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Grazie alla Lega l'inverno è meno freddo Tutto sulle agevolazioni a gasolio e GPL da riscaldamento
15 gennaio 2000 -
Alle agevolazioni sul gasolio da
riscaldamento ottenute dalla Lega Nord nella Finanziaria del 1999 si
aggiungono quelle per il gas di petrolio liquefatto (GPL) per
riscaldamento, anche miscelato ad aria, destinato al rifornimento dei
serbatoi fissi. Il beneficio,consistente in 200 lire al litro per il GPL,
equivalenti a 258 lire al chilo, ed interessa i Comuni in fascia “F” e
quelli in fascia “E” non metanizzati, gli stessi che hanno già avuto
lo sconto sul gasolio. Un’altra novità introdotta dagli emendamenti
della Lega è quella che permette di estendere l’agevolazione del
gasolio e del GPL in bomboloni anche alle frazioni in fascia F dei Comuni
di fascia E precedentemente escluse dagli sconti. La determinazione delle
frazioni che saranno agevolate e le modalità di applicazione dello sconto
anche per il GPL in bomboloni è demandata ad un regolamento del Ministero
dell’Industria. E’ presumibile che si ripeteranno i ritardi
dell’anno scorso anche se lo sconto presumibilmente sarà valido da metà
gennaio. In attesa del regolamento consigliate di tenere le fatture dei
rifornimenti fatti. Il regolamento riguardante la riduzione del prezzo del
gasolio da riscaldamento è pubblicato sul supplemento ordinario n. 183/L
allegato alla Gazzetta Ufficiale n. 246 del 19.10.1999. Per quanto
riguarda la Valle Canonica il beneficio vale in tutti i comuni di fascia F
e nei comuni di fascia E non metanizzati nell’elenco: Comuni Fascia F:
BERZO DEMO, BORNO, BRENO, CEVO, CIMBERGO, CORTENO GOLGI, EDOLO, INCUDINE,
LOZIO, MALONNO, MONNO, OSSIMO, PASPARDO, PAISCO LOVENO, PONTE DI LEGNO,
PRESTINE, SAVIORE, SONICO, TEMU’, VEZZA D’OGLIO, VIONE, ZONE, Comuni
Fascia E (perderanno l’agevolazione quando metanizzati): CEDEGOLO,
SELLERO. Il beneficio vale per tutti coloro che utilizzano il gasolio
quale combustibile per riscaldamento siano essi privati, Enti o attività.
La dichiarazione di autocertificazione vale una volta per tutte e non
serve la marca da bollo.
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Nuove
frequenze radio per il volontariato
Protezione
civile e soccorso alpino da anni ne chiedevano l’assegnazione
Entro
il 31 Luglio 2000 il Soccorso Alpino e le Associazioni di volontariato avranno
le frequenze radio che stanno chiedendo da anni e già previste dalla legge n.
249/97 a tutt’oggi inattuata (anche allora l’inserimento avvenne per merito
del sen. Castelli della Lega). Questo sarà possibile grazie all’approvazione
di un mio emendamento al Decreto Legge di Proroga per l’Emittenza Locale (n.
433/99) che risolve il problema delle frequenze di servizio necessarie
all’operatività di queste associazioni. Molte sono state le richieste da
parte della Protezione Civile soprattutto nelle recenti operazioni nel post
terremoto in Umbria e nella frana di Sarno di una rapida assegnazione di nuove
frequenze radio. Problemi erano stati segnalati anche dal Soccorso Alpino che è
normalmente costretto ad effettuare operazioni in condizioni estreme, per
esempio nei salvataggi in alta quota effettuati in elicottero. Dopo vari
tentativi il parlamento romano ha finalmente accolto le istanze portate avanti
dalla Lega, e in particolare dal Sen. Castelli, che intendevano risolvere questo
annoso problema. Infatti, i volontari del soccorso erano costretti ad utilizzare
una sola frequenza per tutte le operazioni di soccorso con i conseguenti rischi
di “affollamento” nel traffico radio. Questo successo va ad aggiungersi a
quello precedente dell’esenzione dal pagamento del canone di 100 milioni
l’anno da parte del Soccorso Alpino. Un gravoso onere per le casse, già
povere, dei circa 17.000 volontari costretti fino ad oggi a versare del denaro
allo stato italiano per poter svolgere un servizio utile a tutti i cittadini.
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I
tagli agli insegnanti non interesseranno le aree di montagna
Approvato
un emendamento alla finanziaria del 2.000
La
finanziaria varata dal Parlamento per il nuovo millennio prevede un taglio
dell’1% sui quasi 970.000 insegnanti censiti al 31 dicembre 1999. Il mio
emendamento riformulato dal Governo impedisce che tale taglio di 9.660 unità
venga effettuato nelle zone di montagna o in quelle a bassa densità abitativa.
Vi invito a segnalare i provveditorati agli studi che non rispetteranno questa
disposizione
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Ecco la ricetta per salvare i piccoli uffici
postali
Il grimaldello è inserito nella finanziaria
del 2000
Polaveno, Prestine, Ossimo Superiore, Losine e
Lozio come del resto numerosi altri comuni montani sono le prime vittime del
piano di razionalizzazione messo in atto dalla Direzione provinciale delle Poste
Italiane Spa. In questi anni siamo riusciti
ad arginare questo processo di smantellamento dei servizi postali ma ci siamo
resi conto che appellarci alle numerose norme di tutela dei servizi nelle nostre
aree a lungo andare non avrebbe sortito gli effetti desiderati. Per questo
motivo abbiamo esteso agli enti locali con un emendamento alla finanziaria la
possibilità di conferire il servizio di tesoreria unica al locale ufficio
postale. L’applicazione del comma 2, art.
47 della legge 488/99 che estende agli Enti Locali l’esercizio delle funzioni
previste dal comma 1, art. 40 della legge 448/98 può essere utilizzato come
grimaldello per mantenere l’ufficio postale nel comune. Con
questo spirito abbiamo proposto ed ottenuto l’inserimento della norma in
finanziaria ora la palla passa agli amministratori locali affinché possa essere
sfruttata nel migliore dei modi inducendo le Poste Spa ad ampliare la loro
offerta in controtendenza con l’attuale comportamento. Per maggiori
informazioni consultate il sito www.camera.it
per avere il testo del comma 2, art. 47 della
legge 488/99 (finanziaria per il 2000), comma 1, art. 40 della legge 448/98
(finanziaria per il 1999).
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Regione e Ministero tagliano i comuni agevolati
Il regolamento generale dei fondi strutturali, quelli che fanno parte dell’ormai
famosa Agenda 2000 (Reg. CE 1260/99), stabilisce i criteri di selezione e
intervento per le aree in fase di mutazione socio-economica nei settori
dell'industria e dei servizi e per le zone rurali in declino che confluiscono
nell'obiettivo 2. Si tratta per dirla in soldoni di interventi finanziati dai
Fondi Comunitari oltre che dai fondi nazionali per i comuni che presentano crisi
industriale o che sono particolarmente svantaggiati come quelli di montagna. La
Giunta della Regione Lombardia seguendo le indicazioni del Ministero del Tesoro,
ha definito le aree ammissibili al finanziamento dei fondi comunitari
sull'obiettivo 2, quello che per le nostre aree era il 5b, per il prossimo
periodo 2000-2006. La quota di popolazione assegnata alla Regione Lombardia
(dalla quale discende la delimitazione) prevedeva - secondo l'accordo della
Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome del 22 aprile
1999 - 640.000 abitanti. Il Ministero del Tesoro non avendo ottenuto dalla
Commissione Europea una riserva di popolazione da assegnare alla Regione Abruzzo
potrebbe di imperio ridistribuire le quote regionali abbassando la quota
assegnata alla Lombardia da 640.000 a 613.102 abitanti. Così facendo molti
comuni perderanno il diritto ad accedere ai fondi comunitari. La delibera, è
stata inviata dalla Regione Lombardia al Ministero del Tesoro e alla Commissione
Europea per l'approvazione definitiva ma, a Roma l’attende un’interrogazione che
si oppone sia all’abbassamento della quota assegnata alla Lombardia, sia per la
drastica diminuzione del numero dei comuni agevolati al Nord nelle zone di
declino industriale e rurale. Infatti - si legge nell’interrogazione - è
inconcepibile che la Valle perda le agevolazioni dei fondi comunitari in
qualcosa come 25 comuni, alla faccia di coloro che dicono di sostenere
l’economia e lo sviluppo della montagna. Questo argomento è stato affrontato
anche nella finanziaria del 2.000 dove è stato inserito in un comma
interpretativo che la Lega ha tentato in tutti i modi di cancellare. L’unico
contentino concesso da Regione e Ministero, per non interferire sull’omogeneità
territoriale raggiunta dai precedenti interventi, i comuni depennati potranno
comunque beneficiare del sostegno transitorio fino al 2005.
Comuni della Valle Camonica facenti parte del nuovo obiettivo 2 come da proposta
ai sensi del Reg. (CE) 1260/99: Berzo Demo, Cedegolo,
Cevo, Corteno Golgi, Edolo, Malonno, Monno, Paisco Loveno, Saviore Dell'adamello,
Sellero, Sonico, Incudine, Ponte Di Legno, Temù, Vezza d'Oglio, Vione e Aprica.
Comuni della Valle Camonica facenti parte dell'obiettivo 2 e obiettivo 5b nel
periodo 1994-1999 e non compresi nel nuovo obiettivo 2 che usufruiranno di un
regime di sostegno transitorio sino al 2005:
Angolo Terme, Berzo Inferiore,
Bienno, Borno, Braone, Breno, Capo Di Ponte, Cerveno, Ceto, Cimbergo, Cividate
Camuno, Darfo Boario Terme, Esine, Gianico, Losine, Malegno, Niardo, Ono San
Pietro, Ossimo, Paspardo, Prestine, Piancogno, Artogne e Piancamuno.
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Le proposte della
lega per salvare il settore tessile
Nel 1994 le imprese
operanti nel settore tessile come conto-terzisti in alta Valle Camonica erano
quasi 500. Gli elevati costi di produzione da imputare all’enorme costo del
lavoro ha favorito il fenomeno dello spostamento delle imprese committenti in
paesi extracomunitari che garantiscono il medesimo prodotto ad un quinto dei
costi. Avete capito bene: almeno un quinto dei costi. Capite bene che queste
imprese, nella stragrande maggioranza con meno di quindici dipendenti, soffocate
da costi dell’energia altissimi e trasporti non competitivi, sono in grado di
offrire un prodotto di grande qualità ma sicuramente non competitivo. Si pone
con grande urgenza la necessità di una riqualificazione del lavoro oltre che
una tutela sia degli imprenditori, sia che i dipendenti. Essendo la Valle
Camonica-Sebino inserita nelle aree di crisi siderurgica ai sensi della legge n.
181/89, e riconosciuta dal Ministero del Lavoro come area di crisi con rilevante
squilibrio tra domanda e offerta di lavoro e, per tale motivo, inserita nelle
aree soggette alle agevolazioni dei fondi strutturali UE riferiti
all’obbiettivo 5B, è possibile dare attuazione ad uno degli strumenti più
efficaci previsti dal governo a favore dell’occupazione. Il patto territoriale
prevede agevolazioni per le imprese manifatturiere, fornitrici di servizi e
nelle attività turistiche per le quali dovranno partecipare con mezzi propri
non inferiori al 30%. Le agevolazioni possono essere concesse a fronte della
costruzione di un nuovo impianto, ampliamento, ammodernamento, ristrutturazione,
riconversione e trasferimento. Ma del nostro patto territoriale, per il quale
dovrebbero essere previsti 100 miliardi, del quale è responsabile la Comunità
Montana di Valle Camonica non c’è nessuna traccia. Al Ministero del Lavoro
alla presenza del sottosegretario sono state formulate alcune proposte per dare
nuovo impulso alla realizzazione del patto territoriale Camuno-sebino-Valle
Cavallina e nello specifico, al fine di dare una risposta ai conto-terzisti di
garantire gli indennizzi per coloro che hanno sostenuto gli ingenti costi di
adeguamento per la 626/94; di dare maggiori garanzie nei confronti del
committente; di prevedere aiuti per consentire la messa in liquidazione delle
aziende; promuovere la formazione di un consorzio e un marchio di produzione.
Solo così si potrà rispondere alle esigenze di un settore produttivo che
occupa alcune migliaia di camuni.
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Roma scarica i
giovani disoccupati delle aree depresse della Padania
Roma scarica i disoccupati
camuni, i soldi andranno solo al Sud! Pochi sanno che la Lega Nord era riuscita
ad inserire nella Finanziaria del 1998 un finanziamento sino a 60 milioni per i
giovani delle aree di crisi del Nord (quelle individuate dall’ex obiettivo
5b), compresa la Valle Camonica, la Val Cavallina e il Sebino. I giovani
imprenditori avrebbero dovuto presentare un progetto da sottoporre ad
un’apposita commissione che avrebbe provveduto a concedere le seguenti
agevolazioni: fino a trenta milioni a fondo perduto per l’acquisto di
attrezzature, fino a venti milioni di prestito restituibile in cinque anni e
fino a dieci milioni a fondo perduto per le spese sostenute. Avete sentito bene:
60 milioni di agevolazioni! Ma dei disoccupati camuni a Roma non frega proprio
niente. Questo è il chiaro messaggio lanciato dalla maggioranza attraverso il
senatore Rossano Caddeo, eletto nel collegio di Oristano per la sinistra
democratica, aveva di fatto tolto la copertura al provvedimento. “Allo stato
attuale il reperimento di risorse per l’attivazione dei prestiti d’onore
nelle zone del Nord rischia di sottrarre risorse già assegnate alle aree
depresse del Sud” questa la giustificazione data dal senatore della
maggioranza al provvedimento che di fatto ha tolto ogni finanziamento a queste
agevolazioni per le nostre aree.
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I
soliti concorsi per le solite guardie forestali
Non
si sa chi siano e quale professionalità abbiano i mille e seicento agenti
forestali arruolati con l’ultima infornata, ma è certo i loro denti sono
sani. L’incredibile scoperta è
stata fatta dal deputato della Lega Nord Luigino Vascon, che ha presentato
un’interrogazione al ministro per le Risorse agricole per chiedere
l’annullamento del concorso. Ma l’ineffabile Pinto ha pilatescamente scaricato tutte le responsabilità sul
gruppo di valutazione incaricato della stesura del bando . E si è rifiutato di
rendere noto l’elenco dei vincitori del concorso. Che è pubblico e non
coperto dal segreto di Stato. “C’erano giovani padani laureati in scienze
forestali che sono rimasti a casa a scapito di diplomati al conservatorio”
commenta polemicamente l’esponente del Carroccio. “Da questa vicenda emerge
chiaramente l’utilizzazione clientelare e demagogica dei concorsi pubblici.
Conta più l’igiene orale che il titolo di studio”. Il bando di concorso,
che ha suscitato numerose proteste da parte degli istituti agrari, specificava infatti
che i candidati dovevano avere una dentatura tale da assicurare la masticazione
ed elencava una minuziosa e grottesca serie di requisiti che sembrano tratti da
un manuale di odontoiatria : “devono comunque essere presenti i dodici denti
frontali superiori ed inferiori ; è ammessa la presenza di non più di sei
elementi sostituiti con protesi fissa ; almeno due coppie contrapposte per ogni
semiarcata tra i venti denti posteriori ; gli elementi delle coppie possono
essere sostituiti da protesi ; il totale dei denti mancanti o sostituiti da
protesi non può essere superiore a sedici elementi”. Per quanto riguarda il
titolo di studio, invece, si richiedeva laconicamente il possesso di licenza
della scuola dell’obbligo. Non era prevista una diversità di valutazione
e punteggio fra un diploma quinquennale
rilasciato da un istituto agrario, magari con indirizzo forestale, e il titolo
di maturità classica o artistica. Non solo, ma un attestato di formazione
professionale nel campo della tutela ambientale valeva meno di un corso di
informatica e veniva equiparato a un diploma di conservatorio “relativo a uno
strumento musicale bandistico a fiato (flauto, clarinetto, flicorno, tromba o
trombone) o a percussione (tamburo, piatti, grancassa)”. E questo mentre negli
ultimi tempi le competenze degli agenti forestali si sono allargate a settori
che richiedono un’alta specializzazione, come il controllo sull’applicazione
dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela delle
specie animali e vegetali in via d’estinzione. E sempre più spesso le Procure
li utilizzano per indagini sul
traffico e lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi. Ma ai cervelloni del
ministero non interessa che abbiano una preparazione specifica, basta
che i loro denti siano sani e che
magari sappiano suonare la grancassa. “Per
formare gli studenti in scienze agrarie e forestali l’erario investe centinaia
di miliardi” sottolinea Vascon. “Ma si tratta di soldi spesi in maniera
inutile visto che lo stesso Stato che ha provveduto a formare questi giovani poi
ne annulla la specifica professionalità”. Probabilmente la spiegazione sta
nel fatto che nel Mezzogiorno gli istituti agrari si contano sulla punta delle
dita rispetto alla diffusione capillare che c’è in Padania. E i metodi di
insegnamento e di valutazione non sono certo quelli del Nord. “A questo punto
tanto vale chiuderli piuttosto che gettare miliardi al vento” sbotta il
deputato leghista.
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E’ tutta la solita mafia
bancaria
L’ultima
volta che il dottor Bruno Bianchi, direttore della vigilanza di Bankitalia,
aveva parlato alle Commissioni Bilancio, Tesoro e Finanze della Camera, non
aveva, a dire il vero, tracciato un gran bel futuro per il credito. Quello del
Mezzogiorno. Scrivere che è una catastrofe non è eccessivo. A niente, lo
sappiamo, è servito il salasso di Cariplo verso le varie Caripuglia,
Carisalerno, Carical, Caririeti ... , CariCastello. Quest’ultima ha chiuso con
un miliardo di perdite. Brava. La Cassa di risparmio della Calabria ha
sofferenze lorde per 1.970 miliardi. Ancora più brava. La Cassa di Viterbo si
ferma a 212 miliardi (in crescita rispetto al ’96). Caripuglia rimedia: 1.747
miliardi di sofferenze. Caririeti ha registrato un peggioramento del 30,9 per
cento sul risultato lordo. Fincarime, anch’essa nel Gruppo Cariplo, ha chiuso
il semestre con un meno 70,5 miliardi. La Get, Gestione esattorie e tesorerie
controllata da Carical, ha fatto rilevare una perdita di 44 miliardi. Non riesce
a riscuotere i tributi. Però. E questo è solo uno spaccato del credito
meridionale. Il dottor Bianchi, si diceva all’inizio. Le sue sono parole ...
sante: «La modesta performance delle banche meridionali è sostanzialmente
riconducibile all’elevata incidenza dei costi operativi, soprattutto nella
componente del costo del personale, e allo scarso apporto dei ricavi da servizi».
Andiamo bene. «Il grado di patrimonializzazione delle banche meridionali ha
subito un sensibile peggioramento: è aumentato così il numero degli istituti
con deficienze patrimoniali: 9 banche non rispettano i requisiti minimi di fondi
propri e necessitano di fondi freschi per almeno 5.400 miliardi». Le banche del
Nord che fanno? Rispondono alla chiamata di Bankitalia, corrono in aiuto: «Su
188 operazioni di concentrazione portate a termine sino al ’95 - spiega
Bianchi - le banche settentrionali hanno intrapreso 125 operazioni. Sono 13 le
banche del Centro-Nord ad aver rilevato 31 banche del Mezzogiorno». I costi? la
Padania aveva già fatto due somme, qualche tempo fa: 20mila miliardi. E per
forza: ogni sportello, al Sud, ricorda Bankitalia, ha 3.100 conti passivi.
Ma i 20mila sono ancora troppo pochi: ci sono i 5.400 miliardi cui fa
riferimento Bianchi, i 12.500 del Banco di Napoli, i 2.000 che sono serviti per
la sua ricapitalizzazione e, amaro sino in fondo, i 6.800 miliardi di Sicilcassa.
Più, ahimè, i 3mila e oltre miliardi di sofferenze del BancoSicilia. Quanto
fa? A casa nostra almeno 29.700 miliardi. Signora vigilanza di Bankitalia, lei
che fa? Su 866 controlli, più della metà sono a Sud. Ma se gli effetti sono
questi, ci si può ancora fidare di chi firma i nostri soldi?
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Le proposte della
Lega al parlamento di Roma per la rinascita economica della montagna: elettricità
meno cara e lavoro ai residenti
La nostra valle è soggetta ad un
lento ma inesorabile processo di deindustrializzazione che ha interessato tutti
i comparti produttivi, in particolare il settore siderurgico, quello edile e
quello tessile manifatturiero. I motivi di tale crisi sono noti a tutti e vanno
ricercati nell’elevato costo dei trasporti a causa dei tempi di percorrenza
sulle nostre strade, nel maggiore costo dei servizi rispetto alle aree
industrializzate meglio attrezzate e nel costo del lavoro sempre più alto. Lo
stato italiano latita completamente nella politica per il lavoro e mentre i
sindacati camuni si preoccupano esclusivamente di manifestare contro la
secessione (dalla mafia e dai ladri di stato) la Lega Nord con il suo
parlamentare camuno ha intrapreso azioni tese ad affrontare alla radice il
problema. Della viabilità abbiamo già parlato. Per incidere sui costi di
produzione l’unica soluzione è quella di diminuire drasticamente i costi
dell’energia elettrica nelle aree montane produttrici progetto di legge
convertito poi in un Ordine del Giorno a prima firma Caparini e sottoscritto da
parlamentari di tutte le aree politiche. Il Parlamento nel novembre dell’anno
scorso ha impegnato il Governo Prodi “a predisporre misure a favore di quei
comuni produttori di energia elettrica, collocati in zone svantaggiate o
soggetti ad elevato impatto ambientale” entro il 30 giugno 1997. Sono passati
ormai 4 mesi e da quel versante tutto tace. Potete immaginare gli enormi
benefici che tutti i lavoratori, gli artigiani, le piccole e medie imprese, gli
operatori turistici trarrebbero da questi sgravi che farebbero sicuramente
rinascere la economia della Vallecamonica e del Sebino. La Lega Nord dopo aver
verificato le vere intenzioni di Roma inizierà una serie di azioni perchè i
camuni possano riappropiarsi del loro territorio e delle sue risorse. Un primo,
fondamentale passo per ritornare padroni a casa nostra, sarà il voto del 26
ottobre che darà vita al Parlamento della Padania. Un ulterioriore progetto per
favorire la occupazione in valle è un disegno di legge presentato al Parlamento
di Roma che prevede l’affidamento di tutti gli appalti pubblici eseguiti nel
territorio della Vallecamonica e Sebino solo ed esclusivamente alle imprese
della zona o che comunque abbiano alle loro dipendenze personale residente in
Vallecamonica da almeno cinque anni. I camuni vogliono fatti, non le solite
parole.
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Le
imprese del settore lamentano ritardi nei pagamenti e nell’inizio lavori
Mentre da una parte l’ENEL
sfrutta e saccheggia il nostro territorio dall’altra non provvede a pagare i
lavori alle numerose imprese della valle, operanti nel settore, mettendole in
ovvie difficoltà. Per questo motivo è stata inoltrata una interrogazione al
Ministero dei Lavori Pubblici per intervenire e sanare i debiti. L’obiettivo
della Lega è quello di costringere l’ENEL a rivedere la sua politica in Valle
Camonica operando un riordino di tutte le linee di alta e media tensione. I
benefici per la nostra popolazione sarebbero duplici. Da una parte la riduzione
dell’impatto ambientale che per una valle che pretende di avere una vocazione
turistica avrebbe una forte valenza. Inoltre non sono sicuramente da trascurare
i danni sulla nostra salute. Significativo è l’esempio di Ono S. Pietro dove
la linea di 380 kV attraversa l’abitato passando a 50 m dall’asilo. Fatto
gravissimo considerando che studi del Istituto Superiore della Sanità hanno
prospettato una correlazione tra l’esposizione a campi elettromagnetici 50/60
Hz, guarda caso come quelli emessi dagli elettrodotti, e la leucemia infantile.
Inoltre continuiamo a pagare duramente i dissesti idrogeologici dello
sfruttamento indiscriminato del nostro territorio. Pur avendo provveduto a
sbloccare i fondi per gli eventi alluvionali del 1994 e avendo contribuito alla
realizzazione di una procedura molto più agevole per la ricostruzione delle
opere danneggiate dalle piogge nell’autunno scorso dal lato della prevenzione
la situazione è disperata. Ad ogni pioggia autunnale o primaverile il nostro
territorio è squarciato da decine di frane e smottamenti. In questo caso quindi
un riordino delle linee in valle potrebbe essere l’occasione per risolvere una
volta per tutte queste problematiche. Da non trascurare l’indotto per le
imprese della valle che operano nel settore potrebbero, in questo caso, trovare
ulteriori possibilità di lavoro. Tutto ciò sarebbe possibile con un’azione
congiunta tra gli Enti Locali che dovrebbero cambiare radicalmente il loro
atteggiamento nei confronti dell’ENEL anteponendo l’interesse dei cittadini
alla ragion di stato.
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ASL
di Valle Canonica: la situazione descritta dal direttore sanitario
<<Partiamo
con un buco di 20 miliardi, ma sarebbe stata la stessa cosa se la Valcamonica
fisse rimasta con l’ASL bresciana>> così Angelo Foschini dal primo
agosto direttore generale della nostra azienda sanitaria. Con queste parole il
direttore spazza via le voci maligne e le insinuazioni di tutti quei politici
che, soprattutto dalle parti di Alleanza Nazionale, hanno scommesso sul
fallimento del progetto autonomia sanitari di valle camonica. I dati forniti
confermano la tesi da sempre sostenuta dalla lega e dalla stragrande maggioranza
dei camuni: se si escludono i costi dell’apparato della direzione generale non
c’è ragione di pensare che il distacco da Brescia porti con sé costi
aggiuntivi. Inoltre l’attuale struttura ha permesso di avere i nuovi primari
di chirurgia, anestesia, anatomia patologica, ortopedia e odontoiatria.
L’apertura del centro di prenotazione al sabato, l’istituzione di orari più
agevoli per l’ambulatorio di ecografia epatica, di neurologia e di oncologia e
l’incremento del personale medico e tecnico permettono di garantire una
copertura del servizio 24 ore su 24. Questo ha comportato un assottigliamento
delle liste d’attesa ed un aumento delle sedute operatori e, con la copertura
dei posti vacanti, si potranno aprire le sale operatorie cinque giorni alla
settimana. Novità anche per l’ospedale di Edolo in quanto il servizio di
prenotazione e le attività ambulatoriali specialistiche che sono state
notevolmente ampliate. Nella sede distrettuale di Darfo è stato ampliato il
servizio di neurologia e in futuro sono previste altre novità. Una sfida vinta
dalla Lega Forza Nord confermata dalle parole del neo direttore Foschini
<<la Valcamonica è una sorta di piccola regione autonoma che come tale può
e deve avere una sanità efficiente>>.
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Quale
futuro per l’ospedale di Iseo
Da
molti anni la Lega Forza Nord denuncia lo stato di degrado dell’ospedale di
Iseo. Uno stato di completo abbandono che ha provocato una vera e propria fuga
dei primari e del personale medico più qualificato. Una situazione che sembra
poter finalmente trovare una soluzione come si evince dal nuovo piano illustrato
dai responsabili dell’azienda ospedaliera di Chiari che con la riforma
sanitaria voluta da Formigoni oggi dirigono l’ospedale di Iseo. Per i primi
mesi del 2.000 è prevista l’ultimazione del reparto di medicina e la
ristrutturazione dei Poliambulatori da troppi anni in una situazione
particolarmente disagevole. Nel 2.001 inizierà, finanziamenti della Regione
Lombardia permettendo, l’intervento per il nuovo reparto di Traumatologia. Il
tutto per una spesa di 4 miliardi e 700 milioni di lire. Nel nuovo millennio il
nosocomio iseano si presenterà quindi nel seguente modo: al piano terra il
reparto di Tramumatologia con il pronto soccorso e il servizio TAC, al primo
piano la chirurgia, al secondo piano il reparto di Ginecologia e Ostreticia e al
terzo quello di medicina. Il risultato sarà una struttura con la disponibilità
di 169 posti letto e 23 di day hospital, ministro Bindi permettendo.
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Tagli ANAS: dura la reazione della Lega
La
notizia dei presunti tagli al Piano Triennale 1997/99 che interessano da vicino
il completamento del 4°, 5° e 6° lotto della Iseo-Pisogne per l’importo di
31 miliardi hanno suscitato le reazioni stupite di molte forze politiche. Ma
sappiamo bene che in politica alle schifezze sotto banco non c’è mai limite e
l’accordo tra Governo e ANAS che
taglia alla viabilità lombarda 600 miliardi lo conferma. L’incontro con il
capo dipartimento lombardo dell’ANAS Micheli ha confermato che la riduzione
degli stanziamenti è figlia della politica del governo che in finanziaria aveva
previsto per il triennio 1997-99 18.000 miliardi che, a seguito dei tagli, sono
diventati meno di 8.000. Una beffa che non stupisce il Consigliere Regionale
Germano Pezzoni che conferma come “questi piani triennali, fatti sulla base di
quelli decennali, vengano redatti a tavolino, senza analizzare concretamente le
carenze infrastrutturali del territorio”. Il motivo di questo scippo?
“Evidentemente per le regioni del Nord di risorse disponibili ce ne sono
sempre meno: mentre reclamiamo misure urgenti per le nostre strade il governo
continua a privilegiare interventi su tratti come la Salerno-Reggio Calabria. Al
Nord occorrono 6-7 mila miliardi per sistemare gli attuali problemi viari e se
per Brescia la situazione impone misure urgenti, questi soldi devono essere
messi a disposizione”. Segnali negativi da parte della maggioranza anche al
Senato dove viene discussa la Finanziaria 2000, in commissione prima e
nell’aula poi, sono stati bocciati i nostri emendamenti a favore della
viabilità camuno-sebina. Con gli emendamenti presentati la Lega intendeva
rifinanziare i cantieri delle strade della Valle Camonica e del Sebino
mettendosi al riparo da futuri tagli, ma agli emendamenti hanno votato contro DS,
PPI, Cossuttiani, UDeuR, RC, Sinistra Democratica, Rinnovamento Italiano ecc.
Gli altri emendamenti respinti intendevano finanziare il collegamento tra
Vallecamonica e Valtrompia e il traforo ferroviario tra Valcamonica e Valtellina
a supporto degli equivalenti progetti di legge presentati da Caparini. La stessa
musica è stata suonata dalla maggioranza alla camera dei deputati dove sono
stati bocciati tutti gli emendanti presentati per la viabilità della Valle
Canonica.
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Ecco la
situazione dei cantieri aperti in Valle Camonica e nel Sebino
42 lotti 5 e 6 - Capo
di Ponte lotti 5 e 6 della strada statale 42. Questo cantiere è stato
protagonista nei primi mesi del 1998 di un lungo braccio di ferro tra Ministero
delle Finanze, ANAS e l'Avvocatura di Stato. Infatti il ministero rivendicava la
proprietà dello smarino, come viene tecnicamente definito il materiale estratto
dagli scavi in galleria. La ditta appaltatrice non potendo più estrarre
materiale ordinò il fermo lavori con un costo aggiuntivo di oltre sette
miliardi e un ulteriore slittamento per la conclusione dell'opera. Parte dello
smarino è ora depositato al termine del tunnel della variante di Capo di Ponte.
Nelle intenzioni dell'ANAS questo materiale avrebbe dovuto essere utilizzato
nella realizzazione del tratto da Breno a Capo di Ponte per il quale i lavori
sono stati da poco appaltati. Ora queste migliaia di metri cubi di roccia ci
fanno capire che l'apertura al traffico dello svincolo di Capo di Ponte è
ancora distante. Infatti benché sia quasi completato saremo costretti ad
attendere la realizzazione del tratto a valle. La galleria di 5 chilometri che
unirà Capo di Ponte a Berzo Demo evitando l'attraversamento dei comuni di
Sellero, Cedegolo e Berzo Demo è quasi terminata. Purtroppo per l'ennesima
volta i tempi forniti dall'ANAS per la consegna dei lavori non verranno
rispettati. Si prospetta quindi un ulteriore rinvio dopo quelli del 1994, del 98
e del 99 in quanto sarà necessario un ulteriore appalto per la realizzazione
dei guar-rail, della segnaletica e del sistema di ventilazione in galleria.
SS 42 lotto 4 - Questo
lotto che collegherà Breno a Capo di Ponte, ritenuto prioritario anche
dall'amministrazione provinciale, è stato appaltato per un importo di 90
miliardi. E' già prevista un'ulteriore lotto 6/bis per il completamento con la
spesa di 100 miliardi. I lavori sono momentaneamente bloccati dalla
sovrintendenza in quanto il tracciato investe alcune incisioni rupestri, la
domanda sorge spontanea: non sono lì da almeno 2.000 anni? Com’è possibile
che il progettista non se ne sia accorto?
SS 510 lotto 7 - Lotto
7 della strada statale 510, meglio conosciuta come variante di Pisogne, che
permetterà di superare il primo comune del lago sulla riva bresciana per poi
ricollegarsi al vecchio tracciato sino a Vello. Proprio qui pochi mesi fa si è
celebrata l'ennesima farsa con la solenne apertura al traffico che collega
strada statale 42 con la 510. La solita sfilata di politici e funzionari davanti
alla stampa. Ebbene sì, questa gente ha ancora il coraggio si mostrare la
faccia. Infatti questo tratto avrebbe dovuto essere aperto 2 anni fa ma come
vedete non è ancora possibile transitare: cerchiamo di capire perché. Numerosi
edifici di Pisogne avevano riportato ingenti danni a causa delle vibrazioni e
dei cedimenti del terreno causati dall'escavazione ma la galleria il località
Castellazzo è stata completata. L'ultima data fornita dall'ANAS per l'apertura
al traffico era la primavera del 1997. Come mai questo tratto non è ancora
percorribile facendoci risparmiare preziosi minuti. Perché Pisogne è costretta
a subire le migliaia di macchine che l'attraversano ogni giorno? La risposta è
drammaticamente semplice: l'ANAS ha solo in questi giorni terminato l'appalto
per i quelli che sono definiti lavori complementari (guard-rail, la segnaletica
e il sistema di ventilazione e drenaggio). Purtroppo l'esperienza derivata dal
lotto a monte della variante di Pisogne insegna che la sola procedura d'appalto
e i relativi lavori necessitano, a causa delle lungaggini burocratiche, di
almeno un altro anno. Un vero insulto all'intelligenza dei camuni che saranno
costretti ad attraversare il centro di Pisogne con i conseguenti disagi pur
avendo un percorso alternativo che potrebbe essere concluso in una settimana di
lavoro.
SS 510 lotto 6 - Il
tratto tra Marone e Vello è ormai da più di un anno terminato e pronto
all'apertura al traffico ma purtroppo rimane vincolato al lotto a valle tra
Pilzone e Marone. Il costo di questo tratto è stato di 81 miliardi. Il percorso
a monte si collega con il vecchio tracciato della 510 proprio sopra l’abitato
di Vello ed è formato da una serie di svincoli per il traffico da e per Marone.
Percorrendo la galleria per alcuni chilometri non si riesce proprio a capire
perché questo tratto non sia ancora aperto al traffico ma all’altezza di
Marone l’asfalto si interrompe e dal lotto 6 passiamo al famigerato lotto 5,
quello tra Marone e Sulzano.
SS 510 lotto 5 - I
lavori furono affidati nel 1990 dall'allora ministro Prandini alla Sicalf di
Roma che subappaltò ad una impresa che incontrò gravi difficoltà economiche.
L'ANAS instaurò una procedura di risoluzione del contratto per negligenze e
ritardi nell'esecuzione delle opere. La necessità di affidare i lavori ad una
delle ditte che già operavano sulla strada statale 510 per accelerare i tempi
dei lavori si scontrò con le pastoie burocratiche di una commissione
ministeriale che a soli due giorni dalla scadenza del tempo utile e solo grazie
ad innumerevoli interventi in sede parlamentare riaprì il cantiere. Ora che i
lavori sono iniziati ed hanno buone probabilità di essere terminati è
necessario riflettere sui ritardi nella realizzazione di questo tratto
fondamentale per la viabilità del lago e dell'intera valle. La scelta di
affidare i lavori ad una ditta poi fallita e quindi non in grado di soddisfare
ai requisiti richiesti era stata effettuata in piena tangentopoli. La logica con
la quale sono strati distribuiti lungo il percorso del lago i tre lotti lascia
molto perplessi in quanto è da oltre un anno che due di questi sono terminati e
non possono essere utilizzati. Comunque i tempi previsti per la consegna dei
lavori sono di 900 giorni cioè l’autunno del 2.000.
SS 510 lotto 4 - Il
collegamento tra Bersaglio e Pilzone è concluso ma la sua apertura è vincolata
come abbiamo già detto alla conclusione dei lavori del lotto 5.
E' costato 103 miliardi ed è composto da un lungo tratto in galleria che
sbocca sopra Iseo per collegarsi alla nuova variante che convoglia il traffico
in direzione Milano oppure imboccare la galleria che porta a Provaglio d’Iseo
in direzione Brescia. Per tutti e tre i lotti della SS 510 sarà necessaria
un’ulteriore procedura d’appalto per la realizzazione delle opere
complementari e quindi ai già approssimativi tempi forniti dall’ANAS è
necessario aggiungere un ulteriore anno. Quindi a conti fatti e senza ulteriori
contrattempi potremo sperare di percorrere questo tratto alla fine del 2.002!
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Presentato il
progetto per il traforo tra Valle Canonica e Val Trompia
E’
stato presentato alla Camera dei deputati all’inizio del 1999 il progetto
di legge per la realizzazione del traforo tra la Valle Camonica e la Val Trompia.
Dopo il progetto depositato alla Provincia di Brescia per il collegamento tra
Inzino e Pisogne con una galleria sotto il Monte Guglielmo della lunghezza di 12
km e un costo di 225 miliardi, la Lega ha voluto sollevare il problema
attraverso un apposito provvedimento legislativo allo scopo di reperire nuove
risorse finanziarie e velocizzare l'iter della progettazione, dell'approvazione
e dell'appalto delle opere. La Vallecamonica con 3.000.000 di metri quadri ha un
terzo delle aree dismesse di tutta la Lombardia mentre la Val Trompia ha
l’opposto problema della mancanza di spazio per le attività produttive.
Quindi il collegamento tra queste due realtà darebbe la possibilità agli
imprenditori della Valtrompia di trovare la soluzione ai loro problemi di spazio
spostando parte della loro produzione su un territorio con le agevolazioni della
comunità europea con i conseguenti benefici occupazionali per i camuni. Oltre
al collegamento tra Inzino e Pisogne vengono ipotizzate altre soluzioni: una
galleria tra Inzino e Sale Marasino, della lunghezza di 5 km ed un costo stimato
di 90 miliardi oppure tra Gombio e Sulzano utilizzando il tronco di strada
esistente tra Ponte Zanano e Gombio collegandosi al nuovo tracciato della strada
statale 510 a Sulzano. In questo caso la lunghezza sarebbe di circa 3,2 km per
un costo preventivato di 50 miliardi. Con la proposta di legge presentata dalla
Lega vengono messi a disposizione del Ministero dei Trasporti e dell'ANAS gli
strumenti necessari per una programmazione degli interventi. Per questo motivo
vengono utilizzate le indicazioni fornite dalla Merloni-ter per il ricorso al project financing cioè al finanziamento da parte di soggetti
privati. Quindi nessun alibi per ministero dei lavori pubblici e la regione
Lombardia!
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Grazie
alla Lega dopo 23 anni arrivano i soldi degli espropri ANAS
Dopo
23 anni una definitiva schiarita sulle liquidazioni ai proprietari espropriati
dall’ANAS per la realizzazione del tratto della superstrada Darfo-Breno. Nel
1996 a seguito di un’interrogazione di Caparini che chiedeva al Ministro di
verificare le responsabilità dell’A.N.A.S. nei confronti di coloro, circa un
centinaio, che non avevano ancora percepito il pagamento degli espropri
effettuati oltre che, ovviamente, di
procedere alla liquidazione di tutte le pratiche. Un fulmine a ciel sereno per
coloro, funzionari e amministratori, che pensavano di farla ancora una volta
franca. Elvira Pianta, candidata alle prossime elezioni comunali di Darfo, ci
spiega come sia riuscita, dopo decenni di silenzio, a squarciare il muro di
omertà che impediva il recupero del denaro dovuto ai malcapitati. “Dopo aver
convinto gli espropriati a costituirsi in comitato abbiamo istituito un gruppo
di lavoro per il reperimento della numerosa documentazione necessaria ad una
iniziale istruzione delle pratiche. Infatti durante la prima, delle innumerevoli
visite agli uffici ANAS, con stupore constatammo che le cartelle relative agli
espropri erano scomparse”. Dopo una lunga fase istruttoria “nella quale
l’amministrazione di Darfo non ci ha certo aiutato, anzi tutt’altro” il
comitato degli espropriati ha potuto raccogliere tutti i dati necessari ai
competenti uffici. “La cosa più complicata è stata quella di ottenere un
iter per le pratiche veloce, perché, assurdo ma vero, pur essendo l’ANAS
inadempiente, in un primo tempo sembrava volessero fare trascorrere ancora
alcuni anni per una nuova istruttoria”. La tenacia dimostrata dalla sezione
della Lega ha avuto il sopravvento sulla burocrazia e già nella seconda metà
del 1997 sono iniziati ad arrivare i primi pagamenti per l’80% del dovuto. “
Un segnale incoraggiante, ma l’istruttoria per la liquidazione, inutilmente
complessa, ci ha portato ai giorni nostri: sono state così raccolte e
finalmente definite più di cento pratiche dopo decenni ancora in sospeso. E’
da sottolineare come numerosi crediti vantati fossero stati dati in eredità o
addirittura utilizzati come moneta corrente. Una situazione paradossale! Resta
comunque il fatto che entro la prima metà dell’anno dovrebbero, il
condizionale è d’obbligo, arrivare tutte le liquidazioni con gli interessi di
mora – commenta trionfante Elvira – potremo finalmente porre la parola fine
a questa vicenda di malcostume italico”.
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Il progetto per la Provincia di Valle Canonica all’esame
della commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati
Sono passati più di cinquant’anni dall'entrata in
vigore della Costituzione, ma i princìpi di autonomia e di decentramento sono
rimasti lettera morta, vittime di una prassi di governo che nel tempo ha
consolidato la struttura centralista dello stato. Anche l'istituto della
provincia, è rimasto un involucro senza contenuto, un ente territoriale dalle
competenze incerte e marginali, spesso subordinato alla sua origine storica di
organo di decentramento dal potere statale sottoposto all'autorità del
prefetto. In questa ottica la Lega Nord con un progetto
di legge ha proposto l'istituzione della nuova provincia di Valle Camonica,
con capoluogo Breno. La creazione della nuova provincia, che ospiterebbe una
popolazione superiore ai 900.000 abitanti ed estendendosi dal Passo del Tonale
sino al lago d’Iseo, lunga quasi 90 chilometri è, con i suoi 41 Comuni, la
valle più grande d'Italia. La creazione della provincia di Valle Camonica,
considerando poi le nuove funzioni che la legge n. 142 del 1990 intende
attribuire all'ente provincia, si rende necessaria la costituzione della
provincia di Valle Camonica, anche ai fini di un effettivo equilibrio delle
funzioni amministrative nell'area bresciana. Questo sarebbe il primo passo per
il processo di rivendicazione dell’autonomia della futura provincia di Valle
Camonica, autonomia amministrativa che darebbe la possibilità di gestire le
risorse del nostro territorio.
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La provincia autonoma di
Brescia: grazie alla Lega non è più un miraggio
Lega
impegnata su tutti i fronti istituzionali: dopo la proposta di legge per
l’istituzione della provincia di Valle Camonica chiede l’autonomia della
provincia di Brescia. Il confronto con le realtà a noi vicine come quelle di
Trento e Bolzano, evidenzia come la qualità della vita in una provincia
autonoma sia di gran lunga migliore grazie al fatto che vengono trattenute gran
parte delle tasse versate. I dati diffusi dal Ministero
del tesoro aiutano a capire l’incredibile disparità di trattamento che
lo stato applica, in materia di trasferimenti, fra Lombardia e province
autonome. Per ogni cento lire che lo stato trasferisce ad un lombardo, un
trentino ne riceve 526. Le province autonome trattengono i 4/10 dell’Iva da
importazione e il 90% di tutti gli altri tributi. Come è noto ciò non accade
per le altre province che si vedono restituire solamente le briciole del denaro
che viene prelevato con la tassazione e spedito a Roma. In base alla proposta
depositata dai deputati bresciani in corte di cassazione, la provincia autonoma
di Brescia per svolgere adeguatamente le competenze legislative e
amministrative, ha diritto a trattenere una quota non inferiore al 60% delle
tasse raccolte. Rispetto ai residuali compiti delle province ordinarie, la
provincia autonoma ha competenza ordinaria e straordinaria su importanti settori
quali la gestione del territorio, l’istruzione, la viabilità,
l’agricoltura, turismo e industria alberghiera, commercio e viabilità. Il
progetto di legge di iniziativa popolare depositato dalla Lega propone quindi
sostanziali modifiche alla costituzione introducendo una reale svolta
federalista e non la continua presa per i fondelli di Roma. In questo modo la
provincia di Brescia si unisce a quella di Bergamo e Vicenza al grido:
“padroni a casa nostra!”
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Analisi dell’ultimo risultato alle amministrative
Il
recente risultato elettorale della Lega ha fornito indicazioni contrastanti
sulla reale volontà della gente della nostra valle. Infatti alla battuta
d’arresto a livello provinciale ed europeo si contrappone la grande
affermazione nei comuni come Angolo Terme dove il nostro movimento ha presentato
una lista di partito o come Breno, Malonno e Berzo Demo dove le nostre liste
civiche che hanno scardinato i vecchi schemi democristiani. Quali sono le cause
che hanno indotto molti simpatizzanti ed elettori a disertare le urne o
addirittura di scegliere un altro partito? Sicuramente la principale causa è la
difficoltà con la quale in quest’ultimo anno il messaggio della Lega a
raggiunto la maggioranza dei camuni. E’ notorio che l’accesso ai mezzi
d’informazione da parte della Lega è sempre più difficile in quanto è il
sistema che li controlla ed inevitabilmente cerca in tutti i modi di danneggiare
un movimento di rottura con il passato come il nostro. Inoltre nel grande
teatrino della politica molti partiti hanno utilizzato i programmi e i principi
della Lega per catturare gli elettori trasformandoli in slogan efficaci ma
assolutamente vuoti. Quale credibilità può avere Berlusconi che chiede i voti
per un’Europa liberale e poi entra nello stesso gruppo parlamentare di Prodi,
il PPE, e si trasforma nel principale sostenitore del suo finto nemico romano?
Quale quella della Bonino che incassato il successo elettorale presentandosi
come elemento antisistema si fa tentare dalle lusinghe del Polo per avere un
collegio che le permetta di entrare alla Camera dei Deputati? Quella stessa
camera nella quale tutti i giorni avvengono inciuci e spartizioni che solo la
Lega Nord denuncia e tenta in tutti i modi di combattere e arginare. Non potete
immaginare quanto sia stato difficile ed umiliante il giorno dopo le ultime
elezioni incontrare gentaglia come De Mita e La Russa passeggiare sorridenti nei
corridoi del parlamento. Nei loro occhi, nel loro sorriso beffardo leggevo la
soddisfazione di coloro che pensavano, ancora una volta, di avere fregato il
popolo del Nord. Infatti indebolendo la Lega si indebolisce l’unico partito
che dai banchi del parlamento, nelle piazze e nei mercati tiene alta la bandiera
della questione settentrionale. Via la Lega, ancora una volta, si lascia spazio
alle mangerie e ruberie tanto care a Roma. Sono convinto che coloro che nelle
ultime elezioni non hanno scelto la Lega l’abbiano fatto nella speranza di
poter trovare un partito che possa corrispondere ai loro desideri, ai loro
bisogni. Tra di loro ci sono lavoratori e disoccupati, studenti e commercianti,
artigiani e casalinghe. Bene a tutti loro sono certo di poter dire con la
franchezza che mi contraddistingue che purtroppo non sarà così. Purtroppo Roma
rimarrà sorda alle loro, alle nostre richieste. Continuerà a permettere a
centinaia di migliaia di extracomunitari di entrare in casa nostra a delinquere,
continuerà a non fare le strade e gli ospedali che ci servono, ad impedire alle
nostre imprese di lavorare, a mandare professori meridionali ad insegnare ai
nostri figli, a riempire le strade con un esercito di finanzini, a vessarci con
nuove tasse, a mandare centinaia di miliardi al sud per mantenere i
clientelismi, a tagliare le nostre pensioni di anzianità lasciando intoccate
quelle dei falsi invalidi. Purtroppo per tutti noi la situazione è questa. Se
volete continuare ad essere schiavi di Roma, a leccale i piedi al solito
burocrate meridionale fate pure: votate polo e ulivo. Ma sappiate che ci sarà
sempre qualcuno che sarà disposto a sfidare e combattere queste carogne. Ci sarà
sempre qualcuno che terrà alta la bandiera della questione settentrionale. Ci
sarà sempre qualcuno che lotterà per la libertà del nostro popolo: la Lega
Nord per l’Indipendenza della Padania.
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Interrogazioni per la difesa del territorio e del
suolo
Legislatura:
XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/06049
Data presentazione: 11-12-1996 Seduta di presentazione: 114
CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto MOLGORA Daniele CE' Alessandro
ALBORGHETTI Diego MARTINELLI Piergiorgio
PIROVANO Ettore
DIGHE, FIUMI E TORRENTI, FRANE, PIOGGE E ALLUVIONI, SORVEGLIANZA SISMICA
E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione: CEDEGOLO (BRESCIA+ LOMBARDIA+)
SOLLECITATO DAL PARLAMENTARE 11-01-2000
Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: nel territorio
del comune di Cedegolo, provincia di
Brescia, una frana dal fronte di 100-150 metri incombe sulla sponda
sinistra orografica del torrente Poglia interessando oltre
all'alveo del torrente anche la diga del Fobbio in prossimità
dell'abitato di Andrista;
il materiale in stato di dissesto idrogeologico è stato valutato in un
sopralluogo effettuato dal sindaco di Cedegolo,
Giampiero Guizzetti, dai funzionari dello Spafa e della provincia di
Brescia, il geometra Pedrotti e il geologo Laffi e del
servizio geologico della regione Lombardia in circa 40-60 mila metri
cubi. Tali sopralluoghi hanno inoltre evidenziato una
situazione di grave pericolo per la diga del Fobbio con una capienza di
400 mila metri cubi, di proprietà della società
Edison, che sovrasta l'abitato di Cedegolo alimentandone la centrale
idroelettrica;
a seguito delle precipitazioni piovose dei mesi di novembre e di
dicembre il canale dell'Enel è stato in gran parte svuotato
e il sindaco del comune di Cedegolo ha tempestivamente emesso
un'ordinanza di divieto al transito nelle strade silvo-pastorali
in prossimità del torrente oltre a disporre l'evacuazione delle
abitazioni dei guardiani della Montedison ed approntare, grazie
all'impegno di numerosi volontari, un servizio di sorveglianza e
monitoraggio 24 ore su 24 con base logistica in locali di
proprietà del comune;
il sindaco di Cedegolo in una riunione tenutasi il 5 dicembre 1996 ha
provveduto ad informare: i rappresentanti del
servizio nazionale dighe della società Edison Spa, il Genio Civile e il
servizio geologico della regione Lombardia;
durante l'alluvione del 1987 tale movimento franoso aveva costretto
l'allora sindaco ad emettere un'ordinanza di sgombero
di numerose abitazioni nel comune di Cedegolo;
il sindaco Guizzetti ha inoltre inoltrato al presidente della regione
Lombardia Formigoni una dettagliata relazione,
realizzata dai competenti organi nel 1989, nella quale venivano
analizzate le cause del dissesto e indicate le possibili opere
necessarie alla normalizzazione della situazione idrogeologica dell'area
in oggetto;
dall'alluvione del 1987 ad oggi, sia dalla regione Lombardia, sia il
competente ministero, non ha intrapreso le
necessarie azioni al fine di eliminare i rischi di eventuali smottamenti
per cui nel corso di questi anni sono stati
sufficienti alcuni giorni di precipitazioni per mettere in stato di
allarme l'intero abitato di Cedegolo sovrastato da ben due
dighe atte alla raccolta delle acque per la produzione di energia
idroelettrica;
le opere necessarie non sono state inspiegabilmente realizzate in quanto
il comune di Cedegolo, a differenza dei
limitrofi comuni di Saviore dell'Adamello e Cevo, non era stato inserito
nei comuni beneficiari della legge Valtellina -:
se il Ministro interrogato adotti tutte le misure al fine di
ripristinare i danni subiti dall'azione degli agenti atmosferici oltre
che approntare
tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza degli operatori e
degli abitanti del comune di Cedegolo.
Ecco il bilancio degli eventi calamitosi del novembre 1996
Legislatura:
XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/06868
Data presentazione: 23-01-1997 Seduta di presentazione: 136
CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto LEGA NORD
MINISTERO DELL'INTERNO 23-01-1997
MINISTERO DELL'AMBIENTE 23-01-1997
PIOGGE E ALLUVIONI, RISARCIMENTO DI DANNI, SORVEGLIANZA SISMICA E
IDROGEOLOGICA
Indicizzazione : BRESCIA, BERGAMO
Ai Ministri dell'interno e dell'ambiente. - Per sapere -
premesso che:
gli eventi calamitosi avvenuti nel novembre 1996 hanno interessato
numerose località della Lombardia, provocando
consistenti danni alle province di Bergamo e Brescia;
a seguito di tali eventi il sottosegretario alla protezione civile,
professor Franco Barberi, ha incontrato il 13 gennaio
1997 l'assessore alla protezione civile della regione Lombardia, i
prefetti, i sindaci ed i parlamentari delle zone colpite;
nella provincia di Brescia risultano necessari i pronti interventi
sottoelencati: comune di Angolo Terme: località Madera
per lire 35 milioni; comune di Casto: località Alone, crollo del muro di
sostegno per lire 102 milioni; comune di Cedegolo: frana
sponda sinistra del torrente Poglio in prossimità della diga del Fobbio;
comune di Ceto: località ponte lungo smottamenti per lire
30 milioni e dissesto impianto idrico per lire 35 milioni; comune di
Cevo: danni a scarpate muro sostegno strada per lire 16
milioni e mezzo e località Pozzuolo smottamento per lire 50 milioni;
comune di Corteno Golgi: località Mulino danni opere
spondali versante destro e idrauliche torrente Oglio per lire 122
milioni, dissesto alveo torrente Rocazzano per lire 260 milioni e
dissesto difese spondali torrente Ogliolo per lire 204 milioni, danni
torrente Rocazzano per lire 20 milioni, danni torrente
Bonaldo per lire 15 milioni e danno torrente Ogliolo per lire 30
milioni; comune di Edolo: via Primavera, frana per un importo di
lire 13 milioni, danni all'acquedotto comunale per lire 69 milioni,
frazione di Mù cedimento opera di sostegno via Santi Martiti
per lire 224
milioni e località Pedretto, già colpita da
movimenti franosi, per la quale è stata più volte effettuata
segnalazione da parte di cittadini ai componenti uffici della
protezione civile; comune di Lavenone: danni su strada Lavenone-Presego
per lire 11.376.400; comune di Lozio: località
Molino caduta massi e esondazioni torrente Scalvinù per lire 75 milioni,
caduta massi su abitazioni località Sucinva per lire 65
milioni, cedimenti strada di collegamento Lozio-Ossimo per lire 80
milioni e erosione alle spalle del ponte località Villa lire
128 milioni; comune di Incudine: smottamenti e frana per lire 305
milioni; comune di Malonno: frazione di Moscio smottamento sopra
abitato per lire 109 milioni e esondazione torrente Vallaro per lire 150
milioni; comune di Monno: totale cedimento della sede stradale
per località
Paghera per lire 40 milioni e località Lucco fabbricato civile
intervento di drenaggio corpo di frana per lire 300 milioni;
comune di
Ossimo: cedimento della sede
stradale Ossimo-Lozio per lire 83 milioni; comune di Saviore
dell'Adamello: località Darol-cimitero smottamento acquedotto e
strada cimitero per lire 70 milioni; comune di Paisco Loveno: caduta
materiale alluvionale su abitazione per lire 220 milioni,
movimento franoso sopra abitato per lire 500 milioni e smottamento
centro abitato per lire 150 milioni; comune di Ponte
di Legno: via Trento, cedimento strada statale per lire 200 milioni,
cedimento del muro di sostegno per lire 24 milioni e
mezzo, frazione Precasaglio, cedimento spalle sostegno ponte dei buoi
per lire 120 milioni e frazione di Pezzo danni a opere di
sostegno pendio per lire 25.800.000; comune di Vezza d'Oglio: viale dei
Ronchi, smottamenti e frane per lire 120 milioni;
per il comune di Monno, località Lucco, una relazione tecnica del
geometra del genio civile, R. Laffi, vistata dal
dirigente dell'ufficio competente, rileva una frana di scivolamento in
materiale detritico che ha interessato il tratto
di versante sul quale sorgono due abitazioni civili per un totale di tre
nuclei familiari interessati da un'ordinanza di sgombero;
per il comune di Paiso Loveno per il pericolo di frana a monte e per
frana abbattutesi sulle abitazioni oltre che per
l'inondazione del torrente Alione, è ancora in vigore l'ordinanza di
sgombero emessa dal sindaco che interessa sette nuclei
familiari;
gli interroganti fanno riferimento alle segnalazioni contenute nelle
interrogazioni tempestivamente inoltrate al
ministero competente;
nell'incontro tenutosi con il sottosegretario è stata sottolineata la
necessità di segnalare le località gravemente
colpite -:
se intendano dichiarare lo stato di emergenza ed adottare la relativa
ordinanza con identificazione degli interventi
prioritari sopracitati, al fine di ripristinare e rimuovere le cause dei
dissesti segnalati.
Una frana incombe
sulla strada Edolo-Mola
Legislatura:
XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/09152
Data presentazione: 11-04-1997 Seduta di presentazione: 178
CAPARINI
Davide FAUSTINELLI Roberto
MINISTERO DELL'INTERNO 11-04-1997
MINISTERO CON L'INCARICO PER IL COORDINAMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE
11-04-1997
DIFESA DEL SUOLO, FRANE, PIOGGE E ALLUVIONI, SORVEGLIANZA SISMICA E
IDROGEOLOGICA
Indicizzazione EDOLO
Al Ministro dell'interno con incarico per il coordinamento della
protezione civile. - Per sapere - premesso che:
in località "Pedretto", a monte della strada Edolo-Mola, sita nel comune
di Edolo, in provincia di Brescia, sono in corso
i lavori di sistemazione della zona interessata dal movimento franoso
del 13-14 novembre 1996;
tale progetto di sistemazione non prevede alcun intervento nella zona
adiacente, localizzata nei mappali 7-17-18 del foglio
54 del catasto del comune di Edolo, già interessata dai movimenti
franosi del 4-5 dicembre 1992, come già segnalato;
la massa di materiale instabile accumulata nella zona sopra citata
incombe sulla strada Edolo-Mola e sulle sottostanti
abitazioni civili del comune di Edolo, oltre che sopra gli edifici
utilizzati dal ministero della difesa come luogo di
soggiorno per il personale militare;
l'instabilità di tale massa franosa è accentuata dall'infiltrazione
dell'acqua che tracima dall'alveo del rio che
scorre nella valletta del "Pedretto";
tale instabilità aumenta in presenza delle precipitazioni e,
interessando i terreni sottostanti, ha causato alcuni
movimenti franosi, tra i quali quelli registrati il 13-14 novembre 1996;
tale area è già stata oggetto di un primo intervento di sistemazione che
comunque si è dimostrato insufficiente;
la gravità della situazione è confermata da un sopralluogo della guardia
forestale, oltre che dalla guardia ecologica e da
alcune segnalazioni del signor Trotti Francesco, residente a Edolo, in
via Treboldi n. 31 -:
se intenda intervenire tempestivamente nella rimozione delle cause del
dissesto idrogeologico di tale zona, al fine di
scongiurare danni a cose e persone.
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Frana sul fiume Dezzo,
la risposta del Ministro
Legislatura:
XIII NTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/09154
Data presentazione: 11-04-1997 Seduta di presentazione: 178
CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto
MINISTERO DELL'INTERNO 11-04-1997
MINISTERO CON L'INCARICO PER IL COORDINAMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE
11-04-1997
DIFESA DEL SUOLO, FRANE, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione ANGOLO TERME
RISPOSTA DEL GOVERNO 30-04-1998, ITER CONCLUSO 15-06-1998, PUBBL. NELL'ALL.
B SEDUTA 0372)
PUBBLICATA IN
ALLEGATO AI RESOCONTI DELLA SEDUTA RISPOSTA GOVERNO MATTIOLI Gianni
Francesco
LAVORI
PUBBLICI (SOTT.) 30-04-1998
Al Ministro dell'interno con incarico per il coordinamento della
protezione civile. - Per sapere - premesso che:
domenica 12 gennaio 1997 una frana di circa tremila metri cubi,
staccatasi dalla destra orografica del fiume Dezzo nel
comune di Angolo Terme, provincia di Brescia, è precipitata sul corso
fluviale, lasciando una profonda frattura sull'argine e
ostruendo l'alveo del fiume nell'immediata vicinanza dello stabilimento
delle acque termali;
i tempestivi lavori eseguiti hanno permesso lo sgombero e la pulizia del
materiale franoso, oltre che la realizzazione di
un by pass nell'acquedotto di Darfo-Boario Terme dalla sommità della
frana in località Sovico, al fine di garantire
l'approvvigionamento idrico del comune di Darfo;
dall'autunno del 1993 la zona interessata aveva già mostrato segni di
cedimento;
il Genio civile e il geologo provinciale hanno effettuato un
sopralluogo, verificando la possibilità di un'altra frana con
un fronte di circa settanta metri, che potrebbe interessare le tubazioni
dell'acquedotto, impedendo l'approvvigionamento idrico
del comune di Darfo Boario terme, centro turistico della media
Vallecamonica -:
se intenda attuare interventi immediati per realizzare opere immediate
di risanamento della zona e a difesa della
staticità del suolo.
Risposta
del Governo
In merito alla interrogazione in oggetto, il Servizio Tecnico
Amministrativo Provinciale di Brescia della
Regione Lombardia ha precisato quanto segue. Nei giorni 02.10.93 e
seguenti, violenti e persistenti nubifragi hanno
investito le tre principali valli bresciane causando piene dei corsi
d'acqua, inondazioni, apporti di materiali detriti e
numerose frane; in comune di Angolo Terme, loc. Savico, si è verificato
il crollo di materiale nel torrente Dezzo, per cui il
citato Servizio dal 6.10.93 al 4.11.93 ha realizzato opere di pronto
intervento consistenti nello svaso del torrente del
materiale franato, nell'ancoraggio dell'acquedotto di Darfo Boario Terme
(ubicato sul ciglio del versante mobilizzato) e nella
realizzazione di scogliera intasata in sinistra idraulica.
A continuazione di detto intervento sono stati realizzati, a
consolidamento del piede del movimento franoso, una porzione di
muro d'argine ed una scogliera intasata, lavori eseguiti dal 09.03.94 al
12.04.94. In data 11.09.95 con nota n. 4161, lo stesso Servizio ha
proposto al Settore Reg.le LL.PP. una perizia di sistemazione del
movimento franoso e ricollocazione dell'acquedotto comunale di
Darfo Boario Terme per un importo complessivo L. 1.040.000.000. Tale
perizia è stata inserita nel programma straordinario di
lavori pubblici approvato dalla Giunta Regionale della Lombardia con
deliberazione n. 18345 del 20.09.96 e riguardante i Comuni
colpiti da alluvioni, piene, frane ed altre calamità naturali ai sensi
della L.R. 14.8.73 n. 34.
Poiché il movimento franoso si è ancora ripetuto in data 11.1.97,
ostruendo il regolare deflusso delle acque nel torrente
Dezzo, detto Servizio è intervenuto con pronto intervento dal 13.01.97
al 23.01.97 per rimuovere il materiale franato e
rispristinare la sezione idraulica, nonché per realizzare un by-pass
all'acquedotto comunale di Darfo Boario Terme.
A fine luglio 1997 sono stati assegnati incarichi a professionisti
esterni per le relative progettazioni, tra le
quali anche l'intervento in esame. La realizzazione di quanto progettato
attiene alle
disposizioni di cui all'Ord. 2544/FPC in data 27.03.97, per l'attuazione
della quale è stato nominato V. Commissario per
l'emergenza il prof. Mario Catania con sede in Milano V. F. Filzi n. 22.
Il
Sottosegretario di Stato per i lavori pubblici: Gianni
Francesco Mattioli.
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Eventi calamitosi del 27, 28, 29 giugno 1997
Legislatura:
XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/12148
Data presentazione: 30-07-1997 Seduta di presentazione: 239
CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto
MINISTERO
DELL'INTERNO 30-07-1997
CALAMITA' NATURALI, DANNI, FRANE, INONDAZIONI, PIOGGE E ALLUVIONI,
SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione: BRESCIA, VALLE CAMONICA
Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
gli eventi calamitosi del 27, 28, 29 giugno 1997 hanno provocato numerosi danni alle infrastrutture ed alle proprietà
pubbliche e private nei comuni della Valle Camonica;
nella fattispecie, nel comune di Berzo Demo, in provincia di Brescia, gli eventi alluvionali hanno provocato una frana che
ha coinvolto i fabbricati civili siti in via Mazzini di proprietà dei signori Simoncini, ed i fabbricati rurali in località
Mondadisso, di proprietà dei signori Parolari, oltre che strutture e attrezzature edili di proprietà dell'impresa
Cominassi per un importo complessivo dei danni di circa cento milioni. Uno smottamento verificatosi in località Mulini ha provocato
cedimento di un muro di contenimento del campo sportivo
comunale. Ugualmente si registra un cedimento lungo il lato nord della strada provinciale n. 84 ed inoltre spogliatoio e gradinata
della medesima struttura sono stati danneggiati per un importo presunto di 80 milioni;
nel comune di Capo di Ponte il maltempo ha causato i seguenti danni: strada comunale via Nisgiole, in frazione Pescarzo
con un cedimento di un tratto della carreggiata pari a
venticinque metri e un danno quantificabile in 60 milioni, strada comunale via Convento località Rela con cedimento del muro
di sostegno della strada e caduta massi un danno quantificabile in
200 milioni, strada agro-silvo-pastorale in località Valina con asportazione totale della sede stradale per circa 50 metri e
danneggiamenti vari per circa 200 metri con danno complessivo di 200 milioni, strada agro-silvo-pastorale in località
Valzerta-Costra Grande, con danneggiamento fondo stradale per circa 500 metri quantificabile in 80 milioni, torrente Re in
località Le Sante con fuoriuscita del torrente dall'invaso e allagamento delle zone circostanti con necessità di costruzione
di un tratto di muro per riparare le abitazioni con un costo di 50 milioni;
nel comune di Ossimo sono state interessate la strada comunale Ossimo Inferiore, con frana a monte oltre che Ossimo
Lozio in località Feit e in località Doane è avvenuto uno smottamento a monte;
nel comune di Paisco Loveno sono state evacuate tre abitazioni minacciate da un fronte franoso di cinquecento metri
già segnalato da precedente interrogazione, nella frazione di Grumello la chiesa è stata travolta da una frana e presenta
cedimenti strutturali;
sono stati inoltre rilevati numerosi danni nei comuni di Edolo, Piancogno e Cedegolo;
se non intenda intervenire tempestivamente al fine di ripristinare i danni subiti e intraprendere le azioni e le opere
preventive necessarie e da tempo sollecitate.
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110 milioni di metri cubi di acqua sulla
testa dei camuni
Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/14147
Data presentazione: 26-11-1997 Seduta di presentazione: 277
CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto CHIAPPORI Giacomo ALBORGHETTI Diego
MINISTERO DELL'AMBIENTE 26-11-1997, MINISTERO CON L'INCARICO PER IL COORDINAMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE 26-11-1997
MINISTERO DELL'INTERNO 26-11-1997
COLLAUDI E VERIFICHE, DIFESA DEL SUOLO, DIGHE, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
IMPIANTI IDROELETTRICI E TERMOELETTRICI
Indicizzazione: ENTE NAZIONALE ENERGIA ELETTRICA, BRESCIA, SONDRIO, VALLE CAMONICA
Ai Ministri dell'ambiente e dell'interno con incarico per il coordinamento della protezione civile. - Per sapere - premesso
che:
nel territorio della Valle di Scalve, Valle Camonica e Sebino, in 33 bacini idroelettrici sono raccolti 110.257.000
metri cubi di acqua per una potenza di 1.693.690 kW che sono concausa del dissesto idrogeologico che sta assumendo aspetti
allarmanti come segnalato dalla interrogazioni a prima firma Caparini n. 4-00963, n. 5-00642, n. 4-12975, n. 4-13033 e n.
4-13453. La produzione idroelettrica nell'area è ripartita tra Enel e aziende autoproduttrici (Edison e Veneta esercizi elettrici srl Darfo).
Gli impianti Enel sono: 1) Cedegolo, anno
di costruzione 1910, invasi 44.000 metri cubi, potenza 16.000 kW; 2) Niardo-Breno, 1911, fluente, 1.150; 3) Pisogne-Gratacasolo,
1952, 10.000 mc, 4.000 kW; 4) Cappellino Valsaviore, 1921, fluente, 8.600 kW; 5) Lanico-Malegno, 1950, 14.000 mc, 6.000 kW;
6) Lanico-Malegno (Colle Oca), 1920, 14.000 mc, 2.500 kW; 7)
Forno Allione, 1922, 6.000 mc, 8.520 kW; 8) Paisco, 1924, 8.000 mc, 8.300 kW; 9) Mazzunno Angolo, 1926, luente, 3.000 kW;
10) Salamo Valsaviore, 1937, 33.000.000 mc, 4.500 kW; 11) Lozio,
1953, fluente, 1.100 kW; 12) Povo, 58.000 mc, 4.000 kW; 13) Valbona, 1942, 25.000 mc, 3.000 kW; 14) Ceto, 1954, 22.000 me, 7.000 kW;
15) Braone, 1947, fluente, 1.000 kW; 16) Pantano
d'Avio, 1951, 14.860.000 mc, 13.000 kW; 17) S. Fiorano-Sellero, 1973, 37.000.000 mc, 568.000 kW; 18) Sellero, 1973, 600.000 mc, 4.000 kW;
19) Edolo, 1980, 24.600 mc, 1.000.000 kW. Gli impianti
Edison sono: 1) Sonico-Edolo, 1928, 47.000 kW; 2) Cedegolo, 1951, 73.000 kW; 3) Cividate, 1942, 53.000 kW;
per una potenza totale di 173 200 kW. Esistono inoltre numerosi impianti di produzione di proprietà dei comuni e di aziende private;
lo sfruttamento massiccio delle risorse idriche in questa area è da fare risalire al primo dopoguerra quando, il basso
costo della manodopera e le garanzie di alto profitto, favorirono l'investimento di aziende e società private in questo settore.
Oggi come allora, ci troviamo di fronte ad un complesso sistema
di produzione e distribuzione che è stato solo parzialmente omogeneizzato dalla nazionalizzazione del settore elettrico
e che mantiene grosse contraddizioni nell'utilizzo del territorio,
nella sicurezza, nei vincoli ambientali, nella vivibilità e nello sfruttamento intensivo delle risorse. Le centrali idroelettriche,
da un lato, non inquinano l'ambiente con rilasci nocivi, non
producono alcun tipo di scorie e non sono causa di inquinamento termico, ma è fondamentale osservare come l'utilizzo
di tale risorsa energetica rinnovabile diventi nociva, se sfruttata
indiscriminatamente senza prestare la necessaria attenzione al contesto antropologico e nel rispetto dell'ambiente.
Una conseguenza dell'impegno italiano nel nucleare fu quella di costruire impianti idroelettrici con elevate potenze, come quelli
di Edolo e San Fiorano, aventi la funzione di assorbire l'elevata e costante produzione di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari.
Energia necessaria per il pompaggio di questi
mega impianti, e che oggi viene acquistata all'estero. Questo complesso sistema viene ora gestito da strutture sempre più
accentrate e, conseguentemente alla politica energetica intrapresa, lo sfruttamento integrale delle acque per produrre
elettricità configura sempre di più un sistema antitetico alle esigenze del territorio e della collettività;
il trattamento artificiale di una così rilevante massa d'acqua necessaria per la produzione di energia idroelettrica
costituisce, di fatto, un potenziale rischio per l'incolumità della popolazione di tale area. L'indiscriminato sfruttamento
delle risorse idriche e la massiccia presenza delle linee per la distribuzione di alta e media tensione, sono concausa del
segnalato con le interrogazioni n. 4-06049 e n. 4-09152 rivolte al Ministro dell'interno come con incarico per il coordinamento
della protezione civile e al Ministro dell'ambiente. L'installazione di apparecchiature automatiche per il monitoraggio delle dighe,
con la conseguente soppressione del
personale di guardiana che va a sommarsi allo smantellamento delle squadre idrocivili di manutenzione per le dighe, canali e
prese, creano grossi problemi di garanzia della sicurezza. La scelta dell'Enel di spostare il posto di telecomando da San
Fiorano a Bergamo, avviene in un momento in cui l'area in oggetto è stata flagellata da fenomeni climatici di grave entità. Questi
episodi imporrebbero una maggiore attenzione al controllo del flusso idrico, sia per prevenire le alluvioni prodotte da grandi precipitazioni,
sia per regolare il rilascio delle acque nei periodi di siccità, sia per motivi di sicurezza. Argomentazioni che in passato non hanno
trovato il necessario recepimento e sono state causa di disastri come quelli avvenuti a Vezza d'Oglio o in Valtellina;
all'interrogante risulta che esistono fondati motivi per ritenere che per alcuni bacini di contenimento non siano stati ottemperati
gli obblighi di legge per i collaudi statici delle opere di sbarramento. Tale stato di fatto, se confermato, sarebbe motivo di reale
pericolo per l'incolumità delle persone che vivono quel territorio. Per esempio il bacino Enel sito nel comune di Ardenno,
in provincia di Sondrio, principale causa dell'allagamento della Selvetta durante l'alluvione del 1987, non sarebbe stato collaudato -:
se i bacini di accumulo del servizio idroelettrico di competenza statale in provincia di Brescia e di Sondrio siano stati collaudati
e quindi possano fornire le necessarie garanzie alla popolazione per quanto riguarda l'aspetto strutturale e, eventualmente,
quali siano quelli collaudati e quelli ancora da collaudare;
quanti siano gli impianti di produzione di proprietà dei comuni e di aziende private, la potenza, la data di realizzazione
dell'opera e la capienza dei relativi bacini;
quale sia la data di collaudo per ogni singolo bacino, la data di inizio, la durata della concessione per l'utilizzo delle risorse
idriche a favore delle aziende presenti sul territorio della Valle Camonica, Valle di Scalve e Sebino;
quali provvedimenti si intendano assumere al fine di risolvere ed eliminare le situazioni di pericolo segnalate in questa come
nelle precedenti interrogazioni sopracitate.
(4-14147)
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Esondazioni dell'Oglio, che fare?
Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/16137
Data presentazione: 12-03-1998 Seduta di presentazione: 324
CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto
MINISTERO DELL'INTERNO 12-03-1998, MINISTERO CON L'INCARICO PER IL COORDINAMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE 12-03-1998
MINISTERO DELL'AMBIENTE 12-03-1998
FIUMI E TORRENTI, FOGNATURE, FRANE, PIOGGE E ALLUVIONI, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
TUTELA DELL' AMBIENTE, VOLONTARIATO
Indicizzazione: DARFO BOARIO TERME, COSTA VOLPINO, ROGNO
Ai Ministri dell'interno con incarico per il coordinamento
della protezione civile e dell'ambiente. - Per sapere - premesso che:
durante il servizio di prevenzione incendi effettuato nella terza settimana di febbraio, i volontari della Associazione di
protezione civile Procivil Camunia hanno rivelato una situazione di notevole pericolo ecologico sul territorio del comune di Rogno
in provincia di Brescia. Infatti lungo gli argini del fiume Oglio l'azione dell'acqua ha provocato un'erosione tale da mettere in
pericolo il collettore fognario che da Darfo Boario Terme va all'impianto di depurazione di Costa Volpino;
da notizie raccolte dagli stessi volontari, in occasione degli eventi alluvionali del novembre 1997 è stata rilevata una
erosione degli argini che ha provocato una frana con un fronte di oltre 10 metri;
la vicinanza del collettore fognario all'alveo del fiume può prefigurare nel caso di un futuro evento alluvionale un disastro ambientale
che danneggerebbe il lago di Iseo a valle dal depuratore -:
quali iniziative intenda adottare per rimuovere le potenziali cause di un danno ambientale.
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Le piogge del 20 settembre 1999
Legislatura: XIII INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE Numero atto: 5/06806
Data presentazione: 07-10-1999 Seduta di presentazione: 598
CAPARINI Davide FAUSTINELLI Roberto
MINISTERO DELL'INTERNO 07-10-1999
DIFESA DEL SUOLO, PIOGGE E ALLUVIONI, PROGRAMMI E PIANI, SORVEGLIANZA SISMICA E IDROGEOLOGICA
Indicizzazione: VALLE CAMONICA
Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
Pontedilegno, Vezza d'Oglio, Vione, Cevo, Losine e Cimbergo hanno segnalato agli uffici di bonifica della Comunità montana le
situazioni che meritano di essere tenute sotto controllo per la loro pericolosità ed hanno riscontrato danni consistenti in
seguito alle intense precipitazioni che si sono abbattute su tutta la Vallecamonica il 20 settembre 1999;
il comune di Pontedilegno ha segnalato gravi erosioni lungo il corso del torrente Narcanello in Val Sozzine. Per riparare
tale danno occorreranno, secondo i primi calcoli, almeno 700 milioni;
a Vezza d'Oglio l'esondazione del torrente ha scavato gli argini in più punti e ha danneggiato la strada che porta alla
stazione di partenza della teleferica Enel dell'Aviolo. La piena dell'Oglio, invece, ha eroso la sponda sinistra nella zona di via
Rive. Danneggiata l'area da pic nic e la sede stradale. Il costo di ripristino è stato calcolato in 520 milioni;
nel comune di Vione, a valle della frazione di Stadolina, l'Oglio è uscito dagli argini danneggiando numerosi prati ed
erodendo un buon tratto della sponda orografica destra. La spesa dei lavori per riparare i danni è stata calcolata in 550 milioni;
danni consistenti sono stati provocati dalla furia del torrente Poglia a Isola, minuscola frazione di Cevo. Si tratta
dello stesso torrente che fece disastri nel 1987 in occasione della grande alluvione che colpì la Valsaviore. A ridosso
dell'abitato di Isola la furia delle acque ha eroso la sponda a valle del canale di deviazione dell'Enel, mettendo in serio
pericolo la stabilità di un'abitazione che si trova nelle vicinanze. In questo caso ci vorranno 500 milioni per rinforzare
l'argine ed evitare che la situazione peggiori fino a divenire incontrollabile;
a Losine le abbondanti piogge hanno fatto franare in più punti i muri di sostegno di alcune strade di campagna, per cui il
danno quantificato è di circa 150 milioni;
infine vanno segnalati i dissesti verificatisi nel territorio di Cimbergo ove i maggiori danni sono dovuti ad un
distacco franoso in quota e all'erosione degli argini dei torrenti Varecola e Datus che hanno provocato anche la chiusura
di tre strade rurali. Il danno calcolato è di 600 milioni;
i comuni hanno tempestivamente provveduto a segnalare i danni alla direzione generale per l'agricoltura e alla direzione
delle opere pubbliche e di protezione civile della regione;
i danni provocati dalle abbondanti precipitazioni in oggetto sono l'ulteriore segnale di una situazione di dissesto
idrogeologico persistente. Gli interventi saranno tanto più efficaci quanto più saranno tempestivi;
"un piano dei rischi che non tiene conto di molte situazioni di fatto, che pone severi vincoli ma che, nello stesso
tempo, dimostra di sottovalutare molti oggettivi pericoli" questa è la valutazione che gli amministratori comunali dei paesi
dell'alto Sebino bergamasco, convocati dal presidente della Comunità montana, hanno dato del Piano per l'assetto
idrogeologico del territorio predisposto dall'Autorità di bacino
del fiume Po;
numerose sono le situazioni di dissesto segnalate al suo Ministero, in particolare quella del comune di Cedegolo riportata
nell'interrogazione n. 4-06049;
l'area in oggetto presenta un notevole sfruttamento del territorio per la produzione dell'energia idroelettrica con la
presenza di 112 milioni di metri cubi raccolti in 33 bacini -:
se adotti tutte le misure al fine di ripristinare i danni subiti dall'azione degli agenti atmosferici;
se non ritenga necessario predisporre un piano organico di rischi che tenga conto delle segnalazioni degli enti locali e
delle associazioni di volontariato e protezione civile;
se non intenda approntare le opere necessarie a garantire la sicurezza degli operatori e degli abitanti dell'area
Vallecamonica-Sebino.
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Sbloccati i fondi per i danni delle alluvioni del 1993-94.
Per Cedegolo rimane l’allarme frana
Finalmente
sono stati sbloccati i 1.000 miliardi destinati per la maggior parte alle zone
della Padania fortemente voluti dalla Lega Nord allora al governo. Tali fondi
sono riservati alle regioni, provincie e comuni colpite dagli eventi alluvionali
del 1993 e 1994 verranno utilizzati per le opere di ripristino e prevenzione.
I numerosi comuni della Valle Camonica interessati, tra i quali
ricordiamo Piancamuno, Malegno, Piancogno, Angolo Terme e Vezza d’Oglio hanno
potuto così accedere a mutui con una procedura d’urgenza che prevede, con una
semplice domanda del Sindaco, l’immediata erogazione sino al 50% dei mutui a
costo zero per il comune. Resta irrisolta la grave situazione di rischio in cui
versa Cedegolo, già oggetto di numerose iniziative, anche a livello
parlamentare. Infatti non sono ancora state stanziate, in base alla legge
Valtellina, le cifre necessarie alla messa in sicurezza e sistemazione dei
dissesti idreogeologici sopra il bacino artificiale del Fobbio. Si tratta di una
frana che incombe sulla sponda sinistra del torrente Poglio con un fronte lungo
150 metri e valutata in una massa di 60 mila metri cubi. L’eventuale movimento
provocherebbe, precipitando nell’alveo del fiume sottostante, quello che i
tecnici definiscono “effetto Vajont”. Infatti l’enorme massa potrebbe
occludere il torrente immissario della diga di proprietà dell’Edison (400
mila metri cubi di acqua) provocando un’enorme tracimazione che allagherebbe
il territorio a valle. Dalla Regione e Provincia tutto tace, da Roma pure,
continueranno a tacere anche i gli abitanti di Cedegolo?
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Crescono
i reati in Valle Camonica
Crescono
i reati in Valle Camonica. Questo è il dato che emerge dal bilancio
dell’attività delle forze dell’ordine nel 1998. I delitti compiuti sono
2.383 con un aumento del 6 % rispetto all’anno precedente. I reati più
diffusi sono i furti nelle abitazioni, lo spaccio di stupefacenti e lo
sfruttamento della prostituzione. Le forze dell’ordine sottolineano come
questo aumento della criminalità sia da imputare all’aumento degli
extracomunitari, clandestini e non. E’ infatti in atto un processo di
allargamento del mercato criminale ed una sorta di emigrazione dai grandi centri
come Milano, Brescia e Verona. Dei delitti totali, i carabinieri della Valle
hanno scoperto il 45%, il 10% dei furti e il 24% delle truffe. Alto il numero
delle rapine scoperte, ben 7 sulle 9 totali. Questi dati indicano che in valle
la grande criminalità, compresa quella organizzata, sta ponendo le basi per i
traffici futuri. Una criminalità per la maggior parte nelle mani di Albanesi e
nord africani per quanto riguarda il traffico di droga e la prostituzione. E’
sempre più numerosa la presenza di prostitute tra Piancamuno e Boario Terme.
Nella maggior parte sono ragazze nigeriane, con un buon grado di
scolarizzazione, che arrivano nel nostro paese nella speranza di avere un lavoro
ben pagato come modelle, commesse e colf. I loro sfruttatori le contattano nel
paese d’origine e le fanno sottoscrivere un contratto che le obbliga a
restituire 50 milioni. Una volta arrivate sul nostro territorio queste ragazze
vengono messe sulla strada a prostituirsi. A raccogliere ogni mese le quote del
loro debito sono i “maman loa”. Nigeriani che si occupano di trovare le
pensioni, alberghi o affittacamere disponibili. Loro hanno in mano i passaporti
e il permesso di soggiorno delle ragazze per impedirne la fuga. “Sono carne da
macello - sostiene don Vezzoli - per un lavoro sulla strada, pericoloso, che le
italiane non fanno quasi più. Quanto alle loro condizioni, vivono in gruppo
ammucchiate in case, soffitte, ex magazzini, alberghetti o pensioni”. Quanto
tempo ancora il governo permetterà questa tratta delle schiave? Quanto tempo
ancora dovremo aspettare una legge che punisca i criminali e i clandestini?
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Ordine pubblico e immigrazione nella media e bassa
Valcamonica
Fra
le varie problematiche che possono interessare la media e la bassa Valle
Camonica in questo periodo di grandi cambiamenti sociali e culturali,
l'immigrazione è sicuramente una di quelle più importanti, soprattutto se
rapportata alle sue conseguenze rispetto al mantenimento dell'ordine pubblico.
Negli ultimi anni si è registrato un forte afflusso di stranieri
extracomunitari, afflusso purtroppo non adeguatamente regolamentato che ha
portato al verificarsi di situazioni quantomeno spiacevoli: infatti, la maggior
parte di questa gente arriva nella nostra area con la speranza di migliorare la
propria vita, trovando un lavoro ed una casa, senza però sapere che uno dei
principali problemi che ci affliggono è proprio la mancanza di posti di lavoro,
alla faccia dei trionfalistici comunicati del governo ulivista. Gli immigrati
sono così costretti ad arrangiarsi come possono, e se alcuni riescono
effettivamente a trovare un'occupazione e ad integrarsi nel tessuto sociale,
altri vanno inevitabilmente ad ingrossare le fila dei disperati che per
sopravvivere si affidano a furti, scippi, spaccio di droga o prostituzione. Non
bisogna ovviamente generalizzare, ma il fatto che la maggioranza dei detenuti
nelle nostre carceri sia composta da extracomunitari porta la gente comune a
conclusioni che facilmente sfociano nel luogo comune, andando a penalizzare
quegli immigrati che invece si danno davvero da fare, con un lavoro onesto e
pagando le tasse come tutti noi. Lo Stato Italiano, però, fa ben poco per
affrontare il problema, e bisogna riconoscere la scarsità di mezzi a
disposizione delle Forze dell'Ordine per combattere la microcriminalità. A
livello comunale si potrebbe però intervenire efficacemente potenziando
l'organico dei Vigili Urbani, per garantire una maggiore presenza sul
territorio, andando contemporaneamente ad aumentare il coordinamento con Polizia
Stradale e Carabinieri. Anche il volontariato potrebbe essere un deterrente al
problema, perché le cosiddette "Ronde Padane" hanno già più volte
contribuito ad aumentare l'efficacia degli interventi di ordine pubblico, senza
un solo accenno di violenza, ma solo ed esclusivamente nell'interesse dei
cittadini, che vedrebbero alcuni di loro al fianco delle Forze dell'Ordine per
tutelare la loro sicurezza e quella delle loro famiglie.
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