hanno proposto al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, sulle statali 42 e 510. Le risorse a disposizione, sia a livello nazionale, regionale e provinciale, sono nettamente insufficienti per completare le opere già avviate. Sul 5º e 6º lotto della statale 42 le nubi si addensano. Anche il tratto da Toline a Pisogne, sulla 510, lascia a desiderare. I tratti da Breno a Berzo Demo hanno i cantieri avviati e poi fermati. «All’appuntamento autunnale del 2000 – afferma il Comitato della viabilità – dobbiamo arrivarci nella condizione di aver saputo concertare quelle scelte e definito quelle priorità che possono valere per tutti».

 

IL GIORNO 18 SETTEMBRE 2000

Sollecitano il completamento degli interventi per le statali del Tonale e del Sebino

Sindacati contro l’Anas: ritardi inammissibili

di Salvatore Spatola

Le organizzazioni sindacali del comprensorio Valcamonica-Sebino hanno scritto al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, al presidente della Commissione regionale Lombardia Territorio Urbanistica ed Edilizia, Margherita Peroni, al presidente della Provincia di Brescia, Alberto Cavalli, al presidente della Comunità montana di Vallecamonica, Pierluigi Mottinelli e a tante altre autorità, per coordinare e concertare un’azione unitaria verso l’Anas e il ministero dei Lavori pubblici per avere risposte ufficiali sulle statali 42, del Tonale e della Mendola, e 510, del Sebino orientale.

«Dopo le nostre iniziative – affermano Cgil, Cisl e Uil – si era arrivati a costituire un comitato per la viabilità delle Ss 42 e 510 a cui avevano aderito le varie forze sociali, le amministrazioni locali e le due Province. La responsabilità del coordinamento di tale comitato venne affidata ai presidenti delle tre Comunità montane (Valcamonica, Sebino bresciano e bergamasco) e, in particolare, il riferimento organizzativo fu affidato alla Comunità montana di Valcamonica».

Diversi sono stati gli appuntamenti ai vari livelli, alcuni problemi hanno avuto anche risposte positive, altri non hanno ancora trovato una loro soluzione. «Nel frattempo, durante la campagna elettorale delle elezioni regionali e amministrative – affermano i sindacati – abbiamo assistito a una serie di appuntamenti con dichiarazioni fra le quali quelle del presidente Roberto Formigoni che tranquillizzavano i cittadini sul fatto che le risorse erano state trovate per il completamento di tutte le opere (500 miliardi) sulle statali 42 e 510».

Trascorso ormai del tempo da quell’appuntamento, la situazione è tutt’altro che risolta. Per questo le organizzazioni sindacali ritengono che sia preferibile coordinare e concentrare un’azione unitaria verso l’Anas e il ministero dei Lavori pubblici. «Non è possibile – dicono Cgil, Cisl e Uil – che assistiamo a una serie di dichiarazioni e interventi, fra cui quelli del presidente Formigoni e, ultimamente, del vice presidente Viviana Beccalossi, di recente in visita in Valcamonica. La gente, da un lato è lieta di tanto interessamento, quando, poi, vede che i problemi restano senza soluzioni e si assiste ad un continuo gioco allo scarica barile sulle responsabilità del mancato completamento delle opere, si chiede se tutti questi comportamenti siano utili a ridare credibilità alle istituzioni e alla politica». Si chiede, quindi, di attivare, al più presto, un tavolo per definire il punto della situazione e vedere cosa sia opportuno fare.


 

 

BRESCIAOGGI 5 OTTOBRE 2000

Ceto. Via libera dell’Anas al tunnel della variante alla statale 42: Provincia soddisfatta

Badetto, ufficiale il sì alla galleria

Il presidente Cavalli: «Già stanziati 300 milioni per i lavori»

di p.m.

Il via giunto dall’Anas di Roma per la variante in galleria a Badetto di Ceto del quarto lotto della statale 42 della Valcamonica, oltre a soddisfare i cittadini, riunitisi in un Comitato locale per ottenere il progetto migliorativo della strada, ha fatto registrare ieri il commento positivo del presidente dell’Amministrazione provinciale, Alberto Cavalli.

«Gli incontri da noi attivati a tutti i livelli con l’Anas – ricorda Cavalli – hanno prodotto l’effetto desiderato. Il problema sollevato dal Comitato di cittadini di Badetto di Ceto e quindi dal Comune era stato il primo dei sopralluoghi compiuti dalla nostra amministrazione per dare una mano all’ente locale che giudicava insufficiente il progetto originale. In particolare i cittadini avevano evidenziato l’insostenibilità del livello dei rumori, che avrebbe portato nella frazione il progetto di incassare la strada, che tagliava in due l’abitato».

Il presidente Cavalli, parlando delle «pressioni decisive» della Provincia con i vertici dell’Anas, sottolinea uno degli elementi che alla fine sono risultati determinanti per far decidere il sì all’Ente nazionale per le strade. «Con l’Anas – ricorda Cavalli – abbiamo perfezionato quella disponibilità anche finanziaria da parte del Broletto che anche in occasione dello sblocco della vicenda dello svincolo dei Tormini è risultata alla fine decisiva. Nel caso della galleria di Badetto di Ceto, l’Amministrazione provinciale ha già inserito nel bilancio del 2000 la somma di 300 milioni di lire, destinati a coprire una parte del maggior esborso (6 miliardi di lire) che il progetto di variante in galleria richiede. In particolare, l’intesa con l’Anas prevede che la Provincia debba contribuire con un miliardo di lire. Ovviamente speriamo che la Regione e la Comunità montana faranno la loro parte per contribuire ad alleviare il significativo esborso per il nostro bilancio. Comunque, anche se non dovessero arrivare altri fondi, l’Amministrazione provinciale garantirà la copertura degli impegni assunti con l’Anas».

Determinante per il superamento delle perplessità da parte dell’Anas sono state anche le verifiche di compatibilità ambientale del progetto originale, che hanno messo in luce la necessità di non incidere così pesantemente su una località già aggravata da problemi di traffico e rumore. La galleria artificiale consentirà agli abitanti di Badetto di Ceto di sentirsi meno discriminati sulle decisioni prese ai massimi livelli a Roma. Un motivo di orgoglio in più per gli amministratori locali.


 

 

BRESCIAOGGI 5 OTTOBRE 2000

Valcamonica. Il presidente della Provincia, Cavalli, assicura tempi brevi

Galleria di Ceto, presto il progetto

Il costo della variante è di 6 miliardi, gli enti locali contribuiranno alla spesa

di r. rag.

Un altro importante passo avanti per la realizzazione della variante al tratto della nuova statale 42 che attraversa l’abitato di Ceto. Nei giorni scorsi la notizia dell’intenzione dell’Anas di realizzare la fatidica galleria artificiale, evitando di tagliare per metà Badetto.

Ieri il documento ufficiale che da il via libera alla realizzazione del progetto di variante sulla statale 42. La Direzione centrale dei lavori dell’Ente nazionale per le strade ha infatti inviato una lettera al Compartimento Anas per la Lombardia, chiedendo in tempi brevi la «perizia di variante» per un importo di sei miliardi, per questa maggiore spesa – si legge nella lettera – dovrà contribuite per un miliardo la Provincia di Brescia.

A questo punto, se non interverranno altri ritardi, il quarto lotto della statale 42 potrà davvero fare un significativo passo avanti. La galleria artificiale consente di superare, senza creare danni di impatto ambientale, un’area densamente popolata. Il progetto originale dell’Anas prevedeva la realizzazione di una trincea scoperta che avrebbe letteralmente tagliato in due l’abitato di Badetto, con conseguenze di impatto ambientale discutibili.

Soddisfazione è stata espressa ieri dal presidente della Provincia, Alberto Cavalli, che aveva a più riprese sollecitato una soluzione della questione. «É il risultato di un lavoro durato molti mesi e culminato nell’incontro avvenuto a Roma con i parlamentari bresciani. La Provincia ha sollecitato la realizzazione della galleria, garantendo anche la responsabilità delle risorse necessarie. Gli enti locali copriranno la maggiore spesa nella misura di un miliardo. I primi 300 milioni sono già stati individuati nel bilancio 2000 della Provincia. Regione e Comunità montana verranno sollecitate a contribuire per i restanti 700 milioni.

Il progetto originario dell’Anas avrebbe portato a conseguenze molto pesanti per il comune di Ceto, e soprattutto per gli abitanti di Badetto – continua il presidente Cavalli –: tagliare in due l’abitato avrebbe completamente stravolto la fisionomia della frazione. Un risultato raggiunto anche grazie alla realizzazione di una verifica di compatibilità ambientale. Relazione da sempre sostenuta dalla Provincia. Ora non resta che attendere l’Anas di Milano. I lavori prevedono un abbassamento del livello del tracciato stradale, quindi una copertura della strada ed una modifica dello svincolo. Entro poche settimane – continua Cavalli – il progetto potrebbe essere pronto e quindi inserirsi nelle opere del quarto lotto della statale 42».

Quello del Badetto di Ceto non è comunque il solo freno ai lavori per la nuova statale. Alle porte di Capodiponte alcune rocce incise hanno spinto la Soprintendenza archeologica a sospendere i lavori. Per una questione che si risolve, un’altra se ne apre. E i camuni aspettano.


 

 

BRESCIAOGGI 26 GENNAIO 2001

L’ennesima promessa, questa volta, sembra concreta: il 15 febbraio saranno riaperti

La “Sebina” pronta nel 2002

Gli ultimi lavori sono sul tratto Sulzano-Sale Marasino

di Giuseppe Zani

La storia infinita della nuova Sebina orientale sta per concludersi. Una buona notizia, se non fosse che è stata data e smentita più volte. Un’altalena che ha reso cauti anche i più incorreggibili ottimisti.

La notizia comunque è questa: il 15 febbraio riapriranno lungo il tratto Sulzano-Sale Marasino della nuova 510 i cantieri della De Lieto e della Donati fermi da quattro mesi. Tempo un anno e le due imprese realizzeranno tutte le opere di completamento finanziate con l’ormai famosa perizia di variante tecnica e suppletiva di 24 miliardi e 183 milioni, rendendo finalmente percorribile l’intero lotto Iseo-Vello di Marone.

Il contratto che riaffida i lavori all’associazione temporanea d’imprese composta da Secol, Irces 55, De Lieto e Donati, per la precisione, fissa il termine di consegna dei lavori stessi al 7 febbraio 2002. Attenzione, però: l’asta principale, a quel punto, non sarà ancora utilizzabile, perché si dovranno prima installare gli impianti di illuminazione e aerazione nelle gallerie, stendere sull’asfalto grezzo il cosiddetto «tappeto d’usura», montare i guardrail, tracciare la segnaletica orizzontale e sistemare quella verticale.

Ce la farà l’Anas, cui tocca assegnare i relativi appalti, a inaugurare la nuova 510 entro il dicembre 2002, come da ultimo promesso? «Fosse per la fine del 2002 ci farei la firma - commenta Enrico Serioli, assessore alla Viabilità della Comunità montana del Sebino bresciano -. La prudenza, visti i ripetuti ritardi e rinvii, è d’obbligo. La gente, poi, che è stanca di aspettare, giustamente si arrabbia quando gli impegni presi non vengono onorati».

Emblematica la vicenda della perizia di variante in questione: approvata sotto il profilo tecnico dalla direzione generale dell’Anas già nell’agosto scorso, è stata finanziata dalla medesima direzione solo il 20 dicembre 2000, e appaltata all’associazione d’imprese citate il 15 gennaio di quest’anno. Nei giorni scorsi, le ditte Di lieto e Donati hanno iniziato a predisporre l’occorrente per riaprire la loro base operativa, a Tassano (Secol e Irces 55 hanno praticamente terminato il loro compito: gli resta solo da asfaltare la galleria di Massenzano, lunga 2800 metri, da esse realizzata).

Il 15 febbraio, come detto, si ripartirà. Due le opere civili di maggior impegno: un viadotto in località Dosso (gli altri, sui torrenti Calchère, Mesagolo, Portazzolo e Vigolo, sono cosa fatta) e una «finestra» che si aprirà a metà galleria Massenzano, in località Nul, dove è prevista una piazzola di emergenza, raggiungibile dai mezzi di soccorso attraverso una stradina (un’uscita di sicurezza imposta dalle nuove norme introdotte dopo la tragedia del Monte Bianco).

Nei lavori da eseguire è compreso lo svincolo provvisorio di Zone, a Collepiano, un collegamento a raso che interferirà con la strada comunale Collepiano-Pregasso; non compaiono, invece, gli svincoli di Tassano, a Sulzano, e di Presso, a Sale Marasino: il primo potrebbe essere attivato con una spesa di 300 milioni, il secondo è ancora in fase di progettazione.

Nel capitolato d’appalto sono previsti pure la ricucitura della viabilità minore e il collegamento tra le varie proprietà fondiarie sconvolte dal passaggio della superstrada.

«Mi spiace per gli svincoli del centro lago, per finanziare i quali, del resto, ci stiamo dando da fare - sottolinea l’assessore in Comunità montana, Enrico Serioli -. Si tratta tuttavia di opere che si potranno realizzare in un secondo tempo. La cosa più importante, adesso, è mettere in funzione l’asta a scorrimento veloce».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 28 MARZO 2001

Dopo molti rinvii, l’Anas sembra decisa a rispettare il termine di fine aprile per l’apertura della variante

Rovina-Toline: dovremmo esserci

De Toni, presidente della Comunità montana: «Non ne possiamo più»

di Lucia Sterni

LAGO D’ISEO – Entro un mese la variante Rovina-Toline di Pisogne, sulla statale 510, sarà aperta al transito. Speriamo sia davvero così, dopo tante false partenze. In aggiunta, anche i lotti sul Sebino dovrebbero essere percorribili dalla fine del prossimo anno. Al contrario, ancora incertezze (se ne riferisce a parte) per il destino dei lotti lungo la statale 42.

Questo è quanto ha affermato l’ingegner Fabio Arcoleo dell’Anas di Milano durante il sopralluogo di ieri ai cantieri delle arterie del comprensorio camuno-sebino, promosso dalla Provincia che era rappresentata dagli assessori Mauro Parolini e Corrado Ghirardelli, e dal consigliere Zaccaria Almici. «Questa visita è stata voluta per verificare che i lavori procedano – afferma l’assessore Parolini – per essere di stimolo all’Anas che gestisce i cantieri. L’apertura, prevista per la fine del 2002, della strada sebina, che rappresenta il nodo cruciale della viabilità anche per la Valcamonica, ci sembra una data troppo lontana rispetto alle previsioni. Vigileremo perché non si perda altro tempo».

Presenti al sopralluogo anche il presidente e l’assessore ai Lavori pubblici della Comunità montana camuna, Gianpiero De Toni e Mario Pendoli, per verificare la situazione. «Siamo stanchi di attendere una strada iniziata trent’anni fa. I camuni non ne possono più – sbotta De Toni -. Vogliamo verificare le responsabilità, capire se mancano i soldi, vedere le autorizzazioni al fine di stanare il nemico che non ci permette di definire i tempi di apertura di quest’arteria importante per lo sviluppo della Valle».

Nel dettaglio, i lavori del quinto lotto della 510, Provaglio-Collepiano di Marone, previsti nella variante suppletiva di 24 miliardi, sono in corso e dovrebbero essere ultimati nel febbraio 2002. Da una settimana si sta asfaltando parte del tracciato e realizzando le opere di completamento.

I lavori principali del sesto lotto Collepiano-Vello di Marone, invece, sono ultimati: ora saranno eseguite le opere complementari di impiantistica, rivestimento degli imbocchi stradali, barriere di protezione e la strada di collegamento con la parte montana di Vello. Per quest’ultima il Comune di Marone ha proposto una variante rispetto al progetto iniziale, al fine di evitare una forte pendenza.

Salendo verso Pisogne, nel settimo lotto Toline-Rovina, galleria lunga circa 4,5 chilometri, i problemi di infiltrazione d’acqua laterale sono stati risolti mettendo canaline e griglie sui marciapiedi. Ora si stanno pulendo le tubazioni intasate con la frana del Trobiolo, poi si provvederà alla chiusura della vasca, posta a metà del tracciato realizzato dopo la stessa frana, e all’asfaltatura.

Dai presenti è stata annunciata l’apertura della variante a fine aprile. Per le gallerie Trentapassi, San Carlo e Santa Barbara nei comuni di Pisogne e Marone, che passeranno di competenza provinciale dal 1º luglio, l’assessore Parolini ricorda che «la Provincia ha già messo 200 milioni nel bilancio 2001 per migliorare l’illuminazione e riparare i pannelli posti lungo le gallerie per renderle più sicure».

Per quanto riguarda la statale 42, l’ingegner Arcoleo precisa che la direzione nazionale dell’Anas sta affrontando il problema dei masi istoriati, «perché una soluzione va trovata: o si spostano le incisioni o si sposta il tracciato».

Inoltre è in fase di progettazione la galleria artificiale del Badetto di Ceto, lunga circa 750 metri, che per problemi burocratici non sarà però realizzata prima di un anno. Le opere sono invece completate fino a Nadro di Ceto.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 28 MARZO 2001

Per la Breno-Capodiponte oggi si incontrano Anas e istituzioni locali

Un vertice. Sperando che serva

di Gian Mario Martinazzoli

VALCAMONICA – Oggi sarà davvero il giorno in cui si riesce a mettere nero su bianco a proposito del tormentato capitolo del quarto lotto della statale 42, che dovrebbe collegare Breno con Capodiponte? La presenza a Breno, nella sede della Comunità montana, del responsabile del Compartimento Anas di Milano l’ingegnere Maurizio Maurizi e dei rappresentanti di Regione e Provincia, servirà a far chiarezza una volta per tutte? Ossia, dirà l’Anas che cosa intende fare di fronte ai ripetuti no della Sovrintendenza ai Beni archeologici della Lombardia che hanno bloccato la galleria che dovrebbe collegare Nadro di Ceto con Capodiponte, passando sotto il versante di Naquane? L’abbiamo ripetuto fino alla noia e non c’è camuno che non sappia che il Sovrintendente ha giurato che le rocce incise che si trovano alle porte di Capodiponte non verranno spostate né oggi né mai. Lo sapevano tutti, ha detto esplicitamente il dottor Angelo Maria Ardovino, che sarebbe stato impossibile realizzare quel tracciato per tutta una serie di vincoli esistenti, ragione per cui adesso è fuori luogo stracciarsi le vesti.

É altrettanto vero che qualcuno si è incaricato di ricordare al dottor Ardovino che anche lui sapeva, che anche lui non ha sollevato il problema a tempo debito. C’è quanto basta per dar conto di un quadro complesso, segnato da ostacoli, incomprensioni, equivoci e altro ancora. Con l’aggravante che nelle ultime settimane si è perfino affacciata l’ipotesi di fermare il tracciato della nuova statale a Nadro per immettersi poi sul vecchio percorso fino ad oltre l’abitato di Capodiponte. Non sembra importare nulla il fatto che nel frattempo proprio a Capodiponte, tra il cimitero e la chiesa delle Sante, i lavori di sbancamento, di realizzazione del rilevato stradale e di attraversamento in trincea siano già cosa fatta, con l’impegno di qualche miliardo di spesa e uno scempio ambientale.

Se il braccio di ferro tra Sovrintendenza e Anas va avanti, il rischio è di veder cancellato l’ultimo tratto del quarto lotto; insomma, dopo i danni le beffe. Ma è probabile che nell’incontro di oggi non si parli solo dell’intricato nodo capontino, tenuto conto che la viabilità camuno-sebina presenta anche molte altre situazioni complesse. Per rimanere al quarto lotto, ci si aspetta una parola definitiva anche a proposito dell’attraversamento di Badetto di Ceto. É stata promessa una variante in galleria per ridurre gli effetti negativi dell’impatto ambientale, e adesso si aspetta che alle parole seguano i fatti.

Il quinto-sesto lotto della medesima statale 42 è fermo da un anno e non ci sono segni di ripresa dei lavori. La galleria di 5 chilometri che da Capodiponte condurrebbe a Forno d’Allione è scavata per poco più della metà e nessuno si azzarda a fare previsioni per il futuro. Per la variante di Pisogne l’apertura è stata annunciata più volte e sempre rinviata per diverse ragioni.

Anche per altri tratti della 510, Sebina orientale, non è il caso di farsi eccessive illusioni. Il cantiere del quinto lotto Sulzano-Sale Marasino è stato riaperto, ma ancora non è stato risolto il problema degli svincoli che portano ai sottostanti centri abitati. C’è il rischio che un’opera finita rimanga a lungo inutilizzata.

Insomma, il quadro sul quale si svilupperà il confronto per la comunità montana di Vallecamonica, l’Anas, la Provincia e la Regione è ingarbugliato oltre ogni dire. Troppi dubbi e punti di domanda, troppi ritardi, troppe promesse non mantenute. Cambierà qualcosa?


 

 

BRESCIAOGGI [...] MARZO 2001

La statale bloccata dai “pitoti”: summit sulle soluzioni a Milano

di ...

«Siamo preoccupati per la situazione creatasi col blocco dei lavori sulla statale 42 del Tonale. E dobbiamo intervenire subito affinché i tempi non si dilatino ulteriormente». Sono le parole pronunciate da Margherita Peroni, consigliere regionale e presidente della Commissione Territorio, Urbanistica ed Edilizia, al termine del sopralluogo compiuto nelle ultime ore nel cantiere che dovrebbe ultimare i lavori del quarto lotto della 42: la strada che, una volta terminata, collegherà la Valcamonica col lago d’Iseo e la città.

La Peroni, insieme al sindaco di Capodiponte, Enrico Tosini, ha visitato il cantiere per accertare la situazione e capire come intervenire per sbloccarla. L’ennesimo blocco di un cantiere, va ricordato, è stato causato dal ritrovamento, lungo il tracciato della strada, di una roccia ricoperta di graffiti rupestri. Incisioni che hanno portato il Sovrintendente Angelo Ardovino a vincolare l’intera area.

L’Anas ha chiesto di tagliare la roccia, per collocarla nel museo delle incisioni rupestri di Capodiponte. Ma la Sovrintendenza ha detto no, ipotizzando che nella zona possano esister altre incisioni.

Tra poco, la società che si sta occupando del quarto lotto avrà finito gli altri lavori in cui è ora impegnata, e se la situazione non si risolverà dovrà chiudere completamente il cantiere. Naturalmente ciò comporterà anche la sospensione dal lavoro di altri operai.

Che fare? Secondo l’Anas, l’ipotesi avanzata dalla Sovrintendenza di abbassare il tratto di strada interessato di qualche metro non è percorribile. «Si tratta non solo di demolire e rifare parte dei lavori già ultimati del quinto lotto – ha spiegato la Peroni – ma anche di riprogettare il lavoro e quindi, ovviamente, di indire una nuova gara: una procedura lunghissima. Inoltre, sempre l’Anas ritiene che con queste modifiche il tracciato non sarebbe sicuro per il traffico, e non salvaguarderebbe le rocce».

A questo punto, visto che l’ente competente è l’Anas, solo il ministero dei Lavori pubblici può convocare la conferenza dei servizi: «Non avendo idea di quanto tempo ci voglia – ha concluso il consigliere regionale –, la Regione propone la convocazione di un tavolo tecnico nei prossimi giorni, invitando al confronto la Regione stessa, l’Anas, la Provincia, la Sovrintendenza ai beni archeologici e gli Enti locali interessati».


 

 

BRESCIAOGGI 30 MARZO 2001

Il presidente della Comunità e il lavori sulle statali 42 e 510

«La viabilità attuale frena le possibilità di sviluppo»

De Toni: «Una situazione così incerta non invoglia i turisti»

di Salvatore Spatola

Il protrarsi dell’incertezza della situazione viaria nel Sebino e nella Valcamonica potrebbe compromettere lo sviluppo turistico della zona. Ne è convinto Giampiero De Toni, presidente della Comunità montana della Valcamonica. «I turisti - spiega De Toni - sono richiamati dalla bellezza dei centri della sponda bresciana del lago d’Iseo, dai salutari benefici delle Terme di Boario e di Angolo Terme, dalla possibilità di praticare gli sport invernali tra montagne incantevoli e su piste attrezzate a dovere. Ma per svilupparsi ancora di più dal punto di vista turistico, la gente ha bisogno di strade sicure, percorribili e non della precarietà attuale. Il nostro impegno è forte. Ci sono problemi di impatto ambientale, di rispetto del paesaggio circostante».

Secondo il presidente della Comunità montana di Valcamonica, «punto essenziale dei lavori è mantenere inalterati i valori ambientali della zona. La nuova variante riduce il vecchio tracciato di circa 1500 metri ed evita gli attraversamenti degli abitati di Passirano, Provaglio e Iseo e un passaggio a livello sulla Brescia - Edolo».

L’opera era stata ideata già all’inizo degli anni Settanta dall’Amministrazione provinciale di Brescia per migliorare la viabilità del territorio: «Ma da parecchi purtroppo - commenta De Toni - i ritardi sui lotti delle statali 42 e 510 si sono accumulati senza possibilità di rimedio. Mi auguro che, molto presto, vengano risolti gli intoppi che rallentano e in qualche cosa bloccano i lavori di alcuni lotti. Nella mia qualità di presidente della Comunità montana di Valcamonica, non ci sto. Questa variante valorizzerà un’area già di alto interesse turistico, in pieno sviluppo commerciale e industriale. I lotti bloccati devono ripartire: la popolazione camuna è spazientita da tutti questi ritardi. E in questa situazione, i turisti potrebbero essere invogliati a cambiare».

Neppure l’inserimento delle nuove arterie nel paesaggio risulta traumatico. Tutto questo è stato reso possibile grazie ad approfonditi e sistematici studi, che avevano scopo quello di lasciare inalterati l’ambiente: «Anzi, si è agito per valorizzare ancora di più le caratteristiche specifiche di ogni luogo», aggiunge De Toni.

L’esigenza di rimuovere le rocce istoriate di Capodiponte la strada ha bloccato i lavori del quarto lotto della ss 42. Ma c’è la possibilità di trovare una soluzione soddisfacente per tutti? De Toni ne è sicuro: «Ormai però non c’è pià tempo da perdere. La situazione viaria si deve normalizzare al più presto. Altrimenti - è la conclusione del presidente della Comunità montana di Valcamonica - lo sviluppo turistico resterà un sogno».


 

 

BRESCIAOGGI 6 GIUGNO 2001

Sono in liquidazione i pagamenti soltanto per l’80%

Superstrada: l’Anas risarcisce i proprietari espropriati 27 anni fa

di Salvatore Spatola

Alla superstrada della Valle Camonica e del Sebino Orientale i problemi non mancano mai. Non si tratta solo di cantieri falliti, ma anche di persone che hanno dato il proprio terreno per la realizzazione dell’opera già nel 1974 e da allora aspettano di ricevere qualcosa in cambio di quell’esproprio. Una cifra che non era elevatissima, soldi che qualcuno non riceverà mai perché nel frattempo (sono passati 27 anni) è morto. Cosicché i familiari si sono ritrovati in eredità questa vicenda, che ha fatto arrabbiare gli interessati quanto il semplice cittadino sorpreso da tanta lentezza burocratica. La Lega Nord Padania di Darfo Boario Terme, che per la vicenda si è battuta nel corso degli ultimi anni, ha comunicato che in questi giorni sono in liquidazione i pagamenti relativi all’80% della quota spettante in origine ai 21 proprietari espropriati per causa di pubblica utilità, per la costruzione della superstrada che da Rogno va verso Esine, da parte dell’Anas, nel lontano 1974.

«I proprietari direttamente interessati - spiega Elvira Pianta, consigliere della Lega Nord Padania di Darfo Boario Terme - sono stati avvisati personalmente. La nostra sezione di Darfo Boario Terme comunica che è già stata inoltrata la richiesta di liquidazione per il risarcimento del restante 20%».

Intanto chi ha aspettato tanto tempo non riceverà tutto, ma solo una parte di quanto gli spettava e tuttora gli spetterebbe. Non viene liquidata dall’Anas l’intera cifra corrispondente a un terreno espropriato 27 anni fa. Inevitabile che in simili condizioni nascesse una polemica legata alla vicenda.

Sono ben 160 i proprietari che si sono rivolti alla Lega Nord in cerca d’aiuto. Alcuni avevano avuto la somma prevista tre anni e mezzo fa. Con la liquidazione di questi giorni, ammonta a circa 811 milioni di lire la cifra corrisposta agli interessati.

«Noi siamo partiti con questa iniziativa - afferma il consigliere Pianta - proprio per dare ai cittadini camuni quanto spettava loro già nel 1974. Si tratta di cittadini che meritavano di essere pagati già 27 anni fa perché hanno ceduto il loro terreno per pubblica utilità a prezzo irrisorio e sottovalutato, con tariffe da espropri. Erano soldi che i proprietari avevano il diritto di avere a quel tempo, non oggi».

È una questione «di giustizia». Conta «la volontà di ridare al territorio quanto era giusto che i cittadini camuni avessero». Perché se la superstrada c’è, con tutto quello che ha portato nel male e nel bene, il turismo e il commercio, il merito è delle persone che all’epoca hanno ceduto il loro terreno, rimettendoci dei soldi in anticipo senza avere la garanzia di quello che avrebbero avuto in cambio.

«Fino a questo punto abbiamo assistito 160 persone - afferma Elvira Pianta -. Ma sappiamo che ci sono altri che si sono rivolti ad partiti diversi. Noi vogliamo che sia dato ai camuni quanto spetta loro di diritto».


 

 

BRESCIAOGGI 9 GIUGNO 2001

Metropolitana leggera: polemica proposta del presidente della Comunità montana

«Il metrò? Fino a Pisogne»

De Toni: «Sebino e Valle rischiano l’isolamento»

di Salvatore Spatola

Sui binari della metropolitana leggera corre un dibattito istituzionale che coinvolge la Valcamonica.

Ad avviare la «motrice» delle polemiche il presidente della Comunità Montana, Gianpiero De Toni, che lancia una proposta destinata a fa discutere: allungare la linea metrò fino a Iseo o Pisogne. In una lettera aperta al presidente della Provincia, Andrea Cavalli, e al sindaco di Brescia, Paolo Corsini, il presidente della comunità non risparmia critiche al metodo con cui si vanno delineando i contenuti della mega opera infrastrutturale

«La Valle assiste con rassegnato disincanto alla discussione sul progetto - scrive De Toni -. Si vuole un confronto aperto sul futuro della città, sulla sua capacità di interpretare al meglio i processi di modernizzazione ma questo dibattito non può trascurare i riflessi che la rivisitazione della rete cittadina dei trasporti potrà avere su tutto il sistema della mobilità da e verso Brescia. E' questo l'aspetto forse più importante del progetto, a cui le vallate della provincia bresciana guardano con molto interesse».

Ma in programmazione, a parere di De Toni, sarebbe stata esclusa la Vallecamonica.

«La Valtrompia - prosegue il presidente della Comunità Montana è stata chiamata in causa direttamente in un progetto di allungamento del metrò, quasi a definire una linea privilegiata di interscambio che rafforza le economie all'interno di un sistema industriale, tecnologioco e di servizi già collaudato e rafforzato dal progetto di autostrada valtriumplina. Ma la nostra valle resta come sempre troppo distante e debolmente dimensionata per condizionare una riflessione.

«Sono noti i problemi delle nostre comunità: infrastrutture insufficienti, dispersione demografica e abitativa, un territorio montano che ci divide inesorabilmente dai centri propulsivi dello sviluppo.

«Ciò non facilita i processi di modernizzazione delle reti di trasporto e comunicazione: la nostra viabilità, anche quando sarà completata, resterà insufficiente e la linea ferroviaria muove tuttora locomotive a gasolio, non essendo elettrificata». I risultati? «I pendolari della valle e del Sebino impiegano ore per per arrivare nelle fabbriche bresciane e i turisti che visitano il nostro territorio si rassegnano a interminabili code e ritardi».

De Toni crede che «questa situazione danneggi innanzitutto le comunità locali della Vallecamonica, ma impoverisce anche il territorio provinciale privandolo di tutte quelle potenzialità che il nostro comprensorio esprime: un' economia che si sta vivacizzando e che richiede sbocchi e contatti esterni più immediati; un patrimonio culturale e ambientale di indubbio richiamo; la disponibilità di professionalità e intelligenza che già hanno dato molto all'economia e alla cultura bresciana e che ancora di più potrebbe dare se fossero messi a contatto con la ricchezza delle esperienze urbane ed europee». Solo se sarà condiviso da tutto il territorio il progetto di metropolitana leggera potrà rappresentare secondo il «numero uno» della Comunità Montana «un'importante occasione per riscrivere i confini tra centro e periferia, tra "Bassa" e valli montane, tra società e culture».

«Perché, allora - si chiede De Toni -, non costruire un percorso in grado di prefigurare l'allungamento della metropolitana bresciana fino a Iseo o fino a Pisogne, alle porte della Valle Camonica, utilizzando e modernizzando la linea ferroviaria esistente?».

«Perché - si chiede ancora il presidente -,non pensare a una rete integrata dei servizi di trasporto che faccia comunicare direttamente, attraverso la Valle Camonica, la città di Brescia e tutta la Lombardia con l'Europa?».

«Sono i progetti e le prospettive - conclude il presidente - nei quali noi camuni crediamo e per cui ci stiamo impegnando con le nostre limitate forze. Ma, sono anche sfide che lanciamo a chi può determinare il futuro del territorio bresciano».


 

 

BRESCIAOGGI 19 GIUGNO 2001

Il presidente sottoscrive il progetto della Comunità montana per la linea da Brescia a Pisogne

Sì di Cavalli al metrò camuno

«Vogliamo più autonomia, la galleria sul Garda insegna»

di Salvatore Spatola

Sei mesi per decidere, progettare e scavare una galleria, un altro mese per renderla transitabile. Quel che è successo sul lago di Garda per il nuovo tunnel fra Limone e Riva, via alternativa alla «Gardesana» franata nel periodo natalizio, può accadere anche in Valcamonica. Basta che agli enti locali vengano dati gli strumenti, tecnici ed economici, per agire. Ne è convinto il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, che rilancia in questo modo non solo la discussione sulla viabilità, ma anche quella sul prolungamento del futuro metrò leggero fino a Pisogne.

«Sul Garda abbiamo avuto la dimostrazione che le autorità di governo più vicine ai cittadini, la Provincia di Trento in questo caso, purchè abbiano le risorse economiche, sono in grado di far fronte alle emergenze, in modi e tempi che non hanno davvero paragoni».

Sul fronte della mobilità cosa dice Cavalli?

«Ritengo di aver trasformato il progetto di una metropolitana esclusivamente cittadina in un altro, condiviso adesso, di una metropolitana provinciale. Questo non era l’orientamento della precedente Giunta provinciale. Con Formigoni e Corsini prima, con i sindaci della Val Trompia e col presidente della Comunità montana poi; infine, con il ministero dei Trasporti, ho siglato i tre protocolli d'intesa che oggi consentono di pensare a una metropolitana che si dirami ai quattro punti cardinali e che comincia ad avere gli avvalli e i sostegni economici necessari per diventare una realtà».

Cavalli sposa quindi in pieno la richiesta avanzata nei giorni scorsi dal presidente della Comunità montana della Valcamonica, Giampiero de Toni, il quale aveva ribadito come la mobilità camuna, anche quando sarà completata, rischia di rimanere insufficiente. «I pendolari della Valcamonica e del Sebino - aveva sostenuto - impiegano ore per arrivare nelle fabbriche bresciane e i turisti che visitano il nostro territorio si rassegnano a interminabili code e ritardi».

Insomma, il progetto del metrò leggero va riscritto in chiave provinciale, sulla falsariga della grande rete tramviaria extraurbana che si diramava dalla città alle valli e alla bassa alla fine degli anni Venti del ’900. «Perché non costruire un percorso in grado di prefigurare l'allungamento della metropolitana bresciana fino a Iseo e Pisogne? Perché non pensare a una rete integrata dei servizi di trasporto che faccia comunicare direttamente, attraverso la Valcamonica, la città di Brescia e tutta la Lombardia con l'Europa?». In realtà la linea c’è già, ed è la ferrovia Brescia-Edolo la quale, opportunamente adeguata, potrebbe diventare il primo metrò leggero bresciano.

«Spiace - sottolinea Cavalli - che i precedenti amministratori, quelli camuni e quelli non camuni, non siano riusciti ad affrontarla in maniera adeguata prima, ma forse è possibile sperare che il nuovo Parlamento e il nuovo Governo, che hanno messo fra i loro impegni principali la modernizzazione del Paese, riescano a dimostrare un'attenzione verso la Valcamonica che non abbiamo mai riscontrato».

E conclude: «I bresciani sono ancora costretti ad andare a Roma col cappello in mano per chiedere quanto serve sia per completare le opere promesse da anni in Valcamonica, sia per tenere in piedi la muraglia che sovrasta la Gardesana, e che ogni giorno rischia di mettere a repentaglio la sopravvivenza di un sistema economico, ma anche la vita di chi transita su quella strada».


 

 

BRESCIAOGGI 01 LUGLIO 2001

La Provincia ha stanziato oltre due miliardi per sistemare numerosi collegamenti intervallivi

Le strade del turismo minore

I lavori, un volano per lo sviluppo dei comuni montani

di Sergio Botta

L'Amministrazione provinciale dimostra di avere un occhio di riguardo anche per la viabilità minore, non di sua competenza, ma ritenuta d'importanza strategica per migliorare i collegamenti intervallivi e la viabilità per raggiungere alcuni Comuni di montagna, ma anche in chiave turistica. E' questa la filosofia che l'assessorato ai Lavori Pubblici, guidato da Mauro Parolini, ha adottato per consentire su alcune strade interventi di manutenzione straordinaria, concentrati sulle valli Camonica, Trompia, Sabbia, nell’Alto Garda e sul Sebino Bresciano.

Le cifre si commentano da sole: 5 miliardi e 86 milioni di spesa complessiva di cui 2 miliardi e 100 milioni quale contributo provinciale e 3 miliardi e 13 milioni a carico dei Comuni interessati e Comunità montane. Va sottolineato che il Broletto interverrà per talune opere dal 31 al 50 per cento dell'importo complessivo.

Alberto Cavalli, presidente della Provincia, ha spiegato l'immediatezza del provvedimento. «Lunedì scorso l'abbiamo approvato in Giunta e tra una settimana i fondi saranno disponibili». Proprio Parolini ha voluto rimarcare come le opere non siano calate dall'alto, ma siano il frutto di una concertazione tra Comuni e le cinque Comunità montane alle quali è spettato il compito di redigere i progetti in quanto maggiori conoscitrici delle realtà locali e delle loro rispettive esigenze.

«Gli interventi - ha proseguito Cavalli - sono soprattutto rivolti alle aree in cui le difficoltà di collegamento sono, per la morfologia del territorio, superiori. Il lavoro sinergico tra Provincia ed Enti interessati ha sempre fornito risultati positivi». Il presidente ha effettuato un'ultima considerazione. «Prima abbiamo redatto una scaletta di priorità poi facciamo le scelte, coinvolgendo i rappresentanti delle Comunità locali affinché siano condivise».

L'assessore Mauro Parolini ha invece voluto specificare che la Provincia non è obbligata ad accollarsi alcuni compiti, non di sua competenza «ma lo fa volentieri per essere più vicina alle esigenze della gente. Inoltre, per migliorare i collegamenti intervallivi».

Proprio su questo tema, il responsabile dei Lavori pubblici si è soffermato per spiegare che il provvedimento favorirà la presenza turistica e lo sviluppo economico in zone in cui occorre incentivare interventi di promozione e di ricettività. Parolini ha posto anche l'accento sul fatto che gli interventi «non saranno tenuti nel cassetto» ma «realizzati con effetto immediato in quanto i progetti sono pronti».

Altro aspetto da evidenziare è che gli interventi sono distribuiti equamente tra Comuni e Comunità montane con una mappatura delle esigenze da soddisfare. Quindi non soltanto opere di interesse generale ma anche di importanza minore ma significativa per le realtà locali. Così, ad esempio l'intervento sulla strada Persone-Magasa nei Comuni di Valvestino e Magasa per 200 milioni, intende favorire il miglioramento della viabilità, consentendo di far uscire il comprensorio dall'isolamento.

Identica operazione in Valtrompia per la Magno-Tavernole (100 milioni) o la Irma-Marmentino (150) di cui la Provincia concorre al 50% della spesa. I maggiori stanziamenti del Broletto son rivolti alla Valle Camonica con 810 milioni su di un totale complessivo di 1 miliardo e 670 milioni interessando importanti nodi di collegamento tra cui la Edolo-Corteno Golgi per 200 e la Malonno-Edolo per 450.

Quanto alla Valtrompia, importante l'intervento sulla Maniva-Baremone per 100 milioni, interessante il Comune di Collio come, nel Sebino Bresciano, la Pisogne-Colle San Zeno o la Terra Promessa-Olzano a Montisola, entrambi per 140 milioni. Infine in Valsabbia vanno sottolineati i 300 milioni per la strada Bagolino-Maniva, che consentiranno una maggior sicurezza, favorendo lo sviluppo turistico.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001

La statale 510 tra Iseo e Marone è un cantiere aperto, tra lotti solo parzialmente finiti e lavori di rifinitura da riappaltare

Nuova Sebina, l’attesa infinita

di Cristiano Tognoli

Picchia forte il sole sul cemento ormai non più fresco, ma non ancora transitabile dagli automezzi. La Sebina Scarl è al lavoro. La squadra di operai parla un linguaggio misto: bresciano, bergamasco, ma anche napoletano e romano. Qualche battuta nei dialetti più diversi aiuta a sopportare il duro lavoro quotidiano. La nuova statale 510, la Sebina Orientale, appena oltre l’uscita di Iseo è ancora un cantiere aperto. I lotti (quarto, quinto e sesto) chiusi per molto tempo sono ora nelle mani di quest’azienda, che lavora per conto dell’Anas, dopo essere stati già riappaltati più volte.

E s’affida a questo lavoro la tenue speranza dei pendolari e dei vacanzieri che percorrono ogni giorno la strada che porta in Valcamonica. Ma sbilanciarsi sulle date di consegna appare davvero impresa ardua. Il futuro prossimo per chi va da Iseo a Pisogne sarà purtroppo ancora segnato da code ed attese per diversi mesi, se non per anni.

Parlando con l’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Mauro Parolini – che pure ha a cuore la situazione, ma ha le mani legate per l’esclusiva competenza Anas – si scopre solo che «i lavori principali del quinto lotto dovrebbero completarsi entro febbraio 2002». Tutto questo in base anche alle assicurazioni che gli sono state date dall’Anas. Il quinto lotto è quello che da Sulzano porta fino a Collepiano. La strada è quella che arriva anche a Sale Marasino e prosegue poi per Pisogne. Sul posto ti accorgi che le opere di scavo e di asfaltatura sono effettivamente concluse, seppure mancano ancora altri aspetti determinanti: gli impianti di illuminazione e ventilazione nelle gallerie, le righe segnaletiche, il rivestimento dei muri in c.l.s., la fornitura e l’installazione di barriere fonoassorbenti, l’intervento per il completamento delle capezzagne collaterali e, cosa altrettanto importante, molti svincoli. Tra questi, anche quello attesissimo di Marone.

Per quanto attiene queste opere complementari, bisognerà però indire nuove gare d’appalto e il nome della ditta che vincerà l’appalto non si conoscerà prima di fine anno, prolungando quindi l’attesa per l’apertura definitiva di questi chilometri essenziali della nuova 510.

Per la verità, il tratto già completato è chiuso ma non in maniera ermetica e i maronesi c’è chi ci confida che «qualche temerario si avventura già sulla strada anche solo minimamente percorribile. D’altra parte i disagi sono tanti per recarsi ai posti di lavoro e non possiamo aspettare che tutto sia perfettamente concluso». Un tecnico della Sebina Scarl butta lì: «Se considerano finito il quinto lotto, allora lo è anche il quarto». Vero, Anzi, di più. L’Anas aveva garantito che il quarto lotto (da Bersaglio al confine di Sulzano) sarebbe stato consegnato ancora due o tre mesi fa alla Provincia, ma siamo sempre anche qui in una posizione di stand by.

Sul quarto lotto, come peraltro nel sesto, è attualmente in corso l’installazione dei guard-rail e la redazione delle relazioni da trasmettere all’Anas di Roma per quanto attiene le modifiche degli impianti delle gallerie per la ricerca delle relative risorse nell’ambito dei fondi previsti per l’adeguamento a seguito dell’entrata in vigore della circolare “Monte Bianco”.

Intanto, per congiungere il quarto lotto (da Bersaglio a Sulzano) con il quinto, la Sebina Scarl è ancora al lavoro (come abbiamo scritto all’inizio di questo articolo) sopra Sulzano. Pochi chilometri, che verranno asfaltati. Le date? Come al solito, top secret, ma con poche speranze di far presto.

«Entro la primavera prossima l’intero asse stradale dovrebbe essere completato – continua il tecnico della ditta da noi interpellato sul posto e che preferisce mantenere l’anonimato – anzi, da parte nostra possiamo praticamente garantire che sarà così, salvo imprevisti al momento non ipotizzabili. Poi però ci saranno tutte le altre opere di rifinitura». E qui nasce l’altro problema, perché serviranno nuovi appalti e una volta iniziati i lavori a quel punto tutto dipenderà dalla laboriosità della dita in questione. Sebina orientale: avanti, ma piano, piano. E per gli automobilisti restano code e disagi.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001

Nell’ufficio dei Lavori pubblici della Provincia in attesa di notizie precise dall’Anas

«Verrà aperta solo se completa»

di Cristiano Tognoli

«Stiamo facendo il possibile per accelerare i lavori e sbloccare la situazione, ma siamo nelle mani dell’Anas; quindi non possiamo assolutamente sbilanciarci e dire quando sarà aperta la 510, ma su un punto possiamo essere chiari fin d’ora: la volontà è quella di aprire la strada quando saranno completati i lavori su tutti i lotti. Non è ragionevolmente pensabile di far confluire il traffico della statale su strette strade comunali». Dall’ufficio dei Lavori pubblici del Broletto, l’ingegner Perugini prova a fare il punto della situazione. Una certa difficoltà nell’essere più preciso, in fin dei conti, è anche comprensibile: «Sappiamo che il quinto lotto sarà pronto a febbraio, ma sei mesi fa l’Anas ci aveva anche detto che per il quarto era questione di pochi mesi. Invece ancora tutto tace. Come Amministrazione provinciale non possiamo fare più di tanto. Finché le strade non saranno completate, l’Anas non ce le cederà e tutto rimarrà di loro competenza. Non prevedo certo tempi brevi».

L’assessore provinciale Mauro Paroloni da un aggiornamento sui lavori della 42: «Per quanto riguarda il quarto lotto, è a buon punto la redazione della perizia da inoltrare a Roma per il finanziamento della galleria di Badetto di Ceto e il completamento dell’attraversamento di Braone. Riguardo invece i problemi collegati alla tratta in comune di Capodiponte, il compartimento dell’Anas di Milano ritiene di poter mettere in esercizio la tratta fino allo svincolo di Niardo, subordinando ogni decisione alla prosecuzione dell’opera a seguito delle risultanze dello studio già affidato dall’Anas per la ricerca di soluzioni progettuali compatibili con i reperti archeologici. Spostandoci invece sul quinto e sesto lotto – conclude Parolini – la direzione Anas di Roma ha deciso di rescindere il contratto esistente, quindi il compartimento di Milano sta affidando gli incarichi per la riprogettazione delle opere residue».

 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 7 AGOSTO 2001

I nodi ancora da sciogliere

di ...

La congiunzione sopra Sulzano. É questo il pezzo di strada, ancora in costruzione, che dovrà congiungere il quarto con il quinto lotto. Siamo sopra Sulzano. Per completare l’asse stradale, in questi giorni stanno lavorando alacremente gli operai della Sebina Scarl. Un tecnico della medesima ditta, la quale ha avuto l’appalto dall’Anas, si è dimostrato abbastanza ottimista riguardo alla conclusione in tempi rapidi dei lavori.

Le opere appena oltre il “Bersaglio”. Si tratta di un pezzo di strada nel quale sono stati completati i lavori di cementificazione e in alcuni tratti anche d’installamento delle barriere guar-drail, ma non ancora le cosiddette opere di rifinitura. Per legge questo lotto non può essere aperto fino a quando non avrà uno sbocco su una strada statale. Diventa quindi importantissimo che si concludano il più presto possibile i lavori di congiunzione con il quinto lotto.

A Collepiano nessun svincolo. Il quinto lotto è quello che da Sulzano porta a Collepiano. I lavori principali dell’intero tratto, in base ad un’assicurazione che l’Anas ha dato all’assessore ai Lavori pubblici Parolini, dovrebbero essere completati entro la fine di febbraio del 2002. Nonostante questo, però, qualche automobilista ha già percorso alcuni tratti di questa strada. Si tratta del lotto con i lavori più avanzati, ma per essere ufficialmente aperto ha bisogno che vengano conclusi anche il quarto e il sesto. Anche il quinto lotto ha comunque ancora problemi con gli svincoli.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 19 AGOSTO 2001

Valcamonica – Manutenzione straordinaria delle strade minori: finanziamenti dagli Enti locali. Lavori non prima di un anno

Due miliardi e mezzo per la viabilità

Allargamento, pavimentazione, protezione i principali interventi

di Angelo Moreschi

La comunicazione è pervenuta alla Comunità montana di Valcamonica all’inizio del mese: la Provincia ha deliberato la compartecipazione economica per gli interventi di manutenzione straordinaria della viabilità in territorio camuno. Da qualche anno, in Valle, si approntano e si realizzano opere di manutenzione di strade che attraversano più territori comunali. Viabilità minore, ma di fondamentale importanza per la Valle e spesso alternativa all’arteria principale, cioè la statale.

Ebbene, anche il 2001, su istanza delle amministrazioni comunali, l’Ente comprensoriale ha predisposto un corposo programma d’interventi, per una spesa complessiva di due miliardi e 480 milioni, distribuita su 9 progetti. I soggetti cofinanziatori di ogni opera sono la Provincia, la Comunità montana di Valcamonica e le Amministrazioni comunali interessate.

In un primo momento la Provincia aveva assicurato un contributo complessivo di 940 milioni, che sono definitivamente diventati 810 nella delibera adottata dalla Giunta alla fine di giugno.

Il direttivo della Comunità montana ha deciso di aumentare così la sua quota di partecipazione, passando da 250 a 380 milioni; a carico dei Comuni restano un miliardo e 290 milioni. «La Comunità montana – precisa Mario Pendoli, assessore ai Lavori pubblici, alla viabilità e trasporti – si è fatta carico di un finanziamento aggiuntivo, per consentire la realizzazione di opere che miglioreranno la viabilità minore».

Ora il quadro è completo e si dovranno attivare le procedure per procedere alla realizzazione delle opere di manutenzione. Ci vorrà circa un anno per redigere i progetti preliminari, quelli esecutivi, per acquisire la disponibilità economica da parte dei Comuni interessati e passare poi agli appalti.  Se verranno rispettati i tempi, l’avvio dei lavori si può ipotizzare per l’estate del 2002.

Sinteticamente, diamo un’occhiata alle strade intercomunali oggetto di manutenzione. La prima riguarda l’arteria asfaltata che, dalla statale 42 collega il bivio di Braone con la frazione Nadro del comune di Ceto, passando tra gli abitati di Braone e di Ceto. Si procederà all’allargamento della sede ed alla sua sistemazione con barriere di protezione, pavimentazione e segnaletica. Il tratto è di quasi 10 chilometri.

In alta Valle verrà sistemata la strada, di quasi 7 chilometri, che collega Edolo a Corteno, passando dalla frazione Santicolo, in alternativa alla statale 39. Si interverrà sul collegamento Ossimo con Lozio, della lunghezza di quasi 9 chilometri. Nel territorio dei comuni di Edolo e Malonno si procederà a sistemare la strada di collegamento che transita attraverso la frazione Loritto e la località Fletta, per uno sviluppo di 12 chilometri e mezzo. Sono necessari l’allargamento di parte della carreggiata, la posa di opere di protezione e la pavimentazione del tratto interessato.

I comuni di Malegno e di Breno potranno sistemare il tratto di strada di 3,9 chilometri che ha inizio nei pressi del ponte della Minerva, si sviluppa salendo sul versante est del monte Guna, fino alla località Montepiano e prosegue diramandosi in due tronchi. interessa principalmente il comune di Cedegolo e in parte anche Paspardo la via di collegamento tra la località Deria e la frazione Grevo di Cedegolo, con uno sviluppo di 7,5 chilometri. S’interverrà per migliorarne la percorribilità.

Sonico, Berzo Demo e Malonno saranno coinvolti nei lavori riguardanti la strada che passa per le frazioni di Zazza, Comparte, Garda e Rino, per una lunghezza di 7,8 chilometri. Si allargherà il tratto, portando la sede a una media di 6 metri.

In bassa Valle è previsto l’intervento sulla via di collegamento tra Darfo e Esine, passando tra le frazioni di Montecchio, Sacca e Plemo: lunghezza chilometri 7,3. Infine sono programmati lavori sull’arteria che collega Cividate con Berzo Inferiore, per km 7,9.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 FEBBRAIO 2002

Mentre l’ex statale deve sopportare un traffico eccezionale per la deviazione dei Tir a Lovere

Slitta l’apertura della nuova Sebina

L’Anas ora parla dell’estate 2003. I sindaci non ci stanno

di Lucia Sterni

Continua ad aumentare il traffico dei mezzi pesanti sulla Sebina Orientale, ex statale 510, due giorni dopo la chiusura, per consentire lavori di messa in sicurezza della galleria bergamasca di Lovere sulla strada statale 42, che collega la Valcamonica a Bergamo.

Una situazione critica, appesantita anche dalle pessime notizie riguardanti l’apertura della nuova statale 510: infatti si deve registrare per l’ennesima volta l’annuncio di altri ritardi da parte dell’Anas. Slitta nuovamente, infatti, la data di apertura della stessa 510 all’estate del 2003, smentendo clamorosamente, come avviene da una decina d’anni per le strade del comprensorio camuno-sebino, le notizie diffuse nel 2001 che garantivano l’inaugurazione della 510 entro la fine di quest’anno. L’apertura della nuova statale potrebbe essere anticipata, come sperano i politici locali, solo con l’intervento dei parlamentari bresciani.

Nel frattempo, come detto, continua ad aumentare il traffico dei mezzi pesanti da e per la Valcamonica, obbligati, per i prossimi tre mesi, a transitare solo sul vecchio, pericoloso e congestionato tracciato della Sebina Orientale. Inevitabili, quindi, i rallentamenti e le code nella circolazione viaria, soprattutto nelle ore di punta, sulle strade della valle e del lago.

Difficoltà ai mezzi leggeri si registrano anche lungo le strade bergamasche dell’ex statale 42, nei comuni di Lovere e Costa Volpino e della Sebina Occidentale, che rimane chiusa tra i comuni di Riva di Solto e Castro per lavori di bonifica. I disagi sono destinati ad appesantirsi da oggi, con la riapertura degli istituti scolastici dopo la pausa di carnevale, che creerà ulteriori ingorghi ed intasamenti nei comuni rivieraschi. Tali problemi sono stati sottolineati dagli amministratori locali all’ingegner Arcoleo dell’Anas di Milano, in visita ieri mattina a Sale Marasino.

Durante l’incontro, lo steso Arcoleo ha tracciato la situazione della nuova 510: i lavori per rendere percorribile il tracciato stradale previsti entro questo mese slittano al prossimo 31 maggio. La perizia suppletiva per le opere di finitura, concernenti la posa della cartellonistica, degli impianti di illuminazione e ventilazione, dei guard-rail è già stata trasmessa dall’Anas di Roma, che dovrebbe dare l’approvazione nel giro dei prossimi cinque mesi. In estate, quindi, si prevede di dare il via alle procedure d’appalto, per iniziare poi i lavori. L’apertura della statale 510 è, quindi, programmata per il mese di luglio 2003.

«Abbiamo manifestato all’Anas il nostro malumore per il dirottamento del traffico pesante sulla ex statale sebina – esordisce amareggiato il sindaco di Sulzano, Giuseppe Ribola – dopo le sconfortanti notizie sulla 510, abbiamo richiesto una lettera che ufficializzi le prossime scadenze, al fine di dare una corretta informazione alla popolazione e maggiori certezze alle aspettative della stessa. Siamo comunque fermi – conclude con determinazione lo stesso Ribola – a dar corso alla nostra protesta  a coinvolgere i parlamentari locali, al fine di ridurre i tempi per l’approvazione della perizia suppletiva, quindi, accelerare l’apertura della nuova statale 510».

Intanto il settore manutenzione strade ella Provincia ha comunicato la sospensione dell’ordinanza che ha istituito il senso unico alternato nelle ore notturne tra Sulzano e Marone per consentire l’esecuzione dei lavori per il collettore fognario.


 

 

BRESCIAOGGI 13 FEBBRAIO 2002

Superstrada. Fra perizie suppletive, gare d’appalto e lavori, la nuova 510 slitta al giugno 2003

“Sebina”, il calvario continua

Sos del sindaco di Sulzano ai parlamentari: «Aiutateci»

di Giuseppe Zani

Cara grazia se la nuova 510 si potrà aprire nel giugno 2003. La notizia, nell'aria da giorni, è stata confermata ieri nel corso di due incontri svoltisi a Sale Marasino (il primo in municipio, il secondo nella sede della Comunità montana) da Fabio Arcoleo, ingegnere dell'Anas e direttore dei lavori che si stanno eseguendo dal lontano 21 giugno 1990 lungo i lotti IV, V e VI della superstrada sebina.

Un'autentica mazzata per i rappresentanti degli enti locali e comprensoriali presenti, i sindaci di Sale Marasino e Sulzano, Ada Gasparotti e Peppino Ribola, gli assessori alla Viabilità delle Comunità montane sebina e camuna, Enrico Serioli e Mario Pendoli, nonché l'ingegner Faccin dell'assessorato provinciale ai Lavori pubblici e il geometra Guasconi del servizio Beni ambientali della Regione.

Arcoleo ha esordito ammettendo che c'è un ritardo di tre mesi nella consegna, da parte delle imprese Secol, Irces 55, De Lieto e Donati, delle opere di completamento finanziate con l'ormai famosa perizia di variante tecnica e suppletiva di 24 miliardi e 183 milioni di lire, ossia 12 milioni e mezzo di euro: il traguardo è stato spostato dal 7 febbraio al 31 maggio 2002. L'asta principale, tuttavia, non sarà ancora utilizzabile, perché si dovranno prima installare gli impianti di illuminazione e aerazione nelle gallerie (i relativi progetti si son dovuti rifare daccapo, in ossequio alle ultime norme emanate in tema di sicurezza in galleria), stendere sull'asfalto grezzo il cosiddetto «tappetino d'usura», montare i guard-rail, tracciare la segnaletica orizzontale e sistemare quella verticale.

Per queste opere di finitura servono suppergiù altri 7 miliardi di lire (3 milioni e 600 mila euro). Che al momento non ci sono. Per averli, l'Anas di Milano dovrà superare la solita trafila: invio dei progetti a Roma, richiesta di copertura finanziaria, coinvolgimento del ministero dei Lavori pubblici.

Se tutto fila liscio, secondo Arcoleo, l'iter di quella che è una vera e propria perizia suppletiva, l'ultima di una serie infinita, potrebbe concludersi a giugno. Sei mesi se li porteranno via le gare d'appalto. Dunque, nella migliore delle ipotesi, i lavori cominceranno nel gennaio 2003. Durata prevista, minimo cinque mesi.

«Ci siamo messi le mani nei capelli - racconta il sindaco di Sulzano, Peppino Ribola -. I disagi che devono sopportare i pendolari sebini e camuni li abbiamo sotto gli occhi e li viviamo in prima persona tutti i giorni. Adesso, per giunta, sulla vecchia litoranea è stato dirottato il traffico pesante che, muovendosi sulla direttrice Milano-Bergamo-Vallecamonica, non può utilizzare la galleria Pianico-Bersaglio di Costa Volpino, chiusa per il rifacimento del fondo. Che fare? A questo punto pensiamo di convocare i parlamentari bresciani sollecitandoli a darci una mano per centrare due obiettivi: far durare i lavori all'interno della galleria che by-passa Lovere meno dei 100 giorni programmati, e velocizzare al massimo l'iter romano della perizia suppletiva in questione».

Dalle opere di finitura della superstrada sebina restano esclusi, giova rimarcarlo, tutti gli interventi chiesti dai Comuni di Iseo, Sulzano, S ale Marasino e Marone per consolidare i versanti, drenare le acque di superficie, ripristinare il verde, installare pannelli fono-assorbenti in prossimità delle case. Esclusa pure, se n'è avuta la certezza ieri, la galleria artificiale (un miliardo e mezzo) che, in località Dosso, a Sale Marasino, dovrebbe consentire di eliminare, dopo esser stata ricoperta, due ripidissime scarpate. Esclusi, infine, lo svincolo di Presso, a Sale Marasino, e il completamento dello svincolo di Zone, a Colpiano: quest'ultimo rimarrà «a raso», interferendo con la strada comunale Colpiano-Pregasso. Tutto rinviato a tempi migliori, insomma. A quando l'Anas passerà la patata bollente alla Provincia, affidandole la nuova 510? Una prospettiva da brivido per il bilancio del Broletto. Almeno una buona notizia: la Provincia ha sospeso il senso unico alternato tra Sulzano e Marone, istituito l’anno scorso per la posa del collettore fognario, visto che il cantiere non ha ripreso il lavoro dopo lo stop natalizio.


 

 

L’ECO DI BERGAMO 13 FEBBRAIO 2002

Statistiche Aci. L’indice di rischio è triplo rispetto a quello della bergamasca

La più pericolosa della provincia

di Giuseppe Lupi

Una strada che costeggia il lago d’Iseo, snodandosi in territorio bergamasco per quasi 27 chilometri ma che detiene il triste primato dell’ex statale più rischiosa di tutta la provincia. La strada in questione è la numero 469, meglio conosciuta come “Sebina Occidentale” e che ha come punto di inizio il comune di Castro. Un percorso che l’Automobile Club di Bergamo, secondo alcuni dati statistici, ha bollato come la strada con l’indice di gravità altissimo, oltre il triplo rispetto alla media provinciale. Questo parametro, che indica il numero di morti in rapporto al totale degli infortunati, consente di sottolineare quanto siano drammatiche le conseguenze degli scontri che si verificano su questo tratto viario. Una fotografia, quella fatta dall’Automobile Club, che prende in esame ognuno dei 26,2 chilometri della Sebina occidentale dal gennaio 1996 sino a tutto il dicembre 2000. E per capire meglio il dato basta osservare i dati che, paradossalmente, sul fronte del numero degli incidenti fanno registrare numeri contenuti rispetto ad altre strade analoghe della Bergamasca, ma che hanno le conseguenze più drammatiche.

L’anno nero rispetto ai cinque presi in esame è il 1999: nei dodici mesi presi in esame sulla Sebina occidentale sono stati contati 11 incidenti stradali che hanno avuto il pesantissimo prezzo di cinque vite umane e quindici persone che sono state trasportate al pronto soccorso. Il 2000 ha fortunatamente contribuito a diminuire la media dell’indice di gravità: su sei incidenti stradali con sei feriti vi è stato un solo deceduto. Due nella statistica dell’Aci sono invece stati gli anni in cui non è stato registrato nessun incidente stradale mortale, si tratta del 1998 e del 1997 in cui a fronte di tre scontri nel 1998 ci sono stati quattro feriti e per un incidente nel 1997 un ferito. Il 1996 ha fatto contare sette incidenti, con un morto e ben nove feriti.

Ed entrando nel dettaglio dello studio, passando all’analisi delle progressive chilometriche, emerge un dato circa il ripetersi degli incidenti in luoghi ben precisi dell’ex statale 469. I chilometri più pericolosi sono quelli compresi in due tronconi, quello fra il chilometro uno e due, nel territorio di Castro, e fra il chilometri diciassette e diciotto, tratto questo compreso fra Tavernola e Predore. In assoluto, il maggior tributo di vite umane è stato pagato sul chilometro diciassette dove nel 1999, a Tavernola, sono state tre le persone morte e una nel 2002. Sempre su questi due chilometri sono stati contati rispettivamente sette feriti nel 1999 e uno nel 2000. Un dato che porta anche alla luce il fatto che gli ultimi due anni hanno tracciato il chilometro diciassette e diciotto come il punto su cui è stato contato il più alto indice di gravità di tutta l’ex statale. Risalendo la statistica chilometrica dell’Aci si scopre che i primi due chilometri della Sebina occidentale, nei pressi di un punto noto come “L’incrocio dei Canottieri”, costituiscono un altro tratto insidioso. Nel 1999 lungo il chilometro compreso fra l’uno e il tre sono stati contati tre incidenti, con due morti e tre feriti. Dato che per il 2000 ha avuto un’inversione di tendenza sulla gravità: un incidente, con un solo ferito e nessun morto.

In ultima battuta, per quanto riguarda i feriti, il 2000 ha fatto rientrare nella lista nera anche la progressiva chilometrica otto, a Riva di Solto, nei pressi di due curve note per la loro pericolosità: qui sono stati tre i feriti a fronte di un incidente. Dunque, stando allo studio dell’Automobile Club di Bergamo, questa strada, pur avendo un rischio di incidente basso (dato questo che calcola il numero annuo medio di sinistri in rapporto all’estesa chilometrica), risulta drammaticamente essere senza pari sia a livello provinciale che regionale, per l’indice di gravità. Quest’ultimo dato statistico che conta il numero dei morti rispetto al numero degli infortunati è infatti pari a 158,8, altissimo rispetto alla media bergamasca che è pari a 47,8 ed a quello lombarda che invece è di 40.8. La statale 469, presa in esame, ha paradossalmente un rischio di incidente basso. É di un terzo inferiore rispetto alla media bergamasca: 0.37 rispetto a 1 (quest’indice calcola la probabilità di essere coinvolti in un incidente stradale) [...].


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 2 MARZO 2002

Le grandi incompiute: verifica sullo stato d’avanzamento di opere in corso da anni

Nuova Sebina, 12 anni di guai

Incalcolabili i danni per i ritardi.Due lotti su tre sono finiti da tempo

di Enrico Mirani

Nessuno riuscirà a conteggiare, realmente, i costi sociali, economici e morali di un ritardo ormai decennale. I danni subiti dal turismo e dal tessuto produttivo sebino-camuno, il dolore per le croci disseminate sulla strada, le nevrosi dei pendolari, la sfiducia indotta verso le istituzioni e lo Stato, le polemiche politiche.

La nuova statale Sebina Orientale, la 510, è forse l’esempio più eclatante di opera incompiuta nel bresciano. Per l’entità dei rinvii e per le disavventure provate. A cominciare dalle vicende giudiziarie relative al fallimento delle imprese appaltatrici del quinto lotto Sulzano-Marone, con conseguente revisione dei progetti ed interruzione dei lavori per anni: proprio il tratto centrale, indispensabile per l’apertura del lotto precedente e di quello successivo, ultimati da tempo. Ma l’apertura del quarto lotto Iseo-Sulzano e del sesto Marone-Vello, è impossibile senza aver terminato il pezzo centrale: una strada non può finire o iniziare in un cantiere.

Nei giorni scorsi l’on. Davide Caparini ha promesso di impegnarsi affinché la nuova statale venga aperta entro giugno 2003. All’inizio di febbraio l’Anas aveva comunicato all’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Mauro Parolini, che la nuova Sebina sarebbe stata transitabile entro la fine del 2003. Una differenza di alcuni mesi. I tempi strettamente tecnici per farcela entro l’estate ci sono: bisogna, però, che nulla, ma proprio nulla si infili negli ingranaggi. Staremo a vedere.

L’unico tratto aperto recentemente è la variante di Pisogne, da Toline a Rovina, due gallerie di circa 5 km. Si transita da alcuni mesi, ma è priva di alcune opere accessorie per la sicurezza: piazzola di prima emergenza, telecamere collegate con i Vigili del fuoco di Darfo, telefoni per l’Sos. Per gli altri 15 chilometri da Iseo a Vello, dunque, c’è ancora da aspettare, mettendo in conto altra pazienza, le solite code quotidiane, nuovi disagi ed incidenti. Vediamo lo stato dei lavori nei tre segmenti.

Buone notizie per il IV lotto Iseo-confine con Sulzano. In tempi certamente record per l medie Anas, la Direzione generale di Roma sta autorizzando la redazione della perizia e quindi del nuovo progetto per le opere di finitura. La richiesta era stata inoltrata dall’Anas di Milano a fine gennaio. Normalmente sono proprio i tempi di approvazione e di stesura delle perizie la causa prima dei ritardi negli interventi Anas: «Non è colpa dei dirigenti, tecnici competenti, ma dei meccanismi burocratici intollerabili», spiega l’assessore Parolini. Nei giorni scorsi il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, ha incontrato i vertici dell’Anas a Roma proprio per sollecitare le pratiche.

La perizia del IV lotto è di 4 milioni di euro (circa 7,7 miliardi di lire), che serviranno per realizzare gli impianti nelle gallerie: sistemi di aerazione, illuminazione, segnaletica. Quanto ai tempi, bisogna calcolare sei mesi per l’appalto (le finiture devono essere assegnate con una gare diversa rispetto ai lavori principali) e altrettanti per la realizzazione degli interventi. Si tratterebbe di risorse economiche e di opere non strettamente necessarie per l’apertura della tratta: del resto, già in un documento del 1995 si parlava di lavori praticamente ultimati. Ma l’apertura dei tre lotti deve essere contestuale.

Arriviamo, allora, al V lotto Sulzano-Colpiano di Marone, il più lungo, quello che ha ritardato tutta la nuova Sebina Orientale. Quando le imprese appaltatrici fallirono i lavori erano stati realizzati al 60 per cento. In questi ultimi anni, fra alti e bassi, il restante 40 è stato completato. L’ultimazione dei lavori principali era prevista entro questo mese, ma l’impresa ha chiesto una proroga, anche per stendere l’asfalto in un periodo meteorologico più favorevole. La strada, dunque, dovrebbe essere finita a maggio. Parliamo delle opere principali: quelle complementari sono ancora in fase di appalto (tappetino, segnaletica, guardrail, impianti nelle gallerie). Inoltre è ancora in costruzione l’ultimo impalcato da ponte in acciaio; così come lavori diversi sono in corso in territorio di Sale Marasino. In futuro, infine, bisognerà reperire il finanziamento per le cosiddette opere di “mitigazione”: barriere fonoassorbenti, rivestimenti in pietra, verde. Un futuro imprecisato, che però non avrà conseguenze sulla praticabilità della strada.

Anche per il VI lotto Marone-Vello ci sono buone nuove, avendo avuto lo stesso trattamento accelerato del IV lotto: la Direzione generale romana sta rilasciando al Compartimento di Milano il nullaosta per redigere la perizia. L’importo è di 5 milioni e 319mila euro: anche in questo caso serviranno per la parte impiantistica delle gallerie e anche stavolta sono opere non indispensabili per l’apertura della strada. Ma bisogna attendere almeno l’estate 2003.

Questa, dunque, la situazione per quel che riguarda l’asta della 510. Restano da completare o fare ex novo molti altri interventi minori: il ripristino delle strade comunali danneggiate, gli svincoli, la pulizia dei torrenti (ingombri di materiale di risulta dei lavori), il corretto smaltimento delle acque dalla sede stradale, l’installazione di barriere antirumore e recinzioni, il rifacimento dei confini delle proprietà private, il rinverdimento... Fra quanti anni la fine?

 

 

 

BRESCIAOGGI 18 APRILE 2002

Il Gabibbo arriva in alta valle

Punta il dito sulla statale 42: «Lavori fermi da 5 anni»

di ...

Il Gabibbo arriva in alta valle. Ennesima denuncia della trasmissione «Striscia la notizia» su un'opera pubblica incompiuta: ieri sera è stato trasmesso un breve servizio del Gabibbo ripreso davanti ai lavori mai terminati di un tratto della Statale 42, in Valcamonica, nel territorio del Comune di Capo di Ponte. «I lavori sono fermi oramai da 5 anni - ha detto il Gabibbo -, guardate tutto è lasciato all'abbandono. Guardate un po’ lì, lavoro e soldi sprecati - ha aggiunto indicando delle gallerie -: sono stati più di 200 miliardi. E pensate che questa strada doveva risolvere i problemi di viabilità dell'intera valle. Invece niente da fare. È stato abbandonato anche il viadotto. Questa incompiuta è una vergogna»

«Se il Gabibbo fosse venuto in municipio, gli avremmo detto tutti che siamo d'accordo con lui». Enrico Tosini, sindaco di Capo di Ponte, pur non avendo visto il servizio andato in onda ieri sera, non ha dubbi sulla condivisione sua e dei cittadini della denuncia di «Striscia la notizia» in Valcamonica. «Il Gabibbo - racconta - è stato notato circa una settimana fa nei pressi dei cantieri della Statale 42, aperti dieci anni fa e ora fermi da anni. Ho anche sperato che venisse in municipio per chiarire il punto di vista dell'amministrazione comunale».

La storia della statale 42, e in particolare dei lavori che avrebbero dovuto rendere più snelli i collegamenti tra Brescia e la Valcamonica, risale a circa dieci anni fa a quando era ministro dei lavori pubblici il bresciano Gianni Prandini. Nello stesso giorno vennero appaltati i lavori di realizzazione delle varianti alla statale 510, che costeggia il lago d'Iseo, e alla statale 42, che collegandosi a quest'ultima, risale la Valcamonica. Ora sembra in dirittura d'arrivo la realizzazione della tratta lungo il lago d'Iseo, mentre una serie di problemi impedisce anche di ipotizzare la fine dei lavori in Valcamonica.

A Capo di Ponte il blocco dei lavori è dovuto principalmente, al fallimento, avvenuto circa un anno e mezzo fa, dell'impresa che si era aggiudicata l'appalto per il quinto e sesto lotto.

«Abbiamo dato mandato - spiega Tosini - a un legale di agire in giudizio contro l'Anas, per due ragioni. Innanzitutto per inadempimento contrattuale, ma anche per danno ambientale. Capo di Ponte è infatti un Comune tutelato dall'Unesco per la presenza di graffiti preistorici, i famosi «pitoti» della Valcamonica. È inconcepibile che la gente arrivi da tutto il mondo e si trovi davanti i pilastri della statale incompiuta».

Tosini ribadisce quindi che «il Comune in tutto ciò non c'entra e non si stancherà mai di procedere nella propria posizione di denuncia». Sempre a Capo di Ponte, si trova un altro «cantiere infinito» della statale 42. In questo caso però i lavori sono stati interrotti proprio per il ritrovamento di un masso con graffiti preistorici.


 

 

BRESCIAOGGI 15 MAGGIO 2002

Sebina infinita. L’innesto voluto dal comune di Sale Marasino, ma osteggiato da un Comitato

Presso, lo svincolo della discordia

Vertice a Roma con l’Anas per le opere da completare

di Giuseppe Zani

Lo svincolo di Presso è giudicato di vitale importanza per Sale Marasino dall’amministrazione comunale, ma l'Anas ha confermato anche da ultimo di non poterlo includere fra le opere finanziabili.

Niente soldi da parte dell’azienda nazionale neppure per l'adeguamento della strada comunale che collegherà lo svincolo di Tassano (in via di ultimazione) con l'abitato di Sulzano. Idem per la creazione di alcune piazzuole d'incrocio lungo la provinciale che collegherà lo svincolo di Collepiano-Zone (ancora in alto mare) con il centro di Marone.

Numerosi no, ma anche qualche disponibilità, sempre tenendo conto delle risorse disponibili, considerato che l’Anas ha ceduto alle amministrazioni provinciali due terzi della propria rete stradale. L'Anas comunque s'è invece detta disposta a finanziare quei progetti la cui realizzazione è strettamente connessa con l'apertura dell'asta principale della nuova 510.

Eccone i tre principali: rivestimento con pietrame dei muri in cemento a vista lungo l'intero tracciato e posa di pannelli fonoassorbenti in corrispondenza dei nuclei abitati; costruzione di una galleria artificiale in località Nul-Dosso, a Sale Marasino; completamento dello svincolo di Collepiano-Zone, il cui innesto a valle, previsto provvisoriamente a raso, sarà realizzato in sopraelevazione e perciò non interferirà con la strada comunale Collepiano-Pregasso.

Si tratta di opere il cui costo si aggira sui 3 milioni e 150 mila di euro, Iva e spese tecniche escluse. Nemmeno tanto rispetto ai 16 milioni di euro stimati dai Comuni delle riviera bresciana del lago per riparare ai danni ambientali provocati dal passaggio della supertrada, ricucire la viabilità minore rimastane sconvolta, adeguare le strade di collegamento fra la litoranea e gli svincoli di mezza costa, fra i quali quello di Presso. Uno svincolo, lo ricordiamo, osteggiato da un Comitato civico sorto nel '99 in difesa dei pianori morenici di Presso. «Una connessione con il traffico a lunga percorrenza cui Sale Marasino non può rinunciare - insiste Alfonso Corrà, assessore alla Viabilità nel paese del centro lago -. Per ora c'è solo una nostra proposta di massima, limitata ai soli quattro innesti dello svincolo. Ovvio che faremo di tutto per limitarne al massimo l'impatto».

Un progetto che per ora resterà sulla carta. Come tante altre migliorie sollecitate dai Comuni. A meno che, in sede di trattativa con l'Anas, la Provincia, affiancata dalla Comunità montana del Sebino bresciano, non riesca a spuntare qualche milione di euro in più. Già, perchè è alla Provincia che da 1° ottobre 2001 la superstrada sebina è stata affidata, anche se l'Anas s'è impegnata a consegnargliela, entro il giugno 2003, completata. Su quest'ultimo termine si gioca la partita vera. Quali, infatti, fra le opere appaltate e lasciate in sospeso, sono da considerarsi essenziali e quali secondarie? Quali l'Anas deve finanziare prima di uscirsene di scena e quali, potendosi rinviare, finanzierà in futuro la Provincia? Il Centro studi e progetti di Verona, su incarico della Comunità montana sebina, ha elaborato nei giorni scorsi una planimetria riepilogativa delle opere in esecuzione da completare e integrare. «Con quella planimetria, insieme alla Provincia, incontreremo a giorni il dir ettore generale dell'Anas, Michele Minenna, a Roma - racconta Enrico Serioli, assessore alla Viabilità in seno all'ente comprensoriale sebino - . Si tratterà di stabilire per quali opere c'è la copertura finanziaria e per quali no. Per le prime, fra le quali insisteremo affinchè si inserisca lo svincolo di Presso, si passerà alla progettazione esecutiva». Il guaio è che il tempo stringe. Entro l'ottobre prossimo devono essere assolutamente pronti i progetti relativi alle opere di mitigazione ambientale, alla galleria Nul-Dosso e allo svincolo di Collepiano-Zone, per un importo, come detto, di 3 milioni e 150 mila euro. Poi gli appalti. Quindi l'esecuzione dei lavori.

Il rischio è che, approssimandosi la scadenza del giugno 2003, si sia costretti a puntare - pur di inaugurare l'asta a scorrimento veloce - su soluzioni di ripiego.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 MAGGIO 2002

Le grandi incompiute: verifica sullo stato d’avanzamento di opere in corso da anni

Statale 42, croce della Valcamonica

Ancora ferme per chissà quanto le gallerie di Capodiponte e Sellero

di Enrico Mirani

Con gli articoli scritti da un decennio sull’argomento potremmo coprire un buon tratto della strada. Fiumi di inchiostro sulle legittime attese della Valcamonica, pagine e pagine di civili lamentazioni su ritardi a dir poco clamorosi. La nuova statale 42 è un ormai tormentone, un esempio brutalmente visibile di opere pubbliche incompiute. In valle c’è un atteggiamento di rassegnazione, quasi che il fantasma della strada sia l’ennesimo tiro mancino della sorte e degli uomini ai danni di questa terra. Un destino non subito passivamente: è davvero infinita la lista degli allarmi lanciati negli anni da amministratori locali e cittadini.

Il disastro, perché tale è considerato in Valle, è lì da vedere. Gallerie non finite, viadotti desolatamente solitari, cantieri abbandonati. Senza che si intraveda una fine, al di là di date del tutto approssimative: quattro, cinque anni? Tecnicamente possibile, ma nei fatti? Burocrazia, difficoltà ambientali oggettive, imprevisti, negligenze, progettazioni affrettate: c’è un po’ di tutto nella lista degli ostacoli incontrati dalla nuova statale.

Alcune vicende, addirittura, hanno dell’incredibile. Una per tutte è la vicenda dei massi istoriati che bloccano la galleria di Capodiponte. É il quarto lotto, da Breno a Capodiponte, in tutto 18,6 chilometri. La galleria sotto il versante Naquane, da Nadro di Ceto a Capodiponte, è ferma da parecchi mesi. Alle porte di Capodiponte, allo sbocco nord dove dovrebbe sbucare la galleria, ci sono le rocce rupestri. La Sovrintendenza ha bloccato i lavori: le rocce non si toccano. Per la verità era stranoto che l’intera zona ha un interesse archeologico: allora, come si è arrivati a questo punto? Domanda legittima che in Valle, naturalmente, si sono già posti. Il problema, adesso, è come uscirne.

A fine gennaio l’Anas ha presentato alla Sovrintendenza archeologica di Milano due soluzioni progettuali. La prima prevede di abbassare il livello della galleria, così da evitare i pitoti. Questa possibilità contempla la demolizione di opere già fatte, con un supero della spesa – rispetto alle risorse disponibili – di 3 milioni e 357mila euro. L’altra proposta suggerisce di rimuovere i massi, stoccarli per il tempo necessario a completare i lavori e rimetterli al loro posto. In questo caso la somma in più necessaria sarebbe solo di 516mila euro. Ora si attende che la Sovrintendenza decida: l’ipotesi più probabile, stando anche a precedenti dichiarazioni, è che si scelga di abbassare il tracciato.

L’altro problema del IV lotto riguarda la galleria del Badetto di Ceto. Nei giorni scorsi è arrivata la buona notizia: l’Anas ha approvato la perizia e quindi il finanziamento dell’opera (un milione e 549mila euro in più rispetto ai fondi già disponibili). Potrà essere dunque realizzata la galleria artificiale coperta, lunga 745 metri e larga 10,5, come richiesto dai cittadini di Badetto e dagli amministratori.

Ricordiamo che in origine l’Anas intendeva realizzarla in trincea scoperta e abbassata, 4,5 metri sotto il livello naturale. Un’opera così fatta avrebbe avuto immaginabili conseguenze negative sulla qualità della vita dei residenti: ci sono case anche a meno di trenta metri dalla futura strada.

Per concludere con il IV lotto, resta irrisolta una questione non di poco conto, anche se secondaria: la stabilità del versante sulla ferrovia e il canale della Edison. Della faccenda si sta interessando il Servizio Idrogeologico Regionale che, fa sapere l’assessore provinciale ai Lavori pubblici Mauro Parolini, «ha garantito la massima disponibilità alla soluzione del problema».

A proposito di Provincia, ieri il presidente Alberto Cavalli è stato a Roma per perorare la causa delle nostre “incompiute” presso i vertici dell’Anas. Una delle tante trasferte effettuate a questo scopo negli ultimi anni. Non sarà l’ultima: far sentire il fiato sul collo ai dirigenti Anas non farà male.

Se per il IV lotto i nodi sono sciolti o stanno per esserlo (mettendo in conto altra pazienza), nel tratto V e VI da Capodiponte a Berzo Demo siamo in alto mare. Il contratto con l’impresa, accusata di inadempienze, è stato recentemente rescisso («L’avevo già suggerito due anni fa», dice l’assessore Mauro Parolini). Ora si sta riaffidando l’incarico per aggiornare il progetto delle opere residue. Il termine per la presentazione del progetto è il prossimo aprile. L’Anas prevede di concludere le procedure di appalto entro la fine dell’anno. Quanto ai lavori, sempre l’Anas parla di tre anni, compresa l’ultimazione della galleria fra Capodiponte e Forno d’Allione. Si tratta del tunnel di Sellero, 5 chilometri nella pancia del monte Elto. Due chilometri e duecento metri sono già stati scavati: manca ancora un bel pezzo... Quei tre anni, del resto, sono un tempo puramente tecnico: quanto ci vorrebbe per finire se tutto andasse liscio a partire da adesso. Ma esistono problemi sostanziosi: innanzitutto il denaro.

Per i lavori in oggetto, infatti, ci sono circa 31 milioni di euro, residuo dei contratti rescissi. Si sa già, però, che non basteranno e che l’Anas dovrà stanziare ulteriori somme (non ancora quantificabili) prima del nuovo appalto.

Infine, c’è anche un VII lotto, per adesso nella sfera del desiderabile, nel senso che non esiste nemmeno un progetto preciso. Va da Malonno a Edolo.

Quando, allora, si potrà percorrere intera la variante alla statale 42? In Valcamonica si scommette, amaramente, pronosticando date ben oltre la fine di questo decennio. Speriamo meglio...

 

 

 

BRESCIAOGGI 30 MAGGIO 2002

Il ministro Lunardi visita i cantieri Anas

De Toni chiede certezze

di n.s.

Si discute di progetti del futuro senza perdere di vista l’emergenze del presente. Il convegno «Una linea verso l’Europa» di Darfo sarà l’occasione per fare il punto della situazione sulla tormentata questione dei cantieri incompiuti della Valcamonica. Il ministro dei trasporti Luciano Lunardi ha promesso di visitarli tutti in compagnia dei sindaci camuni che lo attenderanno in gruppo con la fascia tricolore.
Il tour fra le inadempienze dell’Anas si svolgerà sabato pomeriggio con uno scopo preciso.
«Al rappresentante del Governo chiediamo soltanto di conoscere i tempi precisi in cui verranno consegnate le opere stradali - annuncia il presidente della Comunità montana Gianpiero De Toni -: sarebbe del resto assurdo parlare di traforo del Mortirolo senza prendere in considerazione la grave situazione viabilistica camuna».

 De Toni fa sfoggio di pragmatismo anche sulla tratta Brescia-Iseo-Edolo. «Così com’è non può andare avanti - spiega-: i tempi di percorrenza media e il livello di sicurezza dei passaggi a livello sono fuori dai parametri europei. E’ necessario ripensare ad un nuovo ruolo della strada ferrata anche perché passato e futuro della linea ferrata sono lo sguardo della Valle su stessa».

 Ma a proposito di sicurezza il direttore operativo della Ferrovie Nord di Milano ha presentato i numeri dell’operazione sicurezza sui binari camuni: «Nel 1997 c’erano 178 passaggi a livello, 83 protetti dai soli sistemi luminosi - ha spiegato Luigi Legnani-: al maggio di quest’anno i caselli sono scesi a 145 di cui soltanto 36 senza barriere. Nel 2003 arriveremo a sopprimere 38 passaggi a livello e i rimanenti saranno dotati di barriere».
Entro la fine dell’anno prossimo inoltre diciannove stazioni saranno attrezzate con sistemi Acei che permettono di comandare i movimenti dei treni negli scali tramite pulsanti.


 

 

BRESCIAOGGI 31 MAGGIO 2002

Il presidente dell’Associazione industriale bresciana Bonomi lancia un appello al ministro Lunardi, atteso a Darfo

«Senza strade la Valcamonica muore»

Ma Caparini assicura: «riaprono i cantieri sulle ss. 510 e 42»

di n.s.

«Signor ministro strappi la Valcamonica da un isolamento economico figlio della malaviabilità». Alla vigilia della visita del ministro alle infrastrutture Pietro Lunardi, ospite domani di un convegno sulla ferrovia organizzato a Darfo, il presidente dell’Associazione industriali Aldo Bonomi lancia un accorato appello affinché le istituzioni intervengano al capezzale di un territorio camuno in lenta ma inesorabile agonia.
L’occasione è una lettera inviata anche al presidente della Regione Roberto Formigoni e al numero uno della Provincia Alberto Cavalli, in cui Bonomi tocca i mali storici della valle: dagli eterni cantieri incompiuti dell’Anas all'inadeguatezza della ferrovia Iseo-Edolo che viaggia in costante ritardo rispetto agli standard europei di sicurezza e funzionalità.
Alla preoccupata analisi del presidente dell’Aib che chiede tempi certi sulle opere garantendo al contempo il massimo sostegno del mondo imprenditoriale, fa da contraltare l’annuncio dell’onorevole Davide Caparini.
«Dopo anni di attesa - afferma il parlamentare leghista -, verranno ultimati i lavori di ammodernamento delle strade statali 510 Sebina orientale e 42 del Tonale mentre sarà potenziata la 39 in direzione Aprica».
A dare un decisivo colpo di acceleratore alle opere, inserite nel Primo programma nazionale della Legge Obbiettivo (quella delle cosiddette emergenze nazionali), le sollecitazioni dell’onorevole Caparini che aveva rimarcato al ministro Lunardi la necessità di velocizzare i tempi per la riapertura dei cantieri.
«Per quanto riguarda la 510 i lavori termineranno il mese prossimo - spiega l’onorevole Caparini -, mentre sulla 42 è stato riavviato l’intervento che tramite un attraversamento in galleria del Badetto di Ceto, porterà al collegamento tra Breno e Nadro».
Un primo passo nella direzione auspicata dall’Associazione industriale Bresciana.
«La nostra realtà imprenditoriale - scrive infatti Bonomi -, è da sempre attenta alle problematiche territoriali delle zone in cui le aziende operano.
«I fattori locali esterni all'impresa, il cui ruolo è complementare a quello del tessuto produttivo, sono elementi determinanti per la definizione della qualità, della coerenza, delle opportunità e dei vincoli che caratterizzano un sistema economico. Il territorio e il suo assetto infrastrutturale rappresentano un elemento fondamentale per la crescita delle imprese, quanto mai oggi in presenza di processi di globalizzazione sempre più penetranti ed incisivi.
«Purtroppo -prosegue il presidente dell’Aib -, in molte zone della nostra provincia le carenze infrastrutturali rischiano di ostacolare pesantemente l'ulteriore crescita delle imprese e, conseguentemente, lo sviluppo di economie locali importanti. In alcune situazioni si registrano già le condizioni di stallo, mentre in altre sono già in atto veri e propri processi di desertificazione industriale.
«E' questo, in particolare, il caso della Valcamonica, dove è alto il rischio di atrofizzazione dell'attuale sistema produttivo e di ulteriore emarginazione di questa zona dai processi di sviluppo e di modernizzazione dell'economia provinciale e regionale.
Le aziende e la popolazione di questa Valle da tempo vivono una situazione insostenibile, a causa dei ritardi nella prosecuzione dei lavori di ammodernamento della ss 510 del Sebino, del fermo dei cantieri della ss 42 di fondovalle, della mancata risoluzione dei problemi di collegamento intervallivo e della complessiva arretratezza della ferrovia che collega la Valle al capoluogo provinciale.
«Interi paesi e comunità, settori produttivi tradizionali e nuove attività con un forte potenziale di sviluppo, come il turismo che rappresenta il traino dell'economia dell'alta Valcamonica, vengono quotidianamente frustrati dal perdurare di una situazione non più sopportabile, che viene imputata ora alle responsabilità della macchina burocratica e alle complesse procedure autorizzative, ora alla mancanza di risorse finanziarie, ora alla variazione delle priorità di intervento.
Le organizzazioni rappresentative dei settori della produzione e del lavoro insieme con le istituzioni locali hanno unanimamente denunciato, in svariate sedi, i gravi danni che arreca all'economia del territorio il protrarsi di questa situazione: le caratteristiche della Valle, il suo isolamento geografico rispetto ai principali centri urbani, la sua lontananza dalle aree più industrializzate della provincia e le difficoltà storiche ad innescare processi dinamici di sviluppo, sono condizioni che richiederebbero un'attenzione continua da parte delle istituzioni provinciali, regionali e del governo nazionale, con il riconoscimento nei rispettivi documenti programmatici di un'assoluta priorità di intervento in quest'area.
Il territorio della Valcamonica, prima che di nuove infrastrutture, ha assoluto ed urgente bisogno che vengano completati gli interventi sulle infrastrutture esistenti, mediante l'ultimazione, nel rispetto dei tempi previsti, e l'avvio degli interventi già progettati sulla statale 39 e la condivisione di un progetto di rilancio della ferrovia Brescia-Iseo-Edolo.
«In merito a queste opere, l'Aib, insieme alle altre associazioni rappresentative del mondo produttivo, oltre ad assicurare il sostegno alle azioni istituzionali, intende vigilare affinché vengano rispettati i tempi stabiliti per la loro realizzazione ed accelerati quelli relativi agli interventi per i quali sono tuttora indefiniti i tempi di esecuzione, nell'ambito di un rapporto serio e costruttivo con le autorità competenti».

 

 

 

BRESCIAOGGI 31 MAGGIO 2002

Gli enti locali alzano la voce

Un summit anche a Breno

di Luciano Ranzanici

Domani i presidenti degli enti comprensoriali, i politici e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, ma anche i cittadini, avranno l’opportunità di «far toccare con mano» tutto il loro disappunto e la loro rabbia per la mortificante situazione in cui versa la viabilità camuna - nella fattispecie la travagliatissima superstrada - al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi. Il responsabile del dicastero chiuderà domani mattina a Boario il convegno «Una linea verso l’Europa, il futuro della linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo nella rete alpina dei trasporti» - che inizia oggi alle 9 a Boario congressi - e nel pomeriggio interverrà a Breno, con il prefetto di Brescia Annamaria Cancellieri, all’inaugurazione dell’auditorium intitolato al senatore Giacomo Mazzoli, presso la Comunità montana.
Il ministro, nell’occasione, prenderà parte a un incontro sul tema «La viabilità camuna: situazione e prospettive. La Valle Camonica incontra il ministro», introdotto dal sindaco di Breno Edoardo Mensi e dal presidente della Comunità montana Giampiero De Toni. Lunardi sarà forse in grado di fornire qualche risposta sull’eterno problema della viabilità.
In vista del convegno di oggi e domani, i responsabili delle organizzazioni di categoria e degli imprenditori, dei commercianti e dei lavoratori e la Comunità montana, inviano allo stesso ministro un invito perchè si faccia carico rapidamente dei problemi dei trasporti sul territorio.
Il presidente della Comunità montana, il presidente della Camera di commercio di Brescia, il presidente della Confartigianato di Brescia, dell’Ascom di Valle Camonica, le organizzazioni sindacali ed il presidente dela Comunità Giampiero De Toni, chiedono a Lunardi «il riconoscimento della priorità assoluta del completamento dei cantieri sulle strade statali 510 e 42 e della modernizzazione della linea ferroviaria camuna».
Nel documento, che sarà consegnato domani al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, enti e associazioni scrivono: «Il territorio della Valcamonica non chiede la realizzazione di nuove infrastrutture ma evidenzia l’urgenza di dare compiutezza alle infrastrutture esistenti, mediante l’ultimazione, nel rispetto dei tempi previsti, dei cantieri sulla strada statale 510, la ripresa dei lavori di ammodernamento della statale 42, l’avvio degli interventi già progettati sulla strada statale n. 39 e la condivisione di un progetto di rilancio della linea ferroviaria Brescia - Iseo - Edolo».
Lunardi riceverà la lettera dal presidente della Comunità montana durante l’inaugurazione dell’auditorium «Senatore Giacomo Mazzoli» prima dell’incontro sulla viabilità camuna. De Toni così commenta l’importante appuntamento: «La Valle Camonica dimostra di essere unita e di volere una cosa sola: aprirsi al resto del territorio provinciale con le strade e aprirsi alle altre vallate alpine con il traforo ferroviario del Mortirolo. Dal convegno dovranno uscire le risposte a tutti questi problemi».


 

 

BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2002

Il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, ottimista sull’avanzamento dei cantieri

Strade, un cantiere di promesse

«Sciolto il nodo sulla Statale 42, la 510 a giugno 2003»

di Claudia Ziliani

L’incubo viabilità in Vallecamonica sembra avviarsi a soluzione. «Oggi ci sono circostanze più favorevoli, c’è maggiore attenzione al nostro territorio e ci sono garanzie sia sui finanziamenti ai cantieri che sui tempi di realizzazione».
La conferma è del presidente della Provincia di Brescia Alberto Cavalli che in occasione della visita di oggi in Valle del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi rende pubbliche le informazioni ottenute dall’Anas centrale e dal dipartimento di Milano.
Da anni ormai le aziende e la polazione camune subiscono i ritardi nella prosecuzione dei lavori per la nuova 510 e per la statale 42 di fondavalle e fanno i conti con l’arretratezza della tratta ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo oltre che con il mancato collegamento intervallivo.
Ma ora uno dei nodi principali è sciolto: la statale 42 «del Tonale e della Mendola». Il 4° lotto, nel tratto da Braone a Nadro di Ceto, è fermo dal ’98. Sul tracciato erano state trovate alcune rocce istoriate con incisioni rupestri e la soprintendenza archeologica bloccò i lavori costringendo l’Anas alla riprogettazione del percorso. L’approvazione della perizia di variante per la costruzione della galleria a Badetto di Ceto risale a pochi giorni. Il risultato? Le rocce con le incisioni sono salve e i lavori di ammodernamento della strada da Darfo a Edolo procedono. Secondo quanto riferito dall’Anas la strada aprirà al traffico dal settembre 2003. Il costo a lavori ultimati è di 34,300 milioni di euro. Notizie meno positive per la variante esterna agli abitati di Capo di Ponte-Sellero e Cedegolo della statale 42. «Il contratto con la precedente impresa è stato rescisso - spiega Cavalli - ed è tuttora in corso di progettazione l’opera prevista entro il 2002 che comprendeva la galleria di collegamento tra il 4° e il 5° lotto per un investimento complessivo di 87,926 milioni di euro». Nessuna certezza sui tempi di realizzazione. Di male in peggio. Il 6° lotto della statale 42, la variante esterna agli abitati di Cedegolo e Malonno nemmeno trova i finaziamenti. Il progetto esecutivo del lotto è in fase di aggiornamento alla normativa vigente da parte della Provincia e della Comunità montana di Valle Camonica ed è indispensabile per la messa in sicurezza della variante alla statale 42 sulla arteria storica. Il costo previsto per la realizzazione dei lavori è di 52 milioni di euro.
La tanto sospirata nuova 510 diverrà realta nel giro di un anno. L’Anas promette che la strada sarà aperta entro giugno 2003. La statale è di «priorità assoluta» per la Provincia soprattutto per le potenzialità di sviluppo che offre all’intera Valle Camonica. L’arteria è stata suddivisa in tre stralci «inopportuni» per Cavalli dal momento che «nessuno di essi è funzionalmetne autonomo e di conseguenza prima di poter consentire la circolazione ai veicoli è necessario che tutti siano completati». Ma comunque sia, come detto è questione di un anno.
Sono già terminati i lavori di ammodernamento del 4° lotto della nuova statale compreso lo svincolo di Iseo ed è prevista a breve la chiusura dei lavori del 5° lotto del tratto Brescia-Iseo.
La Comunità montana del Sebino in compartecipazione finanziaria con la Provincia sta progettando le opere di mitigazione ambientale degli svincoli e delle opere accessorie non appaltate a suo tempo per la costruzione dell’asta principale del lotto n° 5. I lavori principali sono ultimati anche per il 6° lotto. Anche in questo caso si è in attesa della perizia per l’adeguamento degli impianti teconologici.
Per quanto riguarda la statale 39 del Passo dell’Aprica: «L’opera è nell’area della "inseribilità" dell’Anas - spiega Cavalli- ciò significa che non ci sono finanziamenti specifici garantiti ma che ci sono ottime possibilità».
I lavori di adeguamento sono indispensabili per la messa in sicurezza del tratto di strada interessato dalle frane a Corteno Golgi. Il progetto prevede la realizzazione di una nuova variante.


 

 

BRESCIAOGGI 1 GIUGNO 2002

Traforo del Mortirolo: ora c’è un coro di “sì”

E oggi a Boario si discute col ministro Lunardi

di Emanuele Turelli

Molte disponibilità e poche chiusure. L’idea del traforo del Mortirolo (dibattuta durante il convegno organizzato dalla Comunità montana di Valcamonica nel Palacongressi di Boario) è uscita rafforzata, ieri, dalla prima giornata di dibattito. Elevata, come previsto, la presenza di uomini delle istituzioni locali e comprensoriali. E in molti, nel pomeriggio, hanno voluto confrontarsi sul tema del rilancio ferroviario attraverso idee e progetti, ma anche, inevitabilmente, sul trasporto su gomma; altra nota dolente per la valle. I saluti di rito (e non solo), sono stati portati da Francesco Abondio, nuovo sindaco di Darfo: «Facciamo pure le infrastrutture, io sostengo la difesa della ferrovia e la necessità di ammodernarla al massimo - ha dichiarato -, ma non dimentichiamo che nel costruire bisogna soprattutto rispettare l’ambiente e i cittadini. Evitiamo casi come quello della tangenziale che ha tagliato in due Darfo. Oggi non dobbiamo ripetere gli stessi errori».

Un monito più che una nota polemica sul passato, ripreso anche dagli altri relatori; compreso il presidente della Comunità montana Giampiero De Toni: «E’ arrivato il tempo delle responsabilità, non è più il momento delle chiacchiere ma di ricevere risposte chiare dalle istituzioni - ha specificato De Toni ricordando che alcune mosse a proposito del traforo ci sono già state -: la provincia di Brescia ha condiviso il progetto, le Ferrovie Nord hanno accolto con forza la proposta e la Provincia autonoma di Trento è pronta a condividere le scelte».
E proprio alcuni uomini al vertice delle Fnme hanno voluto, approfittando dell’incontro di Darfo, togliersi qualche sassolino dalla scarpa sottolineando il cambiamento nella visione del treno, qualche anno fa considerato inutile e oggi invece diventato strategico, ferme restando le difficoltà nell’amministrare tratte brevi: «Facciamo viaggiare ogni anno circa un milione e duecentomila passeggeri - ha ricordato Marco Priuri, amministratore delegato delle Fnme -, e i proventi della vendita dei biglietti non superano i 3 miliardi e 700 milioni di lire, mentre i costi per la gestione complessiva della ferrovia arrivano a 38 miliardi». Un rapporto tra ricavi e costi che non supera il 20 per cento, con un coefficiente di esercizio pari al 9.56. Nonostante questo Priuri ha concluso dicendo che «la positività del progetto di rilancio della tratta raggiungerebbe il suo apice inserendo la linea in un sistema di rete molto più ampio, e con la realizzazione del traforo del Mortirolo».
E un’apertura decisa è arrivata anche dalla Regione, rappresentata da Margherita Peroni, presidente della commissione Territorio: «Siamo disponibili a valutare seriamente e a supportare l’idea - ha dichiarato -, e lo faremo da subito attraverso uno studio di fattibilità». Il tutto in un momento che sembra essere davvero adatto alla progettazione delle grandi opere.
«Nel piano decennale delle infrastrutture - ha proseguito la Peroni - sono stati indicati 72 mila miliardi di lire da investire, ed è giusto che anche questo intervento ne faccia parte. Non dimentichiamo comunque che il tema affascinante di questo traforo diretto nel cuore dell’Europa non ci deve distogliere dagli impegni di sempre, sciogliendo a breve i nodi della viabilità camuna».
Dello stesso avviso Mariastella Gelmini, assessore al Territorio della Provincia: «Strada e ferrovia sono da sempre un freno allo sviluppo della valle, anche per questo è indispensabile rivalutare il trasporto su rotaia. Noi crediamo nel traforo e daremo la massima disponibilità al progetto una volta studiata la sua fattibilità, ma creando le infrastrutture dobbiamo seguire la vocazione dei territori che queste vanno a toccare». A riportare al centro della discussione anche gli altri temi è stato Mario Pendoli, assessore ai trasporti della Comunità montana: «In primo piano il traforo, ma in tempo breve dobbiamo arrivare alla messa in sicurezza della ferrovia, alla ristrutturazione degli orari, al miglioramento dei mezzi e al collegamento con la tratta Torino-Venezia».
Oggi la giornata conclusiva del convegno, col ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi.


 

 

BRESCIAOGGI 2 GIUGNO 2002

I cantieri della 510. Il ministro Lunardi in visita a Vello: «In primavera inaugurerò la strada»

«Sebina pronta ad aprile 2003»

L’Anas ha chiesto alle aziende di lavorare su tre turni

di Emanuele Turelli

Ci voleva un cardinale per fare il miracolo. La presenza inaspettata di mons. Giovanbattista Re al sopralluogo sui cantieri della 510 Sebina ha dato buoni risultati. Accanto al cardinale camuno, il ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi ha preso visione dello stato dei lavori e ha ascoltato direttamente dalla voce di Vincenzo Pozzi, amministratore dell'Anas, i tempi per la conclusione definitiva delle opere.
Un briefing improvvisato che ha avuto un risultato inaspettato: non solo la conferma della consegna della strada il prossimo anno, ma addirittura l'anticipo di un paio di mesi. Il tutto accelerando i tempi per gli appalti relativi all'impiantistica. E proprio l'impiantistica, dopo il termine del tracciato e delle gallerie, rimane l'unica opera mastodontica da portare a termine.
Un'opera di non poco conto visto che il tratto da coprire è quello che va dallo svincolo del Bersaglio a Iseo, alla variante aperta lo scorso novembre a Pisogne. Ma sui tempi e sulla copertura economica Pozzi ha rassicurato i presenti: «Per il quarto, quinto e sesto lotto abbiamo già assicurato la copertura economica - ha detto l'amministratore Anas - possono quindi partire al più presto gli appalti».
Poi, rivolgendosi al capo compartimento Nerio Chioini, Pozzi ha chiesto di accelerare i tempi e chiudere entro fine anno un cantiere aperto da dodici anni. Una data poco credibile se si considera che, oltre ai tempi di legge necessari per gli appalti, le aziende vincitrici dovranno lavorare alcuni mesi per consegnare la strada dotata della necessaria segnaletica. Una data quindi fatta slittare a aprile con la rassicurazione che per quel mese tutto dovrebbe essere completato.
Per riuscire ad abbreviare la consegna, l'amministratore Anas ha chiesto che alle ditte vincitrici dell'appalto venga chiesto di lavorare su tre turni. Come dire, mai come in questo caso il tempo è denaro.
Una promessa strappata dal cardinale e fatta propria dal ministro: «Se la parola è questa, che sia così...». E ai sindaci che chiedevano se non fosse una delle tante, Lunardi ha risposto: «Noi di parola ne diamo una sola, la prossima primavera verrò a inaugurare questa strada».
Fra i sindaci del Sebino presenti, in pochi sembrano credere all'anticipo dei tempi, sperando comunque che almeno l'estate prossima sia quella del varo ufficiale. Da Iseo a Marone, compreso Zone, i primi cittadini dei centri del mediolago hanno aspettato il ministro senza indossare la fascia tricolore, in segno di protesta, ma di fronte alle nuove rassicurazioni hanno ben accolto la visita del rappresentante di Governo.
A fare da portavoce Angelo Zanotti, presidente della Comunità montana del Sebino bresciano: «Ringrazio di questa visita a nome di tutti - ha detto - ma soprattutto mi auguro che questa data sia l'ultima che sentiamo. Quella definitiva. In passato ne abbiamo sentite anche troppe».
Singolare la presa d'atto dell'enorme ritardo da parte di Lunardi, stuzzicato dalla domanda di un reporter: «E’ un miracolo che i camuni credano ancora nelle istituzioni e non si siano ribellati a questa situazione, nostro compito è portare a termine opere come queste, bloccate per decenni da motivi futili, solo così si riacquista la fiducia».


 

 

BRESCIAOGGI 2 GIUGNO 2002

Il ministro ai camuni: «il traforo del Mortirolo è indispensabile»

«Il collegamento con Trento è una porta d’ingresso all’Europa»

di Emanuele Turelli

Il ministro Pietro Lunardi promuove il traforo del Mortirolo. La seconda giornata di lavori del convegno di Darfo «Una linea verso l'Europa» ha registrato il consenso del dicastero alle infrastrutture, al progetto al centro del convegno. Venerdì era stato il giorno degli enti locali e comprensoriali. Precise indicazioni del tenore «parliamone e cerchiamo di capire come e quando si può realizzare» erano arrivate dalla Regione, dalla Provincia e dagli altri enti locali coinvolti nella mega opera. Ieri si è aggiunto il parere positivo di Pietro Lunardi: «È un grande progetto per il futuro - ha detto - che permetterà attraverso il collegamento con l' Europa di dare alla Valcamonica un respiro molto più ampio. È un'opera che permetterà alla pianura padana di raggiungere la Svizzera passando attraverso la valle, senza essere costretto a passare da Milano e intasare una zona già abbastanza intasata, quasi paralizzata». Il ministro Lunardi è stato introdotto dall'organizzatore del convegno, il presidente della Comunità montana Gianpiero De Toni: «Non la attendevamo come la Madonna pellegrina - ha scherzato De Toni rivolgendosi al rappresentante del Governo - ma la aspettavamo come ministro di questa Repubblica, in grado di dare a noi risposte certe».
Invito raccolto, ma rimandato di qualche attimo per salutare un amico di lunga data, il Cardinale Giovanbattista Re in prima fila al centro congressi: «Sono qui anche per l'amicizia che mi lega al cardinal Re - ha sottolineato Lunardi iniziando a parlare - inoltre conosco bene la valle, alcune di quelle gallerie che ho fatto risalendo la strada le ho progettate io.
«Sono errori che ho fatto in passato, oggi sono qui anche per fare pubblica ammenda».
Ma, dopo le battute, il ministro ha puntato l'attenzione sulla tratta Brescia - Iseo - Edolo: «La ferrovia in genere è una prospettiva interessante e strategica - ha detto Lunardi - ma prima di parlare di qualsiasi cosa è indispensabile concluderne l'ammodernamento. Tutto dovrebbe essere finito l’anno prossimo, poi ci saranno altri importanti interventi mirati a migliorare la tratta. Il futuro della valle dipende dalla sua mobilità, quindi è giusto che esista una ferrovia in grado di dare risposte concrete ed esaustive alle esigenze dei cittadini». Poi il passaggio che gli organizzatori del convegno aspettavano: «Parlo da 20 anni del traforo del Mortirolo - ha spiegato alla platea il ministro - ci credo moltissimo, come credo al collegamento con Trento. Unire le due valli per arrivare in Europa è un nodo fondamentale per la mobilità del nord Italia. Noi abbiamo il dovere di pensare e progettare queste opere anche se siamo consci che le realizzeranno e le sfrutteranno i nostri figli. Seguiremo il progetto con molta attenzione, anche perché la volontà che state dimostrando merita il massimo appoggio».
Piena disponibilità quindi, anche se il parere generale è che l'opera allo stato attuale sia soltanto in fase embrionale. Positivo il fatto che nella due giorni in terra camuna le voci di dissenso al progetto siano state praticamente nulle o ...quasi. I vertici regionali della federazione trasporti della Cisl hanno diffuso nel pomeriggio un comunicato. «Le scorciatoie allo sviluppo - si legge -, non sono possibili neanche se gli enti locali, riproponendo il traforo del Mortirolo, hanno un asso nella manica conoscendo la predisposizione del ministro Lunardi per trafori e gallerie che rischia di far diventare il paese una gruviera alti costi e tempi biblici suggerirebbero una diversa destinazione di risorse e capacità gestionali su piani più concreti, capaci di togliere la valle dalla congestione stradale».
Oltre a diversi sindaci della zona e uomini degli enti comprensoriali, erano presenti anche il presidente della provincia di Brescia Alberto Cavalli, il vice presidente Corrado Ghirardelli, il senatore Guglielmo Castagnetti, i deputati Davide Caparini e Giuseppe Romele, i consiglieri regionali Margherita Peroni e Mario Scotti. Hanno portato il loro contributo al convegno anche i rappresentanti della province di Trento e Sondrio.


 

 

BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002

Il nodo della 510. Ricognizione sul tracciato della superstrada dopo le promesse del ministro

Nuova Sebina, lavori a rilento

Dal Bersaglio a Vello, si procede a macchia di leopardo

di Giuseppe Zani

«Nuova 510=Vergogna». É la scritta che campeggia su un muraglione nei pressi del “curvone della morte”, a Iseo. L’asta principale della cosiddetta superstrada doveva essere completata – esclusi gli impianti di illuminazione e aerazione nelle gallerie, nonché le finiture che solitamente precedono la posa della segnaletica – entro lo scorso febbraio. A febbraio, però, la De Lieto, l’impresa che sta operando sul quinto lotto fra Sulzano e Sale Marasino, ha chiesto e ottenuto una proroga di tre mesi.

Ai primi di giugno, dunque, com’è la situazione? Le promesse fate sabato scorso delle infrastrutture, Pietro Lunardi, saranno rispettate? Siamo andati a vedere.

Infilata una rampa di accesso che si trova in località Bersaglio di Iseo, è possibile risalire in auto (o in bici: ma allora bisogna munirsi di una robusta torcia elettrica perché nelle gallerie è buio pesto) la nuova Sebina su fino al viadotto Portazzolo, in vista dei pianori di Presso, a Sale Marasino: lì arrivati, però, si è costretti a procedere a piedi per almeno mille metri finché si giunge all’imbocco della galleria Mazzenzano (2.450 metri), da dove si può proseguire nuovamente in macchina sino a Vello.

Ecco il tragitto nei dettagli e lo stato di avanzamento dei lavori “fotografato” ieri 3 giugno. Si entra nella galleria Covelo (all’ingresso, un’edicola dedicata alla Madonna protettrice dei minatori; un solo finestrone, a metà) e dopo 2.250 metri di autentico gelo si sbuca all’aria aperta (una goduria se c’è il sole), in corrispondenza del ristorante “Le palafitte”, a Sulzano. Balconata a mezza costa, con splendida vista sul lago, quindi ci si rituffa in galleria, la galleria Pianzole, 850 metri, poi si incontra il viadotto Le Valli (niente guard-rail sui due lati), la galleria S.Fermo (200 metri coperti di coloratissimi graffiti) e il lungo viadotto sul torrente Calchere.

Eccoci a Tassano, dove sono già state tracciate e in parte asfaltate le corsie di uscita e di ingresso allo svincolo che consentirà il collegamento solo da e per Brescia (ma entrambe le corsie, è opinione diffusa, sono troppo corte, e perciò pericolose). Si attraversa, dribblando cumuli di sabbia e detriti, l’enorme area che ospita il cantiere ex Follioley (una pista, per ora: il vero tracciato della 510 è di là da venire), quindi si corre sul viadotto Mesagolo, al confine con Sale Marasino, poi sul nastro d’asfalto che da Maspiano porta a Gandizzano (un breve viadotto è senza guard-rail; tratti di muraglione sono ancora da finire) e prosegue infilando, nella conca di Sale Marasino, il viadotto Saletto, il ponte Marasino (niente guard-rail) e il succitato viadotto Portazzolo. A questo punto, come detto, la strada si interrompe. Giusto in questi giorni l’impresa De Lieto sta sbancando il terreno e costruendo i muri di contenimento davanti a due case che si trovano ai margini di Presso. Più in là c’è il nuovo ponte sotto cui sarà fatta passare la strada per Portole (e, forse, in un futuro non tanto lontano, pure il traffico da e per l’innesto a monte del progettato svincolo di Presso). Quindi ci sono circa 500 metri di sterrata piena di buche lungo la quale si stanno solo adesso realizzando le canalette e i tombini per imbrigliare le acque. Si incontra poi il viadotto Vigolo, quindi un tratto di strada le cui scarpate sono ancora da sistemare, infine una brevissima galleria artificiale, seguita dalla galleria Dosso e da un viadotto senza guard-rail.

Adesso ci si immette nella galleria Massenzano, che sfocia, dopo 2.450 metri, sul viadotto valle dell’Opol, a Collepiano di Marone. Sulla destra, il raccordo per Zone; davanti, un saliscendi che accoglierà la sede della 510 e lo svincolo per Brescia, ma che adesso porta all’imbocco della galleria Collepiano: 1.800 metri di discesa sino alla valle del Bagnadore, poi su un ponte allo scoperto per 800 metri, di nuovo a capofitto in galleria per altri 1.000 metri e alla fine si esce sulla valle del Rì, a Vello.

In questa galoppata, chiamiamola così, il vostro cronista ha incontrato, intenti al lavoro, a Tassano e nella zona di Presso, una decina di operai, due scavatori, due camion e una ruspa. Un cantiere non proprio dinamico. Eppure le opere da realizzare e completare richiedono, a sentire professionisti del settore, ancora qualche mese. Col rischio che possano, sovrapponendosi, intralciare l’ultima “tranche” dei lavori di finitura.

 

 

 

BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002

Sindaci ottimisti a metà dopo la visita di Lunardi

Al lavoro anche di notte

di Giuseppe Zani

Sabato a vello, i sindaci sebini avevano la fascia tricolore in tasca, ma non l’hanno indossata nemmeno dopo che il ministro Lunardi ha promesso solennemente che verrà a inaugurare la nuova 510 la prossima primavera. «I dubbi sono legittimi, sono legati ad anni di ritardi e rinvii, di scadenze continuamente aggiornate – spiega Angelo Zanotti, sindaco di Marone e presidente della Comunità montana del Sebino bresciano –. Tuttavia, pare che adesso ci sia un dinamismo nuovo. Lo stesso presidente dell’Anas, Vincenzo Pozzi, s’è sbilanciato dicendo che tenterà di fare il miracolo di aprire la strada nel marzo 2003. Personalmente, sono venuto via abbastanza confortato».

Tre, in particolare, le rassicurazioni date dall’Anas ai sindaci sebini che chiedevano garanzie sui nuovi tempi di consegna e sulla funzionalità dell’asta principale della superstrada: le ditte che vinceranno gli appalti per l’installazione dell’impiantistica nelle gallerie lavoreranno anche di notte; nelle gallerie più lunghe del tratto compreso fra Iseo e Vello si collocheranno dei ripetitori per consentire l’uso dei telefonini; le vecchie gallerie che da Vello portano a Toline di Pisogne saranno rese più sicure con una spesa aggiuntiva di circa 2 milioni di euro.

Quanto agli svincoli e agli interventi di mitigazione ambientale che da tempo vanno chiedendo i Comuni rivieraschi, s’è ribadito nel summit di Vello, si tratta di opere cui si potrà porre mano anche in una fase successiva all’apertura della nuova Sebina Orientale.


 

 

BRESCIAOGGI 4 GIUGNO 2002

Il direttore dei lavori conferma l’impegno Anas: per svincoli e barriere antirumore si dovrà aspettare

«Apriremo l’asta principale»

di Giuseppe Zani

«Tutto è stato impostato per centrare l’obiettivo di inaugurare l’asta principale della nuova 510 nel giugno 2003». Lo dice Fabio Arcoleo, ingegnere dell’Anas e direttore dei lavori che si stanno eseguendo dal lontano 21 giugno 1990 lungo i lotti quarto, quinto e sesto della superstrada sebina.

É ottimista, Arcoleo, anche se è costretto ad ammettere: «Vero, ci sono dei ritardi nel tratto compreso fra Presso e la località Dosso, a Sale Marasino (il termine di consegna dei lavori era fissato al 7 febbraio scorso, poi è slittato alla fine di maggio, ndr). Stiamo tempestando di ordini di servizio l’impresa De Lieto affinché incrementi uomini e mezzi. Dopo giugno scatta la penale».

Non è tuttavia il caso di drammatizzare, secondo lui: «Un intoppo assorbibile, niente di grave. Anche perché nei prossimi mesi saremo impegnati a installare nelle gallerie gli impianti di illuminazione e aerazione e i semafori che si accendono in presenza di alte concentrazioni di gas». Già, a che punto è la relativa perizia suppletiva, l’ultima di una serie infinita?

I progetti, redatti dall’Ufficio tecnico dell’Anas di Milano, sono stati in questi giorni passati al vicino ufficio amministrativo per i conteggi del caso. Quindi si dovrà superare la solita trafila: invio della pratica a Roma, richiesta della copertura finanziaria (3 milioni e 600mila euro), coinvolgimento del ministero delle Infrastrutture.

Le gare d’appalto, a sentire Arcoleo, si apriranno all’inizio dell’estate. E dureranno, visti i tempi tecnici consueti, almeno un paio di mesi. Poi i lavori. Niente colonnine Sos foniche, né estintori, né idranti con bocchette a pressione Uni 45 nelle più lunghe gallerie sebine, come prescrivono le ultime disposizioni? «Le gallerie sebine, illuminate, aerate e dotate di impianti semaforici, saranno sicure: basterà attenersi al codice della strada, rispettando le distanze fra veicolo e veicolo e i limiti di velocità prescritti – risponde il nostro interlocutore –. Le colonnine Sos, gli estintori, gli stessi idranti vanno installati solo se monitorati e controllati da un sistema di telecamere. Troppo costoso. In questa fase, ci limiteremo a uno standard minimo di sicurezza».

Anche 1 24 miliardi e 183 milioni di vecchie lire messi a disposizione dall’ormai famosa perizia suppletiva approvata nel 2000 saranno a malapena sufficienti a ultimare l’asta a scorrimento veloce della nuova Sebina orientale. Al presente, dunque, niente soldi per due opere chieste a gran voce dall’Amministrazione comunale di Sale Marasino – lo svincolo di Presso e la galleria artificiale in località Nul-Dosso –, né per realizzare in sopraelevazione l’innesto a valle dello svincolo di Collepiano, a Marone.

«Le opere di mitigazione ambientale, lo svincolo di Presso e le migliorie proposte dalla Comunità montana del Sebino bresciano e dalla Provincia si possono realizzare anche in una seconda fase – argomenta Arcoleo –. Quanto ai finanziamenti necessari, non fa differenza che lo Stato li passi all’Anas o alla Provincia, cui la nuova sede è stata affidata dal 1º ottobre 2001: l’importante è che alla superstrada siano destinati».

C’è però il rischio che, una volta aperta la nuova Sebina orientale, si sia costretti a richiuderla per eseguire i lavori di completamento e integrazione testé citati. É il caso della galleria artificiale Nul-Dosso, i cui pannelli fabbricati a volta si potrebbero montare la notte. Ma per le fondamenta si dovrà bloccare il traffico. A meno che non si decida di anticiparne la costruzione nei prossimi mesi...

«Non ci sono soldi per le fondamenta in questione, non possiamo distogliere risorse dall’asta principale – taglia corto Arcoleo –: prioritario è rispettare le scadenze».


 

 

BRESCIAOGGI [...] GIUGNO 2002

L’amministratore dell’Ente tira le somme: «La statale 510 verrà inaugurata entro la primavera 2003; Statale 42: mancano 47,5 milioni di euro che potrebbero arrivare dal piano triennale 2003-2005; Statale 39: è prevista la costruzione di una variante a Corteno Golgi per un costo di 9,4 milioni di euro»

Strade: l’Anas fa il punto

Vincenzo Pozzi illustra la realtà del comprensorio

di Paolo Bornatici

Una situazione annosa, una questione senza fine che toglie ossigeno all’economia locale. La situazione relativa alla viabilità in Valle Camonica, da lungo tempo oggetto di discussione e dibattito tra le istituzioni locali e gli enti preposti alla gestione della circolazione stradale, ha avuto uno spazio elettivo in occasione del convegno che si è svolto a Boario sul tema: “Una linea verso l’Europa”.

Un appuntamento che ha dato indicazioni importanti, anche in virtù della caratura dei relatori.

Per approfondire il dopo congresso abbiamo interpellato, a Roma, Vincenzo Pozzi, amministratore dell’Anas, per fare il punto sullo stato dell’arte, procedendo sulla base degli interventi in essere o in fase di completamento.

Statale 510. A quanto ammontano gli investimenti e come si intende procedere perché, come promesso dal ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, i lavori siano conclusi entro la primavera del prossimo anno? «L’ammodernamento della statale 510, che collega Brescia alla Valle Camonica, è costato 160 milioni di euro – spiega Vincenzo Pozzi –. I lavori principali sono sostanzialmente ultimati e per l’apertura al traffico occorrono solo alcuni interventi complementari, come la realizzazione degli impianti tecnologici. Prevediamo di inaugurare l’opera entro la primavera del 2003. Comunque, allo scopo di accelerare i lavori e di rispettare i tempi, ho dato disposizione al Compartimento di predisporre gli appalti con procedura accelerata e di includere nei contratti clausole relative sia ai tempi che all’esecuzione, anche adottando più turni lavorativi».

Statale 42. Durante il convegno, lei ha parlato di un buco di 90 miliardi di vecchie lire, quanto serve per completare i lavori del V e VI lotto. A questo punto, quali sono le strategie da adottare? «La variante alla strada statale 42, che collega Bergamo alla Valle Camonica, è stata suddivisa in tre lotti. L’ultimazione dei lavori del 4º lotto (variante agli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro) è prevista per il dicembre del 2003, con un impegno complessivo di spesa di 34,3 milioni di euro, interamente finanziati. Il 4º lotto richiede però un interventi di completamento che riguarda la variante di Capodiponte. Contiamo di individuare una soluzione progettuale entro l’anno. L’impegno di spesa previsto è di 20 milioni di euro. Per il 5º e 6º lotto (variante esterna agli abitati di Capodiponte, Sellero e Cedegolo), stiamo provvedendo all’aggiornamento del progetto, la cui ultimazione è prevista entro settembre 2002. L’impegno di spesa è di 78 milioni di euro: attualmente abbiamo a disposizione 50 milioni di euro di residuo del primo appalto rescisso. I conti sono presto fatti – continua Pozzi –, per completare i tre lotti mancano all’appello 47,5 milioni di euro. Stiamo valutando la possibilità di includere questi finanziamenti nel Piano triennale Anas 2003-2005».

Statale 39 (Edolo-Aprica). Attualmente, dopo la chiusura che si è resa necessaria nei giorni scorsi a seguito del crollo di parte della carreggiata, la strada è stata parzialmente riaperta. Da tempo, la Comunità montana di Valle Camonica insiste perché si proceda ad una riqualificazione generale della tratta. Cosa ne pensa? «Conosciamo bene il problema. Abbiamo previsto la costruzione di una variante in galleria in località Corteno Golgi, del costo di 9,4 milioni di euro, con la messa in sicurezza del tratto dalla caduta massi. I progetti esecutivi sono stati redatti dalla stessa Comunità montana della Valle Camonica. L’Anas ha avviato le procedure per la convocazione della Conferenza dei Servizi che, presumibilmente, si potrebbero concludere entro il dicembre del 2002. L’intervento è incluso nel nostro Piano triennale 2002-2004, nell’area inseribilità, il che vuol dire che se la Conferenza dei Servizi si concluderà celermente, potremmo iniziare i lavori già entro il 2003, come ha assicurato anche il ministro Lunardi. Quanto all’emergenza frana, i tecnici dell’Anas sono subito intervenuti, nonostante la pioggia battente e, lavorando incessantemente anche durante la notte, hanno completato a tempo di record una pista provvisoria, ricavata sul fianco della montagna. Ciò ci ha consentito proprio in queste ore di riaprire parzialmente la statale al traffico, a senso unico alternato, molto prima di quanto si pensasse. Purtroppo, per la riapertura totale del tratto ci vorranno altri 30-45 giorni, perché le alluvioni di questi giorni hanno danneggiato seriamente il muro di sostegno e parte del corpo stradale».

Trafori del Mortirolo. Il disegno ha ottenuto largo consenso da parte degli enti locali, oltre ai rappresentanti provinciali di Trento e Sondrio. É possibile quantificare l’opera dal punto di vista dei costi. Quali le prospettive per la Valle ed Edolo? «Il traforo del Mortirolo rientra nell’asse Brescia-Stoccarda, che costituisce un itinerario strategico europeo e permetterebbe di migliorare notevolmente il collegamento del Nord Italia e delle valli bresciane con le regioni della Renania e con Bruxelles. Si tratta dunque di un’opera di primaria importanza, che ci interessa sviluppare. Ci sono in campo diversi progetti. L’Anas in passato ha proposto un’idea progettuale di collegamento misto strada-ferrovia tra Brescia e Stoccarda, di cui il traforo del Mortirolo e il traforo della Stelvio fanno parte, che costerebbe circa 13mila milioni di euro. Verificheremo insieme al Ministero e agli enti interessati quale possa essere la soluzione migliore».

 

 

 

BRESCIAOGGI 18 GIUGNO 2002

Verso la conclusione la Pisogne-Darfo e la Prevalle-Mazzano. in progetto la Seniga-Urago

Per il 2003 la Provincia investe 3 milioni di euro

di ...

Tre milioni di euro, circa 5 miliardi 800 milioni delle vecchie lire per nuove piste ciclabili. È la cifra investita dalla Provincia di Brescia per il biennio 2003-2004. Nel 2000 e 2001, il Broletto ha messo a disposizione 2 milioni e 600 mila euro (poco più di 5 miliardi di lire). In fase di realizzazione i percorsi Pisogne-Darfo e Mazzano-Prevalle; in fase avanzata di progettazione avanzata sono le piste Seniga-Urago, Basso Garda e Valtrompia.

Nel bilancio di previsione dell’anno in corso sono stati inseriti gli interventi per il secondo stralcio della Brescia-Bassa, per la Prevalle-Salò; per il secondo lotto della Sebino-Camuna, e della Brescia-Mincio, per un totale di un milione e 550 mila euro (3 miliardi di lire), oltre al milione e 290 mila (quasi due miliardi e mezzo) assegnati come contributo alla Comunità montana del Sebino per la Vello-Toline. Come detto, altri tre milioni di euro sono stati stanziati per opere da realizzare nel 2003 e 2004.

Del problema dell’uso della bicicletta, della realizzazione di nuove piste e della tematica della sicurezza stradale, si è discusso nei giorni scorsi alla «Prima conferenza nazionale sulla ciclabilità del territorio».

L’assessore Mauro Parolini ha spiegato che «le Province hanno chiesto in sostanza che, a partire dalla legge finanziaria in corso, e così ogni anno, vengano destinati non meno di 210 milioni di euro a sostegno della Legge 366/98 sulla mobilità ciclistica e sulla sicurezza stradale degli utenti della due ruote. E che, contemporaneamente, il Governo si doti di un Piano della mobilità ciclistica, nel quale siano stabiliti gli obiettivi di sviluppo del trasporto ciclistico entro il 2005».

Esprimendo soddisfazione per l’unanimità delle Province italiane, Parolini ribadisce l’appoggio del Broletto e ricorda quanto nel nostro territorio sia stato attuato, oltre agli stanziamenti previsti per il 2002 per piste e itinerari ciclabili.

 

 


 

BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2002

Delusione e amarezza fra i membri del comitato “Un treno per la vita”, che si batte per ottenere i passaggi a livello

«Ormai non abbiamo più parole»

di Fausto Scolari

Altri due morti. Il tributo di sangue non accenna a diminuire sulla ferrovia Brescia-Iseo-Edolo. Stavolta la malasorte è toccata a un sessantottenne di Prestine e a una signora 44enne di Braone. La scena è sempre la stessa. Un passaggio a livello incustodito (in questo caso quello che porta all'abitato di Braone), il sole, la disattenzione e la morte che arriva con le sembianze di un treno. Lamiere contorte, corpi dilaniati, famiglie gettate nella disperazione. «Non abbiamo più parole se non quelle che possono dare un minimo di conforto alle famiglie delle vittime», sottolinea sconsolata Cristina Marchina, a nome del Comitato «Un treno per la vita», sodalizio nato nel luglio 1995, sull'onda del dolore provocato dalla morte di Maria Grazia Danesi e di Valeria Alberti, vittime di un incidente analogo, avvenuto a Corte Franca.
«In questi anni abbiamo fatto di tutto per tenere alta la discussione in merito alla messa in sicurezza della linea ferrata. Manifestazioni, sit-in, raccolta di firme, apparizioni anche in televisione, l'ultima delle quali il 9 maggio scorso a «La vita in diretta». Davanti alle telecamere i dirigenti delle Ferrovie Nord comunicarono che entro gennaio 2003 i treni percorreranno in sicurezza l'intero tratto da Brescia a Edolo. Speriamo che la promessa venga onorata e cessi finalmente lo stillicidio di incidenti».
L'annosa questione dei passaggi a livello della linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo, secondo il Comitato «Un treno per la vita», va dunque chiusa al più presto, accelerando al massimo i lavori per la gestione generalizzata dei passaggi a livello con barriere automatizzate.
Una ristrutturazione avviata nel 1997 che si dovrebbe concludere - il condizionale è d'obbligo in questi casi - entro il gennaio prossimo, a fronte di un investimento complessivo di circa 172 miliardi di vecchie lire.
In verità dal 1997 ad oggi, anche in virtù di accordi con i Comuni attraversati dalla linea, i passaggi a livello sono diminuiti di numerose unità, operando attraverso la messa in opera di cavalcavia, sottopassi o percorsi alternativi.
Nel 1997 i passaggi a livello lungo la linea erano 178, di cui 130 senza barriere. Ora da munire di impianti di sicurezza automatizzati ne rimangono una quarantina. Alla fine della ristrutturazione gli attraversamenti dovrebbero essere 118, tutti protetti da barriere automatizzate.
«Quando arriverà quel giorno - conclude Cristina Marchina a nome del comitato - faremo in modo di farlo segnare sul calendario, come fosse una festività. Vorrà dire che finalmente si potrà transitare da Brescia a Edolo senza più il pericolo in agguato di un attraversamento ferroviario incustodito».


 

 

BRESCIAOGGI 12 LUGLIO 2002

La Fnm: «per le barriere gara d’appalto in corso». Il 25 si aprono le buste

di ...

La linea sarà presto resa sicura. Le Ferrovie Nord Milano, nell’esprimere il profondo cordoglio per i familiari delle vittime dell’incidente ferroviario di Braone di ieri pomeriggio, ribadiscono in un comunicato il loro impegno «per ridurre a sei i passaggi a livello senza protezione entro la fine dell’anno». Per la protezione con barriere del passaggio a livello di Braone, dove è avvenuto l’incidente, «è in fase di svolgimento una gara d’appalto per la quale si apriranno le buste il prossimo 25 luglio». Dal 1997 ad oggi, con gli interventi effettuati - precisano le Ferrovie Nord Milano - sulla linea Brescia-Iseo-Edolo i passaggi a livello sono diminuiti da 178 a 145 nel maggio 2002, e scenderanno a 129 entro la fine dell’anno.
«Cinque anni fa i passaggi a livello non protetti erano 48, oggi sono scesi a 22 e saranno soltanto 12 entro fine anno. I passaggi a livello protetti solo con segnali luminosi e acustici dagli 83 del ’97 sono diminuiti a 36 e arriveranno a 11 entro dicembre, e di questi 5 sulla tratta Bornato-Rovato interessata solamente dal trasporto merci. Di tutti i passaggi a livello esistenti nel 1997, 33 sono stati eliminati completamente con opere sostitutive e 40 sono stati potenziati con l’installazione delle barriere».
E ancora: «La trasformazione dei passaggi a livello con segnalazione ottica e acustica (Soa) a barriere complete è legata alla realizzazione degli impianti di stazione con apparati elettrici (Acei), che permettono di comandare i movimenti dei treni nella stazione tramite pulsanti. Dei 19 impianti previsti, 11 saranno dotati di sistemi elettronici innovativi denominati Ascv (Apparati statistici con calcolatore vitale).
«Poiché la linea Brescia-Iseo-Edolo è stata la prima rete in Italia ad utilizzare questo tipo di apparato - ricordano alle Ferrovie Nord -, l’iter approvativo per la sua omologazione da parte del ministero dei Trasporti è stato piuttosto difficoltoso. L’approvazione definitiva è avvenuta il 18 giugno dello scorso anno. Subito dopo sono cominciati i lavori e dalla fine di settembre sono stati attivati 10 di impianti Ascv che hanno anche la funzione fondamentale di comandare e proteggere gruppi di passaggi a livello».
Infine una notizia: «La prossima settimana entrerà in funzione il nuovo impianto di Sulzano con la protezione di 4 passaggi a livello. Fino ad oggi l¹investimento complessivo sui passaggi a livello è stato di circa 413 milioni di euro e complessivamente sull’intera rete di 774 milioni di euro».


 

 

BRESCIAOGGI 13 LUGLIO 2002

Morte sulla Brescia-Edolo. A Braone e Malonno niente barriere lungo la ferrovia fino al 2003

Quei cinque passaggi a rischio

Sicurezza, lavori in ritardo: 38 le vittime del dal 1988

di Giuseppe Zani

Si trovano a Braone e a Malonno gli attraversamenti incustoditi della ferrovia che saranno eliminati o dotati di barriere per ultimi, e cioè nel 2003. Si tratta dei Soa (passaggi a livello protetti solo con segnali ottici e acustici) di via Dossi e via Valeriana, a Braone, e dei Soa di via Molbeno, via Radello e via Lava a Malonno. Lì, per almeno altri dieci mesi, si potrà continuare a morire.  Attenzione a quando si arriva da quelle parti, dunque. Il Soa di via Dossi, dove giovedì hanno perso la vita Amalia Rebuffoni e Giovanni Tottoli, è inserito in una gara d'appalto che, sfortunatamente per le ultime due vittime, s'è dovuta rifare. La nuova gara, per un importo di 1 milione 250 mila euro, verrà aggiudicata il prossimo 30 luglio. Tempo una decina di mesi, come detto, e a Braone saranno messi in sicurezza l'intersezione con la strada provinciale 89 e i Soa di via Dossi e via Valeriana, mentre a Ceto si potenzieranno tre attraversamenti, ora protetti con semibarriere.
Tempi analoghi per i tre Soa citati di Malonno, che saranno chiusi o dotati di barriere. Per tutto il 2003 si potrà continuare a morire pure ai quattro Soa dislocati lungo la tratta Bornato-Rovato, meno pericolosa perché percorsa solo da uno o due convogli-merci al giorno, e tuttavia teatro di incidenti anche mortali.
Da qui alla fine del 2002, invece, le Ferrovie Nord Milano contano di mettere in sicurezza 25 passaggi a livello nel tratto ferroviario compreso fra Edolo e Iseo: 4 Soa saranno protetti con barriere comandate da un impianto che entrerà in funzione il 16 luglio, a Sulzano; il 6 agosto sarà attivato l'Acsv (Apparato di stazione con calcolatore vitale) di Toline, che automatizzerà l'utilizzo delle barriere al vicino Soa; da agosto a dicembre, infine, saranno aboliti o protetti altri 20 passaggi a livello. Un bel colpo di acceleratore.
Sino al giugno del 2001, in effetti, il programma di messa in sicurezza della Brescia-Iseo-Edolo è andato a rilento. A frenare un po’ il tutto, l'iter approvativo per l'omologazione da parte del ministero dei Trasporti degli impianti Acei (Apparati centrali elettrici itinerari), che sovrintendono all'incrocio dei treni nelle stazioni e, tramite gli Acsv, al funzionamento delle barriere agli ex Soa. Il sì del ministero è arrivato il 18 giugno 2001. Da allora, assicurano alle Ferrovie Nord Milano, si sono installati 10 Acei e protetti 40 passaggi a livello. La precedenza la si è data alla tratta Brescia-Iseo, perché più trafficata. Sicché, al presente, fra Brescia e Iseo tutti i passaggi a livello hanno barriere automatiche, tutte le stazioni con più di un binario hanno gli impianti Acei e Acsv, e tra una stazione e l'altra è stato attivato il blocco conta-assi (impedisce che due treni impegnino contemporaneamente lo stesso binario).  Identica situazione si registrerà entro la fine del 2002 sulla tratta Iseo-Pisogne. Ecco le opere che si realizzeranno fra Pisogne ed Edolo entro la fine di quest'anno: la chiusura dei Soa di via Rovedoli e via Lentumi, a Erbanno; l'Acei, la protezione di un Soa e l'abolizione di un altro, a Cogno; l'Acei, la protezione di 4 passaggi a livello, di cui 2 Soa, a Cividate; l'Acei di Breno, che consentirà di proteggere 2 Soa prima del paese e di potenziare un Soa e un «semibarriere» dopo il paese; due Soa trasformati, a Forno d'Allione; due Soa e un «semibarriere» protetti, a Sonico; l'Acei e un passaggio a livello potenziato, a Edolo. Slittano al 2003 la messa in sicurezza dei Soa di Braone e Malonno, di cui s'è detto in apertura, gli impianti Acei di Darfo (tutti i passaggi a livello prima e dopo la stazione sono già protetti) e di Cedegolo, l'Acei di Rovato e la protezione dei 4 Soa dislocati lungo la tratta Rovato-Bornato.
Alla fine del 2003, il rischio di incidenti all'attraversamento dei binari dovrebbe essere neutralizzato. Così almeno prevede il programma di investimenti aggiornato delle Ferrovie Nord Milano. Un programma che si è cominciato a delineare a metà degli anni '80, quando già si profilava l'uscita di scena della Snft, la società romana cui si deve la costruzione della ferrovia.  Priorità delle priorità, già allora, la messa in sicurezza dei passaggi a livello pericolosi. I lavori, però, sono proceduti a passo di lumaca sino al '97, e a piccoli passi sino al 2000. Il colpo di acceleratore, come detto, solo negli ultimi due anni. Adesso, visto che ai Soa incustoditi si continua a morire - 38 le vittime dal 1988 a oggi -, il capolinea dei lavori è stato fissato al 2003.
Sul problema della sicurezza è intervenuto con un comunicato anche Dario Balotta, segretario generale della Fit-Cisl Trasporti che sottolinea: «Il presidente della Regione Roberto Formigoni dovrebbe pensare a porre rimedio a quell’autentica strage annunciata che è la ferrovia Brescia-Iseo-Edolo». Sulla linea, sostiene il sindacalista, «in media perde la vita una persona ogni cento giorni, a causa del ritardo negli interventi per una maggior protezione e sicurezza dei passaggi a livello». Balotta propone la creazione di una commissione d’inchiesta «per accertare le responsabilità di queste inadempienze».


 

 

BRESCIAOGGI 21 LUGLIO 2002

L’area di interscambio dei treni e bus delle ferrovie Nord non è mai stata attivata

Breno, una stazione a metà

Il lavori sono costati 530 milioni delle vecchie lire

di Ruggero Marani

La Vallecamonica è in attesa della gara d’appalto europea per decidere il gestore della linea ferroviaria Brescia- Iseo Edolo, oggi controllata dalle Ferrovie Nord Esercizio, gruppo della Regione Lombardia. Un passaggio fondamentale per la risoluzione di numerosi problemi, dalla messa in sicurezza, all’intensificazione del servizio alla riduzione dei tempi di percorrenza.
A Breno l’attesa di questa gara d’appalto ha un motivo in più per essere sospirata dai cittadini: la sistemazione dell’area di interscambio fra autobus e treni delle Ferrovie nord. Un progetto che porta la data del 1994 ma che a distanza di otto anni, nonostante l’investimento di ben 530 milioni di vecchie lire, di cui il 75% a carico della regione Lombardia, non è stato ancora completamente messo in opera.
Sulla carta, l’area in questione doveva essere resa funzionale in breve tempo. Dopo i lavori di pavimentazione di tutta la parte di terreno antistante la stazione (sui lati e al centro era prevista la realizzazione di aiuole), l’innalzamento di una pensilina nella parte retrostante la stazione e la costruzione di una sala d'attesa completamente rivestita da vetri trasparenti sulla destra della stessa, il progetto prevedeva anche la demolizione di un vecchio capannone adiacente alla stazione. Sull’area asfaltata dovevano sostare gli autobus per la salita e discesa dei passeggeri mentre sul lato destro, doveva essere costruita una terrazza trapezoidale, adibita a parcheggio per le automobili. Sotto la terrazza, infine, sarebbero stati ricavati posti macchina, riservati ai passeggeri dei treni e alle vetture del comune di Breno.
Lavori che effettivamente sono stati realizzati. Eppure la zona di interscambio e la sala d'attesa non sono mai entrate in funzione. Come se non bastasse, da circa un anno una vetrata della sala d'attesa (ironia della sorte) è stata rotta - sembra da un veicolo in retromarcia, oppure dai soliti mascalzoni notturni - ma è mai stata riparata.
Certo non è il modo migliore per presentarsi ai turisti. Viene da chiedersi cosa pensa il forestiero che dopo essere sceso dal treno si trova costretto a salire sulla grande scala antistante la stazione ferroviaria costantemente sporca ed erbosa. E viene facile pensare che proseguendo con questa politica della non curanza i turisti diminuiranno ogni anno e allora potrebbe essere inutile spendere miliardi per riparare il Castello di Breno.


 

 

IL GIORNO 6 AGOSTO 2002

Riaprono i cantieri sulla 510

di Magda Biglia

BRESCIA — Le promesse sull'inaugurazione in primavera di nuovi tratti del 510 sebina e camuna pare che saranno mantenute.
Ieri erano a Brescia i vertici dell'Anas a confermare che i cantieri dei tre lotti rimasti bloccati da tempo, il quarto, il quinto e il sesto sono ripresi e che quindi con lo sbocciar dei fiori dovrebbe concludersi un'altra tappa della ventennale travagliata storia di questa arteria determinante per il lago d'Iseo e la Valcamonica. Alla fine di settembre dovrebbero essere completati i lavori principali, seguiti poi da altri collaterali come gli impianti tecnologici della galleria. Resterà da risolvere la questione dei vari svincoli a livello locale. Ma la presenza e i sopralluoghi ieri effettuati dai signori dell'Anas con l'assessore provinciale Mauro Parolini e gli incontri con il presidente Alberto Cavalli hanno avuto il compito di dare chiarimenti concreti sulle principali ferite aperte della nostra rete viaria, sia per la parte che l'azienda nazionale ha tenuto per sé, sia per la parte passata al Broletto ma ancora gravata da cantieri Anas.

Finanziamenti stabiliti e accelerazione degli adempimenti burocratici hanno fatto in modo che ripartano le opere sulle statali 39 dell'Aprica, che collega il Bresciano alla Valtellina, e sulla 42 del Tonale e della Mendola. Per quanto concerne la famigerata gardesana 45 bis è avviata la procedura d'appalto per lo svincolo di Salò e sono a buon punto anche i procedimenti per la galleria Forbisicle e per gli interventi a nord di Limone.
Qualche speranza pare ci sia in futuro anche per il raddoppio delle gallerie di Gargnano e lo svincolo verso Tignale.
I macchinari sono in funzione anche sulla Goitese, ex statale ora provinciale. In meno di un anno saranno pronti la variante di Montichiari con lo svincolo di Novagli e le opere in località Vighizzolo e Fascia d'oro. A buon punto sono anche le integrazioni di segnaletica e la corsia di interscambio fra la tragica lenese e la goitese a sud ovest di Montichiari. Si lavora infine anche alla 237 valsabbina e alla 11 attorno a Chiari. I dirigenti Anas hanno mostrato di voler accelerare le procedure pur nel continuo contenzioso degli appalti dovuto al periodo di mutamenti legislativo.
Ci sono situazioni talmente annose che è impensabile non concluderle ma l'intenzione e l'annuncio è quello di voler rivedere la disastrata viabilità bresciana nel complesso anche con la proposta di nuovi progetti.

 


 

BRESCIAOGGI 10 AGOSTO 2002

I vertici dell’Anas in Provincia hanno fatto il punto sui finanziamenti e lo stato di avanzamento dei lavori

Strade, il 2003 sarà l’anno decisivo

Entro giugno la Sebina e le varianti alla Goitese e all’ex statale 11

di Claudio Ziliani

Forse è stata la recente visita ai cantieri aperti del ministro Pietro Lunardi, oppure, una presa di coscienza delle fastidiose quanto inutili lungaggini. Fatto è che a Brescia la strategia Anas in tema di strade sembra essere radicalmente cambiata.Ora la filosofia è quella dell’operatività in tempi brevi. E il 2003 sembra essere un anno cruciale.

La vera novità è che le procedure proseguono parallele: mentre sul territorio si preprarano i progetti a Roma l’Anas centrale si muove per reperire i finanziamenti. L’operazione consente di risparmiare tempo prezioso (qualche mese) prima di passare alla fase della Conferenza dei servizi. Un concetto che è stato sottolineato più volte ieri mattina in Broletto dal direttore compartimentale del Nord Italia dell’Anas Carlo Bartoli accompagnato dal capo compartimentale della Lombardia Nerio Chioini dopo la visita ai cantieri della nostra provincia.

I vertici dell’Anas si sono riuniti per fare il punto della situazione col presidente della Provincia, Alberto Cavalli, e l’assessore ai Lavori pubblici, Mauro Parolini.

Altra novità, la procedura non per singoli lotti ma per più lotti così da poter avere un progetto complessivo e accelerare i tempi di realizzazione.

- 39 dell’Aprica

Tanto per cominciare ci sono buone notizie per la Valcamonica. La 39 Del Passo dell’Aprica ha già ottenuto un finanziamento di 9 più 3 milioni di euro per lavori di adeguamento e messa in sicurezza del tratto nel comune di Corteno Golgi mediante la realizzazione della variante (2 lotti). Prima dell’appalto dei lavori si dovrà procedere alla Conferenza dei servizi.

- 42 Del Tonale e della Mendola

Sulla 42 Del Tonale e della Mendola si stanno invece rivedendo completamente il IV°, V° e VI° (e il secondo stralcio di quest’ultimo). Il progetto definitivo dovrebbe essere steso entro ottobre, quindi si passerà alla fase dei finanziamenti, poi alla Conferenza dei servizi per l’approvazione complessiva. Verranno inoltre verificati i finanziamenti per il lotto numero VIII.

«La Vallecamonica dopo lunga attesa finalmente vedrà qualcosa di concreto. Il nostro impegno - ha sottolineato il presidente Alberto Cavalli - non è solo di chiudere le partite aperte, che sono tante, ma di pensare anche al futuro per migliorare ulteriormente la viabilità».

- Sebina Orientale

Altra opera attesa è la nuova 510 Sebina orientale. La promessa del ministro Lunardi: l’apertura della strada entro il prossimo giugno sembra proprio verrà rispettata. Il IV° e VI° lotto sono terminati da tempo diversamente dal V°. Ora i cantieri sono ripresi su tutti e tre i lotti. L’apertura dell’asta principale per il collegamento con la Vallecamonica è di massima rilevanza a detta dei vertici dell’Anas. Non è un caso che secondo le previsioni i lavori principali del lotto numero V saranno ultimati per fine settembre. Dopodiché si procederà agli impianti tecnologici in galleria. «Le perizie sono già state fatte - spiega l’ingegner Nerio Chioini - così pure le gare d’appalto. Pensiamo di tener fede all’impegno di giugno anzi faremo il possibile per anticipare di qualche settimana». Altra questione saranno gli svincoli che verranno realizzati non appena stabilite le priorità. Per il momento l’obiettivo è aprire la strada.

- Gardesana Occidentale

Ottime notizie anche per la 45 bis «Gardesana Occidentale». Già firmata la disposizione per l’appalto di adeguamento dello svincolo di Salò con la 572 per Desenzano (circa 20 milioni di euro). I lavori inizieranno entro il 2003. Già indetta invece la conferenza dei servizi per la realizzazione della galleria Forbisicle.

«Sul Garda la linea di intervento - spiega l’assessore Parolini - è duplice, da un lato si mira a garantire maggiore sicurezza, dall’altro a migliorare la fluidità del traffico». Da qui la proposta di inserire nella fascia A, nelle opere finanziate dall’Anas, la messa in sicurezza della 45 bis all’altezza di Limone. Altra questione il futuro allargamento della galleria di Gargnano e dello svincolo a Tignale.

- Goitese

Entro il primo semestre 2003 è invece prevista la consegna del II° lotto, variante di Montichiari della ex strada statale 236 Goitese. I lavori inizieranno in settembre e in pochi mesi si procederà sia alla costruzione del lotto che alla posa della segnaletica. Non ci sono problemi per il III° lotto dalla località Fascia d’Oro a Vighizzolo. Mancano gli impianti di illuminazione e gli svincoli che saranno finanziati e realizzati in base alle priorità segnalate dalla Provincia. Il 95% dei lavori sono tuttavia già conclusi.

- 237 Del Caffaro

Sulla ex statale 237 Del caffaro per la Valsabbia sono stati riaperti i lotti dai Tormini fino a nord di Barghe. In passato c’erano stati problemi legati all’espropria zione ma ora i lavori sono nuovamente avviati.

- Padana Superiore

Entro una decina di mesi sarà aperta la variante e lo svincolo a Ponte S. Marco della ex statale 11 . Il progetto sta per essere esaminato sotto il profilo tecnico a Roma e tutto dovrebbe procedere senza intoppi. La parte Ovest della strada 11, da Travagliato a Urago, oggi è parzialmente aperta. L’intersezione con la sp 42 a sud di Chiari è importantissima. Le bretelle realizzate da tempo dall’Anas sono chiuse ma recentemente si è proceduto all’appalto dei lavori per renderle fruibili. Uno svincolo aprirà a settembre.

Si dovrà attendere invece gennaio-febbraio per l’apertura dell’intersezione con la sp 19, già appaltata. Rimane in sospeso il collegamento fra la ss 11 e la sp 17. Bisognerà attendere l’attivazione delle procedure con i privati. L’Anas ha già messo a disposizione le risorse.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 10 AGOSTO 2002

Incontro in Provincia fra il presidente Alberto Cavalli e i dirigenti dell’ente stradale sullo stato dei progetti e dei lavori nel Bresciano

L’Anas promette: «Tempi brevi per i cantieri»

di Carlo Muzzi

Nuovi cantieri sulle strade bresciane per aumentare la sicurezza e migliorare la viabilità. Ieri si è tenuto un incontro tra il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, l’assessore ai Lavori pubblici, Mauro Parolini, e i rappresentanti dell’Anas. Carlo Bartoli, direttore compartimentale per il Nord Italia e il capo compartimento per la Lombardia Nerio Chioni, hanno colto l’occasione per fare il punto sui lavori di competenza Anas nella nostra provincia.

L’intenzione è di portare a termine con grande rapidità i lavori dei cantieri Anas attualmente aperti e velocizzare l’iter amministrativo per i cantieri futuri. Sull’argomento è intervenuto il presidente della Provincia Alberto Cavalli: «L’incontro ha avuto il sapore dell’operatività. L’Anas sta mostrando rinnovato impegno per risolvere i problemi legati alle strade di sua competenza».

I progetti si concentrano sulla risoluzione dei problemi legati a cinque strade statali.

SS 39 – Passo dell’Aprica

C’è il progetto, ma non ci sono i soldi. Si tratta di lavori per adeguare e mettere in sicurezza il tratto nel comune di Corteno Golgi con la costruzione di una tangenziale (due lotti). L’intenzione è anche migliorare il collegamento con la Valtellina in previsione del mondiale di sci del 2006.

SS 42 – Del Tonale e della Mendola

Sono due i progetti in fase di completamento e per i quali sono già previste le conferenze dei servizi a fine ottobre con il conseguente progetto esecutivo. Il primo progetto è collegato alla variante da Capodiponte a Cedegolo (il 1º stralcio del VI lotto). Il secondo è il 2º stralcio del VI lotto dei lavori. L’Anas punta all’approvazione complessiva dei lavori sul VI lotto in tempi rapidi. L’assessore Mauro Parolini ha sottolineato che i lavori legati alla statale 42 puntano ad un intervento più generale che permetterà di potenziare la direttrice che collega Edolo all’Aprica e a Pontedilegno.

SS 45bis – Gardesana Occidentale

[...]

Ex SS 236 – Goitese

[...]

SS 510 – Sebina Orientale

L’Anas sta lavorando sul IV-V-VI lotto contemporaneamente per anticipare l’apertura della Sebina di qualche mese rispetto alla data prevista del giugno 2003. L’operatività della ss 510 è vincolata alla disponibilità di tutti i lotti; da qui la scelta dei lavori in contemporanea (in cui si segnala un leggero ritardo per ciò che attiene al quinto).

 

 


 

BRESCIAOGGI 14 SETTEMBRE 2002

Dalla Provincia per le vie di comunicazione montane

Fondi per le strade

Contributi per più di 1.300.000 euro

di …

Nelle zone montane della nostra provincia ci sono numerose strade che, pur essendo di proprietà comunale, hanno un rilievo sovraccomunale e in alcuni casi servono per collegare le valli. Trattandosi di strade di montagna, necessitano spesso di interventi di manutenzione straordinaria, che richiedono spese ingenti non sempre alla portata delle singole Amministrazioni. La Provincia di Brescia, riconoscendo l’importanza di queste vie, ha istituito da tempo una forma di contributo che arriva a coprire fino alla metà dei costi degli interventi. Sono state infatti stipulate, con le singole Comunità montane, alcune convenzioni che elencano le strade comunali finanziabili e regolano l’erogazione dei fondi. Ogni anno le Comunità, in accordo con i Comuni proprietari delle strade, propongono alla Provincia gli interventi da finanziare.
Nei giorni scorsi la Giunta del Broletto ha stanziato alcuni fondi alle Comunità montane. Nel dettaglio: alla Valle Camonica, per 11 progetti dell’importo di 1.497.727 euro, sono stati assegnati 365.476 euro; alla Valtrompia, per 6 progetti dell’importo di euro 521.995 euro, sono stati erogati 139.938 euro; alla Valsabbia, per 4 progetti dell’importo di 529.360 euro, contributi per 232.680 euro; all’Alto Garda Bresciano, per 3 progetti dell’importo di 361.520 euro, contributi per 162.760 euro; al Sebino Bresciano, per 4 progetti di euro 260.000, sono stati stanziati 117.000 euro.
Considerato inoltre che il 2002 è l’anno internazionale della montagne, la Giunta provinciale intende proporre una variazione di bilancio per incrementare la compartecipazione finanziaria per la realizzazione degli interventi già approvati, con una ulteriore somma di 300.000,00 euro che verrà così riassegnata: 148.000 euro alla Valcamonica; 95.000 euro alla Valtrompia; 26.00 euro alla Valsabbia; 18.000 euro all’Alto Garda Bresciano; 13.000 euro al Sebino Bresciano.
Il contributo della Provincia è di 1.323.854 su un costo complessivo di 3.170.602.


 

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2002

La Regione stanzia 77 milioni di euro

La Provincia elimina i punti pericolosi

di v.c.

Molti Comuni bresciani stanno per risolvere i loro problemi di viabilità. Ieri mattina, in Broletto, è stato annunciato lo stanziamento di fondi per interventi sulle ex strade statali, che dal primo ottobre 2001 sono passate sotto la gestione della Provincia. Inoltre sono stati firmati gli accordi di programma tra il Broletto e gli enti locali per l’eliminazione di punti pericolosi lungo le strade statali bresciane.
Lo stanziamento di fondi per interventi sulle ex strade statali bresciane è stato approvato nei giorni scorsi dalla Regione. Nel prossimo quadriennio arriveranno ben 77 milioni di euro, poco meno di 150 miliardi di vecchie lire. Nel dettaglio: quest’anno, 4 milioni 900 mila euro; nel 2003, 33 milioni; nel 2004, 29 milioni 500 mila; nel 2005, 10 milioni 400 mila.
Per il 2002 sono a disposizione i soldi per la 668 lenese nel tratto Orzinuovi-Lonato (un milione di euro), per la 572 Desenzano-Salò (500 mila), per il completamento della deviante di Bagolino (852 mila) e per il tratto manerbiese della 45 bis (1,858 milioni) e per la 345 della Valtrompia nel tratto di Villa Carcina (500 mila).
Nel quadriennio 2002-2005 sono previsti 10 milioni di euro ciascuno per la 668 lenese (messa in sicurezza del tratto Orzinuovi-Lonato) e per la 572 Desenzano-Salò, 6 milioni duecento mila per il tratto capriolese della 469, poco più di un milione per la variante di Rovizza.
Ma come detto, ieri mattina in Broletto sono stati sottoscritti gli accordi di programma tra la Provincia e gli enti locali per l’eliminazione di punti pericolosi lungo le strade della provincia. Il totale dei lavori è di poco inferiore ai tre milioni e mezzo di euro: 2 milioni sono a carico della Provincia; il resto viene dagli enti locali: «La collaborazione tra Provincia ed enti locali - ha sottolineato l’assessore Mauro Parolini - ha portato buoni frutti. Grazie a queste intese, i singoli Comuni risolvono i loro problemi e noi diamo una risposta efficace sul tema della sicurezza delle nostre strade».
Gli accordi sono stati sottoscritti dal presidente della Provincia, Alberto Cavalli; dal presidente della Comunità montana della Valtrompia, Silvano Corli e dai sindaci dei Comuni di Borgo San Giacomo, Borgosatollo, Brandico, Calvisano, Cividate Camuno, Iseo, Longhena, Marmentino, Pavone Mella, Polaveno, Roccafranca, Tavernole sul Mella, Vallio Terme, Verolanuova e Verolavecchia.
I lavori inizieranno nella primavera del prossimo anno; la conclusione è prevista entro la fine del 2003. Le strade interessate sono: la sp 10 Gussago-Brione a Polaveno (la spesa: 206 mila euro); la sp 11 Orzinuovi-Acquafredda per una pista ciclabile a Pavone Mella (103 mila euro), per l’adeguamento di alcuni incroci a Verolanuova e Verolavecchia (258 mila e 206 mila euro); una pista ciclabile sulla sp 12 Iseo-Clusane (413 mila euro); la sp 23 Borgosatollo-Montirone (464 mila euro).
E ancora: la messa in sicurezza del tratto della sp 33 Bettolino-Manerbio a Brandico (258 mila euro); un tratto di pista ciclabile lungo la sp 37 Isorella-Fascia d’oro (206 mila euro); la sp 50 Tavernole-Nozza 490 mila euro); la messa in sicurezza del tratto di Vallio sulla sp 57 Gavardo-Sant’Eusebio (310 mila euro); la sp 72 Chiari-Roccafranca (310 mila euro); un percorso pedonale lungo la sp 12 Piancogno-Cividate (206 mila euro).


 

 

BRESCIAOGGI 18 SETTEMBRE 2002

Avviati i lavori per un nuovo argine sulla sponda destra dell’Oglio. Un’opera da 232mila euro

Berzo, una ferrovia più sicura

Il fiume sarà deviato. I cittadini: «temiamo le piene»

di Lino Febbrari

Da un paio di settimane, nei pressi della località Saletto di Berzo Demo, l'Anas e l'ufficio del Magistrato del Po ( l'ente che sovrintende ai corsi d'acqua che si gettano nel più grande fiume italiano) hanno avviato il cantiere per la realizzazione di un nuovo argine sulla sponda orografica destra dell'Oglio.
L'opera, che costerà 232 mila euro, oltre che per mettere al sicuro la linea ferroviaria da eventuali piene servirà soprattutto a proteggere un pilone di un viadotto della «Grande Incompiuta» ( il lotto compreso tra Capo di Ponte e Berzo Demo della cosiddetta superstrada della Valcamonica, al palo da anni), costruito direttamente nell'alveo del corso d'acqua.

 Per evitare l'erosione delle fondazioni del manufatto, il progetto messo a punto dai tecnici prevede lo spostamento di una ventina di metri del letto del fiume verso la statale che corre sulla sponda orografica sinistra. Tale intervento non è però assolutamente condiviso e preoccupa non poco i cittadini che abitano nelle di case di Saletto: temono che in caso di maltempo il fiume, costretto a forza nel nuovo letto notevolmente ristretto rispetto all'attuale, esondi e vada a danneggiare le loro abitazioni. «Un rischio che abbiamo corso già nell'autunno del 2000 - ricorda Sergio Baccanelli, portavoce del comitato spontaneo di cittadini sorto per contestare l'operazione -: questione di pochi centimetri e avremmo avuto l'acqua in casa. Le piene sono da temere. Siamo molto preoccupati perché a nostro modo di vedere stiamo assistendo all'ennesimo sperpero di denaro pubblico - prosegue Baccanelli - : viene deviato il fiume invece di mettere in sicurezza l'argine seriamente danneggiato qualche anno fa che protegge la statale, le nostre abitazioni e le piccole attività artigianali che si sono insediate in quest'area».
Quanto all'ipotesi avanzata da qualcuno che i lavori in atto possano in qualche modo precludere al completamento del lotto della superstrada, Baccanelli sostiene che questa «è solo una pia illusione. I soldi per completare il lotto non ci sono: i piloni e gli imbocchi delle gallerie resteranno a testimoniare per lungo tempo l'ennesima cattedrale nel deserto».
Sulla mancata messa in sicurezza dell'argine semidistrutto dall'ultima alluvione, i progettisti dell'Anas hanno assicurato i residenti che metteranno mano in un secondo tempo anche al rifacimento e al consolidamento dell'arginatura sulla sponda sinistra dell'Oglio. «Lo faranno quando ormai sarà troppo tardi - allarga le braccia Baccanelli - . L'autunno è alle porte e temiamo che la stagione delle piogge porti con sé nuovi guai per questa zona. Le promesse, è vero, sono state fatte, ma ripeto, prima di intervenire sull'altra sponda, dove ci sono solo prati e il famigerato pilone, bisognava rifare l'argine che difende da possibili inondazioni la statale e le abitazioni».
«A noi risulta - afferma Baccanelli - che l'Amministrazione comunale non sia neppure stata informata dell'avvio dei lavori. A cantiere aperto, il responsabile del procedimento avrebbe risposto al primo cittadino e a quanti chiedevano chiarimenti che, trattandosi di un bene demaniale, i committenti non erano tenuti a informare preventivamente l' ente locale. Così la sicurezza dei cittadini passa in secondo piano: si preferisce proteggere un manufatto destinato probabilmente a non sostenere nulla, invece di salvaguardare la nostra incolumità».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 29 SETTEMBRE 2002

Sebina: i lavori al sabato causano lunghi incolonnamenti

Code esasperanti, disagi e proteste

di Lucia Sterni

Nuovamente in tilt la circolazione sulla strada provinciale Sebina orientale, ex statale 510, che ieri ha registrato - ancora una volta, per la disperazione degli automobilisti e degli abitanti della zona, molti dei quali hanno telefonato in redazione lamentando l’assurdità della situazione - code chilometriche. La paralisi è stata provocata ancora una volta da improvvisi lavori di asfaltatura di un tratto della stessa arteria, diverse centinaia di metri nei pressi dell’ingresso nord di Sulzano. Inevitabili, quindi, le lunghe ed estenuanti attese per gli utenti della Sebina, forzatamente colti di sorpresa e costretti, loro malgrado, ad attendere ore per percorrere pochi chilometri di rivierasca. La circolazione, infatti, era consentita solo a senso unico alternato. Per evitare inutili e pesanti disagi ai moltissimi viaggiatori, si sarebbero potute eseguire tali operazioni di notte, quando il traffico sul Sebino è notevolmente ridotto. «Scegliendo il sabato, quando la circolazione è sostenuta per la presenza anche dei vacanzieri - spiega amareggiato un automobilista rimasto incolonnato per ore lungo l’arteria sebina - l’ente che ha permesso questi lavori (a proposito, Anas o Provincia? Entrambi si palleggiano le responsabilità), dimostra la mancanza di buonsenso nel gestire tali situazioni e di sensibilità nei confronti degli utenti. Perciò mi sento profondamente offeso».


 

 

BRESCIAOGGI 29 SETTEMBRE 2002

Viabilità. Lavori in corso: nuova rotatoria al bivio di Monno

Sicurezza all’incrocio

Valsaviore, si allarga la provinciale 6

di Lino Febbrari

Buone notizie per la viabilità camuna. Molti dei chilometri di strade gestiti dalla Provincia in tutto il territorio bresciano sono (o saranno a breve) oggetto di radicali interventi di manutenzione. In particolare, per quanto concerne l'alta valle, si tratta di mettere in sicurezza i numerosi tratti a rischio di dissesto idrogeologico. Per la complessa operazione appena avviata, il Broletto ha stanziato alcuni milioni di euro.
In territorio di Monno, da qualche giorno, sono partiti i lavori per la riqualificazione dell'innesto della provinciale 81 sulla statale del Tonale. Un intervento che, una volta completato, cancellerà le due attuali e pericolose deviazioni che collegano il fondovalle al piccolo paese e al passo del Mortirolo. Al loro posto verrà realizzato, a pochi metri dal Ponte dei Pellegrini che segna il confine con il comune di Incudine, un'ampia rotatoria che permetterà agli automobilisti un accesso più sicuro sulla provinciale (e viceversa sulla statale per chi scende da Monno). Anche il profilo della livelletta della «rotabile», che finora presentava nel tratto iniziale una notevole pendenza, verrà completamente ridisegnato, cosicché la pendenza stessa risulterà alla fine molto meno accentuata.
I muri in cemento armato destinati a sostenere la ripida scarpata saranno rivestiti in pietrame per diminuire l'impatto ambientale. La stessa scarpata sarà inerbata con essenze e arbusti autoctoni. I lavori, il cui importo totale si aggira sui 230 mila euro, dovrebbero terminare prima dell'arrivo della stagione invernale.
Importanti novità anche per la tormentata Valsaviore. Nei prossimi giorni inizieranno i lavori nel cantiere per l'ampliamento del tratto (circa 3,5 chilometri) della provinciale 6 compreso tra Fresine e Cevo. Le opere, per le quali la Provincia ha stanziato un milione e 800 mila euro, e che avrebbero dovuto cominciare lo scorso mese di giugno, si concluderanno nel giro di un anno. I tecnici hanno programmato in particolare massicci interventi di bonifica idrogeologica, di sistemazione dei versanti, oltre, come detto, a un sensibile allargamento della carreggiata, che in alcuni punti arriverà a sette metri. Ricordiamo che nel novembre del 2000 l'ondata di maltempo causò uno smottamento in località Zimellina, che spezzò in due la provinciale. Due anni fa l’Amministrazione provinciale fu costretto a posare con la massima urgenza un ponte Bailey, per ripristinare la circolazione. L'area della Zimellina è stata sistemata tra il giugno e il settembre dello scorso anno con una spesa di circa 450mila euro.
Sempre lungo la provinciale 6, e precisamente nella località Pozzuolo, teatro negli ultimi anni di numerosi smottamenti (alcuni dei quali nell'autunno del 2000 e nel gennaio del 2001 causarono l'isolamento degli abitati di Ponte, Fresine e Valle per diversi giorni) partiranno nelle prossime settimane gli interventi per la captazione e regimazione delle acque superficiali e per la definitiva messa in sicurezza di un lungo tratto dello scosceso versante che sovrasta l'arteria.
Per finire, interventi di riqualificazione e sistemazione delle aree a rischio sono previsti anche nella zona di Deria, lungo la strada che da Capo di Ponte sale a Paspardo, e sulla ex statale 300 del Gavia, passata dall'Anas alla Provincia di Brescia nell'ottobre dello scorso anno. Il cambio di gestione dell'importante strada che attraverso il valico del Gavia (2650 metri) collega Ponte di Legno a Santa Caterina Valfurva, ha dato da subito risultati insperati dal punto di vista della manutenzione ordinaria. Infatti, per esempio, è capitato in più di un'occasione durante l'estate che, dopo uno dei tanti temporali che si sono riversati con violenza nella zona, gli operai della Provincia siano intervenuti tempestivamente a rimuovere i sassi e i detriti trascinati a valle dalla forza dell'acqua. In passato, spesso il materiale restava sull'asfalto per settimane e settimane, mettendo a rischio in particolare l'incolumità di ciclisti e motociclisti.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 1 OTTOBRE 2002

L’assessore provinciale Mauro Parolini, durante l’incontro con i costruttori edili di Brescia, ha presentato i cantieri in corso e in progetto.

Fino all’ultimo euro per le strade

di Carlo Muzzi

Investimenti per oltre 200 milioni di euro: questo l’ammontare della spesa prevista per le strade nel 2003. L’ha detto l’assessore provinciale ai Lavori pubblici Mauro Parolini intervenendo ad una riunione della Giunta dei costruttori edili di Brescia. Ad aprire i lavori è stato, il presidente dei costruttori Alberto Giacomelli che ha invitato Parolini a fare il punto complessivo sulla viabilità nel Bresciano. In apertura della sua relazione Parolini ha ricordato come una razionalizzazione della viabilità sul territorio provinciale contribuisca ad un miglioramento della qualità della vita e facilitazioni per ciò che riguarda l’economia. «Il caso della Sebina che dovrebbe essere aperta all’inizio dell’estate del 2003 e dei suoi effetti sugli aspetti economico-sociali della Val Camonica è chiaro a tutti». A questo tema è legato quello dei cantieri dell’Anas che per anni sono rimasti fermi. «Ma la tendenza è cambiata - ha precisato Parolini - l’Anas ha cambiato il modo di fare. Da un anno la condotta è quella di portare a termine le opere in fretta». Infatti gran parte dei cantieri riaperti dall’Anas in varie zone della Provincia verranno terminati tra fine anno e l’inizio 2003. Ma l’anno prossimo sarà segnato anche dall’assegnazione dell’appalto per le migliorie della Tangenziale Sud (che avrà un costo di 103 milioni di euro): verrà realizzata la terza corsia e saranno rifatti tutti gli svincoli nel tratto che va dal casello di Brescia Ovest a Brescia Centro. Sono poi previsti interventi su statali e provinciali, Parolini ha presentato tre casi su tutti. Ci saranno nuovi cantieri sulla sp 668 «Lenese», che presenta problemi di sicurezza: sono previste nuove rotatorie ed una razionalizzazione degli incroci con le strade secondarie. Altra strada nel mirino è la 572 nel tratto da Desenzano a Salò che, come ha spiegato l’assessore, «presenta grossi problemi di fluidità del traffico: l’ipotesi è quella di eliminare tutte le svolte a sinistra e creare un nuovo sistema di svincoli». Terzo caso presentato è quella della 345 della Valtrompia per la quale si pensa di intervenire con una spesa di 8 milioni di euro «Questi lavori - ha sottolineato l’assessore - sono a parte rispetto a quelli per l’Autostrada, anzi si tratta di un progetto che vuole migliorare il servizio di coloro che continueranno ad utilizzare la strada normale». L’obiettivo dell’Amministrazione provinciale di fatto è quella di utilizzare tutti i fondi disponibili per i lavori pubblici e di far partire le gare d’appalto per tutti i cantieri previsti. Parolini ha poi toccato nella sua relazione opere come l’autostrada della Val Trompia: «Non ho mai avuto dubbi che quest’opera si farà. Il mio impegno è di arrivarci il prima possibile. Il consenso sull’autostrada in Val Trompia è molto largo». Di pari importanza è il progetto della Bre-be-mi «visto che la situazione sull’autostrada verso Milano è al momento insostenibile per oltre otto ore al giorno, mentre la soglia critica dovrebbe essere di 30 ore di collasso all’anno. Il progetto della Bre-be-mi andrà di pari passo con quello dell’alta velocità». Ci saranno lavori anche sulla Brescia-Piacenza che fino a Manerbio passerà da due a tre corsie. Nell’ultima parte della sua relazione Parolini ha sottolineato come il miglioramento complessivo della viabilità provinciale dovrà essere seguito anche da uno sviluppo ordinato dell’urbanizzazione in tutta la provincia.


 

 

BRESCIAOGGI  1 OTTOBRE 2002

Il Consiglio provinciale ha approvato la ricognizione dello stato di attuazione dei programmi. In corso lavori per quasi sedici milioni dedicati alla sicurezza stradale

Broletto, opere pubbliche per 73 milioni di euro

Ghirardelli: «Investimenti quasi raddoppiati rispetto al 2001». Giori: «Ma che fine ha fatto la terza corsia della tangenziale?»

di Tiziano Zubani

Appalti di manutenzione per 15.902.000 euro (suddivisi in 83 lavori), un piano per la gestione dei grandi progetti infrastrutturali, sviluppo della formazione professionale , attivazione del corpo di polizia provinciale, che ha un organico di 106 agenti. Con questi dati l’amministrazione provinciale fa la ricognizione, richiesta per legge, dello «stato di attuazione dei programmi e del permanere degli equilibri generali di bilancio». La difficoltà per un ente intermedio, come appunto è la Provincia, di fare ricognizioni nasce dal fatto che gran parte dei suoi compiti sono d’indirizzo più che di realizzazione. Per il resto la presentazione fatta dall’assessore al bilancio Corrado Ghirardelli non fa raffronti con progetti, ma enuncia sostanzialmente le opere iniziate, senza, peraltro, indicare lo stato di attuazione, come fa osservare l'opposizione. I dati, comunque, segnalano una vivace attività. Particolarmente importante è lo stanziamento di 520 mila euro per il ripristino della viabilità dopo le calamità naturali, come la frana scesa sulla ex statale 345 che ha isolato il Comune di Collio. Sono in funzione, comunque, 53 cantieri per lavori riconducibili al programma di graduale riduzione dei punti ritenuti di maggiore conflittualità e pericolo.
L’edilizia scolastica prevede interventi di carattere manutentivo per un importo complessivo di 6.300.000 euro per aggiornare gli istituti alle nuove normative. Anche la presenza di amianto nelle coperture di edifici ha costretto a un sostanzioso investimento: 1.130.000 euro per 8 stabili. Le nuove opere scolastiche hanno visto ultimare 24 cantieri (per una spesa di 9 milioni di euro) , mentre ce ne sono in corso 33 per complessivi 20 mila euro.
Sul versante sicurezza, la Provincia ha ora una sua polizia: si tratta di 106 agenti. Ci sono un nucleo di vigilanza ittico - venatoria; un nucleo di polizia stradale (45 unità). È in corso di costituzione il nucleo di polizia ambientale ed entro fine anno sarà costituito quello di polizia amministrativa.
«Investimenti importanti - sottolinea l’assessore Ghirardelli -; ci sono interventi per un importo quasi doppio rispetto allo scorso anno, anche per le nuove competenze attribuite alla provincia sulle strade e sulle scuole».
All’opposizione il risultato amministrativo non convince. Mino Giori (Ds) esprime il giudizio negativo del suo gruppo: «Non si capisce lo stato di avanzamento nella realizzazione delle opere. L’elencazione delle scelte è limitativa rispetto alla loro realizzazione». Per Giori è anche l’occasione di attaccare il governo Berlusconi: «Le difficoltà che evidenzia questa amministrazione sono anche figlie delle scelte romane. È evidente l’incapacità del governo centrale di andare su una strada di federalismo. Malgrado i proclami della Lega, la Finanziaria conferma la forte volontà di centralismo. Il centrodestra non riesce a confrontarsi con le istituzioni locali». Lancia dubbi sull’operatività della giunta: «Che fine ha fatto il progetto della terza corsia della tangenziale sud? È dal ’98 che ci sono le carte in regola per realizzarla, ma pare sparita. Serve un’operatività maggiore sul piano delle acque. Con l’arrivo della brutta stagione, l’inquinamento da polveri dell’aria tornerà. Non abbiamo visto alcun intervento per cercare di limitarlo. Infine, quanto al palazzo della Provincia: c’è il nuovo Prg del Comune che ne consente la costruzione. Che intenzioni ci sono, come ci si muoverà. A quali soldi si attingerà?»
Duro anche il lungo intervento di Mario Braga (Margherita): «La Lega annunciò grandi novità per il suo arrivo in giunta, in particolare nel rapporto con gli enti locali. Invece questo rapporto resta l’elemento più debole di questa amministrazione. Manca totalmente la politica per lo sviluppo economico delle valli, in particolare per la Valcamonica. Va ripensata la mobilità delle merci in una provincia congestionata. Di tutto questo non si trova traccia nel vostro lavoro».
A difesa dell’operato della giunta interviene Guido Rossini (Forza Italia): «Con una spesa di 73 milioni di euro abbiamo quasi raddoppiato gli interventi dello scorso anno, grazie anche alla competenza nuova sulla gestione delle strade statali. Quanto alla statale 11, la cosiddetta tangenziale sud, non si può fare di più. La progettazione preliminare è stata fatta, superata la Valutazione di impatto ambientale e ora si deve fare la conferenza dei servizi tra gli interessati all’opera. In questi 10 mesi sono stati raggiunti grandi obiettivi».
In difesa interviene anche Sergio Grazioli (Forza Italia) che chiede impegni alla Loggia: «C’è la prospettiva di chiudere in qualche anno le cave di Buffalora e San Polo. Sulla metropolitana noi non abbiamo mai messo i bastoni fra le ruote del comune di Brescia. Sarebbe bene che il Comune facesse altrettanto con noi. La nostra area di via Balestrieri ha cambiato destinazione d’uso perdendo di valore. Servirebbe più collaborazione fra enti».
Alla fine la ricognizione è stata approvata con i voti della maggioranza, contrari Ds e Margherita (7 presenze), astenuto Paolo Pedersoli (Alleanza Lombarda).
Il consiglio provinciale di ieri ha anche ratificato due variazioni di bilancio, ha approvato il regolamento di contabilità e ha accolto la partecipazione all’associazione «Accademia Bresciana Arti e Mestieri della Buona Tavola.
C’è stato, infine, un capitolo sulla caccia, con la creazione di un comprensorio unico per tutta la provincia di Brescia. Di questo riferiamo a pagina 13.

 

 

 

BRESCIAOGGI  2 OTTOBRE 2002

Valcamonica e Garda gli investimenti maggiori per i cantieri dell’Anas

di m. m.

Conferme e notizie positive. Questo il quadro dell’aggiornamento sullo stato di avanzamento dei cantieri Anas aperti in provincia relativi alle ex strade statali 237 e 11, e alle statali 42, 510, 39, 45 bis, 469 e 236. «Per quanto riguarda l’ex statale 237 della Valsabbia - ha spiegato l’assessore provinciale ai Lavori pubblici Mauro Parolini - sono in corso di definizione sia il contenzioso relativo al primo lotto, sia la conferenza dei servizi per il secondo lotto, indetta per la giornata di domani. I due interventi dovrebbero essere ultimati per la fine dell’anno prossimo».
Situazione sbloccata anche per l’ex SS 11. In particolare, l’apertura del tratto tra la SP 16 e la SP 19 è previsto per la fine dell’anno. Proseguono anche gli iter relativi al quarto, quinto e sesto lotto della statale 42. In particolare, per il secondo stralcio del sesto, è stato chiesto all’Anas l’inserimento dell’intervento nel prossimo triennale 2003-05. La proposta è stata accolta favorevolmente.
Tra gli altri interventi in cantiere, è prevista entro la fine del mese la Conferenza dei Servizi per la variante di Corteno Golgi e la messa in sicurezza del tratto dal Km 24,8 al km 25,6, relativi alla statale 39. Il costo complessivo dell’opera è di 10 milioni di euro. Gli interventi di messa in sicurezza della statale 45 bis (Punta Forbisicle, Nanzel, sistemazione versanti tra Limone e confine regionale) saranno inseriti nel piano triennale 2002-2004, per un importo complessivo di oltre 50 milioni di euro, mentre è prevista per la fine dell’anno l’apertura al transito del primo lotto della statale 469. E’ in corso di realizzazione, inoltre, lo studio per l’implementazione di impianti di sicurezza per la galleria di Pisogne (SS 510): nello specifico, è stato chiesto l’adeguamento alle normative osservate per il traforo del Monte Bianco.
Infine, in relazione alla SS 236, sarà conclusa entro il 31 dicembre la progettazione per le opere di completamento del terzo stralcio, mentre entro ottobre saranno consegnati i lavori di realizzazione della bretella di Novagli, relativa al secondo stralcio dell’opera.


 

 

BRESCIAOGGI 23 OTTOBRE 2002

La Conferenza dei servizi, riunitasi a Brescia, ha deciso per il quarto progetto

Sebina, la variante si farà. Paratico resta inascoltata

di Giancarlo Chiari

La variante alla strada 469 tra Capriolo, Paratico e Sarnico si farà. Lo ha deciso la Conferenza dei servizi, riunitasi a Brescia lunedì 2, per scegliere il progetto di riqualificazione della provinciale. A vuoto dunque le richieste di maggioranza e minoranza di Paratico: l’una per il rinvio della decisione, l’altra a favore del primo progetto. La Conferenza ha optato per il quarto progetto senza accogliere la richiesta del Consiglio di Paratico di avviare uno studio completo sulla viabilità e di commissionare il progetto ad una Università. La decisione - è giusto sottolinearlo - giunge all'indomani della manifestazione di Coldiretti, ecologisti e comitati contro cave, discariche e Brebemi e a quattro giorni dal deposito, in Regione dell'interpellanza del Centrosinistra e Rifondazione comunista che chiedeva la sospensione della Conferenza dei servizi per allargare il campo delle ipotesi progettuali relative al tracciato della Sebina Occidentale.
Paratico più che la realizzazione della strada, ritenuta necessaria da maggioranza e opposizione, ha messo in discussione tracciato, viadotti e tempi di entrata in servizio chiedendo di «compartecipare alla costruzione di un progetto» che ipotizzava un percorso adeguato alla definitiva soluzione del problema nel rispetto di ambiente e persone. Per dirla in breve i progetti presentati erano ritenuti «limitati e limitanti» oltre che «pesantemente lesivi dell'integrità del territorio sotto il profilo ambientale, paesaggistico, ecologico e di salute».
La scelta della Conferenza dei servizi non soddisfa il sindaco di Paratico Carlo Tengattini: «Il nostro tecnico ha fatto rilevare le numerose incongruenze aggravate da un finanziamento che non sembra a breve. Il rappresentante delle Regione ha dichiarato che non sarà autorizzato alcun pilone in prossimità della diga e si è trovato in difficoltà a rispondere alle obiezioni avanzate sull'impatto acustico. Se le perplessità crescessero la strada potrebbe finire nel nulla, per cui ribadiamo la nostra proposta ai sindaci di tutta la zona tra Credano Capriolo e Sarnico di unire le forze per presentare anche a nostre spese un progetto che risolva il problema delle viabilità».
Vincenzo Cadei, capogruppo della lista per Paratico che rappresentava il Polo della libertà a Paratico rilancia: «La strada va fatta, ma, in coerenza con vent'anni di attività amministrativa, ritengo fondamentale che si realizzi tutto il percorso in un unico lotto. E alla proposta il sindaco risponde: «Nessun problema ad esaminare la proposta di una delegazione se viene avanzata ufficialmente da Cadei».
Per l'assessore ai lavori pubblici della Provincia, Mauro Parolini «nell'incontro è emersa la volontà della maggioranza degli enti locali, ad eccezione di Paratico, di procedere senza indugi alla redazione preliminare di uno dei tracciati, il quarto. Si sono disposti approfondimenti di valutazione dell'impatto ambientale strategico, rapportati alle varie opzioni ed alla verifica delle ipotesi orientate all'utilizzo delle infrastrutture esistenti, tra cui l'«opzione zero», che prevede di non realizzare l'intervento. La maggioranza dalla Conferenza ha approvato la proposta di procedere alla redazione del progetto preliminare sul territorio bresciano, con una ipotesi la più possibile condivisa ed aperta al maggior consenso, in un ambito di soluzioni compatibili».


 

 

BRESCIAOGGI 23 OTTOBRE 2002

Breno

Scatterà a novembre la chiusura di due strade provinciali

di …

Con l’inoltrarsi della brutta stagione, l’Amministrazione provinciale di Brescia attraverso il responsabile del Settore manutenzione strade, ingegner Ennio Ferri, ha provveduto ad emanare un’ordinanza di chiusura per due strade montane di collegamento tra la Valcamonica, la Valtrompia e la Valsabbia. Le ordinanze riguardano la strada provinciale 669 del passo Crocedomini, nel Comune di Breno, e la provinciale 345 delle Tre Valli, in comune di Collio e di Breno; i divieti di circolazione scatteranno per entrambe le vie di comunicazione intervallive dal 4 di novembre 2002. Il divieto di circolazione rimarrà in vigore fino al 1 giugno 2003. «I tecnici del Settore gestione e manutenzione strade - recita l’ordinanza - a seguito di sopralluogo e verificata l’estrema pericolosità della carreggiata, hanno confermato la necessità di procedere alla chiusura della carreggiata stradale onde impedire il transito a tutte le categorie di utenti».
Prima della sospensione della viabilità, che scatterà tra due settimane circa, gli addetti provvederanno ad apporre la necessaria segnaletica di divieto di transito. «Sarà cura di questo Ente proprietario della strada - prosegue l’ordinanza - installare la regolamentare segnaletica conforme al vigente Codice della Strada, atta a garantire in ogni momento la pubblica incolumità e la sicurezza del traffico».
Le strade provinciali che collegano il passo Maniva al passo Crocedomini sono, dopo la strada del passo del Tonale, tra le vie di collegamento in provincia di Brescia che, arrivando oltre i 1700 metri di altitudine, presentano i maggiori problemi di innevamento e quindi di sicurezza.

 

 

 

 

BRESCIAOGGI 16 NOVEMBRE 2002

A Cevo la montagna è inzuppata

Stop ai treni, Breno-Edolo in bus

di Lino Febbrari

Da Paisco alla Valsaviore il passo è breve. «Grossi problemi non ci sono - dice il sindaco di Cevo, Mauro Bazzana - anche se la provinciale 6 è un autentico colabrodo. Dal versante orografico destro, nel tratto compreso tra Andrista e Fresine, nelle ultime ore decine di piccoli ruscelli si sono trasformati in torrenti impetuosi che trascinano a valle notevoli quantità di materiale, ghiaia e terriccio, in particolare. Anche lungo la sp 84 (che dal bivio di Demo sul fondovalle raggiunge Cevo attraverso gli abitati di Berzo e Monte) i ruscelli si sono gonfiati a dismisura». Qualche preoccupazione nella frazione di Fresine, dove il Poia, corso d'acqua che ha origine in Val d'Arno, ha eroso per alcuni metri l'argine, mettendo a rischio la stabilità di un fabbricato. Dell'accaduto è stata informata la prefettura di Brescia.
In tarda serata Bazzana ha confermato che la situazione resta comunque preoccupante, ma che le strade sono tutte transitabili e all'opera , per monitorare costantemente i versanti più a rischio, ci sono una trentina di volontari dei gruppi di Protezione civile della Valsaviore.
Come previsto, la circolazione dei treni nel tratto Malonno-Edolo è stata sospesa dopo che le precipitazioni delle ultime ore hanno superato la soglia di allarme: i sensori installati sul pendio alle spalle di Lava di Malonno hanno segnalato alla centrale operativa delle Ferrovie Nord che i millimetri di pioggia caduti mettevano a rischio la stabilità dell'area.
Dalle 18 di giovedì i convogli ferroviari diretti in alta valle si fermano alla stazione di Breno ; le Fnme hanno istituito un servizio sostitutivo con autobus che mantiene gli stessi orari delle corse ferroviarie. Il blocco resterà in vigore fino a quando cesserà l'ondata di maltempo.


 

 

BRESCIAOGGI 18 NOVEMBRE 2002

Solo feriti lievi a Malegno, e tra questi una bimba di otto anni. Per il conducente del veicolo le sbarre al passaggio a livello erano alzate

Una tragedia sfiorata sulla Brescia-Edolo: il treno centra un’auto con quattro persone

di f.mo.

Le semi barriere del passaggio a livello automatico erano alzate, e non si capisce perché, dato che di lì a pochi secondi doveva passare un convoglio. Probabilmente è stato un guasto a bloccarle, e l’arrivo del treno passeggeri delle Ferrovie Nord Milano, alle 17.30 di sabato, solo per un caso non ha provocato l’ennesima tragedia sulla già tartassata linea Brescia-Iseo-Edolo. L’episodio si è verificato nel territorio comunale di Malegno, nella media Valcamonica, e, dicevamo, c’erano tutti gli «ingredienti» per causare un nuovo dramma; uno dei tanti avvenuti lungo una tratta che negli anni ha visto la morte di decine di persone, a volte, va detto, anche per la disattenzione di alcuni automobilisti.
Sabato, invece, è andata bene: alla fine si sono contati quattro feriti, e nessuno grave. Ma tre adulti e una bambina di otto anni sono stati sfiorati dalla morte. Il conducente dell’auto giura che la sbarra era alzata quando la sua Seat «Ibiza» ha iniziato a superare il passaggio a livello. Ma sarà l’ennesima inchiesta della magistratura a stabilire cosa è accaduto realmente. Il passaggio a livello è incustodito, e quindi non si può parlare di un errore umano.
Gli agenti della polizia stradale di Darfo Boario, intervenuti per rilevare l’incidente, hanno interrogato il macchinista F.C., un 42enne di Iseo che guidava il treno con a bordo una quindicina di passeggeri, tutti incolumi nonostante l’urto e la brusca frenata.
Tra le ipotesi avanzate nella prima fase di indagine, anche quella che il maltempo possa aver messo fuori uso i congegni elettrici che fanno abbassare le sbarre quando il treno è in dirittura d’arrivo.
Alla guida della Seat «Ibiza» coinvolta nello schianto c’era Gian Luigi Franzini, un 58enne di Malegno. E con lui viaggiavano Giacomina Furoni, 57 anni, Renata Mora, 38, e la piccola Valentina Pezzotti, di otto anni appena. La loro vettura è stata urtata nella parte posteriore, anche grazie alla rapida frenata attivata dal macchinista, che è riuscito a ridurre notevolmente la velocità del convoglio, già moderata in quel tratto. Per qualche centimetro, insomma, la motrice non ha travolto in pieno l’automobile, e si è evitata una tragedia.
Scattato l’allarme, sul posto sono arrivati polizia stradale, vigili del fuoco e ambulanze, mentre il 118 di Brescia coordinava i soccorsi. Fortunatamente, dicevamo, tutti e quattro gli occupanti dell’auto se la sono cavata con poco: spaventati e con qualche ammaccatura, ma vivi.
La linea ferroviaria è rimasta bloccata per un’ora; poi, alle 18.20, il traffico è ripreso regolarmente.


 

 

BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002

I vertici della Brescia-Iseo-Edolo fanno il punto sul piano di ammodernamento della linea

Ferrovia, la sicurezza accelera

Entro fine 2003 protetti nove passaggi a livello su dieci

di Emanuele Turelli

Nove passaggi a livello su 10 protetti da barriere entro la fine del 2003. Trentadue interventi soltanto nei primi dieci mesi di quest’anno, una spesa complessiva di 100 milioni di euro. Prosegue con decisione l’ammodernamento della linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo, in gestione alle Ferrovie Nord Milano Esercizio.
I dati sul punto della situazione sono stati diffusi ieri nel corso di una riunione con la stampa alla quale hanno partecipato Norberto Achille, presidente della società, Daniele Lonardoni, direttore di rete, Marco Ghitti, sindaco di Iseo e Cristina Marchina, presidente dell’associazione «Un treno per la vita» che rappresenta i famigliari delle vittime degli incidenti ferroviari avvenuti lungo la tratta.
Negli ultimi cinque anni (la gestione della Fnme parte nel 1997) i passaggi a livello che dispongono soltanto dei segnalatori ottico acustici sono stati ridotti dell’87 per cento, quelli con barriere sono invece passati dal 36 % all’87%.
Alla fine di quest’anno ancora 15 passaggi a livello saranno senza barriere. Fra questi, i tre presenti a Sale Marasino e Marone saranno attivati entro marzo 2003, altri 3 (Malonno, Marone e Darfo Boario) saranno invece eliminati. I due passaggi a livello di Braone verranno dotati di barriere entro settembre 2003. Dei sette passaggi a livello incustoditi che rimarranno, 6 si trovano sulla linea - quasi esclusivamente dedicata al trasporto merci - che collega Bornato a Rovato, percorsa soltanto da due convogli al giorno. Discorso diverso per quelli privati: erano 39 nel 1997, sono 16 ad oggi con una diminuzione nel quinquennio del 59 per cento. Di questi 16, due sono protetti con barriere e i rimanenti con catene o sbarre.
In totale, «in cinque anni - ha affermato con soddisfazione Norberto Achille - abbiamo eliminato il 26% dei passaggi a livello; abbiamo diminuito dell’82% quelli senza barriere e abbiamo aumentato la protezione con barriere del 113%».
Non solo, i quasi 200 miliardi di vecchie lire stanziati per l’ammodernamento, hanno riguardato anche altri interventi, coprendo in tutto quasi il 90 per cento della cifra. Fra questi, l’attivazione di undici «impianti di stazione» (diventeranno 13 entro il 2003) in grado di gestire in maniera centralizzata segnali, scambi e passaggi a livello e la posa del «blocco senza assi» che impedisce a due convogli di trovarsi in contemporanea sullo stesso binario a una distanza inferiore a quella di sicurezza.
Attualmente sono già stati spesi 75 milioni di euro, 6 milioni sono stati appaltati e 13 sono quelli a disposizione per la conclusione dell’ammodernamento. «Il nostro impegno - ha precisato Achille - è di concludere tutto entro la fine del prossimo anno ma per fare questo dobbiamo muoverci in un complesso sistema burocratico che non sempre consente di essere veloci come vorremmo».
A ruota anche il direttore di rete: «Il problema più complesso che abbiamo ereditato - ha specificato Lonardoni - sono i passaggi a livello e nel risolvere questo abbiamo contemporaneamente risolto anche altri problemi. Gli interventi sul territorio sono stati il frutto di una più che positiva concertazione con gli enti locali, basti pensare al sistema di allarme per le frane...».
Giudizi più che positivi sull’operato della società di gestione della tratta sono stati espressi anche dal primo cittadino di Iseo. Marco Ghitti ha sottolineato «la volontà dimostrata di incentivare e sviluppare la ferrovia, sbaragliando ogni timore. In questo modo si è mantenuta una peculiarità umana e economica del territorio. Ora bisogna capire come si inserirà nello sviluppo turistico globale dell’intera zona».
Fumata bianca anche da «Un treno per la vita». Anche se il parere dell’associazione, per ora, è stato riassunto al condizionale: «Potremmo essere abbastanza soddisfatti».


 

 

BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002

Il presidente Achille: «Ci auguriamo di vincere l’appalto della Regione»

di Emanuele Turelli

Duecento miliardi di vecchie lire spesi per l’ammodernamento della linea ferroviaria, il lavoro di cinque anni e l’impegno di centinaia di persone. Tutto potrebbe essere messo in discussione di fronte all’appalto per la gestione della Brescia - Iseo - Edolo che la Regione Lombardia (azionista di riferimento con il 57% delle quote societarie) emanerà nel corso del 2003. Ecco i tempi: inverno e primavera per l’apertura del bando, estate per l’assegnazione e nei primi mesi del 2004 l’inizio del servizio. Si tratterà di una gara a livello europeo alla quale potrebbero teoricamente partecipare società di gestione provenienti da tutto il continente. «La Regione, essendo azionista principale - ha chiarito Norberto Achille - è libera di fare quel che vuole, compreso indire una gara d’appalto per la gestione. Per le comunità locali sarà comunque meglio, anche a rischio di perdere la gestione». Una considerazione che non nasconde la decisa volontà di prevalere dopo gli sforzi, economici e di impegno, profusi in questi anni: «Ci auguriamo di poter vincere - ha proseguito il presidente della Fnme -; combatteremo per mantenere nostra questa linea. E’ la nostra vita e il nostro lavoro... figuriamoci se vogliamo cederla ad altri». Ma sulla carta questa possibilità è contemplata. Non solo, accanto al bando regionale ve ne sarà uno provinciale per la gestione del trasporto su gomma. Conclusione: con tutta probabilità il vincitore avrà il monopolio della mobilità pubblica nella zona, in un momento strategico rispetto al passato in seguito all’imminente apertura della statale 510, un’asse viaria di grande importanza.
Attualmente la tratta ferroviaria Brescia - Iseo - Edolo fa gola a pochi, soprattutto per un notevole calo dell’utenza, evidente nel paragone degli ultimi due anni: 1 milione 237 mila e 370 passeggeri nel 2000 e 1 milione 211 mila l’anno scorso. Ma l’emorragia - legata anche alla diminuzione progressiva dei pendolari camuni in seguito alla crisi del settore siderurgico e tessile e ai recenti momenti di blocco causa frane - dura ormai da parecchi anni. E il calo dei passeggeri (il totale di posti offerti è 1 milione e 620 mila) porta con sé forti ripercussioni in negativo sui bilanci della linea. Attualmente alle dipendenza della Fnme, impegnati lungo la Brescia - Iseo - Edolo, ci sono 324 addetti. Anche in questo casi si tratta di una diminuzione di oltre il 50 per cento: dieci anni fa erano 700. Lungo i quasi 110 chilometri di binari, sono dislocate 36 stazioni. Ogni giorno passano 45 convogli, compresi quelli del trasporto merci.

 

 

 

BRESCIAOGGI 22 NOVEMBRE 2002

Dai ristoranti ai club, scatta la corsa ai caselli dismessi

A Berzo Demo lo stabile diverrà una chiesa, a Bornato sarà la sede di alpini e carabinieri

di Emanuele Turelli

Una chiesa, un alloggio per militari e la sede delle più svariate associazioni: la corsa ai caselli dismessi è più che mai aperta. La riduzione progressiva degli stabili della ferrovia che per un motivo o per l’altro non trovavano più un ruolo nel funzionamento della tratta, ha portato alla cessione in uso da parte della Fnme agli enti che ne hanno fatto richiesta. «A volte si tratta di strutture pericolanti che andrebbero abbattute - ha spiegato Santo Consonni - in questo modo invece mantengono una loro utilità». Curioso il destino del casello di Berzo Demo. La comunità ha chiesto e ottenuto dalle Fnme di trasformarlo in una chiesa. Altrettanto quello della stazione di Bornato: primo piano agli alpini, secondo ai carabinieri. In questo modo si va a risolvere anche il problema della vigilanza. Troppo spesso lo stabile è meta di scorribande vandalistiche. I militari dell’Arma che vi soggiornano sono un buon deterrente in questo senso.  E la lista dei pretendenti è ancora ampia e varia: si va dalla polizia provinciale alla ricerca di una sede logistica, alle associazioni di alpini, a due comuni che hanno chiesto di trasformare lo stabile in ristorante. Recentemente un altro casello - in gestione alle Fnme e di proprietà della Provincia - è stato assegnato a Sale Marasino: chiuso da quasi un ventennio, ospiterà la sede del Club Maspiano, ente organizzatore della sfida nazionale della zucca.


 

 

BRESCIAOGGI 26 NOVEMBRE 2002

Approvato all’unanimità in Provincia lo schema di convenzione con la Regione Lombardia

Treno e bus con un solo gestore

Nel 2003 salto di qualità per la linea Brescia-Iseo-Edolo

di Pino Murgioni

Nel Consiglio provinciale di ieri in Broletto è stato approvato all’unanimità uno schema di convenzione, tra l’Amministrazione provinciale e la Regione Lombardia, che nel 2003 rivoluzionerà il sistema di trasporto in Valcamonica. La nuova convenzione in sostanza renderà possibile l’integrazione dei due sistemi di trasporto tra la linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo e le autolinee su gomma che fanno servizio in valle, la cui gestione potrà essere affidata ad un unico gestore.
L’appalto, con gara europea, sarà avviato dopo la firma della convenzione, che renderà operative nei fatti le indicazioni del Programma triennale del servizio trasporti per il sottosettore riguardante la Valcamonica.
«Lo schema di convenzione che vi chiediamo di approvare - ha spiegato prima della votazione l’assessore provinciale ai Trasporti Valerio Prignachi - rappresenta di fatto un’eccezione nella divisione di competenze tra le Regione, deputata per le linee ferroviarie, e la Provincia, che controlla il trasporto su gomma. Per la particolare situazione della Valcamonica, dove si richiede un servizio integrato tra le ferrovia e gli autobus, si è reso necessario stabilire le regole e le competenze per rendere possibile prima l’appalto del servizio ad un unico gestore e quindi il controllo dello stesso. La convenzione di fatto amplia le competenze dell’Amministrazione provinciale di Brescia, già regolate dalla legge regionale 22/1998. Saremo di fatto noi ad indire la gara di appalto del servizio integrato e quindi dovremo controllare il gestore affidatario dopo l’assegnazione».
Lo schema di convenzione con la Regione è stato approvato con 29 sì, l’unanimità dei presenti nell’Aula consiliare.
Tra i punti qualificanti della convenzione, come si diceva, sarà un’unica procedura di concorso per la gara di servizio integrato treno-gomma in Valcamonica. Secondo le previsioni dell’assessore Prignachi la gara di appalto potrebbe essere completata entro l’estate del 2003.
Secondo l’art. 5 della convenzione «la Provincia di Brescia provvederà a dare esecuzione ad ogni attività relativa all’espletamento della procedura concorsuale fino all’affidamento del servizio stesso».
All’art. 7 si legge: «La Regione Lombardia si impegna ad assegnare alla Provincia di Brescia, oltre alle risorse finanziarie indicate dalla legge regionale 1/2002 riguardanti i servizi automobilistici, le risorse corrispondenti alla parte della base d’asta riguardante i servizi ferroviari aggiudicati».
L’articolo successivo parla del monitoraggio del servizio: «Le attività di monitoraggio del contratto di servizio sono esercitate da un Comitato paritetico di monitoraggio e verifica, secondo quanto previsto dal contratto. Al Comitato partecipano rappresentanti della Provincia di Brescia, della Regione Lombardia e dell’impresa aggiudicataria».
L’obiettivo finale sarà come si diceva l’integrazione tra il servizio ferroviario e le autolinee su gomma. Si dovrebbero così risolvere, con un solo gestore controllato dalla Provincia, tutte quelle situazioni di mancanza di coordinamento e di sovrapposizioni di mezzi di trasporto che causano tanti disagi ai cittadini camuni.


 

 

BRESCIAOGGI 26 NOVEMBRE 2002

Il dibattito in Broletto si è incentrato sull’assestamento del bilancio per il 2002: i trasferimenti statali vengono ridotti di un milione e 841mila euro

La Provincia tira la cinghia sulle spese

di p.m.

Le ultime conseguenze della Legge Finanziaria sui conti dell’Amministrazione provinciale nel 2002 e sull’assestamento di bilancio conseguente, hanno fatto alzare la temperatura del dibattito in Consiglio provinciale. Se riguardo agli altri punti all’ordine del giorno si è discusso poco o nulla, sull’assestamento di bilancio le opposizioni hanno dato battaglia.  Gli aggiustamenti dei conti sono stati introdotti in apertura di seduta dal presidente Alberto Cavalli e presentati dall’assessore al Bilancio Corrado Ghirardelli.
«La variazione di bilancio 2002 - ha ricordato Ghirardelli - vede ridotti i trasferimenti statali all’Amministrazione provinciale di 1.841.960,00 euro, ma aumentata di 759.192,00 euro la previsione delle somme da restituire allo Stato a seguito dell’attribuzione alla Provincia della sovrimposta dei consumi di energia elettrica. Vengono inoltre trasferite dal 2002 al prossimo anno opere nel settore dell’ecologia per 2.376.000,00 euro, in quanto gli enti concessionari non hanno completato la stesura dei progetti. E’ rinviata al 2003 anche la gestione del trasporto locale su gomma, a causa dello slittamento dei tempi di aggiudicazione del servizio. Si registrano assegnazioni regionali di 338.482,00 euro per il registro delle associazioni senza scopo di lucro e per il registro del volontariato e di 1.000.000,00 euro per la manutenzione straordinaria delle sedi dei Centri di formazione professionale». 

Riguardo alle spese, l’assestamento di bilancio proposto da Ghirardelli riduce di circa 33 milioni di euro le voci in uscita: da 274.121.748,70 euro le spese previste passeranno a 241.669.239,48 euro. Un pareggio di bilancio che comunque è ragguardevole, vicino a 500 miliardi di vecchie lire.
«In questo bilancio - ha contestato le scelte fatte Mario Braga, dai banchi dell’opposizione - leggiamo tante promesse mancate. Vorremmo che il Consiglio provinciale fosse un soggetto attivo della politica locale. Invece siamo costretti ad aggiustare i nostri conti in base alle esigenze finanziarie di Roma. Altro che autonomia politica locale! Mi chiedo ad esempio che scelte siano state fatte per i miliardi già investiti a favore del territorio montano. Il Consiglio ha l’autorevolezza per discutere queste scelte? Perché il progetto di rilancio di Montecampione è al palo mentre il presidente va a Roma alla presentazione di un piano di sviluppo del Gaver? Siamo in grado di discutere di politica locale in questa sede?».
Fogliata (Ds) ha sottolineato che «le maggiori entrate (energia elettrica, rifiuti e Tosap) dimostrano che in realtà le tasse sono aumentate» e che «più del trenino del Gaver servirebbe rilanciare la Brescia-Edolo».
Filisetti (Ppi) ha ricordato «la timidezza della spesa a fronte di finanziamenti notevoli in questi ultimi anni alle Province».  Alla fine del dibattito la variazione di bilancio è stata approvata con 22 sì e 6 contrari.

 

 

 

BRESCIAOGGI 27 NOVEMBRE 2002

Ferrovia camuna

Il treno arriva fino a Cedegolo

di ...

Ieri mattina alle 4.40 è stata riaperta la stazione di Bornato, chiusa lunedì alle 14.30 per un allagamento dovuto al maltempo. Nel pomeriggio e nella serata di ieri è stato attivato un servizio pullman sostitutivo da Bornato a Iseo. Ieri mattina la circolazione dei treni è ripresa normalmente sulla tratta Brescia-Breno.
Da dieci giorni è invece sospesa la circolazione dei treni sulla tratta Cedegolo-Edolo. La centrale pluviometrica delle Fnme ha infatti registrato in conseguenza delle forti piogge delle ultime due settimane un volume d'acqua pericoloso sul percorso. I responsabili del servizio ferroviario della Valcamonica hanno quindi provveduto ad interrompere il transito dei convogli oltre Cedegolo.
Un servizio pullman di linea garantisce la copertura della tratta interessata, da Breno fino a Edolo.


 

 

BRESCIAOGGI 27 NOVEMBRE 2002

Ultima tappa per lo storico convoglio a vapore sulla linea Palazzolo, Paratico e Sarnico.

Il treno ha chiuso con il brindisi

Una bella giornata di relax e di prodotti tipici sul lungolago

di Fausto Scolari

Il Treno e il vino novello si sono ben amalgamati e hanno dato vita ad una giornata di rara intensità sul lago d’Iseo. Nei giorni scorsi, per l'ultima volta quest'anno, il treno storico a vapore sulla linea ferroviaria Palazzolo - Paratico Sarnico. Ben 530 persone sono giunte sul Sebino. I convogli (vista l'eccezionale afflusso di gente ne sono stati messi in pista due con sette carrozze degli anni '30) hanno toccato le stazioni di Milano Lambrate, Monza, Carnate, Bergamo e Paratico Sarnico. Ne è seguito il trasbordo su un battello riservato per Clusane con visita all'enoteca e pranzo tipico nei ristoranti accompagnato da Novello Franciacorta, relax sul lungolago con caldarroste e vin brulé.
Si è trattato del quinto e ultimo appuntamento annuale che le Ferrovie del Basso Sebino, associazione di volontariato senza scopo di lucro, hanno messo in pista per la nona edizione, sul binario che costeggia per la gioia delle centinaia di passeggeri (se ne attendono circa 600), il fiume Oglio in un contesto ambientale a tratti particolarmente suggestivo (dal 1988 tutelato come Parco Regionale) per giungere sulla riva meridionale del Lago d'Iseo.
La tratta di 10 km, è il caso di ricordarlo venne inaugurata il 31 agosto 1876 essenzialmente per il trasporto delle merci prodotte nella zona del lago e fino ad allora trasportate su barconi lungo il canale Fusia, oggi usato solo a fini irrigui.
«Successivamente - ricorda il consigliere delegato dell'associazione Fbs Adriano Daffunchio - la ferrovia costituì un importante e veloce collegamento tra il Sebino e le città di Bergamo e Milano, quando poco dopo anche il turismo lacustre cominciò a svilupparsi. Il traffico merci è sempre stato contraddistinto da un particolare servizio combinato «ferrovia » navigazione» mediante il quale i carri ferroviari venivano caricati su chiatte che, trainate da lenti rimorchiatori, portavano le merci ai vari approdi del lago. Tale originale servizio rimasto attivo a beneficio delle acciaierie di Lovere, è stato l'ultimo esempio del genere in Europa poiché anche questo, purtroppo, dal marzo 1999 è stato soppresso ed il binario che giungeva fin sulla riva del lago è stato interrotto, sebbene restino ancora alcune attrezzature (tra cui il pontile mobile d'imbarco) divenute ormai rari reperti di archeologia industriale».
Se il traffico merci è sempre esistito, pur con alterne vicende, il traffico viaggiatori, venne sospeso nel 1966. Dopo anni di fermo un treno viaggiatori tornò a percorrere la linea il 26 maggio 1991 con uno storico convoglio trainato dalla locomotiva a vapore 940-022. Sulla scia di questo primo treno si costituì il «Comitato per il ripristino della ferrovia Palazzolo-Paratico Sarnico» che per anni chiese, con variegate iniziative, il ritorno dei treni passeggeri sulla tratta, anche come valida alternativa all'intasamento quasi perenne delle strade che portano al lago. Nel 1994, il Comitato si trasformò in Associazione di volontariato senza fini di lucro.
Il 3 luglio dello stesso anno venne sperimentato un servizio ottenendo un successo superiore ad ogni aspettativa, tanto che negli anni seguenti l'iniziativa venne ripetuta con il nuovo nome di «TrenoBlu».

 


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 27 NOVEMBRE 2002

La pericolosità del tracciato della “510” tema di una mozione in Consiglio provinciale

«Troppi fumi in quelle gallerie»

Chiesto un intervento urgente sui nuovi tunnel nel comune di Pisogne

di Lucia Sterni

La pericolosità delle gallerie sebine è  nuovamente al centro dell’attenzione. La tematica è stata sollevata dai due consiglieri provinciali, Zaccaria Almici della Margherita e Paolo Pedersoli della Lega Alleanza Lombarda, che, lunedì scorso, hanno presentato una mozione in Provincia. I due consiglieri hanno preso in esame la grave situazione delle gallerie di Iseo, località Bersaglio, e Pisogne, località Ronchi, sulla strada statale 510, che «con il continuo ristagno di fumi e gas di scarico rendono pericoloso e insicuro il transito e che potrebbero causare conseguenze ancora più gravi in caso di incidente stradale». Situazione che continuerebbe a peggiorare - evidenziano gli stessi Almici e Pedersoli - e che si verifica fin dal giorno dell’apertura dei due tunnel lacustri. E si sollecita il presidente della Provincia a mettere in atto tutte le iniziative necessarie a garantire in termini di urgenza la pubblica sicurezza, coinvolgendo anche il Ministero delle Infrastrutture e l’Anas. Al fine di porre rimedio proprio all’incresciosa e pericolosa situazione dei tunnel sebini viene chiesto che vengano installati impianti di aerazione idonei e una segnaletica orizzontale finalizzata ad evitare i sorpassi, come quella già realizzata, da alcune settimane, nella galleria pisognese «Trentapassi». Per la galleria «Ronchi» di Pisogne, inoltre, si richiede di individuare e realizzare una via di fuga, per un veloce sgombero in caso di incidente stradale. I due consiglieri, infine, concludono il loro documento, per evitare in futuro il ripetersi di analoghi problemi, a vigilare con estrema determinazione ed attenzione sui lavori in corso nelle gallerie del IV, V e VI lotto della statale 510, in corso di ultimazione nel tratto Iseo-Vello, frazione di Marone. La pericolosità delle due nuove gallerie della statale 510 nel Comune di Pisogne, lunghe circa 5 chilometri ed inaugurate nell’aprile del 2001, lo ricordiamo, è già stata evidenziata più volte dagli Enti locali, che hanno richiesto, purtroppo senza successo fino ad oggi, un intervento urgente agli organi competenti. Sollecitazioni sono state fatte a più riprese dalle due Comunità montane del Sebino Bresciano e di Valcamonica, le quali, evidenziando che le due gallerie pisognesi non rispettano le norme di sicurezza previste dalla circolare ministeriale del 1999, richiedevano la realizzazione di una piazzola di emergenza per eventuali incidenti in galleria, all’interno della cava Lages con collegamento verso l’esterno; l’installazione di alcune telecamere collegate alla centrale dei Vigili del fuoco di Darfo per monitorare il traffico e consentire il primo intervento in caso di bisogno; infine, il posizionamento di telefoni Sos.


 

 

BRESCIAOGGI 30 NOVEMBRE 2002

Il provvedimento della Regione Lombardia

Treni, parte la gara per la Brescia-Edolo

di ...

Finisce il monopolio per i treni. Partono le gare per l’affidamento dei servizi ferroviari di interesse regionale e locale. Bresciaoggi lo aveva anticipato nei giorni scorsi. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Massimo Corsaro, ha stabilito di mettere a gara i primi tre lotti, corrispondenti a tre importanti tratte del servizio ferroviario regionale per rilanciare la competizione tra le imprese. Gara aperta dunque anche per la Brescia-Iseo-Edolo. L’appalto prevede la rivisitazione dell’attuale servizio, in particolare per quanto riguardo gli orari, la velocizzazione dei collegamenti tra i due capolinea e una maggiore integrazione con i servizi di autobus. Regione Lombardia e provincia di Brescia stanno concludendo un accordo per svolgere congiuntamente questa gara e quella dei servizi automobilistici per la Vallecamonica.
Il passaggio al nuovo sistema per la Regione Lombardia «non è soltanto un adempimento di legge ma l’opportunità per selezionare i gestori per un miglioramento del servizio».
«Nei contratti di servizio con Trenitalia e con le Ferrovie Nord - ha commentato Corsaro - abbiamo avviato un sistema di rilevamento delle performance finalizzato all’applicazione di premi e penalità, in modo da indurre gli attuali gestori ad operare nell’immediato». Le gare contribuiranno anche a rafforzare il ruolo assunto negli scorsi mesi dalla Regione, quello cioè di soggetto garante della mobilità sul territorio regionale. «Abbiamo deciso di non mettere a gara l’intero servizio ferroviario della Lombardia in un lotto unico - ha aggiunto l’assessore regionale - ma di far svolgere le gare a partire da tre lotti sperimentali, piccoli ma interessanti per favorire la competizione. Senza quella è difficile pensare che le gare possano produrre gli effetti attesi dai cittadini lombardi».

 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 1 DICEMBRE 2002

Lettere al direttore

Ferrovia moderna?

di Sara Pedersoli

Con riferimento all’articolo pubblicato sull’edizione del 22 novembre, dal titolo «Brescia-Edolo, così è cambiata», eccovi un breve resoconto da parte di chi, ahimè, il «Trenino della Valcamonica» se lo deve sorbire ogni giorno per lavoro. Abbiamo letto espressioni come «cento milioni di euro spesi per l’ammodernamento», «una linea veloce e moderna», «la creazione di infrastrutture ferroviarie» e via dicendo, tali da far immaginare una ferrovia d’avanguardia, con carrozze vivibili e tempi di percorrenza umani. Bene, signori, benvenuti nel magico mondo della Brescia-Iseo-Edolo: carrozze (le stesse da decenni) finemente impreziosite da graffiti vari, con comodi sedili in similpelle marrone e verde (sic) ricoperti di scritte, e vetri fumé che non lasciano intravedere l’ambiente esterno. Riscaldamento senza possibilità di graduazione, il che significa: o acceso al massimo (50 gradi) o spento (temperature polari). Velocità encomiabile: basti pensare ai novanta minuti-novanta per percorrere i sessanta chilometri della tratta Darfo-Brescia. Stazioni inesistenti: provate ad andare a Boario Terme, centro termale e turistico, a cercare la biglietteria. Per quanto riguarda la sicurezza, però, nulla da dire: disponiamo nientemeno che di un «blocco conta assi», che in sostanza impedisce che due treni si scontrino. Sarà questa innovazione la causa dell’aumento del 20% del costo degli abbonamenti, applicato nel corso di quest’anno? A voler essere sinceri, però, le Ferrovie Nord offrono anche ottimi servizi collaterali: ad esempio, un fantozziano autobus sostitutivo, pronto ad entrare in azione tutte le volte - in media, una al mese - in cui la linea si interrompe, il convoglio agonizza senza motivo tra le campagne della Franciacorta, o più semplicemente (e più frequentemente) qualche poveretto viene investito... Cento milioni di euro spesi per l’ammodernamento? Ma davvero?


 

 

BRESCIAOGGI 5 DICEMBRE 2002

Indagine degli studenti dell’Istituto “Ghislandi” di Breno e della Lega Nord sui pullman Fnme

“Servizio trasporti da rivedere”

“In media e alta valle il sovraffollamento è eccessivo”

di Luciano Ranzanici

«Il servizio di trasporto degli studenti gestito dalle Fnma (Ferrovie nord Milano Autolinee) è più che sufficiente per la Bassa Valcamonica, ma insufficiente per la Media e Alta. E il prezzo del biglietto è elevato per la scarsa proporzione fra qualità e costo».
Pierangelo Zanetta, delegato in Comunità montana della Lega Nord, così ha definito positività e negatività dei servizi svolti dalle Fnma. È il risultato di una ricerca sui trasporti su gomma, effettuata in collaborazione con i rappresentanti dell’Istituto professionale «Ghislandi» di Breno.
Gli esiti dello studio rilevano che «il servizio offerto in Bassa Valle è più che sufficiente, i pullman adibiti al trasporto hanno un buon funzionamento e sono in numero proporzionato rispetto agli studenti. Il rapporto qualità - prezzo è accettabile, grazie al maggior numero di mezzi e alla flessibilità degli orari di passaggio, che si adattano quasi perfettamente a quelli scolastici».
La ricerca è assai più circostanziata (e critica) sul servizio dei trasporti nella Media e Alta Valcamonica, che Zanetta giudica insufficiente per alcune variazioni degli orari e soprattutto per il grande sovraffollamento dei pullman.
A proposito dell’anticipo delle partenze, l’esponente della Lega Nord porta un esempio concreto: «I pullman delle Fnma giungono a Breno in orari che quasi mai corrispondono a quelli indicati dalle tabelle. Ad esempio quello delle 13.15 molto spesso anticipa l’orario alle 13 e quelle delle 13.55 anticipa di ben 10 minuti, imponendo agli alunni la richiesta del permesso di uscita anticipata dalla scuola».
Zanetta rileva poi che «la media del sovraffollamento è troppo alta rispetto ai mezzi messi a disposizione dalla società, sia negli orari di mattina che in quelli pomeridiani: la media delle persone che usufruiscono dei mezzi di mattina è minore a causa di una preferenza accordata all’automobile».
Per avvalorare le proprie tesi, la Lega Nord cita pure il costo del biglietto sulla tratta Breno - Edolo (2 euro), giudicato «esagerato se si considera la qualità del servizio». Zanetta e gli studenti del Ghislandi definiscono al contrario più che buono sotto tutti i punti di vista, il servizio svolto nella Media e Bassa Valle Camonica dalla società Visinoni di Lovere: «In questo caso non esiste sovraffollamento - sostiene il rappresentante della Lega Nord -: gli orari sono rispettati e in sintonia con quelli scolastici ed il rapporto qualità - prezzo è più che accettabile», è la conclusione dell’indagine.

 

 

 

BRESCIAOGGI 6 DICEMBRE 2002

Convegno organizzato dal centrosinistra

Montisola si interroga sul futuro dei trasporti

di Giuseppe Zani

«Quale futuro per i trasporti a Monte Isola?». E’ il quesito attorno al quale ruoterà il dibattito organizzato per questa sera, a partire dalle 20.30, nella sala «Luoghi della tradizione e del lavoro» di Peschiera Maraglio. L’appuntamento è organizzato dalla lista «Monte Isola democratica» in collaborazione con Ulivo, Ds e Rifondazione comunista. Hanno assicurato la loro presenza Franco Tolotti, parlamentare Ds, Mirko Lombardi, consigliere regionale di Rc, Daria D’Italia, dirigente del gruppo regionale dei Ds, Zaccaria Almici, consigliere provinciale della Margherita, Enrico Soardi e Marino Ziliani, consiglieri comunali di Monte Isola democratica, e Silvia Mazzucchelli, segretaria ei Ds montisolani. Sono stati invitati il sindaco, l’assessore ai Trasporti della Comunità montana del Sebino bresciano, i sindaci dei paesi rivieraschi, le forze politiche e gli operatori economici e turistici locali.


 

 

BRESCIAOGGI 6 DICEMBRE 2002

Su un treno Brescia-Iseo-Edolo

«Fermi per tre ore senza spiegazioni»

I pendolari chiedono un risarcimento

di Luciano Ranzanici

I pendolari, che l’altra sera erano in viaggio sul treno 1060, partito da Brescia alle 18.06, chiedono alle Ferrovie Nord Milano un risarcimento danni di 50 euro, «l’equivalente - spiegano di un abbonamento mensile». La richiesta nasce da un incidente, avvenuto al passaggio a livello della Mandolossa sulla Padana Superiore, e risoltosi fortunatamente senza gravi conseguenze per due giovani egiziani che, in sella a in ciclomotore, avevano ugualmente superato le semibarriere abbassate urtando la motrice del treno.
Ma l’incidente ha provocato notevoli disagi ai passeggeri. In seguito al sinistro i viaggiatori sono stati costretti a una sosta forzata di oltre due ore. Durante lo stop, né il capotreno né il conduttore hanno dato loro alcuna informazione sui tempi di ripartenza del convoglio, diretto in Alta Valcamonica. Uno dei passeggeri ha addirittura telefonato alla stazione ferroviaria di Iseo, ma nemmeno dagli uffici delle Ferrovie Nord è stata fornita una risposta: «Anzi, la linea a un certo punto è addirittura caduta.
Alle 20.35 il treno si è finalmente rimesso in movimento, ma a Iseo ha sostato per un’altra mezz’ora in attesa della motrice che, proveniente dalla città, ha agganciato il convoglio per il proseguimento del viaggio.
I pendolari, palesemente arrabbiati per il contrattempo, che li ha costretti per tre ore a sostare sulle carrozze tra Brescia e Iseo, hanno inviato la loro protesta agli uffici delle Ferrovie Nord di Iseo. Nella lettera si lamentano «la totale disorganizzazione della società che, ancora una volta, non è stata in grado di affrontare prontamente la situazione, la mancanza di informazione nei confronti dei passeggeri circa l’accaduto, l’assenza di un servizio sostitutivo adeguato e la situazione di "ostaggi" per un periodo di tre ore per un periodo dalle 18.06 alle 21.05». Tre ore.
I passeggeri non si sono limitati a esprimere il loro sdegno per il disservizio, ma hanno fatto di più, chiedendo «una sollecita e soddisfacente risposta (per questo si sono affidati all’avvocato Giovanna Signorini di Brescia; ndr) e un impegno serio per una più efficace organizzazione del servizio futuro».
Infine, i viaggiatori del treno 1060 hanno addirittura chiesto il gestore della linea ferroviaria Brescia - Iseo - Edolo a un risarcimento per i disagi subiti.


 

 

BRESCIAOGGI 8 DICEMBRE 2002

Trasporti sempre più cari fra l’isola e la terraferma, con aumenti dal 26 al 158%

Montisola, quanto mi costi

«Serve una legge per spingere la gente a restare»

di Giuseppe Zani

Dal 2000 a oggi, le tariffe dei trasporti su acqua e su gomma a Montisola sono cresciute a dismisura: » 26 per cento l’abbonamento per il traghetto; » 158 per cento la tessera da 10 corse per il bus. E sono stati sottoposti a salasso anche i turisti: il biglietto di andata e ritorno sul battello costa 2.80 euro (» 29 per cento rispetto al 2000), il trasporto della bicicletta solo andata 2 euro (» 115 per cento), una corsa sul bus 1.5 euro (» 45 per cento), mentre un valigione «forestiero» che superi i 10 chili paga per il traghetto 9 euro all’andata e altrettanti al ritorno.
Da questi dati è partito l’altra sera il dibattito sui trasporti organizzato, nella sala «Luoghi della tradizione e del lavoro» di a Peschiera Maraglio, dalla lista di centrosinistra «Monte Isola democratica», in minoranza. Ospiti al tavolo dei relatori Agostino Agostinelli, dirigente nazionale dei Ds, Mino Giori e Zaccaria Almici, consiglieri provinciali per i Ds e la Margherita, e Mirko Lombardi, consigliere regionale di Rifondazione comunista. Assenti, invece, gli amministratori comunali di Montisola, che pure erano stati invitati. Nessuna sedia vuota, molte le persone in piedi.
«Chi oggi decide è a Milano e forse a Montisola non c’è mai venuto - ha esordito Silvia Mazzucchelli, coordinatrice del confronto -: la nostra stessa amministrazione municipale ha mostrato di subire tutte le scelte che la Gestione navigazione laghi ha imposto». Su una famiglia montisolana di 4 persone, a suo dire, grava il peso di circa 1650 euro l’anno per gli abbonamenti a traghetto e bus, il trasporto delle piccole merci, l’affitto del garage sulla terraferma, l’assicurazione e la manutenzione di almeno 2 scooter, che è indispensabile possedere (1300 i motorini in circolazione), vista la scarsa frequenza dei passaggi dei bus. Costi che i residenti sulla terraferma non hanno. E padre, madre e due figli che vogliano trascorrere qualche ora a Montisola? Spenderanno per trasporti e parcheggio 22.36 euro da Sulzano, e 27.69 euro da Iseo. Proprio quel che ci vuole per incentivare il turismo.
«E infatti quest’anno si sono registrati cali nelle presenze fra il 25 e il 30 per cento», ha sottolineato Silvia Mazzucchelli. Veruska Mazzucchelli, negoziante, ha parlato dei disagi che lamentano i pubblici esercenti e gli operatori commerciali del posto, costretti a spedire ai loro fornitori sulla terraferma, magari lasciandoli in consegna a un bar, i biglietti per il traghetto delle piccole merci (un euro a collo, che in genere viene poi ricaricato sui clienti). Claudio Ziliani, ristoratore, s’è detto preoccupato per il calo progressivo delle iniziative imprenditoriali sull’isola.
E l’ex sindaco Antonio Turla, nel ricordare che nel ’98 la Regione ha tolto al Comune la gestione dei battelli sulle tratte Sulzano-Peschiera e Sale Marasino-Carzano, e l’ha affidata alla Gestione navigazione laghi («all'inizio il gestore unico ha mostrato il suo volto buono, ma poi ha aumentato le tariffe»), ha insistito sul ruolo che dev’essere riconosciuto al Comune di Montisola in tema di orari, tariffe e scelte strategiche relative alla navigazione. «Un ruolo centrale, decisivo, che il Comune deve giocare in quanto istituzione, al di là dei partiti che in quel momento lo governano - ha insistito Turla -. Il trasporto su acqua è la nostra porta di casa. Non possiamo non averne in mano le chiavi».
Montisola, secondo lui e altri che via via hanno preso la parola, è una realtà unica, ha caratteristiche peculiari, ha bisogno di una legge regionale specifica che attraverso agevolazioni e incentivi induca la gente a restarci e le attività a insediarvisi. Alla fine, tutti d’accordo per una legge d’iniziativa popolare che, a partire dai trasporti ma allargandosi a tutti gli aspetti della vita quotidiana, riconosca Montisola come area disagiata.
«Una legge - ha rimarcato Mirko Lombardi tirando le fila del dibattito - attorno alla quale, dal basso, andrà costruito il massimo di consenso».


 

 

BRESCIAOGGI 12 DICEMBRE 2002

Due consiglieri provinciali sollevano il tema della sicurezza della nuova Sebina

Il pericolo corre in galleria

I timori si concentrano sui due tunnel di Pisogne

di Giuseppe Zani

Saranno sicuri o tristemente famosi per la loro pericolosità? L'interrogativo riguarda i lunghi tunnel della nuova 510 che da Iseo portano a Vello di Marone e che saranno inaugurati entro la primavera del 2003.
A proporlo sono due consiglieri provinciali, Zaccaria Almici della Margherita e Paolo Pedersoli della Lega Alleanza Lombarda, estensori di una mozione che sarà votata dal parlamentino provinciale il prossimo 20 dicembre. Tale mozione si prefigge di impegnare il Broletto a mettere urgentemente in atto tutte le iniziative necessarie, coinvolgendo il ministero delle Infrastrutture e l'Anas, affinché tutte le gallerie della nuova Sebina orientale, sia quelle già aperte, sia quelle che si apriranno, siano messe a norma. «Su questo tema mi aspetto che maggioranza e minoranze convergano - dice Almici -. Nulla vieta che il testo della mozione sia modificato, purché si tratti di modifiche migliorative».
Almici e Pedersoli hanno per prima cosa preso in esame la grave situazione in cui versano le gallerie Montecognolo, 1694 metri, a Iseo, e la Ronco Graziolo, 2480 metri, e la Ronchi, 2130 metri, a Pisogne, all'interno delle quali c'è «un continuo ristagno di fumi e gas di scarico, che rendono pericoloso e insicuro il transito e che potrebbero causare conseguenze ancor più gravi in caso di incidente stradale».
Una situazione che si verifica sin dal giorno dell'apertura dei tre tunnel sebini e non accenna a migliorare. Per porvi rimedio, è la richiesta di Almici e Pedersoli, e per scongiurare possibili disgrazie, è necessario che si installino impianti di aerazione idonei e una segnaletica orizzontale atta a scoraggiare i sorpassi, come quella realizzata, da alcune settimane, nella galleria pisognese Trentapassi. Per la gallerie Ronco Graziolo e Ronchi di Pisogne, in particolare, andrà individuata e realizzata una via di fuga.
La pericolosità delle due gallerie pisognesi, inaugurate nell'aprile del 2001, lo ricordiamo, è già stata più volte segnalata dagli enti locali e dalle Comunità montane del Sebino bresciano e della Valcamonica, che hanno chiesto, purtroppo a tutt'oggi senza successo, che siano posati nei tunnel dei ripetitori per la telefonia mobile, si installino alcune telecamere per il monitoraggio del traffico collegate con la centrale dei vigili del fuoco di Darfo e si crei una piazzola di emergenza all'altezza della cava Lages.
Ma sono le gallerie di prossima apertura - la Covelo, 1800 metri, la Massenzano, 2276, la Collepiano, 1500 - quelle che maggiormente preoccupano Almici e Pedersoli. Stando alla circolare ministeriale del 6 dicembre 1999, qualche mese dopo l'inferno scoppiato nel tunnel del monte Bianco, dovranno essere attrezzate con la seguente dotazione minima: estintori e colonnine Sos foniche in corrispondenza delle piazzole di sosta e di emergenza; pannelli segnaletici luminosi di pericolo; eventuale integrazione con impianti semaforici (per la Massenzano, pure idranti con bocchette Uni 45 ogni 200 metri). «Bisogna vigilare affinché l'Anas faccia le cose a puntino - conclude Almici-. Sen no toccherà poi alla Provincia completarle come si deve».


 

 

BRESCIAOGGI 13 DICEMBRE 2002

Sale. Nuovi progetti dopo la presentazione del libro di Cogeme sulla strada

Valeriana, grande futuro

Collegamenti con la litoranea e aree per il pic-nic

di Giuseppe Zani

Ora che il recupero dell’antica Valeriana è praticamente cosa fatta, si tirano i remi in barca? «No, si apre una fase nuova: quella di farla conoscere in modo adeguato e di renderla maggiormente fruibile attrezzando punti di sosta e aree per il pic-nic», ha detto ieri il presidente della Comunità montana del Sebino bresciano, Angelo Zanotti, presentando a sindaci e amministratori del comprensorio, nell’ex chiesetta dei Disciplini di Sale Marasino, la pubblicazione fresca di stampa che Cogeme ha dedicato alla via Valeriana, appunto. E’ il quinto titolo della collana «Nel cuore del territorio» dopo Torbiere, Parco dell’Oglio, Monte Orfano e Fontanili.
Insomma, lungo il tracciato della Valeriana, il cui recupero è costato finora 235 mila euro, si continuerà a investire. Circa 9000 euro saranno spesi ogni anno per l’ordinaria manutenzione, che i comuni di Pisogne, Zone, Marone, Sale Marasino, Sulzano e Iseo hanno accettato di affidare alla Comunità montana. 25 mila, già disponibili grazie ad alcune economie di spesa della Comunità, serviranno per consolidare tra breve i muri di contenimento e a sistemare le scarpate nel tratto di Valeriana compreso tra Remina e Vesto.
«Ma le ipotesi di intervento attorno alle quali stiamo lavorando con più convinzione riguardano la realizzazione sia di punti di aggancio con la Valeriana, che andranno segnalati lungo la litoranea, sia di aree per il pic-nic - ha insistito Zanotti -. L’intenzione è quella di agevolare coloro che preferiscono fare camminate a corto raggio, gustandosi i tesori d’arte o l’architettura rurale di mezza costa».
I 20 chilometri di percorso che separano Pilzone d’Iseo da Pisogne, infatti, sono caratterizzati da una sequela ricchissima di pievi campestri, edicole devozionali, torri di avvistamento; ma anche di borghi antichi ben inseriti in un contesto ambientale che è di pregio assoluto. E, in prospettiva, a sentire Zanotti, si intrecceranno col percorso museale che la stessa Comunità del Sebino intende costruire da Pisogne a Ome.
«Insomma, il recupero della Valeriana è stato concepito come veicolo di promozione e valorizzazione del territorio nel suo complesso, compresi i prodotti tipici della nostra agricoltura - ha rimarcato il presidente comunitario -. In questo quadro è lodevole l’iniziativa editoriale della Cogeme, che tra l’altro è molto bella». I testi li ha scritti l’architetto Roberto Benedetti, le fotografie sono di Federico Sbardolini. Paolo Saurgnani, responsabile marketing della Cogeme, ha ricordato con un pizzico di orgoglio che la collana «Nel cuore del territorio» ha vinto una targa nell’ambito del Premio Montecelio 2000 come migliore comunicazione realizzata per la promozione del turismo ambientale sostenibile.
Infine, Roberto Benedetti ha voluto citare i componenti della Consulta per la Valeriana istituita nel ’95 dall’allora assessore al Turismo Achille Gasparotti: Piero Baroni, Antonio Burlotti e Giuseppe Vitali.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 14 DICEMBRE 2002

Presentata l’intesa strategica, che nasce per la gestione del servizio nell’area urbana e guarda già ad un progetto di sistema

Trasporto collettivo, alleanze per vincere le gare

Autolinee e metrobus, «sinergia corroborante» tra Brescia mobilità, Sia, Autoguidovie italiane e Ferrovie Nord

di Maurizio Matteotti

L’unione fa la forza. Anche nei trasporti. Brescia Mobilità, così, si allea con la Sia e con l’Agi da una parte e con Ferrovie Nord Milano dall’altra. Nel breve periodo per vincere le gare - per la gestione del trasporto pubblico (o meglio, collettivo) su gomma - a livello locale, e non solo. In prospettiva per guardare all’insieme della mobilità nell’area bresciana. E questo significa, anche, il ferro. O, per essere più chiari, la metropolitana leggera. Intese e strategie sono state illustrate, ieri, negli uffici di via S. Donino della società nata per scorporo dall’Asm. Una presentazione che - ha spiegato il presidente di Brescia Mobilità, Ettore Fermi - «conclude un iter non facile, ma che ci auguriamo produca effetti benefici per le nostre aziende e, soprattutto, per le nostre comunità». Ne è scaturita quella che Vittorio Cinquini, presidente della controllata Brescia Trasporti, ha definito una «corroborante sinergia». «Ognuno di noi è piccolo, ma - ha aggiunto - abbiamo cercato di sviluppare le migliori alleanze con operatori che qui agiscono. È vero, ognuno deve rinunciare a qualcosa. Ma, alla fine, la somma vale ben più dei singoli addendi». Certo, il matrimonio nasce - anche - dall’esigenza di non pestarsi i piedi nelle stanze in cui si conviveva, con il rischio di essere cacciati tutti fuori casa. Ma ora che gli sposi hanno detto sì, la convinzione è che, insieme, potranno essere fatte grandi cose. Tutto, ha ricordato Fermi, nasce dal processo di liberalizzazione voluto dall’Unione Europea e messo in moto nel 1997 dal decreto Burlando. La Regione Lombardia è stata la prima, in Italia, a prevedere la messa in gara della gestione del trasporto pubblico nei vari bacini. E le procedure sono in corso proprio in queste settimane. Per l’area urbana (formata dal capoluogo e da 14 Comuni dell’hinterland e nella quale non ci saranno più i bus da una parte e le corriere dall’altra, ma un unico soggetto operante) il Comune di Brescia, che bandisce la gara, riceverà sino al prossimo 10 gennaio le richieste di partecipazione: una pre-qualifica al termine della quale verrà deciso quali siano le società da invitare alla gara vera e propria, con consegna del capitolato. Per il bacino nord-est (sottorete Valtrompia, Garda e Valsabbia) e per il bacino sud-est (Bassa e altre zone) ad agire è la Provincia. L’invio delle domande di partecipazione è appena scaduto e sono arrivate quattro buste, che non sono per il momento state aperte (e poiché potevano teoricamente contenere la richiesta sia per l’uno sia per l’altro ambito bisogna ancora vedere quanti saranno, nei due casi, i candidati a concorrere). C’è poi il bacino della Valcamonica, per il quale è prevista un’unica gara per il sistema ferro-gomma. Una novità assoluta in Italia, che verrà gestita direttamente dalla Regione (d’intesa con la Provincia). Ed eccole, allora, le intese, che si esprimono attraverso più Ati (associazioni temporanee di imprese). Per l’area urbana, capofila - all’84% - è, naturalmente, Brescia Trasporti, con intervento al 16% della Sia (la società del gruppo Sab che, all’interno del bacino interessato, attualmente serve Roncadelle, Rezzato, Poncarale, Gussago, Nave, Caino, Castelmella, Cellatica, Concesio e Flero). L’Agi (ovvero Autoguidovie Italiane S.p.A., gruppo privato operante prevalentemente nell’area milanese) interviene con servizi di supporto. Per il bacino nord-est mandataria è la Sia (all’80%), con la Saia - sempre del gruppo Sab - al 12%, Brescia Trasporti al 5% e Aptv (un’azienda veronese) al 3%. Per il bacino sud-est Saia e Sia fanno la parte del leone, con un contributo dell’Apam al 7% circa. Per la Valcamonica si ipotizza un’Ati guidata da una società del gruppo Ferrovie Nord Milano, con quote disponibili per Brescia Trasporti e Autoguidovie. Queste ultime due, poi, intendono partecipare (con l’Agi mandataria e l’intervento di Autolinee dell’Emilia) alla gara per il comprensorio cremasco, primo esempio di possibile estensione al di fuori del territorio di riferimento del raggio d’azione dell’operatore bresciano. Alleanze «con i piedi ben radicati nel presente, ma che guardano molto lontano» le ha definite Giorgio Schiffer, amministratore delegato di Brescia Mobilità. E che aprono sviluppi, per certi versi, addirittura imprevedibili. Non a caso Cosimo Paparo, amministratore delegato della Sia, dopo aver ricordato che con l’intesa con l’Asm «si corona un po’ un sogno», ha sottolineato la levatura internazionale della società, che, tramite la Sab, appartiene al secondo gruppo europeo (Arriva). E Amerigo Del Buono, direttore di esercizio dell’Agi, ha rimarcato l’apporto che può essere dato da un soggetto fortemente impegnato nello sviluppo di sistemi informativi applicati alla mobilità e nell’integrazione tra reti urbane ed extraurbane. Una linea d’orizzonte, comunque, è già chiara: il 2009, anno di possibile entrata in esercizio del metrobus. E davanti alla prospettiva di un progetto sistemico con sviluppo pluridecennale Luigi Legnani, direttore operativo di Ferrovie Nord, non si è nascosto, mostrando tutto l’interesse di una realtà che già sta stabilendo altre intese a livello mondiale. Il primo banco di prova, comunque, resta il servizio su gomma per Brescia. Il Comune vuole un servizio di qualità e ha indicato un significativo contributo per chilometro. Questo attirerà, probabilmente, concorrenti da molte parti. E sarà, davvero, una... bella gara.

 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 DICEMBRE 2002

Gli immobili dismessi della linea Brescia-Iseo-Edolo offerti in comodato gratuito a gruppi di volontari, associazioni, enti territoriali

Alpini e volontari riaprono le stazioni

Le esperienze di Angone e Pisogne. A Edolo il Consorzio Metano, ristoranti sul lungo lago

di Roberto Ragazzi

Rappresentano un pezzo di storia del Sebino e della Valcamonica. Fabbricati in alcuni casi abbandonati, costruzioni non certo eleganti, ma che urbanisticamente mantengono un certo fascino e soprattutto dalle enormi potenzialità, non foss’altro per la loro vicinanza alle vie di comunicazione. Stiamo parlando dei caselli e delle stazioni ferroviarie dismessi della linea Brescia-Iseo-Edolo. Strutture, di proprietà della Provincia, da tempo inutilizzate dalle Ferrovie Nord Milano Esercizio perché troppo onerose da gestire e mantenere. «A volte si tratta addirittura di immobili pericolanti che andrebbero abbattuti - spiegano Dario Lonardoni, direttore di rete di Fnme e Santo Consonni, tecnico che segue i lavori di ammodernamento della linea -. Il costo necessario a mantenere in vita queste piccole stazioni ferroviarie è diventato proibitivo. Venuta meno la vigilanza, le stazioni sono state prese di mira da vandali e barboni». Da qui l’idea di offrire in gestione a gruppi di volontari, associazioni ed enti territoriali i tanti caselli e le stazioni dismesse lungo la Brescia-Iseo-Edolo. Un’occasione per mettere mano, ammodernare, risanare un patrimonio immobiliare di notevole consistenza; rendere ancora utilizzabile una ricchezza legata alla storia di questo territorio. I fabbricati verrebbero ceduti in comodato gratuito. In cambio l’ente si impegna ad aprire e chiudere ogni giorno la stazione, a mantenere pulita la sala d’attesa. Alcuni caselli sono già stati recuperati ed assegnati con successo ad alcune associazioni. Come è successo per la nuova sede degli alpini di Pisogne ricavata nel vecchio edificio vicino al lido Goia. Qui gli alpini hanno ristrutturato la parte interna ed esterna del casello, rifacendo completamente il tetto. Si tratta di un immobile di circa 40 metri quadrati, disposto su due piani. Ma gli alpini si sono dati da fare anche ad Angone di Darfo ristrutturando a loro spese un vecchio casello della linea Brescia-Edolo. Sempre a Pisogne un altro casello abbandonato è stato dato in comodato al locale gruppo sub. La stazione di Malonno da più di un anno ospita la sede della Protezione civile: qui sono state installate le centraline di monitoraggio degli eventi franosi della zona. Ma la lista dei gruppi che hanno fatto richiesta di poter accudire un casello o una stazione è lunga: a Sale Marasino uno degli edifici dovrebbe ospitare la sede del Club Maspiano, ente organizzatore della sfida nazionale della zucca; ad Edolo un immobile potrebbe ospitare gli uffici dell’Alta Valle del Consorzio metano di Valcamonica; la stazione di Forno d’Allione potrebbe diventare addirittura una chiesetta. E richieste sono giunte anche dai Comuni di Marone Sellero. Tra queste anche quelle di chi vorrebbe trasformare due caselli sul lungolago in piccoli ristoranti.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 DICEMBRE 2002

Una piccola chiesa nella stazione di Forno d’Allione

Manca solo il via libera di Provincia, Regione e Curia

di Fulvia Scarduelli

BERZO DEMO - Ci sarà o non ci sarà la chiesetta a Forno d’Allione? Dopo la presentazione del piano di ammodernamento della Fnme (Ferrovie Nord Milano Esercizio) con la cessione in comodato di alcune strutture dismesse come le piccole stazioni, rinascono le speranze nella realizzazione di una chiesetta a Forno, frazione non di uno, ma di due paesi, ovvero Berzo Demo e Malonno. Da quando, alcuni anni fa, la fermata di Forno è stata tolta da alcune corse ferroviarie dopo il radicale ridimensionamento dell’attività industriale dell’Ucar, la stazione era stata chiusa, ma gli abitanti del piccolo borgo cresciuto ai margini delle fabbriche avevano presentato una proposta di riutilizzo dello stabile: una chiesetta, dato che a Forno le funzioni religiose finora si sono celebrate in una grande aula messa generosamente a disposizione, ma il sogno di avere una chiesa vera e propri a, da intitolare a San Giuseppe, patrono dei lavoratori - dato che la zona è stata meta lavorativa per tanti operai valligiani - era un sogno nel cassetto per la gente del posto, gente che per anni era dovuta andare a Messa in pullman a Demo. La Fnme aveva dato da tempo l’assenso a recuperare in senso religioso e civile l’edificio della stazione, ed ora il nuovo passo della società nell’assicurare la cessione in comodato di stabili dismessi riaccende le speranze nella comunità. «Il progetto è pronto da tempo, ma servono ancora alcuni passi da parte di Demanio, Provincia, Regione e Curia - dice don Salvatore, parroco di Demo - infatti la stazione è su territorio di Malonno che, dal punto di vista giuridico e pastorale, dovrebbe in futuro curare la manutenzione della chiesa. Sicuramente non si creerebbero tensioni tra i due paesi, tuttavia attendiamo chiarificazioni in proposito dai vari enti competenti per territorio, per poter poi passare alla fase più impegnativa, quella dell’attuazione di un progetto che sta a cuore alla popolazione».


 

 

BRESCIAOGGI 17 DICEMBRE 2002

Iseo. Dal 1º gennaio 2003 cambierà la gestione Motonavi, il timone alla Navigazione srl.

Società tutta sebina, con autonomia giuridica

di Giuseppe Zani

Dal 1° gennaio 2003 i battelli di linea e i traghetti da e per Montisola, nonché il personale addetto e il cantiere di Costa Volpino, passeranno di mano: li gestirà la «Navigazione lago d'Iseo srl», costituita davanti al notaio il 2 dicembre scorso per iniziativa del «Consorzio gestione associata dei laghi d'Iseo, Endine e Moro», cui la Regione Lombardia ha trasferito di recente pure le deleghe in materia di navigazione. La neonata società subentra a tutti gli effetti al precedente referente del Pirellone per la navigazione sul Sebino, la «Gestione governativa laghi di Garda, Maggiore e Como», diretta da Massimo Checcucci.
Col nuovo anno, dunque, si cambia. O meglio: si potrà cominciare a cambiare. La «Navigazione lago d'Iseo srl» ha infatti quell'autonomia giuridica che le consentirà di fare scelte via via autonome in merito sia al servizio di linea e alle attività collaterali, sia alle assunzioni di personale, sia agli investimenti già finanziati o finanziabili da parte della Regione, per accrescere i mezzi e il patrimonio in dotazione.
L'attuale flottiglia del Sebino si compone di due ammiraglie, la «Città di Brescia» e la «Città di Bergamo», e di 11 battelli (il quattordicesimo è di proprietà della «Gestione governativa laghi di Garda, Maggiore e Como» e, girato l'anno, tornerà ai lidi d'origine). I dipendenti sono circa 45, di cui 28 di ruolo, 10 fuori ruolo e gli altri stagionali.
Quanto agli investimenti programmati, il Pirellone ha di recente stanziato per il lago d'Iseo circa 3 milioni e 600 mila euro, metà dei quali serviranno per realizzare a Costa Volpino un capannone sull'area attualmente occupata dal cantiere all'aperto, e l'altra metà per l'acquisto di altre due o tre motonavi (una di queste si chiamerà, finalmente, «Sarnico»).
Altre opere saranno oggetto di una precisa quantificazione per consentire alla Regione di approvare un adeguato piano pluriennale di finanziamento.
Nei prossimi mesi, comunque, si inizierà con l'avviare il monitoraggio dei vari centri di costo: lo scopo è di reperire le risorse necessarie a finanziare un serio progetto di rilancio del settore, comprese le escursioni turistiche, che oggi richiedono particolari attenzioni e, quindi, investimenti.
La nuova società durerà, stando allo statuto, sino al 2050. La sede legale è a Sarnico, in via Roma, negli uffici del «Consorzio gestione associata laghi d'Iseo, Endine e Moro», ma la sede operativa resterà Costa Volpino.
Il capitale sociale, per adesso interamente versato dal Consorzio medesimo, è di 50 mila euro; in teoria- ma la cosa potrà avvenire più avanti- i privati possono sottoscriverne una quota parte, purché minoritaria.
Il consiglio di amministrazione coincide con quello del Consorzio in argomento: Pier Giuseppe Ziliani (vicesindaco di Montisola e vicepresidente del Consorzio) è il presidente; Giuseppe Tobias Faccanoni (presidente del Consorzio) e Sergio Buelli, i consiglieri.
E' pure prevista, a breve, la nomina di un direttore d'esercizio.


 

 

BRESCIAOGGI 18 DICEMBRE 2002

Cantieri aperti nell’alta valle per le opere di consolidamento dopo le frane

Due strade tornano sicure

Lavori sulla 39 per la Valtellina e 42 del Tonale

di Lino Febbrari

Lavori in corso lungo le statali dell'alta Valcamonica. Da un paio di settimane sono stati avviati gli interventi per i riparare ai danni causati dalle piogge torrenziali di metà novembre.
In particolare le opere di messa in sicurezza in atto riguardano i versanti sovrastanti le vie di comunicazione, dai quali si erano staccate delle frane. Che, come nel caso di Corteno, avevano interrotto la circolazione per un paio di giorni. I tratti a rischio delle due statali che percorrono l'alta valle dell'Oglio, la 39 che congiunge Edolo alla Valtellina e la 42 del Tonale, sono oggetto di importati opere di consolidamento.
Cominciamo dalla 42 dove, un chilometro oltre l'abitato di Edolo, in direzione di Ponte di Legno, all'alba del 16 novembre, le intense precipitazioni fecero precipitare sull'asfalto un grosso masso. Le verifiche prontamente attuate dai tecnici evidenziarono che lo sperone roccioso dal quale si era staccato il masso presentava delle profonde fenditure e che all'incirca altri 500 metri cubi di materiale erano a rischio. Per risolvere alla radice il problema l'Anas decise di far brillare lo sperone.
Due esplosioni, una poco prima delle 12 , la seconda alle 15 di giovedì 28 novembre, posero fine all'incubo. Entrarono quindi in azione i rocciatori per ripulire il pendio dagli arbusti e posizionare i sostegni delle reti paramassi. L'operazione si dovrebbe concludere entro la fine dell'anno.
Sempre in quei giorni di maltempo e sempre lungo la stessa arteria, un paio di chilometri più a nord, il ponte che attraversa il torrente Ogliolo - corso d'acqua che percorre la vallata del Mortirolo e a Iscla (Monno) si getta nell'Oglio - , mostrò segni di cedimento. Nella testata a monte e nella spalla a valle del manufatto i tecnici notarono evidenti segni di cedimento. A tempo di record il compartimento Anas di Milano ha redatto il progetto per il consolidamento statico delle strutture e affidato l'appalto a un'impresa vicentina.
Per portare a termine i lavori, che sostanzialmente consisteranno nella realizzazione di numerosi fori sul terreno, all'interno dei quali saranno poi inseriti dei tubi in acciaio è stata provvisoriamente ristretta la carreggiata e il traffico viene regolato a senso unico alternato da un impianto semaforico.
Un tiro di schioppo più a monte, all'altezza del chilometro 123, fervono i lavori per la riqualificazione dell'innesto della provinciale 81 sulla statale del Tonale. Un intervento che non ha nulla a che vedere con la recente ondata di maltempo, ma che è mirato a cancellare le due attuali e pericolose deviazioni che collegano il fondovalle a Monno e al passo del Mortirolo. Al loro posto è in via di realizzazione, a pochi metri dal Ponte dei Pellegrini, che segna il confine con il comune di Incudine, un'ampia rotatoria , che permetterà agli automobilisti un accesso più sicuro sulla provinciale.
I rovesci temporaleschi di novembre hanno provocato ingenti danni anche lungo la statale del passo di Aprica. In territorio di Corteno, nei pressi ella località Concordia, poco più di ottanta metri cubi di terriccio si riversarono sull'asfalto interrompendo la circolazione dei veicoli. In zona Campagnola, a cinque chilometri da Aprica, un tratto di carreggiata si fessurò. Anche lungo la statale 39 i cantieri per il ripristino sono partiti da un paio di settimane. Il ripido pendio dal quale si scaricarono terra, sassi e alberi è stato messo in sicurezza. Per risolvere il problema del cedimento della carreggiata, l'impresa incaricata dall'Anas ha provveduto ad allargare la sede stradale di un paio di metri. A monte sono stati costruiti dei muri di sostegno in cemento armato. Sono giunti a conclusione entri i tempi previsti anche i lavori per il consolidamento del tratto di strada franato a giugno un paio di chilometri prima di Aprica.


 

 

BRESCIAOGGI 18 DICEMBRE 2002

Sindacati e Comunità montana

Brescia-Iseo-Edolo: «è fondamentale il servizio integrato ferro-gomma»

di Luciano Ranzanici

Enrico Serioli e Mario Pendoli, assessori ai Trasporti della Comunità montana del Sebino Bresciano e della Comunità montana di Valle Camonica hanno incontrato i rappresentanti sindacali per svolgere assieme un’analisi dei problemi legati alla messa in gara del servizio di trasporto lungo la linea Brescia - Iseo - Edolo e al termine dei lavori è stato deciso di contattare urgentemente la Provincia e la Regione «affinché l’impegno pubblico sulla tratta venga mantenuto». Gli esponenti dei due enti comprensoriali hanno avuto un costruttivo scambio di opinioni con i delegati di Cgil Cisl e Uil del comprensorio e con le Rsu dei trasporti, per abbozzare il futuro della linea, proprio in vista dell’apertura della procedura della gara di appalto del servizio prevista entro la prossima primavera.
Mario Pendoli al termine dei lavori ha affermato che: «L’incontro è servito a ribadire l’importanza che la ferrovia riveste per il nostro territorio: in particolare si è evidenziata la necessità di dare urgente attuazione al servizio di trasporto integrato ferro - gomma, che è gestito dalla stessa società, realizzando il biglietto unico e ponendo fine all’assurda situazione che vede la concorrenza diretta fra i due servizi, rischiando di far soccombere il trasporto ferroviario e far pagare a chi vive in montagna il peso di disagi ulteriori oltre a quelli che già si devono duramente sopportare».
L’assessore ai Trasporti della Comunità montana di Valcamonica ha ricordato che: «Nel corso del convegno tenuto in Valcamonica il 31 maggio e il 1 giugno scorsi le istituzioni intervenute (Governo, Regione e Provincia) avevano concordato di delineare il rilancio della infrastruttura ferroviaria, per valorizzare i numerosi miliardi investiti per l’ammodernamento e la messa in sicurezza della tratta e per progettare la prospettiva di realizzare nel medio - lungo periodo, lo sbocco a nord. La gara di appalto assegnerà in una logica di mercato nella primavera del prossimo anno, la tratta della Brescia - Iseo - Edolo, sia per quanto concerne il servizio di trasporto su ferrovia che su gomma».
Dal canto suo l’assessore Serioli ha affermato che: «È urgente incontrare la Provincia e la Regione per ottenere precise assicurazioni sull’impegno pubblico nella ferrovia Brescia - Iseo - Edolo. Per questo motivo si auspica una partecipazione alla gara che veda il ruolo attivo delle società pubbliche (ad esempio Ferrovie Nord Milano) per delineare da subito quelle scelte essenziali in un progetto di riorganizzazione che possa dare vitalità al trasporto ferroviario, in un territorio già duramente colpito e dove vivere diventa sempre più complicato e difficile».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 28 DICEMBRE 2002

Il servizio pubblico sul Sebino passa a un gruppo presieduto dal vice-sindaco di Montisola

Nuova società per la navigazione

Crescerà in sinergia con il territorio turistico

di Lucia Sterni

Novità per il servizio di navigazione sul Sebino, la cui gestione passa dalla «Gestione Governativa Navigazione Laghi Maggiore, Garda e Como» alla nuova società, costituitasi recentemente su iniziativa del Consorzio «Gestione associata dei laghi d’Iseo, Endine e Moro», presieduto dall’ing. Giuseppe Tobias Faccanoni. Si tratta della società a responsabilità limitata «Navigazione lago d’Iseo», che si occuperà non solo del servizio di navigazione e di trasporto pubblico di linea sul Sebino, ma anche di altri servizi pubblici, quali quelli di igiene ambientale, turistici, sportivi, ricreativi e culturali, di promozione e valorizzazione delle risorse dei tre laghi Iseo, Endine e Moro. La nuova società, la cui durata è prevista fino al 2050, ha sede a Sarnico, in via Roma, e potrà istituire sedi secondarie, agenzie, filiali e rappresentanze sia in Italia sia all’estero. Il capitale sociale è fissato in 50mila euro ed è prevalentemente pubblico, con una partecipazione del Consorzio Gestione Associata dei tre laghi non inferiore al 51%. Il consiglio di amministrazione è rappresentato dagli stessi componenti dello stesso Consorzio Gestione Associata, presidente è Piergiuseppe Ziliani, vice sindaco di Montisola, consiglieri Giuseppe Tobias Faccanoni e Sergio Buelli, in carica per i prossimi cinque anni. «La nuova gestione avrà ricadute positive per i comuni rivieraschi sebini, che interfacciandosi con un interlocutore locale, potranno più facilmente manifestare le proprie esigenze e necessità - precisa il presidente della nuova società, Piergiuseppe Ziliani - ed anche per il turismo dell’intero comprensorio valligiano-lacustre. A tal proposito, abbiamo già preso contatti con gli operatori turistici, consorzi e associazioni e gli enti locali al fine di lanciare nuove iniziative per lo sviluppo turistico del lago e del suo entroterra». Gli obiettivi principali che la nuova società si prefigge, a detta sempre dello stesso presidente Ziliani, tendono a migliorare e riorganizzare l’intera gestione del servizio, garantendo maggior efficienza, promovendone il migliore e più proficuo utilizzo dei servizi di linea e turistico oltre ad avviare, entro il giugno 2004, le procedure per la messa a gara dei servizi di navigazione pubblica di linea, come prevede la legge regionale 12 gennaio 2002 n. 1. «Stiamo pensando di istituire corse alternative e sperimentare nei mesi estivi nuovi servizi per i turisti». Il servizio di navigazione sul Sebino, come ricordato, dal 1977, dopo la stipulazione della convenzione tra la Regione ed il Ministero dei trasporti, è stato gestito dalla Gestione Governativa, che dal 1998, inoltre, si occupava anche del servizio tra il Comune di Montisola e la terraferma, sulle tratte Sulzano-Peschiera e Sale Marasino-Carzano. La nuova società «Navigazione lago d’Iseo», che rappresenta la prima esperienza regionale, gestirà una flotta formata da dodici mezzi, due motonavi, «Città di Brescia» e «Città di Bergamo», entrambe di 400 posti; quattro motonavi, varate negli ultimi due anni, ognuno da 250 posti, «Lovere», «Montisola», «Sebino» e «Costa Volpino»; la motonave «Iseo» di 220 posti, ed infine cinque battelli di vecchia data da 110 posti ognuno, «Iris», «Gardenia», «Ninfea», «Cigno» e «La Naf».


 

 

BRESCIAOGGI 3 GENNAIO 2003

Un protocollo di Comune, Brescia Mobilità e ministro Lunardi fissa i tempi per la realizzazione

Metrò, ecco i soldi dalla Regione

Approvata la delibera che stanzia 72milioni per l’opera

di Tiziano Zubani

Metropolitana leggera, un nuovo passo avanti. È stato approvato dalla giunta regionale, su proposta degli assessori alle infrastrutture e mobilità, Massimo Corsaro, e al bilancio e risorse finanziarie, Romano Colozzi, il progetto Metrobus di Brescia, decidendo anche il finanziamento. È il secondo atto significativo di questi giorni, l’altro, avvenuto il 30 dicembre a Roma, sembra un fatto formale, ma è invece assai importante: il decreto è stato inviato alla Ragioneria generale dello Stato. In altri tempi questo sarebbe, davvero, un fatto formale, ma non in questo periodo: il 31, infatti, scattava il decreto taglia-spese e, quindi, per l’opera sarebbe scattato uno stop ai finanziamenti fino a data imprecisata. L’aver superato quello scoglio permette di guardare alla futura realizzazione con maggior tranquillità. Il sindaco Paolo Corsini è soddisfatto: «Dopo lo stanziamento del Governo e quello regionale, ora il finanziamento pubblico è assicurato e sicuro».
Come abbiamo annunciato nei giorni scorsi, la metropolitana leggera automatica, attesa da quasi vent'anni nella nostra città, sarà realizzata inizialmente nel tratto S. Eufemia - Prealpino, circa 800 metri di meno dell’originaria ipotesi di arrivare a Concesio. Non una cesura definitiva, ma solo una decisione contingente (legata ai soldi disponibili), perchè, comunque, è previsto il prolungamento verso la Valtrompia. I finanziamenti decisi dalla Regione per i lavori della metropolitana bresciana consistono in 1 milione di euro per il 2003, 10 milioni di euro per il 2004 e a 61.303.966 euro per il 2005, prelevati dallo speciale Fondo per la realizzazione di Progetti Infrastrutturali di rilevanza regionale inserito nel Bilancio di previsione 2003 e nel pluriennale 2003-2005. Insomma, poco più di 72 milioni di euro, come era stato stabilito in origine.
L'impegno della Regione Lombardia era stato già inserito nel protocollo di accordo firmato nel marzo 2000 dal presidente Roberto Formigoni con il sindaco di Brescia Corsini ed il presidente della Provincia Cavalli. I lavori saranno cofinanziati dallo Stato con 244 milioni di euro il cui stanziamento è stato deciso dal Ministero delle infrastrutture e da Brescia Mobilità che mette a disposizione 67 milioni di euro, altrettanti saranno messi a disposizione dal Comune di Brescia, che li dovrebbe ricavare da alcune alienazioni patrimoniali. La metropolitana di Brescia avrà un costo totale di circa 590 milioni di euro, in parte già coperti dai finanziamenti istituzionali, in parte - circa 137 milioni di euro - da reperire sui mercati finanziari da Brescia Mobilità. La linea della metropolitana leggera sarà lunga 13 chilometri e 700 metri, avrà 18 stazioni e seguirà un tracciato ad «L» che dal Villaggio Prealpino scenderà fino a Sant'Eufemia, dopo aver attraversato il centro della città da nord a sud fino al cuore di Brescia Due.
Il tragitto a raso (in superficie) sarà di 1 chilometro e 300 metri, mentre al parte sotto il centro storico sarà in galleria, per una lunghezza di circa 6 chilometri. Il tracciato previsto in trincea coperta avrà una lunghezza di oltre 4 chilometri e 800 metri.
I tempi di realizzazione sono stati inseriti in un protocollo sottoscritto tra il presidente di Brescia Mobilità Ettore Fermi, il sindaco di Brescia Paolo Corsini e il ministro per le attività produttive Pietro Lunardi. Entro il mese di gennaio dovrà esserci l’aggiudicazione definitiva, a marzo il contratto, a luglio del 2003 dovrà aprirsi il cantiere e per novembre del 2009 dovrà entrare in funzione. Intanto si comincia già a guardare alle possibili prolunghe: non solo verso la Valtrompia, ma anche da Brescia Due verso la Fiera e, è notizia di questi giorni, un coordinamento con i treni della Brescia - Iseo - Edolo per il collegamento verso il Sebino e la Valcamonica. La metropolitana di Brescia sarà in grado di trasportare 8.500 passeggeri l'ora per ciascuna delle due direzioni (ma può arrivare fino a 17 mila), con una frequenza media dei passaggi compresa tra i 3 e i 6 minuti.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 GENNAIO 2003

Pisogne. Da martedì per la posa delle condutture di metano

Chiude per tre mesi la strada Toline-Govine

di ...

Prenderanno il via martedì prossimo, 7 gennaio, i lavori per la posa delle condutture del gas metano lungo l’arteria comunale, ex strada statale 510, nel tratto Toline-Govine di Pisogne. Durante tale intervento, che secondo le intenzioni degli amministratori municipali dovrebbe durare tre mesi (fino a metà aprile), la circolazione lungo l’ex 510 sarà vietata con possibilità di temporanee aperture per i residenti. I veicoli provenienti da e per la Valcamonica, lo ricordiamo, potranno transitare lungo le due gallerie della nuova statale 510 che permetteranno di by-passare gli abitati di Toline e Pisogne, dove, invece, continuerà a rimanere valido l’attuale divieto di transito per i mezzi che trasportano materiale infiammabile e pericoloso. Questi mezzi saranno costretti, quindi, a percorrere le arterie bergamasche. «Presto saranno risolti, dopo lunghi anni di attesa, i problemi per l’abitato di Toline concernenti il metano e l’impianto di depurazione - precisa il sindaco di Pisogne, Giacomo Lanzini -. Al fine di ridurre i disagi ai residenti della frazione, durante la posa delle stesse tubature, oltre a permettere agli stessi il transito in determinate fasce orarie, abbiamo anche organizzato al meglio tutti i servizi di trasporto su gomma e ferrovia». L’intervento lungo il tratto pisognese della Sebina Orientale prevede uno scavo a valle della stessa strada, dove saranno posate le tubature del metano, della fognatura e dell’acqua. Durante queste opere sarà istituito, dal 7 al 27 gennaio, il divieto di transito veicolare e pedonale nel tratto Govine-Toline, per consentire la realizzazione della rampa di accesso alla nuova strada comunale «Tre Stelle-Govine», in adiacenza alla linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo e parallela all’ex statale 510. Tale strada comunale eviterà, in futuro, il passaggio veicolare sulla stessa rivierasca. Dal 27 gennaio sino alla fine dei lavori per la posa del metano, che, come ricordato, sono previsti entro la metà di aprile, sarà consentito solo ai residenti di Toline e ai mezzi inferiori ai 35 quintali il transito nelle ore serali e notturne.


 

 

BRESCIAOGGI 4 GENNAIO 2003

La Navigazione Lago d’Iseo ha un progetto: un battello a due pale per le crociere turistiche

Sul Sebino come sul Mississipi

Da Montisola a Pisogne, subito i lavori per approdi e pontili

di Giuseppe Zani

C'è anche una nave a due pale - quelle rese famose dalle crociere sul fiume Mississipi, negli Stati Uniti - nel futuro prossimo della «Navigazione lago d'Iseo srl», la società che dal 1 gennaio 2003 fa funzionare i battelli di linea e i traghetti da e per Montisola per conto del «Consorzio gestione associata laghi d'Iseo, d'Endine e Moro», al quale la Regione Lombardia ha trasferito di recente, in comodato trentennale, la piccola flotta del Sebino e le annesse infrastrutture di supporto.
«Una nave a pale, oltre che un mezzo fascinoso, è l'ideale per le crociere turistiche: è più lenta ma più manovrabile dei battelli consueti - dice l'ingegner Giuseppe Tobias Faccanoni, presidente del Consorzio citato -. Il turista, del resto, a differenza del pendolare per lavoro o studio, non ha l'esigenza di andare veloce: vuol vedere, conoscere, meglio se guidato da un cicerone. Ebbene, dopo una ricognizione condotta su alcuni laghi europei, siamo orientati a far costruire una nave a pale che si attagli il meglio possibile alle esigenze del turismo sebino».

 La relativa progettazione, computo dei costi incluso, servirà ad attivare le procedure per avere ulteriori finanziamenti. La società di servizi in questione, infatti, non è nata senza dote: ha avuto anzi a disposizione, da subito, 10 miliardi delle vecchie lire. «Li spenderemo prioritariamente per coprire con moduli adattabili ma uniformi gli approdi di Montisola, Iseo, Predore e Pisogne, in modo da consentire ai passeggeri di attendere il battello all'asciutto: la progettazione preliminare è prevista entro la fine del mese, la realizzazione entro la fine del 2003 - spiega Faccanoni -. Quindi ristruttureremo i caselli idraulici (l'equivalente delle case cantoniere Anas, ndr) di Iseo e Costa Volpino, e, sempre a Costa Volpino, copriremo con un capannone l'area attualmente adibita a rimessaggio e cantiere all'aperto. Coi soldi rimanenti, e con altri finanziamenti aggiuntivi, contiamo di sostituire due imbarcazioni palesemente datate, "L'isola" e "La Naf", e costruire la nave a pale».
Un programma di investimenti che, esclusa la copertura degli attracchi di cui s'è detto, è ancora da mettere bene a punto. Finanziamenti già accordati (nel 2002) e tempi certi, invece, caratterizzano gli interventi programmati sui laghi d'Iseo, Endine e Moro dal «Consorzio gestione associata» per ampliare e migliorare l'offerta dei posti barca (i più sono ormeggi temporanei). Si tratta della posa di pontili galleggianti e del dragaggio di porti il cui appalto - per una spesa complessiva di 2 milioni e 101 mila euro (15% gli enti locali, il resto la Regione) - sarà aggiudicato il prossimo 17 gennaio.
L'opera di maggior impatto simbolico è la riqualificazione del porto di Sassabanek (170 mila euro), a Iseo. Sempre a Iseo sono previsti il prolungamento della scogliera al Porto industriale (150 mila euro) e il completamento del porto di Clusane (150 mila euro). Due i pontili che saranno collocati, paralleli alla costa, a Montisola: davanti al lido di Carzano (62 mila euro) e a Sensole (67 mila euro).
A Paratico, in località Tengattini, si posizioneranno due pontili davanti alla Ca' Bianca (170.400 euro). A Pisogne, si dragherà il porto in cui sfocia l'Ogliastro e lo si munirà di una gru per l'alaggio delle barche (201 mila euro). A Marone si sposterà di una trentina di metri l'attuale imbarcadero e si creeranno posti barca davanti all'ex Cittadini, mentre la spiaggia dell'Athena beach, nella frazione di Vello, sarà dotata di un pontile d'attracco.

 Altri pontili saranno posati o rinforzati (in totale 950 mila euro) a Lovere, a Sarnico, a Castro, a Darfo, per il lago Moro, e nei paesi di Ranzanico, Endine Gaiano, Monasterolo del Castello, sul lago d'Endine.
«I tempi di realizzo? Si lavorerà principalmente in primavera e in autunno, per non disturbare d'estate i bagnanti e le aree portuali - conclude l'ingegner Faccanoni -. Tutto dovrebbe essere concluso entro la fine di quest'anno».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 6 MARZO 2003

Viaggio sulle strade ancora inadeguate ed impossibili per il traffico del lago d’Iseo e della Valcamonica

Le gallerie pericolose del Sebino

Ventilatori fermi, assenza di luce, nessuna via di fuga, si va a passo di lumaca

di Tonino Zana

Viaggio al limite dell’allucinazione sulla strada del lago d’Iseo e della Valcamonica, statale 510 e statale 42. A chi capitasse di rileggere tra 20 anni questi appunti, non crederebbe ai suoi occhi, penserebbe a un resoconto dalle strade della ricostruzione. Non sbaglierebbe di molto. Del resto, nel rapporto traffico-viabilità, siamo arretrati di mezzo secolo. Ore 7,55, veniamo da Brescia, affrontiamo la seconda più lunga galleria che immette a Iseo: i ventilatori non funzionano, fumo e rallentamento. Un tamponamento anche minimo potrebbe causare la tragedia. Ogni mattina, si rischia una tragedia. Quando esci da quel camino, il Guglielmo che s’è fatto un visone di erba liscia e una cinesina con una stringa di liquirizia sui marciapiedi che accompagnano al basso, ti tirano su il fiato. Alle 8,10, un’auto ogni 2 secondi scende dal nord, ugualmente si sale in coda, 30, 40 all’ora, energie castrate, costi sociali e psicofisici incalcolabili. Almeno, la S. Barbara e la galleria S. Carlo sono dotate di antichi finestroni che rischiarano le tenebre della pietra e illudono su un’inesistente decenza di strada. Ma siamo alla fotocopia della insidiosissima killer «Gardesana». I laghi bresciani - puro sarcasmo utile per spingerci in avanti - si riflettono per la schifezza purissima e colpevole delle stesse arterie, resistenti per 50 by pass. La Trentapassi, divoratrice di vite e fornitrice delle prime claustrofobie dalla seconda metà del secolo, è stata rimessa in sesto, segnaletica, pareti rivestite, luminosità. È come un corpo che riprende a camminare, una galleria appena appena riabilitata. Niente di più. Ma quando arrivi sulle curve a metà percorso, ti rimetti le mani nei capelli. Ore 8,30: il nuovo, pensi, il nuovo è l’unica soluzione. Eppure il nuovo, che trovi subito a Pisogne, è una galleria già morta di fame, cioè spazio a filo per due auto, marciapiedi 40 cm sulla destra e 25 sulla sinistra, impossibile fermarsi, a meno di creare ingorghi, vie di fuga inesistenti, una piazzetta di sosta, adatta a tre pedoni, a mezza galleria, dopo più di un chilometro: una trappola quotidiana da affrontare con un pensiero al santo protettore. Ogni strada, ogni galleria, ogni ponte nasce vecchio e quando si inaugura, qui si inaugura il passato. La seconda galleria, la Ronchi, oltre 2 chilometri, per un totale di circa 5 chilometri per due, è un insulto alla sicurezza, alle misure del traffico. Almeno i ventilatori sono accessi ed è qualcosa più di un placebo per un asmatico. Usciamo per prendere aria e parlare con la gente, rientriamo su Pisogne. «Almeno il ritardo arrivi puntuale - ironizzano alcune persone, davanti all’ipermercato a settentrione della cittadina -. Siamo storicamente nelle condizioni di accettare un ritardo come un dono delle istituzioni...». Meglio un ritardo che niente, che una sospensione permanente... Il tema della sospensione permanente è più avanti - ne riparliamo la prossima volta - su quel ponte proprio sospeso a 100 metri dall’innesto di una galleria. È il tratto del quinto, sesto lotto, Capo di Ponte-Berzo Demo, se non ci confondiamo con l’enigmistica dei lotti, verrebbe da dire, troppo facilmente, con questa lotteria. È stato realizzato un lungo viadotto: un dipendente dell’Anas avanza dal lato brenese, solo come un uomo nel deserto. Saliamo anche noi, con la guida più acuta della valle, capo del nostro accampamento, con Gianmario Martinazzoli. Ci incrociamo in modo surreale: intorno le montagne, davanti una galleria muta, dietro una strada sconfinata, nessuno in giro. Ciò che stupisce è lo spessore della rassegnazione, la tenuta - stagna? - di una risposta moderata. Il fatto che scriviamo per la centesima volta dell’indispensabilità di una strada veloce e decente, non diminuisce l’indignazione. È difficile non temere per un collasso complessivo della Valcamonica a fronte di un flusso sanguigno che non si irrora. Qui non si arriva, qui si deve programmare una giornata per andare e venire dalla città. Se ci stancassimo di queste intemerate, se soffocassimo sotto l’assedio della burocrazia che lottizza i ritardi, allora rinforzeremmo, per la nostra parte, chi sussurra di un’irredimibilità camuna, di un sottile piacere al lamento. Di ritardi, strade sospese e gallerie omicide per soddisfare un’anima millenariamente chiusa nella baita. Ma sono soltanto sussurri filosofici che contrastano con il pionierismo camuno, vittorioso su secoli di migrazioni e angherie forestiere.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 8 MARZO 2003

Proseguiamo il nostro viaggio dal Sebino alla terra camuna, che attende da tempo immemorabile una viabilità adeguata (2)

Le pene della Valle per una strada che non avanza

Le gallerie che ci sono non meritano la sufficienza

di Tonino Zana

Le gallerie della Valcamonica meritano un 5 meno, rispetto al 3 e mezzo delle gallerie del lago, appena passate e descritte nel servizio di giovedì. Siamo sotto la sufficienza quindi sotto la sicurezza e soltanto l’idea di aver lasciato alle spalle il peggio, illude sul meglio. Sono gallerie lunghe, d’infilata, almeno senza fumo. Vie di fuga, zero. La via di fuga è uscire al più presto possibile, accelerare nel buio, che è la lingua che ci segue sin da bambini: correre anziché rallentare quando la luce cambia e tutt’intorno si fa nero. I primi 3 lotti da Darfo a Breno nord sono percorribili così ed è il meno peggio dell’accesso alla valle. Finalmente Breno, la vecchia capitale, un ritrovo di giovani, quattro ragazze di 20 anni, verso le 9, bar «La Bùsa». Interrogare sulle strade, almeno a parole, è la cosa più semplice, come parlare di Saddam. «Che cosa viene in testa ai nostri, di far saltare i pitoti?». La signorina si riferisce ai massi di Capodiponte, ostacolo preistorico. Siamo incuriositi da questa passione ancestrale per i «12» pitoti abbarbicati su due massi. «12» pitoti da aggiungere alle centinaia di migliaia già censiti e ad un altro milione da scoprire per le pattuglie dei grandi generali imbattibili della Valcamonica preistorica. Di più, chiediamo da dove venga questa pazienza giovanile senza protesta. «Semplice - rispondono - non abbiamo tempo di protestare...». Ecologiche e pratiche, queste giovani di Breno, ti muovono la coscienza cronica, impostata più sull’utilità di un passaggio stradale a nord ovest che su un pitoto in affidamento. Marciamo sui totem dei pitoti, alle pietre messe di traverso alla strada. Eccole, a bloccare lo sbocco a nord di Capo di Ponte, dopo che la Sovrintendenza regionale ai beni archeologici è intervenuta a salvaguardia delle incisioni rupestri: stanno su una specie di spuntone, circondate da quattro pini spellati e sotto la strada aspetta di venire avanti. Resta da risolvere la galleria di Badetto di Ceto, 700 metri faticosissimi. Adesso si è, come si dice tecnicamente, in trincea, quindi ci si abbasserà per evitare alcune case sorte nel posto in cui si sapeva sarebbe dovuta passare la strada. «Hanno ragionato così - dice un pensionato di Ceto -, sapendo che le strade arrivano, se arrivano: facciamo le case, il territorio è poco, poi si vedrà...». Adesso si vede il buco che entra nel duodeno di Badetto, ci si abbasserà di 9 metri. Per il quinto e sesto lotto, Capo di Ponte-Berzo Demo, tutto è fermo, dopo che è stato realizzato un lungo tratto di viadotto ed è stata scavata la prevista galleria per circa 2300 metri. Restano da scavare altri 2700 metri per sbucare a nord, in territorio di Berzo Demo. Per il settimo lotto Berzo Demo-Malonno, tutto è lontano. Appunto post romantico di sostegno ai ritardi, iniezione letteraria sempre del nostro Martinazzoli (terza citazione, terzo credito per chi scrive): qui a Ceto - dove siamo arrivati in un mattino di qualche giorno fa, quando sembrava ancora inverno - si respira un’aria umbra: sono i muri medievali, le solitudini francescane, le incisioni sordomute e un cielo del più bel sud Europa. Da ogni parte, comunque, si spinga, questa maledetta strada: spingere spingere spingere anziché resistere resistere resistere. Questa strada che non avanza, mortifica i camuni, deprime le resistenze stanziali, sposta i giovani verso la città e nega a troppi, l’incontro con un’umanità, un monte e un’aria che mutilano la comunità bresciana, rendendola complessivamente colpevole, penalmente ed eticamente. In un esilio doppio e reciproco.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 15 MARZO 2003

«Aprirà entro l’anno il tratto Iseo-Pisogne della nuova 510»

Lo ha confermato il nuovo commissario straordinario dell’Anas all’assessore ai lavori pubblici della Comunità montana di Valcamonica

di Gian Mario Martinazzoli

VALLECAMONICA - Primo incontro ufficiale, l’altro ieri, tra il nuovo commissario straordinario dell’Anas di Milano, Pietro Pagliano, e l’assessore ai Lavori pubblici della Comunità montana di Vallecamonica, Mario Pendoli, per fare il punto sulla situazione della viabilità camuno-sebina. La trasferta milanese era in programma già più di un mese fa ma le disavventure giudiziarie di alcuni dirigenti del Compartimento Anas avevano costretto a un rinvio. «L’ingegner Pagliano - ha spiegato Pendoli - ha confermato l’apertura della nuova 510 che collega Iseo con Pisogne (nella foto, i cantieri sulla strada) entro il dicembre prossimo, rendendo così possibile il collegamento diretto tra Brescia e Breno. Speriamo che sia davvero la data definitiva perché, se così non fosse, la pazienza dei camuni e dei sebini verrebbe davvero messa a dura prova. Mi sento di dare anche un consiglio a chi di dovere: se la strada verrà davvero aperta entro la fine dell’anno, si abbia il pudore di non mettere in piedi cerimonie ufficiali con tagli di nastri o altro di simile». Per la Statale 42, invece, come stanno le cose alla luce dell’incontro milanese? «Pagliano ha confermato la disponibilità finanziaria di 155 milioni di euro per il completamento della Statale 42 nei lotti tra Capo di Ponte e Sellero che dovranno essere riprogettati e messi in gara entro la fine dell’anno in corso». In altre parole, per il tratto in galleria che va da Capo di Ponte a Berzo Demo, scavalcando gli abitati di Sellero e di Cedegolo, bisognerà passare ad una nuova impresa e ristudiare la “finestra” di interruzione della galleria a circa metà percorso. Quanto basta per dire che i tempi indicati difficilmente potranno essere rispettati, soprattutto alla luce di quanto si è verificato negli ultimi anni. Il commissario straordinario ha garantito che a breve verranno firmate le convenzioni con la Comunità montana per lo svincolo che dalla “superstrada” porta all’ospedale di Esine e per l’allargamento della strettoia del ponte Dazza di Sonico. Pendoli ha richiamato l’attenzione di Pagliano sulla necessità di mettere in sicurezza le gallerie di Pisogne e Lovere, per le quali la Comunità montana di Vallecamonica ha già avanzato indicazioni precise per migliorare la transitabilità e la sosta all’interno delle stesse. Per la 39 dell’Aprica l’assessore Pendoli ha sollecitato l’acquisizione in tempi brevi della perizia geologica per far partire i previsti lavori di ampliamento e messa in sicurezza di alcuni tratti.


 

 

BRESCIAOGGI 15 MARZO 2003

Viabilità: il commissario Anas assicura: non ci saranno altri ritardi per la 510

Sebina pronta a fine anno

Capodiponte-Sellero: trovati 155 milioni

di Luciano Ranzanici

L’incontro che si è tenuto ieri l’altro a Milano, nella sede dell’Anas, si è rivelato oltremodo fruttuoso per il presidente della Comunità montana della Valcamonica, Giampiero De Toni, e per l’assessore alla Viabilità Mario Pendoli.
I due esponenti dell’ente comprensoriale camuno avevano chiesto di incontrare il commissario straordinario del Compartimento della Lombardia dell’Ente Strade per una verifica sulla viabilità valligiana. E l’ingegner Pietro Pagliano non è stato avaro di novità, dopo la doccia fredda di poco più di due settimane fa dello slittamento dell’apertura del tratto iseano della «510», prevista in un primo tempo entro l’estate.
I responsabili dell’Anas regionale hanno confermato innanzitutto che il tratto della «Sebina» sarà percorribile entro dicembre, rendendo così possibile il collegamento diretto fra Breno e Brescia.
L’ingegner Pagliano ha poi comunicato a De Toni e Pendoli altre importanti novità per la tormentata viabilità camuna: per il completamento dei lotti della superstrada fra Capodiponte e Sellero l’ingegnere ha garantito la disponibilità di 155 milioni di euro, previa la riprogettazione del tratto e la messa in gara entro la fine d’anno.
Il commissario straordinario ha poi promesso che a breve scadenza saranno sottoscritte le convenzioni per la realizzazione, utilizzando i finanziamenti regionali erogati alla stessa Comunità montana, dell’attesissimo svincolo della superstrada che consentirà il collegamento diretto con l’Ospedale di Vallecamonica di Esine e l’ampliamento della strozzatura sulla strada statale 42 in località Ponte Dazza, in territorio di Sonico.
Dal canto suo l’assessore Pendoli ha sottolineato all’ingegner Pagliano l’esigenza di un urgente intervento per la messa in sicurezza delle gallerie di Pisogne e Lovere, informandolo che la Comunità montana, a suo tempo, aveva già provveduto ad indicare all’Anas, alle province di Brescia e Bergamo e alle due prefetture, una serie di accorgimenti per migliorare le condizioni di transitabilità e di sosta nei due tunnel.
Pendoli ha infine sollecitato il commissario straordinario ad acquisire velocemente la nuova perizia geologica per poter finalmente dare il via ai lavori di allargamento e di sistemazione della strada statale 39 dell’Aprica.
Al termine dell’incontro il presidente Giampiero De Toni ha mostrato una «prudenziale soddisfazione» circa le proposte dell’ingegner Pagliano, ma scottato dalle precedenti esperienze sul tema, ha dichiarato senza mezzi termini che «quanto è stato riferito dal commissario straordinario dell’Anas è per noi l’indicazione di un impegno nei confronti dei camuni, che non potranno tollerare altri rinvii.
«Quella dell’ingegner Pagliano è l’ultima parola che possiamo accettare: ora dovranno seguire i fatti. Nei prossimi mesi promuoveremo alcune iniziative per monitorare questi impegni e per far sentire all’Anas e al ministero che la pazienza dei camuni è finita».


 

 

BRESCIAOGGI 27 MARZO 2003

Il consigliere regionale Peroni: «Presto percorribile il tratto Breno-Capodiponte

«Superstrada? Dal 2004»

Pronti anche 155 milioni di euro per gli altri lotti

di Luciano Ranzanici

Nel 2004 sarà agibile la superstrada nel tratto da Breno a Capo di Ponte. I milioni di euro per completare il quarto, il quinto e il sesto lotto sono pronti: i tempi di realizzazione non slitteranno oltre. È quanto è emerso dal tavolo tecnico convocato ieri da Margherita Peroni, consigliere regionale e presidente della Commissione Territorio e Viabilità della Regione. Un incontro che ha consentito di fare chiarezza sulla viabilità camuno-sebina proprio con riferimenti ai lotti delle strade provinciali 510 e 42.
«Finalmente - ha detto la presidente della Commissione regionale - posso annunciare che sono stati stanziati 155 milioni di euro per il quarto, il quinto e il sesto lotto della superstrada della Vallecamonica». La Regione ha investito 5 milioni. «Per quanto riguarda l’effettiva percorribilità dei tratti, dopo l’incontro avvenuto in mattinata, assodata la realizzazione dell’opera nella sua completezza, mi sento di affermare che si può prevedere anche il parziale utilizzo della superstrada da Breno a Capo di Ponte già dal prossimo anno».
Alla riunione svoltasi a Milano hanno preso parte, oltre alla Peroni, il nuovo staff dell’Anas al completo, con il capo compartimento ingegner Pagliano, l’ingegnere capo Mucilli e l’ingegnere Salvatore, nuovo direttore dei lavori e responsabile quindi dei lotti della 510 e della 42, per la Provincia Lucia Falappi, per le Comunità montane Giampiero De Toni (presidente camuno) ed Enrico Serioli (assessore al Sebino).
Da quando è stato costituito il tavolo tecnico (formato dai rappresentanti di Regione, Anas, Provincia, Prefettura, Comunità Montane di Vallecamonica e Sebino) Margherita Peroni convoca periodicamente i vertici per una verifica sull’andamento dei tratti della viabilità camuno-sebina. Fin dal 2002 vengono costantemente monitorati ed esaminati i lotti e le loro problematiche.
Durante l’incontro di ieri, l’ingegner Pagliano ha tenuto a precisare che le gare per ogni lotto non sono «chiavi in mano»: ad ogni gara ne seguono altre per le opere cosiddette infrastrutturali (guard-rail, cartellonistica, segnaletica, illuminazione, ventilazione, manto d’usura...). Da qui i ritardi di consegna del tratto sino ad Iseo della 510, ai quali ha contribuito pure in modo non indifferente lo stesso commissariamento dell’Anas. Il capo compartimento ha comunque assicurato che le opere principali sono state concluse e che nei prossimi giorni verranno aperti i bandi per i lavori residui al termine dei quali, entro fine anno, il tratto sarà aperto.
Nel corso dell’incontro in Regione sono stati presi in esame anche i lotti della strada provinciale 42 ed in particolare il più problematico, il quarto, bloccato a Capo di Ponte per il rinvenimento di un masso istoriato. Superato lo scoglio Badetto di Ceto con la galleria che sarà ultimata entro ottobre, l’ingegner Pagliano ha annunciato che il quinto ed il sesto lotto saranno oggetto di una progettazione unica. Dopo l’ultimazione del progetto preliminare del quarto e previa una ulteriore verifica con la Sovrintendenza, si indirà la conferenza dei servizi per i pareri urbanistici ed ambientali. A questi adempimenti seguirà la predisposizione del relativo progetto, che è stato finanziato del tutto.


 

 

BRESCIAOGGI 18 APRILE 2003

Date sicure per i cantieri lungo la 42 e la Sebina Orientale

Strade camune, l’Anas conferma: tutto pronto entro l’estate del 2004

di Emanuele Turelli

Ogni tanto arriva una buona notizia per la viabilità camuna, sempre in attesa di interventi risolutivi che stentano a concretizzarsi. Ora pare che la lunga e difficile storia che interessa due delle principali arterie della valle possa concludersi rapidamente. E questo perché l’Anas ha confermato il rispetto dei tempi fissati con l’arrivo del nuovo commissario sia per la statale 42 del Tonale, sia per la 510 Sebina Orientale. Ciò significa che la Sebina aprirà entro la fine di quest’anno, mentre la nuova 42 dovrebbe essere operativa entro l’estate del 2004. L’Anas ha infatti approvato - ed è questa la vera novità - un ulteriore finanziamento per l’ultimo tratto della 42 pari a 45 milioni di euro. Si tratta del lotto VI, secondo stralcio.
Le conferme arrivano dalle conclusioni del vertice che si è tenuto nei giorni scorsi con la direzione generale dell’azienda per fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori nei cantieri per il miglioramento della viabilità camuna. All’incontro erano presenti il direttore generale della società, l’ingegner Francesco Sabato, il commissario del dipartimento Anas di Milano, ingegner Luigi Pagliano, e il parlamentare camuno Davide Caparini.
Con la nuova somma stanziata si arriverà a un finanziamento totale di 200 milioni di euro, che andrà a coprire il costo per il completamento del tratto che da Demo porterà fino alle porte di Edolo. Il finanziamento originario era di 155 milioni di euro. Resta da verificare il progetto per l’attraversamento di Capodiponte: in questo caso l’Anas ha optato per la soluzione in galleria. Ma sarà la Sovrintendenza della Regione a vagliare il piano in questione e a dire l’ultima parola. Successivamente il piano di intervento dovrà essere approvato dalla conferenza di servizi.
«Il tratto di strada da Breno a Capodiponte è oggi realizzato al 50 per cento - ricorda e conferma Caparini -. I vertici dell’Anas ne hanno confermato l’apertura per la metà del 2004, e hanno ribadito l’apertura della statale 510 entro la fine del 2003».
E gli ultimi problemi giudiziari che hanno colpito l’azienda? «Ovviamente chi pensa che le vicende giudiziarie non abbiano creato ritardi e problemi nei cantieri aperti in Valcamonica è un illuso. Non potrebbe essere altrimenti, considerando che il costo complessivo dell’intera opera è vicino ai mille miliardi di vecchie lire e che, purtroppo, le occasioni per appropriarsi di soldi pubblici non sono mancate».


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 18 APRILE 2003

Riaperto il cantiere del quarto lotto della Superstrada tra Breno e Capodiponte

Si lavora alla galleria di Badetto

Gia asfaltati lunghi tratti di carreggiata in territorio di Niardo e Braone

di Gian Mario Martinazzoli

Il quarto lotto della nuova statale 42, in corso di realizzazione tra Breno e Capodiponte, sembra essersi risvegliato da un sonno durato qualche anno. Nelle ultime settimane sono stati asfaltati lunghi tratti di carreggiata in territorio di Niardo e di Braone, compreso lo svincolo a nord di Breno. Lungo il viadotto iniziale del tratto in questione in questi giorni gli operai stanno posando i guard-rail di protezione, ad indicare che l’opera è a buon punto. Ma soprattutto sono iniziati i lavori di costruzione della galleria di Badetto di Ceto che secondo il progetto sarà lunga settecento metri. Grossi automezzi risalgono in questo periodo la Vallecamonica trasportando le semiarcate prefabbricate che, congiunte, costituiscono la volta della nuova galleria. Una cinquantina di metri è già stata realizzata e tutto lascia pensare che, di questo passo, nel giro di qualche mese si potrà ottenere il risultato tanto sperato. Per gli abitanti della popolosa frazione di Ceto è una vera e propria boccata d’ossigeno, e non solo metaforicamente. E’ facile immaginare quale sarebbe stato l’impatto negativo di una strada che avesse attraversato a cielo aperto una zona dove le finestre delle abitazioni si trovano, in qualche caso, a meno di trenta metri dal tracciato previsto nel progetto originale. La realizzazione della galleria premia anche il Comitato che negli ultimi anni si è battuto con determinazione per ottenere che il tracciato in trincea venisse appunto cambiato in percorso coperto. Tutto bene, dunque, per il tratto del quarto lotto che porta fino alle porte di Nadro di Ceto. Purtroppo, però, accanto alle notizie positive non mancano gli ostacoli. Resta infatti da risolvere il problema della galleria che dovrebbe sbucare a Capodiponte nella zona dove si trovano importanti incisioni preistoriche che la Sovrintendenza ai beni archeologici della Lombardia è intenzionata a tutelare senza ammettere eccezioni. Stando così le cose, il lotto non potrà essere completato secondo il progetto approvato a suo tempo. Una soluzione possibile, affacciatasi nell’ultimo periodo, potrebbe essere quella di abbassare il livello del tracciato, così da evitare la zona protetta. Per ora, però, su questo fronte non c’è ancora nulla di ufficiale. Alle porte di Capodiponte resta dunque un tappo che penalizza tutta la viabilità della medio-alta Vallecamonica. Il buon senso chiede che si faccia il possibile per rimuoverlo al più presto.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003

Darfo Boario Terme. Presentato dall’assessore provinciale Mauro Parolini il documento che «porterà al miglioramento delle condizioni di circolazione stradale»

Il piano della viabilità sotto la lente dei sindaci

De Toni e Mensi: va potenziato e integrato il trasporto sui ferrovia

di Lucia Sterni

Il piano della viabilità della Provincia di Brescia è il documento all’interno del quale s’inseriscono tutte le iniziative per il miglioramento del sistema della mobilità su gomma non di linea del territorio provinciale. Da tale documento prendono avvio le attività per l’analisi del sistema viario esistente e delle relative criticità, oltre che lo studio e l’elaborazione di scenari di sviluppo prevedibili entro i quali valutare in modo coordinato le iniziative già in essere da parte della nostra Provincia. La presentazione del Piano della viabilità ai sindaci, ai rappresentanti delle Comunità montane e dei Comuni della Valcamonica, Sebino e Franciacorta è avvenuta ieri sera al Centro Congressi di Boario Terme a cura dell’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Mauro Parolini, e del presidente Guido Rossini della VI Commissione provinciale, affiancati dall’assessore provinciale al Bilancio, Corrado Ghirardelli, e da Carlo Faccin, Luisa Zavanella e Marica Scolari, facenti parte del gruppo di lavoro dello stesso progetto. «Il nostro piano si prefigura come strumento attraverso il quale si elaborano i criteri di pianificazione della viabilità - precisa l’assessore Parolini -, al fine di promuovere dinamiche di sviluppo sostenibile del territorio provinciale attraverso il miglioramento dell’accessibilità, la riduzione dei livelli di incidentalità, il miglioramento delle condizioni di circolazione stradale e quindi, della qualità della vita dei bresciani e la riduzione degli impatti negativi del traffico veicolare sull’ambiente». Dopo la presentazione di ieri, i sindaci, a detta dello stesso Parolini, avranno la possibilità, entro i prossimi venti giorni, di presentare osservazioni scritte allo stesso Piano che sarà approvato, si prevede entro l’estate, dal Consiglio provinciale e, quindi, acquisito dal Piano territoriale di coordinamento provinciale. Al termine della presentazione, il presidente della Comunità montana camuna e sindaco di Edolo, Gianpiero De Toni, ha sollecitato la Provincia a farsi carico di due questioni, lo sviluppo e potenziamento della linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo, quale alternativa alla tratta viaria inadeguata del comprensorio camuno-sebino, e le date sull’inizio dei lavori della statale 42. Il presidente del Bim e sindaco di Breno, Edoardo Mensi, ha sottolineato invece l’importanza dell’integrazione dei trasporti, eliminando le tratte degli autobus per favorire quelle ferroviarie e collegando con un adeguato servizio di trasporti i piccoli paesi di montagna con le stazioni ferroviarie.

 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003

Darfo

Il Broletto assicura: illuminate tutte le gallerie

di ...

DARFO - L’Anas ha messo a disposizione i fondi per IV, V, VI lotto della statale 42 «del Tonale e della Mendola», continuando l’iter dell’approvazione del progetto; inoltre assicura la prosecuzione dei lavori lungo i cantieri della statale 510 Sebina Orientale. Quanto alla statale 39 «dell’Aprica», l’Anas vuole appaltare i lavori in tempi brevi. Questo è quanto emerso nell’ultimo incontro, risalente alla scorsa settimana, tra la nostra Provincia e i vertici dell’Anas di Roma, a detta dello stesso assessore ai Lavori pubblici, Mauro Parolini, il quale assicura che la stessa Provincia, dopo aver messo in sicurezza la galleria «Trentapassi» con la nuova segnaletica, a breve, provvederà anche all’illuminazione delle altre gallerie lungo la ex statale 510.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 13 MAGGIO 2003

Finanziate varianti agli abitati di Capriolo, Paratico, Clusane, Adro e Chiari

di ...

DARFO - Tra le opere inserite nel Piano provinciale, per la ex statale 469 Sebina Occidentale, variante agli abitati di Capriolo, Paratico, Clusane e Sarnico, è stato finanziato il tratto fino alla provinciale 96; redatto anche lo studio di prefattibilità ambientale della tratta tra la variante sud di Capriolo e Paratico e Sarnico. Per quanto riguarda la provinciale 17 Adro-Chiari-Cizzago, il progetto di variante all’abitato di Chiari è stato finanziato dal Comune solo per la tratta a sud della ferrovia, mentre la tratta a nord di collegamento alla ex statale 469 è inserita nel progetto BreBeMi; per la variante di Adro è in costruzione la tratta compresa tra la ex statale 469 e il tracciato autostradale ed è finanziata la tratta successiva tra questo e l'intersezione con la provinciale 17. Sulla ex statale 510 «Sebina orientale» è inserito, ma non finanziato, il progetto di variante tra Vello e Toline.

 

 

 

BRESCIAOGGI 13 MAGGIO 2003

Viabilità: buone notizie sui lavori della superstrada

Parolini annuncia: l’Anas stanzia i soldi per finire la nuova 42

di Giuseppe Cappitta

Buone notizie, da Darfo Boario, per la viabilità camuna. Le ha portate l’assessore ai Lavori pubblici della Provincia di Brescia, Mauro Parolini, ospite ieri pomeriggio al Centro Congressi per la presentazione del Piano della viabilità provinciale, area Sebino e Valle Camonica. «La scorsa settimana - ha detto Parolini - sono stato a Roma dal direttore generale dell’Anas al quale ho ribadito che i cantieri della 510 sono per noi una priorità assoluta e che ulteriori ritardi non sarebbero né capiti né tollerati. Mi sono state date ampie assicurazioni e mi è stato detto inoltre che nel bilancio 2003 sono a disposizione tutti i fondi necessari per appaltare i lavori del 4°, 5° e 6° lotto della ss 42. L’opera, quindi, potrà essere appaltata quanto prima interamente.
«L’obiettivo della Provincia - ha sottolineato - sarà da oggi quello di non perdere ulteriore tempo. L’Anas ci ha chiesto inoltre di adempiere, al più presto, alla consegna della progettazione relativa alla variante dell’ultimo lotto, fino ad Edolo. E lo faremo presto perché l’approvazione del progetto sta andando avanti senza intoppi».
La notizia, accolta in silenzio dai presenti, ha concluso l’intervento di Parolini sul Piano della viabilità provinciale, un piano - ha detto - che «si prefigura come strumento attraverso il quale si elaborano i criteri di pianificazione della viabilità, al fine di promuovere dinamiche di sviluppo sostenibile del territorio».
Nella sua relazione, Parolini era assistito dal consigliere Guido Rossini, estensore del progetto relativo alla Valcamonica, al Sebino e alla Franciacorta, dal vice presidente della Provincia Corrado Ghirardelli, da Luisa Zavarella e Monica Scolari, del gruppo di lavoro del Piano. In sala una cinquantina di amministratori camuni e franciacortini, soprattutto sindaci e rappresentanti delle tre Comunità montane e del Bim. Fra i presidenti, Giampiero De Toni (presidente della Comunità) ed Edoardo Mensi (presidente del Bim).
Nell’indicare gli obiettivi del Piano, e nell’illustrare gli interventi nell’area bresciana, un riferimento è stato fatto al collegamento con i Paesi dell’Est e alla necessità di fissare limiti alla crescita stradale, che non può essere illimitata perché il territorio non può essere continuamente modificato. Per Parolini, inoltre, c’è necessità che i caselli delle autostrade diventino «luoghi di scambio» e che la ferrovia diventi sempre più alternativa al traffico via gomma.  Il breve dibattito successivo ha sottolineato l’esigenza che il Piano tenga conto delle aree più deboli; che non vengano dimenticate le strade intervallive; che ci sia sinergia tra ferrovia e gomma; che la Provincia si faccia carico di dare credibilità alla Iseo-Edolo che, così come è, non ha ragione di esistere. Risposte rassicuranti sono venute anche per gli interventi sulla ss 39 dell’Aprica: «Anche questa strada è nei piani dell’Anas. I finanziamenti - ha concluso Parolini - ci sono e come Provincia ci adopereremo perché siano spesi al più presto».


 

 

BRESCIAOGGI 16 MAGGIO 2003

Ceto. Per la superstrada

Il comitato di Badetto: «L’Anas sta pagando i terreni espropriati»

di Luciano Ranzanici

«L’Anas a partire dallo scorso 10 maggio sta provvedendo al pagamento dei terreni espropriati ai legittimi proprietari di Breno, Braone, Niardo e Ceto per l’edificazione del quarto lotto della superstrada». Così Giovanna Bonomi, presidente del «Comitato di Badetto di Ceto», annuncia con soddisfazione l’operazione in corso, che riguarda circa quattrocento privati. In tempi relativamente brevi (analogo intervento relativo al tratto Darfo-Breno aveva comportato tempi addirittura biblici per i proprietari dei terreni sul territorio di Esine, ndr) l’Anas sta effettuando direttamente i bonifici sui conti correnti degli interessati oppure sta inviando a domicilio gli assegni circolari dell’importo pattuito.
La battagliera signora che con il suo comitato ha avuto una parte assolutamente determinante nella realizzazione della galleria del Badetto, sostiene che circa l’80% dei proprietari è stato liquidato o si trova con la pratica in via di perfezionamento.
In questi anni i residenti della frazione di Ceto, vedendo che le loro abitazioni erano situate a pochissimi metri dal tracciato della superstrada, si sono attivati costituendosi in un comitato spontaneo presieduto da Giovanna Bonomi.
Gli abitanti della frazione di Ceto hanno «marcato stretto» i vertici delle istituzioni, dal Comune di Ceto alla Provincia, dalla Regione all’Anas, al ministero dei Lavori pubblici e di politici nostrani ed infine hanno vinto la loro battaglia.
Giovanna Bonomi sta seguendo da vicino la costruzione della galleria artificiale ed in questo momento si sta dedicando essenzialmente agli indennizzi per i terreni espropriati.
«Ho la certezza che l’Anas sta operando al meglio per effettuare i pagamenti e comunque invito i titolari dei beni che non l’avessero ancora fatto, a presentarsi nei Comuni di appartenenza con le fotocopie catastali che attestano la proprietà. Per quanto di mia competenza, sono disponibile per ogni evenienza ed il mio numero di cellulare è 347 2304242». I cittadini del Badetto di Ceto interessati agli espropri hanno già ricevuto i rimborsi nel 2001 e nell’arco di breve tempo si spera che anche i proprietari di terreni nei comuni di Breno, Braone e Niardo seguiranno eguale sorte.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 20 MAGGIO 2003

Il Consiglio d’amministrazione dell’ente ha inserito l’importo nel bilancio 2003. Forse più vicini i lavori dei lotti da Breno a Edolo

Anas, 220 milioni per la superstrada camuna

di ...

La storia infinita della variante alla statale 42 della Valcamonica sembra essere arrivata ad una svolta. Il Consiglio d’amministrazione dell’Anas, riunitosi ieri a Roma, ha previsto nel bilancio del 2003 di erogare 220,4 milioni di euro per i lavori di ammodernamento e il completamento di tre lotti (IV, V e VI secondo stralcio) che saranno appaltati entro la fine del 2003.

L’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Mauro Parolini, esprime la sua soddisfazione. «L’Anas ha fatto un passo fondamentale – ha detto l’assessore –. Dopo anni di immobilismo si è rimosso in movimento e la scossa di questo governo l’ha reso di nuovo operativo».

Per quanto riguarda i finanziamenti previsti, spiega Parolini, «sono nel bilancio del 2003 e quindi si possono riaprire i cantieri quanto prima». Anche il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, esprime apprezzamento per la decisione dell’Anas. «La rilevanza dell’importo viene incontro alla Val Camonica che per anni è stata trascurata e dimenticata. L’Anas ha deciso di mettere il piede sull’acceleratore, e se come abbiamo ragione di sperare entro la fine dell’anno verranno conclusi i lavori sulla Sebina Orientale, il 2003 potrà essere considerato un anno felice per la Val Camonica. Con queste opere può trovare un rilancio per il mondo produttivo, per il turismo e la cultura».

Le opere comportano lavori di ammodernamento nel tratto che da Darfo conduce fino a Edolo con le varianti ai centri abitati di Braone, Ceto, Niardo e Nadro. Inoltre si farà un tunnel per risolvere il nodo dell’attraversamento del territorio del Comune di Ceto in località Badetto. La galleria, lunga 754 metri e larga 10 e mezzo, costerà 5,5 milioni di euro. Ma procediamo con ordine.

Il IV lotto prevede, come detto, varianti agli abitati di Niardo, Braone, Ceto e Nadro. La vicenda si protrae da almeno dieci anni e come ha ricordato il presidente Cavalli «In questo momento la volontà di Anas è quella di qualificarsi come ente che realizza dopo molti anni di negligenza, durante i quali i progetti rimanevano bloccati».

Il V e VI lotto 1º stralcio prevede invece opere per realizzare varianti agli abitati di Capodiponte, Sellero e Cedegolo, inoltre si prevede la costruzione di una galleria di collegamento fra i due lotti.

Infine il secondo stralcio del VI lotto, il cui progetto è stato redatta dalla Provincia e dalla Comunità montana di Valle Camonica, prevede delle varianti agli abitati di Cedegolo e Malonno.

L’importo previsto dal bilancio Anas è quello più alto per i cantieri lombardi. Infatti ai 220 milioni di euro destinati alla statale 42 si aggiungono i 113 per i cantieri della Valtellina. «Questa è la dimostrazione – ha concluso Cavalli – che lo sforzo dell’amministrazione provinciale e dei parlamentari bresciani ha prodotto esiti positivi. Ma questo grazie anche al valore dei progetti che abbiamo presentato.


 

 

BRESCIAOGGI 5 GIUGNO 2003

L’assessore Parolini assicura: la Provincia anticiperà i tempi rispetto all’Anas

“Tre Valli” a metà giugno

La strada agibile per l’inaugurazione al Maniva

di Luciano Ranzanici – Edmondo Bertussi

La strada delle Tre Valli sarà transitabile dal 15 giugno. Questo è l’impegno che si è assunto l’assessore ai Lavori pubblici Mauro Parolini: «La Provincia farà il possibile, al più presto, per aprire al transito completamente la strada provinciale 669, che dal Gaver sale al passo Croce Domini e si incrocia poi con la 345 che collega il Maniva con Breno, consentendo soprattutto ai turisti, quelli motorizzati in particolare, di scendere dal passo di Croce Domini fino in Valcamonica». In verità da una decina di giorni è stato reso agibile il tratto di strada fra Bazena e Croce Domini e gli operai della Provincia hanno pure provveduto a ripulire cinque chilometri di strada dal Gaver alla località Cadino.
Parolini non nasconde le difficoltà incontrate nelle operazioni di sistemazione e di ripristino della 669, che in diversi punti è stata seriamente danneggiata dalle precipitazioni a valle di numerose slavine durante l’inverno, che hanno provocato crolli e ampie crepe nella carreggiata.
«Come se ciò non fosse bastato - spiega Parolini - ai succitati danni si sono aggiunti lo sfondamento di alcuni tombotti e le recenti impreviste nevicate». La provinciale 669 è stata ripulita fra i chilometri 23 e 28 e da giugno è agibile, mentre il tratto compreso fra il passo di Croce Domini e l’incrocio con la strada statale 345 delle Tre Valli, direzione Collio, con ogni probabilità sarà riaperto il 15 giugno.
Questo è l’impegno preso dall’assessore Parolini, che legittimamente tiene a sottolineare comunque che «quando la strada era affidata alle cure dell’Anas, i tempi erano di certo più lunghi. Riteniamo di essere quindi in linea con le scadenze che ci eravamo prefissati, considerato che taluni deprecabili imprevisti (cedimento dei tombotti, nevicate ecc.) hanno in parte contrastato le nostre previsioni».
Sul versante valtrumplino, intanto, è stata aperta la strada alta del Maniva fino al Dosso dei Galli. Si transita quindi sulla strada 345 ma solo fino ai radar, in pratica dove finisce l'asfalto.
Oltre, sullo sterrato che porta al Passo di Croce Domini, da dove si può scendere verso Gaver da una parte e Breno dall'altra, cumuli di neve impediscono ancora l'apertura.
Ma i mezzi della Provincia stanno lavorando alacremente per rendere transitabile la famosa strada d’alta quota - amatissima in particolare dai motociclisti e dai bikers - entro domenica 15 giugno, la giornata nella quale è prevista l’inaugurazione da parte del cardinale Gianbattista Re della nuova chiesetta alpina costruita al passo Maniva e dedicata alla Madonna delle Tre Valli: in tal modo i camuni da Breno, i valsabbini da Bagolino e i triumplini da Collio potranno partecipare alla solenne cerimonia.


 

 

BRESCIAOGGI 6 GIUGNO 2003

Il famoso passo a 2652 metri transitabile dal 14 giugno, ma in realtà si passa già

Il Gavia apre in anticipo

Resta il nodo galleria: sarà illuminata nel 2004

di Lino Febbrari

I passi alpini dell'alta Valcamonica sono tra i più panoramici e frequentati (d'estate) di tutte le Alpi. Dopo la lunga chiusura invernale,Vivione e Mortirolo sono stati riaperti da un paio di settimane: sciolta la neve e ripulito il manto d'asfalto, i due tracciati sono tornati percorribili in anticipo rispetto al passato, con grande soddisfazione di tutti, turisti e operatori.
I cartelli che vietano il transito sul Gavia verranno invece tolti solo sabato 14 giugno, ma già da qualche giorno moto e auto superano - a proprio rischio e pericolo -, il valico (2652 metri di quota) che collega Valcamonica e Valtellina.
La prima arteria a riaprire i battenti è stata quella del Mortirolo. L'interprovinciale che congiunge Monno a Mazzo in Valtellina (una trentina di chilometri) , da oltre un decennio è la meta preferita dagli appassionati del ciclismo, che affrontano le proibitive rampe per tentare di emulare le imprese compiute al Giro d'Italia da Chioccioli, Pantani e compagni, grazie ai quali la località è conosciuta in tutto il mondo.
Pochi giorni dopo l'apertura del Mortirolo è arrivato anche il semaforo verde per l'ex statale 294 del Vivione che, attraverso l'omonimo passo a 1828 metri, porta da Forno Allione a Schilpario e alla Val di Scalve.
Infine, il Gavia. «Il valico ufficialmente non è transitabile ma da venerdì scorso, quando le due province hanno completato la pulizia, moto e auto vanno e vengono a centinaia - commenta Silvano Bonetta, gestore del rifugio sul passo -. Solo in alcuni punti, negli ultimi chilometri, ai lati della strada si trova poco più di un metro di neve».
Rilevato che quest'inverno le precipitazioni nevose non sono state eccezionali, e che di conseguenza il disgelo non ha provocato grossi problemi, le Province di Brescia e di Sondrio, alle quali dal 2001 l'Anas ha passato la gestione del tracciato, si sono adoperate fin dai primi di maggio per avviare i lavori di ordinaria manutenzione.
«Effettivamente - prosegue Bonetta - gli interventi sono stati tempestivi e risolutivi. Risalendo il versante bresciano ho avuto modo di notare l'accurata pulizia delle cunette, mentre sul versante valtellinese sono stati realizzati a tempo di record nuovi tombotti per captare le acque superficiali . Ribadisco quanto ho già avuto modo di dichiarare lo scorso anno - conclude l'imprenditore turistico -: quando il bandolo della matassa era nelle mani dell'Anas questi interventi venivano attuati in tempi biblici, e, solo in rarissime occasioni e guarda caso sempre in coincidenza del Giro d'Italia, il passo riapriva ai primi di giugno».
Sul tappeto resta l'annosa questione della mancata illuminazione dei 300 metri della galleria realizzata una decina di anni fa . Il buio ha sempre messo a rischio le centinaia di ciclisti, richiamati sul Gavia dalle imprese dei campioni. Prima di imboccare la galleria, molti mettono il piede a terra e aspettano che transiti un'auto o una moto, per farsi illuminare il percorso. Negli ultimi anni si sono verificati diversi incidenti. Per fortuna nulla di particolarmente grave: diverse ginocchia sbucciate e qualche frattura.
«Fino al prossimo anno non potremo risolvere questo problema - premette l'assessore provinciale Mauro Parolini - : dovremo reperire prima i fondi necessari e poi stendere il relativo progetto. Quest'anno intendiamo mettere in sicurezza il versante che si trova, per chi sale da Santa Apollonia, oltre la galleria. Costruiremo un muro paravalanghe e opere accessorie. Potremmo partire subito - conclude l'assessore - ma saremmo costretti a interrompere la circolazione. Per questo stiamo pensando di rimandare l'avvio del cantiere alla primavera 2004, in modo da concluderlo prima dell'apertura».


 

 

BRESCIAOGGI 12 GIUGNO 2003

Approvato il progetto di riqualificazione dell’ex statale. Parla l’assessore Mauro Parolini

Il Gavia diventa più “sicuro”

«Previsti 500mila euro per reti parasassi e sostegni

di Lino Febbrari

L’ex statale 300 non solo riaprirà al traffico sabato, ma sarà presto interessata da lavori che la renderanno più sicura e praticabile di prima. E’ stato infatti approvato il progetto definitivo per la riqualificazione della strada conosciuta da tutti come «Statale del Gavia». Lo ha annunciato, con particolare soddisfazione, l’assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Brescia, Mauro Parolini.
L'assessorato provinciale ha previsto una spesa di 500mila euro per la messa in sicurezza dell’arteria che, nel suo periodo di apertura al transito durante i mesi estivi, è particolarmente trafficata per le bellezze ambientali e naturalistiche che si possono ammirare lungo il percorso.
Il progetto di riqualificazione prevede, oltre all'installazione di reti parasassi in legno e all'ancoraggio dei massi, la costruzione di un muro di sostegno sulla parete rocciosa, per poter realizzare in futuro una galleria artificiale.
Lungo molti tratti della statale, il progetto prevede la costruzione di cordoli e muretti di sostegno e barriere di protezione per impedire cedimenti della sede stradale. Tutti interventi si sono resi necessari per le caratteristiche della Statale del Gavia, via montana che presenta un tracciato tortuoso e insidioso e che, a causa delle forti nevicate, delle basse temperature e delle frequenti valanghe e slavine, rimane chiusa al traffico per gran parte dell'anno.
La ristrettezza della carreggiata - varia dai 3 ai 4 metri - costringe gli automobilisti a manovre molto difficoltose, accentuate dalle forti pendenze e da pericolosi strapiombi che costeggiano la statale, in più tratti non dotata di adeguate barriere di protezione. A rendere ancora più pericolosa questa stupenda strada montana sono i frequenti smottamenti che si verificano sui pendii sovrastanti la carreggiata e solitamente provocati dagli eventi atmosferici. Per non parlare della mancata illuminazione dei 300 metri di galleria. Il buio ha sempre messo a rischio le centinaia di ciclisti attratti dalla montagna che in molte occasioni attendono il transito di un’auto o di una moto per farsi illuminare il percorso.
L'Assessorato provinciale conta di assegnare l'appalto dei lavori entro fine giugno per iniziare in luglio, compatibilmente con la necessità di mantenere aperta al traffico la strada, dalla quale, come detto, verranno tolti i cartelli che vietano al transito sabato (anche se già in questi giorni auto e moto supereranno il valico a proprio rischio e pericolo).
Particolarmente soddisfatto il sindaco di Ponte di Legno Mario Bezzi: «E’ una notizia che mi rende particolarmente felice. Per questo ringrazio la Provincia di Brescia che ha dimostrato di voler intervenire con rapidità su questa strada così importante per la Valle. La statale «Del Gavia» attraversa un’area splendida, un vero e proprio patrimonio storico e turistico che va tutelato e valorizzato. La messa in sicurezza della strada non può che avere riscontri positivi anche sul fronte dell’affluenza e della promozione turistica».


 

 

BRESCIAOGGI 27 GIUGNO 2003

Le prime iniziative del neonato Comitato per la Valle Camonica e il Sebino

Viabilità, scatta la protesta

Un corteo a piedi da Brescia con arrivo a Edolo

di Giuseppe Cappitta

«È un miracolo che i camuni credano ancora nelle istituzioni e non si siano ribellati a questa situazione. Il nostro compito è ora portare a termine delle opere bloccate per decenni da motivi futili, perché solo così le istituzioni riacquisteranno credibilità».
L’impegno formulato un anno fa in Valcamonica dal ministro alle Infrastrutture Pietro Lunardi è rimasto lettera morta. Disattesa anche la promessa del ministro a proposito della statale 510: ai sindaci presenti durante la visita in Valle, il rappresentante del governo aveva assicurato che l’opera «sarebbe stata inaugurata entro la primavera del 2003». Quelle parole risuonano amaramente nei ricordi delle comunità camuna ancora costrette a fare conti con una viabilità a dir poco inadeguata.
Tanto più che ha parlare con tanta chiarezza e sicurezza, non era l’ultimo assessore comunale o provinciale, ma un ministro giunto al capezzale della 510 con l’amministratore dell’Anas Vincenzo Pozzi e il cardinale Giovan Battista Re. Ad un anno da quel briefing improvviso niente però, nella realtà della Valle Camonica e del Basso Sebino, è cambiato. Ed infatti non c’è stata, ad oggi, alcuna inaugurazione e quella prevista per la primavera del 2003 è già slittata alla fine del corrente anno o, come qualcuno sarcasticamente osserva, «alla prossima primavera quando si dovrà andare a votare». E ciò perché - si fa notare da più parti - le strade camune possono essere più correttamente battezzate «le strade delle elezioni», perché procedono un chilometro o due in occasione del ricorso alle urne.
Quello che invece è cambiato, rispetto alla visita di Lunardi, è l’atteggiamento degli abitanti del Sebino e della Valle Camonica, che danno l’impressione di credere sempre meno nelle istituzioni. Uno scetticismo che potrebbe presto sfociare in clamorose forme di protesta. Per il momento si è costituito un Comitato per la viabilità in Valle Camonica-Sebino, con sede in Brescia, in via Corsica, nella sede delle Acli. Come primo atto il Comitato promuove due iniziative a cui aderirà la Comunità montana.
La prima porta il nome di «Tutti per la strada», ed è una marcia per la viabilità in Valle Camonica-Sebino che, dal 14 al 20 settembre prossimi, dovrebbe portare i partecipanti da Brescia a Edolo. «Da troppo tempo - dicono gli organizzatori della marcia -, attendiamo che i lavori delle nostre strade vengano finalmente portati a termine, ma in tutti questi anni le promesse ripetute dalle autorità competenti non hanno avuto riscontro».
La secondo iniziativa è una raccolta di firme - quasi 5000 quelle già raccolte a sentire il consigliere provinciale Paolo Pedersoli, del comitato organizzatore - a sostegno di una petizione popolare per la viabilità camuno sebina. Con la petizione si chiede: il completamento in tempi certi e brevi dei lavori delle ss 510 e 42; l’impegno politico scritto delle autorità competenti a fare rispettare i termini di completamento dei lavori e di apertura al traffico; l’impegno scritto delle autorità competenti per la messa in sicurezza in tempi brevi del ss 510 e 42; la puntuale informazione ai cittadini sull’avanzamento dei lavori.
E mentre i cittadini utenti e non organizzano la loro protesta, al coro si unisce il senatore Elidio De Paoli che, in data 24 giugno, ha presentato al presidente del consiglio al ministero delle infrastrutture e a quello dell’ambiente, una interrogazione a risposta scritta con la quale chiede, dopo avere premesso «il completamento in tempi brevi dei lavori delle strade statali affinché venga definitivamente risolto un problema che da 25 anni crea disagi enormi alla cittadinanza».


 

 

BRESCIAOGGI 27 GIUGNO 2003

Statali 510 e 42: due nodi da anni ancora irrisolti

di Giuseppe Cappitta

Ss 42 e 510: le eterne incompiute. I lavori per il loro completamento tengono banco, da oltre un ventennio. «Vergogna» è il sostantivo più abusato che si legge a caratteri cubitali sui pilastri di alcuni cantieri chiusi. Alla data odierna, infatti, come ci assicura l’assessore alla Viabilità della Comunità Montana di Valle Camonica Mario Pendoli, solo due sono i cantieri aperti: uno lungo la SS42 ed uno sulla SS 510. Il cantiere sulla 42, «dove i lavori procedono con assoluta regolarità e senza alcun intoppo», è quello che da Breno porta a Nadro di Ceto, facente parte del lotto Breno-Capo di Ponte che tanti ritardi ha avuto per i problemi legati al masso istoriato che, Capo di Ponte, ha imposto un diverso percorso alla galleria perché andava ad impattare proprio contro il masso istoriato e che, per la ferma volontà della Sovrintendenza, si è dovuto salvare. I lavori si ritiene che possano essere consegnati entro la primavera del prossimo anno o, al massimo, entro la prossima estate.
Discorso diverso quello riferito alla statale SS510, al tratto Iseo-Vello di Marone, di cui il ministro Lunardi, nel suo sopralluogo ai cantieri nel giugno dello scorso anno, aveva previsto l’ultimazione dei lavori e l’apertura entro l’aprile del corrente anno. Poi si è parlato di fine giugno, ora si da per certa l’apertura entro il prossimo 31 dicembre. Qui, sempre a sentire l’assessore della Comunità Montana di Valle Camonica Mario Pendoli, i lavori sono in dirittura d’arrivo.


 

 

BRESCIAOGGI 4 LUGLIO 2003

Gli amministratori locali chiedono il potenziamento delle linee locali

Mortirolo, il traforo si farà

«Indispensabile collegamento con la Valtellina»

di Lino Febbrari

Il traforo ferroviario del Mortirolo si farà. Per vedere completata l'imponente opera che collegherà l'alta Valcamonica alla Valtellina sarà però necessario attendere almeno il 2013.
Il tunnel rappresenterà il punto nevralgico delle future reti ferroviarie delle Alpi che, nell'arco di una ventina di anni, congiungeranno il Nord del nostro Paese al cuore dell'Europa. E' questo il convincimento dei sindaci camuni, trentini e valtellinesi interessati al progetto, emerso al termine dell'incontro svoltosi mercoledì pomeriggio, nell'aula consiliare del Municipio di Edolo. Per rafforzare la loro convinzione, gli amministratori locali hanno sottoscritto un documento, col quale chiedono alle tre Province (Brescia, Sondrio e Trento), alle due Regioni (Lombardia e Trentino Alto Adige) e al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti «di adottare tutte le misure e gli atti necessari a dar corso al progetto di integrazione e potenziamento delle linee ferroviarie esistenti, al fine di rilanciare lo sviluppo del territorio montano».
«E' un'occasione unica - ha esordito il padrone di casa Giampiero De Toni - per sviluppare le tre vallate alpine confinanti. Che non si tratti di un nostro sogno lo dimostra il cartiglio ritrovato negli archivi comunali di Corteno, in cui nel 1909 già si parlava di realizzare una linea ferrata elettrificata tra Edolo e Tirano».
L'incontro dell'altro ieri ha rappresentato il passo successivo al convegno tenutosi lo scorso anno sul futuro della linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo nella rete alpina dei trasporti.
«Smantellarla o potenziarla? Questo il quesito che ci siamo posti un anno fa - ha ricordato De Toni -. A distanza di alcuni mesi e dopo un'attenta riflessione, sosteniamo a spada tratta che va potenziata e collegata alle reti trentina e valtellinese. Se questi tre tronchi, oggi monchi e senza sbocchi, saranno integrati tra loro, avremo la possibilità di realizzare veramente quella che abbiamo definito la «Ferrovia dei ghiacciai», che in un futuro non troppo lontano, permetterà ai turisti di partire da Cervinia e raggiungere le Dolomiti».
La Comunità montana di Vallecamonica ha incaricato gli architetti Mario Lieta e Gregorio Sterli di predisporre uno studio di fattibilità e il progetto preliminare. «Tra le due attuali direttrici verso l'Europa, il Gottardo e il Brennero, c'è una vasta area alpina, popolata da oltre un milione di persone, che non ha un collegamento diretto con i Paesi d'oltralpe - ha sottolineato l'architetto Lieta presentato il progetto -. Il traforo del Mortirolo e la trasformazione delle tre ferrovie in un sistema ferroviario complessivo può senza ombra di dubbio contribuire a rilanciare l'economia della Valcamonica, della Valtellina e della Val di Sole». Va ricordato che la soluzione ferroviaria è l'unica accettata da Germania e Svizzera. I due stati hanno detto chiaramente no, in più di un'occasione, a nuove autostrade. Per questo motivo, la proposta avanzata all'inizio degli anni Sessanta da parte di un gruppo di imprenditori edolesi di costruire un nastro d'asfalto che collegasse Brescia a Ulm in Germania attraverso il traforo stradale del Mortirolo, è stata definitivamente abbandonata.
«I mezzi pesanti e le auto potranno eventualmente viaggiare a bordo dei convogli ferroviari - ha evidenziato Lieta - il quale ha anche aggiunto che il tunnel tra Edolo e Lovero in Valtellina (poco meno di 9 chilometri di lunghezza) dovrebbe essere costruito a canna unica».
I più convinti della bontà della complessa operazione sono gli amministratori trentini. I notevoli investimenti fatti negli scorsi anni hanno portato i binari della ferrovia Trento-Malé ormai ai piedi del Tonale. Per trovare uno sbocco a sud-ovest , l'ipotesi originaria sembrava privilegiare la deviazione a nord verso il Gavia per raggiungere Bormio, in Valtellina.
Negli ultimi mesi, probabilmente grazie al pressing attuato da De Toni sui colleghi trentini, la scelta è invece caduta sul proseguimento della ferrovia in alta Vallecamonica fino a Edolo, per collegarla alla Brescia-Iseo-Edolo. E, una volta forato il Mortirolo, alle reti valtellinese e svizzera.


 

 

GIORNALE DI BRESCIA 4 LUGLIO 2003

Edolo. Riunione tra i sindaci dell’Alta Valcamonica, della Valtellina e della Val di Sole

«Ferrovia che colleghi le tre valli»

Torna l’idea del traforo del Mortirolo e di una linea Edolo-Tirano-Ossana

di Angelo Moreschi

Lo sviluppo complessivo del territorio camuno è fortemente legato al tema delle comunicazioni. Il problema non è certo nuovo e se ne parla da anni. In questo periodo l’attenzione è particolarmente rivolta al trasporto ferroviario, con progetti e proposte per l’ammodernamento ed il rilancio del sistema. Il soggetto propulsore di questa idea è la Comunità Montana di Valle Camonica che ha raccolto a convegno nel maggio 2002 rappresentanti delle istituzioni locali e statali per dibattere sul futuro ferroviario delle valli montane. La proposta dell’ente comprensoriale valligiano ha suscitato vivo interesse per le zone prive di linea ferroviaria come l’alta Valle Camonica, la Val di Sole (in quella vallata però lo scorso 4 maggio è stato inaugurato il nuovo tratto ferroviario Malè-Marilleva) e la Valtellina. Per approfondire il problema, mercoledì scorso, su iniziativa della Comunità montana, i sindaci interessati alla proposta si sono trovati in municipio a Edolo. Erano presenti una decina di primi cittadini a rappresentare le tre valli alpine, l’assessore alla Viabilità dell’ente comprensoriale camuno, Mario Pendoli ed alcuni tecnici. Nell’incontro, coordinato da Giampiero De Toni, sindaco di Edolo e presidente della Comunità Montana di Valle Camonica, gli interventi di tutti i presenti sono ruotati attorno all’ipotesi di collegare tra loro le linee ferroviarie della Valle Camonica, della Valtellina e della Val di Sole oltre che ammodernare e rendere più efficienti le tratte esistenti. I tecnici (i professori Mai e Lieta) si sono addentrati sulle possibili soluzioni ed hanno prospettato pure il collegamento della rete ferroviaria intervalliva con i corridoi internazionali che attraversano la Francia e la Germania. In programma il traforo del Mortirolo per unire Valle Camonica e Valtellina e la costruzione della tratta ferroviaria Edolo-Tonale-Ossana per collegarsi al Trentino. Una prima tappa per realizzare quella che nel documento finale è stata definita «ferrovia dei ghiacciai, in grado di attraversare orizzontalmente l’arco alpino ed unire in un’unica suggestiva proposta turistica i bacini del Trentino, della Valle Camonica, della Valtellina e della Svizzera». Gli amministratori presenti hanno dichiarato il loro assenso allo sviluppo ed al potenziamento della rete ferroviaria alpina, «al fine di promuovere tutte le opportune azioni per superare le difficoltà della vita e del lavoro nelle aree montane che si manifestano nello spopolamento dei paesi, nel degrado del paesaggio, nell’impoverimento progressivo delle economie locali». Insomma è ora di cominciare a «delineare un più ampio reticolo alpino di infrastrutture per la mobilità delle persone e delle merci ed al servizio della principale risorsa economica locale, il turismo». I sindaci promotori di questa iniziativa sono consapevoli delle difficoltà che tale progetto ambizioso comporta e non le hanno ignorate, ma se l’iniziativa è condivisa dai rappresentanti delle comunità locali, può avere un futuro, coinvolgendo in primo luogo le Amministrazioni provinciali e regionali territorialmente interessate, il Ministero delle infrastrutture, il presidente della Commissione europea. Un sogno da mettere nel cassetto? I protagonisti lo escludono e fedeli alla concretezza che contraddistingue la gente di montagna, hanno sottoscritto un documento finale che riassume la filosofia della proposta e sono state adottate precise decisioni. È stato istituito un gruppo di lavoro formato dai sindaci di Tirano, Vermiglio ed Edolo. Il comitato, coordinato dalla Comunità Montana di Valle Camonica risponde alla necessità di dare snellezza alle future iniziative da intraprendere. Verrà predisposto un protocollo d’intesa tra le istituzioni locali a sostegno del progetto «Una linea verso l’Europa». Si metteranno a disposizione delle risorse economiche (da parte della Comunità montana di Valle Camonica e dei Comuni interessati) per predisporre il piano di fattibilità. Ci si adopererà per far inserire nei piani provinciali e regionali la proposta del collegamento ferroviario. A settembre un nuovo incontro per fare il punto della situazione.


 

 

BRESCIAOGGI 10 LUGLIO 2003

Viabilità. Il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, assicura: ultima data per la superstrada

«La Sebina aperta per Natale»

Breno-Ceto a metà 2004 e 220 milioni per finire la Ss 42

di Sergio Botta

«La Provincia continuerà a sollecitare l'Anas a rispettare gli impegni circa i tempi di attuazione delle opere riguardanti l'ex statale 510 Sebina e la 42 del Tonale e della Mendola. I bresciani e i camuni si sentono traditi da un comportamento continuamente dilatatorio per porre fine ad un tormentone che dura da tredici anni».
Alberto Cavalli, presidente della Provincia, e Mauro Parolini, assessore ai Lavori pubblici, si fanno interpreti delle proteste di chi attendeva, come promesso, l'apertura della 510, proprio in questi giorni. «L'Anas - proseguono - ha preso in giro anche il ministro Pietro Lunardi che aveva assicurato mesi fa la conclusione dei lavori».
Tuttavia qualcosa si sta muovendo e si guarda a Natale come al periodo in cui si prevede il taglio del nastro per il tratto Iseo-Pisogne e per il completamento delle opere, in Valcamonica, del tratto fra Breno e Ceto, che sarà agibile dalla primavera-estate 2004.
La Provincia ha voluto fare il punto della situazione per assicurare che sarà questa l'ultima dilazione dei tempi d'attesa, illustrando a che punto sono i vari interventi sulle due arterie. I due esponenti del Broletto hanno mirato allo stato d'attuazione dei lavori, supportati dall'ingegner Carlo Faccin, responsabile dell'Area tecnica.
Sono in fase di ultimazione sul quarto lotto della 510 (tratto da Iseo a Sulzano) gli impianti tecnologici (illuminazione e ventilazione). Sono poi in fase di conclusione le seguenti gare d'appalto: manto d'usura, illuminazione svincolo del Bersaglio, giunti di dilatazione, barriere fonoassorbenti, rivestimento delle murature. Inoltre, entro questa settimana, prenderà il via la gara per la segnaletica verticale e orizzontale.
Spesa complessiva delle opere: 52 milioni di euro.
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