XIII legislatura

   

Area tematica

Qui potrai trovare i collegamenti alle aree tematiche dell'attività parlamentare nella tredicesima legislatura

(1996-2001)

 

Lavoro
Viabilità
Riforme
Sanità
Territorio
Criminalità

 

 

Grazie alla Lega l'inverno è meno freddo

Tutto sulle agevolazioni a gasolio e GPL da riscaldamento

15 gennaio 2000 - Alle agevolazioni sul gasolio da riscaldamento ottenute dalla Lega Nord nella Finanziaria del 1999 si aggiungono quelle per il gas di petrolio liquefatto (GPL) per riscaldamento, anche miscelato ad aria, destinato al rifornimento dei serbatoi fissi. Il beneficio,consistente in 200 lire al litro per il GPL, equivalenti a 258 lire al chilo, ed interessa i Comuni in fascia “F” e quelli in fascia “E” non metanizzati, gli stessi che hanno già avuto lo sconto sul gasolio. Un’altra novità introdotta dagli emendamenti della Lega è quella che permette di estendere l’agevolazione del gasolio e del GPL in bomboloni anche alle frazioni in fascia F dei Comuni di fascia E precedentemente escluse dagli sconti. La determinazione delle frazioni che saranno agevolate e le modalità di applicazione dello sconto anche per il GPL in bomboloni è demandata ad un regolamento del Ministero dell’Industria. E’ presumibile che si ripeteranno i ritardi dell’anno scorso anche se lo sconto presumibilmente sarà valido da metà gennaio. In attesa del regolamento consigliate di tenere le fatture dei rifornimenti fatti. Il regolamento riguardante la riduzione del prezzo del gasolio da riscaldamento è pubblicato sul supplemento ordinario n. 183/L allegato alla Gazzetta Ufficiale n. 246 del 19.10.1999. Per quanto riguarda la Valle Canonica il beneficio vale in tutti i comuni di fascia F e nei comuni di fascia E non metanizzati nell’elenco: Comuni Fascia F: BERZO DEMO, BORNO, BRENO, CEVO, CIMBERGO, CORTENO GOLGI, EDOLO, INCUDINE, LOZIO, MALONNO, MONNO, OSSIMO, PASPARDO, PAISCO LOVENO, PONTE DI LEGNO, PRESTINE, SAVIORE, SONICO, TEMU’, VEZZA D’OGLIO, VIONE, ZONE, Comuni Fascia E (perderanno l’agevolazione quando metanizzati): CEDEGOLO, SELLERO. Il beneficio vale per tutti coloro che utilizzano il gasolio quale combustibile per riscaldamento siano essi privati, Enti o attività. La dichiarazione di autocertificazione vale una volta per tutte e non serve la marca da bollo.

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Nuove frequenze radio per il volontariato

Protezione civile e soccorso alpino da anni ne chiedevano l’assegnazione

Entro il 31 Luglio 2000 il Soccorso Alpino e le Associazioni di volontariato avranno le frequenze radio che stanno chiedendo da anni e già previste dalla legge n. 249/97 a tutt’oggi inattuata (anche allora l’inserimento avvenne per merito del sen. Castelli della Lega). Questo sarà possibile grazie all’approvazione di un mio emendamento al Decreto Legge di Proroga per l’Emittenza Locale (n. 433/99) che risolve il problema delle frequenze di servizio necessarie all’operatività di queste associazioni. Molte sono state le richieste da parte della Protezione Civile soprattutto nelle recenti operazioni nel post terremoto in Umbria e nella frana di Sarno di una rapida assegnazione di nuove frequenze radio. Problemi erano stati segnalati anche dal Soccorso Alpino che è normalmente costretto ad effettuare operazioni in condizioni estreme, per esempio nei salvataggi in alta quota effettuati in elicottero. Dopo vari tentativi il parlamento romano ha finalmente accolto le istanze portate avanti dalla Lega, e in particolare dal Sen. Castelli, che intendevano risolvere questo annoso problema. Infatti, i volontari del soccorso erano costretti ad utilizzare una sola frequenza per tutte le operazioni di soccorso con i conseguenti rischi di “affollamento” nel traffico radio. Questo successo va ad aggiungersi a quello precedente dell’esenzione dal pagamento del canone di 100 milioni l’anno da parte del Soccorso Alpino. Un gravoso onere per le casse, già povere, dei circa 17.000 volontari costretti fino ad oggi a versare del denaro allo stato italiano per poter svolgere un servizio utile a tutti i cittadini.

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I tagli agli insegnanti non interesseranno le aree di montagna

Approvato un emendamento alla finanziaria del 2.000

La finanziaria varata dal Parlamento per il nuovo millennio prevede un taglio dell’1% sui quasi 970.000 insegnanti censiti al 31 dicembre 1999. Il mio emendamento riformulato dal Governo impedisce che tale taglio di 9.660 unità venga effettuato nelle zone di montagna o in quelle a bassa densità abitativa. Vi invito a segnalare i provveditorati agli studi che non rispetteranno questa disposizione  

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Ecco la ricetta per salvare i piccoli uffici postali

Il grimaldello è inserito nella finanziaria del 2000

Polaveno, Prestine, Ossimo Superiore, Losine e Lozio come del resto numerosi altri comuni montani sono le prime vittime del piano di razionalizzazione messo in atto dalla Direzione provinciale delle Poste Italiane Spa. In questi anni siamo riusciti ad arginare questo processo di smantellamento dei servizi postali ma ci siamo resi conto che appellarci alle numerose norme di tutela dei servizi nelle nostre aree a lungo andare non avrebbe sortito gli effetti desiderati. Per questo motivo abbiamo esteso agli enti locali con un emendamento alla finanziaria la possibilità di conferire il servizio di tesoreria unica al locale ufficio postale. L’applicazione del comma 2, art. 47 della legge 488/99 che estende agli Enti Locali l’esercizio delle funzioni previste dal comma 1, art. 40 della legge 448/98 può essere utilizzato come grimaldello per mantenere l’ufficio postale nel comune. Con questo spirito abbiamo proposto ed ottenuto l’inserimento della norma in finanziaria ora la palla passa agli amministratori locali affinché possa essere sfruttata nel migliore dei modi inducendo le Poste Spa ad ampliare la loro offerta in controtendenza con l’attuale comportamento. Per maggiori informazioni consultate il sito www.camera.it per avere il testo del comma 2, art. 47 della legge 488/99 (finanziaria per il 2000), comma 1, art. 40 della legge 448/98 (finanziaria per il 1999).

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Regione e Ministero tagliano i comuni agevolati

Il regolamento generale dei fondi strutturali, quelli che fanno parte dell’ormai famosa Agenda 2000 (Reg. CE 1260/99), stabilisce i criteri di selezione e intervento per le aree in fase di mutazione socio-economica nei settori dell'industria e dei servizi e per le zone rurali in declino che confluiscono nell'obiettivo 2. Si tratta per dirla in soldoni di interventi finanziati dai Fondi Comunitari oltre che dai fondi nazionali per i comuni che presentano crisi industriale o che sono particolarmente svantaggiati come quelli di montagna. La Giunta della Regione Lombardia seguendo le indicazioni del Ministero del Tesoro, ha definito le aree ammissibili al finanziamento dei fondi comunitari sull'obiettivo 2, quello che per le nostre aree era il 5b, per il prossimo periodo 2000-2006. La quota di popolazione assegnata alla Regione Lombardia (dalla quale discende la delimitazione) prevedeva - secondo l'accordo della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome del 22 aprile 1999 - 640.000 abitanti. Il Ministero del Tesoro non avendo ottenuto dalla Commissione Europea una riserva di popolazione da assegnare alla Regione Abruzzo potrebbe di imperio ridistribuire le quote regionali abbassando la quota assegnata alla Lombardia da 640.000 a 613.102 abitanti. Così facendo molti comuni perderanno il diritto ad accedere ai fondi comunitari. La delibera, è stata inviata dalla Regione Lombardia al Ministero del Tesoro e alla Commissione Europea per l'approvazione definitiva ma, a Roma l’attende un’interrogazione che si oppone sia all’abbassamento della quota assegnata alla Lombardia, sia per la drastica diminuzione del numero dei comuni agevolati al Nord nelle zone di declino industriale e rurale. Infatti - si legge nell’interrogazione - è inconcepibile che la Valle perda le agevolazioni dei fondi comunitari in qualcosa come 25 comuni, alla faccia di coloro che dicono di sostenere l’economia e lo sviluppo della montagna. Questo argomento è stato affrontato anche nella finanziaria del 2.000 dove è stato inserito in un comma interpretativo che la Lega ha tentato in tutti i modi di cancellare. L’unico contentino concesso da Regione e Ministero, per non interferire sull’omogeneità territoriale raggiunta dai precedenti interventi, i comuni depennati potranno comunque beneficiare del sostegno transitorio fino al 2005.

Comuni della Valle Camonica facenti parte del nuovo obiettivo 2 come da proposta ai sensi del Reg. (CE) 1260/99: Berzo Demo, Cedegolo, Cevo, Corteno Golgi, Edolo, Malonno, Monno, Paisco Loveno, Saviore Dell'adamello, Sellero, Sonico, Incudine, Ponte Di Legno, Temù, Vezza d'Oglio, Vione e Aprica.

Comuni della Valle Camonica facenti parte dell'obiettivo 2 e obiettivo 5b nel periodo 1994-1999 e non compresi nel nuovo obiettivo 2 che usufruiranno di un regime di sostegno transitorio sino al 2005: Angolo Terme, Berzo Inferiore, Bienno, Borno, Braone, Breno, Capo Di Ponte, Cerveno, Ceto, Cimbergo, Cividate Camuno, Darfo Boario Terme, Esine, Gianico, Losine, Malegno, Niardo, Ono San Pietro, Ossimo, Paspardo, Prestine, Piancogno, Artogne e Piancamuno.

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Le proposte della lega per salvare il settore tessile

Nel 1994 le imprese operanti nel settore tessile come conto-terzisti in alta Valle Camonica erano quasi 500. Gli elevati costi di produzione da imputare all’enorme costo del lavoro ha favorito il fenomeno dello spostamento delle imprese committenti in paesi extracomunitari che garantiscono il medesimo prodotto ad un quinto dei costi. Avete capito bene: almeno un quinto dei costi. Capite bene che queste imprese, nella stragrande maggioranza con meno di quindici dipendenti, soffocate da costi dell’energia altissimi e trasporti non competitivi, sono in grado di offrire un prodotto di grande qualità ma sicuramente non competitivo. Si pone con grande urgenza la necessità di una riqualificazione del lavoro oltre che una tutela sia degli imprenditori, sia che i dipendenti. Essendo la Valle Camonica-Sebino inserita nelle aree di crisi siderurgica ai sensi della legge n. 181/89, e riconosciuta dal Ministero del Lavoro come area di crisi con rilevante squilibrio tra domanda e offerta di lavoro e, per tale motivo, inserita nelle aree soggette alle agevolazioni dei fondi strutturali UE riferiti all’obbiettivo 5B, è possibile dare attuazione ad uno degli strumenti più efficaci previsti dal governo a favore dell’occupazione. Il patto territoriale prevede agevolazioni per le imprese manifatturiere, fornitrici di servizi e nelle attività turistiche per le quali dovranno partecipare con mezzi propri non inferiori al 30%. Le agevolazioni possono essere concesse a fronte della costruzione di un nuovo impianto, ampliamento, ammodernamento, ristrutturazione, riconversione e trasferimento. Ma del nostro patto territoriale, per il quale dovrebbero essere previsti 100 miliardi, del quale è responsabile la Comunità Montana di Valle Camonica non c’è nessuna traccia. Al Ministero del Lavoro alla presenza del sottosegretario sono state formulate alcune proposte per dare nuovo impulso alla realizzazione del patto territoriale Camuno-sebino-Valle Cavallina e nello specifico, al fine di dare una risposta ai conto-terzisti di garantire gli indennizzi per coloro che hanno sostenuto gli ingenti costi di adeguamento per la 626/94; di dare maggiori garanzie nei confronti del committente; di prevedere aiuti per consentire la messa in liquidazione delle aziende; promuovere la formazione di un consorzio e un marchio di produzione. Solo così si potrà rispondere alle esigenze di un settore produttivo che occupa alcune migliaia di camuni.

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Roma scarica i giovani disoccupati delle aree depresse della Padania

Roma scarica i disoccupati camuni, i soldi andranno solo al Sud! Pochi sanno che la Lega Nord era riuscita ad inserire nella Finanziaria del 1998 un finanziamento sino a 60 milioni per i giovani delle aree di crisi del Nord (quelle individuate dall’ex obiettivo 5b), compresa la Valle Camonica, la Val Cavallina e il Sebino. I giovani imprenditori avrebbero dovuto presentare un progetto da sottoporre ad un’apposita commissione che avrebbe provveduto a concedere le seguenti agevolazioni: fino a trenta milioni a fondo perduto per l’acquisto di attrezzature, fino a venti milioni di prestito restituibile in cinque anni e fino a dieci milioni a fondo perduto per le spese sostenute. Avete sentito bene: 60 milioni di agevolazioni! Ma dei disoccupati camuni a Roma non frega proprio niente. Questo è il chiaro messaggio lanciato dalla maggioranza attraverso il senatore Rossano Caddeo, eletto nel collegio di Oristano per la sinistra democratica, aveva di fatto tolto la copertura al provvedimento. “Allo stato attuale il reperimento di risorse per l’attivazione dei prestiti d’onore nelle zone del Nord rischia di sottrarre risorse già assegnate alle aree depresse del Sud” questa la giustificazione data dal senatore della maggioranza al provvedimento che di fatto ha tolto ogni finanziamento a queste agevolazioni per le nostre aree.

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I soliti concorsi per le solite guardie forestali

Non si sa chi siano e quale professionalità abbiano i mille e seicento agenti forestali arruolati con l’ultima infornata, ma è certo i loro denti sono sani.  L’incredibile scoperta è stata fatta dal deputato della Lega Nord Luigino Vascon, che ha presentato un’interrogazione al ministro per le Risorse agricole per chiedere l’annullamento del concorso. Ma l’ineffabile Pinto  ha pilatescamente scaricato tutte le responsabilità sul gruppo di valutazione incaricato della stesura del bando . E si è rifiutato di rendere noto l’elenco dei vincitori del concorso. Che è pubblico e non coperto dal segreto di Stato. “C’erano giovani padani laureati in scienze forestali che sono rimasti a casa a scapito di diplomati al conservatorio” commenta polemicamente l’esponente del Carroccio. “Da questa vicenda emerge chiaramente l’utilizzazione clientelare e demagogica dei concorsi pubblici. Conta più l’igiene orale che il titolo di studio”. Il bando di concorso, che ha suscitato numerose proteste da parte degli istituti agrari,  specificava  infatti che i candidati dovevano avere una dentatura tale da assicurare la masticazione ed elencava una minuziosa e grottesca serie di requisiti che sembrano tratti da un manuale di odontoiatria : “devono comunque essere presenti i dodici denti frontali superiori ed inferiori ; è ammessa la presenza di non più di sei elementi sostituiti con protesi fissa ; almeno due coppie contrapposte per ogni semiarcata tra i venti denti posteriori ; gli elementi delle coppie possono essere sostituiti da protesi ; il totale dei denti mancanti o sostituiti da protesi non può essere superiore a sedici elementi”. Per quanto riguarda il titolo di studio, invece, si richiedeva laconicamente il possesso di licenza della scuola dell’obbligo. Non era prevista una diversità di valutazione  e punteggio fra un diploma  quinquennale rilasciato da un istituto agrario, magari con indirizzo forestale, e il titolo di maturità classica o artistica. Non solo, ma un attestato di formazione professionale nel campo della tutela ambientale valeva meno di un corso di informatica e veniva equiparato a un diploma di conservatorio “relativo a uno strumento musicale bandistico a fiato (flauto, clarinetto, flicorno, tromba o trombone) o a percussione (tamburo, piatti, grancassa)”. E questo mentre negli ultimi tempi le competenze degli agenti forestali si sono allargate a settori che richiedono un’alta specializzazione, come il controllo sull’applicazione dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela delle specie animali e vegetali in via d’estinzione. E sempre più spesso le Procure  li utilizzano per indagini   sul traffico e lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi. Ma ai cervelloni del ministero  non interessa che abbiano una preparazione specifica, basta che i loro denti siano sani  e che magari sappiano suonare la grancassa.  “Per formare gli studenti in scienze agrarie e forestali l’erario investe centinaia di miliardi” sottolinea Vascon. “Ma si tratta di soldi spesi in maniera inutile visto che lo stesso Stato che ha provveduto a formare questi giovani poi ne annulla la specifica professionalità”. Probabilmente la spiegazione sta nel fatto che nel Mezzogiorno gli istituti agrari si contano sulla punta delle dita rispetto alla diffusione capillare che c’è in Padania. E i metodi di insegnamento e di valutazione non sono certo quelli del Nord. “A questo punto tanto vale chiuderli piuttosto che gettare miliardi al vento” sbotta il deputato leghista.

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E’ tutta la solita mafia bancaria

L’ultima volta che il dottor Bruno Bianchi, direttore della vigilanza di Bankitalia, aveva parlato alle Commissioni Bilancio, Tesoro e Finanze della Camera, non aveva, a dire il vero, tracciato un gran bel futuro per il credito. Quello del Mezzogiorno. Scrivere che è una catastrofe non è eccessivo. A niente, lo sappiamo, è servito il salasso di Cariplo verso le varie Caripuglia, Carisalerno, Carical, Caririeti ... , CariCastello. Quest’ultima ha chiuso con un miliardo di perdite. Brava. La Cassa di risparmio della Calabria ha sofferenze lorde per 1.970 miliardi. Ancora più brava. La Cassa di Viterbo si ferma a 212 miliardi (in crescita rispetto al ’96). Caripuglia rimedia: 1.747 miliardi di sofferenze. Caririeti ha registrato un peggioramento del 30,9 per cento sul risultato lordo. Fincarime, anch’essa nel Gruppo Cariplo, ha chiuso il semestre con un meno 70,5 miliardi. La Get, Gestione esattorie e tesorerie controllata da Carical, ha fatto rilevare una perdita di 44 miliardi. Non riesce a riscuotere i tributi. Però. E questo è solo uno spaccato del credito meridionale. Il dottor Bianchi, si diceva all’inizio. Le sue sono parole ... sante: «La modesta performance delle banche meridionali è sostanzialmente riconducibile all’elevata incidenza dei costi operativi, soprattutto nella componente del costo del personale, e allo scarso apporto dei ricavi da servizi». Andiamo bene. «Il grado di patrimonializzazione delle banche meridionali ha subito un sensibile peggioramento: è aumentato così il numero degli istituti con deficienze patrimoniali: 9 banche non rispettano i requisiti minimi di fondi propri e necessitano di fondi freschi per almeno 5.400 miliardi». Le banche del Nord che fanno? Rispondono alla chiamata di Bankitalia, corrono in aiuto: «Su 188 operazioni di concentrazione portate a termine sino al ’95 - spiega Bianchi - le banche settentrionali hanno intrapreso 125 operazioni. Sono 13 le banche del Centro-Nord ad aver rilevato 31 banche del Mezzogiorno». I costi? la Padania aveva già fatto due somme, qualche tempo fa: 20mila miliardi. E per forza: ogni sportello, al Sud, ricorda Bankitalia, ha 3.100 conti passivi.   Ma i 20mila sono ancora troppo pochi: ci sono i 5.400 miliardi cui fa riferimento Bianchi, i 12.500 del Banco di Napoli, i 2.000 che sono serviti per la sua ricapitalizzazione e, amaro sino in fondo, i 6.800 miliardi di Sicilcassa. Più, ahimè, i 3mila e oltre miliardi di sofferenze del BancoSicilia. Quanto fa? A casa nostra almeno 29.700 miliardi. Signora vigilanza di Bankitalia, lei che fa? Su 866 controlli, più della metà sono a Sud. Ma se gli effetti sono questi, ci si può ancora fidare di chi firma i nostri soldi?

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Le proposte della Lega al parlamento di Roma per la rinascita economica della montagna: elettricità meno cara e lavoro ai residenti  

La nostra valle è soggetta ad un lento ma inesorabile processo di deindustrializzazione che ha interessato tutti i comparti produttivi, in particolare il settore siderurgico, quello edile e quello tessile manifatturiero. I motivi di tale crisi sono noti a tutti e vanno ricercati nell’elevato costo dei trasporti a causa dei tempi di percorrenza sulle nostre strade, nel maggiore costo dei servizi rispetto alle aree industrializzate meglio attrezzate e nel costo del lavoro sempre più alto. Lo stato italiano latita completamente nella politica per il lavoro e mentre i sindacati camuni si preoccupano esclusivamente di manifestare contro la secessione (dalla mafia e dai ladri di stato) la Lega Nord con il suo parlamentare camuno ha intrapreso azioni tese ad affrontare alla radice il problema. Della viabilità abbiamo già parlato. Per incidere sui costi di produzione l’unica soluzione è quella di diminuire drasticamente i costi dell’energia elettrica nelle aree montane produttrici progetto di legge convertito poi in un Ordine del Giorno a prima firma Caparini e sottoscritto da parlamentari di tutte le aree politiche. Il Parlamento nel novembre dell’anno scorso ha impegnato il Governo Prodi “a predisporre misure a favore di quei comuni produttori di energia elettrica, collocati in zone svantaggiate o soggetti ad elevato impatto ambientale” entro il 30 giugno 1997. Sono passati ormai 4 mesi e da quel versante tutto tace. Potete immaginare gli enormi benefici che tutti i lavoratori, gli artigiani, le piccole e medie imprese, gli operatori turistici trarrebbero da questi sgravi che farebbero sicuramente rinascere la economia della Vallecamonica e del Sebino. La Lega Nord dopo aver verificato le vere intenzioni di Roma inizierà una serie di azioni perchè i camuni possano riappropiarsi del loro territorio e delle sue risorse. Un primo, fondamentale passo per ritornare padroni a casa nostra, sarà il voto del 26 ottobre che darà vita al Parlamento della Padania. Un ulterioriore progetto per favorire la occupazione in valle è un disegno di legge presentato al Parlamento di Roma che prevede l’affidamento di tutti gli appalti pubblici eseguiti nel territorio della Vallecamonica e Sebino solo ed esclusivamente alle imprese della zona o che comunque abbiano alle loro dipendenze personale residente in Vallecamonica da almeno cinque anni. I camuni vogliono fatti, non le solite parole.

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Le imprese del settore lamentano ritardi nei pagamenti e nell’inizio lavori

Mentre da una parte l’ENEL sfrutta e saccheggia il nostro territorio dall’altra non provvede a pagare i lavori alle numerose imprese della valle, operanti nel settore, mettendole in ovvie difficoltà. Per questo motivo è stata inoltrata una interrogazione al Ministero dei Lavori Pubblici per intervenire e sanare i debiti. L’obiettivo della Lega è quello di costringere l’ENEL a rivedere la sua politica in Valle Camonica operando un riordino di tutte le linee di alta e media tensione. I benefici per la nostra popolazione sarebbero duplici. Da una parte la riduzione dell’impatto ambientale che per una valle che pretende di avere una vocazione turistica avrebbe una forte valenza. Inoltre non sono sicuramente da trascurare i danni sulla nostra salute. Significativo è l’esempio di Ono S. Pietro dove la linea di 380 kV attraversa l’abitato passando a 50 m dall’asilo. Fatto gravissimo considerando che studi del Istituto Superiore della Sanità hanno prospettato una correlazione tra l’esposizione a campi elettromagnetici 50/60 Hz, guarda caso come quelli emessi dagli elettrodotti, e la leucemia infantile. Inoltre continuiamo a pagare duramente i dissesti idrogeologici dello sfruttamento indiscriminato del nostro territorio. Pur avendo provveduto a sbloccare i fondi per gli eventi alluvionali del 1994 e avendo contribuito alla realizzazione di una procedura molto più agevole per la ricostruzione delle opere danneggiate dalle piogge nell’autunno scorso dal lato della prevenzione la situazione è disperata. Ad ogni pioggia autunnale o primaverile il nostro territorio è squarciato da decine di frane e smottamenti. In questo caso quindi un riordino delle linee in valle potrebbe essere l’occasione per risolvere una volta per tutte queste problematiche. Da non trascurare l’indotto per le imprese della valle che operano nel settore potrebbero, in questo caso, trovare ulteriori possibilità di lavoro. Tutto ciò sarebbe possibile con un’azione congiunta tra gli Enti Locali che dovrebbero cambiare radicalmente il loro atteggiamento nei confronti dell’ENEL anteponendo l’interesse dei cittadini alla ragion di stato.

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ASL di Valle Canonica: la situazione descritta dal direttore sanitario

<<Partiamo con un buco di 20 miliardi, ma sarebbe stata la stessa cosa se la Valcamonica fisse rimasta con l’ASL bresciana>> così Angelo Foschini dal primo agosto direttore generale della nostra azienda sanitaria. Con queste parole il direttore spazza via le voci maligne e le insinuazioni di tutti quei politici che, soprattutto dalle parti di Alleanza Nazionale, hanno scommesso sul fallimento del progetto autonomia sanitari di valle camonica. I dati forniti confermano la tesi da sempre sostenuta dalla lega e dalla stragrande maggioranza dei camuni: se si escludono i costi dell’apparato della direzione generale non c’è ragione di pensare che il distacco da Brescia porti con sé costi aggiuntivi. Inoltre l’attuale struttura ha permesso di avere i nuovi primari di chirurgia, anestesia, anatomia patologica, ortopedia e odontoiatria. L’apertura del centro di prenotazione al sabato, l’istituzione di orari più agevoli per l’ambulatorio di ecografia epatica, di neurologia e di oncologia e l’incremento del personale medico e tecnico permettono di garantire una copertura del servizio 24 ore su 24. Questo ha comportato un assottigliamento delle liste d’attesa ed un aumento delle sedute operatori e, con la copertura dei posti vacanti, si potranno aprire le sale operatorie cinque giorni alla settimana. Novità anche per l’ospedale di Edolo in quanto il servizio di prenotazione e le attività ambulatoriali specialistiche che sono state notevolmente ampliate. Nella sede distrettuale di Darfo è stato ampliato il servizio di neurologia e in futuro sono previste altre novità. Una sfida vinta dalla Lega Forza Nord confermata dalle parole del neo direttore Foschini <<la Valcamonica è una sorta di piccola regione autonoma che come tale può e deve avere una sanità efficiente>>.

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Quale futuro per l’ospedale di Iseo

Da molti anni la Lega Forza Nord denuncia lo stato di degrado dell’ospedale di Iseo. Uno stato di completo abbandono che ha provocato una vera e propria fuga dei primari e del personale medico più qualificato. Una situazione che sembra poter finalmente trovare una soluzione come si evince dal nuovo piano illustrato dai responsabili dell’azienda ospedaliera di Chiari che con la riforma sanitaria voluta da Formigoni oggi dirigono l’ospedale di Iseo. Per i primi mesi del 2.000 è prevista l’ultimazione del reparto di medicina e la ristrutturazione dei Poliambulatori da troppi anni in una situazione particolarmente disagevole. Nel 2.001 inizierà, finanziamenti della Regione Lombardia permettendo, l’intervento per il nuovo reparto di Traumatologia. Il tutto per una spesa di 4 miliardi e 700 milioni di lire. Nel nuovo millennio il nosocomio iseano si presenterà quindi nel seguente modo: al piano terra il reparto di Tramumatologia con il pronto soccorso e il servizio TAC, al primo piano la chirurgia, al secondo piano il reparto di Ginecologia e Ostreticia e al terzo quello di medicina. Il risultato sarà una struttura con la disponibilità di 169 posti letto e 23 di day hospital, ministro Bindi permettendo.

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Tagli ANAS: dura la reazione della Lega

La notizia dei presunti tagli al Piano Triennale 1997/99 che interessano da vicino il completamento del 4°, 5° e 6° lotto della Iseo-Pisogne per l’importo di 31 miliardi hanno suscitato le reazioni stupite di molte forze politiche. Ma sappiamo bene che in politica alle schifezze sotto banco non c’è mai limite e l’accordo tra Governo e ANAS  che taglia alla viabilità lombarda 600 miliardi lo conferma. L’incontro con il capo dipartimento lombardo dell’ANAS Micheli ha confermato che la riduzione degli stanziamenti è figlia della politica del governo che in finanziaria aveva previsto per il triennio 1997-99 18.000 miliardi che, a seguito dei tagli, sono diventati meno di 8.000. Una beffa che non stupisce il Consigliere Regionale Germano Pezzoni che conferma come “questi piani triennali, fatti sulla base di quelli decennali, vengano redatti a tavolino, senza analizzare concretamente le carenze infrastrutturali del territorio”. Il motivo di questo scippo? “Evidentemente per le regioni del Nord di risorse disponibili ce ne sono sempre meno: mentre reclamiamo misure urgenti per le nostre strade il governo continua a privilegiare interventi su tratti come la Salerno-Reggio Calabria. Al Nord occorrono 6-7 mila miliardi per sistemare gli attuali problemi viari e se per Brescia la situazione impone misure urgenti, questi soldi devono essere messi a disposizione”. Segnali negativi da parte della maggioranza anche al Senato dove viene discussa la Finanziaria 2000, in commissione prima e nell’aula poi, sono stati bocciati i nostri emendamenti a favore della viabilità camuno-sebina. Con gli emendamenti presentati la Lega intendeva rifinanziare i cantieri delle strade della Valle Camonica e del Sebino mettendosi al riparo da futuri tagli, ma agli emendamenti hanno votato contro DS, PPI, Cossuttiani, UDeuR, RC, Sinistra Democratica, Rinnovamento Italiano ecc. Gli altri emendamenti respinti intendevano finanziare il collegamento tra Vallecamonica e Valtrompia e il traforo ferroviario tra Valcamonica e Valtellina a supporto degli equivalenti progetti di legge presentati da Caparini. La stessa musica è stata suonata dalla maggioranza alla camera dei deputati dove sono stati bocciati tutti gli emendanti presentati per la viabilità della Valle Canonica.

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Ecco la situazione dei cantieri aperti in Valle Camonica e nel Sebino

42 lotti 5 e 6 - Capo di Ponte lotti 5 e 6 della strada statale 42. Questo cantiere è stato protagonista nei primi mesi del 1998 di un lungo braccio di ferro tra Ministero delle Finanze, ANAS e l'Avvocatura di Stato. Infatti il ministero rivendicava la proprietà dello smarino, come viene tecnicamente definito il materiale estratto dagli scavi in galleria. La ditta appaltatrice non potendo più estrarre materiale ordinò il fermo lavori con un costo aggiuntivo di oltre sette miliardi e un ulteriore slittamento per la conclusione dell'opera. Parte dello smarino è ora depositato al termine del tunnel della variante di Capo di Ponte. Nelle intenzioni dell'ANAS questo materiale avrebbe dovuto essere utilizzato nella realizzazione del tratto da Breno a Capo di Ponte per il quale i lavori sono stati da poco appaltati. Ora queste migliaia di metri cubi di roccia ci fanno capire che l'apertura al traffico dello svincolo di Capo di Ponte è ancora distante. Infatti benché sia quasi completato saremo costretti ad attendere la realizzazione del tratto a valle. La galleria di 5 chilometri che unirà Capo di Ponte a Berzo Demo evitando l'attraversamento dei comuni di Sellero, Cedegolo e Berzo Demo è quasi terminata. Purtroppo per l'ennesima volta i tempi forniti dall'ANAS per la consegna dei lavori non verranno rispettati. Si prospetta quindi un ulteriore rinvio dopo quelli del 1994, del 98 e del 99 in quanto sarà necessario un ulteriore appalto per la realizzazione dei guar-rail, della segnaletica e del sistema di ventilazione in galleria.

SS 42 lotto 4 - Questo lotto che collegherà Breno a Capo di Ponte, ritenuto prioritario anche dall'amministrazione provinciale, è stato appaltato per un importo di 90 miliardi. E' già prevista un'ulteriore lotto 6/bis per il completamento con la spesa di 100 miliardi. I lavori sono momentaneamente bloccati dalla sovrintendenza in quanto il tracciato investe alcune incisioni rupestri, la domanda sorge spontanea: non sono lì da almeno 2.000 anni? Com’è possibile che il progettista non se ne sia accorto?

SS 510 lotto 7 - Lotto 7 della strada statale 510, meglio conosciuta come variante di Pisogne, che permetterà di superare il primo comune del lago sulla riva bresciana per poi ricollegarsi al vecchio tracciato sino a Vello. Proprio qui pochi mesi fa si è celebrata l'ennesima farsa con la solenne apertura al traffico che collega strada statale 42 con la 510. La solita sfilata di politici e funzionari davanti alla stampa. Ebbene sì, questa gente ha ancora il coraggio si mostrare la faccia. Infatti questo tratto avrebbe dovuto essere aperto 2 anni fa ma come vedete non è ancora possibile transitare: cerchiamo di capire perché. Numerosi edifici di Pisogne avevano riportato ingenti danni a causa delle vibrazioni e dei cedimenti del terreno causati dall'escavazione ma la galleria il località Castellazzo è stata completata. L'ultima data fornita dall'ANAS per l'apertura al traffico era la primavera del 1997. Come mai questo tratto non è ancora percorribile facendoci risparmiare preziosi minuti. Perché Pisogne è costretta a subire le migliaia di macchine che l'attraversano ogni giorno? La risposta è drammaticamente semplice: l'ANAS ha solo in questi giorni terminato l'appalto per i quelli che sono definiti lavori complementari (guard-rail, la segnaletica e il sistema di ventilazione e drenaggio). Purtroppo l'esperienza derivata dal lotto a monte della variante di Pisogne insegna che la sola procedura d'appalto e i relativi lavori necessitano, a causa delle lungaggini burocratiche, di almeno un altro anno. Un vero insulto all'intelligenza dei camuni che saranno costretti ad attraversare il centro di Pisogne con i conseguenti disagi pur avendo un percorso alternativo che potrebbe essere concluso in una settimana di lavoro.

SS 510 lotto 6 - Il tratto tra Marone e Vello è ormai da più di un anno terminato e pronto all'apertura al traffico ma purtroppo rimane vincolato al lotto a valle tra Pilzone e Marone. Il costo di questo tratto è stato di 81 miliardi. Il percorso a monte si collega con il vecchio tracciato della 510 proprio sopra l’abitato di Vello ed è formato da una serie di svincoli per il traffico da e per Marone. Percorrendo la galleria per alcuni chilometri non si riesce proprio a capire perché questo tratto non sia ancora aperto al traffico ma all’altezza di Marone l’asfalto si interrompe e dal lotto 6 passiamo al famigerato lotto 5, quello tra Marone e Sulzano.

SS 510 lotto 5 - I lavori furono affidati nel 1990 dall'allora ministro Prandini alla Sicalf di Roma che subappaltò ad una impresa che incontrò gravi difficoltà economiche. L'ANAS instaurò una procedura di risoluzione del contratto per negligenze e ritardi nell'esecuzione delle opere. La necessità di affidare i lavori ad una delle ditte che già operavano sulla strada statale 510 per accelerare i tempi dei lavori si scontrò con le pastoie burocratiche di una commissione ministeriale che a soli due giorni dalla scadenza del tempo utile e solo grazie ad innumerevoli interventi in sede parlamentare riaprì il cantiere. Ora che i lavori sono iniziati ed hanno buone probabilità di essere terminati è necessario riflettere sui ritardi nella realizzazione di questo tratto fondamentale per la viabilità del lago e dell'intera valle. La scelta di affidare i lavori ad una ditta poi fallita e quindi non in grado di soddisfare ai requisiti richiesti era stata effettuata in piena tangentopoli. La logica con la quale sono strati distribuiti lungo il percorso del lago i tre lotti lascia molto perplessi in quanto è da oltre un anno che due di questi sono terminati e non possono essere utilizzati. Comunque i tempi previsti per la consegna dei lavori sono di 900 giorni cioè l’autunno del 2.000.

SS 510 lotto 4 - Il collegamento tra Bersaglio e Pilzone è concluso ma la sua apertura è vincolata come abbiamo già detto alla conclusione dei lavori del lotto 5.  E' costato 103 miliardi ed è composto da un lungo tratto in galleria che sbocca sopra Iseo per collegarsi alla nuova variante che convoglia il traffico in direzione Milano oppure imboccare la galleria che porta a Provaglio d’Iseo in direzione Brescia. Per tutti e tre i lotti della SS 510 sarà necessaria un’ulteriore procedura d’appalto per la realizzazione delle opere complementari e quindi ai già approssimativi tempi forniti dall’ANAS è necessario aggiungere un ulteriore anno. Quindi a conti fatti e senza ulteriori contrattempi potremo sperare di percorrere questo tratto alla fine del 2.002!

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Presentato il progetto per il traforo tra Valle Canonica e Val Trompia

E’ stato presentato alla Camera dei deputati all’inizio del 1999 il progetto di legge per la realizzazione del traforo tra la Valle Camonica e la Val Trompia. Dopo il progetto depositato alla Provincia di Brescia per il collegamento tra Inzino e Pisogne con una galleria sotto il Monte Guglielmo della lunghezza di 12 km e un costo di 225 miliardi, la Lega ha voluto sollevare il problema attraverso un apposito provvedimento legislativo allo scopo di reperire nuove risorse finanziarie e velocizzare l'iter della progettazione, dell'approvazione e dell'appalto delle opere. La Vallecamonica con 3.000.000 di metri quadri ha un terzo delle aree dismesse di tutta la Lombardia mentre la Val Trompia ha l’opposto problema della mancanza di spazio per le attività produttive. Quindi il collegamento tra queste due realtà darebbe la possibilità agli imprenditori della Valtrompia di trovare la soluzione ai loro problemi di spazio spostando parte della loro produzione su un territorio con le agevolazioni della comunità europea con i conseguenti benefici occupazionali per i camuni. Oltre al collegamento tra Inzino e Pisogne vengono ipotizzate altre soluzioni: una galleria tra Inzino e Sale Marasino, della lunghezza di 5 km ed un costo stimato di 90 miliardi oppure tra Gombio e Sulzano utilizzando il tronco di strada esistente tra Ponte Zanano e Gombio collegandosi al nuovo tracciato della strada statale 510 a Sulzano. In questo caso la lunghezza sarebbe di circa 3,2 km per un costo preventivato di 50 miliardi. Con la proposta di legge presentata dalla Lega vengono messi a disposizione del Ministero dei Trasporti e dell'ANAS gli strumenti necessari per una programmazione degli interventi. Per questo motivo vengono utilizzate le indicazioni fornite dalla Merloni-ter per il ricorso al project financing cioè al finanziamento da parte di soggetti privati. Quindi nessun alibi per ministero dei lavori pubblici e la regione Lombardia!

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Grazie alla Lega dopo 23 anni arrivano i soldi degli espropri ANAS

Dopo 23 anni una definitiva schiarita sulle liquidazioni ai proprietari espropriati dall’ANAS per la realizzazione del tratto della superstrada Darfo-Breno. Nel 1996 a seguito di un’interrogazione di Caparini che chiedeva al Ministro di verificare le responsabilità dell’A.N.A.S. nei confronti di coloro, circa un centinaio, che non avevano ancora percepito il pagamento degli espropri effettuati oltre che, ovviamente,  di procedere alla liquidazione di tutte le pratiche. Un fulmine a ciel sereno per coloro, funzionari e amministratori, che pensavano di farla ancora una volta franca. Elvira Pianta, candidata alle prossime elezioni comunali di Darfo, ci spiega come sia riuscita, dopo decenni di silenzio, a squarciare il muro di omertà che impediva il recupero del denaro dovuto ai malcapitati. “Dopo aver convinto gli espropriati a costituirsi in comitato abbiamo istituito un gruppo di lavoro per il reperimento della numerosa documentazione necessaria ad una iniziale istruzione delle pratiche. Infatti durante la prima, delle innumerevoli visite agli uffici ANAS, con stupore constatammo che le cartelle relative agli espropri erano scomparse”. Dopo una lunga fase istruttoria “nella quale l’amministrazione di Darfo non ci ha certo aiutato, anzi tutt’altro” il comitato degli espropriati ha potuto raccogliere tutti i dati necessari ai competenti uffici. “La cosa più complicata è stata quella di ottenere un iter per le pratiche veloce, perché, assurdo ma vero, pur essendo l’ANAS inadempiente, in un primo tempo sembrava volessero fare trascorrere ancora alcuni anni per una nuova istruttoria”. La tenacia dimostrata dalla sezione della Lega ha avuto il sopravvento sulla burocrazia e già nella seconda metà del 1997 sono iniziati ad arrivare i primi pagamenti per l’80% del dovuto. “ Un segnale incoraggiante, ma l’istruttoria per la liquidazione, inutilmente complessa, ci ha portato ai giorni nostri: sono state così raccolte e finalmente definite più di cento pratiche dopo decenni ancora in sospeso. E’ da sottolineare come numerosi crediti vantati fossero stati dati in eredità o addirittura utilizzati come moneta corrente. Una situazione paradossale! Resta comunque il fatto che entro la prima metà dell’anno dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, arrivare tutte le liquidazioni con gli interessi di mora – commenta trionfante Elvira – potremo finalmente porre la parola fine a questa vicenda di malcostume italico”.

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Il progetto per la Provincia di Valle Canonica all’esame della commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati

Sono passati più di cinquant’anni dall'entrata in vigore della Costituzione, ma i princìpi di autonomia e di decentramento sono rimasti lettera morta, vittime di una prassi di governo che nel tempo ha consolidato la struttura centralista dello stato. Anche l'istituto della provincia, è rimasto un involucro senza contenuto, un ente territoriale dalle competenze incerte e marginali, spesso subordinato alla sua origine storica di organo di decentramento dal potere statale sottoposto all'autorità del prefetto. In questa ottica la Lega Nord con un progetto di legge ha proposto l'istituzione della nuova provincia di Valle Camonica, con capoluogo Breno. La creazione della nuova provincia, che ospiterebbe una popolazione superiore ai 900.000 abitanti ed estendendosi dal Passo del Tonale sino al lago d’Iseo, lunga quasi 90 chilometri è, con i suoi 41 Comuni, la valle più grande d'Italia. La creazione della provincia di Valle Camonica, considerando poi le nuove funzioni che la legge n. 142 del 1990 intende attribuire all'ente provincia, si rende necessaria la costituzione della provincia di Valle Camonica, anche ai fini di un effettivo equilibrio delle funzioni amministrative nell'area bresciana. Questo sarebbe il primo passo per il processo di rivendicazione dell’autonomia della futura provincia di Valle Camonica, autonomia amministrativa che darebbe la possibilità di gestire le risorse del nostro territorio.

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La provincia autonoma di Brescia: grazie alla Lega non è più un miraggio

Lega impegnata su tutti i fronti istituzionali: dopo la proposta di legge per l’istituzione della provincia di Valle Camonica chiede l’autonomia della provincia di Brescia. Il confronto con le realtà a noi vicine come quelle di Trento e Bolzano, evidenzia come la qualità della vita in una provincia autonoma sia di gran lunga migliore grazie al fatto che vengono trattenute gran parte delle tasse versate. I dati diffusi dal Ministero  del tesoro aiutano a capire l’incredibile disparità di trattamento che lo stato applica, in materia di trasferimenti, fra Lombardia e province autonome. Per ogni cento lire che lo stato trasferisce ad un lombardo, un trentino ne riceve 526. Le province autonome trattengono i 4/10 dell’Iva da importazione e il 90% di tutti gli altri tributi. Come è noto ciò non accade per le altre province che si vedono restituire solamente le briciole del denaro che viene prelevato con la tassazione e spedito a Roma. In base alla proposta depositata dai deputati bresciani in corte di cassazione, la provincia autonoma di Brescia per svolgere adeguatamente le competenze legislative e amministrative, ha diritto a trattenere una quota non inferiore al 60% delle tasse raccolte. Rispetto ai residuali compiti delle province ordinarie, la provincia autonoma ha competenza ordinaria e straordinaria su importanti settori quali la gestione del territorio, l’istruzione, la viabilità, l’agricoltura, turismo e industria alberghiera, commercio e viabilità. Il progetto di legge di iniziativa popolare depositato dalla Lega propone quindi sostanziali modifiche alla costituzione introducendo una reale svolta federalista e non la continua presa per i fondelli di Roma. In questo modo la provincia di Brescia si unisce a quella di Bergamo e Vicenza al grido: “padroni a casa nostra!”

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Analisi dell’ultimo risultato alle amministrative

Il recente risultato elettorale della Lega ha fornito indicazioni contrastanti sulla reale volontà della gente della nostra valle. Infatti alla battuta d’arresto a livello provinciale ed europeo si contrappone la grande affermazione nei comuni come Angolo Terme dove il nostro movimento ha presentato una lista di partito o come Breno, Malonno e Berzo Demo dove le nostre liste civiche che hanno scardinato i vecchi schemi democristiani. Quali sono le cause che hanno indotto molti simpatizzanti ed elettori a disertare le urne o addirittura di scegliere un altro partito? Sicuramente la principale causa è la difficoltà con la quale in quest’ultimo anno il messaggio della Lega a raggiunto la maggioranza dei camuni. E’ notorio che l’accesso ai mezzi d’informazione da parte della Lega è sempre più difficile in quanto è il sistema che li controlla ed inevitabilmente cerca in tutti i modi di danneggiare un movimento di rottura con il passato come il nostro. Inoltre nel grande teatrino della politica molti partiti hanno utilizzato i programmi e i principi della Lega per catturare gli elettori trasformandoli in slogan efficaci ma assolutamente vuoti. Quale credibilità può avere Berlusconi che chiede i voti per un’Europa liberale e poi entra nello stesso gruppo parlamentare di Prodi, il PPE, e si trasforma nel principale sostenitore del suo finto nemico romano? Quale quella della Bonino che incassato il successo elettorale presentandosi come elemento antisistema si fa tentare dalle lusinghe del Polo per avere un collegio che le permetta di entrare alla Camera dei Deputati? Quella stessa camera nella quale tutti i giorni avvengono inciuci e spartizioni che solo la Lega Nord denuncia e tenta in tutti i modi di combattere e arginare. Non potete immaginare quanto sia stato difficile ed umiliante il giorno dopo le ultime elezioni incontrare gentaglia come De Mita e La Russa passeggiare sorridenti nei corridoi del parlamento. Nei loro occhi, nel loro sorriso beffardo leggevo la soddisfazione di coloro che pensavano, ancora una volta, di avere fregato il popolo del Nord. Infatti indebolendo la Lega si indebolisce l’unico partito che dai banchi del parlamento, nelle piazze e nei mercati tiene alta la bandiera della questione settentrionale. Via la Lega, ancora una volta, si lascia spazio alle mangerie e ruberie tanto care a Roma. Sono convinto che coloro che nelle ultime elezioni non hanno scelto la Lega l’abbiano fatto nella speranza di poter trovare un partito che possa corrispondere ai loro desideri, ai loro bisogni. Tra di loro ci sono lavoratori e disoccupati, studenti e commercianti, artigiani e casalinghe. Bene a tutti loro sono certo di poter dire con la franchezza che mi contraddistingue che purtroppo non sarà così. Purtroppo Roma rimarrà sorda alle loro, alle nostre richieste. Continuerà a permettere a centinaia di migliaia di extracomunitari di entrare in casa nostra a delinquere, continuerà a non fare le strade e gli ospedali che ci servono, ad impedire alle nostre imprese di lavorare, a mandare professori meridionali ad insegnare ai nostri figli, a riempire le strade con un esercito di finanzini, a vessarci con nuove tasse, a mandare centinaia di miliardi al sud per mantenere i clientelismi, a tagliare le nostre pensioni di anzianità lasciando intoccate quelle dei falsi invalidi. Purtroppo per tutti noi la situazione è questa. Se volete continuare ad essere schiavi di Roma, a leccale i piedi al solito burocrate meridionale fate pure: votate polo e ulivo. Ma sappiate che ci sarà sempre qualcuno che sarà disposto a sfidare e combattere queste carogne. Ci sarà sempre qualcuno che terrà alta la bandiera della questione settentrionale. Ci sarà sempre qualcuno che lotterà per la libertà del nostro popolo: la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

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Interrogazioni per la difesa del territorio e del suolo

Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/06049
Data presentazione: 11-12-1996 Seduta di presentazione: 114

CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto MOLGORA Daniele CE' Alessandro ALBORGHETTI Diego MARTINELLI Piergiorgio
PIROVANO Ettore

DIGHE, FIUMI E TORRENTI, FRANE, PIOGGE E ALLUVIONI, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione: CEDEGOLO (BRESCIA+ LOMBARDIA+)

SOLLECITATO DAL PARLAMENTARE 11-01-2000

Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: nel territorio del comune di Cedegolo, provincia di
Brescia, una frana dal fronte di 100-150 metri incombe sulla sponda sinistra orografica del torrente Poglia interessando oltre
all'alveo del torrente anche la diga del Fobbio in prossimità dell'abitato di Andrista;
il materiale in stato di dissesto idrogeologico è stato valutato in un sopralluogo effettuato dal sindaco di Cedegolo,
Giampiero Guizzetti, dai funzionari dello Spafa e della provincia di Brescia, il geometra Pedrotti e il geologo Laffi e del
servizio geologico della regione Lombardia in circa 40-60 mila metri cubi. Tali sopralluoghi hanno inoltre evidenziato una
situazione di grave pericolo per la diga del Fobbio con una capienza di 400 mila metri cubi, di proprietà della società
Edison, che sovrasta l'abitato di Cedegolo alimentandone la centrale idroelettrica;
a seguito delle precipitazioni piovose dei mesi di novembre e di dicembre il canale dell'Enel è stato in gran parte svuotato
e il sindaco del comune di Cedegolo ha tempestivamente emesso un'ordinanza di divieto al transito nelle strade silvo-pastorali
in prossimità del torrente oltre a disporre l'evacuazione delle abitazioni dei guardiani della Montedison ed approntare, grazie
all'impegno di numerosi volontari, un servizio di sorveglianza e monitoraggio 24 ore su 24 con base logistica in locali di
proprietà del comune;
il sindaco di Cedegolo in una riunione tenutasi il 5 dicembre 1996 ha provveduto ad informare: i rappresentanti del
servizio nazionale dighe della società Edison Spa, il Genio Civile e il servizio geologico della regione Lombardia;
durante l'alluvione del 1987 tale movimento franoso aveva costretto l'allora sindaco ad emettere un'ordinanza di sgombero
di numerose abitazioni nel comune di Cedegolo;
il sindaco Guizzetti ha inoltre inoltrato al presidente della regione Lombardia Formigoni una dettagliata relazione,
realizzata dai competenti organi nel 1989, nella quale venivano analizzate le cause del dissesto e indicate le possibili opere
necessarie alla normalizzazione della situazione idrogeologica dell'area in oggetto;
dall'alluvione del 1987 ad oggi, sia dalla regione Lombardia, sia il competente ministero, non ha intrapreso le
necessarie azioni al fine di eliminare i rischi di eventuali smottamenti per cui nel corso di questi anni sono stati
sufficienti alcuni giorni di precipitazioni per mettere in stato di allarme l'intero abitato di Cedegolo sovrastato da ben due
dighe atte alla raccolta delle acque per la produzione di energia idroelettrica;
le opere necessarie non sono state inspiegabilmente realizzate in quanto il comune di Cedegolo, a differenza dei
limitrofi comuni di Saviore dell'Adamello e Cevo, non era stato inserito nei comuni beneficiari della legge Valtellina -:
se il Ministro interrogato adotti tutte le misure al fine di ripristinare i danni subiti dall'azione degli agenti atmosferici oltre

che approntare tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza degli operatori e degli abitanti del comune di Cedegolo.


Ecco il bilancio degli eventi calamitosi del novembre 1996

Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/06868
Data presentazione: 23-01-1997 Seduta di presentazione: 136

CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto LEGA NORD

MINISTERO DELL'INTERNO 23-01-1997
MINISTERO DELL'AMBIENTE 23-01-1997

PIOGGE E ALLUVIONI, RISARCIMENTO DI DANNI, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione : BRESCIA, BERGAMO


Ai Ministri dell'interno e dell'ambiente. - Per sapere -
premesso che:
gli eventi calamitosi avvenuti nel novembre 1996 hanno interessato numerose località della Lombardia, provocando
consistenti danni alle province di Bergamo e Brescia;
a seguito di tali eventi il sottosegretario alla protezione civile, professor Franco Barberi, ha incontrato il 13 gennaio
1997 l'assessore alla protezione civile della regione Lombardia, i prefetti, i sindaci ed i parlamentari delle zone colpite;
nella provincia di Brescia risultano necessari i pronti interventi sottoelencati: comune di Angolo Terme: località Madera
per lire 35 milioni; comune di Casto: località Alone, crollo del muro di sostegno per lire 102 milioni; comune di Cedegolo: frana
sponda sinistra del torrente Poglio in prossimità della diga del Fobbio; comune di Ceto: località ponte lungo smottamenti per lire
30 milioni e dissesto impianto idrico per lire 35 milioni; comune di Cevo: danni a scarpate muro sostegno strada per lire 16
milioni e mezzo e località Pozzuolo smottamento per lire 50 milioni; comune di Corteno Golgi: località Mulino danni opere
spondali versante destro e idrauliche torrente Oglio per lire 122 milioni, dissesto alveo torrente Rocazzano per lire 260 milioni e
dissesto difese spondali torrente Ogliolo per lire 204 milioni, danni torrente Rocazzano per lire 20 milioni, danni torrente
Bonaldo per lire 15 milioni e danno torrente Ogliolo per lire 30 milioni; comune di Edolo: via Primavera, frana per un importo di
lire 13 milioni, danni all'acquedotto comunale per lire 69 milioni, frazione di Mù cedimento opera di sostegno via Santi Martiti

per lire 224 milioni e località Pedretto, già colpita da
movimenti franosi, per la quale è stata più volte effettuata segnalazione da parte di cittadini ai componenti uffici della
protezione civile; comune di Lavenone: danni su strada Lavenone-Presego per lire 11.376.400; comune di Lozio: località
Molino caduta massi e esondazioni torrente Scalvinù per lire 75 milioni, caduta massi su abitazioni località Sucinva per lire 65
milioni, cedimenti strada di collegamento Lozio-Ossimo per lire 80 milioni e erosione alle spalle del ponte località Villa lire
128 milioni; comune di Incudine: smottamenti e frana per lire 305 milioni; comune di Malonno: frazione di Moscio smottamento sopra
abitato per lire 109 milioni e esondazione torrente Vallaro per lire 150 milioni; comune di Monno: totale cedimento della sede stradale

per località Paghera per lire 40 milioni e località Lucco fabbricato civile intervento di drenaggio corpo di frana per lire 300 milioni;

comune di Ossimo: cedimento della sede
stradale Ossimo-Lozio per lire 83 milioni; comune di Saviore dell'Adamello: località Darol-cimitero smottamento acquedotto e
strada cimitero per lire 70 milioni; comune di Paisco Loveno: caduta materiale alluvionale su abitazione per lire 220 milioni,
movimento franoso sopra abitato per lire 500 milioni e smottamento centro abitato per lire 150 milioni; comune di Ponte
di Legno: via Trento, cedimento strada statale per lire 200 milioni, cedimento del muro di sostegno per lire 24 milioni e
mezzo, frazione Precasaglio, cedimento spalle sostegno ponte dei buoi per lire 120 milioni e frazione di Pezzo danni a opere di
sostegno pendio per lire 25.800.000; comune di Vezza d'Oglio: viale dei Ronchi, smottamenti e frane per lire 120 milioni;
per il comune di Monno, località Lucco, una relazione tecnica del geometra del genio civile, R. Laffi, vistata dal
dirigente dell'ufficio competente, rileva una frana di scivolamento in materiale detritico che ha interessato il tratto
di versante sul quale sorgono due abitazioni civili per un totale di tre nuclei familiari interessati da un'ordinanza di sgombero;
per il comune di Paiso Loveno per il pericolo di frana a monte e per frana abbattutesi sulle abitazioni oltre che per
l'inondazione del torrente Alione, è ancora in vigore l'ordinanza di sgombero emessa dal sindaco che interessa sette nuclei
familiari;
gli interroganti fanno riferimento alle segnalazioni contenute nelle interrogazioni tempestivamente inoltrate al
ministero competente;
nell'incontro tenutosi con il sottosegretario è stata sottolineata la necessità di segnalare le località gravemente
colpite -:
se intendano dichiarare lo stato di emergenza ed adottare la relativa ordinanza con identificazione degli interventi
prioritari sopracitati, al fine di ripristinare e rimuovere le cause dei dissesti segnalati.


Una frana incombe sulla strada Edolo-Mola 

Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/09152
Data presentazione: 11-04-1997 Seduta di presentazione: 178

CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto

MINISTERO DELL'INTERNO 11-04-1997
MINISTERO CON L'INCARICO PER IL COORDINAMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE 11-04-1997

DIFESA DEL SUOLO, FRANE, PIOGGE E ALLUVIONI, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione EDOLO

Al Ministro dell'interno con incarico per il coordinamento della protezione civile. - Per sapere - premesso che:
in località "Pedretto", a monte della strada Edolo-Mola, sita nel comune di Edolo, in provincia di Brescia, sono in corso
i lavori di sistemazione della zona interessata dal movimento franoso del 13-14 novembre 1996;
tale progetto di sistemazione non prevede alcun intervento nella zona adiacente, localizzata nei mappali 7-17-18 del foglio
54 del catasto del comune di Edolo, già interessata dai movimenti franosi del 4-5 dicembre 1992, come già segnalato;
la massa di materiale instabile accumulata nella zona sopra citata incombe sulla strada Edolo-Mola e sulle sottostanti
abitazioni civili del comune di Edolo, oltre che sopra gli edifici utilizzati dal ministero della difesa come luogo di
soggiorno per il personale militare;
l'instabilità di tale massa franosa è accentuata dall'infiltrazione dell'acqua che tracima dall'alveo del rio che
scorre nella valletta del "Pedretto";
tale instabilità aumenta in presenza delle precipitazioni e, interessando i terreni sottostanti, ha causato alcuni
movimenti franosi, tra i quali quelli registrati il 13-14 novembre 1996;
tale area è già stata oggetto di un primo intervento di sistemazione che comunque si è dimostrato insufficiente;
la gravità della situazione è confermata da un sopralluogo della guardia forestale, oltre che dalla guardia ecologica e da
alcune segnalazioni del signor Trotti Francesco, residente a Edolo, in via Treboldi n. 31 -:
se intenda intervenire tempestivamente nella rimozione delle cause del dissesto idrogeologico di tale zona, al fine di
scongiurare danni a cose e persone.

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Frana sul fiume Dezzo, la risposta del Ministro

Legislatura: XIII NTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/09154
Data presentazione: 11-04-1997 Seduta di presentazione: 178

CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto

MINISTERO DELL'INTERNO 11-04-1997
MINISTERO CON L'INCARICO PER IL COORDINAMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE 11-04-1997

DIFESA DEL SUOLO, FRANE, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione ANGOLO TERME

RISPOSTA DEL GOVERNO 30-04-1998, ITER CONCLUSO 15-06-1998, PUBBL. NELL'ALL. B SEDUTA 0372)

PUBBLICATA IN ALLEGATO AI RESOCONTI DELLA SEDUTA RISPOSTA GOVERNO MATTIOLI Gianni Francesco

 LAVORI PUBBLICI (SOTT.) 30-04-1998


Al Ministro dell'interno con incarico per il coordinamento della protezione civile. - Per sapere - premesso che:
domenica 12 gennaio 1997 una frana di circa tremila metri cubi, staccatasi dalla destra orografica del fiume Dezzo nel
comune di Angolo Terme, provincia di Brescia, è precipitata sul corso fluviale, lasciando una profonda frattura sull'argine e
ostruendo l'alveo del fiume nell'immediata vicinanza dello stabilimento delle acque termali;
i tempestivi lavori eseguiti hanno permesso lo sgombero e la pulizia del materiale franoso, oltre che la realizzazione di
un by pass nell'acquedotto di Darfo-Boario Terme dalla sommità della frana in località Sovico, al fine di garantire
l'approvvigionamento idrico del comune di Darfo;
dall'autunno del 1993 la zona interessata aveva già mostrato segni di cedimento;
il Genio civile e il geologo provinciale hanno effettuato un sopralluogo, verificando la possibilità di un'altra frana con
un fronte di circa settanta metri, che potrebbe interessare le tubazioni dell'acquedotto, impedendo l'approvvigionamento idrico
del comune di Darfo Boario terme, centro turistico della media Vallecamonica -:
se intenda attuare interventi immediati per realizzare opere immediate di risanamento della zona e a difesa della
staticità del suolo.

Risposta del Governo
In merito alla interrogazione in oggetto, il Servizio Tecnico Amministrativo Provinciale di Brescia della
Regione Lombardia ha precisato quanto segue. Nei giorni 02.10.93 e seguenti, violenti e persistenti nubifragi hanno
investito le tre principali valli bresciane causando piene dei corsi d'acqua, inondazioni, apporti di materiali detriti e
numerose frane; in comune di Angolo Terme, loc. Savico, si è verificato il crollo di materiale nel torrente Dezzo, per cui il
citato Servizio dal 6.10.93 al 4.11.93 ha realizzato opere di pronto intervento consistenti nello svaso del torrente del
materiale franato, nell'ancoraggio dell'acquedotto di Darfo Boario Terme (ubicato sul ciglio del versante mobilizzato) e nella

realizzazione di scogliera intasata in sinistra idraulica.
A continuazione di detto intervento sono stati realizzati, a consolidamento del piede del movimento franoso, una porzione di
muro d'argine ed una scogliera intasata, lavori eseguiti dal 09.03.94 al 12.04.94. In data 11.09.95 con nota n. 4161, lo stesso Servizio ha
proposto al Settore Reg.le LL.PP. una perizia di sistemazione del movimento franoso e ricollocazione dell'acquedotto comunale di
Darfo Boario Terme per un importo complessivo L. 1.040.000.000. Tale perizia è stata inserita nel programma straordinario di
lavori pubblici approvato dalla Giunta Regionale della Lombardia con deliberazione n. 18345 del 20.09.96 e riguardante i Comuni
colpiti da alluvioni, piene, frane ed altre calamità naturali ai sensi della L.R. 14.8.73 n. 34.
Poiché il movimento franoso si è ancora ripetuto in data 11.1.97, ostruendo il regolare deflusso delle acque nel torrente
Dezzo, detto Servizio è intervenuto con pronto intervento dal 13.01.97 al 23.01.97 per rimuovere il materiale franato e
rispristinare la sezione idraulica, nonché per realizzare un by-pass all'acquedotto comunale di Darfo Boario Terme.
A fine luglio 1997 sono stati assegnati incarichi a professionisti esterni per le relative progettazioni, tra le
quali anche l'intervento in esame. La realizzazione di quanto progettato attiene alle
disposizioni di cui all'Ord. 2544/FPC in data 27.03.97, per l'attuazione della quale è stato nominato V. Commissario per
l'emergenza il prof. Mario Catania con sede in Milano V. F. Filzi n. 22.

Il Sottosegretario di Stato per i lavori pubblici: Gianni
Francesco Mattioli.

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Eventi calamitosi del 27, 28, 29 giugno 1997

Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/12148
Data presentazione: 30-07-1997 Seduta di presentazione: 239

CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto

MINISTERO DELL'INTERNO 30-07-1997

CALAMITA' NATURALI, DANNI, FRANE, INONDAZIONI, PIOGGE E ALLUVIONI, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione: BRESCIA, VALLE CAMONICA

Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
gli eventi calamitosi del 27, 28, 29 giugno 1997 hanno provocato numerosi danni alle infrastrutture ed alle proprietà
pubbliche e private nei comuni della Valle Camonica;
nella fattispecie, nel comune di Berzo Demo, in provincia di Brescia, gli eventi alluvionali hanno provocato una frana che
ha coinvolto i fabbricati civili siti in via Mazzini di proprietà dei signori Simoncini, ed i fabbricati rurali in località
Mondadisso, di proprietà dei signori Parolari, oltre che strutture e attrezzature edili di proprietà dell'impresa
Cominassi per un importo complessivo dei danni di circa cento milioni. Uno smottamento verificatosi in località Mulini ha provocato

cedimento di un muro di contenimento del campo sportivo
comunale. Ugualmente si registra un cedimento lungo il lato nord della strada provinciale n. 84 ed inoltre spogliatoio e gradinata
della medesima struttura sono stati danneggiati per un importo presunto di 80 milioni;
nel comune di Capo di Ponte il maltempo ha causato i seguenti danni: strada comunale via Nisgiole, in frazione Pescarzo

con un cedimento di un tratto della carreggiata pari a
venticinque metri e un danno quantificabile in 60 milioni, strada comunale via Convento località Rela con cedimento del muro

di sostegno della strada e caduta massi un danno quantificabile in
200 milioni, strada agro-silvo-pastorale in località Valina con asportazione totale della sede stradale per circa 50 metri e
danneggiamenti vari per circa 200 metri con danno complessivo di 200 milioni, strada agro-silvo-pastorale in località
Valzerta-Costra Grande, con danneggiamento fondo stradale per circa 500 metri quantificabile in 80 milioni, torrente Re in
località Le Sante con fuoriuscita del torrente dall'invaso e allagamento delle zone circostanti con necessità di costruzione
di un tratto di muro per riparare le abitazioni con un costo di 50 milioni;
nel comune di Ossimo sono state interessate la strada comunale Ossimo Inferiore, con frana a monte oltre che Ossimo
Lozio in località Feit e in località Doane è avvenuto uno smottamento a monte;
nel comune di Paisco Loveno sono state evacuate tre abitazioni minacciate da un fronte franoso di cinquecento metri
già segnalato da precedente interrogazione, nella frazione di Grumello la chiesa è stata travolta da una frana e presenta
cedimenti strutturali;
sono stati inoltre rilevati numerosi danni nei comuni di Edolo, Piancogno e Cedegolo;
se non intenda intervenire tempestivamente al fine di ripristinare i danni subiti e intraprendere le azioni e le opere
preventive necessarie e da tempo sollecitate.

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110 milioni di metri cubi di acqua sulla testa dei camuni

Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/14147
Data presentazione: 26-11-1997 Seduta di presentazione: 277

CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto CHIAPPORI Giacomo ALBORGHETTI Diego

MINISTERO DELL'AMBIENTE 26-11-1997, MINISTERO CON L'INCARICO PER IL COORDINAMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE 26-11-1997
MINISTERO DELL'INTERNO 26-11-1997

COLLAUDI E VERIFICHE, DIFESA DEL SUOLO, DIGHE, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
IMPIANTI IDROELETTRICI E TERMOELETTRICI
Indicizzazione: ENTE NAZIONALE ENERGIA ELETTRICA, BRESCIA, SONDRIO, VALLE CAMONICA


Ai Ministri dell'ambiente e dell'interno con incarico per il coordinamento della protezione civile. - Per sapere - premesso
che:
nel territorio della Valle di Scalve, Valle Camonica e Sebino, in 33 bacini idroelettrici sono raccolti 110.257.000
metri cubi di acqua per una potenza di 1.693.690 kW che sono concausa del dissesto idrogeologico che sta assumendo aspetti
allarmanti come segnalato dalla interrogazioni a prima firma Caparini n. 4-00963, n. 5-00642, n. 4-12975, n. 4-13033 e n.
4-13453. La produzione idroelettrica nell'area è ripartita tra Enel e aziende autoproduttrici (Edison e Veneta esercizi elettrici srl Darfo).

Gli impianti Enel sono: 1) Cedegolo, anno
di costruzione 1910, invasi 44.000 metri cubi, potenza 16.000 kW; 2) Niardo-Breno, 1911, fluente, 1.150; 3) Pisogne-Gratacasolo,
1952, 10.000 mc, 4.000 kW; 4) Cappellino Valsaviore, 1921, fluente, 8.600 kW; 5) Lanico-Malegno, 1950, 14.000 mc, 6.000 kW;

6) Lanico-Malegno (Colle Oca), 1920, 14.000 mc, 2.500 kW; 7)
Forno Allione, 1922, 6.000 mc, 8.520 kW; 8) Paisco, 1924, 8.000 mc, 8.300 kW; 9) Mazzunno Angolo, 1926, luente, 3.000 kW;

10) Salamo Valsaviore, 1937, 33.000.000 mc, 4.500 kW; 11) Lozio,
1953, fluente, 1.100 kW; 12) Povo, 58.000 mc, 4.000 kW; 13) Valbona, 1942, 25.000 mc, 3.000 kW; 14) Ceto, 1954, 22.000 me, 7.000 kW;

15) Braone, 1947, fluente, 1.000 kW; 16) Pantano
d'Avio, 1951, 14.860.000 mc, 13.000 kW; 17) S. Fiorano-Sellero, 1973, 37.000.000 mc, 568.000 kW; 18) Sellero, 1973, 600.000 mc, 4.000 kW;

19) Edolo, 1980, 24.600 mc, 1.000.000 kW. Gli impianti
Edison sono: 1) Sonico-Edolo, 1928, 47.000 kW; 2) Cedegolo, 1951, 73.000 kW; 3) Cividate, 1942, 53.000 kW;

per una potenza totale di 173 200 kW. Esistono inoltre numerosi impianti di produzione di proprietà dei comuni e di aziende private;
lo sfruttamento massiccio delle risorse idriche in questa area è da fare risalire al primo dopoguerra quando, il basso
costo della manodopera e le garanzie di alto profitto, favorirono l'investimento di aziende e società private in questo settore.

Oggi come allora, ci troviamo di fronte ad un complesso sistema
di produzione e distribuzione che è stato solo parzialmente omogeneizzato dalla nazionalizzazione del settore elettrico

e che mantiene grosse contraddizioni nell'utilizzo del territorio,
nella sicurezza, nei vincoli ambientali, nella vivibilità e nello sfruttamento intensivo delle risorse. Le centrali idroelettriche,

da un lato, non inquinano l'ambiente con rilasci nocivi, non
producono alcun tipo di scorie e non sono causa di inquinamento termico, ma è fondamentale osservare come l'utilizzo

di tale risorsa energetica rinnovabile diventi nociva, se sfruttata
indiscriminatamente senza prestare la necessaria attenzione al contesto antropologico e nel rispetto dell'ambiente.

Una conseguenza dell'impegno italiano nel nucleare fu quella di costruire impianti idroelettrici con elevate potenze, come quelli
di Edolo e San Fiorano, aventi la funzione di assorbire l'elevata e costante produzione di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari.

Energia necessaria per il pompaggio di questi
mega impianti, e che oggi viene acquistata all'estero. Questo complesso sistema viene ora gestito da strutture sempre più
accentrate e, conseguentemente alla politica energetica intrapresa, lo sfruttamento integrale delle acque per produrre
elettricità configura sempre di più un sistema antitetico alle esigenze del territorio e della collettività;
il trattamento artificiale di una così rilevante massa d'acqua necessaria per la produzione di energia idroelettrica
costituisce, di fatto, un potenziale rischio per l'incolumità della popolazione di tale area. L'indiscriminato sfruttamento
delle risorse idriche e la massiccia presenza delle linee per la distribuzione di alta e media tensione, sono concausa del
segnalato con le interrogazioni n. 4-06049 e n. 4-09152 rivolte al Ministro dell'interno come con incarico per il coordinamento
della protezione civile e al Ministro dell'ambiente. L'installazione di apparecchiature automatiche per il monitoraggio delle dighe,

con la conseguente soppressione del
personale di guardiana che va a sommarsi allo smantellamento delle squadre idrocivili di manutenzione per le dighe, canali e
prese, creano grossi problemi di garanzia della sicurezza. La scelta dell'Enel di spostare il posto di telecomando da San
Fiorano a Bergamo, avviene in un momento in cui l'area in oggetto è stata flagellata da fenomeni climatici di grave entità. Questi
episodi imporrebbero una maggiore attenzione al controllo del flusso idrico, sia per prevenire le alluvioni prodotte da grandi precipitazioni,

sia per regolare il rilascio delle acque nei periodi di siccità, sia per motivi di sicurezza. Argomentazioni che in passato non hanno

trovato il necessario recepimento e sono state causa di disastri come quelli avvenuti a Vezza d'Oglio o in Valtellina;
all'interrogante risulta che esistono fondati motivi per ritenere che per alcuni bacini di contenimento non siano stati ottemperati

gli obblighi di legge per i collaudi statici delle opere di sbarramento. Tale stato di fatto, se confermato, sarebbe motivo di reale

pericolo per l'incolumità delle persone che vivono quel territorio. Per esempio il bacino Enel sito nel comune di Ardenno,

in provincia di Sondrio, principale causa dell'allagamento della Selvetta durante l'alluvione del 1987, non sarebbe stato collaudato -:
se i bacini di accumulo del servizio idroelettrico di competenza statale in provincia di Brescia e di Sondrio siano stati collaudati

e quindi possano fornire le necessarie garanzie alla popolazione per quanto riguarda l'aspetto strutturale e, eventualmente,

quali siano quelli collaudati e quelli ancora da collaudare;
quanti siano gli impianti di produzione di proprietà dei comuni e di aziende private, la potenza, la data di realizzazione

dell'opera e la capienza dei relativi bacini;
quale sia la data di collaudo per ogni singolo bacino, la data di inizio, la durata della concessione per l'utilizzo delle risorse

idriche a favore delle aziende presenti sul territorio della Valle Camonica, Valle di Scalve e Sebino;
quali provvedimenti si intendano assumere al fine di risolvere ed eliminare le situazioni di pericolo segnalate in questa come

nelle precedenti interrogazioni sopracitate.
(4-14147)

 
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Esondazioni dell'Oglio, che fare?

Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/16137
Data presentazione: 12-03-1998 Seduta di presentazione: 324
 
CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto

MINISTERO DELL'INTERNO 12-03-1998, MINISTERO CON L'INCARICO PER IL COORDINAMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE 12-03-1998
MINISTERO DELL'AMBIENTE 12-03-1998

FIUMI E TORRENTI, FOGNATURE, FRANE, PIOGGE E ALLUVIONI, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
TUTELA DELL' AMBIENTE, VOLONTARIATO
Indicizzazione: DARFO BOARIO TERME, COSTA VOLPINO, ROGNO

Ai Ministri dell'interno con incarico per il coordinamento
della protezione civile e dell'ambiente. - Per sapere - premesso che:
durante il servizio di prevenzione incendi effettuato nella terza settimana di febbraio, i volontari della Associazione di
protezione civile Procivil Camunia hanno rivelato una situazione di notevole pericolo ecologico sul territorio del comune di Rogno
in provincia di Brescia. Infatti lungo gli argini del fiume Oglio l'azione dell'acqua ha provocato un'erosione tale da mettere in
pericolo il collettore fognario che da Darfo Boario Terme va all'impianto di depurazione di Costa Volpino;
da notizie raccolte dagli stessi volontari, in occasione degli eventi alluvionali del novembre 1997 è stata rilevata una
erosione degli argini che ha provocato una frana con un fronte di oltre 10 metri;
la vicinanza del collettore fognario all'alveo del fiume può prefigurare nel caso di un futuro evento alluvionale un disastro ambientale

che danneggerebbe il lago di Iseo a valle dal depuratore -:
quali iniziative intenda adottare per rimuovere le potenziali cause di un danno ambientale.
 
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Le piogge del 20 settembre 1999

Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE Numero atto: 5/06806
Data presentazione: 07-10-1999 Seduta di presentazione: 598

CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto


MINISTERO DELL'INTERNO 07-10-1999

DIFESA DEL SUOLO, PIOGGE E ALLUVIONI, PROGRAMMI E PIANI, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione: VALLE CAMONICA

Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
Pontedilegno, Vezza d'Oglio, Vione, Cevo, Losine e Cimbergo hanno segnalato agli uffici di bonifica della Comunità montana le
situazioni che meritano di essere tenute sotto controllo per la loro pericolosità ed hanno riscontrato danni consistenti in
seguito alle intense precipitazioni che si sono abbattute su tutta la Vallecamonica il 20 settembre 1999;
il comune di Pontedilegno ha segnalato gravi erosioni lungo il corso del torrente Narcanello in Val Sozzine. Per riparare
tale danno occorreranno, secondo i primi calcoli, almeno 700 milioni;
a Vezza d'Oglio l'esondazione del torrente ha scavato gli argini in più punti e ha danneggiato la strada che porta alla
stazione di partenza della teleferica Enel dell'Aviolo. La piena dell'Oglio, invece, ha eroso la sponda sinistra nella zona di via
Rive. Danneggiata l'area da pic nic e la sede stradale. Il costo di ripristino è stato calcolato in 520 milioni;
nel comune di Vione, a valle della frazione di Stadolina, l'Oglio è uscito dagli argini danneggiando numerosi prati ed
erodendo un buon tratto della sponda orografica destra. La spesa dei lavori per riparare i danni è stata calcolata in 550 milioni;
danni consistenti sono stati provocati dalla furia del torrente Poglia a Isola, minuscola frazione di Cevo. Si tratta
dello stesso torrente che fece disastri nel 1987 in occasione della grande alluvione che colpì la Valsaviore. A ridosso
dell'abitato di Isola la furia delle acque ha eroso la sponda a valle del canale di deviazione dell'Enel, mettendo in serio
pericolo la stabilità di un'abitazione che si trova nelle vicinanze. In questo caso ci vorranno 500 milioni per rinforzare
l'argine ed evitare che la situazione peggiori fino a divenire incontrollabile;
a Losine le abbondanti piogge hanno fatto franare in più punti i muri di sostegno di alcune strade di campagna, per cui il
danno quantificato è di circa 150 milioni;
infine vanno segnalati i dissesti verificatisi nel territorio di Cimbergo ove i maggiori danni sono dovuti ad un
distacco franoso in quota e all'erosione degli argini dei torrenti Varecola e Datus che hanno provocato anche la chiusura
di tre strade rurali. Il danno calcolato è di 600 milioni;
i comuni hanno tempestivamente provveduto a segnalare i danni alla direzione generale per l'agricoltura e alla direzione
delle opere pubbliche e di protezione civile della regione;
i danni provocati dalle abbondanti precipitazioni in oggetto sono l'ulteriore segnale di una situazione di dissesto
idrogeologico persistente. Gli interventi saranno tanto più efficaci quanto più saranno tempestivi;
"un piano dei rischi che non tiene conto di molte situazioni di fatto, che pone severi vincoli ma che, nello stesso
tempo, dimostra di sottovalutare molti oggettivi pericoli" questa è la valutazione che gli amministratori comunali dei paesi
dell'alto Sebino bergamasco, convocati dal presidente della Comunità montana, hanno dato del Piano per l'assetto

idrogeologico del territorio predisposto dall'Autorità di bacino
del fiume Po;
numerose sono le situazioni di dissesto segnalate al suo Ministero, in particolare quella del comune di Cedegolo riportata
nell'interrogazione n. 4-06049;
l'area in oggetto presenta un notevole sfruttamento del territorio per la produzione dell'energia idroelettrica con la
presenza di 112 milioni di metri cubi raccolti in 33 bacini -:
se adotti tutte le misure al fine di ripristinare i danni subiti dall'azione degli agenti atmosferici;
se non ritenga necessario predisporre un piano organico di rischi che tenga conto delle segnalazioni degli enti locali e
delle associazioni di volontariato e protezione civile;
se non intenda approntare le opere necessarie a garantire la sicurezza degli operatori e degli abitanti dell'area
Vallecamonica-Sebino.

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Sbloccati i fondi per i danni delle alluvioni del 1993-94.

Per Cedegolo rimane l’allarme frana

Finalmente sono stati sbloccati i 1.000 miliardi destinati per la maggior parte alle zone della Padania fortemente voluti dalla Lega Nord allora al governo. Tali fondi sono riservati alle regioni, provincie e comuni colpite dagli eventi alluvionali del 1993 e 1994 verranno utilizzati per le opere di ripristino e prevenzione.  I numerosi comuni della Valle Camonica interessati, tra i quali ricordiamo Piancamuno, Malegno, Piancogno, Angolo Terme e Vezza d’Oglio hanno potuto così accedere a mutui con una procedura d’urgenza che prevede, con una semplice domanda del Sindaco, l’immediata erogazione sino al 50% dei mutui a costo zero per il comune. Resta irrisolta la grave situazione di rischio in cui versa Cedegolo, già oggetto di numerose iniziative, anche a livello parlamentare. Infatti non sono ancora state stanziate, in base alla legge Valtellina, le cifre necessarie alla messa in sicurezza e sistemazione dei dissesti idreogeologici sopra il bacino artificiale del Fobbio. Si tratta di una frana che incombe sulla sponda sinistra del torrente Poglio con un fronte lungo 150 metri e valutata in una massa di 60 mila metri cubi. L’eventuale movimento provocherebbe, precipitando nell’alveo del fiume sottostante, quello che i tecnici definiscono “effetto Vajont”. Infatti l’enorme massa potrebbe occludere il torrente immissario della diga di proprietà dell’Edison (400 mila metri cubi di acqua) provocando un’enorme tracimazione che allagherebbe il territorio a valle. Dalla Regione e Provincia tutto tace, da Roma pure, continueranno a tacere anche i gli abitanti di Cedegolo?

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Crescono i reati in Valle Camonica

Crescono i reati in Valle Camonica. Questo è il dato che emerge dal bilancio dell’attività delle forze dell’ordine nel 1998. I delitti compiuti sono 2.383 con un aumento del 6 % rispetto all’anno precedente. I reati più diffusi sono i furti nelle abitazioni, lo spaccio di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione. Le forze dell’ordine sottolineano come questo aumento della criminalità sia da imputare all’aumento degli extracomunitari, clandestini e non. E’ infatti in atto un processo di allargamento del mercato criminale ed una sorta di emigrazione dai grandi centri come Milano, Brescia e Verona. Dei delitti totali, i carabinieri della Valle hanno scoperto il 45%, il 10% dei furti e il 24% delle truffe. Alto il numero delle rapine scoperte, ben 7 sulle 9 totali. Questi dati indicano che in valle la grande criminalità, compresa quella organizzata, sta ponendo le basi per i traffici futuri. Una criminalità per la maggior parte nelle mani di Albanesi e nord africani per quanto riguarda il traffico di droga e la prostituzione. E’ sempre più numerosa la presenza di prostitute tra Piancamuno e Boario Terme. Nella maggior parte sono ragazze nigeriane, con un buon grado di scolarizzazione, che arrivano nel nostro paese nella speranza di avere un lavoro ben pagato come modelle, commesse e colf. I loro sfruttatori le contattano nel paese d’origine e le fanno sottoscrivere un contratto che le obbliga a restituire 50 milioni. Una volta arrivate sul nostro territorio queste ragazze vengono messe sulla strada a prostituirsi. A raccogliere ogni mese le quote del loro debito sono i “maman loa”. Nigeriani che si occupano di trovare le pensioni, alberghi o affittacamere disponibili. Loro hanno in mano i passaporti e il permesso di soggiorno delle ragazze per impedirne la fuga. “Sono carne da macello - sostiene don Vezzoli - per un lavoro sulla strada, pericoloso, che le italiane non fanno quasi più. Quanto alle loro condizioni, vivono in gruppo ammucchiate in case, soffitte, ex magazzini, alberghetti o pensioni”. Quanto tempo ancora il governo permetterà questa tratta delle schiave? Quanto tempo ancora dovremo aspettare una legge che punisca i criminali e i clandestini?

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Ordine pubblico e immigrazione nella media e bassa Valcamonica

Fra le varie problematiche che possono interessare la media e la bassa Valle Camonica in questo periodo di grandi cambiamenti sociali e culturali, l'immigrazione è sicuramente una di quelle più importanti, soprattutto se rapportata alle sue conseguenze rispetto al mantenimento dell'ordine pubblico. Negli ultimi anni si è registrato un forte afflusso di stranieri extracomunitari, afflusso purtroppo non adeguatamente regolamentato che ha portato al verificarsi di situazioni quantomeno spiacevoli: infatti, la maggior parte di questa gente arriva nella nostra area con la speranza di migliorare la propria vita, trovando un lavoro ed una casa, senza però sapere che uno dei principali problemi che ci affliggono è proprio la mancanza di posti di lavoro, alla faccia dei trionfalistici comunicati del governo ulivista. Gli immigrati sono così costretti ad arrangiarsi come possono, e se alcuni riescono effettivamente a trovare un'occupazione e ad integrarsi nel tessuto sociale, altri vanno inevitabilmente ad ingrossare le fila dei disperati che per sopravvivere si affidano a furti, scippi, spaccio di droga o prostituzione. Non bisogna ovviamente generalizzare, ma il fatto che la maggioranza dei detenuti nelle nostre carceri sia composta da extracomunitari porta la gente comune a conclusioni che facilmente sfociano nel luogo comune, andando a penalizzare quegli immigrati che invece si danno davvero da fare, con un lavoro onesto e pagando le tasse come tutti noi. Lo Stato Italiano, però, fa ben poco per affrontare il problema, e bisogna riconoscere la scarsità di mezzi a disposizione delle Forze dell'Ordine per combattere la microcriminalità. A livello comunale si potrebbe però intervenire efficacemente potenziando l'organico dei Vigili Urbani, per garantire una maggiore presenza sul territorio, andando contemporaneamente ad aumentare il coordinamento con Polizia Stradale e Carabinieri. Anche il volontariato potrebbe essere un deterrente al problema, perché le cosiddette "Ronde Padane" hanno già più volte contribuito ad aumentare l'efficacia degli interventi di ordine pubblico, senza un solo accenno di violenza, ma solo ed esclusivamente nell'interesse dei cittadini, che vedrebbero alcuni di loro al fianco delle Forze dell'Ordine per tutelare la loro sicurezza e quella delle loro famiglie.

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Ultimo aggiornamento: 15-06-07